L'ATTENZIONE

 

 

 

 

 

 

Editoriale

 

Elezioni e potere: l'esempio USA

 

 

 

Diceva, con grande spirito ironico, Giulio Andreotti che "il potere logora chi non ce l'ha!".

Non aveva certo torto se si guarda cosa succede nel mondo, dai paesi cosiddetti democratici a quelli totalitari.

L'esempio più luminoso ci viene dagli USA, dove la telenovela delle elezioni presidenziali è ancora lungi dall'essersi conclusa e, comunque andrà, sarà ricordata come un caso di democrazia distorta e, soprattutto, di tentativo da ambe le parti (repubblicana e democratica) di avvinghiarsi al potere, al di là di ogni altra considerazione.

L'ironia di alcuni Paesi nei confronti degli USA che avrebbero voluto mandare oltre Oceano ... osservatori per evitare brogli elettorali appare pesante ma è sintomatica di uno stato confusionale dell'esercizio del diritto di voto.

Ne avevamo già parlato per le elezioni in Jugoslavia, in Albania, in qualche Paese dell'Africa.

Avevamo stigmatizzato il comportamento del presidente del Perù, Fujimoro, che aveva sconfitta l'opposizione con la prepotenza, così come aveva vinto le elezioni del suo primo mandato con l'imbroglio in quanto pur essendo nato in Giappone si era procurato un falso certificato di nascita in Perù dove ha governato per ben otto anni. Adesso è in fuga, ma intanto per otto anni l'ha fatta da padrone.

Ecco, il binomio potere-violenza che fa capolino quasi ovunque sia per conquistare il potere che, soprattutto, per non perderlo!

E' accaduto in Perù, ma è stata la stessa cosa in Argentina, in Cile; accade sempre nei Paesi africani; in Jugoslavia Milosevic ha provato senza riuscirci a rimanere in sella al potere.

La "grande guerra africana", ad esempio, esplosa nel 1997, dopo la salita al potere di Laurent Desiré Kabila, ha provocato in tre anni decine di migliaia di morti ed ingenti devastazioni. Tra i diversi motivi che contribuiscono ad alimentare il conflitto si possono individuare complessi interessi strategici (rafforzare il proprio ruolo regionale, assumere il controllo di fragili aree di frontiera), politici (lotta a bande ribelli sconfinate, rispetto di alleanze storiche) e di prestigio; senza dimenticare i vantaggi economici che diversi gruppi d'interesse (vicini e lontani) traggono dalle enormi risorse (forestali, petrolifere ma soprattutto minerarie) del paese. E proprio con l'intento di amplificare il grido di aiuto della società civile del Congo, la campagna "Anch'io a Bukavu" promuove un'incontro il 3 dicembre a Bologna, preparazione per la marcia di pace di febbraio 2001.

Ma ci sono anche le violenze silenziose, che si chiamano più semplicemente ribaltoni, come accade spesso in Italia dove alligna il germe del tradimento. Lo abbiamo visto con la Lega di Bossi che ha tradito il Polo per sostenere il centro-sinistra, salvo poi a ritornare sui propri passi.

E, purtroppo, ci attendiamo ancora un clima di violenza in vista delle prossime elezioni politiche del 2001 in Italia. Basta sentire le dichiarazioni di guerra delle parti in causa per temere che l'Italia possa diventare un nuovo caso tipo Austria.

Certo, se prendiamo esempio dagli USA, possiamo dire di essere destinati a navigare in cattive acque!

