L'ATTENZIONE

 

 

 

 

 

 

Editoriale

 

La "guerra" dei Collegi

 

 

Non c'è distinzione tra destra e sinistra. L'ideologia non c'entra. Quello che prevale è l'interesse specifico.

Sono questi i "sentimenti" che ispirano la politica di questi tempi impegnati a predisporre mezzi e uomini per affrontare la campagna elettorale già in pieno svolgimento per le politiche della prossima primavera.

Si tratta di una vera "guerra" di posizione per conquistare non una postazione occupata dai "nemici", ma un Collegio sicuro per la persona singola e poi (forse) per la parte politica che rappresenta.

Una "guerra" che è totale perchè vede contrapposti gli uni agli altri, sia a livello trasversale che verticale.

Nel primo caso gli scontri riguardano i partiti delle coalizioni che cercano di ottenere molti Collegi "sicuri" per sè; nel secondo caso c'è la diatriba tra centro e periferia per la scelta dei candidati. La contrapposizione non è frutto dei nostri tempi: è stato sempre così perchè il centro ha sempre difeso i suoi leaders imponendo candidati anche senza il consenso della base. Ma questa volta sembra prevalere un'altra tendenza, anche se dubitiamo che potrà realizzarsi compiutamente: la periferia vuole contare indicando candidati propri, che abbiano le radici con la loro terra, che non scappino dopo l'elezione, che continuino a far parte del Collegio che li ha mandati al Parlamento.

Si tratterà di vedere chi vincerà in questo scontro senza esclusione di colpi!

Intanto qualcosa si muove, anche se con molta circospezione. Per esempio diverse sezioni dei DS hanno invocato libertà di scegliere minacciando anche rotture clamorose.

Anche perchè i diessini non vogliono essere prevaricati dai partiti minori che fanno affidamento sui Collegi sicuri per mantenere posizioni che potrebbero essere seriamente compromesse dal voto.

Le invocate "primarie" comunque stanno facendo acqua da tutte le parti.

Maurizio Bianconi (Presidente del gruppo di AN in Consiglio regionale della Toscana), ad esempio, in una intervista resa al nostro giornale (v. servizio a pagina 8) afferma che anche nella Casa delle Libertà la proposta di "primarie" da lui avanzata è stata bocciata. Quindi si va alle scelte che la coalizione dovrà fare. Ma come?

Bianconi ha un'idea. A suo giudizio occorre indicare non chi appartiene ad un partito che ha più voti ma chi è capace di portare più gente a votare. In parole povere sostiene una palese visibilità dei candidati ed una capacità di portare voti a tutta la coalizione.

Se analizziamo bene la situazione, si può concludere che la vittoria andrà a quella coalizione che avrà trovato il giusto peso al proprio interno. Insomma si tratterà di verificare quanti "morti" procureranno le battaglie interne ai due opposti schieramenti e come i sopravvissuti sapranno confrontarsi con i loro parigrado dell'opposto schieramento.

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Teatro a Firenze, "nobile decaduto"

 

 

La premessa

Passando da via Ricasoli abbiamo notato sul portone del Teatro Niccolini (ma è ancora un teatro?) un manifesto scritto a mano, "appiccicato" alla porta d'ingresso (chiusa!) con pezzetti di adesivo da pacchi.

Che tristezza! Sembrava un appello di un povero cittadino disperato che non poteva trovare casa, o peggio ancora di una povera donna anziana che aveva perso il suo gattino ed invocava la pietà di chi "lo avesse trovato" per riaverlo indietro.

Poi abbiamo letto la denuncia del sovrintendente Paolucci sul Sole 24 ore sull'assalto del turismo di massa a Firenze.

Episodi che si aggiungevano alla infruttuosa ricerca fatta a fine dicembre di trovare uno spettacolo teatrale di livello per il 31 dicembre.

Ci siamo guardati attorno e siamo rimasti allibiti.

Abbiamo chiesto all'assessore comunale alla cultura, Simone Siliani, una dichiarazione sulla situazione teatrale a Firenze ma non ci ha neppure degnato di una risposta. Forse risponderà al Times o al Washington Post! Lui che viene dalla cultura americana!

Comunque siamo andati avanti lo stesso. Ed ecco l'allucinante conclusione a cui siamo pervenuti, conclusione che affidiamo alle persone intelligenti che amano Firenze.

