L'ATTENZIONE

 

 

 

 

 

 

Editoriale

 

Jugoslavia: chi vivrà vedrà!

 

 

La legittima esultanza del mondo intero per l'uscita di scena di Milosevic dal palazzo del potere in Jugoslavia è la logica conseguenza di una scelta di un popolo che, stanco di vivere in occidente ma in condizioni da terzo mondo, ha mandato a casa Milosevic ed ha dichiarato l'esigenza di tornare alla normalità che, in questo caso, si chiama "democrazia".

Passati i primi giorni di grande emotività legati sia alla caduta del despota che alle manifestazioni di piazza, cominciano ad affiorare i problemi, seppure in maniera ancora molto sotterranea, che renderanno molto difficile il cammino della nuova Serbia verso la democrazia.

Bisogna dare atto alla diplomazia internazionale che ha saputo cogliere al volo l'occasione che si era presentata con la vittoria di Kostunica sia dando l'appoggio al candidato vittorioso nella corsa alla Presidenza della Federazione Jugoslava, sia decidendo di togliere immediatamente l'embargo alla Serbia che aveva reso difficile la vita in quest'area dei Balcani. Certo, sono bastati pochi anni di conflitti scatenati da Milosevic per far fermare il progresso della Serbia, costringendola ad una ritardo ormai pesantissimo che si può valutare in una cinquantina d'anni.

Sarà proprio questo gap che influenzerà le scelte del nuovo Governo e purtroppo determinerà ancora tensioni, non con la nuova opposizione, ma all'interno della stessa coalizione (ben 18 partiti ed un sindacato) che ha espresso presidente Kostunica.

Senza contare le altre due realtà, Montenegro e Kosovo, che vorranno approfittare di questa nuova situazione per rivendicare una propria autonomia.

Siamo convinti, tuttavia, che il passo più difficile è stato compiuto e quel che meraviglia di più è la dimostrata abilità di Kostunica di "difendere" Milosevic per evitare una contrapposizione frontale ed un sicuro bagno di sangue.

Se questa riflessione è giusta, allora siamo convinti che Kustonica saprà condurre in porto il difficile trapasso dalla dittatura del regime di Milosevic alla democrazia di tipo occidentale.

D'altra parte, la stabilità della Jugoslavia e l'avvento della democrazia, possono portare in quell'area quel benessere economico che potrà essere lo stimolo per gli slavi a non lasciare la loro terra. E, sopratuttto, contribuirà al ritorno della normalità giuridica che significa anche normalità in termini di rispetto della legge.

In parole povere, la ritrovata democrazia in Serbia e la speranza di nuovi orizzonti economici potrebbe liberarci da una buona parte dell'attuale immigrazione, alla ricerca di posti più vivibili.

Aiutare la Serbia, oggi, ci sembra il meno che l'occidente possa fare sia per riportare quella terra alla democrazia, sia per evitare conflitti nei Balcani che possono danneggiare l'intero occidente. Questo, più che mai, è il momento per stare vicino al popolo serbo.


Francesco Canosa

 

Torna al sommario

 


 

 

L'ATTENZIONE

Un nuovo patto con la Toscana

 

Riccardo Nencini, presidente Consigolio regionale della Toscana

 

"Il federalismo, al quale il nuovo statuto della Regione Toscana dovrà ispirarsi, sarà unitario e cooperativo, figlio della nostra storia più recente, rispettoso della sua identità culturale, sociale, economica, inserito nella cornice istituzionale della Repubblica Italiana''. Lo ha dichiarato il presidente del consiglio regionale, Riccardo Nencini, nell'intervento di apertura al seminario "Prime riflessioni per il nuovo statuto regionale'', che si è svolto nell'auditorium del consiglio toscano, su iniziativa della commissione speciale per lo statuto.

Il seminario è servito a fare il punto sulle ricerche del gruppo di lavoro tecnico, che impegna circa sessanta persone tra docenti e ricercatori universitari, dirigenti e funzionari della giunta e del consiglio regionali. Al centro dell'analisi alcuni grandi nodi, come la forma di governo, i poteri di indirizzo e controllo delle assemblee elettive, la partecipazione degli enti locali e della società civile, la qualità della produzione legislativa. Secondo Nencini, nel nuovo statuto dovranno trovare posto i nuovi diritti e le nuove libertà, "moltissimi ­ ha detto - da quelli nel campo dell'informazione, per fare un esempio, alla bioetica". Tali diritti, che la carta costituzionale non poteva prevedere, saranno infatti presto sanciti dalla Carta dei diritti del cittadino d'Europa.

