L'ATTENZIONE

 

 

 

 

 

 

Editoriale

 

Emozioni da Olimpiade

 

 

 

C'è un tipo di emozioni che l'italiano (di qualsiasi cultura) avverte ogni quattro anni: non è una sindrome da anno bisestile, ma la partecipazione, spesso involontaria, ai giochi dell'Olimpiade.

Anche quest'anno, come era accaduto nel 1996, in occasione delle Olimpiadi di Atlanta, l'emozione scorre, come un fiume in piena, dalle Alpi alle Madonie, unendo in un solo abbraccio tirolesi e valdostani, lombardi e toscani, laziali e siciliani.

Poi, finita la sbornia di medaglie (ed anche di qualche delusione) si penserà ad altro. Per esempio al calcio, che è il nuovo business che spesso non ha niente a che fare con lo sport, quello vero.

Non c'è da meravigliarsi se la nostra nazionale di calcio è stata estromessa dal prosieguo del torneo olimpico e se ormai dal lontano 1936 (in pieno ed aborrito periodo fascista) non si vince più una medaglia in questa specialità.

Ha detto il terzo degli Abbagnale (che ha vinto a Sidney la sua terza medaglia olimpica) "il calcio italiano non ha lo spirito per partecipare ad un Olimpiade".

Bravo Abbagnale! Ma lo sapevamo anche noi! E come potrebbe essere altrimenti con atleti che vivono nel lusso più smodato, che ricevono ingaggi miliardari, che sono soltanto macchine per far guadagnare soldi a questo o a quell'imprenditore che presiede una società di calcio.

Lo sport è fatica, sacrificio, abnegazione. Ma questi termini non si addicono ai calciatori.

Basta guardare la figuraccia rimediata dalla Juventus miliardaria con il Brescia rivitalizzato da un Roberto Baggio troppo spesso vituperato e capace di far diventare grande anche una squadra modesta come il Brescia.

Che dire dei vari Ronaldo (ex-fenomeno), Vieri, lo stesso Del Piero, coperti di danaro ed incapaci di dare neppure una minima soddisfazione ai loro "compratori".

La filosofia di De Coubertin continua ad essere applicata solo ai giochi olimpici, dai quali andrebbero tolti i calciatori professionisti ed inserite squadre baby capaci di affrontarsi senza pensare alle coppe, ai campionati, al conto di banca. Sintomatica la rinuncia alle Olimpiadi di un giocatore della Fiorentina che non ha ritenuto "conveniente" partecipare a quei giochi per non perdere il ... contatto con la sua squadra.

Certo, dirà qualche lettore: "L'attenzione scrive queste cose perchè non deve vendere migliaia di copie agli amanti del calcio!"; "le copie, rispondiamo noi, non ci interessano più di tanto, lo facciamo perchè crediamo nel senso concreto dello sport, così come dimostriamo ogni settimana dando spazio a tutte le discipline sportive, sopratutto a quelle che gli altri giornali dimenticano".

C'è modo e modo, quindi, di vivere le emozioni da Olmpiadi. Noi preferiamo viverle e conservarle, magari risentendole ogni tanto, senza aspettare che si ripetano tra quattro anni!

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Nuovo statuto per la Provincia di Firenze

 

 

Firenze, settembre 2000

 

Lavorando con lodevole impegno, il Consiglio provinciale di Firenze si è dotato di due importanti strumenti per la sua attività: il nuovo Statuto ed il nuovo Regolamento.

Entrambi sono stati proposti dallo stesso presidente Scalise, senza ricorrere a consulenti esterni e limati adeguatamente nelle Commissioni.

Il primo è entrato in vigore il 17 agosto scorso, il secondo il primo settembre. E qualche giorno addietro è stato compiuto un altro passo che è stato quello dell'adeguamento dei gettoni di presenza dei consiglieri.

Il tutto derivato dall'applicazione della Legge 265/99 di riforma delle autonomie locali.

In sostanza, nel giro di un anno, il Consiglio provinciale di Firenze ha ottemperato alle indicazioni della legge di riforma.

Per avere un "quadro" completo della nuova situazione abbiamo intervistato Eugenio Scalise, presidente dello stesso Consiglio provinciale.