Francesco Canosa

 

 

 

L'indagine

 

L'immagine di Firenze si è costruita attraverso i secoli grazie al suo patrimonio artistico-culturale.

Oggi questo patrimonio è a rischio, o meglio è probabilmente mal gestito e mal "goduto" dai visitatori.

Fino a qualche anno fa gli episodi di vandalismo sulle opere d'arte facevano clamore proprio perché erano rari; ai giorni nostri, invece, la microcriminalità e il teppismo sono diventati problemi quotidiani: le chiese vengono regolarmente saccheggiate, i cimiteri storici profanati, musei e monumenti poco rispettati. Si pensi per esempio ai ragazzi in gita scolastica che non sempre sono estranei dallo scrivere su statue o muri che hanno sicuramente un grandioso passato. E che dire degli stranieri, in continuo aumento nella nostra città, ma purtroppo sempre più diseducati al rispetto civico e culturale dell'arte.

Un recente articolo apparso sul Sole 24 Ore ha evidenziato come Firenze sia ormai al collasso-visitatori: i musei fiorentini sono sottoposti ad un crescente numero di visite, il che potrebbe essere positivo se queste visite fossero di qualità. Purtroppo la gente passa quasi senza "vedere" realmente quello che sta osservando, come se visitare gli Uffizi o il Duomo fosse un obbligo a cui si deve assolvere se si entra in una città dal passato così affascinante come Firenze. Cartelli che invitano a non mangiare o a non gettare rifiuti per terra non dovrebbero essere necessari se ognuno di noi avesse una coscienza storico-culturale. Il paradosso è quindi che la Soprintendenza per i beni artistici di Firenze si auspica un minor numero di visite, anche perché il personale è ancora troppo poco per riuscire a fronteggiare l'esercito degli invasori.

Tanto è stato fatto fino ad ora, soprattutto in occasione del Giubileo e tanto sarà ancora fatto, ma è necessario spostare i flussi turistici verso altre mete, sicuramente degne quanto quelle fiorentine ma poco visitate.

L'arte è sicuramente la maggior attrazione di una città come Firenze, ma appare ormai sotto gli occhi di tutti un lento declino del concetto di cultura in quella che fu la culla del Rinascimento. Le colpe sono sicuramente un pò di tutti: dei turisti poco rispettosi, ma anche dell'Amministrazione degli ultimi anni che forse si è fidata troppo e ha lasciato fare troppo: come dire, fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Ma lo scarso interesse dell'Amministra-zione comunale di Firenze alle "cose culturali" lo si vede anche dallo scarso programma culturale che sta coinvolgendo teatri e luoghi di cultura negli ultimi tempi. Il programma culturale per l'anno 2001 è sicuramente molto ricco in tutta Italia, ma nell'elenco delle città nelle quali esso potrà svolgersi, Firenze non c'è. Ma Firenze non era la culla della civiltà? E dopo la manifestazione culturale sui Medici non era stata dichiarata capitale della cultura? Vicende come quelle del Teatro Niccolini, storico teatro della Firenze culturale, segnano una città che aveva dedicato all'arte tutta la sua storia.

Ricordiamo che lo storico teatro è ormai chiuso per restauro da svariati anni, ma il restauro non è mai partito perché non c'è nessuno disposto a farlo partire. E' degli ultimi giorni la notizia che probabilmente un gruppo di imprenditori vorrebbe il Niccolini per riportarlo al suo antico splendore: ma perché l'amministrazione comunale o il mondo teatrale non hanno fatto niente fino ad ora? Si ritorna sempre allo stesso punto: si è puntato troppo sulla quantità e troppo poco sulla qualità.

Del resto questa analisi trova riscontro in quella che è la società attuale, che si identifica probabilmente nei personaggi del Grande Fratello ma che non sa niente, o troppo poco, di Michelanglo, di Dante, di Pirandello, dell'importanza di essere colti. Oggi si preferisce stare ore ed ore davanti alla "scatola onnipotente", interagendo con essa solo per vincere qualche soldo. Ma ci rifiutiamo di pensare che gli italiani e il mondo intero si siano appiattiti in questo modo aberrante; esistono anche tante persone che nella cultura e nell'arte credono e che esigono un maggior rispetto per una città come Firenze che ha contribuito allo sviluppo della civiltà moderna.