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Festa della Toscana contro la pena di morte

 

 

I messaggi di Nicole Fontaine, Mario Soares, Luciano Violante

L'adesione di Kofy Hannan, Romano Prodi, numerosi premi Nobel e di altre personalità europee e mondiali

 

"Che bella idea; spero che diventi un segno e un simbolo per l' Europa e per il mondo": è un passo del messaggio che il presidente del Parlamento Europeo, Nicole Fontaine, ha inviato al presidente del Consiglio regionale toscano, on. Riccardo Nencini, in occasione della Festa della Toscana del 30 novembre e delle celebrazioni per l'anniversario dell'abolizione della pena di morte. "Ringrazio sentitamente il presidente Nencini ­ continua Nicole Fontaine ­ per aver organizzato questa manifestazione e aver centrato l'avvenimento sulla celebrazione della data del 30 novembre 1786 in cui si decretò l' abolizione della pena di morte e della tortura. Il Parlamento europeo ha votato ancora due settimane fa una risoluzione in favore della sua moratoria. In questo frangente ammiro ancora di più la lungimiranza e il gesto anticipatore compiuto dal Granduca Pietro Leopoldo nel 1786"'.

"So di avere alleati forti in questa battaglia in Italia e vi ricordo ­ conclude Nicole Fontaine ­ che il vostro paese è in prima linea nella difesa del riconoscimento legale della Carta europea dei diritti fondamentali"'. 

Messaggi analoghi sono venuti dalle maggiori autorità italiane, europee e mondiali. Fra esse il presidente della Camera, Luciano Violante,  secondo il quale "l'Italia è all'avanguardia nella lotta per l'abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Si tratta ­ scrive Violante a Nencini ­ di un percorso culturale e politico che inizia da lontano come dimostra il caso del Granducato di Toscana e che fa parte del patrimonio di valori della grande maggioranza degli italiani".

Anche l'ex presidente portoghese Mario Soares ha inviato un messaggio di grande tensione morale nel quale fra l' altro si sottolinea come "l'obiettivo principale della Festa della Toscana è quello di commemorare una delle principali conquiste nel campo dei diritti umani''.

Lunghissima la lista delle adesioni alla Festa pervenute al presidente Nencini. Fra le principali quelle di Kofy Hannan, Romano Prodi, dei presidenti delle corti di giustizia e dei diritti dell'uomo dell'Aja e dell'Unione Europea, Robert Guillaume, Gil Carlos Rodriguez, Luzius Wildhaber, di Felipe Gonzales, di numerosi premi Nobel per la pace (Rigoberta Menciù, Gorbaciov, Walesa, Hume) e della medicina (Rita Levi Montalcini e Renato Dulbecco), di esponenti dell'Accademie Francaise e di numerosi Parlamenti e istituzioni europee.

 

 

Nuovi diritti, nuove libertà, nuovi statuti

Un convegno nazionale promosso dal consiglio regionale fa il punto sulla nuova fase costituente delle Regioni.

 

