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Toscana zona arancione, pubblici esercizi ancora in ginocchio

Toscana zona arancione, pubblici esercizi ancora in ginocchio Toscana zona arancione, pubblici esercizi ancora in ginocchio

Gronchi (Confesercenti Toscana): "le misure di contenimento sono diventate incomprensibili".

(AGIPRESS) - FIRENZE - Domenica 14 febbraio, San Valentino, la Toscana torna in zona arancione. Un ulteriore colpo al settore dei pubblici esercizi che per questa ricorrenza avevano già raccolto le prenotazioni, acquistato la merce e pianificato il personale. "Il sistema dei colori e delle misure diversificate tra territori è fondamentale, ma le misure di contenimento sono diventate incomprensibili - afferma Nico Gronchi Presidente Confesercenti Toscana - I contagi aumentano nelle RSA e negli ospedali; per i trasporti non si sono trovate misure efficaci, e la soluzione è chiudere bar e ristoranti e fermare lo spostamento tra Comuni? Comunicare a 30.000 aziende che dovranno stare chiuse, a solo ventiquattro ore da un giorno da quasi tutto esaurito come domenica prossima". “E’ inaccettabile continuare a lavorare in un clima di incertezza costante e senza programmazione: questa situazione è diventata insostenibile. – afferma Franco Brogi Presidente Fiepet Toscana - Senza voler dare giudizi sulle valutazioni scientifiche che non ci competono, non possiamo che constatare la necessità di mettere in campo nuovi strumenti normativi che non possono limitarsi a divieti e limitazioni all’attività di impresa,  ma che concilino la salvaguardia della salute pubblica, del lavoro e della convivenza civile e sociale.”

Si chiedono regole chiare e semplici, tempi rapidi per un nuovo piano che affianchi la campagna vaccinale e superi la logica delle sole restrizioni, specificando cosa è possibile fare e quali le regole da seguire. Serve coerenza, tenendo conto che l’attuale sistema di insicurezza sta destabilizzando non solo le imprese ma anche i cittadini. "È fondamentale restituire la dignità al settore dei pubblici esercizi - si sottolinea - attraverso un piano ben definito che conduca a una riapertura in sicurezza dei locali. Le nuove considerazioni del CTS, sollecitato dalla nostra attività sindacale, rappresentano un cambiamento importante nell’approccio alla questione sicurezza nei pubblici esercizi. Dobbiamo ripartire da lì". 

Brogi conclude: “Le nostre imprese necessitano di misure di sostegno adeguate, e ben più consistenti di quelle messe in campo fino ad oggi, altrimenti migliaia di aziende falliranno. È essenziale rafforzare le misure economiche a sostegno del settore, a cominciare dal decreto ristori Quinques, ancora purtroppo in standby, rivedendo i meccanismi di calcolo dei contributi a fondo perduto su base annua". “Chiediamo provvedimenti straordinari per far fronte a un’emergenza straordinaria, che rischia di far scomparire un settore che dà lavoro a oltre 1 milione di persone – conclude Gronchi – Sono necessarie scelte coerenti nelle riaperture e risposte chiare e immediate in termini di indennizzi. Le nostre imprese non sono interruttori, ma da sempre tengono accesa la luce in tutto il Paese". AGIPRESS

Ultima modifica ilSabato, 13 Febbraio 2021 19:22
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