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Fondazione Montepaschi di Siena: polemiche roventi
Siena
Dall'inviata Marilena Milani

Se si mettono in uno dei piatti della bilancia gli scontenti questo cadrà fragorosamente verso il basso, perchè nell'altro piatto c'è solo uno che è contento: Pierluigi Piccini, sindaco diessino di Siena, ed autocandidato alla presidenza della Fondazione Montepaschi di Siena.
Posto appetibile e conquistato con largo anticipo, visto che una buona metà dei componenti del Consiglio sarà nominata proprio da Piccini.
Dunque, tutto deciso?
Sembra proprio di sì, anche perchè la bozza del nuovo Statuto della Fondazione è stata accettata dal Ministero del Tesoro e con essa tutte le regole contenute.
Ma le polemiche non si sono esaurite, anzi!
In parte la responsabilità ricade anche sul ministro del Tesoro Vincenzo Visco, il quale, parlando del processo di revisione degli statuti delle fondazioni, ha sostenuto che su di esse si addensano troppi "appetiti politici" che si esprimono sia attraverso la conquista delle poltrone che, di conseguenza, del controllo delle banche.
Insomma Visco vorrrebbe che si potesse parlare di autonomia, indipendenza e tarsparenza, ma sa benissimo che ciò non può essere possibile dal momento che le nomine hanno una chiara derivazione politica, come è il caso di Siena.
In pratica, da una parte si continua a fare "accademie linguistiche" (parlare solo per parlare) dall'altra le cose continuano a seguire il loro corso.
E attacchi al "nuovo corso" (che poi segue sempre la vecchia logica di potere) arrivano sia da Siena che da Grosseto.
A Siena si registra l'ennesima presa di posizione del PPI.
Una lettera di Pierpaolo Fiorenzani, segretario comunale dei Popolari, al Corriere di Siena dipinge un quadro di avvenimenti che non giovano certamente ai rapporti all'interno della coalizione di centro-sinistra.
Fiorenzani respinge le affermazioni del Corriere di Siena in merito all'ipotesi di essere favorevole alla candidatura a sindaco di Siena di Maurizio Cenni, rivendica la collocazione nel centro-sinistra, stigmatizza l'autocandidatura dell'attuale sindaco alla presidenza della Fondazione, giudicandolo oltre che antistatutaria anche inopportuna.
"Sarebbe ora, dopo tante precisazioni, di smettere di inquinare la vicenda della Fondazione M.P.S. - dice Fiorenzani - di equivocare sull'aggettivo "vacante" invece di riconoscerci il "diritto" della continuità politica di una presenza popolare in Fondazione M.P.S. soltanto interrotta, a mandato non esaurito, dalla dolorosa scomparsa del compianto Santo Bruschelli , militante P.P.I".
"Sarebbe ora di smetterla - prosegue Fiorenzani - con il negare agli altri ciò che i DS non negano a se stessi, vale a dire il "diritto" della continuità politica".
"Il sottoscritto si ritiene scrupoloso esecutore di democratiche scelte del P.P.I.; non nutre ambizioni, nè si affida a sogni di onnipotenza; pensa alla necessità democratica della politica maiuscola, come servizio ed alta forma di carità, secondo la definizione popolare, senza struggersi per un posto in Fondazione.
Il sottoscritto non ha mai avuto nè ricevuto poteri del genere e, ciononostante, è attuale espressione del P.P.I., per largo suffragio interno; è proprio questione di interpretazione etica della democrazioa e dei suoi poteri. Della legge soprattutto morale" conclude la sua lettera Fiorenzani.
E mentre a Siena si polemizza in "punta di penna", a Grosseto c'è ben altro atteggiamento: l'assessore comunale alle finanze Gabriele Baccetti protesta per la mancata considerazione riservata alla provincia di Grosseto, sostenendo addirittura che la Fondazione si muove in violazione della legge.
Sostiene l'assessore che a Siena non si tiene conto delle ragioni etiche, storiche e giuridiche della società grossetana e che si tenta di barattare la continuità del potere pubblico-politico per privatizzazione. Quindi, Baccetti passa alle minacce: "continueremo la nostra battaglia in sede politica e giudiziaria, faremo nuove osservazioni al Ministero del Tesoro, se non basterà ricorreremo al TAR e, poi ancora, se necessario, anche in sede comunitaria".
