L'ATTENZIONE

 

 

 

 

 

 

Editoriale

 

Giuliano Amato, da delfino a leader mancato

 

 

Non sempre il "detto" l'allievo supera il maestro trova conferma nella realtà. Di esempi se ne possono fare tantissimi in tutti i campi. Qui vogliamo parlare di un caso emblematico: Giuliano Amato.

Personaggio di spicco del PSI, per tanti anni è stato un vero delfino di Bettino Craxi, tanto da meritarsi la qualifica di "dottor Sottile".

All'ombra di quello che viene considerato uno dei più validi statisti degli ultimi tempi in Italia (soprattutto adesso che la sua scomparsa fa stare più tranquilli i suoi antichi avversari!) Amato ha saputo tessere trame politiche di sicuro significato, ottenendo un adeguato riconoscimento dalle altre forze di sinistra, in particolare dal Pds che lo aveva invitato a far parte della "Cosa 2" (poi fallita miseramente).

Una "cosa" che oggi viene riproposta da Walter Veltroni come "casa comune dei riformisti" della sinistra affidandola proprio ad Amato. Un riconoscimento a quest'uomo di aver superato il periodo del "delfinato" e di essere pronto a fare il leader? O un contentino per avergli soffiato la leadership per le prossime elezioni per consegnarla a Francesco Rutelli?

Enrico Boselli, ad esempio, che non riesce neppure lui a vedere quale strada percorrere, dopo aver difeso la leadership di Amato per le elezioni del 2001 e dopo la rinuncia di costui a favore di Francesco Rutelli, non vede più nessuna possibilità di appartenere alla "casa dei riformisti" proprio per mancanza di fiducia in un Amato che non ha avuto la capacità di diventare un leader!

Questo è il punto.

Senza andare molto lontani nel tempo, ma osservando solo gli ultimi avvenimenti siamo indotti a pensare che Amato abbia fallito per sempre la sua scalata al prestigioso titolo di leader.

Non è una nostra opinione, ma soltanto la conseguenza di un rapido esame di questioni piuttosto deludenti per il nostro Paese, nel suo complesso.

In ordine di tempo, l'ultima clamorosa gaffe di Amato è stata la sua dichiarazione di essere riuscito, come Governo, "a far funzionare le Poste". Mai bugia fu così grossa, visto che le Poste sono nell'occhio del ciclone per un grave, continuo, disservizio, che sta inducendo molti utenti a rivolgersi alla Magistratura per ottenere risarcimento di danni.

Come, d'altra parte, appare che sia stato condotto da dilettanti la gara UMTS le cui conseguenze negative per il Paese sono ancora tutte da scoprire.

Qui è il caso di ricordare anche i due recenti avvenimenti internazionali che sono pesati come macigni sulla nostra credibilità: l'esclusione dal Consiglio di Sicurezza, la mancata nomina di un nostro rappresentante (leggi Emma Bonino) dalla guida di una Commissione ONU!

Peggio di così non poteva finire!

Certo, dispiace dover constatare in quale considerazione (negativa!) è tenuto il nostro Paese a livello internazionale. D'altra parte, questa è la logica conseguenza di trattare gli affari internazionali senza le dovute capacità. Non si deve dimenticare, infatti, che la candidatura Bonino è stata bocciata perchè Amato si è fatto "fregare" da Chirac che gli aveva teso una trappola. Altro che leader!


Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Vino transgenico? No, grazie!

La protesta della Toscana all'UE

Ormai è guerra dichiarata tra il nostro Paese e l'Unione europea sul futuro dell'agricoltura. Oggi al pettine c'è la questione del vino, ma altri argomenti sono pronti per essere affrontati.

E la Toscana è mobilitata per difendere uno dei suoi prodotti più pregiati: il vino.

Abbiamo intervistato Francesco Pifferi, consigliere regionale del gruppo Democratici/Rinnovamento e membro della Commissione agricoltura, nonchè Presidente della Comunità montana della Garfagnana, per avere un quadro della situazione. Pifferi, insieme ai suoi colleghi di gruppo (d'Angelis, Franchini e Gelli) ed al presidente della Commissione agricoltura Fabio Roggiolani, ha presentato martedì scorso alla stampa (v. foto qui sopra) le iniziative della Regione.

