L'ATTENZIONE

 

 

 

 

 

 

Editoriale

 

AAA cercasi sponsor

per campagna elettorale premier,

bella presenza offresi ...

 

Non siamo alle inserzioni pubblicitarie, ma quasi! Visto il costo dell'operazione (si parla di circa 200 miliardi di lire) potrebbe essere questo l'annuncio su un prestigioso quotidiano nazionale con cui la coalizione di centro-sinistra cerca di "pescare" i quattrini necessari per la faraonica campagna elettorale che Francesco Rutelli intende avviare per le prossime elezioni politiche del 2001.

Purtroppo per Rutelli non solo sarà problematico raccogliere tale cifra, ma addirittura le previsioni di spesa non vanno neppure d'accordo con quanto è apparso recentemente sulla Gazzetta Ufficiale circa il rendiconto dei partiti per il 1999, da cui si evince un "disastro" nelle loro casse. I Ds, ad esempio, che dovrebbero essere i più forti sostenitori finanziari di Rutelli hanno denunciato un disavanzo di un miliardo trecentotrentotto milioni e mezzo, tanto che il tesoriere di Veltroni, Lino Paganelli, ha sentito il dovere di frenare tempestivamente gli entusiasmi prevedendo per la campagna rutelliana "una spesa molto più austera dei 200 miliardi", anzi "ridotta all'osso", per intenderci.

Ma Francesco Rutelli, minimizza ed afferma che "tutte le cifre circolate sulla stampa nei giorni scorsi sono inventate" e che loro, i belli che furono della "lista civica di Beautiful" non disponendo delle "risorse che hanno gli altri candidati" sperano di poter contare sui finanziamenti degli elettori". Sarà vera gloria?

Chissà, una cosa appare oggi certa e cioè che nessuno pensa veramente che Rutelli possa disporre di quella cifra, anche se nel suo "giro" ci sono grossi nomi della finanza, dell'imprenditoria e della cultura.

La prima grana, per mancanza di fondi, potrebbe nascere quando si tratterà di pagare il lauto compenso ai consulenti scelti da Rutelli e che hanno fatto eleggere Clinton e Blair, tra cui Stan Greenberg, professore di Yale ed ex contestatore del Vietnam, il mago dei sondaggi di opinione, noto per aver dato una mano a Nelson Mandela, ancora impegnato negli Stati Uniti d'America a fare da padrino al democratico Al Gore. Questi dovrebbe "guidare" Rutelli a battere, almeno in termini di comunicazione, Silvio Berlusconi, comunicatore per eccellenza.

Il tutto dovrebbe avvenire tramite il linguaggio della democrazia diretta, basata sui sondaggi d'opinione e sulle tecniche di persuasione studiate a tavolino. Addio, dunque, alle campagne elettorali "fai da te", in cui si spendevano "sottobanco" parte dei "fondi neri" che i partiti riuscivano a racimolare. Dopo che l'uragano tangentopoli si è abbattuto sulla politica italiana, tutti gli apporti economici per sostenere una campagna elettorale devono essere riportati in bilancio e quindi essere alla "luce del sole". Tra i partiti ormai circola un solo slogan: "si cercano fondi puliti".

Anche se al quartier generale dell'Ulivo si incominciano a muovere con la stessa strategia usata dal leader del Polo a partire dalla campagna del '94, con una piccola differenza: che adesso, per una sorta di gioco di inversione delle parti, il Cavaliere sembra puntare più su una strategia molto tradizionale, all'italiana, come è appunto quella di tappezzare tutte le città di manifesti e cartelloni.

Angelina Aino

 

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L'ATTENZIONE

"Ditelo con i fiori: in nome della Margherita"

 

Articolo di Gianni Conti (*)

La Margherita è sicuramente nata per ridurre e semplificare i partiti nazionali dell'area politica del cosiddetto centro; per stimolare la riflessione politica dell'elettorato moderato; per capire i segni nuovi che il tempo della globalizzazione ci pone; per affrontare, con pari dignità, il confronto con la gamba lunga dell'Ulivo (D.S.).

Sinceramente riteniamo che, in campo politico, il neonato fiore possa svolgere un ruolo di grande rilievo e significato nel variegato e frammentato panorama politico italiano. Anche perché la riforma della politica e il rinnovamento della classe dirigente, non nel senso generazionale ma interiore, non è più rinviabile se vogliamo restituire autorevolezza alle istituzioni democratiche. E' questa una esigenza che anche la società civile e quella religiosa avanzano in maniera esplicita, da anni. Le stesse elezioni, sia amministrative che politiche, vengono sistematicamente ad essere disertate da oltre un quarto degli italiani, mentre si moltiplicano - a dismisura ­ i partiti in competizione tra loro.

