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Riforma tassazione tabacco, è allarme sulla riduzione del gettito

Riforma tassazione tabacco, è allarme sulla riduzione del gettito Riforma tassazione tabacco, è allarme sulla riduzione del gettito

Stimato circa 1 miliardo di euro in meno di entrate erariali, la proposta è di un nuovo intervento normativo

AGIPRESS - ROMA - A poco più di due anni dall’entrata in vigore della riforma sulla tassazione dei tabacchi in Italia, il CASMEF-LUISS ha presentato oggi a Roma uno studio, realizzato con il contributo di British American Tobacco Italia, che analizza per la prima volta i risultati ottenuti dalla nuova regolamentazione e successive modifiche. Una rigorosa valutazione dell’impatto regolatorio della riforma fiscale italiana del 2015 e di quella implementata in Grecia nel 2012, per evidenziare luci e ombre degli interventi effettuati nei due Paesi e per tracciare possibili soluzioni per il futuro. Intanto è “allarme” sulla riduzione del gettito che, nel solo mese di luglio 2017, è sceso del 2,2% (-21 milioni di euro) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E nel periodo gennaio-luglio 2017 il calo è del 2,3%: -146 milioni di euro rispetto al primo semestre 2016, secondo il bollettino delle entrate del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF).  "Purtroppo il Governo stima per l’anno 2017 un decremento complessivo pari a circa 1 miliardo di euro in minori entrate per le casse dello Stato, rispetto alle previsioni della Legge di Bilancio 2016" – dichiara il Prof. Marco Spallone, vicedirettore del CASMEF che aggiunge "A nostro avviso sarebbe necessario un nuovo intervento normativo, per assicurare certezza del gettito e per fornire agli operatori del mercato prospettive stabili e prevedibili, riducendo la discrezionalità degli interventi e implementando regole certe, almeno per il medio termine, definendo un vero e proprio ‘Calendario fiscale delle Accise’”.

La riforma sulle accise dei tabacchi emanata nel 2015 ha modificato la metodologia per il calcolo dei tre parametri fondamentali della tassazione, legandola strettamente all’evoluzione del prezzo medio ponderato o PMP (l’aliquota base è stata portata al 58,7% del PMP; la specifica è stata innalzata al 10% ed è stato introdotto un onere fiscale minimo pari a 170 euro per kilogrammo (1.000 sigarette). A due anni di distanza dall’introduzione di questa riforma fiscale, l’andamento del gettito è rimasto sostanzialmente stabile e in linea con l’andamento del mercato. Le scelte inizialmente operate dal legislatore hanno consentito un inasprimento del carico fiscale senza distorcere la dinamica concorrenziale sul mercato: lasciando di fatto ai consumatori, in un primo tempo, la possibilità di accedere ad un ampio e diversificato spettro di prodotti. Nonostante un buon impianto di base, la riforma si è, per altri aspetti, rivelata carente: eccessivi spazi di discrezionalità lasciati all’Amministrazione competente hanno determinato imprevedibilità e incertezza di medio periodo circa le politiche fiscali, spingendo i diversi produttori a esercitare forti pressioni per la tutela dei propri interessi economici e mettendo in pericolo la stabilità del gettito. “Una possibile soluzione per ridurre i margini di incertezza, garantire la certezza delle entrate per lo Stato e ancorare le aspettative degli operatori ad un parametro oggettivo per una reale sostenibilità del sistema – afferma il CASMEF – potrebbe essere una pianificazione condivisa e il più possibile certa nel medio-lungo termine, ad esempio 5 anni. In sostanza un ‘calendario fiscale delle accise’, che includesse trasformazioni graduali ed equilibrate e che facesse riferimento alla storia del settore in Italia e ad altre esperienze internazionali di successo”. Dello stesso parere anche Andrea Conzonato, presidente e AD di BAT Italia: “Un ‘calendario fiscale delle accise’, prima ancora che uno strumento utile, è un principio di civiltà giuridica. Oggi i grandi investitori internazionali sono alla ricerca di luoghi stabili in cui effettuare investimenti. Nel nostro Paese l’eccessiva burocrazia, una giustizia troppo lenta, infrastrutture spesso carenti ma, soprattutto, l’incertezza giuridica e regolatoria, rendono l’Italia un posto meno appetibile per i grandi investimenti. Auspico che parole come ‘certezza’, ‘prevedibilità’ e ‘sostenibilità’ possano ispirare le future scelte di Governo, per consentire all’Italia di continuare a crescere, competere e attrarre investimenti che garantiscano miglioramenti strutturali e prosperità all’economia del nostro Paese”.

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