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Il Capo dello Stato Ciampi a Firenze
"condivide" le inziative sulla pena di morte

La visita ufficiale del presidente Ciampi in Toscana, svoltasi questa settimana, è stata anche la mia prima occasione di "conoscere" da vicino il Presidente della Repubblica che, in visita ufficiale in Toscana, si è fermato in Consiglio regionale per "dare atto" dell'importanza della "Festa della Toscana" fissata al 30 novembre per ricordare l'abolizione della stessa da parte dei Lorena il 30 novembre 1786.
Sono bastati alcuni minuti per capire che dietro al nome importante della carica da lui ricoperta, dietro quelle decine di giornalisti che fanno ombra ad ogni suo passo, ad ogni sua parola c'è un uomo; un uomo di media statura, sorridente, un "nonno buono" che rappresenta l'Italia davanti all'Europa, davanti al mondo, ma con una sicurezza e sobrietà che lo distingue veramente da tanti altri politici, che lo sono più per forma che per sostanza.
Con la forza di quelle sue parole, tessute con saggezza e modestia, ha presentato all'aula del Consiglio Regionale cos'è l'Europa, e soprattutto qual è il valore dell'Italia e della Toscana all'interno della Comunità Europea, senza indugiare in frasi retoriche o inutili e "drammatici" giri di parole.
Dopo aver ringraziato il Consiglio Regionale e la presentazione del Presidente dello stesso Consiglio regionale Riccardo Nencini, Ciampi ha rivolto lo sguardo alla Toscana: "Grazie per aver ricordato la forza della Toscana: terra dei diritti. E' un punto di riferimento come lo è anche la Carta dei Diritti con la quale si assicurano le prerogative di tutti gli "europei", anche quelli che faranno l'Unione europea nel futuro, che appartengono già da adesso all'Europa come civiltà, non solo all'Europa geofisica, come la Russia che ha portato l'Europa anche al di là degli Urali, oltre quelli che sono confini imposti dalla natura.
"C'è bisogno di veder riconosciuta la nostra identità in un documento - ha proseguito Ciampi - anche se per alcuni esso non è ancora abbastanza; ma innanzitutto è importante veder riunite in una serie di principi i punti fondamentali in cui si possono riconoscere gli uomini dell'Europa. Mi piace immaginare l'Europa come una serie di cerchi, sempre più ampi, che vanno a comprendere anche tutti quelli Stati che si sentono europei, pur non essendone parte costitutiva, e vogliono partecipare a questa realtà... dopo tutto se ci sono navi che ormeggiano al porto, ci devono essere anche navi "in rada".
E' importante il punto di riferimento della Carta dei Diritti anche perché ha fonte proprio in Italia, in Toscana.
"Apprezzo la vostra opera nelle varie istituzioni, ha concluso il Capo dello Stato, siete una Regione che ha presente tutta la realtà italiana, che ne è fulcro e punto di equilibrio, anche nella questione dei valori.
La Toscana è terra di passioni, è terra di equilibrio, e Firenze ne è proprio il centro. Concludo facendo gli auguri al nostro Paese, che è il più bello al mondo! E che continuerà ad avanzare. Grazie."
Prima di Ciampi aveva parlato Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale il quale, tra l'altro, ha ringraziato il Presidente della Repubblica per la sua visita al Consiglio, ricordando la figura stessa di Ciampi, la sua storia di uomo libero, che i discorsi tenuti a Lipsia e più di recente a Strasburgo ed i numerosi scritti dedicati al tema dei diritti umani e dei diritti civili rappresentavano tutti un orientamento deciso, un monito, un invito alle donne ed agli uomini ed alle istituzioni a tornare a riflettere e soprattutto a fare, a tornare ad agire.
"Questa terra dei diritti - ha proseguito Nencini - che lei conosce bene perché è la sua terra, ha mescolato nei secoli una spiccata identità civica con un impareggiabile genio umanistico, sempre in un reticolo di contaminazioni e di influssi, un dare ed un avere linguistico, culturale, artistico, commerciale dove l'individualità si faceva intreccio, apertura, desiderio di conoscere, orizzonte palpitante".
"Tra noi la civiltà fu sempre più forte della scure del carnefice" scrissero nel 1859 i rappresentanti del governo provvisorio toscano. Per queste ragioni abbiamo apprezzato il suo invito a sostenere con convinzione la Carta dei Diritti Fondamentali dei Cittadini dell'Unione Europea ed il suo continuo richiamarsi ai principi fondanti della nazione.