La speranza è che non succeda per la cultura quello che è successo per la moda: Firenze ha "regalato" tutto quel fascino che le proveniva dallo spettacolo-moda ad un'altra grande città italiana che ha saputo dare di più a tutti gli operatori che ruotano intorno al settore moda. Oggi forse anche la storica manifestazione "Prato Expo" sta pensando di trasferisi a Milano, e questo deve essere considerato come un segno negativo per Palazzo Vecchio che permetterà lo spostamento di una mostra legata al territorio: ma gli industriali pratesi non ce la fanno più ad avere solo promesse e niente fatti. Se, quindi, per il sistema-moda le cose non sono andate al meglio, è necessario non lasciarsi sfuggire la carta-cultura che può dare tanto alla città così come ha fatto fino a quando la superficialità e la politica del permessivismo non hanno cominciato a logorare l'immagine di Firenze culla della civiltà costruita nei secoli.

 

Ketty Canosa

 

 

 

Il contributo culturale

Dal Teatro vivo del Cocomero allo spento teatro Niccolini

 

Scommessa, denuncia, provocazione? Paolo Coccheri, allievo dell'indimenticato regista teatrale Orazio Costa, è la sintesi della sacrosanta contestazione alla decadenza del teatro fiorentino.

A noi non resta che un plauso per la sua coraggiosa iniziativa e per la scelta di un simbolo da tutelare e rilanciare nel suo storico splendore: il Teatro Nicco-lini. Quanti ricordi: Eleonora Duse, Adelaide Ristori, Ermete Zacconi! Coccheri poteva agitare altri "simboli" teatrali, altrettanto emblematici, quali: il Nazionale, l'Apollo ed il centralissimo "Oriuolo" di Palazzo Bastogi, abbandonato da oltre dieci anni, non dal taccagno privato bensì dal Comune di Firenze. Superficialità, scarso amore per il teatro o ignoranza culturale?

Forse un po' di tutto questo; forse ciascuno di questi termini aiuta a spiegare il silenzio e l'indifferenza della classe dirigente cittadina. Dunque, al di là del brivido e della riflessione amara per la battaglia ideale del generoso Coccheri, non c'è stata nessuna tavola rotonda sulla crisi dei teatri cittadini, nessuna protesta degli eletti (compreso il sottoscritto), neppure un gridolino dai draghi della cultura accademica e/o ufficiale.

Eppure il problema esiste da anni. Ora, attraverso "L'Attenzione", proviamo a portarci dapresso la contestazione di Paolo Coccheri; ora, dopo aver ­ ripetutamente ­ sollecitato l'intervento dell'Amministrazione Comunale in favore della ristrutturazione e della riapertura del teatro Oriuolo, proviamo a coinvolgere il nuovo consiglio della fondazione toscana dello Spettacolo.

Potrebbe essere la buona occasione per riaprire un discorso sul teatro a Firenze, per attivare un ruolo di promozione teatrale anche nel capoluogo toscano, dopo la bellissima stagione delle botteghe teatrali di Gassman, di Kantor e di Orazio Costa, e riproporre la costituzione di un "tavolo permanente" con gli Enti pubblici e le fondazioni degli Istituti di Credito.

Dobbiamo uniformarci ad altre città del Nord del Paese, dove, molti gruppi emergenti, hanno tradotto le energie volte al mutamento dei gusti teatrali, leggasi animazione e decentramento, indirizzandole verso nuovi traguardi contrassegnati dalla spettacolarità e della continuità organizzativa.

Per far questo è necessario disporre degli spazi teatrali adeguati. Firenze è piena di risorse e di spazi prestigiosi. Firenze ha solo necessità di trovare il mecenatismo e la sponsorizzazione. L'impegno profuso per portare "alla luce" il teatro Goldoni, sembra vanificarsi dinanzi alla totale assenza di un programma, di un'idea buona, di una proposta lodevole. Cose dell'altro mondo! Una battaglia solitaria e sicuramente perdente, contro l'ottusità di lasciare che tutto vada in malora. Ecco allora, che la Regione ed il Comune capoluogo devono farsi carico, possibilmente attraverso la Fondazione Toscana dello Spettacolo, di una funzione capace di far confluire i contributi pubblici e privati ai teatri storici fiorentini. Queste Istituzioni devono garantire sostegno a difesa dell'arte teatrale, da cui la cultura civile può trarre solo vantaggio, in quanto valorizzazione di una risorsa di enorme potenzialità, e a corredo di un turismo di pregio, che altrimenti rischierebbe di stagnare e deperire. Ben venga, dunque lo "schiaffo" di Paolo Coccheri, l'ultimo dei "romantici tribuni" di questa contradditoria città, se ciò rappresenta una sorta di sana provocazione per riattivare una tradizione ed un ruolo di promozione teatrale, mediante il recupero di strutture storiche, ingiustamente trascurate da chi manca ai propri compiti istituzionali.