 

Organizzazione del Consiglio

 

A giudizio di Scalise le modifiche apportate allo Statuto ed al Regolamento rappresentano i pilastri della nuova organizzazione del Consiglio e dell'attuazione di una democrazia vera per la vita del Consiglio stesso, dell'Esecutivo, della maggioranza e dell'opposizione.

"Si è trattato - ha detto Scalise - di stabilire con precisione i ruoli dei singoli protagonisti in un rapporto di collaborazione che tenga conto delle esigenze concrete dei cittadini".

Oltretutto, Statuto e Regolamento colgono appieno i principi di autonomia globale ed all'interno della quale si colloca l'autonomia reciproca tra Consiglio e Giunta.

 

Rapporto Esecutivo-Consiglio

 

La soddisfazione per l'approvazione dei nuovi strumenti non ha cancellato del tutto le problematiche dei rapporti tra Esecutivi e Consigli.

Argomento che ormai tocca anche le Regioni in seguito alla recente modifica della legge elettorale che consente l'elezione diretta del Presidente della Giunta.

"Se dovesse verificarsi una preponderanza dell'attività dell'Esecutivo rispetto al Consiglio - sostiene Scalise - si andrebbe incontro ad una vanificazione delle elezioni dei consiglieri".

 

Nuovo Statuto

 

Quali sono le novità del nuovo Statuto? Intanto sono stati ripuntualizzati i principi fondamentali che tengono conto dell'autonomia dell'Ente. E quindi del fatto che lo Statuto doveva rispondere solo ai principi fissati dalla legge e non più dalle singole leggi.

Senza con questo negare un altro importante principio che è quello del riconoscimento della Repubblica italiana come una e indivisibile.

Sono stati inseriti anche alcuni punti di riferimento, tra cui spicca il richiamo del diritto al lavoro.

Inoltre, sono stati evidenziati due aspetti significativi dell'emigrazione-immigrazione: un consolidamento del legame con i toscani all'estero ed una maggiore attenzione per gli immigrati che vivono in Toscana.

 

 

Nuovo Regolamento

 

L'elaborazione del nuovo Regolamento ha comportato una riscrittura dell'articolato ed un adeguato riconoscimento alla dignità della Conferenza dei capigruppo e dell'Ufficio di Presidenza, che precedentemente avevano trovato difficoltà applicative anche attraverso il Coreco.

"La nostra autonomia - ha detto Scalise - ci ha consentito di dare pari dignità a tutti gli organi operativi".

In quanto alle Commissioni è stato separato nettamente il riferimento a quelle permanenti, alle speciali, alle commissioni d'indagine, che in precedenza erano inserite in maniera confusa nello stesso capitolo.

Altra novità sono: la possibilità di essere sostituiti nelle Commissioni, il numero legale è di 5 membri e non più della metà dei Consiglieri, è stato definito lo status di Consigliere, una volta delegato alla legge.

 

Riduzione delle Commissioni

 

Il terzo atto compiuto dal Consiglio è quello della riduzione delle Commissioni da 8 a 6 e l'adeguamento dell'importo dei gettoni di presenza.

"Abbiamo dato forza ai concetti di democrazia assembleare assegnando le due commissioni di controllo all'opposizione - ha detto Scalise - mentre la riduzione delle Commissioni rientra nella logica di un lavoro più coerente tra le varie attività. In quanto al gettone di presenza, previsto dalla legge di riforma, abbiamo ritenuto di elevarlo da 157.000 a 210.000 lire per una questione di equità. Infatti, mentre il compenso al Presidente della Giunta è proporzionato ad un'area con una popolazione di oltre un milione di residenti, quello dei Consiglieri era indicato per una popolazione sotto il milione.

Strana dissonanza che abbiamo sanato modificando l'importo del gettone."

A questo proposito Scalise, nel giugno scorso, aveva presentato (ed era stato approvato) un odg al Dipartimento "Democrazia consiliare" dell'UPI con il quale si criticava la decisione del Ministero dell'Interno che riteneva non applicabile ai Consiglieri provinciali l'equiparazione dell'importo dell'indennità così come era avvenuto tra il Presidente della Provincia ed il Sindaco.

