L'ATTENZIONE

 

 

 

 

 

 

Editoriale

 

Addio alla satira?

 

 

 

Stiamo assistendo, in quest'ultimo periodo di tempo, ad una vera e propria "guerra" dei politici nei confronti della satira.

Ha cominciato Massimo D'Alema querelando Forattini per una vignetta apparsa sul quotidiano La Repubblica e non gradita all'allora premier.

Poi è stato il turno del candiato premier Francesco Rutelli che ha "diffidato" Il Giornale ad occuparsi di lui.

Infine, un altro premier, quello in carica, Giuliano Amato, ha chiamato "fascisti" quelli de Il Giornale perchè avevano ironizzato sulla sua sciatalgia. Cosa che hanno fatto (impunemente! ovvero senza essere richiamati) anche altri quotidiani come il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, Il Mattino, etc.

Che cosa sta accadendo?

Questi nuovi premier si sentono deboli, incapaci di sostenere le critiche? E cosa doveva dire, a suo tempo, Bettino Craxi che era sempre nel mirino dei vignettisti? E cosa dovrebbe dire Silvio Berlusconi che è nel mirino di ... tutti?

Peccato! Forse non si capisce che combattendo la satira si combatte la democrazia. E soprattuto si nega la storia dell'uomo che nella satira ha sempre cercato e trovato stimoli propositivi! Perchè la satira non è solo la vignetta del quotidiano, essa ha sempre trovato spazio nella letteratura, come rappresentazione ironica dei difetti degli uomini, in particolare di quelli politici che sono chiamati (o sarebbero?) a fare gli interessi dei cittadini. La satira nella letteratura si conosceva fin dai tempi dei latini e dei greci, con Ipponatte, Aristofane, Orazio, Giovenale, e poi nel Rinascimento con Ariosto, Alamanni, Caporali.

Pasquino, successivamente, affronta i problemi politici e religiosi, seguito da Parini, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Giusti, Carducci.

Parliamo di uomini che hanno fatto la storia e che resteranno nella cultura umana per sempre, non di molti uomini caduchi che passano sugli scranni parlamentari e non lasciano dietro di loro nè storia nè insegnamenti!

Forse premier e candidati premier non hanno capito che la satira non ha mai delegittimato alcun governo, non ha mai insidiato la democrazia, semmai sono un'arma contro i regimi illiberali! La satira è utile per criticare ed affonda le radici nella più schietta forma di vita democratica; la satira non ha confini politici, viene usata da destra e da sinistra; la satira rientra, oltretutto, in quello che la nostra Costituzione, all'articolo 21, chiama "diritto di cronaca" perchè riconosce la libertà d'espressione.

Non c'è alcun dubbio che l'attività giornalistica (sia quella scritta con articoli e vignette, che quella parlata) ha finalità sociale perchè utile a far conoscere alla collettività determinati fatti di personaggi pubblici votati e quindi voluti in quei posti dal voto popolare.

Dal diritto di cronaca al diritto di critica il passo è breve, sempre che non si tratti di oltraggio o contumelia. Così, se un politico è solito criticare con "pesantezza" i suoi avversari (grazie al principio ormai accettato della "desensibilizzazione"), altrettanta "pesantezza" è da riconoscere al giornalista (o vignettista) nei suoi confronti, in virtù del predetto concetto di "desensibilizzazione"!

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Accelerare l'iter per la costruzione

dell'Osservatorio sulla cooperazione

 

A distanza di un anno dalla celebrazione della Conferenza regionale sulla Coope-razione Giorgio Bertinelli, presidente di Legacoop Toscana, ha rilanciato la doppia proposta di costituire un Osservatorio sulla cooperazione (ipotesi a suo tempo condivisa sia da Union-camere che dal Presidente della Regione Toscana) e di potenziare l'Assessorato per la cooperazione.

