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L'ATTENZIONE ![]()
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Una casa comune per tutti i socialisti
Firenze, gennaio 2001
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Da sinistra Pieraldo Ciucchi, Riccardo Nencini e Lelio Lagorio
Anch'io, come molti italiani, ho seguito nei giorni scorsi le celebrazioni volute dai socialisti per ricordare il primo anno della scomparsa di Bettino Craxi.
Anch'io, come molti italiani, non ho capito perchè i socialisti sono ancora, pervicacemente divisi!
Ognuno di noi ha vissuto questo evento in maniera intima, facendo appello ai ricordi, alle proprie ideologie, alla storia che dovrà ancora essere scritta!
Con l'avvertimento per i lettori di questo giornale che il significato della manifestazione che abbiamo seguito a Firenze, organizzata dallo SDI, va ben oltre le parole di circostanza: essa deve essere vissuta come la trama di un film d'autore che ci racconta una storia fatta di personaggi ed interpreti, di persone oneste ed altre disoneste, di perseguitati e persecutori.
La storia del socialismo si intreccia molto bene con quella di Craxi, con quella di ognuno di noi. Ecco perchè i Socialisti fiorentini e della Toscana hanno avvertito come dovere morale, oltre che politico, ricordare Bettino Craxi ad un anno dalla sua scomparsa."
" Bettino Craxi - ha detto Pieraldo Ciucchi, segretario provinciale fiorentino dello SDI - piaccia o no, ha scritto lui stesso pagine importanti della storia del nostro paese. Capì in anticipo che la sinistra politica andava riformata e pur tuttavia non abbandonò mai le radici socialiste ed il legame con il mondo del lavoro. Una strada che è stata percorsa da tutta la sinistra europea. Ora bisogna far vincere la sua memoria. E' questo l'imperio a cui noi non dovremmo rinunciare".
Ma come? Se ancora oggi c'è chi gioca il ruolo del cattivo nei confronti di Craxi, nel tentativo di distruggere anche la sua memoria dopo aver gioito per la morte del suo corpo.
Ma polemiche ed accuse escono sconfitte dalle molte cose positive fatte da Craxi. Nessuno può negare che egli aveva trasformato l'azione coerente del PSI, nell'approdo ai valori ideali del socialismo democratico e umanitario, meno scientifico, ma più umano.
Ciucchi ha ricordato che "mentre Craxi rilanciava il riformismo socialista e riabilitava chi era stato ingiustamente dimenticato - nel suo famoso "strappo" (quello in cui si dice che "è esaurita la spinta propulsiva della rivoluzione sovietica") Berlinguer affermava a proposito della so-cialdemocrazia: "emerge la consapevolezza che oc-corre superare i limiti di una strategia che si fondava essenzialmente sulla redistribuzione del reddito, senza determinare spostamenti decisivi degli assetti del potere economico e nel controllo dei processi di accumulazione del capitale".
"Viene da chiedersi - aggiunge Ciucchi - cosa avrebbe pensato oggi, Berlinguer, a proposito dei suoi ragazzi che arrivati alla guida del Governo si sono posti al servizio proprio di quei poteri economici che hanno portato ad affermare finanche un personaggio, eletto a suo tempo senatore come indipendente nelle liste del PCI, che palazzo Chigi si stava trasformando in una merchant-bank".
Ecco perchè i Socialisti rivendicano il diritto alla verità. Che si può avere con una nuova svolta che sappia dare ai socialisti, a tutti i socialisti, una casa comune. Un obiettivo perseguito da Ciucchi che fin dallo scorso giugno invitò Boselli a convocare gli Stati Generali dei Socialisti Italiani sulla base di una collocazione autonoma dello SDI e delle altre formazioni socialiste, laiche e libertarie che avrebbe consentito oggi di ritrovarsi insieme, per un nuovo inizio, con la forza delle tradizioni, per offrire alla sinistra un progetto di socialismo liberale.
