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Erasmo D'Angelis: "la candidatura Rutelli
per un svolta politica in Italia"

Conosco Erasmo D'Angelis da lungo tempo ed ho sempre apprezzato il suo impegno a favore della collettività, che è sicuramente una virtù soprattutto oggi che la società, purtroppo, vede emergere sempre più egoismi ed interessi personali.
Intervistare D'Angelis, quindi, è come fare una costruttiva "chiacchierata" senza sottintesi e di estrema chiarezza.
La sua qualifica di capogruppo de " I Democratici" in Consiglio regionale gli consente di avere una "visione" molto ampia della politica a tutti i livelli.
La candidatura di Francesco Rutelli alla premiership del centrosinistra è una buona occasione per far parlare D'Angelis.
Francesco Rutelli per cambiare
A questa candidatura D'Angelis attribuisce almeno tre grandi significati:
*-è l'occasione per procedere ad un forte ricambio della classe politica;
*-si dà una spinta consistente alla passione ed all'entusiasmo della politica;
*-si rafforza chi governa le città (i sindaci) che non è solo immagine ma concretezza operativa.
In sostanza, il capogruppo de "I Democratici" sostiene che "per uno che ha governato Roma per 7 anni, che ha vinto due sfide elettorali, confrontandosi anche con personaggi del calibro del leader di AN Fini, che ha dimostrato una forte capacità di parlare alla gente e con la gente, anche quella che non si occupa di politica, è una garanzia di successo. Se poi tutto ciò si accompagna all'immagine del personaggio (che è una strada vincente in un'epoca ricca di multimedialità) non c'è alcun dubbio che Rutelli può far vincere il centro-sinistra alle prossime elezioni del 2001".
Di Pietro e RC nella squadra di Rutelli?
Il no di Di Pietro alla richiesta di collaborazione avanzata da Rutelli non ha sorpreso più di tanto D'Angelis, il quale è convinto che, alla fine, i due personaggi troveranno una comune intesa. "Sono convinto - dice - che Di Pietro entrerà nella squadra di Rutelli. Ha il diritto-dovere di farlo se non vuol far vincere le elezioni a Berlusconi.
In quanto a Rifondazione Comunista c'è da ricordare che il partito di Bertinotti collabora già con Rutelli, essendo parte attiva nella Giunta capitolina.
"Si tratta, in pratica, di trasferire una possibile collaborazione dal governo locale a quello nazionale. Non possiamo perdere neppure un voto".
Campagna elettorale "tranquilla"
La guerra di parole in atto da molto tempo tra centrosinistra e polo di centrodestra non piace a D'Angelis. Egli si dice convinto che questa è la linea anche di Rutelli, che ha deciso di preparare una campagna elettorale "tranquilla".
Cosa significa?
Rutelli manderà agli elettori "messaggi positivi".
Inoltre per Rutelli la forza del governo Amato è un ottimo elemento per tirare la volata e per trascinare al successo il centrosinistra.
La coalizione alla Regione Toscana
Ma come si muove a livello regionale il movimento de "I Democratici"? Quali sono i rapporti con i partners degli altri partiti?
D'Angelis sostiene che in passato lo schieramento alla Regione Toscana vedeva al centro i DS e tutto intorno realtà in poca evidenza. "Oggi abbiamo raggiunto un diverso traguardo, che è quello della pari dignità. Lo stiamo dimostrando in ogni occasione e lo ribadiamo con forza anche sulla questione delle nomine, che possono essere un punto di forza per l'avvio della campagna elettorale delle politiche.
"Eleggere i migliori - sostiene D'Angelis - nella massima trasparenza, significa conquistarsi la fiducia degli elettori".
D'Angelis ha ricordato la battaglia del suo gruppo per cancellare l'Irap sul volontariato. "Era un'ingiustizia perchè il mondo del no-profit viene tassato come la Fiat. Adesso, invece, la Regione Toscana, prima in Italia, abbatterà l'Irap sul volontariato".