Ecco, dunque, Ppi, Democratici, Udeur e Rinnovamento che cercano, attraverso la confluenza nella Margherita, di dare una risposta nuova ai cittadini, i quali hanno capito ­ da tempo ­ molte cose della mediocre ed inconcludente politica di oggi. Hanno soprattutto capito che nessun fine, nemmeno il migliore, giustifica l'uso di mezzi scorretti, clientelari e permissivi. Dunque ben venga una Margherita per ricostruire un centro aggregante nella politica italiana monopolizzata da Forza Italia nel centro destra e dai Ds nel centro sinistra.

Un centro politico, comunque, non nostalgico di un passato certamente dignitoso che non tornerà più, ma un centro moderato che guardi prevalentemente al sociale, che accetti le sfide che la scienza e la tecnologia con le loro nuove possibilità offrono, le cui domande e risposte hanno un legame stretto con l'azione politica di governo. Una Margherita, infine, non come cartello elettorale, ma come riferimento politico per far tornare e suscitare interesse e passione a tutti coloro che disertano le urne perché "educati" all'anticomunismo e all'antifascismo dei tempi andati e che finiscono per rifiutare sia la coalizione dell'Ulivo che il Polo delle Libertà, per la presenza dei post-comunisti l'una, dei post-fascisti l'altra.

Oggi la competizione elettorale non annovera gli "opposti estremismi", è decisamente diversa da quella caratterizzante il 1948. Gli avversari di ieri, per fortuna della democrazia europea, non rappresentano più dei pericoli reali.

I pericoli, casomai, per l'Ulivo, per il Polo, per le altre "terze vie" e soprattutto per la democrazia, sono altri, sono i problemi nuovi: crisi del sistema, crisi della politica, crisi della partecipazione, indifferenza nelle scelte, pregiudizi sugli uomini, spinte a ricercare il proprio tornaconto personale, protagonismo fine a se stesso. L'impegno della Margherita, composta prevalentemente da costole della DC, dovrà essere quello di riuscire a sbarrare la strada agli attivisti senza amore e senza ideali; ai fanatici del protagonismo e del culto della personalità, che pensano di imitare goffamente l'uomo della provvidenza, sognando un "Terzo Polo"; a coloro che riducono tutto ai compromessi senza scoprire, con gli orizzonti che la politica offre, anche i traguardi dell'utopia. Come cattolico, impegnato nella Polis, ritengo che, sul terreno della politica, la sola militanza non basta: occorre qualcosa "di più" rispetto all'impegno nel partito che è spiritualità e vita interiore, cultura e senso della solidarietà.

A questo "di più" è affidato e non alla sola dimensione politica, il futuro della presenza dei cattolici. In questo campo aperto a tutte le culture civili. Dunque, occorre una Margherita che sappia togliere alla politica il "cinismo" per ridarle speranza ed idealità. Soprattutto in politica è necessario rinnovarsi ogni giorno dal di dentro. Agli uomini meschini non si possono chiedere grandi ideali.

Ai calcolatori piace la soddisfazione immediata e non una strategia che guardi lontano, possibilmente al di là di un effimero cartello elettorale

 

(*) Capogruppo del PPI in Palazzo Vecchio



 


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Statuto della Fondazione Montepaschi:

i punti fermi dei Popolari di Siena

 

Articolo di Gabriello Mancini (*)

La discussione sui contenuti del nuovo statuto della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena sembra giunta ai nodi cruciali.

L'esame delle osservazioni del Ministero del Tesoro sulla prima stesura dello statuto è ormai in dirittura d'arrivo.

E' giunto pertanto il momento che anche le massime istituzioni locali senesi, Comune e Provincia, si pronuncino in merito e facciano conoscere alla pubblica opinione il loro orientamento, che - mi auguro - su un tema così importante per il futuro della Fondazione, sia chiaro ed univoco.

Dalle notizie filtrate tre sarebbero i punti qualificanti e politicamente rilevanti ancora da definire: la composizione degli organi, gli enti nominanti, le incompatibilità.

Sui primi due aspetti, registro, con soddisfazione, che le proposte a suo tempo avanzate dal PPI stanno diventando patrimonio largamente condiviso.