 

Gianni Conti



 

 

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L'ATTENZIONE

 

Toscana: verso il Congresso regionale del PPI

 

Il prossimo 17 febbraio si celebrerà il Congresso regionale toscano del PPI.

Si tratta di un appuntamento molto importante al quale guardano con attenzione non solo i popolari ma anche gli altri partiti, sia quelli del centro-sinistra (area nella quale è collocato il PPI) sia quelli del centro-destra (area che vorrebbe "acquisire" i popolari).

Mentre si predispongono gli schieramenti che parteciperanno al dibattito congressuale abbiamo ritenuto opportuno fare il punto della situazione sia con elaborazioni nostre che con dichiarazioni e puntualizzazioni di Alberto Monaci, segretario regionale attualmente in carica e Consigliere regionale del PPI.

 

 

 

Attività istituzionale di Monaci

 

Prima di parlare del Congresso e delle sfaccettature, vediamo come si è evidenziata la presenza del PPI in Consiglio regionale attraverso questa sintesi fatta per noi da Alberto Monaci.

 

"Credo che, pur trattandosi di un primo scorcio di legislatura, l'attività del gruppo del PPI non possa essere definita trascurabile. Anzi. Non voglio fare un elenco puntuale delle cose fatte, ma mi preme citare soltanto alcuni passaggi che credo possano rendere bene l'idea di come, almeno per ora, i Popolari abbiano saputo rispondere, in Consiglio, al mandato amministrativo dato loro dagli elettori.

Primo fa tutti la presentazione di una proposta di legge sul diritto allo studio, tesa ad ampliare la tipologia e l'entità degli interventi predisposti dalla Regione con la legge 53 del 1981, ai fini di un'effettiva realizzazione di quel sistema di istruzione pubblico integrato ben delineato con l'approvazione della legge nazionale sulla parità scolastica.

Più interventi, per più persone, con più finanziamenti.

Questo è quello che chiediamo con la nostra proposta, che tra pochi giorni sarà presa in esame dalla quinta commissione consiliare. Voglio ricordare come l'ampliamento degli interventi di diritto allo studio sia un impegno preciso assunto da Toscana Democratica nel programma elettorale ed in quello di governo di questa Giunta.

***

Il nostro impegno non si è esaurito certo alla scuola, ma ha spaziato, come era giusto e naturale, in altri settori che a nostro giudizio, in questo particolare momento, rivestono, per i cittadini toscani, notevole importanza, come i trasporti e la sanità. Sui trasporti molte e frequenti sono state le nostre iniziative mirate a sollecitare l'adozione di interventi decisivi nel campo delle politiche per le infrastrutture, come per il corridoio tirrenico, per la variante "lunga" di valico, per il corridoio plurimodale Tirreno-Brennero. Siamo fermamente convinti che il rilancio di competitività del sistema toscana passi, inevitabilmente, da una nuova politica di ammodernamento delle infrastrutture per la mobilità delle persone e delle merci.

***

Sulla sanità abbiamo rilanciato la nostra preoccupazione in ordine all'esiguità delle risorse destinate all'ammodernamento e alla piena funzionalità della rete dei presidi sanitari, proponendo la realizzazione di società miste pubblico-private per la gestione delle infrastrutture ospedaliere.

Per quanto riguarda il problema, grave, dei tempi di attesa troppo lunghi per l'erogazione di prestazioni di diagnostica ed ambulatoriali abbiamo presentato una proposta, sulla quale attendiamo risposte, per l'introduzione, nel sistema delle convenzioni, di criteri di competitività fra le strutture che, non intaccando la qualità del servizio, privilegino il rapporto del sistema sanitario con quelle realtà capaci di erogare prestazioni nel minor tempo possibile, a vantaggio dei bisogni dei cittadini.