Un "portavoce" per la coalizione
Che l'obbiettivo della "pari dignità" sia uno dei punti di forza dei partiti minori rispetto ai DS sia un dato di fatto da conquistare trova riscontro in una novità assoluta che sarà resa nota la prossima settimana: la coalizione ha deciso di dotarsi di un portavoce per dare informazioni alla stampa ed all'opinione pubblica. In pratica, i capigruppo assumeranno, a turno della durata di tre mesi, anche la qualifica di "portavoce".
Si tratta di una sorta di "guida a tempo" così come accade per la presidenza semestrale di un Paese dell'Unione europea.
I rapporti con il PPI
Un portavoce? L'idea è molto allettante! Ma ci è venuto subito un dubbio: cosa succederà quando il portavoce sarà Alberto Monaci, capogruppo del PPI? Sapendo che questo personaggio è molto critico nei confronti dei DS?
D'Angelis è pragmatico nella risposta che va ben oltre le nostre intenzioni conoscitive e di curiosità giornalistica.
"Piaccia o no Monaci è capogruppo del PPI in Consiglio regionale nonchè Segretario regionale dello stesso partito. Noi dobbiamo confrontarci con lui. Monaci oggi è il referente ufficiale della coalizione, dentro e fuori del Consiglio. Spero che la fibrillazione interna al PPI tra Monaci, Pistelli e Bindi si concluda al più presto.
Occorre che quel partito faccia una sintesi della propria presenza in campo politico perchè ci aspetta una campagna elettorale durissima.
Questo richiamo desidero rivolgerlo anche alla Giunta Regionale perchè tenga conto dell'ufficialità di Monaci come referente".
Quanti mandati per il Parlamento?
Ma c'è dell'altro che non "torna" nei conti di D'Angelis. Per esempio la dichiarazione di Agostino Fragai (segretario regionale dei DS) che ha proposto di limitare a due mandati la presenza in Parlamento di Deputati e Senatori.
"Debbo esprimere un netto dissenso - dice D'Angelis - perchè in tal modo si penalizzano le competenze e si creano ricambi veloci che non portano alcun giovamento al lavoro parlamentare.
Fragai vuol chiedere forse a Veltroni o Mussi di non ricandidarsi?"
Variante di valico
Sulla variante di valico D'Angelis, grazie alla sua militanza in Legambiente, è in grado di esprimere giudizi molto circostanziati. E tuttavia non ritiene di dover dare input irreversibili. "La questione - sostiene - deve essere affrontata con grande serenità, senza contrapposizioni di principio. Che l'autostrada Firenze-Bologna abbia bisogno di essere rivisitata è fuori dubbio. Va messa in sicurezza, magari aggiungendo anche una terza corsia. Ma c'è da chiedersi che cosa succederà tra cinque anni quando sarà definita la linea ferroviaria di alta velocità tra Firenze e Bologna e si renderenno più disponibili binari dell'attuale tratta ferroviaria, sui quali si potrebbero far passare treni che trasportano TIR nel tratto interessato. Magari costruendo un interporto a Prato ed un altro a Bologna per il carico e lo scarico deiTIR.
Il tema principale è quello di studiare come far diminuire la presenza di TIR sulle strade, anche pensando al trasporto merci con il sistema del cabotaggio marittimo, visto che il nostro Paese è ricco di coste e di approdi.
Immigrazione: cosa fare!
D'Angelis, e il Gruppo "I Democratici-Ronnovamento", ha un'idea, anzi una triplice idea. Premesso che gli immigrati, come sostiene anche la Confindustria, sono una risorsa ed una soluzione per il lavoro in Italia. In Toscana, d'altra parte, la presenza di immigrati si presenta in maniera abbastanza consistente in alcune aree, come quella del cuoio e la pratese.
Quindi con l'immigrazione occorre confrontarsi in maniera adeguata, garantendo qualità dell'integrazione e rigore nel rispetto delle regole, diritti e doveri, insomma. E il governo, con il ministro Bianco lavora in questa direzione.