Il diritto alla fruibilità ambientale, il diritto alla conoscenza, il principio di sussidiarietà, l'etica della responsabilità nella pubblica amministrazione, il diritto alla libertà di scelta e di esercizio del lavoro, la libertà di impresa. Sono alcuni dei nuovi diritti e delle nuove libertà, che entreranno negli Statuti delle Regioni italiane, tutte impegnate nella revisione della loro "Costituzione". Almeno questa è la proposta avanzata dal presidente del Consiglio regionale della Toscana Riccardo Nencini, che , in apertura di un convegno dedicato a questi temi, ha consegnato agli altri presidenti dei consigli regionali italiani una "Tavola" che li riassume. La "Tavola" tiene conto degli aspetti più innovativi contenuti nella Carta dei diritti del cittadino europeo di Nizza. "Diciamo no ad una logica regolamentare e consegnamo un 'fil rouge' di diritti condivisi ed unificanti ­ ha affermato Nencini, che è anche vicecoordinatore della Conferenza dei presidenti dei consigli regionali italiani ­ Un filo rosso che tenga insieme le regioni italiane, pur nelle differenze e nelle valorizzazioni delle rispettive identità". Questa "stagione dei diritti che si apre", secondo Nencini, nasce dall'allargamento dell'Unione europea a nuovi paesi, dai profondi cambiamenti intervenuti negli anni che ci separano dalla nascita della Costituzione (1948) e degli statuti regionali (1970), ma anche dal nuovo federalismo. Sulla stessa lunghezza d'onda Roberto Louvin, presidente del consiglio regionale della Val d'Aosta e coordinatore della stessa Conferenza, contrario ad una forma di statuto "puramente organizzatoria". "Gli statuti non sono solo atti ­ ha sottolineato - ma processi da mettere in moto nelle e tra le Regioni, chiamando a raccolta tutta la società". A suo giudizio i nuovi statuti possono essere uno strumento "vivo e vitale" per attuare i principi sanciti nella Carta di Nizza e per fare delle Regioni "un interlocutore diretto e politicamente forte dell'Unione europea". Louvin, a margine del convegno, ha annunciato che i consigli regionali chiederanno la costituzione di un loro congresso permanente nel parlamento italiano. "Il principio di sussidiarietà, caro a Giorgio La Pira è entrato a pieno titolo nei trattati di Maastricht e di Amsterdam ­ ha ricordato Angelo Passaleva, vicepresidente della giunta regionale Toscana ed assessore alle politiche istituzionali ­ Esso rappresenta una risposta alla crisi delle sovranità, ma anche a quella della politica". Al convegno ha partecipato anche l'ex presidente della Regione Toscana ed oggi sottosegretario di Stato Vannino Chiti, che, nel suo indirizzo di saluto, ha sviluppato alcune "riflessioni personali". "Le fasi costituenti non le possono fare le maggioranze, anche se le minoranze non possono avere potere di veto ­ ha detto - Le istituzioni non sono dei governi, ma dei cittadini". Dopo le relazioni più squisitamente politiche, il convegno ha proseguito i suoi lavori con alcuni relazioni storico-giuridiche, che hanno visto la partedipazione, tra gli altri, dei professori Donatella Della Porta "Diritti e qualità democratica in Italia", Zeffiro Ciuffoletti "Il cammino delle libertà e dei diritti nella costruzione dell'unità d'Italia", Stefano Grassi ("Nuove dimensioni nei diritti: il ruolo delle autonomie regionali").

 

 

Cento scuole italiane contro la tortura

 

Nel giorno dell'undicesimo anniversario della "Convenzione Internazionale sui diritti dell'Infanzia" Amnesty International lancia in cento scuole italiane il progetto di Educazione ai Diritti Umani "La nostra scuola è una zona libera dalla tortura". Il progetto si propone di coinvolgere un numero sempre maggiore di studenti e docenti di ogni ordine e grado di scuola in un percorso di consapevolezza/conoscenza della tortura, e in un'azione concreta per rendere il mondo una zona libera dalla tortura.

Nelle cento scuole un nastro nero-arancio sarà il segno della adesione alle ZONE LIBERE DALLA TORTURA.

Studenti ed insegnanti programmeranno varie attività di approfondimento e denuncia della realtà della tortura (con la collaborazione dei gruppi Amnesty locali ed il supporto di materiali didattici dell'associazione) e "adotteranno" uno o più casi di vittime di tortura denunciati dall'associazione.

I minori sanno protagonisti dell'impegno per allargare sempre più le ZONE LIBERE DALLA TORTURA fino al 10 dicembre 2001, quando sarà diffuso un consuntivo relativo alle attività intraprese e ai risultati ottenuti.

Facciamo in modo che siano mille le scuole italiane contro la tortura!

Amnesty International press@amnesty.it




 

 

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L'ATTENZIONE

 

Fondazioni bancaarie come strumenti di controllo politico

 

Ha suscitato un vespaio di polemiche la dichiarazione del Ministro del Tesoro Vincenzo Visco secondo cui "sulle Fondazioni bancarie ci sono ancora troppi appetiti politici".

In primo luogo perchè la predica viene da quel pulpito che ha firmato la legge in vigore, in secondo luogo perchè Visco non ha espresso alcuna intenzione di porvi rimedio.