L'occasione per riparlare di questi argomenti Bertinelli l'ha colta in occasione dello svolgimento della Conferenza economica annuale che Legacoop ha tenuto al Palaffari nei giorni scorsi.

"L'insistenza di Legacoop riguardo al-l'Osservatorio sulla cooperazione toscana - ha sostenuto, tra l'altro, Bertinelli - deriva dalla constatazione che non esistono attualmente strumenti di certificazione dei dati economici cooperativi, ed occorre che questo compito venga garantito dalla Regione.

"Attualmente, pare che quest'ultima si stia finalmente apprestando ad attivare nel concreto la funzione di promozione che in quella sede si impegnò a svolgere. L'idea è in buona sostanza quella di strutturare l'Osservatorio Economico affinché possa sottolineare anche le specificità della cooperazione, comprendendo tra gli altri anche l'Osservatorio sulla cooperazione.

"La rilevanza dell'Osservatorio sulla cooperazione è tanto più importante quanto più si pensa al fatto che il ruolo della cooperazione non veniva, in passato, riconosciuto all'interno di un suo specifico assessorato, bensì tra le tante competenze di altri assessorati".

In quanto all'Osservatorio Economico , a giudizio di Bertinelli, esso nasce perché si sente sempre più l'esigenza di una valutazione realistica dello stato di salute dei diversi comparti economici e della loro prevedibile evoluzione, di informazioni da porre a fondamento delle scelte della Pubblica Amministrazione, e dei lavori dei tavoli di concertazione regionale.

Bertinelli, ha voluto essere anche molto preciso sul ruolo che le cooperative svolgono per l'economia e l'occupazione regionale, affermando con chiarezza che "esse rappresentano un punto di forza da cui non è possibile prescindere".

Chiaro, quindi, secondo Bertinelli, il concetto secondo cui "la Lega delle Cooperative, quale grande organizzazione economica, ha scelto di non "fare lobby", per ragioni legate alla propria natura ed al proprio ruolo di tutela e rappresentanza, in ultima istanza, di gran parte della collettività. D'altro canto, ha concluso il presidente di Legacoop, essa ha bisogno di interlocutori certi, e di intrattenere un rapporto chiaro con le istituzioni, indipendentemente dalla loro collocazione politica. Sapere come si valorizza la cooperazione a livello di economia regionale è infatti informazione imprescindibile per le imprese cooperative che hanno la forza e la volontà di espandersi oltre i confini regionali".

Una dichiarazione serena (che non ammette polemiche, neppure strumentali) che cerca di far capire come, soprattutto oggi, l'economia si misura a livello internazionale, prima nell'Unione europea e poi nel mercato mondiale, sempre più globalizzato. "Per cui - ha detto Berti-nelli - ci sono leggi economiche che non possono essere condizionate da singoli paesi ed ancor meno da singoli partiti".

 

Roberto Negrini, Giorgio Bertinelli, Franco Cardini

 

1999: circa 9.000 miliardi di fatturato

Quasi 9.000 miliardi di fatturato, 33.057 addetti e 1.462.101 soci.

Questi i "numeri" delle imprese cooperative aderenti a Legacoop Toscana.

Si tratta di dati reali, rilevati da 874 bilanci su 977 cooperative aderenti a Legacoop, pari a circa il 90% delle cooperative aderenti.

"Stando a questi risultati - ha commentato Franco Cardini, responsabile del Dipartimento economico di Legacoop - più di un terzo della popolazione toscana è socio di una cooperativa Legacoop e il complesso delle coop associate produce il 6% del Prodotto Interno Lordo della Toscana".

Gli indicatori del '99 sono stati tutti di segno positivo, se si esclude quello relativo agli utili di esercizio che diminuiscono del 42,5% da 242 a 139 miliardi

Legacoop Toscana conta oggi su un universo di 977 cooperative associate di cui 121 appartengono al settore abitazione, 114 alle agricole, 99 al consumo, 3 ai dettaglianti 180 produzione e lavoro e culturali 351 servizi e turismo, 109 altri settori (circoli amministrative, miste, pesca).