Ribadisco pertanto la nostra idea di una forte divaricazione fra il numero dei componenti la Deputazione Generale e quello della Deputazione Amministratrice.

L'ipotesi già formulata di 14 e 8 ci sembra ancora la più coerente e funzionale.

Così come ci trova concordi la figura unica del Presidente, sia pure con poteri limitati nella Deputazione Generale.

Per gli enti dominanti i Popolari hanno sempre formulato una proposta molto precisa: una netta prevalenza degli enti locali elettivi (Comune, Provincia e Regione), ma anche una presenza, con nomina diretta e non mediata, di altre istituzioni senesi che, per la loro storia, la loro importanza e l'attinenza con i settori oggetto dell'azione specifica della Fondazione, sono portatrici di valori e competenze di grande rilievo.

Da tutto questo nascono le possibili candidature.

L'individuazione di altri enti nominanti non era certamente difficile e noi la confermiamo: Università degli Studi, Camera di Commercio, Curia Arcivescovile.

A proposito di quest'ultima, mi sembrano fuori luogo, strumentali e volutamente polemiche talune prese di posizione contro un'istituzione che, a prescindere dai valori religiosi e morali che rappresenta (che pur sempre rimangono punto di riferimento per moltissimi cittadini), è anche portatrice di una continuità storica fatta di grandi valori e tesori culturali, artistici ecc.

Restando ad una visione "laica" del problema, mi sembra che esistano tutti i presupposti in favore della Curia Arcivescovile.

Del resto non sarebbe una novità, perché analogo potere di nomina viene esercitato, dalle rispettive Curie, per altre importanti Fondazioni bancarie, quali - ad esempio - la Cassa di Risparmio di Firenze, di Volterra, di San Miniato, per restare alla sola Toscana.

Come Popolari siamo quindi molto soddisfatti che la nostra ipotesi, formulata sin dall'inizio della discussione statutaria, abbia finalmente fatto strada e ci auguriamo che possa essere definitivamente accolta.

Resta poi il problema di una espressione del mondo del Volontariato.

E' una esigenza da reperire pienamente per tutto il prezioso e benemerito lavoro che queste associazioni svolgono in tanti settori, anche nella nostra realtà locale.

Ed in questo caso, vista la molteplicità delle organizzazioni interessate, potrebbe essere opportuna una designazione che transiti attraverso gli enti locali.

Per ultimo la questione delle incompatibilità: l'errore che non si deve correre è di concepirle contro qualcosa o qualcuno, oppure in loro favore.

Il Tesoro aveva previsto una direttiva nazionale in merito.

Ad oggi niente è uscito dalla stanze romane di via XX settembre e quindi occorre fare tutto da soli.

Forse è meglio così, perché nessuno potrà nascondersi e tutti dovranno impegnarsi per dare regole precise e di massima trasparenza.

In ogni caso è necessaria una netta separazione fra incarichi nella Fondazione e quelli nella banca conferitaria e nell'intero gruppo MPS, oltre che - logicamente - fra i vari organi della Fondazione.

Così come è semplicemente impensabile qualsiasi commistione di ruolo fra nominanti e nominati.

Se a queste semplici e fondamentali regole si aggiungeranno quelle di legge e quelle già esistenti, il mosaico potrà essere facilmente composto.

(*) Segretario provinciale PPI Siena


 

 


 

 


 

 

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L'ATTENZIONE

 

I nuovi barbari: chi sono?

 