La Carta pone al centro della sua azione la persona creando uno spazio di libertà, sicurezza, giustizia. Il godimento di questi diritti fa sorgere responsabilità e doveri nei confronti degli altri come pure della comunità umana e delle generazioni che verranno".
"Ci piace pensare che la sua opera non sia figlia del caso ma di quella Livorno - ha concluso Nencini - che per prima aveva tradotto l 'Enciclopedie ed il 'Dei delitti e delle pene' di Cesare Beccaria introducendo gli illuministi nell'Italia del tempo; la città dell'Indicatore livornese caro a Mazzini; la città più libera della Toscana nel secolo dell'unità d'Italia".
Serena Casini
Servizio di Ketty Canosa
Legiferare: emanare, promulgare leggi; scherzosamente "dettar legge". Parlamento: organo dello Stato che, attraverso i rappresentanti eletti dal popolo, esercita il potere della formazione delle leggi e di controllo politico sul lavoro del Governo.
Queste le definizioni delle due parole che si possono leggere in un vocabolario di lingua italiana. Ma da un po' di tempo a questa parte ci sembra di notare una certa noncuranza nell'esercizio del potere di legiferazione da parte del Parla-mento italiano. O meglio: si fanno le leggi ma finalizzate al tempo presente, senza curarsi della loro reattività e della loro possibile ripercussione sul futuro.
In un certo senso potremmo affermare che il Parlamento si attenga più alla definizione scherzosa della parola legiferare, emanando leggi quasi "dettando legge" a discapito spesso delle stesse persone per le quali la legge è stata fatta.
Nel momento in cui viene stabilito che qualcosa non va e che quindi va emanata una nuova legge non si può farlo prescindendo dai contesti e da quello che la nuova legge determinerà. Insomma, emanare leggi deve significare "prevedere" , "programmare", "organizzare", non "rattoppare"!
E' importante quindi prepararsi anche ad affrontare le ripercussioni che si presenteranno e soprattutto è importante eliminare anche tutti gli effetti che la nuova legge potrebbe provocare sul passato. Non c'è cosa più orribile che fare leggi retrottative (soprattutto quando mostrano evidenti segni punitivi per il cittadino!).
Esempi se ne potrebbero fare molti: tangentopoli, conseguenza della legge contro il finanziamento illecito ai partiti che ha causato la distruzione del sistema politico italiano vigente in quel momento; dichiarazione dei redditi senza certezza del diritto: una volta presentata ci si dovebbe attendere una verifica veloce da parte dello Stato, invece il termine per il suo controllo ha raggiunto tempi esasperanti, ormai arrivati a ben sette anni! Oggi abbiamo due nuovi eclatanti esempi: i mutui a tassi usurai e le Fondazioni.
Tassi usurai
E' di metà novembre la sentenza della Corte di Cassazione che ha stabilito illegale un mutuo il cui tasso di interesse superava quello massimo al di là del quale si parla di usura. La sentenza, ovviamente, guardava al passato! Quindi ha innescato il meccanismo dell'effetto retroattivo! Scateando così un autentico putiferio tra Associazioni, consumatori e mondo bancario, facendo rischiare a quest'ultimo un concreto collasso, visto che potrebbe essere costretto a restituire dai 30 ai 40.mila miliardi, contro un utile annuale complessivo che tocca a malapena i 16mila miliardi!
Una crisi del sistema creditizio significherebbe una crisi del sistema economico-finanziario di tutto il Paese!
Nel mirino, paradossalmente, anche quei mutui concessi ad amministrazioni pubbliche come il Tesoro, i buoni postali e i titoli di Stato, arrivando addirittura a rappresentare una minaccia di nullità per i prestiti più vari, dalle obbligazioni bancarie ai BTp e ai buoni postali contrassegnati da "cedolone" usuraio.
Questa volta quindi "l'insipienza" legislativa ha colpito il sistema economico-finanziario italiano che potrebbe restare impigliato in una rete molto difficile da dipanare.
Una cosa è certa: la soluzione al problema dovrà essere sicuramente un'altra legge! Che questa volta sia fatta con la dovuta serietà, anche se cominciamo a dubitare della capacità dello Stato a legiferare correttamente.
Dubbio che anima anche l'ABI (As-sociazione bancaria italiana) che ha pensato bene di inviare un esposto alla Corte di Giustizia di Strasburgo per ottenere l'annullamento della sentenza della Cassazione. E questo anche perchè il Governo non riesce a trovare una soluzione che salvi ... capre e cavoli!