 

Cosa sta succedendo?

A livello di Unione europea si stanno prendendo decisioni che se diventassero definitive danneggerebbero in maniera irreversibile l'agricoltura toscana. Parlo, in particolare, della questione OGM che consentirebbe una "manipolazione" dei prodotti.

 

Cosa state facendo?

Diciamo che la Regione non sta a guardare. Fià nell'aprile scorso, con la legge 53, il Consiglio regionale (primo in Italia) ha disciplinato la materia di organismi geneticamente modificati. Quindi ci stiamo muovendo lungo quella direttrice.

 

Cosa state facendo?

Intanto abbiamo approvato in Consiglio una pdl per la pianificazione provinciale per l'adeguamento delle superfici vitate. In pratica si tratta di un atto di programmazione nonchè dell'emanazione dei criteri per i bandi, che assegneranno circa 1.000 ettari ai produttori di vino a denominazione di origine.

In tal modo ribadendo il concetto della difesa della DOC per i vini toscani.

Poi, saremo a Bruxelles (con il presidente della Commissione agricoltura Fabio Roggiolani) dal 10 al 12 novembre prossimo per far sentire all'Unione europea la nostra protesta sull'argomento.

 

Avete anche presentato un mozione?

E' vero. Essa ansce dalla considerazione che il vino in Toscana riveste particolare importanza non solo sul piano economico produttivo, con una produzione media annuale di circa 2,8 milioni di ettolitri, ma che rappresenta una produzione tipica con forti connotazioni ambientali e paesaggistiche, attorno alla quale ruotano molte altre attività dell'ambiente rurale. Non solo, ma siamo altresì convinti che occorre difendere questo patrimonio che vede una produzione vitivinicola rappresentata da ben 5 denominazioni di origine controllata e garantita (DOCG), 34 denominazioni di origine controllata (DOC) e 6 indicazioni geografiche tipiche (IGT), oltre al fatto che la nostra regione detiene uno dei primi posti nel settore della produzione ed esportazione del nostro Paese.

 

Cosa chiedete con la mozione?

Intanto rivolgiamo un appello ai Parlamentari europei toscani affinché intervengano a impedire che gli orientamenti della Unione Europea, tesi a liberalizzare produzioni transgeniche, diventino legge in modo da non penalizzare un prodotto come il vino che vanta nel nostro Paese secoli di tradizione e che ha invece bisogno di efficaci politiche di sostegno e di promozione della propria immagine; inoltre chiediamo alla Giunta regionale di promuovere, anche in sede di conferenza Stato Regioni, tutte le iniziative necessarie a tutelare gli interessi delle produzioni vitivinicole che rappresentano in Toscana rilevante valore economico, una fonte di occupazione e un patrimonio culturale imprescindibile.

 

Tornando alle direttive per la pianificazione provinciale. Perchè è stato necessario questo nuovo intervento?

Come ha spiegato Roggiolani in aula, intanto si dovevano dare "direttive" chiare ed attuabili, comunque in linea con quanto prevedeva la recente legge regionale n. 27 del 20 marzo scorso che stabiliva chiaramente "le norme generali per la realizzazione delle superfici vitate indicando altresì le misure sanzionatorie per gli impianti viticoli irregolari".

 

 

Con qualche eccezione!

Esclusivamente per le superfici vitate destinate alla sperimentazione viticola debitamente autorizzata dalla Regione.

 

 

Speranze...

Sono convinto che in Toscana sapremo difendere questo grande patrimonio economico e culturale che è rappresentato dalla nostra agricoltura, pensando al vino, ma anche all'olio e ad altri prodotti della terra.

 

 

S.C.


 


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Fittante: "si continua a credere nell'Ulivo anche senza Di Pietro"

 

Giovanni Fittante (nella foto) è consigliere in Palazzo Vecchio,
39 anni, consulente aziendale, vive e lavora a Firenze.

Laureato presso la Facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze. Specializzato in promozione, esportazione e internazionalizzazione delle imprese, ha portato il suo impegno nel cuore dell'Unione Europea, per difendere il Made in Italy e le Piccole e Medie Imprese toscane da sempre oggetto della sua attenzione.