Chi vivrà vedrà!

Da sinistra: Lucia Franchini (I Democratici), Anna Annunziata
Marisa Nicchi e Bruna Giovannini (DS)
La procreazione assistita deve svolgersi in strutture sanitarie. I professionisti, che esercitano nei propri studi dovranno presentare una richiesta d'autorizzazione al sindaco e potranno proseguire la loro attività fino al momento del rilascio o diniego dell'autorizzazione stessa.
Lo stabilisce una delibera del Consiglio regionale della Toscana sui requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici delle strutture pubbliche e private per la procreazione assistita.
Nell'attesa che il Ministero indichi i requisiti minimi per l'accreditamento di tali strutture, l'assemblea toscana, su invito della Commissione regionale di bioetica, ha definito alcuni standard per tutelare la salute della donna, del nascituro e di tutti gli utenti.
La procreazione assistita comprende tecniche molto diverse tra loro, ma tutte richiedono una struttura organizzativa molto complessa. Per questo è stato deciso di autorizzarla solo in strutture sanitarie. Per garantire la continuità di trattamento terapeutico e la salute dei pazienti e delle pazienti in cura, tuttavia, è stato deciso di consentire l'attività negli studi professionali, in attesa di autorizzazione.
La proposta di deliberazione, illustrata in Aula da Federico Gelli (I Democratici), Presidente della IV Commissione, integra la precedente deliberazione del Consiglio regionale n. 21/99 sui requisiti per l'esercizio delle attività sanitarie, con standard strutturali e tecnologici minimi, che le strutture pubbliche e private devono avere per esercitare le attività sanitarie di procreazione medicalmente assistita.
Sull'atto, sollecitato dalla stessa Commissione di bioetica nella logica della salvaguardia della salute e dei diritti delle donne e dei nascituri, è stato acquisito dalla Giunta regionale il parere favorevole dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio sanitario regionale.
"Il provvedimento, ha proseguito Federico Gelli, impegna altresì la Giunta regionale a rivedere il nomenclatore tariffario, sentito il Consiglio Sanitario Regionale, al fine di prevedere più prestazioni riconducibili alla procreazione medicalmente assistita, in relazione alle diverse tecniche adottate. Si ritiene che le attività sanitarie di procreazione medicalmente assistita richiedano un livello di complessità organizzativa, che può essere garantito esclusivamente nelle strutture sanitarie, soggette ad autorizzazione."
Con il termine di procreazione medicalmente assistita (PMA) s'intendono una serie di metodiche che vanno dalle tecniche più semplici, ampiamente utilizzate da molti anni, come l'inseminazione intrauterina, a tecniche più complesse e più recenti. Il primo livello è riconducibile all'ambito della specialistica ambulatoriale che non comporta ricorso ad interventi chirurgici né a procedure invasive. Il secondo e terzo livello sono da ricondurre all'ambito della Chirurgia ambulatoriale, con utilizzo di interventi e procedure invasive, che non comportano il ricorso ad anestesia generale.
Nella Regione esistono professionisti che realizzano interventi della tipologia in esame nel proprio studio professionale, non soggetto fino ad oggi ad alcuna autorizzazione. Al fine di garantire la tutela della salute delle pazienti in corso di trattamento il provvedimento dispone che i suddetti professionisti, per continuare nell'attività senza interruzione, debbono presentare domanda di autorizzazione e conseguentemente il proseguimento dell'attività dipenderà dal rilascio o meno dell'autorizzazione.
Federico Gelli ha concluso ricordando che "con questa delibera si tenta di "governare" un percorso difficile con l'obiettivo finale di garantire sul territorio toscano la qualità anche in questo tipo di attività sanitaria. Nel testo della deliberazione è stato introdotto l'impegno della Giunta regionale a riferire al Consiglio della sua attuazione entro due anni. E' lo strumento che ci permetterà di dire se l'obiettivo è stato raggiunto."
