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Festa della Toscana contro la pena di morte

I messaggi di Nicole Fontaine, Mario Soares, Luciano Violante
L'adesione di Kofy Hannan, Romano Prodi, numerosi premi Nobel e di altre personalità europee e mondiali
"Che bella idea; spero che diventi un segno e un simbolo per l' Europa e per il mondo": è un passo del messaggio che il presidente del Parlamento Europeo, Nicole Fontaine, ha inviato al presidente del Consiglio regionale toscano, on. Riccardo Nencini, in occasione della Festa della Toscana del 30 novembre e delle celebrazioni per l'anniversario dell'abolizione della pena di morte. "Ringrazio sentitamente il presidente Nencini continua Nicole Fontaine per aver organizzato questa manifestazione e aver centrato l'avvenimento sulla celebrazione della data del 30 novembre 1786 in cui si decretò l' abolizione della pena di morte e della tortura. Il Parlamento europeo ha votato ancora due settimane fa una risoluzione in favore della sua moratoria. In questo frangente ammiro ancora di più la lungimiranza e il gesto anticipatore compiuto dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1786"'.
"So di avere alleati forti in questa battaglia in Italia e vi ricordo conclude Nicole Fontaine che il vostro paese è in prima linea nella difesa del riconoscimento legale della Carta europea dei diritti fondamentali"'.
Messaggi analoghi sono venuti dalle maggiori autorità italiane, europee e mondiali. Fra esse il presidente della Camera, Luciano Violante, secondo il quale "l'Italia è all'avanguardia nella lotta per l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Si tratta scrive Violante a Nencini di un percorso culturale e politico che inizia da lontano come dimostra il caso del Granducato di Toscana e che fa parte del patrimonio di valori della grande maggioranza degli italiani".
Anche l'ex presidente portoghese Mario Soares ha inviato un messaggio di grande tensione morale nel quale fra l' altro si sottolinea come "l'obiettivo principale della Festa della Toscana è quello di commemorare una delle principali conquiste nel campo dei diritti umani''.
Lunghissima la lista delle adesioni alla Festa pervenute al presidente Nencini. Fra le principali quelle di Kofy Hannan, Romano Prodi, dei presidenti delle corti di giustizia e dei diritti dell'uomo dell'Aja e dell'Unione Europea, Robert Guillaume, Gil Carlos Rodriguez, Luzius Wildhaber, di Felipe Gonzales, di numerosi premi Nobel per la pace (Rigoberta Menciù, Gorbaciov, Walesa, Hume) e della medicina (Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco), di esponenti dell'Accademie Francaise e di numerosi Parlamenti e istituzioni europee.
Nuovi diritti, nuove libertà, nuovi statuti
Un convegno nazionale promosso dal consiglio regionale fa il punto sulla nuova fase costituente delle Regioni.
Il diritto alla fruibilità ambientale, il diritto alla conoscenza, il principio di sussidiarietà, l'etica della responsabilità nella pubblica amministrazione, il diritto alla libertà di scelta e di esercizio del lavoro, la libertà di impresa. Sono alcuni dei nuovi diritti e delle nuove libertà, che entreranno negli Statuti delle Regioni italiane, tutte impegnate nella revisione della loro "Costituzione". Almeno questa è la proposta avanzata dal presidente del Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini, che , in apertura di un convegno dedicato a questi temi, ha consegnato agli altri presidenti dei consigli regionali italiani una "Tavola" che li riassume. La "Tavola" tiene conto degli aspetti più innovativi contenuti nella Carta dei diritti del cittadino europeo di Nizza. "Diciamo no ad una logica regolamentare e consegnamo un 'fil rouge' di diritti condivisi ed unificanti ha affermato Nencini, che è anche vicecoordinatore della Conferenza dei presidenti dei consigli regionali italiani Un filo rosso che tenga insieme le regioni italiane, pur nelle differenze e nelle valorizzazioni delle rispettive identità". Questa "stagione dei diritti che si apre", secondo Nencini, nasce dall'allargamento dell'Unione europea a nuovi paesi, dai profondi cambiamenti intervenuti negli anni che ci separano dalla nascita della Costituzione (1948) e degli statuti regionali (1970), ma anche dal nuovo federalismo. Sulla stessa lunghezza d'onda Roberto Louvin, presidente