A giudizio di Scalise "l'interpretazione non può essere condivisa, in quanto la stessa Provincia non può essere considerata sopra o sotto il milione di abitanti a seconda della funzione degli eletti.

Da qui la richiesta di modifica del decreto.

F. C.


 


 

 

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L'ATTENZIONE

 

I socialisti toscani contro il loro leader Boselli

 

"La prevedibile rinuncia di Giuliano Amato a combattere, fino in fondo, la battaglia per assumere la leadership del centro-sinistra certifica gli errori politici commessi da Boselli e dal gruppo dirigente nazionale dei Socialisti Demo-cratici Italiani".

Lo afferma Pieraldo Ciucchi segretario provinciale fiorentino dello SDI e consigliere regionale toscano dello stesso partito.

Ciucchi così prosegue: "come socialisti toscani, da tempo, avevamo preavvertito l'epilogo di tale vicenda e che soltanto la convocazione degli Stati Generali, a partire dallo scorso mese di giugno, su una linea politica di "autonomia socialista" per costruire quel socialismo che non c'è, da noi definito "socialismo liberale", ci avrebbe consentito di sviluppare nella sinistra un ruolo protagonista per l'aggregazione dei riformisti, dei liberali e dei libertari.

Il dispiacere di Boselli non può essere sufficiente a convincere i socialisti toscani sulla opportunità di lasciargli gestire, insieme a Villetti, la nuova fase politica che si apre con la candidatura di Rutelli.

S'impone la convocazione di un Congresso straodinario dello SDI - conclude Ciucchi - che dovrà servire a rilanciare nella sinistra una posizione autonoma dei socialisti che non potranno rinunciare a presentarsi con il loro nome ed il loro simbolo pena la dissoluzione".

 

 


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Cibi sicuri e di qualità

 
Arezzo, settembre
 
Obbligatorietà in tempi rapidi dell'etichetta di processo, ovvero del-la carta d'identità dei prodotti agricoli, zootecnici ed agro-alimentari che permetta l'identificazione dei produttori, del luogo e dei metodi di produzione, nonchè il riconoscimento delle materie prime impiegate, del tipo di allevamento e dei relativi mangimi e trattamenti fitosanitari.
E' questo il punto centrale delle proposte della Federconsumatori, illustrato dal suo segretario generale Rosario Trefiletti, nell'ambito del convegno organizzato ad Arezzo sul tema della "Campagna nazionale sulla sicurezza e la qualità degli alimenti".
Non solo, ma Trefiletti ha indicato altri obbiettivi, quali la salvaguardia dei prodotti tipici tradizionali; il divieto assoluto di utilizzare prodotti OGM nelle scuole e negli ospedali (anzi privilegiando i biologici rispetto ai prodotti tradizionali), l'adeguamento del sistema dei controlli e la loro accessibilità per le Associazioni dei consumatori, nonchè un patto per la qualità tra consumatori, produttori e tutti gli operatori della filiera.
Nel corso dei lavori, organizzati con grande professionalità dalla stessa Federconsumatori, insieme alla Provincia di Arezzo ed all'Arsia, è stato possibile ascoltare i tanti punti di vista sugli argomenti, ma anche degustare i prodotti tipici locali, ampiamente apprezzati dai convegnisti.