"Non siamo stati ascoltati - ricorda Ciucchi - ma avevamo ragione. Og-gi assistiamo al dibattersi dei no-stri dirigenti tormentati fra la prospettiva di aderire al Girasole con Verdi e Comunisti Italiani o andare a rafforzare nei DS la schiera di amici di Giuliano Amato o apprestarci a presentare il nostro simbolo, che sarebbe una cosa saggia, pur rappresentando una scelta residuale piuttosto che strategica. Il mio pensiero è che non possiamo insistere nella logica nostalgica di piccoli partiti residuali intrisi di nostalgia e di revanscismo. E' nostro dovere - concude Ciucchi - continuare la battaglia per il socialismo della libertà e per la libertà dei socialisti".
Alla manifestazione di Firenze ha portato il suo contributo Lelio Lagorio, che nelle file socialiste ha speso le migliori energie della sua vita, ricoprendo incarichi prestigiosi sia a livello locale che nazionale. La sua lucidità mentale, la chiarezza del suo linguaggio, non sono state scalfite dall'età. Lagorio è presente a se stesso ed alla linea del socialismo che si evolve. Corretto, quindi, il suo ragionamento quando osserva che "anche Craxi è uomo del suo tempo e i tempi sono cambiati, ma ci ha lasciato un compito: ricostruire un partito socialista che 'combatte in proprio'. Lo scorso anno, sull'onda dell'emozione per la fine drammatica di Craxi, è sembrato per un attimo che i socialisti potessero riunificarsi e riportare all'impegno milioni di cittadini di simpatie socialiste rifugiatisi nelle catacombe. Era possibile trovare anche un nuovo portabandiera". Purtroppo abbiamo sciupato l'occasione e sono tornate le divisioni".
"Prima delle elezioni (per noi ormai pregiudicate) - ha aggiunto Lagorio - non c'è più molto da fare. Ma dopo le elezioni si aprirà una nuova storia. Con la prevedibile vittoria della Casa delle libertà l'attuale sinistra post-comunista andrà incontro all'arroccamento o allo sfaldamento. Nel primo caso avremo una lunga fase di opposizione massimalista. Nel secondo caso, questa sinistra farà i conti veri con la sua storia e con la vera storia di questi anni; e gli attuali dissensi interni esploderanno in itinerari politici divaricati. Sarà la svolta. Tutta Roma già ne parla. Prepariamoci.
Con un movimento dal basso: uno, dieci, cento gruppi di pressione che incitino al risveglio socialista. Potremo fare la nostra parte anche in Toscana dove c'è ancora, non domato, un autonomismo socialista appassionato da cui si può ricominciare".
E sul tema del "socialismo autonomo e non domato" è tornato anche Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale toscano, il quale ha sottolineato come "fu Craxi a concepire una sinistra moderna nel solco dell'Europa quando il Pci era in crisi e c'erano le prime avvisaglie del crollo dell'Urss. Ma - ha osservato - egli si mosse sempre all'interno della sinistra per una autentica tradizione riformista. Non si confuse con la destra né con politiche marcatamente moderate. Questa è la lezione che ci ha lasciato e la bandiera che dobbiamo riprendere. L'obiettivo è semplice: ricostruire un partito socialista che combatte in proprio, con una strategia autonoma, con orgoglio e con passione".
Per i socialisti veri, quelli che guardano all'ideologia e non alle poltrone, al rispetto di se stessi e non alle convenienze del momento, si tratta adesso di serrare le fila, di aspettare il voto di primavera e prepararsi, intanto, a vivere una nuova stagione politica.
Francesco Canosa


Chi credeva che il fiscalismo regionale sarebbe stato più vicino alla gente è stato clamorosamente smentito!
Come esempio per tutti può valere la diatriba innescata tra Regione ed alcuni Comuni per l'applicazione di una normativa sul catasto rifiuti.
Dalla Regione sono partite nei confronti dei Comuni pesanti sanzioni per "errori formali" aprendo un fronte conflittuale nuovo e molto pericoloso nei rapporti tra il legislatore regionale e gli enti locali, portatori più convinti delle esigenze dei cittadini. E' vero che l'assessore all'ambiente Tommaso Franci ha annunciato in Aula l'ipotesi di ridimensionare le sanzioni ai Comuni della Toscana che, pur avendo raggiunto la quota prevista per legge, lo hanno comunicato in ritardo.