D'Angelis ha annunciato la presentazione del suo gruppo di una proposta di legge su questo argomento che superi la diatriba centro-si/centro-no.
La pdl avrà come punto di forza dell'atteggiamento nei confronti degli immigrati una scala di interventi:
*-il carcere per chi commette irregolarità;
*-centri di permanenza quando si deve operare un controllo sugli immigrati e offrire loro un domicilio,
*-centri d'accoglienza, soprattutto in presenza di donne e bambini, per identificazione gestiti da Prociv, volontariato e garantiti da 3/4 personalità, tra cui Mons. Piovanelli, il segretario Cgil, lo stesso Claudo Martini.
F. C.

Matteo Renzi (nella foto), giovane segretario provinciale fiorentino del PPI, dimostra di avere idee molto chiare sul panorama politico.
Convinto delle proprie opinioni le difende con passione.
Leggete questa intervista e lo capirete!
Dalla recente Convention del centro-sinistra non ci sembra sia emerso niente di particolare. Lei cosa ne pensa?
Debbo premettere che ogni discussione rappresenta sempre un utile elemento di confronto.
In quanto alla Convention, debbo dare atto al sindaco Leonardo Domenici di aver svolto un'introduzione completa ed esauriente. Mentre il dibattito ha lasciato molto a desiderare.
Si è parlato, comunque, del recente rimpasto di Giunta, che aveva suscitato non poche polemiche...
In verità si poteva fare anche a meno di trattare questo argomento. Comunque il risultato è stato positivo. Il chiarimento c'è stato ed ora si può voltare pagina.
Nel senso...
Che occorre affrontare i problemi veri che ci stanno davanti e mettere a punto gli strumenti per risolverli.
Come?
Partendo, ad esempio, da una concreta sburocratizzazione della macchina comunale.
Con quale obbiettivo?
Per adeguare Firenze alle nuove, moderne realtà, pur senza rinnegare il passato.
Non si può, nè si deve correre il rischio di restare ancorati alla tradizione senza guardare al nuovo che avanza.
Come pensa si debba affrontare questa svolta?
Penso ai servizi, alle infrastrutture, allo sviluppo complessivo della città.
Percorso che passa anche attraverso le privatizzazioni, se ho ben capito!
Diciamo che le privatizzazioni possono svolgere un loro ruolo.
Per esempio, Centrale del Latte ed Afam sono punti di riferimento di un passato che non trova più riscontro.
Vendere e poi?
Il ricavato deve essere investito per spingere la città verso il futuro attraverso un rilancio che passa per il cablaggio della città, servizi integrati, infrastrutture polifunzionali.
Possiamo parlare di politica in senso stretto? Per esempio dell'attenzione che suscita il PPI a livello locale e nazionale, delle contraddizioni, delle polemiche!
La questione non riguarda, come è facile capirlo, solo il PPI. Interessa un po' tutto il mondo politico.
D'accordo. Ma parliamo del PPI. Per esempio qualche alleato del centrosinistra si lamenta di dover aver a che fare con troppi referenti. Mentre il segretario regionale è Alberto Monaci!
In linea teorica è giusto. Ma quando i partiti non fanno i congressi è difficile avere sempre e solo il referente ufficiale di un congresso molto lontano.
Parliamo di elezioni. Sono cominciati i "giochi". Dove conducono?
Questo è un problema serio che dobbiamo affrontare a livello di coalizione. Si tratterà di scegliere un metodo di lavoro. Ovvero aspettarsi che Roma "cali" i candidati o sceglierli sul territorio.
Io sono per questa seconda soluzione. Così come mi pare abbia già indicato il segretario regionale dei DS.
Voglio ribadire che il PPI non è il partito delle poltrone, quindi è pronto a confrontarsi sul territorio per decidere l'assegnazione dei collegi e le relative candidature.
Però si dice che Pistelli ...
Per carità, lasciamo da parte i "si dice".