 
Apertura dei lavori di Romeo Romei, segretario regionale Federconsumatori, con richiamo all'impegno dell'Associa-zione nella campagna sulla sicurezza e la qualità degli alimenti ed ai temi-guida del convegno stesso, quindi il saluto del presidente della Provincia Vincenzo Ceccarelli e la relazione introduttiva di Anna Ciaperoni (segretaria nazionale Federconsumatori) che ha fatto un ampio excursus sull'intera problematica.
La Ciaperoni è partita dalle vicende degli ultimi anni sulla sicurezza alimentare che hanno avuto notevole rilevanza e suscitato numerose preoccupazioni tra i consumatori, ricordando gli avvenimenti di Seattle, di Genova in occasione di Tebio, ed il movimento di protesta che accompagna ormai i negoziati internazionali sul commercio mondiale, utili per dimostrare che il rapporto tra alimentazione, ambiente e produzioni agricole rappresenta oggi un terreno di forti scontri di interesse tra strategie di sviluppo e commerciali diverse di differenti aree del pianeta (in particolare USA ed Europa).
Questo movimento dimostra che i consumatori non sono più disposti a subire acriticamente le scelte dei governi e delle multinazionali.
E quindi non si assiste solo ad uno scontro tra Stati (in particolare tra Usa ed Ue), ma anche all'interno della stessa Ue che deve far sentire la sua influenza nella PAC.
"Riteniamo - ha detto tra l'altro la Ciaperoni - che i consumatori debbano scendere in campo e dire la loro sulle scelte delle politiche pubbliche e produttive nel settore agro-alimentare se si vuole affrontare problemi della sicurezza alla radice. "
E questo anche per combattere il fenomeno delle frodi alimentari che rimane ad alti livelli.
La strada è lunga e difficile. Per esempio, per quanto riguarda le carni si è proceduto a vietare l'uso di farine animali per l'alimentazione degli animali destinati all'alimentazione umana ma solo per i prodotti zootecnici mentre sono ancora permesse per gli allevamenti avicoli e ittici. Sono state prese misure anche per l'etichettatura delle carni che -com'è noto- è divenuta obbligatoria dal primo settembre. Ma anche a questo proposito si procede troppo timidamente.
L'obbligo riguarda al momento solo l'indicazione del luogo di macellazione e di sezionamento delle carni, mentre dovremmo aspettare ancora il 2002 per un'etichetta di processo che indichi anche il paese di provenienza e di ingrasso e le tecniche di allevamento.
Si procede, quindi, a tutti i livelli su terreni minati.
Ha detto Fabio Roggio-lani (presidente della Commissione agricoltura del Consiglio regionale toscano) che occorre insistere sulla ricerca nel campo alimentare e, per quanto riguarda la Toscana, applicare pienamente la legge regionale 23 del 6 aprile scorso che disciplina la materia degli OGM. Una legge che stabilisce un divieto netto di coltivazione e produzione sul territorio di specie che contengono la presenza di organismi geneticamente modificati.
Da parte sua, Maria Grazia Mammuccini, ha ricordato l'impegno dell'Arsia da lei diretto, nell'ambito del programma interregionale Agricoltura e Qualità, con l'organizzazione ed il coordinamento dei gruppi di lavoro per l'elaborazione delle linee-guida per l'applicazione del D. Lgs. 155/97 nei settori dell'olio, del vino, del miele e dell'ortofrutta.
La Mammuccini ha ribadito l'impegno dell'Arsia sempre in prima linea per il raggiungimento dell'obbiettivo della qualità dei prodotti e per la salvaguardia dell'ambiente.
Un po' diversa la questione a livello comunitario dove "Agen- da 2000", avviando il processo di riforma della PAC, prevede di conseguire "un'agricoltura europea multifunzionale, sostenibile, competitiva e ripartita in tutto il territorio europeo comprese le zone con problemi specifici".
Intervenendo nel dibattito l'europarlamentare Guido Sacconi ha sostenuto che "l'Unione europea si sta impegnando per far rispettare a tutti i membri la normativa in vigore e nel frattempo ha annunciato che entro novembre il Parlamento dovrà predisporre le nuove direttive in materia, una volta definita la conciliazione in atto tra lo stesso Parlamento ed il Consiglio sull'utilizzo delle norme.
Il Parlamento, infatti, chiede una maggiore rigidezza rispetto alla vecchia direttiva del 1992.
Il Governo italiano, da parte sua, ha predisposto un "Documento programmatico agroalimentare" per gli anni 2001-2003 (art. 2 legge 23 dicembre 1999, n.499) che intende fnalizzare l'intervento verso "un'agricoltura responsabile e sostenibile" e che prevede poche e precise priorità. Tra le quali, alcune riguardano direttamente i consumatori.
I1 documento prevede infatti:
*-"la promozione e l'incentivazione delle produzioni ecocompatibili come l'agricoltura e la zootecnia biologica";
*-"una politica per la qualità, la sicurezza del consumatore, il benessere animale e la valorizzazione della tipicità", sviluppando una migliore etichettatura dei prodotti e dei processi per un consumo responsabile, non che i sistemi di controllo e di tracciabilità ed individuando la ricerca in modo coerente".
Tra gli altri interventi ricordiamo quelli di Stefano Masini (Coldiretti), Landucci (Cna), Rossi (Usl 8), ed in particolare quello di Roberto Vasai (assessore alle politiche agricole della Provincia di Arezzo) che va segnalato per la passione con cui ha partecipato all'organizzazione del convegno di Arezzo. Vasai ha sottolineato tra l'altro, nel suo intervento, la necessità di porre grande attenzione ai prodotti tradizionali, "prodotti che raccontano la nostra storia, che rispettano l'ambiente (penso all'olio delle nostre colline, alla Chianina), che tramandano un gusto particolare".
Aspetti toccati con mano (pardon con ... gola) dai convegnisti nel corso della degustazione dei prodotti tipici aretini seguita al convegno.
Tema caro a Vasai il quale ha sostenuto la necessità di "riappropriarsi del sapore dei prodotti, pensando al problema del gusto" (così strettamente legato alla qualità del cibo).
La Provincia di Arezzo ha investito già tempo in questa politica con azioni mirate nelle scuole e tra i consumatori, con l'organizzazione di eventi (anche all'estero), fiere e mostre di qualità.
Si tratta, in buona so-stanza, di iniziative che rendono "visibile" il territorio nel suo complesso e che trovano la giusta collocazione nella politica provinciale e nei futuri Piani di sviluppo rurale che trova concretezza nel legame tra cultura della tipicità e cultura della tradizione.
 