***

Per ultimo, non certo per ordine di importanza, voglio ricordare l'impegno profuso sulla questione del centro di detenzione temporanea per clandestini, di cui ancora oggi riconosco l'utilità, ai fini di un corretto approccio non soltanto con la questione sicurezza, ma soprattutto con la realtà degli immigrati, che non devono subire più discriminazioni culturali e sociali a causa del perdurare della presenza, nelle loro comunità, di elementi dediti ad attività illecite.

Un approccio corretto, dunque, fatto di impegni concreti, come messo in atto a fianco delle comunità di somali presenti in Toscana per il riconoscimento del loro status di rifugiati politici, impegno che ci ha visto in prima linea fra i banchi del Consiglio.

Ecco, credo che questi pochi accenni possano già delineare come la presenza del PPI in Consiglio Regionale abbia già cominciato a dare i suoi frutti".

 

 

Una Margherita in Consiglio regionale

 

Impegnato nella costruzione di un forte "centro" nel centro-sinistra Alberto Monaci è stato uno dei promotori del recente incontro in Consigio regionale tra i consiglieri regionali di Rinnovamento Italiano, PPI e I Democratici che hanno proceduto alla costituzione di un Coordinamento.

"E' stato un momento di grande tensione politica - ha detto Monaci - che è servito a dare un'indicazione anche a livello nazionale della volontà di procedere sulla strada della costruzione di un forte centro".

La Margherita indica l'inizio di un percorso da realizzare insieme per la costruzione di una aggregazione democratica e riformista, rafforzata dalla volontà di essere più ampia possibile: aperta a tutte le ispirazioni che si riconoscono nell'Ulivo e nella candidatura a premier di Francesco Rutelli.

Quali le tappe di questo percorso?

Dall'assemblea dei dirigenti toscani della Margherita sono partite una serie di proposte forti per accelerare il cambiamento della Toscana e per essere i protagonisti dello sviluppo e dell'innovazione economica e sociale.

I temi della sicurezza in una società solidale, del sistema educativo scolastico e della formazione professionale, della garanzia e dello sviluppo della piccola e media impresa saranno affrontati in tutta la realtà toscana coinvolgendo cittadini ed operatori in un dialogo forte di ascolto e di proposta. Sarà presentato alla fine di questo percorso un Manifesto della Toscana per un progetto forte e aperto che indichi con chiarezza il disegno politico e gli impegni che verranno assunti nei confronti degli elettori.

Intanto la prima azione concreta è stata quella di costituire un Cordinamento a livello di Consiglio regionale che comprende tutti i Consiglieri e gli assessori dei tre partiti.

 

 

Assessore e consigliere?

 

Sul Congresso "pesa" la posizione delicata di Angelo Passaleva che è stato eletto nel Consiglio regionale e, nello stesso tempo, nominato vice-presidente della Regione Toscana.

A Passaleva è stato chiesto dal Comitato provinciale di Firenze del PPI di lasciare libero l'incarico di Consigliere per consentire l'entrata del primo dei non eletti nella provincia di Firenze e quindi di avere più presenza e più forza in Consiglio.

Ma Passaleva fino ad oggi ha preferito mantenere i due incarichi (r)inviando però richiesta di dimissioni al Presidente del Consiglio regionale, "condizionate" dall'esito dei lavori del Congresso regionale che dovrà sancire la sua presenza in Giunta regionale per conto del PPI e la riconferma dell'adesione alla linea del centro-sinistra in Toscana.

La questione, tuttavia, non è di poco conto in quanto non coinvolge soltanto la persona ed il suo partito, ma cerca di stabilire un nuovo concetto istituzionale: con le nuove disposizioni che prevedono la nomina dell'assessore per chiamata dal presidente della Giunta regionale è ancora possibile che questi sia anche Consigliere visto, tra l'altro, che non può svolgere attività nelle Commissioni, così come prevede il regolamento regionale?

Il nodo si è intricato quando è stata costituita una Commissione speciale alla quale doveva partecipare un rappresentante del PPI. Il presidente del Gruppo Alberto Monaci aveva indicato Angelo Passaleva, ma un parere dell'ufficio legale del Consiglio regionale aveva bocciato la richiesta "per incompatibilità". Parere contestato dallo Studio Gracili Associato interpellato da Monaci.

E mentre la querelle istituzionale ancora non si è risolta Monaci si è trovato membro della Commissione senza volerlo. Con il risultato che diserta le riunioni.

