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ECONOMIA - Artigianato toscano: l’uscita dalla crisi sempre più lontana

Il grido d'allarme di CNA Il grido d'allarme di CNA

Cna Toscana presenta il consuntivo 2012 e una prima analisi per l’anno 2013. Continua la perdita di valore (-3,7% il fatturato), grande sofferenza nel comparto costruzioni

   

AGIPRESS - “Per quanto concerne le competenze più tipiche della Regione Toscana - ha concluso Tamburini - chiediamo che si proceda il più velocemente possibile nella cantierizzazione delle opere pubbliche e nell’utilizzo dei Fondi residui per gli incentivi pubblici rivolti alle reti, all’internazionalizzazione e all’innovazione”. Questo il grido d’allarme di CNA toscana che con il suo presidente Valter Tamburini prosegue: “Il quadro che emerge dalla lettura dei dati contenuti nell’analisi congiunturale semestrale effettuata da CNA Toscana -  ha dichiarato Valter Tamburini Presidente CNA Toscana - richiede una terapia d’urto, altrimenti il rischio è proseguire nella rilevazione di dati negativi fino al drastico ridimensionamento del sistema produttivo regionale. Ma, con un fatturato che 2012 si attesta oltre i 6,6miliardi di euro, l’artigianato rappresenta ancora la base fondamentale per l’economia toscana. Lo snellimento deciso degli oneri burocratici, la riduzione del carico fiscale e l’accelerazione delle opere pubbliche devono essere le scelte inevitabili che il Governo nazionale deve perseguire con rapidità e decisione. Ovviamente queste sono scelte che dovranno essere intraprese prevalentemente dallo Stato nazionale, ma anche il Governo regionale può svolgere la sua piccola parte”.

Il bilancio 2012 dell’artigianato toscano è negativo. Non si conferma il cosiddetto “effetto-rimbalzo” della prima parte dell’anno, dove il valore solo formalmente positivo lasciava già intravedere i segnali della nuova inversione negativa del ciclo. Tenuto conto del contesto recessivo generale, la dinamica avrebbe potuto essere ancora più pesante; si consolida così il trend negativo che persiste ormai da diversi anni. In generale, ma soprattutto nell’edilizia, si assiste ancora a fatturati in sofferenza, ma la diminuzione, seppur netta, s’inserisce tuttavia in una dinamica costante di crisi. L’economia artigiana ha in sostanza anticipato la crisi “conclamata” vivendo così una lunga fase recessiva di cui non si vede ancora la fine.

Non si manifestano per il momento prospettive concrete di ripresa e gli indicatori “macro” di inizio 2013 lasciano intravedere il persistere della fase recessiva.

In effetti, il consuntivo 2012 si chiude con un’altra pesante contrazione del fatturato aggregato dell’economia artigiana pari al -3,7%, che tradotto in termini contabili rappresenta una flessione di oltre 250,6milioni di euro. Il gap imposto dalla crisi è, infatti, ancora molto ampio e pari a -25,2 punti percentuali, grossomodo in linea con l’output gap riscontrato anche per il sistema industriale nazionale rispetto ai livelli di produzione pre-crisi (dati 2012, dicembre). I vuoti produttivi sono trasversali ai diversi macrosettori economici, anche se le perdite accumulate nel comparto delle costruzioni risultano molto ampie, persistenti e, a questo punto, forse strutturali. 

Continua così il doloroso “dimagrimento” del sistema economico artigiano, che determina oltre a modesti livelli di fatturato anche una certa razionalizzazione dei costi diretti di gestione. La “positività” dei consumi (+6,8%) è ancora sostanzialmente causata dall’aumento dei prezzi delle commodities (gas, elettricità, materie prime, ecc.), dal momento che la spesa per consumi è comunque in netto rallentamento rispetto alla tendenza del primo semestre 2012. Solo in lieve calo la spesa per retribuzioni (-0,9%) che sembra “assestarsi” su una sorta di equilibrio al ribasso, tanto in termini di ore-lavorate quanto con riferimento alla domanda di lavoro nel suo complesso. L’effetto-combinato della dinamica costi-ricavi determina un’ulteriore netta flessione dei margini operativi, che risulta ancor più pesante di quella del 2011 (-4,7%).

Questa la fotografia dell’economia artigiana scattata dall’indagine TREND, con la quale CNA Toscana con cadenza semestrale  “quantifica” e “stima” le principali variabili dell’artigianato, attraverso l’analisi dei dati di contabilità di centinaia di imprese a loro volta campionate dall’Istat tra le migliaia che ancora concorrono a sostenere l’economia delle nostra regione, con un fatturato aggregato che nel consuntivo di bilancio del 2012 si attesta oltre i 6,6miliardi di euro. Un monte-ricavi ancora notevole che rappresenta una base fondamentale per l’economia toscana, nonostante il declino strutturale (che ha colpito il comparto artigiano da oltre un decennio), e soprattutto dopo una fase di crisi intensa, che ha lasciato sul terreno un calo ‘demografico’ di 4.691 imprese artigiane (in Toscana questo è il saldo ‘demografico’ tra le aziende artigiane ‘nate’ e quelle ‘morte’ dal 2007 al 2012).   E la moria continua, anzi aumenta: nei primi 3 mesi del 2013 sono nate 2.791 imprese artigiane, mentre le cessazioni sono 4.978 con un saldo negativo di – 2.187; da gennaio a marzo 2013 sono state chiuse 24 imprese al giorno. Andamenti recessivi nel manifatturiero (-2%) e nei servizi (-0,5%); mentre la situazione è ben più preoccupante nel comparto delle costruzioni (-6,8%)

L’artigianato toscano continua a soffrire in particolare il persistente calo del fatturato del settore delle costruzioni (-6,8%; var% 2011-2012), che risulta penalizzato da un insieme di fattori negativi: crollo del mercato immobiliare, spesa per investimenti assente, vuoto di domanda pubblica, crisi aziendali, difficoltà di accesso al credito per imprese e famiglie, etc. 

Si conferma l’“effetto-rimbalzo” per Pistoia e Arezzo, che peraltro non è sufficiente a colmare i vuoti produttivi del già sofferente 2011. Anche Siena presenta una dinamica positiva che, tuttavia, colma solo parzialmente il gap di fatturato accumulato nel biennio precedente. Mentre Lucca continua a presentare una dinamica migliore nel medio-periodo (ma il fatturato è in calo tendenziale già nel II semestre 2012), la restante parte dell’artigianato costiero è in netta sofferenza, in particolare nell’area di Massa-Carrara. Grosseto presenta invece un dato positivo (seppur abbastanza contenuto) a testimonianza di un parziale recupero delle perdite degli anni passati. L’inversione negativa del ciclo economico che ha colpito il manifatturiero si riflette in particolare sull’artigianato di Firenze e Prato (crisi del tessile); a Prato si sommano ben tre anni consecutivi di contrazione del fatturato. 

Agipress

Ultima modifica ilMartedì, 04 Giugno 2013 15:35
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