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Alzheimer, da XXIII Giornata Mondiale ancora dati allarmanti. Ma più fiducia per la cura della malattia

Alzheimer, da XXIII Giornata Mondiale ancora dati allarmanti. Ma più fiducia per la cura della malattia Alzheimer, da XXIII Giornata Mondiale ancora dati allarmanti. Ma più fiducia per la cura della malattia

La rivista Nature rivela che i pazienti trattati con un nuovo farmaco avrebbero mostrato segni di rallentamento del declino cognitivo

AGIPRESS - FIRENZE - “Una notizia che ci fa ben sperare e che fa capire, seppur con le dovute cautele, che ci stiamo avvicinando a una soluzione concreta per curare l’Alzheimer”. Così il presidente AIMA Firenze dott. Manlio Matera in occasione della XXIII Giornata Mondiale della Malattia di Alzheimer il 21 settembre commenta quanto riportato dall’illustre rivista Nature che riporta uno studio in cui un nuovo farmaco sarebbe in grado di ridurre in modo significativo l’accumulo di proteina beta-amiloide nel cervello, una proteina che è considerata causa delle demenze e dell’Alzheimer. Lo studio pubblicato evidenzia in sostanza che i pazienti trattati avrebbero mostrato segni di rallentamento del declino cognitivo. “Una notizia che ci rende fiduciosi per il futuro – aggiunge Matera – ma accanto a questo è indispensabile lavorare tutti insieme, istituzioni, enti e associazioni, per offrire alle persone che manifestano i primi sintomi una diagnosi tempestiva e garantire l’accesso alla cura con la consapevolezza che l’alzheimer coinvolge drammaticamente tutta la famiglia. Attraverso i centri di ascolto ramificati in Toscana – chIude Matera - l’AIMA continuerà ad essere riferimento per le famiglie in difficoltà”.

DATI - I malati di Alzheimer nel mondo sono 25 milioni, in Italia sono 600.000 e a causa dell’invecchiamento della popolazione sono destinati ad aumentare (l’Italia è il Paese più longevo d’Europa, con 13,4 milioni gli ultrasessantenni, pari al 22% della popolazione). L’Adi (Alzheimer’s Disease International) ha stimato a livello mondiale per il 2015 oltre 9,9 milioni di nuovi casi di demenza all’anno, cioè un nuovo caso ogni 3,2 secondi. I costi diretti dell’assistenza in Italia ammontano a oltre 11 miliardi di euro, di cui il 73% a carico delle famiglie. Il costo medio annuo per paziente è pari a 70.587 euro, comprensivo dei costi a carico del Servizio sanitario nazionale, di quelli che ricadono direttamente sulle famiglie e dei costi indiretti (gli oneri di assistenza che pesano sui caregiver, i mancati redditi da lavoro dei pazienti, ecc.). In Toscana circa 90.000 persone over 65 sono affette da demenza di cui circa la metà malate di Alzheimer.

NEUROLOGI - Alla base della Malattia di Alzheimer, spiega la Società Italiana di Neurologia (SIN), vi è l’accumulo progressivo nel cervello di una proteina, la beta-amiloide, che distrugge le cellule nervose e il loro collegamenti; questo processo può iniziare anche decenni prima delle manifestazioni cliniche della malattia e può essere tracciato attraverso la PET (Positron Emission Tomography), realizzata mediante la somministrazione di un tracciante che lega la beta-amiloide. Analogamente, è possibile analizzare i livelli di tale proteina nel liquido cerebrospinale, mediante una puntura lombare. “Oggi, queste tecniche permettono di stabilire un rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer prima della comparsa dei deficit cognitivi e rendono quindi fattibile l’avvio di strategie preventive - dichiara il Prof. Carlo Ferrarese, Direttore Scientifico del Centro di Neuroscienze di Milano, dell’Università di Milano-Bicocca - Tali strategie sono basate su molecole che determinano una riduzione della produzione di beta-amiloide, con farmaci che bloccano gli enzimi che la producono (beta-secretasi) o, in alternativa, anticorpi capaci addirittura di determinare la progressiva scomparsa di beta-amiloide già presente nel tessuto cerebrale. Questi anticorpi, prodotti in laboratorio e somministrati sottocute o endovena, sono in grado in parte di penetrare nel cervello e rimuovere la proteina, in parte di facilitare il passaggio della proteina dal cervello al sangue e la sua successiva eliminazione. Queste terapie sono attualmente in fase avanzata di sperimentazione e potrebbero modificare il decorso della malattia, prevenendone l’esordio”.

I SINTOMI della malattia sono riconducibili, inizialmente, a deficit di memoria, soprattutto per fatti recenti, e, successivamente, a disturbi del linguaggio, perdita di orientamento spaziale e temporale, progressiva perdita di autonomia che definiamo come “demenza”. A tali deficit spesso si associano problemi psicologici e comportamentali, come depressione, incontinenza emotiva, agitazione, vagabondaggio, che rendono necessario un costante accudimento del paziente, con un grosso impegno per i familiari. La patologia colpisce prevalentemente soggetti anziani (un tempo erroneamente identificati come affetti da “demenza senile”), ma può esordire anche in età presenile.

I FATTORI DI RISCHIO per le patologie vascolari quali ipertensione, diabete, obesità, fumo, scarsa attività fisica, contribuiscono anche ad un rischio maggiore di sviluppare la Malattia di Alzheimer. Da questo deriva il ruolo fondamentale della prevenzione: studi recenti hanno dimostrato che stili di vita adeguati come la dieta mediterranea, l’esercizio fisico, la pratica di hobby e i rapporti sociali agiscano da fattore protettivo.

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