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Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), concluso il primo congresso nazionale a Firenze

Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), concluso il primo congresso nazionale a Firenze Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), concluso il primo congresso nazionale a Firenze

Allarme calo nascite, le cause dell'infertilità e Pma in oncologia.

AGIPRESS - FIRENZE - Si è concluso a Firenze il 1° Congresso Nazionale sulla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), che nella due giorni 23-24 febbraio ha visto esperti a confronto su un tema, quella della PMA, sempre più attuale e che necessità di sempre maggiore attenzione dalla comunità scientifica. Tra i focus del programma, le regole italiane ed europee per la donazione di gameti e la diagnosi genetica preimpianto. L’evento è stato organizzato dal Prof. Luca Mencaglia, Medico Specialista in Ginecologia e Ostetricia e Direttore Unità Operativa Complessa Centro PMA USL sud-est Toscana.

CALO NASCITE - Uno degli allarmi emersi  riguarda il forte calo di nascite: secondo l'Istat la popolazione residente al 1 gennaio 2018 scende a 60 milioni 494mila, segnando una diminuzione di centomila persone (-1,6 per mille) rispetto all'anno precedente. E’ nuovo minimo storico per le nascite, che hanno toccato il picco del -2% rispetto al 2016 con solo 464mila nuovi nati. Sempre più spesso, però l’assenza di gravidanze non è una scelta, ma una conseguenza. “Alla base – ha spiegato il Prof. Luca Mencaglia - vi sono soprattutto problemi sociali, come la carriera o il bisogno di indipendenza, o magari economici, e quindi la donna tende a ritardare la data del primo concepimento. Si tratta di un problema gravissimo, perché sappiamo che già a 30 anni il patrimonio follicolare di una donna è ridotto di oltre il 50%; a 35 anni rimane solo il 20%; a 40 si riduce al 5%.”

L'INFERTILITA’ - In fatto di infertilità, non esiste un genere più colpito rispetto all’altro. Le cause più frequenti di infertilità sono divise al 50% tra il maschio e la femmina. Per quanto riguarda il primo, nella maggior parte delle volte la scarsa fertilità è una cosa congenita. Si nasce quindi con un’alterazione che porta ad una minor produzione di spermatozoi. Il 10% dell’infertilità maschile sono causate da testicolo ritenuto, vale a dire quando questo non scende dopo la nascita e rimane nell’addome. Poi ci sono una serie di concause, come stress, inquinamento e fumo, che possono essere cause dirette o secondarie.

PMA IN ONCOLOGIA - Uno degli approfondimenti riguarda la PMA in oncologia: il 3% dei tumori si presenta in pazienti con età inferiore ai 40 anni e l'aumento del tasso di sopravvivenza dà larga possibilità, alla persona, di aprirsi a piani di vita futuri che coinvolgano l'ambito della generatività. La PMA in oncologia diventa un “servizio” che riesce a rispondere, ad oggi, alle esigenze del paziente oncologico con efficacia e tempestività. “È necessario oggi favorire una sempre maggiore equità di accesso e garantire la stessa possibilità di partecipazione ai trattamenti per i pazienti che ne rispettano i requisiti clinici,  per questo un lavoro in rete tra professionisti è sempre più indispensabile” - ha affermato la dott.ssa Francesca Grandi psicologa psicoterapeuta del Centro di Ascolto Regionale (C.a.Re.) della Toscana. “Proprio per questi motivi – aggiunge - il Centro di Ascolto Regionale, specializzato nell'accoglienza, ascolto e analisi della domanda del cittadino su tematiche oncologiche, oltre che nel supporto psicologico in tutte le fasi di malattia e nel potenziamento dei percorsi attraverso il raccordo tra varie figure professionali per la risoluzione di criticità specifiche, sta lavorando all’interno di un tavolo regionale per dare un concreto contributo nell'ambito della comunicazione sul tema della preservazione della fertilità per il paziente oncologico. Sarà necessario lavorare con gli operatori sanitari - ha spiegato -  per favorire la “cultura” della PMA in oncologia. Il Centro di Ascolto Regionale - ha concluso la dott.ssa Grandi – contribuirà a costruire, con un approccio multidisciplinare al tema, una rete tra servizi sanitari, pazienti e istituzioni per fornire una risposta adeguata all’esigenza di salute migliorando, anche attraverso l’uso dell’innovazione tecnologica (è allo studio la possibilità di ideare una App), la qualità della vita del paziente”.

Agipress

Ultima modifica ilMartedì, 27 Febbraio 2018 00:19
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