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Luciano Ghelli (PdCI): "un impegno più
concreto per la maggioranza in Toscana"
Luciano Ghelli (nella foto, capogruppo in Consiglio regionale toscano del PdCI, non si fa pregare per illustrarci il suo punto di vista sul panorama politico nazionale e locale.
Ghelli ha idee chiare e le esprime con altrettanza chiarezza.

Federalismo e tasse
L'esponente del PdCI preferirebbe parlare di autonomia delle Regioni e non di federalismo. "Ma se la strada va verso quest'ultima forma di governo - dice in maniera pragmatica - non posso certo oppormi".
Però bisogna stare attenti a quello che si fa, oltre a quello che si dice. "Nel Piano regionale di sviluppo della Toscana - sostiene Ghelli - si intravede un disegno di federalismo solidale che non ha niente a che fare con il federalismo propostod a qualche regione del nord".
Comunque, secondo Ghelli, bisognerà anche vedere che cosa accadrà a livello nazionale con le elezioni politiche del 2001 e come sarà modificata la Costituzione, mentre a livello locale occorrerà verificare il contenuto del nuovo Statuto.
No al ticket sulla superstrada FI-PI-LI
Ma una cosa è certa, secondo Ghelli, "sulle tasse ci dovrà essere invarianza, ovvero non si potrà accettare nessun balzello in più rispetto a quello che si paga oggi. Ed in questo ambito i comunisti italiani dicono no anche all'introduzione di un ticket sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno.
Troppo lavoro precario
Perchè tutto questo?
Innanzitutto perchè la popolazione invecchia e quindi è costretta a vivere di pensione (spesso una misera pensione!) e poi c'è troppo lavoro precario!
Ormai siamo al 14% del lavoro precario rispetto a quello fisso. E spesso precariato significa anche sottosalario, con cifre assolutamente irrisorie per garantire un minimo di dignità alla vita del lavoratore.
Una Confederazione a sinistra
Come vede Ghelli l'evoluzione della politica in questo periodo? Condivide la scelta dei partiti di centro di costituire la "Margherita" e quella di Sergio D'Antoni di aver lasciato il sindacato per la politica?
Sul primo aspetto è molto preciso: è bene che i partiti di centro facciano una loro "aggregazione", mentre non vede dove possa andare D'Antoni...
Ma c'è dell'altro: Ghelli vede per la sinistra la costituzione di una Confederazione alla quale partecipino DS,PdCI, SDI e Verdi. Respinge l'idea di Walter Veltroni di costituire un partito unico della sinistra, rivendica la propria identità e quella degli altri partiti.
Rapporti con Rifondazione Comunista
E Rifondazione? Ghelli non riesce a vederla nella Confederazione. "Vede" la possibilità di fare programmi in comune, ma non di più. Visto che Rifondazione è "ostile" al centro -sinistra.
Ma per le elezioni amministrative in Toscana?
Se c'è convergenza sui programmi è possibile fare accordi con Rifondazione...
D'altra parte una cosa è ritrovarsi su alcuni obiettivi da perseguire, un'altra è condividere le strategie della coalizione dei centro-sinistra.
La coalizione langue in Toscana
C'è da chiedersi, però, se la coalizione di centro-sinistra sia vivace in Toscana. Secondo Ghelli "essa langue ed occorre una scossa per farle riprendere il cammino interrotto".
Per esempio si era detto che occorreva andare alla creazione di un "portavoce" della coalizione che doveva rappresentare per un trimestre un partito della coalizione e poi tutti gli altri, a rotazione.
Ma, a quanto pare, questa "creatura" è morta prima ancora di nascere!
Secondo Ghelli non solo occorre mettere in pista questa idea, ma approfittare di altre due circostanze perchè la coalizione si metta in evidenza: l'approvazione del Piano regionale di sviluppo ed il bilancio 2001.
Si tratta di due temi di estrema importanza che possono qualificare questa maggioranza e lanciarla verso traguardi futuri.
I DS hanno tirato i remi in barca
Secondo Ghelli la stasi politica della maggioranza deriva in buona sostanza dal fatto che "i DS hanno tirato i remi in barca". Ovvero si sono rinchiusi nelle proprie esigenze avendo come prospettiva lo sviluppo del proprio partito e non della coalizione. Insomma, sarebbe venuto meno il rapporto organico tra i DS e gli altri partiti.
Tra l'altro Ghelli si domanda: "che significa fare i responsabili di collegio? chi li fà? i DS o tutti insieme? e da quali forze politiche devono derivare?"
La risposta che il capogruppo del PdCI in Consiglio regionale si dà con assoluta certezza è la seguente: "non si può accettare l'egemonia di nessuna parte della coalizione, neppure dei DS; occorre visibilità per tutti mantenendo alta la diversità di ognuno di noi. i DS, è bene ripeterglielo: con i numeri che hanno non vanno da nessuna parte".