Impegnato in politica sin dall'esperienza di "Alleanza Democratica" insieme a Willer Bordon, Giuseppe Ayala e altri, ne è stato coordinatore provinciale a Firenze.

Nel '98 è tra i promotori della nascita de "i Democratici" insieme a Romano Prodi, Francesco Rutelli e Antonio Di Pietro con il quale aveva già condiviso l'esperienza dell'Italia dei Valori.

Referendario e bipolarista convinto, è stato uno dei fautori e sostenitori dell'ultimo referendum maggioritario e di quello contro il finanziamento pubblico dei partiti.

 

Non si può dire che Giovanni Fittante abbia avuto una vita facile da quando ha deciso di partecipare attivamente alla attività politica.

Pur senza volerlo è rimasto invischiato nella logica di questi tempi trovandosi, al di là della propria volontà, a fare difficili scelte di percorso.

Da AD ai Democratici, a Di Pietro, fino alla recentissima decisione di costituire, insieme ad altri personaggi, la formazione "PER L'ULIVO IN TOSCANA".

Perchè questa decisione?

"Siamo stati obbligati dalla scelta di Antonio Di Pietro di costituire un suo movimento che non riconosce più l'appoggio all'Ulivo" risponde Giovanni Fittante. Di fatto, la decisione del senatore eletto nel Mugello con i voti del centro-sinistra, di costituire un "terzo Polo" ha spiazzato i suoi vecchi amici che non hanno ritenuto di accettare di percorrere una strada di cui non si vede la fine.

Così, con una lettera aperta, firmata dallo stesso Fittante e da un nutrito gruppo di aderenti al vecchio movimento "per l'Ulivo con Di Pietro" hanno chiesto a Di Pietro di ritornare sui propri passi e di continuare la battaglia per l'Ulivo.

La risposta di Di Pietro non si è fatta attendere: ha difeso la sua scelta ed ha deciso di abbandonare la vecchia coalizione. Da qui la decisione di Fittante e compagni di proseguire nella linea politica assunta in precedenza ribadendo la scelta politica ed avviando un processo di costituzione, a livello regionale, di una nuova iniziativa politica.

Intanto ci si muove a Firenze (nel Comu-ne con lo stesso Fittante e nei Quartieri con il presidente del Quartiere 2 Andrea Aiazzi ed i consiglieri Alessio Vincenti e Paolo Righi) ad Empoli (con il capogruppo al Comune Leonardo Marchetti) ed in altre località, poi si allargherà l'influenza a livello regionale.

Cosa succede adesso?

"Abbiamo cambiato la sigla del nostro movimento ma abbiamo lasciato integro il concetto politico, giudicando sempre valido il nostro appoggio alle linee del centro-sinistra" risponde Fittante, che aggiunge: "noi restiamo fedeli al documento sottoscritto il 13 luglio scorso, al momento della costituzione del movimento "per l'Ulivo con Di Pietro", quando esprimemmo le nostre riserve e perplessità sulla costituzione del governo Amato che si discostava in modo significativo dal percorso originario dell'Ulivo, ed al tempo stesso confermando la piena adesione ai riferimenti ed ai contenuti programmatici dell'Ulivo già espressi da Romano Prodi con una chiara collocazione nell'area riformista del centro-sinistra.

Perchè non gradisce il terzo Polo?

Sono convinto che la scelta di Di Pietro non porti da nessuna parte. Anzi contribuisce - al di là della volontà dello stesso - a consegnare il paese nelle mani di Berlusconi.

Oggi siamo obbligati a scegliere tra centro-destra e centro-sinistra, senza inseguire avventure di sorta, nella convinzione che i due poli esprimano un modo preciso di intendere la famiglia, i problemisociali, il lavoro, la giustizia, la libertà individuale. Il nostro obiettivo era e rimane quello di battere il centro-destra non di favorirne la vittoria.

Non si sente tradito da Di Pietro?

Diciamo piuttosto che Di Pietro, abbandonando l'Ulivo, è entrato in contraddizione con le sue idee originarie, creando sconcerto tra gli stessi elettori del Mugello. Ma soprattutto non ha tenuto fede al documento da lui approvato al momento della costituzione del movimento (in data 13 luglio 2000) che portava il suo nome.

