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FUSIONI FRA COMUNI - Via libera anche a Villafranca e Bagnone

Una veduta di Villafranca Una veduta di Villafranca

L'ok della giunta regionale, dopo quello di una settimana fa a Crespina e Lorenza in provincia di Pisa. Altri comuni hanno già deciso. Atteso il parere del consiglio, poi via al referendum

AGIPRESS – FIRENZE - Aumentano le richieste di fusioni fra comuni in Toscana. Stamani la giunta regionale ha approvato la proposta di legge, presentata dall’assessore Vittorio Bugli, che dà il via libera a Villafranca in Lunigiana e Bagnone. La proposta di legge dovrà ora essere discussa dal Consiglio regionale, che fisserà anche la data del referendum consultivo (forse a settembre) a cui saranno chiamati i cittadini dei due comuni in provincia di Massa Carrara.
Una paio di settimane fa la giunta aveva detto sì a Crespina e Lorenza in provincia di Pisa. Anche a Scarperia e San Piero a Sieve nel Mugello, a Campiglia Marittima e Suvereto in provincia di Livorno e a Casciana Terme e Lari, di nuovo in provincia di Pisa, attendono che il Consiglio regionale discuta la proposta di legge approvata dalla giunta e fissi la data del referendum. Per la montagna pistoiese, i Comuni di San Marcello, Abetone, Piteglio e Cutigliano, e la Valbisenzio a Prato ci sono invece due iniziative portate avanti direttamente da alcuni consiglieri regionali. Il 16 giugno saranno chiamati alle urne i cittadini di Castel San Niccolò e Montemignaio in provincia di Arezzo.
Referendum con esito positivo si sono già svolti ad aprile a Figline e Incisa Valdarno in provincia di Firenze (100 chilometri quadrati e 24 mila abitanti), a Fabbriche di Vallico e Vergemoli (75 kmq e 961 abitanti) in provincia di Lucca e a Castelfranco di Sopra e Pian di Scò in provincia di Arezzo (56 kmq per circa diecimila abitanti).
Ogni Comune che si fonde può contare oggi in Toscana su 250 mila euro l’anno di maggiori contributi regionali, per cinque anni, fino ad un massimo di un milione di euro per fusione. A questi si aggiungono i finanziamenti dello Stato, che variano a seconda della popolazione e sono il 20 per cento, per dieci anni, dei trasferimenti erariali che gli stessi Comuni potevano vantare nel 2010. I Comuni che si fondono sono anche esentati per 3 anni dal rispetto del tetto del patto di stabilità e in questo modo possono far ripartire gli investimenti.


Agipress

Ultima modifica ilLunedì, 13 Maggio 2013 16:54

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