L'ATTENZIONE

 

 

 

 

 

 

Editoriale

 

L'antipolitica dei politici

 

 

Quando le scoperte superano la fantasia, quando i disastri portano la firma dell'uomo, quando non si comprende in maniera esatta la misura delle cose, si finisce per dire: "l'uomo si autodistruggerà".

Così, mentre Dio ha fatto nascere il mondo (almeno per chi crede!), l'uomo lo farà morire.

Ma, pur senza voler essere così catastrofici, e restando alle miserie quotidiane, proviamo a considerare la politica degli utlimi anni: si è strombazzato ai quattro venti che la Prima Repubblica era morta e che occorreva sostituirla con la Seconda, che voleva significare mettere da parte i partiti e privilegiare la soluzione dei problemi.

Ebbene, l'operazione è riuscita solo a metà, cioè nella prima parte...

Con risultati addirittua deleteri per la democrazia che ha visto un imbarbarimento del clima politico ed un ritorno alle guerre per bande, agli insulti, alle offese. E tutti insieme, appasionatamente, gli uni contro gli altri, senza che qualcuno si sia fermato a pensare dove stava andando.

Così Umberto Bossi parla di famiglie naturali e Francesco Rutelli si offende (perchè ha adottato un bimbo di colore), don Gianni Baget Bozzi (prete, ex-socialista, oggi forzista) riprende la clava e dice che il pensiero di Bossi è stato frainteso che in verità voleva dire che "Rutelli era stato criticato per la disinvoltura dei costumi, visto che Rutelli è passato da bisex radicale a sindaco cattolico del Giubileo, in un'esaltazione del trasformismo". Reazioni violente da Marco Pannella ed altri. A parte che il termine bisex sembrava essere appropriato al costume non al sesso, ma anche fosse, dove è finito l'orgoglio gay, di cui si vanta perfino il ministro Pecoraro Scanio?

Le polemiche forse hanno un'altra origine: la pochezza intellettiva di buona parte dell'attuale classe politica, l'incapcità a parlare di programmi, di cose concrete, e quindi il ricorso all'ingiuria per gettare fango sull'avversario politico. Perchè, altrimenti, Rutelli avrebbe infastidito Berlusconi e le sue due ... mogli?

E poi, perchè ogni giorno si deve sentire alla televisione o leggere sui giornali che il centro-destra sferra attacchi personali a personaggi del centro-sinistra e da questa sponda partono attacchi altrettanto offensivi per il centro-destra?

Dopo le prossime elezioni politiche ci chiederemo (anzi si chiederanno i soloni della non-politica) perchè la gente non vota. Ma non siamo mica all'obbrobrio del "Grande Fratello" dove occorre spararla più grossa per vincere 250 milioni!

Ci viene a mente la politica personale all'indomani dalla sconfitta del fascismo, quando vecchi gerarchi e novelli democratici andavano a fare i comizi sulle piazze paesane spiegando ai compaesani elettori che il tal candidato aveva le corna ed il talaltro le aveva... più lunghe!

Dalla gola degli elettori esce solo un urlo, possente: "politici, fate politica, non personalismi; confrontatevi con gli avversari sui programmi, non solo loro qualità sessuali o culinarie; ridateci i partiti ricchi di storia e di ideologia; riportateci alle urne con la convinzione di essere chiamati a fare scelte per il Paese non per voi".

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Firenze deve investire sul futuro.

Parola di Graziano Cioni, vice-sindaco della città

 

Graziano Cioni

 

è nato ad Empoli nel 1946, ha 5 figli.

Ha ricoperto numerose cariche pubbliche:

*-assessore al personale alla Provincia di Firenze dal 1975 al 1980;

*-assessore al personale del Comune di Firenze 1980 al 1983;

*-assessore al commercio sempre al Comune di Firenze dal 1985 al 1988;

*-nel 1988 gli viene attribuita la delega di assessore al traffico e realizza la più grande ZTL (zona a traffico limitata) d'Europa.

Eletto Deputato nel 1992 e Senatore nel 1994 (ancora in carica).

Attualmente è membro della Commissione Affari Esteri e della Commissione d'inchiesta sul terrorismo in Italia.