Molti di noi condivisero l'idea di uscire da "i Democratici" ritenendo questo movimento uscito dai binari delle motivazioni etiche e politiche che lo avevano generato, con l'intenzione di proseguire quella linea politica.

Adesso ci chiediamo perchè Di Pietro ha abbandonato quella strategia.

Bella domanda. La dovremmo fare noi. Perchè, secondo lei?

Rimane un mistero. Nella lettera che gli ho scritto ho posto questa domanda ricordandogli anche la sua richiesta (da me ed altri accolta) di uscire da "i Democratici" per sostenere la battaglia per la "questione Amato" e per i tanti immobilismi presenti nel centro-sinistra. Ma adesso che Amato si è fatto da parte e l'Ulivo sta riprendendo il suo ruolo trainante Di Pietro non ci può chiedere di navigare a vista senza un obiettivo politico chiaro, e soprattutto con il rischio concreto di agevolare Berlusconi alle prossime elezioni politiche del 2001.

Quali sono, oggi, gli obiettivi del neo-costituito movimento?

Sono di fedeltà ai riferimenti ed ai contenuti programmatici dell'Ulivo, con una chiara collocazione all'interno dell'area riformista del centro-sinistra. Si vuole essere "laboratorio politico" funzionale alla valorizzazione del progetto del-l'Ulivo diventando un luogo di riferimento per tutti coloro che non si riconoscono nelle singole formazioni.

Posso indicane alcuni, come:

*-valorizzazione della questione morale;

*-difesa e tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori;

*-affermazione del principio della governabilità con una legge elettorale che premi le aggregazioni e tenga conto della stabilità governativa;

*-integrazione dei tradizionali valori di libertà, uguaglianza e giustizia;

*-riqualificazione e valorizzazione delpatrimonio pubblico grazie ad una efficace sinergia tra pubblico e privato.

Il tutto all'interno delle grandi culture riformiste del '900: la cultura cattolica della solidarietà e delle autonomie familiari e sociali; la cultura socialista del lavoro e della giustizia sociale; la cultura liberale della libertà individuale e del buon governo.

 

 

Riferimenti:

*-tel 0555520922 *-fax 0555532238

*-e-mail: perlulivointoscana@virgilio.it

 

 

 

Angelina Aino

 


 

 


 

 


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Lucia Franchini :"In difesa delle donne che lavorano in casa"

 
 
"In particolare - dice la consigliere Franchini - intendo sostenere la validità del secondo comma dell'art. 5 il quale prevede che "le regioni e le province autonome possono, sulla base delle linee-guida definite dalla stessa legge elaborare progamma informativi e formativi in relazione agli infortuni negli ambienti di civile abitazione.
I predetti programmi - prosegue Fran-chini - sono rivolti prevalentemente ai giovani ed alle categorie a maggior rischio, promuovono la conoscenza delle normative tecniche di sicurezza e delle soluzioni preventive ed assicurano la partecipazione dei cittadini e delle loro associazioni, con particolare riferimento alle organizzazioni dei consumatori ed alle associazioni ambientaliste, femminili e familiari più rappresentative".
In verità su questo tema c'è già una concreta mobilitazione da parte della Federcasalinghe che nei giorni scorsi, con la sua presidente Federica Rossi Gasparrini, ha incontrato la Franchini in Consiglio regionale, insieme a rappresentanti provinciali dell'associazione (Lia Bellatalla di Pisa, Anna Maria Giannotti di Lucca, Maria Cassagni di Livorno ed Elena Cialdi di Firenze), oltre la responsabile regionale Graziella Lazzarini Pinucci.
Scopo dell'incontro - ci ha riferito la consigliere Franchini - è stato proprio quello di predisporre il pacchetto di richieste da proporre alla Regione Toscana, tra cui l'inserimento nel nuovo Statuto e nei Piani regionali di sviluppo del principio di Pari Opportunità tra uomo e donna e che venga promossa una campagna di informazione scientifica per la prevenzione degli infortuni che veda coinvolte tutte le Aziende USL.
Franchini ha voluto sottolineare la notizia della recente firma dell'accordo con l'Inail che, in seguito al riconoscimento del valore sociale e professionale del lavoro in ambiente domestico, garantirà una formula assicurativa di tutto rispetto: "infatti - dice Lucia Franchini - sarà possibile avere l'assistenza a domicilio gratuita di medici specializzati ed avere risarcimenti equi per gli infortuni domestici. Inoltre l'Inail si è impegnato a realizzare insieme alla Federcasalin-ghe l'avvio di una procedura di prescrizione, campagne informative di prevenzione e sensibilizzazione".
Oltre all'accordo con l'Inail, l'associazione ne ha sottoscritto uno anche con il Mediocredito Centrale. Di cosa si tratta? Ce lo spiega Lucia Franchini:
"l'accordo prevede di stabilire sinergie tra l'imprenditoria giovanile e femminile ed il mondo del lavoro attraverso consulenze e convegni in ambito provinciale. Consulenti di Mediocredito aiuteranno a sviluppare in veri e propri progetti le idee e le proposte che provengono dai più giovani e dalle donne, fornendo loro anche gli strumenti adatti insieme alle necessarie informazioni".
Secondo la Gasparrini "questo è sicuramente un passo molto importante perchèpermette il riconoscimento di pari opportunità tra uomini e donne nell'ambito della programmazione 2000-2006 dei Fondi strutturali europei in attuazione di un principio fondamentale della politica dell'Unione europea e realizza la missione di Federcasalinghe volta alla tutela ed alla promozione della donna nella società e nel ruolo di amministratrice delle risorse umane ed economiche della famiglia".