 
Il VI secolo d.C. si aprì con stragi, morte e devastazione per il Popolo di Roma: fu il secolo del crollo dell'Impero, della fine degli ideali di chi, da sempre, aveva lottato per costruire un regno potentissimo, in forza, ricchezza e potenza.
L'Impero romano d'Occidente fu presto preda dei barbari, che, nel 410, dopo la morte dell'insostituibile generale Stilicone - già distintosi contro i Visigoti - arrivarono ad assediare Roma. L'Urbe venne abbandonata al saccheggio dei Visigoti, capeggiati da Alarico, per quattro giorni e la figlia dell'imperatore fu trascinata via prigioniera.
Tutta l'Europa fu spazzata via dall'impeto degli invasori, popoli e tribù nomadi, pronti a tutto per dominare, conquistare e invadere, ma soprattutto bisognosi di un territorio stabile, affamati, disposti a tutto pur di guadagnarsi un'identità, pronti a strapparla agli altri per farla propria.
Il terrore maggiore fu rappresentato dagli Unni, di straordinaria forza e abilità, dotati di un vero apparato militare: montavano cavalcature molto piccole e molto resistenti, erano dotati di archi ed avevano una tecnica di battaglia basata sulla rapidità di movimento e sulla violenza dell'attacco.
Per diverso tempo furono al soldo di imperatori, assoldati come mercenari, pronti a mettere in gioco la loro vita in cambio di denaro.
Attila, il &laqno;flagellum Dei», fu il mitico re degli Unni, carismatico dominatore che riuscì a legare popoli di stirpi diverse; i Tedeschi lo ricordano come generoso e munifico, il "grande sovrano" passato alla storia nei Nibelunghi anche se nella memoria dei Romani resta solo come terribile distruttore.
Il "dominatore implacabile" che, però, penetrato in Italia si fermò prima di distruggere Roma, ritiratosi dopo l'incontro con l'ambasciata guidata da papa Leone III.
Assassino spietato o re conquistatore?
Era forse la sete di sangue, come per lungo tempo si è voluto far credere, o un legittimo desiderio di conquista, lo stesso desiderio che per lungo tempo aveva animato i cuori dei grandi generali e imperatori romani, che adesso spronava il &laqno;Flagellum Dei»?
Senz'altro niente a che vedere con quelli che oggi possiamo definire i "nuovi barbari".
I barbari di oggi non sono popoli affamati. Arrivano in jet privato, scendono in alberghi di lusso o possiedono grandi palazzi, hanno banche, spesso sono ricevuti ai massimi livelli della nostra società, Casa Bianca o dimore reali non escluse. Perché definirli, allora "barbari"?
Sono sterminatori, hanno una mentalità selvaggia da spietati dominatori: la criminalità organizzata si sta imponendo nel nostro mondo, arrampicandosi sullo Stato, sostituendosi alle leggi. Si può quasi parlare di una "istituzionalizzazione progressiva della criminalità organizzata".
Anche questa volta arrivano dagli Urali, dalle steppe dell'Est, come già quindici secoli fa quando sommersero e inghiottirono tutta la civiltà greco-romana. Ma questa volta si parla di una mafia nata e cresciuta con lo Stato, come è accaduto in Russia - i lupi delle steppe dell'Est: 5.700 bande o "cartelli" -dove addirittura lo Stato destrutturato dal crollo dell'agosto '91, affida volontariamente alcuni poteri ad efficienti criminali, senza rendersi conto di perdere ogni capacità di ristabilire la sovranità. Così in Jugoslavia. Così sta adesso succedendo in Turchia dove capitali criminali e capitali legali entrano sempre più in simbiosi. E dal potere economico al potere tout-court il passo diventa sempre più breve.
Per quanto feroci e "sanguinari" gli Unni, i Vandali ed i Visigoti combattevano per un fine ben preciso, conquistare quei territori che da "nomadi" erano loro negati, oggi però siamo di fronte a qualcosa di inedito: queste bande praticano il più ripugnante dei crimini, la tratta delle persone, donne e bambini in particolare, traffici ai quali né la mafia italiana, né altre organizzazioni militari si sono mai dedicate.
La cosa che fa più rabbrividire è constatare che la sensibilità collettiva è come ottusa dinanzi al male: si sono talmente elevati i parametri della mostruosità che, oggi, parlare di vendita di schiave, anzichè far esplodere un'immediata e incontenibile indignazione, appare quasi peccato veniale.
Cinismo, abilità; niente valori di civiltà a far da remora, a fermare la più orrenda e pericolosa invasione che sta corrodendo la nostra società dall'interno.
E, purtroppo, anche se da più parti è negata questa affermazione, c'è da attribuire precise responsabilità di deligittimazione morale anche alla TV, in particolare quella che i sociologi chiano "TV-spazzatura". Una televisione che esalta la "carne", il danaro, che non rispetta niente e nessuno rendendo tutti schiavi di situazioni a dir poco scabrose.
Il nostro è un vero e proprio "grido d'allarme". Qualcuno saprà raccoglierlo? Oppure passerà subito tra le cose da dimenticare, così come è accaduto alla nostra recente proposta di parlare nelle scuole di "morti bianche" per inculcare nell'animo dei lavoratori e dei datori di lavoro di domani il senso del rispetto, della prevenzione, della cura della salute!
 
