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ARTIGIANATO TOSCANO – In un anno chiuse oltre 4.600 aziende

Effetti recessivi anche nel settore artigiano in Toscana: in un anno chiuse oltre 4600aziende Effetti recessivi anche nel settore artigiano in Toscana: in un anno chiuse oltre 4600aziende

Un'impresa su tre cessa l'attività nei primi tre anni di vita. Il settore delle costruzioni il più colpito. Cala in genere il fatturato. In 18 mesi persi quasi 3000 posti di lavoro

AGIPRESS – FIRENZE - Sono 4.647 le aziende perse in un anno dall'artigianato toscano. La  seconda recessione in cinque anni, ha prodotto la chiusura di così tante imprese, dal 30 giugno del 2011 alla stessa data del 2012, in un comparto che nel complesso ne conta 112mila aziende. Il settore più colpito quello delle costruzioni, al quale appartengono ben 3.760 attività cessate. Negli ultimi due anni si registra anche un aumento del fenomeno di mortalità “precoce”: il 36% delle imprese artigiane chiude entro i primi tre anni di vita. Fra le imprese sopravvissute alla crisi, in leggera risalita il comparto dell’artigianato manifatturiero che, nel primo semestre 2013 e nonostante un ulteriore calo di 6 punti percentuali del fatturato, cerca di invertire il trend rispetto al -8,3% del 2012.

E' questa, in sintesi, l'istantanea prodotta dall’indagine “La congiuntura dell’artigianato manifatturiero in Toscana. Consuntivo I semestre 2013 - Previsioni anno 2013” realizzata dall’Ufficio Studi di Unioncamere Toscana.

Il fatturato 

A livello di fatturato, il segno meno a metà 2013 continua a riguardare tutti i comparti manifatturieri: dal sistema moda (-6,7%) – con una maggiore accentuazione per il tessile-abbigliamento-maglieria (-9% circa) rispetto alla pelle (-4,3%) ed alle calzature (-5,4%) – alle aziende meccaniche (-3,2%) fino alle altre manifatture, che registrano in media un calo del 6,1% soprattutto per la caduta registrata nei comparti vetro-ceramica, carta-stampa e legno-mobili. A fronte di generalizzati cali di fatturato, risultati leggermente meno negativi si registrano dunque per pelletteria, calzature, meccanica, alimentari e lapideo. Al di là dei settori di produzione, si rileva comunque un incremento rispetto al primo semestre 2012 delle imprese artigiane toscane che hanno aumentato il fatturato: sono il 9,2% del totale contro il 6,1% della prima parte del 2012.

Le dimensioni aziendali

La dimensione aziendale si conferma un fattore determinante per contrastare il ciclo economico negativo: se le microimprese perdono (1-3 addetti) l’8,2% del fatturato, con punte del 9% nel settore moda, le aziende più strutturate limitano le perdite a 4 punti percentuali. Fra quelle con organici superiori ai dieci addetti, inoltre, il 18,2% registra un incremento del volume d’affari, contro solo il 5,5% delle imprese più piccole.

L'export

Il fattore export, unito ad una dimensione aziendale non micro, rappresenta l’altra carta vincente per la riuscita del progetto imprenditoriale: il 17% delle imprese artigiane esportatrici sta infatti incrementando il proprio giro d’affari, contro l’8% delle non esportatrici. Ciononostante, il tessuto artigiano manifatturiero toscano si conferma molto legato al mercato interno: solo il 7% della quota di fatturato proviene dai mercati esteri, contro il 78% dal mercato locale e il 15% dal mercato nazionale-extra regionale.

L'occupazione

A livello di occupazione, il trend continua tuttavia ad essere decisamente negativo: in 18 mesi, da inizio 2012 a metà 2013, nell’artigianato manifatturiero si sono infatti persi 2.800 posti di lavoro.

Gli investimenti

Anche gli investimenti mantengono un profilo decisamente basso: solo il 7,1% delle imprese artigiane ha aumentato le spese di questo capitolo nella prima parte del 2013, con una drastica diminuzione rispetto ai valori pre-crisi (nel 2007 la quota di imprese che avevano aumento la spesa per investimenti era pari al 20%.

I risultati provincia per provincia

A livello territoriale, in ben sette province toscane si registrano flessioni di fatturato di 9-10 punti percentuali: le difficoltà maggiori a Siena e Pisa, seguite a ruota da Grosseto, Pistoia e Livorno. Meno drastico il calo a Prato (-6%) e soprattutto a Lucca (-3,7%). In dettaglio, il distretto orafo aretino registra solo il -4% del giro di affari, mentre vanno peggio i distretti del mobile di Poggibonsi e Sinalunga, che perdono in media il 9%.

Le aspettative per il 2014 

Quanto alle aspettative relative alla chiusura del 2013, ben il 6% degli imprenditori artigiani prevede di chiudere la propria attività. Fra gli altri, l’89% ha invece intenzione di mantenere invariato il proprio numero di addetti, solo l’1% di aumentarli ed il 3% pensa di ridurne il numero. Per il fatturato, il 23% teme una diminuzione e solo il 7% un miglioramento. I segnali più critici si concentrano nel comparto maglieria, mentre i meno preoccupati sono gli artigiani del comparto pelletteria. Tre imprenditori su quattro (il 72%) chiuderanno comunque l’anno senza fare investimenti.

I commenti

"Oggi più che mai la Regione sostiene il manifatturiero toscano e, in particolare, quello che punta sul binomio qualità e innovazione. I dati dell'artigianato nei primi mesi del 2013 sembrano dimostrare che si tratta di una scelta giusta: avere ridotto il calo di fatturato e aumentato, in alcuni settori, le esportazioni sono segnali da accogliere positivamente e da mettere in relazione proprio con questi due aspetti", è il commento dell'assessore regionale alle attività produttive, Gianfranco Simoncini. "Si inizia a vedere uno spiraglio per il 2014, importante soprattutto per dare fiducia alle imprese.  - è l'analisi di Vasco Galgani, presidente di Uniocamere - Preoccupa tuttavia il fatto che tre imprenditori su quattro dichiarino di non avere in programma investimenti a breve termine: una azienda che non investe regge meno il peso della concorrenza ed è già sulla strada della chiusura. Non è un caso se ancora una volta le imprese artigiane più strutturate e proiettate sui mercati esteri registrino i dati migliori".

Agipress

Ultima modifica ilGiovedì, 21 Novembre 2013 15:27
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