Ma è anche vero che la questione, comunque, è lungi dall'essersi conclusa. D'altra parte sarebbe stato molto strano che Franci non desse un segnale di disponibilità dopo l'interrogazione del presidente del gruppo CDU in Consiglio regionale Franco Banchi che aveva chiesto una maggiore attenzione alle problematiche dei Comuni.
Franci ha parlato di "soluzione equa". Ma che significato va attribuito alla parola "equa"? Uno sconto dell'x%, oppure una sanzione virtuale?
La cosa assurda è che enti locali che a malapena riescono a far quadrare i bilanci (quando ci riescono!) dovebbero versare nelle casse della Regione salatissime multe da 150 milioni di lire (la stessa cifra di chi non ha raggiunto i parametri prefissati per la raccolta differenziata).
C'è da chiedersi: "quale danno hanno ar-recato questi comuni all'erario regionale? quali guadagni hanno fatto non inoltrando la comunicazione entri i termini previsti?"
Eppure la questione riveste un aspetto formale e non certamente sostanziale!
Così mentre lo Stato centrale allenta le fauci sulle carni dei contribuenti non punendo l'errore formale, il governo regionale si sostituisce famelicamente al vecchio Stato vessatorio!
In questa incredibile situazione, in Toscana, si trovano i Comuni di Aulla (Ms), Castellina Marittima (Pi), Mar-liana (Pt), Riparbella (Pi), Vagli di Sotto (Lu), Vaglia (Fi) e Zeri (Ms).
Ma la Regione si è fatta mandare i bilanci da questi comuni per vedere se sono in grado di pagare multe salate ed ingiuste? Oppure, se non pagano, chiederà il loro ... fallimento?
Per questo Banchi nella sua interrogazione aveva chiesto se "la Giunta non ritenesse opportuno intervenire su questo problema al fine di pervenire a una soluzione equa e sopportabile per le stesse amministrazioni, considerato che l'inadempienza deriva da semplici dimenticanze e che l'obiettivo primario della tutela ambientale è stato effettivamente raggiunto".
Franci ha garantito che si sta pensando a una modifica della legge per cui ai Comuni che hanno raggiunto l'obiettivo, ma lo hanno comunicato in ritardo, verrebbe applicata una sanzione più piccola rispetto ai Comuni inadempienti, ed ha comunicato che l'obiettivo da raggiungere per il prossimo anno non sarà più il 15%, bensì il 25%.
Ma le promesse dell'assessore saranno mantenute? Non ne sono convinti alcuni comuni, che hanno protestato in vario modo. Il sindaco di Aulla (Lucio Barani) ha scritto al Presidente della Regione Toscana Claudio Martini chiedendo una drastica riduzione dell'ammenda che appare "sproporzionata rispetto all'inadempienza di sola mancata comunicazione in tempo utile e non di rispetto del raggiungimento dell'obiettivo stabilito dal decreto Ronchi".
Più dura la presa di posizione dei comuni di Riparbella e Castellina Marittima che il 9 gennaio scorso hanno messo le mani avanti ed hanno presentato ricorso contro la Regione Toscana, assistiti dall'avvocato pisano Luigi Bimbi.
Tra le ragioni del ricorso straordinario (in-dirizzato al Presidente della Repubblica tramite il ministro dell'ambiente) figura anche l'accusa alla Regione di eccesso di potere ricavabile dall'emissione di un decreto dirigenziale che equipara il ritardo nella trasmissione delle informazioni al mancato raggiungimento degli obiettivi fissati dalla legge".
Non solo, ma i due comuni hanno comunicato le percentuali della raccoltra di rifiuti solidi urbani (16,47%, quindi oltre il 15% previsto dalla legge) nel mese di luglio (invece che entro il 30 aprile del 2000), in ritardo rispetto alla data di scadenza stabilita dagli atti regionali, ma comunque prima dell'adozione del decreto dirigenziale che è avvenuto l'11 agosto.
Da segnalare che l'Agenzia regionale recupero risorse aveva inviato la documentazione generale alla Regione solo il 21 luglio 2000!
Inoltre, la società Rosignano energia Ambiente spa, che gestisce lo smaltimento dei rifiuti, da parte sua, ha applicato un'altra sanzione (da aggiungere a quella della Regione) per 12 milioni a Riparbella e 18 a Castellina, inviando (sic et simpliciter) fatture per la riscossione!