 

 

Crescono gli occupati anche grazie alla nuova cooperazione

Cardini ha poi spiegato che grazie all'accorta politica economica di Legacoop "gli addetti sono cresciuti del 13,1% rispetto al '98, il che in valore assoluto significa 3.841 occupati in più. I1 dato è particolarmente significativo se si considera che in Toscana nel '99 la crescita occupazionale è stata pari allo 0,6%, superiore a quella del '98 ma inferiore alla media nazionale. Settore per settore, si vede che il consumo aumenta del 10,9% gli occupati, i dettaglianti del 16,1%, la produzione e lavoro del 4,2%, i servizi del 20,8% mentre le agricole scendono del 5,7%".

 

Il fatturato sale del 9,1%

Per quanto riguarda il fatturato delle coop aderenti a Legacoop, in valori assoluti si è passati da 8.080 miliardi del '98 a 8.818 miliardi del '99, pari al 9,1% in più. Al solito, il consumo si conferma il comparto più importante con 5.027 miliardi di fatturato e una crescita del-l'8,8% rispetto al '98. Questo settore rappresenta il 57% dell'aggregato cooperativo toscano in termini di fatturato e il 33,6% in termini di addetti.

Seconda per fatturato è la Produzione e Lavoro con 1.196 miliardi e una crescita del 9,ó% rispetto al '98 (dato che non tiene conto né della Inso né del Lanificio del Casentino).

Al terzo posto le cooperative di dettaglianti con 1.143 miliardi di fatturato e una crescita del 21,5%.

I Servizi contano su 941 miliardi di fatturato (+10,3%) e su una crescita sensibile degli addetti nell'ultimo triennio (32,5%). Si tratta di un comparto che continua a crescere a ritmo sostenuto e che già rappresenta il 36% delle cooperative aderenti a Legacoop, il 46% degli addetti e il 10,7% del fatturato.

 

Patrimonializzazione, capitale sociale e prestito sociale

La patrimonializzazione delle aziende Legacoop cresce del 5%. A fine '99 il patrimonio netto di queste imprese cooperative ammontava a 2.726 miliardi e il patrimonio medio per azienda è cresciuto del 4,3%.

I1 capitale sociale ammonta a circa 250 miliardi e cresce del 2,6%. Nel triennio la crescita è stata pari al 14%.

Il prestito sociale aumenta in maniera consistente anche nel '99 passando da 5.496 miliardi a 5.964 miliardi (+8,5%).

L'incremento è dovuto sia all'aumento dei soci prestatori che sono cresciuti del 6,5% (raggiungendo quota 359.634), sia all'incremento medio del deposito che si attesta su quasi 17 milioni

 

Le tendenze 2000

Dall'analisi congiunturale semestrale - effettuata da Roberto Negrini, responsabile dell'Ufficio studi di Legacoop - su un campione significativo di cooperative, emerge che il fatturato nei primi sei mesi del 2000 è aumentato in media del 10,63% rispetto all'anno precedente. E anche gli occupati sono cresciuti del 4,85%. I settori più dinamici sono quelli legati al commercio, in particolare gli iper e i dettaglianti, ottimi i risultati del settore agricolo, buoni quelli dei servizi mentre si consolida la produzione e lavoro. Si nota un fortissimo incremento del lavoro a tempo parziale, rivolto soprattutto alle donne che sono in aumento sia tra gli addetti che tra i soci lavoratori.

Marilena Milani



 

 

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L'ATTENZIONE

 

Politiche a favore dell'infanzia

 

Daniela Lastri

 

 

 

Servizio di Ketty Canosa

15 Città Metropolitane riunite dall'Anci Nazionale a Firenze hanno sottoscritto un documento che impegna le rispettive amministrazioni a potenziare i servizi rivolti all'infanzia e mettere in rete le esperienze più significative attraverso un coordinamento delle stesse in sede Anci.

