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La fiscalità del tabacco in Italia: un intervento necessario

La fiscalità del tabacco in Italia: un intervento necessario

Intervento a firma di Donato Raponi, Ex Dirigente della Commissione europea in materia tributaria, Professore onorario di diritto tributario europeo e Consulente in materia di fiscalità internazionale.

(AGIPRESS) - Il mercato dei prodotti del tabacco in Italia, come in altri Stati membri dell’Unione europea, evidenzia un cambiamento radicale il cui elemento caratterizzante è rappresentato dal costante declino dei volumi delle tradizionali sigarette da combustione che ha subìto una contrazione del 3% su base annua nel corso degli ultimi 10 anni. Dall’altro lato, Il prezzo delle sigarette da combustione è incrementato, nel corso dell’ultimo decennio, di oltre l’1% rispetto al tasso di inflazione, per effetto dell’incremento progressivo del carico fiscale. Tale progressivo maggior carico fiscale applicato alle sigarette da combustione non si è, tuttavia, tradotto in un incremento del gettito erariale. Fra le ragioni di ciò vi è la crescita esponenziale del segmento del tabacco riscaldato che ha palesemente accelerato il processo di drastica contrazione dei volumi delle tradizionali sigarette da combustione.  Il tabacco riscaldato, infatti, ha registrato una crescita di volumi del 118% tra il 2018 e il 2019 e una crescita del 60% fra il 2019 ed il 2020 con una quota di mercato che si attesterà nel 2020 ad oltre il 9%. 

Sulla base di quanto precede, è agevole evidenziare che non è possibile fare affidamento sulla sola categoria delle tradizionali sigarette al fine di stabilizzare o, addirittura, incrementare il gettito erariale, tanto più se si considera il regime fiscale di favore di cui beneficia il segmento del tabacco riscaldato con uno sconto del 75% rispetto all’accisa applicata alle sigarette (per ogni punto percentuale di consumatori che migrano dalle sigarette al tabacco riscaldato si genera un minor gettito erariale di circa 70mln di Euro). E interessante notare che il livello di tassazione del tabacco riscaldato è ampiamente superiore in altri paesi e Stati membri. Giappone e Corea  dove i mercati sono ‘maturi’ applicano livelli intorno al 80, 90 % delle accise sulle sigarette. La Francia e la Spagna che hanno un mercato simile a quello italiano applicano livelli dell’ordine di 50, 60 %.

Per effetto del meccanismo di “scala mobile”, la tassazione sulle tradizionali sigarette da combustione aumenterà anche nel 2021, senza necessità di alcun intervento da parte del legislatore.  In particolare, in base all’andamento dei prezzi registrato nell’anno corrente, tale aumento automatico nell’anno 2021 sarà pari a 8 centesimi a pacchetto per le fasce di prezzo superiori a Euro 4,80 mentre l’incremento sarà pari a 13 centesimi per le fasce di prezzo al di sotto di tale soglia, soggette all’OFM.  

Considerando tale incremento automatico di tassazione è prevedibile una continua e progressiva contrazione del gettito erariale complessivo.  La ragione è semplice. Poiché i trinciati e i prodotti a tabacco riscaldato sono tassati molto meno delle sigarette da combustione, i consumatori che migrano ad essi determinano un riduzione di gettito complessivo.   Con un'elasticità del prezzo della domanda delle sigarette di -1,7, la sostenibilità del gettito non può essere assicurata incrementando il carico fiscale sulle sole sigarette da combustione. Ciò che servirebbe è invece un intervento su una duplice direzione: il ripristino dell’incidenza fiscale del 50% sul tabacco riscaldato e la riduzione  dell'ampio differenziale di accisa tra il tabacco trinciato e le sigarette. Tanto più che, secondo il ministero della Sanità, la minore nocività del tabacco riscaldato non è dimostrata, anche se bisogna ammettere che altri studi internazionali sembrano essere più prudenti.

Se l'accisa del tabacco riscaldato tornasse al 50% dell'accisa sulle sigarette, il gettito aumenterebbe di almeno 350 milioni di euro su base annua mentre l'incremento di accisa sui tabacchi trinciati avrebbe un analogo effetto positivo sul gettito (per quanto non paragonabile all’innalzamento dell’accisa sul tabacco riscaldato). 

Peraltro, l’aumento dell’accisa sul tabacco riscaldato verosimilmente non comporterebbe aumenti del prezzo di vendita. Il ricavo del produttore è altissimo, circa 2,5 euro su una ricarica venduta a 4,5 euro, molto maggiore del ricavo sulle sigarette, che è circa 50 centesimi in media a pacchetto. L’aumento dell’accisa sul tabacco riscaldato verrebbe  probabilmente assorbita dal produttore senza aumentare il prezzo, riducendo il suo margine. In altre parole, lo stato si riapproprierebbe di parte della rendita che ha concesso al produttore quando ha abbassato l’accisa due anni fa. "

Ultima modifica ilGiovedì, 17 Dicembre 2020 10:30
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