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Padre Massimiliano Rosito, da Ferrandina a Firenze una vita di profondità e contemporaneità

Padre Massimiliano Rosito, da Ferrandina a Firenze una vita profonda e contemporanea - foto del settembre 2019 Padre Massimiliano Rosito, da Ferrandina a Firenze una vita profonda e contemporanea - foto del settembre 2019

Il Frate Francescano è morto a Firenze a 91 anni, salvò il Cristo del Cimabue dall'alluvione del '66.

AGIPRESS - FIRENZE - “La saggezza basilare proviene dalla mia terra, dalla semplicità e spontaneità della gente, dalla natura, dall’immenso cielo stellato, dagli umili contadini e dalla sicurezza di sapere che c’è sempre tanto al di là dell’orizzonte. Credo di aver solo svolto il ruolo di coordinatore di un tipo di scienza, e di questo ringrazio Dio, solo Dio, è lui il vero datore dei lumi. La conoscenza vera di Dio è la mia forza”. Con queste parole, che lo stesso Padre Massimiliano Rosito ha pronunciato a seguito di uno dei tanti riconoscimenti ricevuti nel corso della sua vita, ricordiamo il frate di origini lucane deceduto a Firenze nella notte tra il 6 e 7 giugno 2020 al Convitto ecclesiastico di viale Machiavelli. Padre Massimiliano Rosito era nato a Ferrandina, in provincia di Matera, il primo dicembre del 1928. Per chi ha avuto la fortuna di conoscere padre Rosito, resta il ricordo di una persona un po' fuori dal comune. Una vita dedita allo studio, alla riflessione profonda e alla scrittura. La sua profondità si percepiva dallo sguardo, mai banale, il suo attaccamento alle origini si notava dal sempre verde sorriso ogni qualvolta qualcuno gli parlava della sua Ferrandina e delle sue genti, la sua dedizione a Dio, la sua spiritualità, era chiara quando trascorreva ore ed ore nei 'sotterranei' della Basilica di Santa Croce, non per isolarsi, ma per affacciarsi meglio al mondo, con sapienza, modernità e lungimiranza. 

La famiglia dei Frati Minori Conventuali, insieme all’Opera di Santa Croce, lo ricorda come punto di riferimento nella vita spirituale e culturale della città di Firenze, dove "con il suo impegno instancabile e appassionato ha diffuso attraverso la rivista Città di Vita la ricchezza e la profondità, sempre contemporanee, del messaggio di Francesco d’Assisi". 

CHI ERA PADRE ROSITO - Divenuto frate a 21 anni nella famiglia francescana dei Frati minori conventuali e in seguito ordinato sacerdote a Roma, ha trascorso a Firenze, in Santa Croce, larga parte della sua esistenza terrena, svolgendo un ruolo di primo piano anche nei giorni drammatici dell’alluvione del 1966. Nel dicembre 2008 era stato insignito dal Comune di Firenze del Fiorino d’oro “per la sua preziosa attività nella direzione della rivista Città di Vita e per il suo intenso e proficuo rapporto, intessuto di tante occasioni di incontro, con la città, (…) voce autorevole che dal convento francescano di Santa Croce, attraverso  la rivista, è divenuta riferimento costante della comunità cittadina, animandone e interpretandone i valori, i personaggi e le opere, attraverso un confronto interculturale coraggioso e anticipatore.

L’ALLUVIONE DEL ‘66 - Padre Rosito si è impegnato attivamente per la conservazione e l’accrescimento del patrimonio artistico e culturale della Basilica. Nelle ore tragiche della mattina del 5 novembre 1966 fu il primo, a raggiungere il Cristo di Cimabue straziato dalla violenza dell’acqua e si prodigò con i confratelli per mettere in salvo quello che era rimasto dell’opera che sarebbe diventata il simbolo dell’alluvione. Grande fu nei mesi e negli anni successivi il suo impegno per il restauro del patrimonio danneggiato. A lui si deve anche la fondazione del museo dedicato a Pietro Parigi, il grande xilografo fiorentino e suo grande amico.  

LA RIVISTA DI ARTE RELIGIONE E SCIENZA - Padre Rosito ha seguito per decenni, con amore e sapienza, la pubblicazione della rivista Città di Vita, straordinario luogo del dialogo tra il pensiero filosofico e teologico francescano e la cultura contemporanea, ponte – sul modello d’azione del Santo di Assisi – tra Occidente e Oriente, interlocutore aperto e disponibile alla necessità di spiritualità di credenti e non credenti. Fu capo redattore e in seguito direttore della Rivista a partire dal settembre 1964. La rivista, fondata nel 1946 da padre Bernardino Farnetani, padre Lugi Santoro e Arrigo Levasti con la collaborazione di Giovanni Papini ed Eugenio Garin, ha visto nel corso dei decenni – e grazie soprattutto al lavoro di padre Rosito - gli interventi di decine e decine di figure di primo piano della spiritualità, della filosofia e dell’arte. Sotto la sua magistrale direzione è diventata, e lo è tuttora, una delle più importanti presenze del panorama culturale italiano e internazionale, uno spazio aperto a contributi nei più diversi campi del pensiero e dell'arte: dalla religione alle scienze, dalla poesia alla pittura.

Il feretro sarà esposto lunedì 8 giugno presso la Basilica di Santa Croce, mentre il funerale si svolgerà nella stessa chiesa martedì 9 alle 15.

Agipress

Ultima modifica ilLunedì, 08 Giugno 2020 17:33
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