 

Angelina Aino

 

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L'ATTENZIONE


Lotta difficile a vecchie e nuove droghe

 

E' stato presentato nei giorni scorsi in Palazzo Vecchio, Salone dei Cinquecento, un convegno sulle nuove droghe, focalizzando l'attenzione sulle diverse strategie in atto per affrontare il problema.

L'assessore alle politiche sociosanitarie, Giacomo Billi, si è espresso sottolineando come a nuove modalità di diffusione delle "droghe" si possano e si debbano affiancare nuove strategie con cui pubblico e privati siano capaci di affrontare la lotta alla loro diffusione e ai danni che causano. Firenze è già intervenuta a riguardo costituendo un Coordinamento comunale sulle nuove droghe che si è inserito nel Coordinamento nazionale che, tra l'altro, avrà la sua sede proprio nel capoluogo toscano.

Mario Santi, direttore del dipartimento dipendenze ASL 10 condivide la strategia pubblico-privato e punta l'indice sull'inversione di tendenza circa il consumo di droghe "Se nel 1979 a Firenze ci fu il primo convegno nazionale su 'Eroina, quali servizi' a distanza di venti anni è necessario intervenire per individuare e combattere le modalità di diffusione di tutte quelle sostanze, spesso riunite per comodità sotto il nome di ecstasy".

Non accenna, quindi, a diminuire il consumo di ecstasy che anzi sta ampliando sempre più il suo spettro d'azione, lasciando angosciose testimonianze nella cronaca quotidiana, al punto che ormai non provoca nessun sussulto la notizia di giovani bruciati, di vite spezzate da un desiderio di divertimento "a tutti i costi". Come quello comparso il 15 agosto sulle pagine dei quotidiani, che riportava la tragica vicenda di Cristian Mesa, giovane militare bresciano in licenza, morto per l'assunzione di ecstasy.

La sua prima pasticca di ecstasy, presa in un giorno di festa, la gioia della licenza da passare con gli amici, ma implacabile la droga sintetica ha fatto il suo corso. Non si è fermata davanti a niente, non ha avuto rispetto per i venti anni ancora da compiere di Cristian..ma forse è stato proprio lui a non aver avuto rispetto di sè.

Quale la necessità di una pillola fatale? La domanda aperta ai consumatori delle 292.458 dosi di anfetamine sequestrate in Italia nel '99.

E se una pillola non sempre uccide, certo anche un uso occasionale provoca conseguenze dannose di notevole entità ,e per di più irreversibili, al cervello.