I rapporti tra i partners devono essere chiari. Prendiamo la diatriba D'Alema-Di Pietro, è la dimostrazione che in politica le furbizie hanno le gambe corte! La candidature di Di Pietro al Mugello è la dimostrazione di una furbizia di D'Alema che ha avuto conseguenze nefaste per i DS!
Incidenti sul lavoro
Anche su questo tema non sembra ci sia molta disponibilità ad un percorso comune e sopratuttto ricco di iniziative.
La Commissione speciale per il lavoro, presieduta da Nino Frosini (PdCI) si sta attivando. Infatti, ha chiesto alla azienda Usl di Lucca di fornire in breve tempo tutti i dati riguardanti gli infortuni avvenuti nelle cartiere, e la loro tipologia, negli anni 1999 e 2000. E ha deciso di incontrare presto una delegazione dei lavoratori impiegati nelle cartiere in cui sono avvenuti gli incidenti più gravi e quelli mortali.
Nel calendario dei lavori della Commissione ci sono anche sopralluoghi.
Ma non basta. "Occorre una terapia d'urto" sentenzia Ghelli.
Per esempio assumendo iniziative concrete che facciano fare un salto di qualità all'attività delle Asl, ed eseguendo maggiori controlli nelle aziende.
Parlare di incidenti, con appositi premi, nelle scuole e sulla stampa
Ma si può fare ancora dell'altro per evitare gli incidenti sul lavoro! Per esempio, stimolare le coscienze dell'opinione pubblica sia attraverso la stampa che con "premi" nelle scuole dove si può affrontare la questione con temi, seminari, corsi di educazione civica.
A questo proposito Ghelli annuncia l'intenzione di portare in Consiglio una mozione per bandire un doppio premio (stampa e scuola) proprio sulla problematica degli incidenti sul lavoro.
Francesco Canosa

Saddam Hussein fu clamorosamente sconfitto nel 1990, durante la "guerra del Golfo" da un George Bush sicuro di sè che interpretava la volontà di gran parte del mondo che voleva che le truppe irachene si ritirassero dal Kuwait occupato. Militarmente il "tiranno di Bagdad" fu costretto a battere in ritirata, ma oggi si deve constatare che politicamente ha registrato una vittoria personale che lo vede ancora al posto di capo indiscusso di un Iraq che, malgrado le sanzioni dell'ONU, riesce ad organizzare una vendetta economica lenta, ma molto incisiva verso i Paesi nemici e soprattutto verso gli USA, dagli iracheni definiti "il tiranno imperialista".
E soprattutto, Saddam Hussein sta tentando la grande manovra per tornare a capo degli arabi.
Il raìs sta cercando di sfruttare al meglio la crisi in Medio Oriente e addirittura sta riallacciando rapporti con l'India!
Dal 1999 ad oggi USA ed Iraq sono rimasti in bilico tra la guerra e la pace. Dopo la fine delle ostilità l'ONU ha imposto un severo regime di embargo economico contro il regime iracheno ed ha decretato due zone d'interdizione al volo nel sud e nel nord del paese. Più volte il regime di Bagdad ha sfidato gli USA, che hanno reagito bombardando gli iracheni. Più di una volta, Saddam ha chiesto, invano, di poter vendere il petrolio liberamente, mentre l'embargo riduceva la popolazione allo stremo ed alla miseria.
Si direbbe, dunque, un paese portato alla stremo ed alla resa! Niente affatto! Il Duemila vede Saddam Hussein ancora al potere, ed addirittura il raìs fa sapere che non ha mai rinunciato alle sue mire sul Kuwait, dichiarazione che ha fatto salire alle stelle il prezzo del petrolio, mentre ha innescato uno scambio di invettive con il Segretario di Stato Usa Albright che ha ricordato che gli USA sono sempre pronti ad intervenire militarmente.
Sicuramente la strategia economica adottata dal dittatore, in quest'ultimo periodo, può essere considerata veramente diabolica, tanto che, se avrà l'adesione degli altri paesi del Golfo Persico, in breve tempo sarà capace di sconvolgere i canoni su cui si è basata, fino ad oggi, la politica economica mondiale: il "dittatore di Bagdad" vuole euro e non dollari in cambio dell'"oro nero". E' di questi giorni, infatti, la notizia che Saddam Hussein ha chiesto che in Iraq il dollaro non venga più considerato moneta di scambio nelle transazioni commerciali, ma che venga rimpiazzato dall'euro. E per avvalorare tale tesi, in una riunione del Consiglio dei ministri, il dittatore ha accusato il sionismo di essere dietro alle oscillazioni della divisa americana, ed ha disposto che si studi la possibilità di passare "all'euro od a qualsiasi altra moneta" ed ha esortato i paesi arabi a fare altrettanto per la vendita del petrolio.