Le sue assenze gli costano un'ammenda.

Ma non dovrebbe decadere dopo aver "marinato" tre sedute della Commissione come prescrive l'articolo 40 del Regolamento?

 

 

Un congresso ad alto rischio

Ferma restando la "questione-Passaleva" che rappresenta comunque un episodio negativo nella vita del PPI, anche perchè il presidente Claudio Martini si è trovato in un certo imbarazzo per le polemiche popolari, al Congresso si arriva con altri problemi molto importanti: rinnovo delle cariche, linea politica, elezioni politiche.

Monaci come si prepara?

"Con molta serenità - è la risposta - nella convinzione di aver fatto sempre l'interesse del partito con chiarezza e concretezza";

Il Congresso può obbligare Passaleva a dimettersi?

"Da parte mia ho già preso atto della comunicazione di Passaleva, mentre il Congresso può solo invitarlo non obbligarlo a fare questa scelta. D'altra parte è noto a tutti che i poteri dei Consiglieri derivano dal voto degli elettori e sono immodificabili".

Ma un consigliere che non partecipa i lavori delle Commissioni e dell'Aula che senso ha?

"Vanno cambiate le norme..."

Monaci, c'è il ... rischio che Lei venga riconfermato nell'incarico di Segretario regionale?

"E' una valutazione che attiene allo svolgimento del dibattito congressuale. Io posso solo dire che mi sento impegnato a difendere la linea politica per la permanenza del PPI nella coalizione del centro-sinistra".

Potrebbe diventare incompatibile la doppia carica di Segetario regionale e Consigliere regionale?

"La mia presenza in Consiglio regionale è il risultato di una scelta politica prima che elettorale. Se la mia presenza non dovesse servire posso tornare ad impegnarmi solo nella vita politica attiva".

 

Monaci chiude così il suo contributo alla stesura di questo articolo. Ma noi non possiamo chiudere allo stesso modo.

Occorre chiarire agli elettori del PPI quale scenario si potrà presentare dopo il Congresso. Quello ottimista (e perchè no praticabile) può vedere rafforzato il PPI con Passaleva in Giunta ed altri due popolari in Consiglio (Monaci ed il primo dei non eletti del PPI a Firenze); quello negativo può vedere solo Passaleva a rappresentare il PPI (se non si dimette da consigliere) mentre se si dimettesse Monaci entrerebbe un DS della provincia di Massa Cararra, essendo il primo dei non eletti nella quota proporzionale.

Scenario, quindi, che fa intravvedere due estremi luminosità e visibilità da una parte, oscurità e poca visibilità dall'altra!

 

Francesco Canosa




 

 

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L'ATTENZIONE

 

Le politiche del 2001

 
 
Elezioni politiche 2001: siamo a metà gennaio, ma già il clima è rovente. Schieramenti, coalizioni e partiti si interrogano su chi sia opportuno far scendere in campo. Nel capoluogo toscano c'è un Collegio, Firenze 1, dove lo scontro per la Camera è particolarmente sentito. Per tradizione, per cultura. Forse per campanilismo. Riguardo alle candidature "pensate" per questo Collegio, abbiamo posto ad alcuni Consiglieri di Palazzo Vecchio, della maggioranza e dell'opposizione, due domande secche: chi candidereste e perché.
Ecco che cosa hanno risposto
 
 

 
 

Il centro-sinistra

 