"Con oggi si avvia concretamente il Coordinamento delle Città metropolitane impegnate nelle politiche a favore dell'infanzia " ­ ha commentato Daniela Lastri Assessore alle politiche educative del Comune di Firenze e designata quale Coordinatrice nazionale delle Città Metropolitane sull'infanzia.

Dopo il rinnovo del progetto per il prossimo triennio, l'assessore Lastri ha indicato tre priorità: gli interventi di prevenzione sull'abuso e il maltrattamento dei minori, le politiche interculturali e il potenziamento delle esperienze delle Città sostenibili dei bambini e delle bambine.

"Dobbiamo superare anche una cultura vecchia, quella che ci fa parlare di 'politiche per minori'. Un termine quest'ultimo ­ ha spiegato l'assessore Lastri ­ che a Firenze non si userà più, e la stessa Unità operativa si chiamerà 'Interventi di prevenzione al disagio dell'infanzia e dell'adolescenza'''.

Il documento finale individua la legge 285/97 come uno strumento indispensabile da utilizzare attraverso un maggiore coordinamento sia interno alla Amministrazione, tra i vari settori, che tra le Città.

A questo scopo si è inoltre deciso di aprire un confronto diretto con il Dipartimento Affari Sociali per la piena valorizzazione delle città alla realizzazione degli obiettivi nazionali previsti della legge 285/97.

 

Servizi all'infanzia a Firenze

Continua a crescere l'offerta dei servizi all'infanzia dell'Amministrazione comunale di Firenze: entro il 2001, ad esempio, i nuovi posti negli asili nido saranno 177, suddivisi in diverse strutture dei quartieri.

Lo ha annunciato l'assessore Daniela Lastri presentando il seminario in programma la mattina di sabato 16 dicembre 2000 al Convitto della Calza (piazza della Calza, 6) su: 'Genitori, bambini e servizi: progettare nel cambiamento'.

"Sarà l'occasione per fare il punto su quanto stiamo facendo ­ ha detto l'assessore ­ ma anche per analizzare i futuri programmi''.

La popolazione residente a Firenze tra 0 e 3 anni, sta continuando a crescere (7.700 il dato provvisorio per il 2000 a fronte dei 7223 del 1990 e dei 6533 del 1996). ''L'Amministrazione in questi ultimi anni ha notevolmente potenziato l'offerta dei posti negli asili nido, arrivando nel 2000 a 1705 (il 22,14% del totale della popolazione), coprendo così oltre il 50% delle richieste'', ha aggiunto l'assessore Lastri.

"Non possiamo pensare di riuscire a coprire tutte le richieste in questo modo, e probabilmente non tutte le famiglie sarebbero poi interessate solo a questo tipo di servizio. Già con l'apertura degli 'spazi gioco' ­ ha proseguito l'assessore ­ o con gli asili nido a orario flessibile, avevamo iniziato a dare risposte diverse. Poi abbiamo stipulato nuove convenzioni con Enti pubblici e del privato sociale, e anche questo ci consente un'ulteriore copertura delle richieste che arrivano dalle famiglie''.

 



 

 

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L'ATTENZIONE

 

Unioncamere toscana inaugura ufficio a Bruxelles

 
 
Enrico Letta e Pierfrancesco Pacini
 
 
 