 

Elena Carbone

 
 
L'assicurazione in breve
· Soggetti con obbligo di iscrizione: donne e uomini di età tra i 18 e i 65 anni che svolgono in via esclusiva attività prestate in ambito domestico senza vincolo di subordinazione e a titolo gratuito, finalizzate alla cura delle persone e dell'ambiente domestico.
· Copertura:
invalidità permanente non inferiore al 33%.
· Luoghi tutelati: prima e seconda casa, pertinenze (giardino, parti comuni condominiali, etc.).
· Prestazione:
rendita per invalidità permanente esente da oneri fiscali.
· Premio assicurativo: lire 25.000 annue interamente deducibili. Il premio è a carico dello Stato per i soggetti con redditi personali lordi non superiori a 9 milioni e redditi familiari non superiori a 18 milioni.
· Gestione del Fondo infortuni: INAIL
 
 
Fondo pensione nazionale complementare
 
E' nato il 30 maggio 2000 e si chiama Fondo Famiglia: è la nuova forma previdenziale che DonnEuropee Federcasalinghe ha studiato per andare incontrro alle esigenze dellepersone che, come le casalinghe, fino ad ora non avevano diritto a gestire un proprio fondo integrativo.
L'iscrizione è volontaria; l'entità delle prestazioni pesionistiche corrisponde ai contributi accantonati e capitalizzati; l'erogazione può avvenire dopo almeno 5 anni di iscrizione al Fondo, raggiunta l'età pensionabile; la contribuzione, che può essere anche saltuaria, avviene attraverso a)-versamenti efefttuati dai soci o da altri soggetti; b)-versamenti corrispondenti agli abbuoni accantonati in seguito ad acquisti effettuatitramite moneta elettronica presso i centri vendita convenzionati; importo minimo da versare lire 50.000.
Sono previste agevolazioni fiscali attraverso la deduzione dei contributi versati fino ad un massimo del12% del reddito e per un massimo di10 milioni.

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L'ATTENZIONE


Dall'Unione europea maggiore controllo sulla pesca

"La sorveglianza delle attività di pesca e il relativo controllo sono al centro della politica comune della pesca", ha sottolineato il commissario Franz Fischler, responsabile dell'agricoltura, dello sviluppo rurale e della pesca, al momento di concludere una conferenza internazionale sul controllo, sul monitoraggio e sulla sorveglianza della pesca.

"Una delle condizioni fondamentali per un controllo e una sorveglianza efficaci è la lealtà: i pescatori saranno convinti di dover rispettare le regole soltanto quando avranno la garanzia che il pesce che essi lasciano in mare conformemente alle norme vigenti non sarà catturato da qualcun altro in violazione delle stesse norme".

