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Le strutture ricettive della Toscana hanno perso 1,5 mln di turisti, i dati di Confesercenti Toscana

Le strutture ricettive della Toscana hanno perso 1,5 mln di turisti, i dati di Confesercenti Toscana Le strutture ricettive della Toscana hanno perso 1,5 mln di turisti, i dati di Confesercenti Toscana

Il Presidente Gronchi: "Anno orribile. Ora gli imprenditori sperano nelle scelte di vacanza che faranno gli italiani nei prossimi mesi, anche se le prenotazioni vanno a rilento".

AGIPRESS - FIRENZE - Nelle strutture ricettive della Toscana nei primi cinque mesi del 2020 si stima che siano arrivati circa 1,5 mln di turisti in meno con una perdita di oltre 8 mln di pernottamenti, cioè il 17% delle presenze totali rilevate lo scorso anno. “Dati pesantissimi quelli che emergono da una ricerca commissionata al Centro Studi Turistici da Confesercenti Toscana.  Il turismo toscano tenta di ripartire per uscire dalla crisi che ha azzerato il mercato per circa 4 mesi, ma le difficoltà perdureranno anche per il trimestre estivo e il settore si affiderà al mercato interno, alle scelte di vacanza che si faranno nell’ambito della stessa regione o agli spostamenti di prossimità”. Così Nico Gronchi, Presidente di Confesercenti Toscana.

In base alle informazioni fornite da un campione di 560 imprenditori della ricettività, le stime indicano una contrazione della domanda del 26%. I risultati peggiori per il comparto alberghiero (-31,2%), mentre l’extralberghiero si attesterà al -23%. Le presenze straniere sono stimate al -43,8% e quelle italiane al -8,4%. In valori assoluti sono oltre 6 mln di pernottamenti in meno. Un’estate caratterizzata anche da una minor disponibilità di servizi sul mercato in quanto molte aziende hanno deciso di sospendere l’attività per tutto il periodo estivo; si stima che le strutture ricettive che rimarranno chiuse saranno oltre 1.600.  L’11,3% del campione ha scelto di non aprire l’attività per la stagione estiva, mentre lo 0,7% ha dichiarato l’intenzione di cessare l’attività. Le aree/prodotto dove si registra il numero più elevato di scelte di chiusura durante la stagione estiva sono quelle della montagna (20,8%) e le città d’arte (15,7%). 

In un contesto di forte incertezza chi ha deciso di non riaprire o di interrompere l’attività ha valutato in primo luogo il rischio di una mancata copertura dei costi di gestione (73,1%). Una quota molto più contenuta di imprenditori ha valutato gli squilibri sull’offerta dei servizi che avrebbero determinato le applicazioni dei protocolli sanitari. Evidentemente gli imprenditori che hanno scelto di interrompere l’attività non hanno percepito segnali di ripresa del mercato, ma anzi una chiara riduzione dei volumi di domanda italiana ed estera. Queste scelte hanno avuto riflessi pesanti sull’economia reale. Si stima che ad oggi siano circa 9 mila gli addetti (fissi e stagionali) senza lavoro e solo una parte protetta dalle misure messe in atto dal Governo. Il 57% degli addetti era attivo nel comparto extralberghiero e il 43% nelle imprese alberghiere. 

L'INDAGINE ha anche affrontato le tematiche legate alla contrazione dell’offerta e secondo le indicazioni ricevute si stima che l’industria dell’accoglienza abbia ridotto la capacità ricettiva di oltre 180.000 posti letto e tra le altre inevitabili scelte gestionali operate dalle imprese si segnala anche il 60% del campione che ha segnalato la riduzione del numero di addetti. “Per quanto concerne il trend del mercato per il trimestre estivo 2020, ha continuato Gronchi, gli imprenditori sperano nelle scelte di vacanza che faranno gli italiani nei prossimi mesi, anche se le prenotazioni vanno a rilento, frenate sicuramente dalle necessità di cogliere segnali chiari di superamento dell’emergenza sanitaria. Invece, sulla ripresa dei flussi dall’estero oltre il 91% degli intervistati pensa che bisognerà aspettare la fine del 2020”. 

I DATI - Le stime indicano il -26,3% della domanda che derivano da -8,4% per gli italiani e -43,8% per gli stranieri. Le variazioni percepite dagli imprenditori secondo le destinazioni:  Arte/Affari -35,9%; Balneare -15,4%; Campagna/Collina -40,9%; Montagna -24,3%; Termale -40,5%. Un trend negativo, quindi, che interesserà tutte le tipologie di offerta anche se gli scenari peggiori ad oggi sono percepiti dagli imprenditori della campagna/collina e del termale. Nelle strutture del comparto extralberghiero la flessione delle presenze è stimata al -23%, mentre nelle strutture alberghiere la stima è del -31,2%. In valori assoluti, per il trimestre estivo nelle strutture ricettive ufficiali toscane arriveranno 1,4 mln di turisti in meno e si registreranno 6,2 mln di pernottamenti in meno. 

“In un quadro così complesso e preoccupante, ha poi continuato Gronchi, l’annuncio  di una ipotesi di lavoro da parte del ministro dei Beni e delle attività culturali Dario Franceschini, in sede di commissione Attività produttive della Camera in merito alle iniziative del Governo per sostenere il settore del turismo, di una decontribuzione, per un arco limitato di tempo, per rilanciare il lavoro e la riapertura delle attività ricettive non può che trovarci d’accordo. Sulla questione bonus vacanze è indispensabile favorire un maggiore snellimento delle procedure di accesso all’incentivo da spendere in alberghi, B&b, agriturismi, villaggi turistici e campeggi. È indispensabile che si faccia in fretta a dare attuazione alle misure di intervento, la tempistica è fondamentale in questo momento delicatissimo per le imprese. Ogni giorno che passa senza provvedimenti è un giorno in meno per la vita di migliaia di imprese”.

Agipress

Ultima modifica ilGiovedì, 25 Giugno 2020 09:42
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