"Un collegamento diretto, un vero e proprio ponte tra la Toscana e l'Europa, per offrire alle imprese della nostra regione l'opportunità di conoscere dettagliatamente e in tempo reale tutte le novità e opportunità esistenti in materia di finanziamenti e agevolazioni europei a sostegno degli investimenti e più in generale dei processi di sviluppo delle aziende dei vari settori produttivi". Con queste parole il presidente di Unioncamere Toscana, Pierfrancesco Pacini ha aperto la cerimonia per l'inaugurazione dell'ufficio di rappresentanza di Unioncamere a Bruxelles, alla presenza del ministro dell'Industria Enrico Letta.
Il presidente Pacini ha poi sottolineato "l'importanza dello sforzo compiuto dalle dieci Camere di Commercio toscane, che rappresentano altrettanti sistemi economici locali, ciascuno con le proprie specificità, i quali potranno ora usufruire dei servizi operativi e di assistenza messi a disposizione dall'Ufficio di Bruxelles". Anche il ministro Letta ha apprezzato "lo sforzo unitario del sistema camerale toscano verso questa iniziativa" e ha sottolineato l'importanza che "l'impegno del nuovo ufficio sia costante e sistematico in modo da soddisfare le reali esigenze delle imprese che oggi sono chiamate a misurarsi con le sfide sempre nuove dei mercati e della globalizzazione".
L'Ufficio di Bruxelles, che lavorerà a stretto contatto con le altre realtà istituzionali, in primo luogo con l'Ufficio della Regione, si propone di offrire un'informazione costante e tempestiva sui programmi europei e sui vari bandi di gara: ogni novità sarà veicolata direttamente alle varie Camere di Commercio che potranno tradurre le informazioni acquisite in utili conoscenze operative per le aziende toscane. "In questo senso l'apertura dell'Ufficio di Bruxelles ­ ha precisato il presidente Pacini ­ rappresenta una prima, sia pure importante, fase di un cammino che avrà senso compiuto solo allorquando il sistema delle imprese toscano saprà utilizzare in pieno tutte le opportunità offerte dalla nostra sede di Bruxelles". A tale scopo l'ufficio svolgerà anche una funzione formativa di personale proveniente dalle Camere di Commercio e dalle Associazioni di categoria per consentire di acquisire gli strumenti necessari a utilizzare al massimo le opportunità che la Comunità Europea mette a disposizione.
 
All'appuntamento di Bruxelles era anche presente una delegazione della presidenza delle Camere di Commercio Toscane con Pietro Faralli di Arezzo, Andrea Gualtierotti di Pistoia e Mario Gennari di Grosseto, nonché con i vicepresidenti Roberto Nardi di Livorno e Gabriele Pardini di Lucca. Sono inoltre intervenuti l'ambasciatore Silvio Fagiolo della Rappresentanza permanente d'Italia, l'ambasciatore bilaterale Gaetano Cortese dell'Ambasciata d'Italia in Belgio, Angelo Cardani capo di gabinetto di Mario Monti, Arnaldo Abruzzini di Eurochambres e Anna Mangini responsabile del nuovo Ufficio.


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L'ATTENZIONE


Nuovi nomadi: il "popolo di Seattle"

 

Mentre la cosiddetta civiltà avanza e tenta di spazzare tutto ciò che appartiene al passato bollandolo come "tradizionale" e quindi superato, ci vengono a mente aspetti antichi che sono destinati a continuare la loro storia anche nei tempi moderni.

Parliamo dei "nomadi"!

Quelli tradizionali, erano (ed in pare lo sono ancora) persone povere che si spostavano da un paese all'altro alla ricerca di se stessi. Ogni tanto si fermavano e diventavano, quindi, "stanziali". Passando così dalla regolarità del movimento all'irregolarità della stabilità.

Parliamo dei vecchi, tradizionali nomadi quali i Rom o Mãnush nella loro nazione, Tzigani in Ungheria, in Francia li chiamano Bohémiens e in Spagna Gitanos. E' il popolo di origine indiana che da sempre conduce un vita nomade, affascinante proprio perchè la leggenda vuole che vivessero di spostamenti dettati non dal bisogno o da un calcolo, ma da un'oscura forma di presentimento.

All'orizzonte sono apparsi, da qualche tempo, "nuovi nomadi", che sembrano essere l'esatto opposto di quelli che conosciamo con una certa romantica visione.

E' gente che lavora in posti fissi, nelle fabbriche, negli uffici, che ha una casa, una "stanzialità" senza problemi;

E questa gente, ogni tanto , si muove, si incontra con altra gente in un punto prefissato, per far sentire la sua protesta.