Anna Maria Celesti (FI) ha confermato il voto favorevole ad un provvedimento che indica prescrizioni e criteri tecnici tesi a tutelare maggiormente i pazienti che si sottopongono a inseminazione artificiale, cercando quindi di tutelare le condizioni igienico-sanitarie.
Franco Banchi (CDU) ha dichiarato l'importanza dell'elemento etico-giuridico, non si può ridurre la discussione sulla procreazione solo ad un fatto tecnico. L'importanza della mozione presentata è nella richiesta al Parlamento di decidere su una questione così delicata, anche per gli evidenti collegamenti della procreazione con la tematica della clonazione.
Piero Pizzi (FI) ha dichiarato il suo imbarazzo ad intervenire su un tema così delicato, senza che a livello nazionale siano stati adottati provvedimenti di riferimento certi. E' grave che a livello nazionale non vengono assunte decisioni così importanti, va comunque riconosciuto che il provvedimento regionale rappresenta un atto che disciplina e offre maggiori garanzie per chi si sottopone a questo trattamento.
Marisa Nicchi (DS) ha apprezzato il lavoro svolto dalla Giunta regionale e dalla Commissione per arrivare ad un provvedimento sulla procreazione assistita che onora il diritto alla salute della donna. La strada dei regolamenti non è quella giusta, ma in questo caso è un elemento positivo per offrire maggiori garanzie di salute e di tutela sanitaria. Una buona legge nazionale è auspicabile, ma deve essere in grado di garantire tutti i comportamenti sociali, non solo quelli delle famiglie tradizionali. Non possiamo continuare a nasconderci dietro i problemi etici per non affrontare le situazioni che colpiscono le persone e, in particolare, le donne.
Angelo Passaleva (PPI) ha dichiarato, come consigliere regionale e per il suo gruppo, il voto favorevole su un provvedimento finalizzato alla tutela della salute della donna e dell'embrione. Un regolamento scrupoloso e che aumenta la sicurezza sanitaria. Resta fondamentale tutelare i diritti del figlio e della sua origine genetica, per questo ritiene giusta la sollecitazione al Parlamento per arrivare ad una decisione rapida su questa delicata materia.
Giovanni Barbagli (RC) ha dato atto della correttezza del dibattito svolto in Commissione, arrivando ad un regolamento sulla procreazione assistita che tende a tutelare la donna e la sua sicurezza. Si danno indicazioni precise, si esercita il controllo, dando la possibilità a chi operava fuori delle regole di adeguarsi alle nuove norme introdotte.
Enrico Rossi, assessore alla sanità, è convinto che la Giunta regionale ha presentato un atto importante, un fatto di civiltà per tutelare le oltre 4000 donne, secondo i dati ufficiali, che si sottopongono a pratiche di fecondazione assistita. Spesso tali interventi avvengono senza tutela e le dovute garanzie, per questo appare doveroso approvare questo provvedimento, su sollecitazione della Commissione regionale di bioetica, con le modifiche apportare dal lavoro attento svolto in Commissione. Attualmente la Regione Toscana autorizza soltanto 16 strutture, mentre è opportuno regolamentare anche le altre sedi che operano in questa materia. Si fissano criteri d'accreditamento dei professionisti e precise regole tecniche. Occorre tenere separata la discussione generale, perché le divisioni ideologiche hanno impedito di tutelare adeguatamente la salute sanitaria delle donne che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita.
La delibera è stata approvata a maggioranza, con il voto d'astensione dei gruppi di AN, CCD, CDU e del cosigliere Pizzi (FI).
Occorre segnalare che la maggioranza ha respinto una mozione delle opposizioni che invitava il Parlamento ad approvare una normativa di riferimento nazionale. Per questo, nella dichiarazione di voto favorevole Paolo Bartolozzi (FI) ha protestato per tale diniego.
Mentre Maurizio Bianconi (AN) ha motivato il voto d'astensione su un buon provvedimento, perché vengono a mancare le premesse politiche generali che erano contenute nella mozione. Anche Marco Carraresi (CCD) e Franco Banchi (CDU) hanno motivato il loro voto d'astensione con il comportamento scorretto della sinistra e con la poca chiarezza dimostrata su un tema così scottante, che non ha permesso di approvare una mozione d'accompagnamento veramente significativa.