Questi i risultati di una ricerca compiuta in Germania che ha dimostrato come i consumatori di ecstasy dispongono di una minore memoria, una ridotta capacità di concentrazione e una scarsa facoltà di apprendimento.

Ma neanche questo basta a frenare l'aumento di spacciatori, e si dimostra impressionante rilevare che la loro età sta calando vertiginosamente: la Direzione antidroga del Diparimento di polizia ritiene infatti &laqno;allarmante» il coinvolgimento dei minori nel settore delle nuove droghe, allorchè il numero di minorenni italiani coinvolti nei traffici illeciti di queste sostanze si è quadruplicato nel settentrione, triplicato al centro e raddoppiato nel meridione.

E se tra i baby spacciatori ad aumentare sono gli italiani, tra gli adulti è notevole la crescita degli stranieri. Dal 1987 al '99 hanno avuto una crescita del 551%/ sono passati dai 1.543 ai 10.045 del '99.

Una lotta contro un gigante troppo grande, un disastroso bollettino di guerra anche per chi ha combattuto dall'alto, ovvero per lo stesso direttore del dipartimento antidroga dell'ONU Pino Arlacchi. Si è concluso infatti con una ritirata su tutta la linea, dovuto un mancato appoggio politico e finanziario, il progetto antidroga inaugurato nel '97 allorchè Arlacchi, ex senatore progressista, venne catapultato alla sede viennese delle Nazioni Unite per la lotta contro la produzione di oppio in Afghanistan.

Fresco di nomina, Arlacchi pensò bene di recarsi a Kandahar per promettere all'enigmatico leader dei talebani, Mohammed Omar, oltre 400 miliardi di lire in dollari, diluiti per dieci anni, se i riottosi fondamentalisti avessero sradicato la coltivazione dell'oppio.

Ma in realtà il programma non decollò e la produzione diminuì, di poco, solo nel '98 accompagnata da isolati successi, simili a gocce nell'oceano.

Esperienze che fanno capire quanto sia potente la forza che si cela dietro il mondo della droga e, invece, debole e arresa l'enorme popolazione di consumatori pronti a credersi immortali davanti alla morte stessa.

 

Serena Casini

 

 

Dalla Regione Toscana più di nove miliardi per la lotta alla droga

Più di 9 miliardi per la lotta alla droga in Toscana, esattamente 9 miliardi e 157 milioni, di cui 7 miliardi e 783 milioni, pari all'85%, da ripartire negli ambiti territoriali corrispondenti alle aziende Usl ed il restante miliardo e 374 milioni, il 15%, per progetti di valenza regionale.

Questo, in estrema sintesi, è quanto prevede l'utilizzo in Toscana del fondo nazionale di intervento per la lotta alle tossicodipendenze relativo all'anno 2000 al quale la commissione alla Sanità, quella presieduta da Federico Gelli dei Democratici, ha dato il via libera nel corso di una seduta cui ha partecipato anche l'assessore alle Politiche sociali e vicepresidente della Giunta, Angelo Passaleva, che interveniva per la prima volta in Quarta commissione.

La ripartizione toscana del fondo nazionale è quest'anno di minore entità, anche se di poco, rispetto agli ultimi anni. Nel 1999 è stata di 9 miliardi e 825 milioni, nel 1998 di 11 miliardi e 860 milioni, nel 1997 di 9 miliardi e 600 milioni. Anche quest'anno, come sempre, il fondo servirà a finanziare progetti sulle tossicodipendenze, in buona parte concentrati sul terreno della prevenzione e della formazione professionale.

L'impegno diretto della Regione si concentrerà soprattutto sulle carceri, o meglio a favore della popolazione carceraria con problemi di tossicodipendenza, e sull'inserimento lavorativo dei tossicodipendenti, nonché per sovvenzionare progetti formativi e favorire le azioni di contrasto alle nuove droghe.

I finanziamenti sul territorio, tramite le aziende Usl, andranno invece ai progetti per gli utenti di età compresa fra i 15 ed i 44 anni, ai servizi tossicodipendenze delle stesse Usl, alle comunità terapeutiche mentre del residuo 5% usufruirà la popolazione carceraria.