Serena Casini
 

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L'ATTENZIONE


Droga: summit a Firenze

Dare priorità alle politiche di prevenzione e di riduzione del danno; superamento del concetto di irrecuperabilità; richiesta al governo perchè siano le Regioni a gestire interamente il fondo statale antidroga; sostegno agli strumenti di monitoraggio dei fenomeni; rafforzamento del ruolo dei comuni per la prevenzione ed il reinserimento lavorativo dei tossicodipendenti.

Sono questi i messaggi che l'assessore alle politiche sociali Angelo Passaleva, ha lanciato nel suo intervento introduttivo alla Conferenza regionale sulle tossicodipendenze, in preparazione della Conferenza nazionale.

"E' questa l'occasione - ha detto Passaleva - per un confronto tra tutti i livelli istituzionali, il sistema dei servizi pubblici e del no-profit in relazione all'evoluzione del fenomeno e in vista della Conferenza nazionale in programma a Genova a fine mese. La Regione intende adeguare rapidamente le sue strategie di intervento per puntare decisamente alla prevenzione e contrastare la diffusione del fenomeno nelle scuole, sui luoghi di lavoro, nel mondo giovanile. Consideriamo superato il concetto di irrecuperabilità e intendiamo finanziare i progetti finalizzati alla riduzione del danno e alla riabilitazione delle dipendenze da sostanze legali e illegali come alcool, fumo e droghe".

La scelta strategica della Regione è stata quella di attivare in ogni zona i Sert (Servizi tossicodipendenze) per un'azione capillare di controllo e di contrasto, ma anche quella di valorizzare il ruolo svolto dal no-profit, finanziando un corso per operatori di comunità rivolto a circa 120 soggetti, partecipando ai comitati tecnico scientifici per le dipendenze e l'alcoldipendenza.

"La Regione - ha aggiunto l'assessore - ha promosso un progetto per l'inserimento in rete a livello regionale di tutte le unita' funzionali Sert e le comunita' terapeutiche degli enti ausiliari. Negli ultimi tre anni abbiamo finanziato 257 progetti per oltre 26,5 miliardi, finalizzati soprattutto alla prevenzione, alla creazione di servizi e strutture innovative e a favorire l'avviamento al lavoro. Consideriamo importante gli interventi rivolti alla popolazione carceraria rispetto ai quali in questo ultimo anno si sta cercando di superare le difficoltà esistenti all'interno delle strutture penitenziarie".

Parlando degli impegni e dei problemi tuttora aperti, l'assessore Passaleva ha posto l'accento sulla volontà di procedere ad un monitoraggio delle attività svolte dalle varie Asl, sui requisiti minimi standard che le strutture di assistenza devono possedere per ottenere l'accreditamento, sul raccordo con l'Agenzia regionale di sanità e con l'Osservatorio epidemiologico, sul sostegno all'azione programmata per i servizi alcologici.

 

 

L'impegno della Regione

Ogni ASL della Toscana ha ricevuto l'indicazione di impiegare l'1,5% del proprio bilancio nel settore della lotta alle tossicodipendenze.

Complessivamente in Toscana ciò significa 90 miliardi ogni anno, ai quali si aggiungono i circa 10 miliardi che arrivano alla Regione dal Fondo nazionale per la lotta alla droga e che portano

quindi la cifra complessiva a 100 miliardi all'anno.

Questa la ripartizione del Fondo per gli anni 1997-1998-1999 in Toscana.

Per progetti territoriali: 26 miliardi e 578 milioni così ripartiti.

Prevenzione primaria: 90 progetti per 9.744 miliardi;

Servizi e strutture innovative: 58 progetti per 6.014 miliardi;

Avviamento al lavoro: 43 progetti per 5.366 miliardi;

Formazione: 23 progetti per 2.072 miliardi;

Ricerca e valutazione: 19 progetti per 924 milioni;

Riduzione del danno: 16 progetti per 2.059 miliardi;

Centri di documentazione: 8 progetti per 395 milioni.

Con un totale di 257 progetti per complessivi 26.578 miliardi.

Nello stesso periodo per i progetti a valenza regionale sono stati impiegati invece 4 miliardi e 682 milioni, così ripartiti.

Per interventi formativi e per la qualità dei servizi: 12 progetti per 321 milioni;

per interventi mirati a particolari problematiche: 7 progetti per 2.624 miliardi;

per la realizzazione di reti informatizzate di dati: 4 progetti per 1.327 miliardi;

per interventi preventivi su gruppi a rischio come i Rom: 3 progetti per 199 milioni;

per interventi sulla popolazione carceraria: 1 progetto per 200 milioni. Si tratta di 27 progetti per complessivi 4 miliardi e 682 milioni.