del consiglio regionale della Val d'Aosta e coordinatore della stessa Conferenza, contrario ad una forma di statuto "puramente organizzatoria". "Gli statuti non sono solo atti ha sottolineato - ma processi da mettere in moto nelle e tra le Regioni, chiamando a raccolta tutta la società". A suo giudizio i nuovi statuti possono essere uno strumento "vivo e vitale" per attuare i principi sanciti nella Carta di Nizza e per fare delle Regioni "un interlocutore diretto e politicamente forte dell'Unione europea". Louvin, a margine del convegno, ha annunciato che i consigli regionali chiederanno la costituzione di un loro congresso permanente nel parlamento italiano. "Il principio di sussidiarietà, caro a Giorgio La Pira è entrato a pieno titolo nei trattati di Maastricht e di Amsterdam ha ricordato Angelo Passaleva, vicepresidente della giunta regionale Toscana ed assessore alle politiche istituzionali Esso rappresenta una risposta alla crisi delle sovranità, ma anche a quella della politica". Al convegno ha partecipato anche l'ex presidente della Regione Toscana ed oggi sottosegretario di Stato Vannino Chiti, che, nel suo indirizzo di saluto, ha sviluppato alcune "riflessioni personali". "Le fasi costituenti non le possono fare le maggioranze, anche se le minoranze non possono avere potere di veto ha detto - Le istituzioni non sono dei governi, ma dei cittadini". Dopo le relazioni più squisitamente politiche, il convegno ha proseguito i suoi lavori con alcuni relazioni storico-giuridiche, che hanno visto la partedipazione, tra gli altri, dei professori Donatella Della Porta "Diritti e qualità democratica in Italia", Zeffiro Ciuffoletti "Il cammino delle libertà e dei diritti nella costruzione dell'unità d'Italia", Stefano Grassi ("Nuove dimensioni nei diritti: il ruolo delle autonomie regionali").
Cento scuole italiane contro la tortura
Nel giorno dell'undicesimo anniversario della "Convenzione Internazionale sui diritti dell'Infanzia" Amnesty International lancia in cento scuole italiane il progetto di Educazione ai Diritti Umani "La nostra scuola è una zona libera dalla tortura". Il progetto si propone di coinvolgere un numero sempre maggiore di studenti e docenti di ogni ordine e grado di scuola in un percorso di consapevolezza/conoscenza della tortura, e in un'azione concreta per rendere il mondo una zona libera dalla tortura.
Nelle cento scuole un nastro nero-arancio sarà il segno della adesione alle ZONE LIBERE DALLA TORTURA.
Studenti ed insegnanti programmeranno varie attività di approfondimento e denuncia della realtà della tortura (con la collaborazione dei gruppi Amnesty locali ed il supporto di materiali didattici dell'associazione) e "adotteranno" uno o più casi di vittime di tortura denunciati dall'associazione.
I minori sanno protagonisti dell'impegno per allargare sempre più le ZONE LIBERE DALLA TORTURA fino al 10 dicembre 2001, quando sarà diffuso un consuntivo relativo alle attività intraprese e ai risultati ottenuti.
Facciamo in modo che siano mille le scuole italiane contro la tortura!
Amnesty International press@amnesty.it
Ha suscitato un vespaio di polemiche la dichiarazione del Ministro del Tesoro Vincenzo Visco secondo cui "sulle Fondazioni bancarie ci sono ancora troppi appetiti politici".
In primo luogo perchè la predica viene da quel pulpito che ha firmato la legge in vigore, in secondo luogo perchè Visco non ha espresso alcuna intenzione di porvi rimedio.
Quindi ha polemizzato con se stesso, senza alcuna indicazione propositiva.
Ne avevamo già fatto cenno la settimana scorsa, ma siamo costretti a ritornare sull'argomento per rendere conto ai nostri lettori delle numerose prese di posizione seguite a quell'intervento.
Ma prima di relazionare su quanto accaduto in questa settimana potrebbe giovare fare un passo indietro per capire qualcosa di più sulle Fondazioni.

Piazza Salimbeni a Siena
La legge 218/90
Come è noto, la fisionomia delle Fondazioni bancarie è stata definita dalla Legge n. 218 del 1990 e dal successivo DL 256 del 20 novembre dello stesso anno in funzione della trasformazione istituzionale di alcune tipologie di banche (le Casse di Risparmio, gli Istituti di credito di diritto pubblico, ecc.), di cui si è voluto incentivare il passaggio alla forma di SpA anche come premessa della privatizzazione.