La conferenza, organizzata dalla Commissione europea a Bruxelles dal 24 al 27 ottobre, ha riunito 250 esperti di sorveglianza e controllo provenienti da tutto il mondo.

Fischler ha dichiarato di voler sfruttare nel miglior modo possibile i risultati della conferenza.

Ha osservato inoltre che una maggiore cooperazione tra gli operatori del settore, la partecipazione dell'industria, l'uso di nuove tecnologie e il miglioramento del rapporto costo/efficacia nei controlli costituiscono gli strumenti più adatti per potenziare l'attuazione delle norme in materia di pesca e per ottenere una pesca sostenibile in tutto il mondo.

Il commissario Fischler ritiene che la conferenza abbia raggiunto i suoi obiettivi e consiglia lo scambio di esperienze e di esempi di buone prassi. Ha tuttavia ricordato ai partecipanti che il controllo non può compensare le carenze della politica comune della pesca: tali carenze saranno oggetto del Libro verde sulla struttura della politica comune della pesca dopo il 2002, che la Commissione sta attualmente preparando e che sarà pubblicato la primavera prossima.

Fischler ha aggiunto che la Comunità continuerà a intervenire attivamente sulla scena internazionale e nell'ambito delle organizzazioni regionali per la pesca per definire e applicare sistemi efficaci di sorveglianza e di controllo.

Obiettivo della conferenza

La conferenza è stata organizzata dalla Commissione in base al principio che l'efficace applicazione delle misure nel settore della pesca costituisca un argomento di interesse generale.

Lo scopo era di riunire esperti del settore a livello internazionale che delineassero strategie adeguate per aumentare al massimo il rispetto delle norme da parte di tutti gli interessati.

L'applicazione delle norme relative alla politica comune della pesca spetta agli Stati membri; compito della Commissione è di garantire che tale applicazione avvenga in modo efficace ed equo in tutta l'UE. La Commissione dispone di una piccola unità composta da 25 ispettori, incaricati di accompagnare gli ispettori nazionali e di intervenire in relazione ad alcune attività di pesca svolte in acque internazionali.

La maggior parte dei problemi che deve affrontare la pesca comunitaria si ritrova anche a livello mondiale. Analogamente, la maggior parte delle misure in vigore nella Comunità sono in vigore anche in altri regimi di gestione della pesca.

La cooperazione tra la Comunità e altri operatori internazionali sta aumentando, in particolare nell'ambito delle organizzazioni regionali per la pesca, il cui fine è di conservare le risorse ittiche, specialmente in alto mare. È quindi importante, per individuare buone prassi, riunire esperti provenienti non solo da altri Stati che svolgono attività di pesca, ma anche da vari settori e in particolare dall'industria della pesca.

Nel corso della conferenza è stato valutato ogni aspetto del controllo e della sorveglianza, dentro e fuori la Comunità:

- i quadri giuridici stabiliti dagli Stati membri per l'applicazione delle disposizioni giuridiche in caso di violazioni;

- le nuove tecnologie per la sorveglianza e i possibili sviluppi (il potenziale delle nuove tecnologie, tra cui la sorveglianza satellitare e il controllo incrociato delle informazioni, nonché il contributo della ricerca per il miglioramento della sorveglianza); il rapporto costo/efficacia dei vari strumenti di sorveglianza e i modi per ottimizzare le strategie di controllo;

- il contributo dell'industria della pesca all'applicazione delle norme : poiché la collaborazione dell'industria è essenziale per riuscire ad applicare le misure, bisogna potenziare il loro ruolo e il loro coinvolgimento nelle attività di sorveglianza;

- gli aspetti internazionali del controllo delle attività di pesca illegali, i provvedimenti adottati nell'ambito delle organizzazioni regionali per la pesca e degli accordi in materia di pesca con i paesi terzi, nonché i problemi di applicazione delle norme nei paesi in via di sviluppo;

- il controllo e la gestione della pesca, in particolare il controllo considerato non come un fine in se stesso ma come componente della gestione delle attività di pesca.

 


 

Elena Carbone

 

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