Per Riccardo Basosi dei Democratici, il problema è politico e per questo occorre candidare un leader nazionale: Firenze, nel quadro della Toscana, ricopre un ruolo significativo e il Collegio Uno è a rischio: il risultato elettorale è tutt'altro che scontato.
"Uno dei nomi che ho sentito fare, e che mi trova favorevole ­ spiega ­ è quello di Lamberto Dini: ha un curriculum di tutto rispetto, meriti reali, ha fatto parte di vari governi ed è fiorentino".
"Proprio perché è un Collegio a rischio ­ dice Giovanni Morelli dell'Udeur, l'obbligo principale è vincere. Occorre un candidato che raccolga vasti consensi, riconducibile più al centro che alla sinistra. Un nome? Lamberto Dini." Giovanni Fittante di Insieme per l'Ulivo concorda sul nome di Dini: "ha rilievo nazionale, prestigio, credibilità. Potenzialità di vincere. Conosce il territorio. Dovrebbe guidare anche la lista della Margherita al proporzionale.
Converge, in prima battuta, su Lamberto Dini il capogruppo del PPI Giovanni Conti: "ha sì un peso nazionale, ma anche delle forti radici locali ­ afferma - conosce Firenze e vi ha portato summit mondiali". Conti fa poi il nome del vicesindaco Graziano Cioni: "è molto apprezzato soprattutto da alcune categorie e impegnato per il centro storico" e quello di Giannozzo Pucci, anch'esso, afferma Conti, conoscitore della città, e chiude aggiungendo se stesso alla rosa dei possibili candidati: "punterei sul decoro di Firenze".
Al Verde Alessio Papini piacerebbe l'ex sindaco di Firenze Mario Primicerio: "ha dimostrato di avere doti interessanti". Piace Lapo Pistelli a Simone Menci della Lista Dini, perché giovane, motivato, determinato.
"Tocca alle forze politiche" ­ dice Luca Pettini dei Comunisti italiani.
"C'è bisogno che i partiti si esprimano su persone e progetti ­ afferma AntonGiulio Barbaro dei DS ­ la compagine di sinistra è democratica: individuerà la candidatura più forte e più attenta, in grado di salvaguardare le differenti sensibilità, esaltando tutto ciò che unisce la nostra coalizione".
 

Il centro-destra

 
Raimondo Portanova non ha dubbi: è Denis Verdini, consigliere di Forza Italia in Regione, il personaggio più rappresentativo e quello che è in grado di trovare il numero maggiore di consensi. Il candidato ideale, dunque, per il Collegio Firenze Uno. Un Collegio che ha visto il centrodestra uscire vittorioso alle ultime elezioni Europee.
"Ritengo che Denis Verdini sia il candidato che può andare bene sia per il Polo che per tutta la coalizione di centrodestra" ­ afferma Portanova.
Federico Tondi del CCD conferma che quello di Denis Verdini è uno dei nomi che stanno circolando in questi giorni insieme a quello di Paolo Bartolozzi e a quello di Marco Cellai.
"Chiunque sarà il candidato, esprimerà sicuramente al meglio la coalizione di centrodestra" ­ afferma, aggiungendo che "i parlamentari della nostra città eletti a sinistra hanno fatto ben poco. E' ora di cambiare".
"Con il nome del candidato ­ conclude - è importante che venga fuori anche un programma".
Secondo Gabriele Toccafondi di Azione per Firenze, occorre che il candidato alla Camera dei Deputati per il Collegio Firenze Uno sia una persona di Firenze, rad cata nel territorio: "possiamo vincere ­ assicura Toccafondi ­ se ci giocheremo questa chance di vittoria tutti uniti". Un errore da non fare, continua, è iniziare a mettere veti sui nomi.
"A prescindere dagli appetiti personali, il Polo deve fare una scelta per vincere ­ sostiene Riccardo Sarra di Alleanza Nazionale­ individuando le persone più qualificate si può vincere sia alla Camera che al Senato".
Difficile per ora dare un nome, continua Sarra, se ne sono sentiti tanti: "l'essenziale è non cercare di accontentare nessuno ma puntare diritti alla vittoria".
Monica Sgherri, di Rifondazione Comunista, ricorda che l'orientamento che sta prevalendo nel suo partito è quello di non presentare candidati alla Camera ma di presentarli sul proporzionale. E che comunque le candidature in Rifondazione, vengono decise a livello nazionale.
Cinzia Gorini
 
 
 




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L'ATTENZIONE


Buoni auspici per la DOC di Montecucco

 

Dall'inviata Marilena Milani

 

 

La Toscana non si smentisce in fatto di vini. Insieme alle Doc più famose e conosciute, occorre ricordare anche una doc giovane, come quella di Montecucco "nata" nel 1998 grazie al lavoro sinergico tra associazione produttori e istituzioni locali.

Ricadono nella fascia di produzione del Montecucco Doc i territori dei Comuni di Cinigiano, Castel del Piano, Arcidosso, Seggiano, Civitella Paganico, Campagnatico e Roccalbegna.

Il Comune di Cinigiano si trova nel cuore del Montecucco, infatti oltre l'ottanta per cento della produzione si realizza qui, a due passi dalla conosciutissima zona del Brunello di Montalcino (i due comuni sono divisi dal Fiume Orcia che fa da confine) e i due territori hanno anche caratteristiche morfologiche simili.