Quindi ha polemizzato con se stesso, senza alcuna indicazione propositiva.

Ne avevamo già fatto cenno la settimana scorsa, ma siamo costretti a ritornare sull'argomento per rendere conto ai nostri lettori delle numerose prese di posizione seguite a quell'intervento.

Ma prima di relazionare su quanto accaduto in questa settimana potrebbe giovare fare un passo indietro per capire qualcosa di più sulle Fondazioni.

Piazza Salimbeni a Siena

 

La legge 218/90

Come è noto, la fisionomia delle Fondazioni bancarie è stata definita dalla Legge n. 218 del 1990 e dal successivo DL 256 del 20 novembre dello stesso anno in funzione della trasformazione istituzionale di alcune tipologie di banche (le Casse di Risparmio, gli Istituti di credito di diritto pubblico, ecc.), di cui si è voluto incentivare il passaggio alla forma di SpA anche come premessa della privatizzazione.

Alle Fondazioni, enti non-profit, sono stati attribuiti compiti di interesse pubblico e utilità sociale, che in realtà corrispondono in buona parte a ciò che le banche già facevano e che, in molti casi, era scritto nel loro DNA (il Sanpaolo, ad esempio, nacque come confraternita di beneficenza, quindi diede vita a un Monte di Pietà per combattere l'usura e di qui prese avvio la progressiva trasformazione in banca).

Le Fondazioni bancarie, però, oggi si trovano in una condizione ambigua, che da un lato le vede operare a tutti gli effetti come enti del cosiddetto "terzo settore", ma dall'altro mantiene nelle loro mani il controllo delle aziende creditizie.

"Il no profit, per essere autentico, deve venire dal privato, non dal denaro pubblico" taglia corto il radicale Benedetto Della Vedova,

Eppure sembrava che qualcosa potesse cambiare: con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il 10.8.99 dell'atto di indirizzo del Ministero del Tesoro, entra in vigore a tutti gli effetti l'ultimo atto normativo che disciplina la trasformazione delle Fondazioni bancarie in persone giuridiche di diritto privato, attraverso l'adozione di nuovi Statuti entro il 6 febbraio 2000 e la loro approvazione da parte del Ministero del Tesoro, in qualità di Autorità Vigilante.

 

 

Come nascono le Fondazioni

Quando si parla di Fondazioni bancarie si fa riferimento sia alle Fondazioni delle Casse di Risparmio sia alle Fondazioni degli Istituti di credito di diritto pubblico.

Le prime sono gli enti che residuano dalle operazioni di scorporo dell'attività creditizia delle originarie Casse di Risparmio e di conferimento della stessa alle nuove Casse di Risparmio S.p.A.

Invece le Fondazioni degli istituti di credito di diritto pubblico residuano da una operazione di scorporo simile a quelle delle Casse di Risparmio, con il conferimento dell'attività creditizia alle nuove Banche S.p.A.

In totale le Fondazioni bancarie sono 88 di cui 82 relative alle Casse di risparmio e 6 agli istituti di diritto pubblico.

Queste ultime sono: Fondazione Banco di Sardegna, Ente Banca Nazionale delle Comunicazioni, Compagnia di San Paolo, Fondazione Banco di Napoli, Fondazione Banco di Sicilia, e Monte dei Paschi di Siena.

Il ruolo delle Fondazioni bancarie è rilevante sia per le partecipazioni bancarie possedute (anche se vi è obbligo di dismetterle); sia per le possibilità di investimento degli ingenti patrimoni ai fini di una loro redditività; sia, infine, per le specifiche aree di attività delle Fondazioni: la promozione dello sviluppo economico oltre che le finalità sociali, culturali e scientifiche loro proprie.

