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AGRICOLTURA - Il funerale del grano, agricoltori in rivolta

AGRICOLTURA - Il funerale del grano, agricoltori in rivolta AGRICOLTURA - Il funerale del grano, agricoltori in rivolta

La Cia denuncia: "Nostre produzioni sottopagate, ma invasione dall’estero è continua"

AGIPRESS - FIRENZE - "Un prezzo inaccettabile quello proposto dalla domanda del mercato, a queste condizioni non si vende. Anche perché siamo sommersi da grani esteri, tutt’altro che sicuri dal punto di vista salutistico, che falsano il mercato, non rispettando i veti previsti dall’Italia nella fase dei processi produttivi, come ad esempio l’uso del glifosate". Lo sottolinea la Cia Toscana alla manifestazione di oggi - al casello A1 Valdichiana – a difesa del grano italiano, organizzata dagli agricoltori della Cia. Un grano importato in Italia che dovrebbe essere controllato prima dell’utilizzo ed inserimento nella catena alimentare; così come il nostro grano made in Italy è sicuro al 100% quando va sul mercato. «Proporzioni e conti alla mano – ha sottolineato Luca Brunelli, presidente Cia Toscana -, si traduce che circa il 15 per cento della pasta venduta come “Made in Italy”, ovvero, un pacco di pasta su tre, potrebbe contenere tracce di un diserbante. Garanzie che questo non avvenga: nessuna fino alla prova contraria. Infatti su l’uso di alcune sostanze chimiche non c’è uniformità legislativa, al livello mondiale, ne certezze sui danni che queste possano recare alla salute dei consumatori. Solo dal Canada importiamo ben 1,2 milioni di tonnellate di grano duro. Allora -sottolinea il presidente della Cia- chiediamo che si faccia chiarezza sulla situazione, è assurdo, in questo caso, non venga applicato il principio di precauzione sugli alimenti che entrano nella filiera della trasformazione nel nostro Paese». Il nostro grano – aggiunge la Cia sta morendo, per mano di chi mette i nostri produttori in una condizione di debolezza contrattuale. Da una parte si chiede ai nostri agricoltori di coltivare rispettando i massimi livelli qualitativi e sanitari per il prodotto, dall’altra si permette l’ingresso di enormi derrate di dubbio “pedigree” che mandano in tilt il mercato. Per questo non abbiamo altra strada da percorrere che la protesta ad oltranza, finché produttori e consumatori non vengano adeguatamente tutelati. 

NUMERI - Il territorio toscano e senese è da sempre vocato alla produzione di cereali (grano duro, grano tenero, orzo, mais, farro ed altri cereali minori) infatti su una SAU regionale di circa 755.000 ettari oltre 130.000, di media, vengono coltivati annualmente a cereali e, in particolare, di questi 80.000-85.000 ettari sono investiti a grano duro e circa 15.000-25.000 a grano tenero. Gli oltre 20.000 cerealicoltori toscani producono mediamente da 2,8/3,5 milioni di quintali di grano duro e da 0,5 a 0,9 milioni di quintali di grano tenero.  In queste ultime settimane assistiamo ad un crollo ingiustificato del prezzo del grano duro e tenero con quotazioni di circa 15/18 euro al quintale che sono fortemente al di sotto dei costi di produzione.

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