I legali dei due comuni scrivono nel ricorso che esistono "violazione e falsa applicazione del DL 5 febbraio 1997 n. 22, violazione e falsa applicazione della LR 25//98, eccesso di potere per difetto di presupposti nonchè per illogicità manifesta, eccesso di potere per sviamento.
Nello stesso ricorso si fa presente un aspetto molto delicato: i comuni che hanno inviato i dati tra il 30 aprile ed il 21 luglio non hanno ricevuto sanzioni. Perchè? La data per "punire" è cominciata da quando l'Agenzia regionale ha inviato le schede elaborate alla Regione? Oppure i termini potevano essere considerati flessibili?
COSA NE PENSANO ALCUNI CONSIGLIERI REGIONALI
Sirio Bussolotti (DS): "la legge sarà modificata"

E' giusto che ci siano norme che spronino i Comuni a raggiungere sempre nuovi obiettivi, tutto in ottica di una "nuova cultura".
Perciò la legge 25/98 rappresenta un buon punto di partenza anche se ha già dimostrato che dev'essere modificata; infatti il non aver raggiunto la quota prevista del 15% è una cosa, averla raggiunta ma non averla denunciata è un'altra. Ciò pone subito la priorità di modificare le modalità sanzionatorie per errori burocratici.
La VI Commissione (da me presieduta) si è già attivata affinchè l'assessorato affronti la questione, inoltre sono soddisfatto di aver trovato subito piena disponibilità, e perciò ritengo che in tempi brevi si prenderà in considerazione la modifica della norma.
Achille Totaro (AN): "legge più elastica"

La legge regionale dev'essere cambiata; per essere più elastici.
Non è giusto che venga punita una inadempienza formale.
Sostengo la necessità di un rapido cambio della legge.
Erasmo D'Angelis (I Democratici): "sconti per errori formali"

Senz'altro la legge dev'essere rispettata, la soluzione legislativa è quella anche se poi il problema non è tanto l'inadempienza della percentuale ma l'inefficienza della amministrazione locale. Va comunque preso in considerazione il fatto che comuni piccoli non hanno a disposizione una macchina burocratica al massimo dell'efficienza.
Il problema è d'ordine politico e sta nel capire se la mancata denuncia non è stata fatta perchè non è stato raggiunto l'obiettivo o se la responsabilità è solo di tipo burocratico, in questo caso la legge dovrebbe prevedere "sconti".
In ogni caso l'inadempienza non va scaricata sull'Agenzia regionale per il Recupero delle Risorse, ma è imputabile interamente ai singoli Comuni.
Il problema della raccolta differenziata, non dimentichiamo che la media toscana della raccolta differenziata è del 17,83% dato che appare "scandaloso" se rapportato a quello di Milano, dove si oscilla tra 35 e 40%, non è che la punta dell'iceberg che nasconde problemi più grandi; uno tra tutti è quello che coinvolge il mercato (quasi inesistente) delle materie seconde, in altri termini, se ci si sta muovendo per la raccolta differenziata dei rifiuti, si dovrebbe provvedere anche a riciclarli e a riutilizzarli. Per non parlare dello scandaloso "buco nero" che gravita intorno alla questione dei rifiuti industriali, dei quali non sappiamo nè in quale quantità sono prodotti, nè dove finiscono.
PPI: multe solo per inadempienze sostanziali

Il PPI da tempo sta prestando attenzione alla questione; la posizione dei popolari sottolinea l'importanza del raggiungimento della quota di riciclaggio lasciando in secondo piano quella della scadenza della presentazione dei dati statistici: la multa dovrà cadere non su chi ha adempiuto ai termini prescritti ma non lo ha dimostrato "in tempo", ma su chi non ha dato risposta positiva alla richiesta di riciclaggio del 15% come vuole la L.R.28/98 per l'anno 1999.
Inoltre si deve tenere conto che la stessa normativa regionale non è chiara, infatti riguardo la presentazione della dichiarazione si parla di "omissione", non di "ritardo".
Il PPI auspica una rapida soluzione che venga incontro a quei comuni che si sono "macchiati" solo di erore formale spesso a cau-sa del modesto ap-parato burocratico perchè piccoli co-muni.
