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IL CENTRODESTRA PROSSIMO VENTURO

IL CENTRODESTRA  PROSSIMO VENTURO IL CENTRODESTRA PROSSIMO VENTURO

Promemoria per un nuovo futuro in Toscana. Perché finora ha vinto sempre la sinistra. O quasi.

Il commento di Marcello Mancini

AGIPRESS - FIRENZE - Il primo a dirlo chiaro e tondo fu nientepopodimenoche Silvio Berlusconi a metà degli anni Novanta. "La Toscana è comunque persa, tanto vale non provarci nemmeno". Il centrodestra lo ha preso alla lettera. E non ci ha mai provato seriamente. Improvvisando candidati, talvolta semisconosciuti a poche settimane delle elezioni o, peggio ancora, presentandosi mai unito, a dispetto di una logica che almeno in un paio di occasioni, avrebbe potuto sovvertire anche il deprimente pronostico del Cavaliere. Tanto che più volte l’opinione pubblica si è chiesta se si trattasse di incapacità, di premeditata volontà o di puro autolesionismo. La storia recente pluriventennale delle sfide (si fa per dire) elettorali a scelta diretta dei cittadini, è lastricata di situazioni surreali, con risultati talvolta imbarazzanti da parte del centrodestra. Checchè poi se ne sia detto, in sede di commento post elettorale, per giustificare l’annunciata debacle, non può giustificare la raffica di errori (voluti?) nella individuazione delle candidature.  

Torna in mente l’ultima predestinata, due anni fa, che avrebbe dovuto contendere a Eugenio Giani (eppure accettato senza entusiasmi dal centrosinistra, per mancanza di alternative), la leghista europarlamentare Susanna Ceccardi, lontana conquistatrice del comune di Cascina. L’onorevole Ceccardi in campagna elettorale ebbe la geniale intuizione - spalleggiata dal capo, Matteo Salvini, non ancora ridotto al 7 per cento  — di avvertire i toscani che se non fosse stata eletta, sarebbe tornata al suo tranquillo e ben remunerato seggio a Strasburgo. Voi capite che non si trattava propriamente di un impegno illuminato e di una dichiarazione di amore per la regione che si chiedeva di poter amministrare, evidentemente ritenuta un ripiego. <O mi eleggete o me ne vado>. Roba da <Papete>, se non peggio. Anche oggi, la disastrata situazione della sinistra potrebbe predisporre a un’offensiva vincente del centrodestra all’assalto della Toscana, quando sarà il momento, nel 2025. E anche nelle battaglie per la conquista degli ultimi bastioni amministrativi, primo fra tutti Firenze nel 2024, le possibilità di vittoria non sono irrealistiche. Come si dice, ormai da qualche anno, la Regione Toscana e alcuni Comuni rimasti ancora in mano alla sinistra sono diventati <contendibili>. 

Chi scrive ha seguito da cronista tutte le elezioni comunali e regionali dal 1990 ad oggi. Ebbene, solo Altero Matteoli, che infatti era politico di esperienza, conosciuto, organico ad un partito di massa, nel 2000 contese fino all’ultimo la presidenza a Claudio Martini. Il resto si è sempre ridotto a un’onesta presenza, a prescindere dal valore personale dei candidati. E nonostante che il rosso vivo di una volta, che contraddistingueva questo territorio, si sia via via molto sbiadito, fin quasi a scomparire. 

La domanda delle domande è la seguente: il centrodestra che fa? Che farà? Parla d’altro. Fischietta. Allontana il pensiero, probabilmente per non inciampare ancora una volta nelle insormontabili divisioni interne che porterebbero a dolorosi spargimenti di sangue. E aspetterà di decidere in fretta e furia a poche settimane dal voto, come da prassi perdente consolidata. E’ pur vero che la convivenza nel centrodestra è un problema pesante anche per il governo nazionale. Ma partire da lontano, prepararsi per tempo, è una strategia seria oltre che vincente. 

Tuttavia, siamo onesti: credo che le difficoltà nell’individuare candidature forti e credibili, dipenda in primo luogo dalla carenza (mancanza?) di personalità capaci di interpretare questo ruolo. Che possano, cioè, elevarsi al di sopra degli interessi di bottega. Penso inoltre che il tema non sia ritenuto all’ordine del giorno anche perché si dà per scontato che la persona giusta per giocarsi la Regione, ci sia già. Si tratta di Alessandro Tomasi, il sindaco di Pistoia, ex roccaforte rossa, che è stato rieletto nella carica pochi mesi fa con una maggioranza schiacciante, prendendo la seconda volta  più voti della prima, a conferma dell’apprezzamento da parte dei cittadini per le sue qualità di amministratore. E qui è in agguato un altro errore fatale. Se anche così fosse, se cioè il candidato fosse in cassaforte, nessuno fa i conti con il fatto che il sindaco in questione, pur bravo e convincente, dovrà essere fatto conoscere al resto dei toscani. E questa è una operazione di programmazione che non rientra nelle corde della coalizione del centrodestra, molto adusa ad osservare il proverbio <ognuno per sé e Dio per tutti>. Salvo poi ritrovarsi a raffazzonare una soluzione affrettata all’ultimo momento. Con i risultati che tutti conosciamo. 

Se i tempi fossero ritenuti ancora prematuri - forse per la Regione (si vota nel 2025), non per Firenze e Prato (2024) -  mai errore potrebbe essere più grave. Solo costruendo una candidatura seria e facendola conoscere agli elettori, in controtendenza con quello che è stato fatto fino ad oggi, si assume credibilità. La strada per il successo - qualora si voglia davvero - non è mai breve.

di Marcello Mancini

AGIPRESS

Ultima modifica ilSabato, 03 Dicembre 2022 18:09
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