E' il "nuovo nomadismo" che ha una data di nascita certa: 7 dicembre 1999, ed un luogo certo, Seattle negli USA.

Da qui il loro nome, che non è Rom o Tzigani, Bohémiens o Gitanos, ma semplicemente "Popolo di Seattle".

E' un popolo stanziale che ogni tanto diventa nomade!

Cosa dire quando, in alcuni momenti della storia, si sovvertono le parti?

E' una evidente contraddizione ancora non sufficientemente "scoperta" nè dai mass-media nè dai sociologi!

Ecco, il nomade aspira allo stanziamento, e il cittadino si fa "nomade" e in gruppi eterogenei migra, si sposta, in vere e proprie "carovane", accompagnato da canti, speranze e ideologie. Non sono parole, è realtà.

Sta accadendo proprio in questi ultimi tempi.

Questo "Popolo di Seattle", strano a dirsi, raccoglie in sè ambientalisti, sindacalisti, anarchici, paleo e neo marxisti, seguaci di Ralph Nader e "hacker" californiani, c'è di tutto tra questi nuovi nomadi, eterogenei "nemici del capitale globale".

Essi migrano a piccoli gruppi dalle loro residenze per unirsi alle porte dei summit, ovunque essi siano, in America, in Europa (Praga, Nizza), in Africa, in Australia (Melbourne). Diventano masse che protestano, che urlano, che inveiscono. L'ultima adunanza è stata quella di Nizza, all'apertura del Summit europeo per cercare soluzioni ad un anuova convivenza tra i popoli. Il prossimo appuntamento è a Genova nel 2001! Convinti di trasformare le rivolte in un grande movimento rivoluzionario all'insegna della lotta contro il "capitalismo globale" usano bastoni e pietre, bottiglie incendiarie, che sono poi queste le armi di duemila casseurs francesi, radicali inglesi, etarras spagnoli, comunisti greci scagliatisi contro la Banque Nationale de Paris.

A Nizza l'azione riesce, a Ventimiglia no: millecinquecento militanti di sinistra, respinti alla froniera, dopo aver bloccato la ferrovia e l'autostrada si scontrano con la polizia davanti al consolato francese.

In una parola: violenza contro violenza, della polizia e dei manifestanti.

La violenza, certo, deve essere condannata, ma quale? Di chi è la "colpa"?

E se la risposta più diplomatica arriva da parte del leader dei DS, Walter Veltroni (il silenzio), Fausto Bertinotti (leader di Rifondazione comunista) condanna sì la violenza ma quella dei poliziotti, reclamando la rimozione del questore di Imperia che ha impedito con la "carica della polizia" ad un "pacifico" gruppo di giovani d'andare a manifestare a Nizza. Meraviglia e indignazione da parte di Castagnetti (PPI) "non è con la violenza che si contesta l'Europa", mentre la verde Francescato si dichiara pacifista.

E' inutile cercare di nascondere un fatto ineludibile: da sempre i fenomeni di rivolta sociale e politica dentro le grandi trasformazioni epocali sono stati accompagnati da una simile componente "romantico-reazionaria", anche se poi, come insegna Carl Marx, è insensata ogni idea che ritenesse di volersi opporre al pieno dispiegamento di un'epoca storica.

In cosa sbagliano questi "nuovi nomadi"? Nell'obiettivo. L'Europa che sta nascendo e che si è appena data una Carta dei Diritti, premessa a una futura Costituzione, rappresenta il più avanzato tentativo a livello mondiale di dare risposta sul piano materiale, economico, sociale, ma anche culturale alle sfide poste dalla globalizzazione.

Proprio a Nizza ha cercato di mettere a riparo i suoi cittadini dalle possibili conseguenze negative che una globalizzazione selvaggia provocherebbe.

 

Serena Casini



 

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