Un polo tecnologico nel distretto conciario di Santa Croce
Il Ponte del Diavolo di Borgo a Mozzano

Il ponte della Maddalena, detto del Diavolo, non è solo un comune ponte: è una suntuosa struttura artistica. Sito lungo la strada Statale del Brennero in prossimità del paese di Borgo a Mozzano, Comune che si trova a circa 15 chilometri a nord di Lucca ed unisce la SS12 e la strada Provinciale Ludovica dal fiume Serchio. La sua superba e modellata costruzione risale, forse, al X secolo: questo è il primo dei tanti interrogativi che arrovellano le menti anche dei più dotti in materia storica, artistica e architettonica. Il nome del Ponte deriva da un oratorio dedicato alla Maddalena che era vicino allo stesso sul lato sinistro del fiume Serchio; ora l'immagine della Santa è conservata nella chiesa di San Iacopo, nel Capoluogo di Borgo a Mozzano. Lo pseudonimo del Diavolo è dovuto alle tante leggende raccontate su questa opera. Addirittura esiste la probabilità che un tempo fosse denominato pure Ponte di Chifenti (forzatura della parola latina "confluenze", tra i due fiumi: Lima e Serchio). Adesso il Ponte è attraversato solo da pedoni visitatori, ma un tempo era l'unica via di collegamento tra le due sponde del fiume per permettere agli abitanti di Borgo a Mozzano di raggiungere Bagni di Lucca. Il Ponte del Diavolo, come dicevamo, è meta soprattutto per turisti e punto di sosta dei giovani sposi che approfittano della bellezza dell'opera per farsi immortalare in uno scenario caratteristico, anche se un po' "luciferino"! Proprio per il suo proemio infernale, ben si adatta l'epiteto "Del Diavolo", esso affascina e attrae quasi ipnoticamente chiunque passa da quelle parti.
Tant'è oscura la sua origine quanto è misteriosa e mistica la sensazione che questa opera risveglia ed incute da sempre nei secoli ad artisti, pittori, scrittori e semplici viandanti. Anche chi vi transita parecchie volte al giorno ne rimane ogni volta folgorato: viene rapito come da una sorta di incantesimo e il suo sguardo permane più a lungo possibile sul quel tratto curvo e ondulato alla ricerca di qualcosa di nuovo, di segreto, di misterioso, di sibillino, di ignoto!
E' difficile risalire all'origine della costruzione del Ponte. Gli intrecci tra storia e leggenda che coprono quest'opera sono decisamente molte; quelle riguardanti la sua genesi sono, per gli appassionati di storia locale, un valido argomento di studio e di dibattito. In questo percorso proviamo a scoprire qualcosa. Nicola Tegrini, scrittore Lucchese, affermava che il Ponte fu fatto costruire dalla Contessa Matilde di Canossa attorno al 1100 ma le prime informazione certe di questa opera che ci sono state tramandate risalgono a 400 anni dopo, per l'esattezza al 12 novembre 1598 da tal Natale Santi. Altri, addirittura, ascrivono l'opera al Castracani. Già, Castruccio Castracani. Non è un caso che ogni qualvolta che si parla di storia della Lucchesia spunti sempre il nome del valoroso condottiero. Orbene, Castruccio compì dal 1317 al 1324 diverse opere e costruì molti punti di passaggio (ponti) sul fiume Serchio. A conferma di questo anche Aldo Manucci, stampatore veneziano, scrisse nel 1590, che "il Castracani fece rifare la veste al Ponte della Maddalena, perché in quel tempo cadde per mano di forti piene o di sovrappesi, con quella bellezza che si vede, con pietre vive ponendovi due rivellini, una per ogni banda". Da alcune lettere manoscritte, visionate all'archivio di Stato e attribuite ad Agostino Ricci, si rafforza la tesi che attribuisce a Castruccio Castracani la ricostruzione, a sue spese, del Ponte del Diavolo, poiché si trovava in pessimo stato, dalle piene, da vetustà e da putredine. E questo è un punto fermo. Ma attenzione: anche Agostino Ricci dice "ricostruzione". Ciò significa che il Ponte della Maddalena era già edificato. Già, ma da chi? Forse davvero dalla Contessa Matilde di Canossa, che lo volle erigere per onorare il padre Bonifazio e la madre Beatrice? Eppure, quanto a Matilde di Canossa, non esistono documenti di alcun genere che provino concretamente un suo intervento sul Ponte. Sarà forse leggenda questa? Domenico Luigi Moscheni, nel 1792, segnalò la presenza di una lapide, lacerata dal tempo, nell'ultimo pilastro del Ponte sul lato di Borgo a Mozzano, sulla quale era riportata una data scritta in cifre arabe: 1101 ne era la traduzione. E' opportuno ricordare che a quell'epoca, in Occidente, venivano usati i numeri Romani. Le cifre arabe furono introdotte da Leonardo Fibonacci, da Pisa, nel 1202. La lapide era ancora presente nel XIX secolo, poi è scomparsa, forse per i lavori di costruzioni della ferrovia che passa sotto l'ultimo arco alla destra del fiume.