Alle Fondazioni, enti non-profit, sono stati attribuiti compiti di interesse pubblico e utilità sociale, che in realtà corrispondono in buona parte a ciò che le banche già facevano e che, in molti casi, era scritto nel loro DNA (il Sanpaolo, ad esempio, nacque come confraternita di beneficenza, quindi diede vita a un Monte di Pietà per combattere l'usura e di qui prese avvio la progressiva trasformazione in banca).
Le Fondazioni bancarie, però, oggi si trovano in una condizione ambigua, che da un lato le vede operare a tutti gli effetti come enti del cosiddetto "terzo settore", ma dall'altro mantiene nelle loro mani il controllo delle aziende creditizie.
"Il no profit, per essere autentico, deve venire dal privato, non dal denaro pubblico" taglia corto il radicale Benedetto Della Vedova,
Eppure sembrava che qualcosa potesse cambiare: con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 10.8.99 dell'atto di indirizzo del Ministero del Tesoro, entra in vigore a tutti gli effetti l'ultimo atto normativo che disciplina la trasformazione delle Fondazioni bancarie in persone giuridiche di diritto privato, attraverso l'adozione di nuovi Statuti entro il 6 febbraio 2000 e la loro approvazione da parte del Ministero del Tesoro, in qualità di Autorità Vigilante.
Come nascono le Fondazioni
Quando si parla di Fondazioni bancarie si fa riferimento sia alle Fondazioni delle Casse di Risparmio sia alle Fondazioni degli Istituti di credito di diritto pubblico.
Le prime sono gli enti che residuano dalle operazioni di scorporo dell'attività creditizia delle originarie Casse di Risparmio e di conferimento della stessa alle nuove Casse di Risparmio S.p.A.
Invece le Fondazioni degli istituti di credito di diritto pubblico residuano da una operazione di scorporo simile a quelle delle Casse di Risparmio, con il conferimento dell'attività creditizia alle nuove Banche S.p.A.
In totale le Fondazioni bancarie sono 88 di cui 82 relative alle Casse di risparmio e 6 agli istituti di diritto pubblico.
Queste ultime sono: Fondazione Banco di Sardegna, Ente Banca Nazionale delle Comunicazioni, Compagnia di San Paolo, Fondazione Banco di Napoli, Fondazione Banco di Sicilia, e Monte dei Paschi di Siena.
Il ruolo delle Fondazioni bancarie è rilevante sia per le partecipazioni bancarie possedute (anche se vi è obbligo di dismetterle); sia per le possibilità di investimento degli ingenti patrimoni ai fini di una loro redditività; sia, infine, per le specifiche aree di attività delle Fondazioni: la promozione dello sviluppo economico oltre che le finalità sociali, culturali e scientifiche loro proprie.
L'azzeramento minacciato da Tremonti e la difesa di Pinza
Ma torniamo al dibattito in corso, che si è animato prima con le nomine "politiche" nella Fondazione Cariplo e poi nella presentazione dello statuto della Fondazione Monte dei Paschi, dove la nomina di membri da parte del Sindaco di Siena Pier Luigi Piccini spalanca a quest'ultimo la porta della presidenza della stessa Fondazione!
Questa situazione ha fatto dire a Giulio Tremonti, ex-ministro di Berlusconi e futuro ministro del Cavaliere se il Polo vincerà le elezioni, che "la situazione è insostenibile e quindi la legge che disciplina oggi le Fondazioni va azzerata.
Secondo Tremonti le Fondazioni sono "quasi-Fondazioni", che fanno il paio con il "quasi-gol" dal compianto Nicolò Carosio.
Ma sulla legge pesa anche il giudizio negativo del Commissario europeo Mario Monti che ha definito il mondo del credito italiano una "foresta pietrificata". Anche se il termine non è piaciuto all'ex-sottosegretario Roberto Pinza ("costruttore" della legge) che respinge le accuse ma finisce con l'ammettere che "il processo di dismissione delle partecipazioni bancarie dalle Fondazioni è in corso e che la perdita di controllo avverrà entro cinque anni".
Il pragmatismo di Baldassarri
Più pragmatico l'economista Mario Baldassarri il quale sostiene che "le Fondazioni, come enti no-profit, devono occuparsi di interventi umanitari, filantropici, educativi, rispettando le richieste della società civile, che non può essere quella che passa attraverso gli enti locali, come il Monte dei Paschi, che sono il massimo della politicizzazione sul territorio".
Secondo Baldassarri "le Fondazioni oggi, con il controllo che hanno delle banche, esercitano un potere reale sul mercato bancario e non bancario, insomma un modo efficace di fare politica sul territorio".