Fondazioni bancarie
Ricordiamo che la fisionomia delle Fondazioni bancarie è stata definita dalla legge n.218 del 1990 e dal successivo DL del 20 novembre dello stesso anno in funzione della trasformazione istituzionale di alcune tipologie di banche come le Casse di Risparmio e gli Istituti di credito pubblico: l'intento era quello di creare le premesse per il passaggio alla privatizzazione. Oggi sulle Fondazioni c'è una grande polemica che fa discutere e che mostra scontento, paradossalmente, anche tra i corridoi del Ministero del Tesoro. Lo stesso ministro del Tesoro Visco parla di "appetiti politici" che incombono sul destino delle Fondazioni. Visco vorrebbe una gestione autonoma da parte delle Fondazioni che invece sono ancora oggi condizionate in quanto le nomine hanno una chiara derivazione politica, la scissione tra Fondazione e Istituto conferente non è del tutto stata attuata e, non ultimo, mancano gli strumenti istituzionali adeguati per permettere ai "nominati" di agire nel solo spirito dello statuto della Fondazione e non nell'interesse di chi li ha nominati. La legge è stata dunque fatta, ma le Fondazioni non hanno la facoltà, non avendo gli strumenti, di agire autonomamente!
Mutui sicuri? Chissà!
Tasso fisso o variabile? Questo è il dilemma per chi compra casa con il mutuo. Ma non esiste una valutazione a priori che ci permetta di decidere se è più conveniente il tasso fisso o quello variabile, spiega l'associazione degli utenti bancari Adusbef.
Optando per il fisso si pagherà sempre la stessa rata, una prospettiva tranquillizzante dal punto di vista psicologico. Ma il vantaggio è reale (rispetto all'alternativa del variabile) solo se il mercato sospingerà i tassi di interesse oltre il limite del nostro mutuo. Viceversa, si pagherà di più della media qualora gli indici scendano sotto quel livello.
Se si sceglie il tasso variabile, la rata mensile non sarà sempre la stessa: aumenterà o diminuirà secondo l'andamento del costo del denaro. Ma in nessun caso ci si troverà "fuori mercato", né in positivo, né in negativo. Quindi, si beneficerà di eventuali discese dei tassi (suscitando l'invidia, in tal caso, di chi ha il tasso fisso), mentre al contrario si verrà penalizzati quando gli indici su cui si calcola la rata (come l'Euribor) aumenteranno.
L'Associazione degli utenti dei servizi bancari e finanziari raccomanda di richiedere il testo del contratto di mutuo qualche giorno prima della stipula, così da poterlo esaminare con calma.
E' bene, inoltre, non sottoscrivere mutui che prevedano tassi liberi di crescere verso l'alto ma bloccati verso il basso, che non diminuiranno mai sotto il limite prefissato dalla banca o dalla finanziaria. Bisogna diffidare anche dei contratti che non spiegano chiaramente come verrà calcolato il tasso variabile, o ne affidano la determinazione ad appositi "comitati".
Il Medioevo della Formazione
Analfabeti... la società del
Grande Fratello!

Come definire un Paese dove un terzo della popolazione è analfabeta, un terzo "a rischio" e solo un terzo acculturato?
Questa volta non ci stiamo riferendo a un Paese del Terzo Mondo, non si parla di un Paese che lotta ogni giorno contro la fame, che combatte con la povertà, la necessità e l'arretratezza.
Uno dei Paesi più industrializzati del mondo, lanciatissimo nel settore delle nuove tecnologie, rischia di non sapere nè leggere, nè scrivere... Povera Italia.
Non facciamo che riferire il grido d'allarme lanciato dal Ministro della Pubblica Istruzione Tullio de Mauro, il quale, senza mezzi termini, ha sostenuto che "due terzi della popolazione adulta italiana è a rischio di analfabetismo".
Sono dati che evidenziano una realtà, non si parla di "come l'Italia potrebbe essere", ma come l'Italia è: ricca, agiata e ... ignorante. Di una ignoranza dichiarata, vissuata da molti, anzi da moltissimi, ma quasi resa lecita dal benessere; oggi si è ignoranti per scelta, non perchè costretti da situazione esterne.
Il dramma è che in questo conformismo al non-sapere manca la voglia di riscossa; un grigiore generale sembra essersi impadronito delle menti: ormai leggere, studiare, conoscere sembrano parole blasfeme...
Certo non si può impedire al mondo di compiere il suo necessario decorso, e credo che nessun provvedimento drastico del Ministro de Mauro migliorerà la situazione, inutile quindi ricorrere a "un anno di rieducazione obbligatoria per gli adulti", magari curato da quegli stessi professori di scuole medie e inferiori di cui il premier Amato ha denunciato la bassa qualità.