Ma l'utilizzo del fondo nazionale per la lotta alla droga non è stato l'unico provvedimento approvato dalla commissione. Ha avuto il via libera, fra gli altri, anche la modifica alla legge che stabilisce i requisiti che le strutture sanitarie private devono dimostrare di avere per mantenere il proprio accreditamento.

 

L'ecstasy: che cos'è

L'ecstasy è una sostanza chimica che appartiene alla classe dei derivati sintetici dell'anfetamina. Scoperta in Germania nel 1912, non è mai stata commercializzata dall'industria farmaceutica. Negli anni '70 fu utilizzata da alcuni psichiatri statunitensi durante le sedute terapeutiche, perché ad essa veniva attribuita la capacità di favorire la comunicazione e le capacità di socializzazione. L'ente americano di controllo sui farmaci (Food and Drug Administration o FDA) ha messo la sostanza sotto controllo dal 1984.

Proprio negli anni '80 inizia il suo uso come droga ricreativa negli Stati Uniti e successivamente in Europa.

Esistono oggi molti prodotti simili all'ecstasy commercializzati clandestinamente in Italia (tra cui la MDEA o "eve" e la MDA o "love drug"), la cui grande diffusione è dovuta alla relativa facilità di produzione in laboratori clandestini e al basso costo che li rende facilmente accessibili a tutti.

Ecstasy e sostanze ad essa simili sono definite droghe da discoteca, usate cioè come sostanze ricreative in riunioni sociali organizzate (raves) che si tengono in genere in ampi locali molto affollati, in presenza di forti stimoli luminosi e sonori: tali caratteristiche ambientali sembrano agire come intensificatori dei loro effetti.

 

Gli effetti

Gli effetti acuti dell'ecstasy sono ormai noti: aumento dell'attività fisica e del tono dell'umore, diminuzione dell'appetito, alterata percezione con sensazione di benessere e amplificazione delle emozioni. A questi che sono gli effetti attesi da chi assume la sostanza se ne aggiungono altri non desiderabili: l'uso anche una sola volta a settimana può provocare crisi di panico, insonnia, disorientamento e confusione.

In ogni caso è difficile riprendere il ritmo delle attività quotidiane, sia scolastiche che di lavoro, per alterazioni delle capacità decisionali, tendenza all'apatia e difficoltà ad eseguire operazioni matematiche.

A questo si aggiunge il rischio di patologie gravi e potenzialmente letali dovute all'azione dell'ecstasy e delle sostanze amfetaminosimili: difficoltà respiratorie, danni muscolari e alterazioni della coagulazione. A tal proposito, un recente studio pubblicato su un'autorevole rivista scientifica mette l'accento proprio sull'allarmante aumento di emorragie cerebrali in giovani che fanno uso di ecstasy e sostanze simili.

A queste conseguenze acute della loro assunzione sono riferibili molte delle morti improvvise "da discoteca" spesso riportate dalle cronache.

 

I danni

Sinora non erano mai stati accertati danni cronici a carico del Sistema Nervoso Centrale dovuti a consumo di ecstasy. Solo recentemente alcuni studi hanno confermato tali danni pur in assenza di sintomi evidenti. E' stato dimostrato che l'ecstasy provoca una perdita di quelle fibre nervose che utilizzano il neuromediatore (la serotonina) su cui la sostanza agisce per produrre i suoi effetti. Non è ancora noto se tali danni possano essere provocati anche da una singola assunzione e a dosi moderate, se siano reversibili dopo astinenza o assumano piuttosto un andamento progressivo.

Gli studi condotti su animali, compresi i primati non umani, specie che più si avvicina all'uomo, indicano che tale danno non sarebbero in alcun modo reversibile.

Gli effetti a lungo termine negli animali, a dosi che differiscono poco da quelle usate a scopo ricreativo nell'uomo, farebbero propendere per l'ipotesi che la neurotossicità da ecstasy nell'uomo possa essere un processo lento e insidioso che, per alcuni ricercatori, potrebbe determinare l'insorgenza dopo alcuni anni di disturbi anche gravi come la demenza.


 

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