Lapo Pistelli non si è "accomodato" sulle linee dei DS. Anzi! Nei sei comuni che formano il collegio in cui Pistelli è stato eletto deputato una metà mostra segni di insofferenza tra DS e PPI, e addirittura Signa è nelle mani del PPI con il sindaco Paolo Bambagioni.
Dove va il PPI?
Spero lontano. Sta recuperando consensi grazie anche all'impegno della giovane classe dirigente (parlo di me stesso, degli assessori Billi e Tani, del deputato Pistelli) che ha saputo trovare una linea di collaborazione con i dirigenti più anziani, (penso, ad esempio, ad Angelo Passaleva).
Lei crede nella costruzione di un "grande centro"?
Sicuramente.
Nel 1994, Achille Occhetto aveva ritenuto di costruire da sinistra "una gioiosa macchina da guerra" che si era trasformata subito dopo in un vero incubo.
Nel 1996 l'Ulivo guidato da Romano Prodi si era spostato al centro vincendo le elezioni.
Gli italiani, per chi non lo avesse ancora capito, sono nel complesso persone moderate e quindi di centro.
f.c.
Seminario ANCI Toscana su semplificazioni
Angelina Aino
Convegno a Taranto su "porti a
rischio nucleare"

Il giorno 20 ottobre 2000 a Taranto presso l'Aula magna dell'Istituto Tecnico Industriale "Righi" in via Dante si terrà un Convegno nazionale sul tema del rischio nucleare nei porti, promosso da PeaceLink.
Taranto è diventata un nodo terminale del sistema di comando e di spionaggio del Pentagono e della Marina Militare americana. Secondo gli attivisti di Peacelink, la base navale militare di Taranto dovrebbe essere già operativa per i nuovi sistemi di controllo remoto in caso di stato di guerra.
Le informazioni, reperibili presso il sito Internet del Dipartimento statunitense della Difesa ed altri siti di interesse militare affermano che il Navy Center for Tactical System Interoperability, che ha base a San Diego in California, ha realizzato un sistema denominato C4I; che cosa significa? C4I è un'acronimo che significa comando, controllo, comunicazioni, computer e intelligence. Ma a che serve?
Il sistema C4I comporta la raccolta e gestione delle informazioni relative allo spionaggio ed è intuibile che gli Stati Uniti intendano mantenere il comando e il controllo su queste sofisticate comunicazioni che generano la superiorità militare visto e considerato che è di circa il 94% l'investimento degli USA per la realizzazione di tale sistema. Con questo sistema C4I l'interoperabilita' della base navale di Taranto diventa completamente integrata con il Pentagono e il centro militare navale di San Diego in California. Taranto si integra così con i "linguaggi elettronici" della Flotta americana mediante automatismi computerizzati.
I terminali della rete C4I sono: Eglin, base aerea AFB in Florida (11%), Fort Monmouth, non lontano da New York 7%, Norfolk in Virginia (3%), Arlington in Virginia (2%), la monarchia ereditaria del Bahrain nel Golfo Persico (4%) e Taranto (2%).
La funzione militare di Taranto cambierà? Secondo gli attivisti di Peacelink sì: si sta passando, affermano, dalla fase delle classiche infrastrutture pesanti alla fase dei sistemi avanzati di rete, il vero cuore della guerra moderna. La nuova base navale si sta evolvendo verso un sistema ibrido in cui dopo rassicurazioni degli anni Ottanta che affermavano "non sarà base Nato" - si sono innestate infrastrutture Nato per il rifornimento. Ora, con l'implementazione del sistema C4I americano, la nuova base navale, pur dipendendo politicamente sempre da Roma, dipenderà nei fatti dal Pentagono per le cose che contano quotidianamente ed "elettronicamente".
Il Pentagono a Taranto sta probabilmente testando in questi giorni le stesse piattaforme e gli stessi software che sono stati installati nelle basi navali americane, rendendo Taranto una "postazione remota" nel sistema di interoperabilità.
Informazioni presso: Alessandro Marescotti a.marescotti@peacelink.it Documentazione sul rischio nucleare in mare:
http://www.peacelink.it/tematiche/disarmo/porti.shtml