 

L'azzeramento minacciato da Tremonti e la difesa di Pinza

Ma torniamo al dibattito in corso, che si è animato prima con le nomine "politiche" nella Fondazione Cariplo e poi nella presentazione dello statuto della Fondazione Monte dei Paschi, dove la nomina di membri da parte del Sindaco di Siena Pier Luigi Piccini spalanca a quest'ultimo la porta della presidenza della stessa Fondazione!

Questa situazione ha fatto dire a Giulio Tremonti, ex-ministro di Berlusconi e futuro ministro del Cavaliere se il Polo vincerà le elezioni, che "la situazione è insostenibile e quindi la legge che disciplina oggi le Fondazioni va azzerata.

Secondo Tremonti le Fondazioni sono "quasi-Fondazioni", che fanno il paio con il "quasi-gol" dal compianto Nicolò Carosio.

Ma sulla legge pesa anche il giudizio negativo del Commissario europeo Mario Monti che ha definito il mondo del credito italiano una "foresta pietrificata". Anche se il termine non è piaciuto all'ex-sottosegretario Roberto Pinza ("costruttore" della legge) che respinge le accuse ma finisce con l'ammettere che "il processo di dismissione delle partecipazioni bancarie dalle Fondazioni è in corso e che la perdita di controllo avverrà entro cinque anni".

 

Il pragmatismo di Baldassarri

Più pragmatico l'economista Mario Baldassarri il quale sostiene che "le Fondazioni, come enti no-profit, devono occuparsi di interventi umanitari, filantropici, educativi, rispettando le richieste della società civile, che non può essere quella che passa attraverso gli enti locali, come il Monte dei Paschi, che sono il massimo della politicizzazione sul territorio".

Secondo Baldassarri "le Fondazioni oggi, con il controllo che hanno delle banche, esercitano un potere reale sul mercato bancario e non bancario, insomma un modo efficace di fare politica sul territorio".

 

Marilena Milani


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Obiettore gabbato

 
 
Antongiulio Barbaro, primo firmatario della risoluzione approvata dal
Consiglio comunale di Firenze
 

 

La settimana scorsa abbiamo pubblicato un articolo di Gianni Conti sul nuovo servizio militare e sulla conseguente riforma del servizio civile.
Torniamo subito sull'argomento perchè sollecitati da numerosi messaggi che abbiamo trovato nella nostra corrispondenza e-mail.
Ragazzi da ogni parte d'Italia ci hanno scritto per pregarci di intervenire in loro favore. A questi ragazzi noi offriamo la nostra solidarietà (che è poca cosa!) ma anche la certezza che c'è chi può aiutarli. Come sta accadendo al Consiglio comunale di Firenze dove, all'unanimità, è stata approvata una risoluzione con la quale si invita il Parlamento ad esaminare in tempi rapidi il disegno di legge n. 4408 di riforma del servizio civile, congiuntamente con le altre proposte avanzate dai diversi Gruppi politici, con l'obiettivo di pervenire alla sua approvazione da parte di entrambe le Camere (per ora è stato approvato solo dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera in sede referente) entro la fine della XIII Legislatura, migliorando e aumentando l'entità economica del sistema di incentivi previsti per la fase a regime al fine di permettere l'impiego annuo di almeno 80 mila giovani.
La risoluzione è di tipo trasversale, vede cioè impegnati tutti i gruppi politici (porta infatti le seguenti firme: Barbaro, Caffaz, Domenichetti, Agostini, Acciai, Imperlati, Malavolti, Mattei, Esposito, Longo (DS); Conti e Balata (PPI); Basosi (Democratici); Foti (Rinnova-mento Italiano); Pettini, Marzullo, Rotondaro (Comunisti Italiani); Fittante (Per L'ulivo in Toscana); Morelli (UDEUR); Papini (Verdi); Sgherri e Falqui (Rifondazione Comunista); Tondi (CCD); Toccafondi (Azione per Firenze); Grazzini e Pieri (Forza Italia)
Non solo, ma anche la Caritas, per bocca del suo direttore don ElvioDamoli, ha fatto sentire la sua voce sostenendo che il Parlamento ha barato in quanto ha deliberato solo sul servizio militare malgrado esistesse un impegno preciso ad affrontare contemporaneamente la riforma del servizio militare e quella del servizio civile.
"Quel che mi preoccupa - dice Damoli - è una concezione di Stato estraneo, ai cui obblighi ci si sottrae quanto più si può".
Fino ad oggi c'erano i giovani che difendevano il territorio (con il servizio di leva) e quelli che difendevano le persone che abitano quel territorio (gli obiettori destinati al servizio civile) contrastando l'emarginazione, tutelando il verde, tenendo aperti biblioteche e spazi sociali. E Damoli si chiede se la mancata riforma del servizio civile possa essere configurata come una violazione o una sostanziale cancellazione della norma costituzionale (art. 52) che prevede un sano equilibrio secondo cui ognuno dà e riceve in termini di diritti e di doveri.
Tornando alla risoluzione fiorentina si chiede si l'attuazione della Legge n° 230/98 (norme in materia di obiezione di coscienza) che per la rapida approvazione della riforma del servizio civile.
La stessa risoluzione invita la Giunta di Palazzo Vecchio a rappresentare questi orientamenti presso la Regione Toscana, l'ANCI, la Conferenza Unificata Stato-Autonomie Locali, il Parlamento ed il Governo.
 