Il presidente toscano si è poi soffermato sulla necessità di definire il sistema di governo, sottolineando come a fronte della elezione diretta del Presidente della Giunta, occorra un bilanciamento con i poteri del Consiglio. "Bisogna togliere ogni alibi a forme di consociativismo e assemblearismo ­ ha affermato - mentre è necessario confermare la presenza dentro il nuovo Statuto del Consiglio delle autonomie locali". ''Noi ­ ha concluso Nencini ­ abbiamo riassunto tutte queste indicazioni in un percorso che dovrebbe portare alla proclamazione del Parlamento della Toscana, definizione non nominalistica, da arricchire con quei contenuti politici che trovano radicamento nei  valori civili, culturali, spirituali, che sono alla base della identità autentica della nostra Regione''.

"La riforma dello statuto è suggerita dalla necessità di dare stabilità ai governi e di dare alla politica regionale le caratteristiche di efficienza, efficacia, trasparenza, con la chiara individuazione delle responsabilità politiche nelle scelte di governo" ha sottolineato nel suo saluto il vicepresidente della giunta regionale Angelo Passaleva, che è anche assessore agli Affari istituzionali. "Mentre è chiara la funzione di controllo che il consiglio dovrà meglio esercitare nei confronti della giunta ­ ha aggiunto ­ lo è molto meno quella di indirizzo, sulla quale c'è molto da lavorare".

"Le difficoltà di relazione tra i vari livelli istituzionali portano all'immobilismo ­ ha rilevato il presidente del consiglio delle Autonomie locali Alessandro Pesci ­ , occorre che i diversi attori abbiamo relazioni codificate, definite, stabili, per consentire loro di sviluppare una strategia di sistema". Per questo Pesci ha sollecitato "adeguati ruolo istituzionale e visibilità, per rappresentare al meglio il mondo delle autonomie locali".

"Intorno al federalismo è in corso un dibattito acceso, che spesso assume i toni dello scontro, ma lo scontro non riguarda e non interessa la commissione ­ ha dichiarato il presidente della commissione speciale sullo statuto Piero Pizzi ­ . Abbiamo di fronte un delicato lavoro di ridefinizione della nostra identità regionale. Trattandosi di regole nessuno può trincerarsi dietro la logica dei numeri, ma il confronto sarà serio, senza pregiudizi e senza preclusioni"

 

F. C.


 


 

 

Torna al sommario

 


 

 

 


L'ATTENZIONE

 

I Verdi contro la privatizzazione della Centrale

del latte di Firenze-Pistoia-Livorno

 

Nella corsa ormai inesorabile verso la privatizzazione che l'Amministrazione Comunale di Firenze ha intrapreso in questi ultimi mesi i Verdi hanno sempre espresso il loro parere contrario alla vendita della Centrale del Latte.

Forse perchè ritengono essenziale che un Comune produca latte, burro e mozzarelle? O piuttosto vogliono salvaguardare il posto "pubblico" ai lavoratori della Centrale? O saranno interessati anche loro alle poltrone del Consiglio di Amministrazione?

"No, niente di tutto ciò" sostengono i Verdi in un comunicato firmato dal portavoce Zucconi.

"I Verdi sono intenzionati a difendere il ruolo e il destino della Centrale perchè credono che tale struttura debba diventare un importante riferimento nella difesa della salute dei consumatori e per la valorizzazione delle produzioni agricole di qualità della Toscana. Non sfugge a nessuno che i cosiddetti processi di globalizzazione dell'economia tendono a ristrutturare il mercato, compreso quello agro-alimentare, a poche e gigantesche concentrazioni economico-finanziarie nel controllo di tutto il processo di produzione, lavorazione, e distribuzione dei prodotti alimentari.

"La Toscana è, a causa della struttura paricolare del suo territorio e per le caratteristiche strutturali dell'economia agricola regionale, caratterizzata da un alto valore aggiunto dei prodotti della terra riconosciuto dal mercato (dal