Per il 2000 la Regione Toscana, unica in Italia, ha approvato all'inizio di ottobre la ripartizione dei finanziamenti, che ammontano complessivamente a 9 miliardi 157 milioni. Saranno impiegati per l'85% per finanziare i progetti territoriali e per il 15% per quelli di valenza regionale o destinati a problematiche specifiche. La priorità verrà data agli interventi sulla popolazione carceraria, all'inserimento lavorativo, ai soggetti tossicodipendenti più marginali, agli interventi di formazione e a quelli di prevenzione.

 

 

 

Droghe, nuove droghe e neo tossicodipendenti

L'eroina è una droga "matura", con una stabilita' nei consumi. E' in aumento l'uso delle droghe sintetiche e l'abuso degli alcolici utilizzati in maniera simile alle droghe sintetiche con il "binge", cioè un consumo smodato durante il fine settimana secondo il modello nordamericano.

Le nuove droghe sono diffuse soprattutto tra chi svolge attività usuranti, chi fa turni stressanti, chi lavora di notte, ma anche tra gli studenti. Si parla di un 4-5% della popolazione scolastica delle medie superiori e di un 7% nei luoghi di lavoro. Si tratta di sostanze che non danno dipendenza, ma che sono ovviamente rischiose per la salute. C'è poi il fenomeno del consumo nel fine settimana. Superata la vecchia immagine del tossicodipendente "brutto, sporco e cattivo", si registrano tra i tossicomani alti livelli di integrazione sociale, molto giovane in alcuni casi, ma che in altri supera i 35-40 anni. Il 50% oggi è ultratrentenne. Spesso lavora, ha famiglia, figli. Esistono poi una vasta serie di marginalità sociali (nomadi, extracomunitari, nuove povertà, prostituzione, soggetti con patologie psichiatriche) che sono a fortissimo rischio. E' qui che saranno concentrate in futuro energie e finanziamenti.

 

 

Alcune cifre sui consumi e sui successi

Si tratta di un'analisi abbastanza problematica perchè, dalla tossicodipendenza è abbastanza difficile "guarire". Le statistiche parlano del 4-5% di guarigioni -nei soggetti contattati- dopo un percorso di 7-8 anni. In realtà devono essere considerati successi anche livelli di buona integrazione sociale che aumentano esponenzialmente man mano che si riesce a mantenere i soggetti in trattamento. Il superamento della cronicità del fenomeno raggiunge percentuali di successo che arrivano anche all'80%.

Ma il grosso obiettivo da raggiungere è quello di far emergere la parte sommersa che è stimabile in altri 11.000 tossicodipendenti o forse più per le droghe classiche, l'eroina e la cocaina, mentre per ciò che riguarda le nuove droghe si parla del 5-6% dell'intera popolazione toscana, cioè persone che hanno avuto un consumo almeno saltuario nel corso della loro vita. Lo dicono ricerche effettuate nell'area fiorentina e nel pistoiese.

 

Reinserimento lavorativo

Nei soggetti piu' gravi la percentuale di successi raggiunge il 50-60% circa dei soggetti in trattamento ma ci sono esperienze in cui la percentuale ha raggiunto l'85%.

 

Le zone a rischio

Si tratta certamente delle metropoli, Livorno e l'area metropolitana Firenze, Prato, Pistoia, anche se i dati dei soggetti in trattamento descrivono invece una situazione più omogenea. A questo proposito è in corso una ricerca col Cnr di Pisa e con l'osservatorio epidemiologico di Lisbona.

 

Camper e unità di strada

Si tratta di esperienze interessanti per intercettare la parte "sommersa" del fenomeno. Un lavoro che ha dato i suoi frutti nei confronti del popolo che frequenta le discoteche. Ogni azienda sanitaria ha la sua realtà rappresentata dal camper o dagli operatori di strada che talvolta operano a carattere informale grazie alle associazioni del volontariato e talvolta non in raccordo con le strutture del servizio pubblico.

 

Gli obiettivi

Costruire buoni livelli di educazione generale sui rischi connessi al consumo delle droghe. Dedicare grande attenzione ai problemi delle marginalità sociali perchè una buona capacita' di integrazione sociale è la migliore cura nei confronti della tossicodipendenza e dei comportamenti illegali in genere.

 

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