 

Alcuni dati sul servizio civile

 
Attualmente i giovani chiamati alla leva accedono al servizio civile (di durata 10 mesi) previa dichiarazione di obiezione di coscienza e di rifiuto a svolgere il servizio militare (Legge 230/98).
Domande presentate nel 1999: 108.371
Domande presentate nel primo trimestre del 2000: 10.000
Il servizio civile viene attualmente svolto presso Enti (privati e pubblici) che abbiano stipulato una specifica convenzione con l'Ufficio Nazionale del Servizio Civile (UNSC). Sono ancora valide le convenzioni stipulate in precedenza con il Ministero della Difesa (che fino al 1999 ha continuato a gestire il servizio civile). Ogni convenzione consente l'impiego di una certo numero di giovani, nell'ambito dei settori di impiego indicati dalla Legge 230/98.
Numero di Enti convenzionati in Italia (1999): 4.838
Numero di Enti convenzionati in Toscana (2000): 870 (18%)
Numero Enti convenzionati in Provincia di Firenze (2000): 238
Capacità operativa in Italia (giovani assegnabili) al 2000: 79.148
Capacità operativa in Toscana al 2000: 7.863 (10%)
Capacità operativa in Provincia di Firenze al 2000: 2.646
In Toscana gli obiettori svolgono servizio civile:
* nei servizi socio-sanitari (29%)
* nei servizi assistenziali (40%)
* nei servizi culturali (25%)
* nei servizi ambientali (6%)
Capacità operativa in Toscana da parte degli Enti pubblici (Comuni, Ministeri, USL, altri) al 2000: 3.085
Numero di Comuni toscani convenzionati al 2000: 199 (23% di quelli toscani)
Numero di Comuni convenzionati in Provincia di Firenze al 2000: 43
Capacità operativa nei Comuni toscani al 2000: 2.029 (26% di quelli toscani)
Capacità operativa nei Comuni convenzionati nella Provincia di Firenze: 591
Capacità operativa del Comune di Firenze al 2000: 85 (è stato richiesto l'aumento a 100)
 

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L'ATTENZIONE


Arie di città: convegno a Bologna

 

 

 

Scienziati, tecnici e amministratori insieme, per confrontarsi sul problema dell'inquinamento urbano e decidere quali strategie adottare per limitarlo e contenere gli effetti nocivi sulla salute dei cittadini.

E' questo, in estrema sintesi, il significato del convegno nazionale "Aria di città ­ la qualità dell'aria in ambiente urbano", organizzato dalla Regione Emilia-Romagna e dall'Agenzia regionale prevenzione ambiente dell'Emilia-Romagna (Arpa), iniziato oggi a Bologna.

