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Obbligo dei parlamentari regionali siciliani di dichiarare iscrizione a loggia massonica, è polemica

La "Legge Fava" considerata dalla Massoneria illegittima, appello al Presidente della Repubblica e Parlamento.

AGIPRESS - ROMA - “Sconcerta ma soprattutto preoccupa che, a 70 anni dalla promulgazione della Costituzione della Repubblica Italiana, alla cui formazione i massoni hanno contribuito fattivamente, ci sia 'qualcuno' che, non solo non la applica, ma addirittura ne capovolge i principi fondanti (art.3 primo comma; articolo 18 e articolo 21, primo comma). La 'Legge Fava' viola infatti la costituzione italiana dal profilo tanto della Uguaglianza, intesa come pari diritti in linea di iniziale principio, quanto delle Ugualitarismo, inteso come l’impegno per realizzare un concreto ed effettivo raggiungimento di un obiettivo ugualitario. Il che squalifica quella normativa ex se”. Lo dichiara in una nota Antonio Binni Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M, Obbedienza massonica di Piazza del Gesù Palazzo Vitelleschi che interviene sul provvedimento voluto dal presidente della Commissione regionale antimafia Claudio Fava e appena approvato dall’Assemblea regionale siciliana, che prevede l’obbligo da parte dei parlamentari regionali di dichiarare l’eventuale iscrizione a una loggia massonica. Antonio Binni così prosegue: “La 'Legge Fava' costituisce inoltre la prova della precisa volontà di non tenere in alcun conto l’ordinamento giuridico europeo per essere stata adottata nonostante che, già nel 2007, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbia cassato una legge della Regione Venezia Giulia che fissava norme sostanzialmente identiche a quelle fatte proprie dalla regione siciliana.  La Gran Loggia d’Italia del A.L.A.M. denuncia alla pubblica opinione codesto duplice vulnus  sottolineando, nel contempo, agli immemori e ai memori incredibilmente silenti la natura liberticida discriminatoria e soprattutto persecutoria di questa normativa. Se fosse stata dettata unicamente dal principio di trasparenza, quella legge avrebbe dovuto infatti essere estesa a ogni e qualsivoglia formazione associativa alla quale i deputati regionali risultassero iscritti. Nel rimarcare l’aspetto autoritario di codesto atteggiamento punitivo e il conseguente pericolo di assistere alla restrizione del sacro principio di libertà, inteso come il bene più importante della umana esistenza, si fa appello al Signor Presidente della Repubblica, come primo e supremo garante della Costituzione, ma anche al Parlamento e al Governo Italiano affinché l’illegittima e improvvida “Legge Fava” venga da subito cassata, rappresentando una pericolosa deriva autoritaria e illiberale che paventa scenari di regime del tutto incompatibili con uno Stato democratico.  La Gran Loggia d’Italia degli A.L.A.M. si attiverà nelle sedi competenti per eliminare al più presto una misura di tal fatta che offende uomini liberi e di buoni costumi quotidianamente impegnati nel lavorare per il bene del progresso dell’Umanità e, anzitutto, a difesa del libero pensiero mediante l’espressione più alta di principi etici”.  

Agipress

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