Marilena
Milani
Obiettore gabbato
Alcuni dati sul servizio civile
Arie di città: convegno a Bologna

Scienziati, tecnici e amministratori insieme, per confrontarsi sul problema dell'inquinamento urbano e decidere quali strategie adottare per limitarlo e contenere gli effetti nocivi sulla salute dei cittadini.
E' questo, in estrema sintesi, il significato del convegno nazionale "Aria di città la qualità dell'aria in ambiente urbano", organizzato dalla Regione Emilia-Romagna e dall'Agenzia regionale prevenzione ambiente dell'Emilia-Romagna (Arpa), iniziato oggi a Bologna.
Molte le problematiche affrontate: dal monitoraggio e gestione della qualità dell'aria ai modelli previsionali, dagli effetti dell'inquinamento sulla salute e i beni artistici alla comunicazione del rischio e all'informazione alla popolazione.
"La Regione ha dichiarato l'assessore regionale all'Ambiente Guido Tampieri a margine del convegno è ben consapevole del problema dell'inquinamento urbano, tanto che, nell'elaborazione del Piano di azione ambientale, gli aspetti legati alla qualità dell'aria - sia per gli effetti locali, sia sul tema della riduzione del gas serra per la limitazione degli effetti globali - assumeranno un carattere di assoluta priorità".
Dalle relazioni introduttive è emerso che sono le polveri sottili (PM10) e il benzene gli inquinanti che preoccupano maggiormente. Analizzando i dati raccolti nei primi dieci mesi di quest'anno da Arpa Emilia-Romagna, si può notare che in regione i limiti massimi consentiti per le polveri sono stati superati un gran numero di volte (dall'83 al 44% dei casi). Benché Reggio Emilia e Bologna siano le città che hanno fatto registrare le percentuali di superamento maggiori (rispettivamente 83 e 75%), sono interessati al problema tutti i centri urbani, anche quelli di minori dimensioni. Per il benzene invece, il problema è limitato alle grandi città, in particolare Modena e Bologna (rispettivamente 16 e 10% le percentuali dei casi di superamento dei limiti consentiti dalla legge).
Notevoli progressi, invece, sono stati registrati sulle tecniche e le metodologie utilizzate per la valutazione della qualità del'aria.
"Arpa Emilia-Romagna ha affermato il direttore generale Edolo Minarelli sta migliorando la rete osservativa a scala regionale e locale e, con il Cnr e l'Università, sta mettendo a punto nuovi indicatori e sensori di misura, come quello per il benzene, che renderanno più semplice ed efficiente la valutazione della qualità dell'aria, favorendo l'informazione ai cittadini e le decisioni degli amministratori pubblici".
Ogni anno, in Italia, vengono immessi nell'atmosfera oltre 3 milioni di tonnellate di ossidi di zolfo, un milione e 700 mila tonnellate di ossidi d'azoto, oltre 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica e più di 7 milioni di tonnellate di monossido di carbonio. A questi inquinanti si aggiungono l'ozono, le polveri e i metalli pesanti. A fare le spese di questo mix di sostanze nocive sono soprattutto gli abitanti delle grandi città, dove il carico inquinante (40-50 microgrammi per metro cubo), provoca gravi effetti sulla salute. E' stato stimato che vivere in una grande città e respirarne l'aria provoca una perdita di 1-2 anni nella speranza di vita. I motivi sono l'aumento dei casi di tumore polmonare e i sempre più frequenti problemi respiratori ai quali, nei soggetti predisposti, si aggiungono quelli cardiaci e circolatori. Da un recente studio condotto in Austria, Svizzera e Francia, si è potuto stimare che l'inquinamento è responsabile del 6% del totale dei decessi. Se la percentuale fosse confermata per tutta Europa, significherebbe che l'aria di città provoca ogni anno 400 mila decessi (in Italia circa 30 mila).
Tra gli altri appuntamenti in programma nel corso del convegno, una mostra dal titolo 'Lo smog e il blasone' che illustra gli effetti che l'inquinamento atmosferico produce su monumenti ed edifici storici nelle aree urbane, e una sezione del Concorso nazionale per Corto e Mediometraggi "Visioni Italiane" organizzato dalla Cineteca del Comune di Bologna e in programma a Bologna fino al 3 dicembre, definita "Visioni Ambientali", riguardante il tema dell'inquinamento nelle aree urbane.