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AMBIENTE – Parco di San Rossore: braccio di ferro su Marina di Torre del Lago e di Levante

Parco di San Rossore Parco di San Rossore

Il candidato a sindaco del centro destra Antonio Cima accusa: “Ostaggi di un parco ostile”.

     

AGIPRESS - E’ bagarre nel Parco di San Rossore sullo sviluppo di Marina di Torre del Lago e di Levante dopo le esternazioni del candidato sindaco del centro destra Antonio Cima che ha parlato di una Torre del Lago “ostaggio di un Parco ostile”. Oggi il Presidente del Parco Fabrizio Manfredi interviene sulla questione e commenta: «Non si deve dimenticare che fu proprio l’Ente Parco a voler promuovere in passato un certo sviluppo della Marina di Torre del Lago e di Levante, approvando due specifici Piani di gestione della Tenuta Borbone che andavano in tale direzione, il secondo dei quali è recentissimo, giacché risalente al 2009: è stato così possibile, nell’ambito di un complessivo progetto di risistemazione delle Marine e secondo i diritti acquisiti dai proprietari, riconoscere determinate volumetrie e creare tutti i presupposti affinché fossero presenti attività commerciali. D’altronde lo stesso Comune all’epoca spese somme considerevoli per realizzare le infrastrutture e i servizi accessori necessari, e lavorò quindi strenuamente per consentire ai privati di poter effettuare al meglio i relativi investimenti”. Manfredi continua: “Più che guardare al passato, però, io credo che la vera domanda da porsi oggi sia: cosa è possibile fare sulla Marina di Torre del Lago? Io ritengo che si debba partire, concretamente, da quello che è il quadro di norme che devono essere rispettate e che nessuno – neppure ovviamente le istituzioni che sono chiamate a governare il territorio – può certamente ignorare.

L’unica valida soluzione nell’immediato, che la stessa Regione Toscana ha prospettato all’Ente Parco ed alla quale Confesercenti Versilia ha annunciato nei giorni scorsi di voler dar seguito, consiste nello sviluppo di un calendario di eventi eccezionali, che contempli lo svolgimento di attività che potrebbero anche non rientrare tout court nell’ambito di quelle normalmente effettuate dai locali. Potrebbe trattarsi di eventi collettivi, ma nulla impedisce che le iniziative possano anche essere individuali, ovvero promosse dai singoli locali.

Purtuttavia, poiché le zone immediatamente confinanti con i locali – aree naturalistiche di elevatissimo pregio ambientale, con zone umide, sistemi dunali e altri habitat protetti dalle norme comunitarie – devono comunque essere preservate da eventuali situazioni di abuso, nessuno può chiedere al Parco di abdicare alla sua funzione principale di tutela e salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità. Gli eventi potranno comunque essere realizzati, già a partire da questa estate, e da parte del Parco non vi sarà certamente alcun atteggiamento persecutorio o vessatorio”. 

Il braccio di ferro tra parchi e popolazioni residenti, in Toscana, è un già visto. Anche nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi in provincia di Arezzo, sono state raccolte oltre mille firme  per rivedere il regolamento del Parco e togliere dai confini i centri abitati. Le ragioni portate dai promotori – in questo caso un consigliere di maggioranza del comune di Bibbiena – sono sempre le stesse: “un parco che limita e non fornisce opportunità di sviluppo”. 

Agipress

Ultima modifica ilMercoledì, 08 Maggio 2013 16:03
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