Molte le problematiche affrontate: dal monitoraggio e gestione della qualità dell'aria ai modelli previsionali, dagli effetti dell'inquinamento sulla salute e i beni artistici alla comunicazione del rischio e all'informazione alla popolazione.

"La Regione ­ ha dichiarato l'assessore regionale all'Ambiente Guido Tampieri a margine del convegno ­ è ben consapevole del problema dell'inquinamento urbano, tanto che, nell'elaborazione del Piano di azione ambientale, gli aspetti legati alla qualità dell'aria - sia per gli effetti locali, sia sul tema della riduzione del gas serra per la limitazione degli effetti globali - assumeranno un carattere di assoluta priorità".

Dalle relazioni introduttive è emerso che sono le polveri sottili (PM10) e il benzene gli inquinanti che preoccupano maggiormente. Analizzando i dati raccolti nei primi dieci mesi di quest'anno da Arpa Emilia-Romagna, si può notare che in regione i limiti massimi consentiti per le polveri sono stati superati un gran numero di volte (dall'83 al 44% dei casi). Benché Reggio Emilia e Bologna siano le città che hanno fatto registrare le percentuali di superamento maggiori (rispettivamente 83 e 75%), sono interessati al problema tutti i centri urbani, anche quelli di minori dimensioni. Per il benzene invece, il problema è limitato alle grandi città, in particolare Modena e Bologna (rispettivamente 16 e 10% le percentuali dei casi di superamento dei limiti consentiti dalla legge).

Notevoli progressi, invece, sono stati registrati sulle tecniche e le metodologie utilizzate per la valutazione della qualità del'aria.

"Arpa Emilia-Romagna ­ ha affermato il direttore generale Edolo Minarelli ­ sta migliorando la rete osservativa a scala regionale e locale e, con il Cnr e l'Università, sta mettendo a punto nuovi indicatori e sensori di misura, come quello per il benzene, che renderanno più semplice ed efficiente la valutazione della qualità dell'aria, favorendo l'informazione ai cittadini e le decisioni degli amministratori pubblici".

Ogni anno, in Italia, vengono immessi nell'atmosfera oltre 3 milioni di tonnellate di ossidi di zolfo, un milione e 700 mila tonnellate di ossidi d'azoto, oltre 400 milioni di tonnellate di anidride carbonica e più di 7 milioni di tonnellate di monossido di carbonio. A questi inquinanti si aggiungono l'ozono, le polveri e i metalli pesanti. A fare le spese di questo mix di sostanze nocive sono soprattutto gli abitanti delle grandi città, dove il carico inquinante (40-50 microgrammi per metro cubo), provoca gravi effetti sulla salute. E' stato stimato che vivere in una grande città e respirarne l'aria provoca una perdita di 1-2 anni nella speranza di vita. I motivi sono l'aumento dei casi di tumore polmonare e i sempre più frequenti problemi respiratori ai quali, nei soggetti predisposti, si aggiungono quelli cardiaci e circolatori. Da un recente studio condotto in Austria, Svizzera e Francia, si è potuto stimare che l'inquinamento è responsabile del 6% del totale dei decessi. Se la percentuale fosse confermata per tutta Europa, significherebbe che l'aria di città provoca ogni anno 400 mila decessi (in Italia circa 30 mila).

Tra gli altri appuntamenti in programma nel corso del convegno, una mostra dal titolo 'Lo smog e il blasone' che illustra gli effetti che l'inquinamento atmosferico produce su monumenti ed edifici storici nelle aree urbane, e una sezione del Concorso nazionale per Corto e Mediometraggi "Visioni Italiane" organizzato dalla Cineteca del Comune di Bologna e in programma a Bologna fino al 3 dicembre, definita "Visioni Ambientali", riguardante il tema dell'inquinamento nelle aree urbane.


 

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