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TRUFFE - Olio contraffatto nel mirino del New York Times

TRUFFE - Olio contraffatto nel mirino del New York Times TRUFFE - Olio contraffatto nel mirino del New York Times

Arriva negli Usa un fenomeno conosciuto e più volte denunciato. 15 disegni spiegano l'adulterazione dell'extravergine. Un enorme danno economico e di immagine per le aziende toscane. Coldiretti: "Insabbiata a Bruxelles una legge per etichettatura e trasparenza"

AGIPRESS – FIRENZE - Il New York Times ha messo in scena il suicidio dell’olio extravergine: una pessima pubblicità per questo prodotto italiano famoso nel mondo, soprattutto per la Toscana, la regione simbolo e maggior esportatore italiano, con quasi 500milioni di euro. Sono state le vignette di Nicholas Blechman dal titolo “Il suicidio dell’extravergine - l’adulterazione dell’olio di oliva italiano” a denunciarlo: in una serie di 15 disegni la produzione nazionale di extravergine viene descritta come un covo di truffatori, protetti dal potere politico, che importano olio dall’estero da adulterare e miscelare con quello nostrano per poi spacciarlo come Made in Italy, in barba anche alle forze dell’ordine http://www.nytimes.com/interactive/2014/01/24/opinion/food-chains-extra-virgin-suicide.html?_r=0. Nicholas Blechman è l’art director del  New York Times Book Review ed ha utilizzato come fonte  il blog Truth in Olive Oil gestito da Tom Mueller autore del libro “Extraverginità” sullo scandaloso mondo dell’olio di oliva.

LA DENUNCIA DI COLDIRETTI - Se si pensa che negli Stati Uniti è consumato il 70% dell’olio toscano IGP si ha la dimensione dei rischi che corre la buona qualità toscana. A diffondere la notizia è Coldiretti Toscana, preoccupatissima per un fenomeno già più volte denunciato negli anni "Le vignette avranno un effetto negativo sull’immagine e sulle vendite all’estero dei nostri prodotti – commenta amaro Tulio Marcelli, presidente Coldiretti Toscana -. Purtroppo il New York Times denuncia con forza e con efficacia una situazione che conosciamo bene tutti, politica compresa, ma a cui probabilmente non si vuole dare una risposta chiara. Una legge per la trasparenza e l’etichettatura c’è, è stata approvata dal Parlamento Italiano dopo lunghe ed estenuanti battaglie della nostra organizzazione, ma Bruxelles sta tentando di insabbiarla – conclude Marcelli -. E’ un danno per l’Italia e per tutti gli italiani. E’ stata messa in discussione la credibilità e la serietà della più importante agricoltura mondiale di qualità”. Dura la reazione anche del presidente dell’Olio Toscano IGP, Fabrizio Filippi, il maggior consorzio di olivicoltori italiano: “Fino a che non capiremo che questo sistema è sbagliato, e che servono pene severe, il miracolo continuerà ad avverarsi puntualmente diventando purtroppo una brutta abitudine”. Ma Filippi è anche sicuro che il consumatore, se messo in condizioni, saprà selezionare i prodotti: “Il nostro olio non è solo italiano, è toscano al 100% - conclude Filippi –. C’è un’etichetta chiara, evidente, un codice di tracciabilità che è sinonimo di serietà e di qualità. I consumatori possono stare tranquilli”.

MADE IN ITALY CHE NON E' ITALIANO - Secondo il New York Times la maggioranza dell’olio di oliva venduto come italiano proviene in realtà da Paesi come Spagna, Marocco e Tunisia che esportano in Italia dove arrivano anche olio di soia ed altri oli di bassa qualità che vengono etichettati e contrabbandati comeextravergini di oliva. Ed anche questo non è certo un segreto: in Toscana esiste la concentrazioni più significativa di produttori (17,3%) e trasformatori (16,9%) dove a prevalere sono proprio gli operatori oleari con 325 molitori e 721 imbottigliatori. Un record nazionale se contiamo che la Puglia, la regione che produce più olio nel nostro paese, ha “solo” 163 molitori e 140 imbottigliatori. Ad ogni litro d’olio prodotto – denuncia ancora Coldiretti - nella nostra regione corrispondono 10 litri di olio imbottigliato che finisce negli scaffali nazionali e soprattutto internazionali dando così vita alla parabola della “moltiplicazione” dell’extravergine.

COME SI TRUCCA L'OLIO - Nella regione regina di qualità ben 5 dei 43 extravergine italiani riconosciuti dalla comunità europea secondo l’ultimo rapporto Istat con 4 Dop (Terre di Siena, Chianti Classico, Lucca, Seggiano) e 1 Igp (Toscano Igp), si produce appena il 4% dell’olio nazionale ma se ne imbottiglia e commercializza il 36-37%; 10 volte l’olio che i nostri 17milioni di olivi sarebbero in grado di sostenere. La parte mancante di quel 36%-37% che “gonfia” la capacità produttiva toscana arriva dall’estero, Tunisia, Spagna, Grecia, per essere miscelata e confusa con l’olio toscano attraverso marchi famoso sinonimo di garanzia di qualità ed italianità. "Nelle raffinerie italiane l’olio di oliva è miscelato con oli meno costosi e dopo l’aggiunta di beta-carotene per mascherare il sapore e di clorofilla per dare colore, viene imbottigliato ed etichettato come extravergine Made in Italy – spiega ancora Coldiretti -. Le bottiglie sono spedite in tutto il mondo ed anche in Paesi come gli Stati Uniti, dove si dice che il 69 per cento delle bottiglie vendute si ritiene manipolato".

Agipress

Ultima modifica ilMartedì, 28 Gennaio 2014 14:30
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