Un cane che si morde la coda?
E intanto si fa largo la figura di un nuovo tipo umano, tanto comune che non occorre neppure immaginarlo: vive con la mente chiusa nella società aperta e cosmopolita, usufruisce di tutti i benefici tecnologici e sociali ma nella sua dimensione egoistica, sradicata da ogni origine, da ogni cultura e da ogni tradizione; un navigatore di Internet che segue i pregiudizi dell'epoca, che non legge (non sia mai detto!!) ed è presuntuosamente incolto. Troppo drastico chiamarlo "idiota globale" o fa paura ammettere la realtà vigente?
E, tutto sommato, fanno quasi tenerezza i nostri giovani; ormai tutta la società è così ammuffita, rassegnata, che sembrerebbe anche di pretendere troppo nel cercare in loro uno slancio di entusiasmo. Forse (ci si domanda con un po' d'ironia) devono essere i giovani quelli con la voglia di lottare, di vivere, di combattere perchè il mondo li accolga come loro vogliono e meritano?
Ormai sono passati più di trent'anni dalla ribellione dei padri (i cosiddetti anni '60), dove si urlava per far sentire la propria voce, quando era lotta aperta per affermare il libero amore, per la liberazione dei costumi, per l'uguaglianza dei sessi.
E se una dilagante e terribile "calma sociale" (in nessun altro caso la parola "calma" risuona così tremenda) caratterizza la società contemporanea, anche loro vivono immersi in essa: sono precoci nei rapporti sessuali ma non troppo, fedeli al ménage di coppia ma tentati dalle scappatelle, informati ma pieni di dubbi, disorientati, grigi, inermi (inetti direbbe Svevo).
Perfino quello che negli anni Ottanta era edonismo dichiarato, attraverso status symbol materiali e sociali, adesso è "ingrigito": non sono affascinati da ideali e progetti, piuttosto hanno talmente incamerato il pluralismo culturale da vivere solo nell'interiorità, un'interiorità ammalata di egocentrismo.
Una generazione, stanca, silente ed estranea al mondo che la circonda. Stressata? Lo stress deriva forse dall'incapacità di condurre una vita ordinaria e, apparentemente, priva di grandi conflitti.
E pensare che il solo leggere, conoscere, basterebbe a far emergere dalla massa, basterebbe a far nascere la voglia di essere, di far vedere al mondo la propria forza, a capire quanto è bello dimostrare il proprio valore, quanto si è unici e quanto sono importanti, preziosi i giovani per il mondo e per l'Italia.
Giovani, che volontariamente non diventano adulti, senza però cercare di emulare alcuna romantica immagine di Peter Pan, piuttosto rifiutando il protagonismo sociale, immersi in una "felice insicurezza". Se così non fosse non si spiegherebbe il ricorso alla droga, all'alcool...
E se questa grande panoramica lascia in bocca un sapore amaro, ancora non è abbastanza.
Ci siamo dimenticati di parlare di Lui, di quello che è diventato il macro-tema dei discorsi sul bus, davanti alle scuole, nei supermercati, in palestra, in ufficio ... il Grande Fratello.
Il lobotomizzatore più efficace a cui neanche i più spietati regimi tirannici avevano pensato, benchè mirassero tutti all'annullamento della cultura ed alla massificazione totale della popolazione.
La tristezza di accorgersi che spesso la società è più pronta a non capire, a lasciarsi andare che ad alzare la testa e a pretendere programmi che si addicano a un pubblico serio, adulto, europeo, è questa tristezza che ormai non sa neppure se vale la pena chiamarsi rabbia. Dopo tutto ciò che la Tv offre è ciò che il pubblico vuole e si aspetta. Qui ci sentiamo di citare Antonio Ricci, rispondendo alla televisione con la televisione, che ha il coraggio di ammettere e far capire cos'è questo tanto chiaccherato GF; ultima speranza: che si voglia almeno ascoltare: "(il Grande Fratello) é un ciclone multimediale: Tv, telefonini, Internet, riviste. Il classico prodotto - dice Ricci - in cui conta più il chiacchericcio intorno di quello interno. Più che il Grande Fratello bisognerebbe parlare di grande fratellanza, che comprende Telecom, Omnitel, Mediaset, Berlusconi, la moglie di Rutelli, Barbara Palombelli. Il tutto in mano al genero di Craxi, Marco Bassetti, produttore del programma. Per non dimenticare Fabrizio Rondolino, responsabile della comunicazione, ex portavoce di Massimo D'Alema."
Serena Casini