Le conferenze-stampa
Proprio la questione della mozione respinta ha formato oggetto di una conferenza stampa di CCD, CDU e AN che hanno denunciato "il preoccupante ed inatteso atteggiamento di chiusura del gruppo DS emerso nel corso del dibattito in Aula".
A giudizio dei tre capigruppo (Carraresi, Banchi e Bianconi) "non si capisce perchè la maggioranza non ha voluto votare la mozione che era diretta a stimolare il Senato ad approvare la legge nazionale sull'argomento ferma da mesi a Palazzo Madama".
E il giorno dopo, altra conferenza stampa annunciata da tutte le donne presenti in Consiglio per parlare ancora di procreazione assistita.
Ma all'appuntamento non si sono presentate Giuliana Baudone (AN) e Maria Ida Celesti (FI).
Erano presenti le tre consigliere DS (Anna Annunziata, Bruna Giovannini e Marisa Nicchi) e la consigliera de I Demcratici (Lucia Franchini), le quali hanno giustificato l'assenza delle due colleghe ed hanno espresso la loro soddisfazione per l'approvazione del regolamento. Augurandosi che tutto proceda regolarmente per andare incontro alle esigenze delle donne.
Le promesse della Giunta
Nel frattempo l'assessore alla sanità Enrico Rossi
ha fatto sapere che "la Regione definirà entro sei mesi i requisiti
tecnici richiesti per le autorizzazioni, assimilabili a quelle più
generali richiesti per l'accreditamento". Solo dopo potranno essere
presentate le domande.
Torna prepotente il "rischio-malaria"
Antenne, cellulari, comitati ... scontri
assicurati

La concessione delle licenze dal Governo per l'UMTS ha rinfocolato la guerra alle antenne per cellulari. Non solo: l'elettrosmog è sotto accusa in maniera totale.
Nel nostro servizio di presentazione (v. L'attenzione n. 1388 -pag. 22) facevamo cenno al possibile flop del telefonino di quarta generazione non solo per motivi tecnici, ma anche (e sopratutto) per le prevedibili opposizioni dei cittadini indisponibili ad accettare l'invasione del territorio da migliaia di nuove antenne.
Ebbene quella per noi non fu profezia, ma semplice constatazione, che comunque non ha toccato per niente i nostri governanti che pure dovrebbero saper prevedere le conseguenze dei loro atti.
D'altra parte è sempre viva la questione dei tralicci dell'Enel.
Livorno: Comune contro Enel
A causa della vicinanza dell'elettrodotto dell'Enel il Comune ha deciso di spostare le due scuole perchè subiscono il pericolo elettrosmog. E questo, dopo che l'Arpat ha lanciato l'allarme.
I genitori degli alunni, invece, chiedono che venga spostato l'elettrodotto!
E, nel frattempo, il sindaco della città ha fatto sapere che chiederà all'Enel di pagare i danni causati dallo spostamento delle scuole.
Per ora nessuno può dire come finirà. Una cosa è certa: la litigiosità è in crescente aumento.
Comitato a Scandicci contro antenne cellulari
Mercoledì 15 novembre presso l'Informagiovani si è svolto un incontro, promosso dal Circolo Tuttinbici di Scandicci, per fare il punto sulla situazione delle antenne radiobase per telefonia cellulare a Scandicci.
Al termine della serata è stata decisa la costituzione di un comitato di coordinamento dei vari comitati esistenti , di singole persone che seguono questo problema e di cui fa parte Legambiente Scandicci.
Obbiettivi del comitato sono:
1) fare opera di "informazione alla cittadinanza" sulla tutela della salute e sui pericoli derivanti sia dalla presenza delle antenne che dall'uso e abuso dei telefonini, supplendo così alla funzione che spetterebbe al Comune in base alla recente legge regionale toscana n.54 del 7 aprile 2000 (art.6 comma 1.d).
2) chiedere al Comune di costituire, prima di rilasciare ulteriori concessioni per nuove antenne, strumenti quali un Regolamento (con precise procedure da effettuare) e il Piano Urbanistico delle antenne, con l'individuazione delle zone per la loro installazione (come fatto da altri Comuni).
L'obbiettivo di garantire la ricezione del segnale non può essere prioritario rispetto alla salute dei cittadini.