La produzione del Montecucco è soprattutto costituita da vini rossi prodotti con uva Sangiovese in via esclusiva (Montecucco Sangiovese) o in abbinamento proporzionale con altri vitigni, come ad esempio nel Rosso di Montecucco.

Si producono anche alcuni tipi di bianco per la produzione dei quali i vitigni prevalenti sono il Trebbiano e il Vermentino.

"Il disciplinare che regolamenta la produzione del vino Doc Montecucco - ci ha spiegato Marzio Scheggi, sindaco di Cinigiano - è estremamente rigoroso proprio in virtù della certificazione di qualità che il marchio Doc rappresenta: sono infatti espressamente indicati i confini della zona di produzione delle uve, il tipi di terreni ritenuti idonei ai fini dell'iscrizione all'albo dei vigneti che devono trovarsi in zone collinari con sufficiente altitudine e buona sistemazione idrualico-agraria escludendo quindi quelli situati in terreni umidi, su fondi valle e in terreni fortemente argillosi. E' stabilito il numero delle viti per ettaro (3300) e la resa massima per ettaro che non deve superare le 9 tonnellate per i vini Montecucco Rosso e Sangiovese e 11 tonnellate per il Montecucco Bianco e il Vermentino. Le eccedenze delle uve non hanno diritto alla DOC. Le operazioni di vinificazione ed invecchiamento devono essere effettuate nell'ambito della zona di produzione e l'imbottigliamento deve essere effettuato nell'ambito della provincia di Grosseto. Inoltre, per i vari vini, sono indicate le caratteristiche in relazione al colore, l'odore, il sapore, il titolo alcolometrico volumico totale, l'acidità totale minima, l'estratto secco netto minimo e anche l'imbottigliamento che deve avvenire esclusivamente in bottiglie dei tipi bordolese o borgognona di capacità non superiore ai 5 litri e chiuse con tappi di sughero".

Ma dove viene commercializzato questo vino?

"Essendo una Doc giovane - dice Scheggi- ha ancora una produzione abbastanza limitata ed è commercializzata prevalentemente in Italia. Ora è necessario lavorare sulla promozione. Ed è quello che stanno facendo i produttori, associati in consorzio".

Con quali iniziative?

"Con la partecipazione a importanti manifestazioni quali il Vinitaly, al Salone Megavino a Bruxelles o al Salone internazionale dei prodotti tipici a Parma. Appuntamenti che hanno fatto riscontrare un notevole interesse ed apprezzamento per la buona qualità dei vini presentati ed un notevole aumento delle vendite, soprattutto verso i mercati esteri (America, Svizzera, Germania e Olanda)".

Quale l'impegno del Comune di Cinigiano?

"Ci siamo fatti promotori in questi anni di iniziative di valorizzazione con manifestazioni, convegni e con l'adesione all'Associazione nazionale Città del Vino che ha come scopo proprio quello della promozione e valorizzazione delle risorse ambientali, paesaggistiche, artistiche, storiche e turistiche dei territori del vino dei Comuni che vi aderiscono.

Un altro elemento di promozione è quello previsto dalla L. 268/99 che disciplina l'istituzione delle "Strade del Vino".

Le strade del vino sono dei percorsi segnalati e pubblicizzati con appositi cartelli all'interno dei territori di produzione che permettono la divulgazione e commercializzazione sotto forma di offerta turistica dei territori vinicoli e delle relative produzioni. La Strada del Vino della Doc Montecucco ha già tre progetti finanziati e in via di realizzazione: la segnaletica che verrà realizzata dalla Comunità Montana dell'Amiata, Area Grossetana, il centro informazione strada del Vino che verrà realizzato all'interno dello storico Palazzo Bruchi a Cinigiano, in via di ristrutturazione e il Museo della vite e del Vino che verrà realizzato a Montenero d'Orcia nel Comune di Castel del Piano. C'è allo studio anche la realizzazione di una vigna museo per la raccolta e la selezione dei vitigni autoctoni, anche secolari, per la valorizzazione del patrimonio viticolo presente nella doc Montecucco e che ne caratterizzano la zona; pertanto esso va raccolto, conservato, descritto e valorizzato, in modo che la zona del Montecucco conservi la sua personalità, e costituisca anche iniziative originali nel settore delle tipologie di vino e della Strada del Vino".


 

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