Dalle cartografie storiche si rileva inoltre che il corpo dell'arco grande è un elemento distaccato dagli altri come se fosse stato costruito in un secondo momento; c'è ulteriormente da ricordare che, allora, era opportuno lasciare in legno la parte estrema dei ponti sì da permettere la veloce distruzione in caso di invasioni nemiche. Quindi, avvallando questa ultima riflessione, si può tranquillamente ipotizzare che il Ponte era costruito in parte di muratura e in parte di legno e che, logorato dal tempo, il condottiero lucchese volle restaurarlo per intero a pietra viva. Un altro quesito era proposto dalla misura diseguale degli archi del ponte. Pertanto, per quanto riguarda la sua curiosa forma asimmetrica, è stato rilevato, da studi geologici, che i pilastri di sostegno del Ponte sono appoggiati negli unici punti del fiume che presentano uno strato di roccia compatta. Ecco, dunque, perché gli archi si presentano di ampiezza diversa: questa è una delle poche certezze che questa opera ci offre.
Un'altra storia, ben meno seriosa delle prime, è quella raccontata dal poeta Giuseppe Giusti. Essa parla di un contadino viandante: "pare che tale Giuliano, divenuto poi Santo, quando costruì il Ponte, per finire l'ultimo arco, chiamò un "amico" (il Diavolo) e chiese lui di aiutarlo. Giuliano promise di ripagarlo con l'anima del primo viandante che avesse attraversato il Ponte. Il Diavolo accettò. Quando l'opera fu finita e il Diavolo doveva essere ricompensato Giuliano aizzò a sè un cane e gli tirò una focaccia in cima al Ponte. Il cane, un po' per fame e un po' per impeto, rincorse la focaccia, la prese e scappò al di là del Ponte. Il Diavolo, inferocito, non poté far di meglio che prendere l'anima del povero sventurato animale."
Se è vero che leggende sono collegate quasi sempre da un sottile velo di verità è ragionevole pensare che per edificare questa sussiegosa opera siano veramente intervenute più mani. Forse, anche magiche. Non sono neanche poche le profezie, le maledizioni, le imprecazioni di condanna gravanti sul Ponte del Diavolo. Quasi sempre dettate dall'invidia degli architetti poiché non è facile conciliarsi con questa perfetta costruzione, anche da un punto di vista artistico: basti pensare alle numerose piene che durante i secoli il ponte ha sopportato. Senza menzionare clamorosi epiloghi di parecchi anni fa o addirittura di periodi storici di cui non abbiamo notizie certe, per dovere di cronaca citiamo solamente le ultime due: quella del 1982, quando la grossa portata d'acqua del fiume ricoprì gli archi piccoli creando una pressione paurosa fino a esondare nella via del Brennero provocando allagamenti e disagi alle famiglie residenti nelle vicinanze; poche centinaia di metri più avanti fu addirittura portato via un lungo tratto di Strada Statale e il più "giovane" Ponte Pari, sito appena a 500 metri a sud di quello della Maddalena, subì gravi danni sì da necessitare una grossa ristrutturazione; e ancora: l'ultima piena del novembre scorso che a causa delle conseguenti frane è costata la vita ad una intera famiglia nella frazione poco sotto di Vinchiana. Molti, e molti ponti, lungo il fiume Serchio, sono stati per diverse volte, ristrutturati e ricostruiti. Mai questo.
Roberto Pieri