E per dimostrare che fa sul serio, il presidente dell'Iraq "ha deciso di donare cinque milioni di euro ai martiri palestinesi per sostenere la rivolta" a Gerusalemme e nei territori occupati, così almeno ha sostenuto il quotidiano "al Thawra", organo del partito Baath.
Noi non siamo analisti economici, ma certamente comprendiamo che se una tale proposta venisse accreditata presso tutto il mondo arabo si innescherenne una sottile guerra economica che porterebbe sicuramente ad un recupero del valore dell'euro e ad un conseguente indebolimento del biglietto verde.
Questa manovra economica medio-orientale darebbe alla moneta europea un rilancio internazionale, tale da recuperare in breve quella forbice di quasi il 25% che la divide dalla parità. Non solo, ma Saddam potrebbe ricevere il "grazie" dell'Unione europea e vantarsi, nello stesso tempo, di aver dato una grande lezione al nemico USA.
Angelina Aino
Chi sono le donne manager nelle cooperative?
E' giovane,
laureata o diplomata, con una forte passione verso il sociale. E ritiene
che nel mondo della cooperazione per le donne ci sia più possibilità
di crescita professionale e di occupare cariche dirigenziali rispetto alle
cosiddette imprese capitalistiche.
Firenze attraverso i secoli: una mostra
alla Certosa

Da sinistra, Gianni Biagi e Gianni Conti
La Certosa del Galluzzo, precisamente la Sala della Pinacoteca, ospita dal 14 al 31 ottobre 2000 "Firenze attraverso i secoli", una mostra di documenti, antica cartografia ed immagini dal 59 a.C. ai tempi nostri.
L'iniziativa è stata resa possibile grazie all'impegno dell'Associazione Culturale "Amici della Certosa" che, in collaborazione con la Comunità Monastica Cistercense, ha inteso presentare e documentare le vicende che portarono allo sviluppo ed alla trasformazione di Firenze nei secoli.
Promotori e sostenitori della mostra anche il Comune di Firenze e l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.
La scelta del 59 a.C. come punto di partenza è legata alle origini della città fiorentina che la storia vuole fondata da Giulio Cesare proprio nel 59 a.C.: da quel "punto" nella storia si parte per fare un lungo viaggio in ordine cronologico fino ad arrivare ai giorni nostri, il Duemila, l'anno del Grande Giubileo.
Firenze viene descritta attraverso le sue vie, le sue piazze, le sue chiese avvalendosi di materiale iconografico quasi del tutto originale e inedito: documenti storici, stampe, disegni, fotografie. Una carrellata di immagini che intendono suscitare l'interesse non solo degli storici studiosi ma anche del pubblico.
All'Associazione degli "Amici della Certosa" sostengono, infatti, che la conoscenza della storia urbana della città sia elemento indispensabile per la vita dei suoi abitanti, perché proprio attraverso il passato e le esperienze già fatte cresca e si rafforzi la nuova Firenze, la Firenze del terzo Millennio.
Il sostegno alla realizzazione della mostra da parte della Cassa di Risparmio di Firenze testimonia ancora una volta uno degli importanti compiti svolti dal Consiglio di Amministrazione dell'Ente Cassa che è proprio quello di promuovere e sostenere manifestazioni culturali a carattere nazionale ed internazionale che siano in grado di richiamare l'attenzione su Firenze, valorizzandone il suo territorio.
Parallelamente allo svolgimento di "Firenze attraverso i secoli" si svolgeranno nei locali della Certosa tre convegni sui temi "Qualità di vita", "Trasformazioni urbanistiche della città di Firenze", "Tutela del patrimonio culturale all'aperto", a testimoianza che l'iniziativa della mostra storico-urbanistica alla Certosa si inserisce in un programma di più ampio respiro che intende richiamare stima e apprezzamenti da parte di coloro che "incontrano" la nostra città. Firenze è una città d'arte che chiude in sé tantissimi monumenti e testimonianze di un passato prezioso, ma è anche una città che deve saper accettare la sfida del riuscire a conciliare il passato con le esigenze della contemporaneità. Una sfida difficile che però parte dalla conoscenza storica della trasformazione urbanistica ed architettonica di Firenze.
Il Sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, commentando l'ambizioso obiettivo che gli organizzatori si propongono con la mostra alla Certosa, appare convinto che "rivivere attraverso una così ricca documentazione i tanti eventi e anche le tragedie che hanno fatto la nostra storia, sia per lo studioso e per il cittadino un atto di provocazione intellettuale capace di muoverlo alla riflessione ed al confronto".
Elena Carbone