3) chiedere al Comune di concordare con ARPAT un programma per la rilevazione periodica delle emissioni elettromagnetiche delle antenne installate a Scandicci e di renderle di dominio pubblico anche utilizzando un sito Internet come fatto per l'elettrodotto ENEL da 380 Kv. Questo controllo è determinante per verificare che (L.R. Toscana 6 aprile 2000.n.54 art 1 comma 2) "l'esercizio degli impianti, autorizzati ai sensi della presente legge, si svolga nel rispetto degli stessi limiti, valori ed obiettivi di qualità, al fine di garantire:
a) la tutela della salute umana, dell'ambiente e del paesaggio, con valutazione delle condizioni espositive della popolazione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici;
b) l'ordinario sviluppo e la corretta collocazione degli impianti, anche mediante l'accorpamento degli impianti di emissione su un unico traliccio;
c) il contenimento dell'inquinamento ambientale derivante dalle emissioni elettromagnetiche degli impianti, ed il conseguimento, nell'esercizio degli stessi, degli obiettivi di qualità eventualmente fissati dagli atti statali a tal fine emanati. (L.R. Toscana 6 aprile 2000.n.54 art 1 comma 2)
4) chiedere al Comune di sollecitare la Regione Toscana ad attuare quanto previsto dall'art. 4 della legge 54, per l'individuazione delle "aree sensibili".
5) chiedere al Comune di seguire l'indicazione dell'ANCI Toscana (Associazione Nazionale Comuni Italiani) di sospendere la concessione per nuove installazioni fino alla definizione delle "aree sensibili", attuando una moratoria per le concessioni come fatto da altri Comuni. La giunta di Prato ha deciso la moratoria fino al settembre del 2001 per predisporre il "piano regolatore delle antenne" (rispettando quanto previsto dall'art.1 comma 2 legge 54 "corretto sviluppo e corretta localizzazione degli impianti".
Il Comune di Corato "spegne" Wind
Il Comune di Corato (Bari) ha ingiunto alla Società Alcatel di disattivare un'antenna per telefonia cellulare Wind tenuta in esercizio in violazione dei provvedimenti dell'amministrazione locale e di numerose pronunce del Tribunale amministrativo regionale. Con un'ordinanza dirigenziale il Comune pugliese ha concesso 10 giorni di tempo alla società responsabile dell'installazione per rimuovere la stazione radio incriminata. In caso di inottemperanza, dispone l'ordinanza, lo spegnimento avverrà in forma coattiva.
La battaglia anti-elettrosmog del Comune di Corato è scritta nelle ordinanze del TAR Puglia - Sezione di Bari - che dallo scorso marzo ad oggi sulla materia si è pronunciata ben tre volte: il 23 marzo, quando con l'ordinanza n. 487 ha deciso che l'installazione delle antenne è soggetta a concessione edilizia; il 6 aprile, quando con l'ordinanza n. 542 (poi confermata dal Consiglio di Stato) ha stabilito che per l'installazione occorre anche la VIA regionale; da ultimo, il 9 novembre scorso, quando con l'ordinanza n. 1287 ha rigettato il ricorso presentato da Wind per l'annullamento, previa sospensiva, del Regolamento comunale che disciplina l'installazione delle antenne.
E' stata proprio quest'ultima ordinanza a confermare il ruolo attivo svolto dal Comune nella lotta all'elettrosmog. Il Regolamento approvato dal Comune di Corato il 13 aprile 2000 e contestato dalla Wind stabilisce, infatti, i valori di cautela delle emissioni e i criteri di ubicazione che bisogna osservare nell'installazione di antenne telefoniche e radiotelevisive nel territorio comunale. Leggittimandolo sul piano processuale, Il TAR ha riconosciuto pieno valore giuridico al Regolamento, quale strumento normativo urbanistico in materia di collocazione degli impianti in questione.
Intanto, la tanto attesa legge-quadro nazionale sull'inquinamento
elettromagnetico (rubricata come AS4273) giace dal 28 luglio in Senato,
dopo essere stata approvata dalla Camera nel lontano ottobre 1999 (come
AC4816). (Vincenzo Dragani)