E' membro del Consiglio d'Europa e dell'Assemblea dell'Europa Occidentale (U.E.O.).

E' presidente nazionale della Federconsumatori.

Eletto Consigliere comunale a Firenze nel giugno del 1999 nella lista DS, con 1.749 voti, che lo ha collocato al primo posto per numero di voti tra tutti gli eletti.

E' stato capogruppo dei DS fino alla nomina a vice-sindaco ed assessore con diverse deleghe: mobilità, Polizia Muncipale, PUT, Parcheggi, Coordinamento lavori stradali e Nuove infrastrutture connesse alla mobilità.

 

***


 

Quando avevo telefonato alla sua segreteria per chiedere un appuntamento mi era sembrato molto strano che mi venisse fissato alle ore 8 di sabato mattina. Nei miei 40 anni di professione mi sono abituato ad ogni tipo di sorpresa, quindi avevo accettato senza ribattere.

Così, sabato scorso alle 7,30 sono uscito di casa per raggiungere PalazzoVecchio ed incontrare Graziano Cioni, neo-vice sindaco di Firenze ed assessore alla mobilità.

Firenze mi veniva incontro con la sua bellezza: strade alberate, poco trafficate (e malgrado questo ho incontrato diversi imbecilli nemici del Codice della Strada!), Poggio Imperiale, la città sotto i miei piedi da Piazzale Michelangelo, l'Arno, la figura slanciata di Palazzo Vecchio.

Sono le 7,55 quando arrivo in PalazzoVecchio e mi metto in attesa. Penso alle domande da fare a Cioni, alle possibili risposte, alle successive domande...

Poi... sento il rintocco delle campane che annunciano le 8, l'ascensore che si ferma davanti a me, la figura di Cioni che appare, un sorriso, una stretta di mano.

"Vieni ...! mi dice senza far cenno all'orario e neanche alla incredibile precisione nel mantenere l'impegno assunto.

Entriamo nella sua stanza, ci sediamo uno di fronte all'altro, ci scambiamo qualche battuta di circostanza, ap-prendo che la sera precedente è stato a un dibattito che è durato fino alle 24, mi dice che alle 9 deve ricevere l'assore comunale Simone Tani, e poi si parte: non c'è tempo da perdere!

Domande "senza rete", risposte puntigliose.

Un'intervista?

Forse. Ci sembra più una storia da raccontare, un "programma" da esporre, una sfida per il futuro.

Porre domande ad un uomo che è esposto ormai da tanti anni sui contrafforti politici locali e nazionali, è un piacere che soddisfa la professionalità di entrambi.

 

Il sindaco è Domenici!

 

Alla domanda scontata se lui si sente sindaco, segue una risposta altrettanto scontata: che il sindaco è Leonardo Domenici che ha ritenuto di avvalersi della sua esperienza politica ormai trentennale.

Cioni sostiene che avrebbe anche fatto a meno di tanto impegno, ma poi ha accettato il gravoso incarico come una sfida con se stesso per cambiare Firenze in meglio.

Ma come?

Sopratutto facendo tante cose elementari che a qualcuno possono sembrare rivoluzionarie.

E porta qualche esempio:

*-perchè la divisione mobilità deve essere scollegata dalle altre?

*-perchè nei cantieri non si deve lavorare di notte e fare turni di 12 ore?

 

Il controllo del territorio

 

Cioni mi racconta della sua profonda impressione derivata dalla lettura dei dati relativi agli incidenti sulle strade di Firenze. Della sua partecipazione ai servizi notturni dei "pattuglioni", dell'incredibile menefreghismo degli automobilisti nei confronti del Codice della Strada.

Sono convinto di quello che dice sia perchè conosco anch'io quei dati, sia perchè la città la vivo ogni giorno e con essa le tante infrazioni che vedo commettere sotto i miei occhi.

Cosa fare? In primo luogo operare un controllo del territorio più ampio, grazie anche alla sensibilità dimostrata tanto dal Prefetto quanto dal Questore.

Ma occorrono più Vigili Urbani. Forse il doppio degli attuali 700; ma anche "motivati" per farli lavorare meglio, vista la grande autonomia di cui godono sulla strada nel momento dell'espletamento del loro lavoro.

Quei Vigili, che Cioni, vuole sempre più "formati" ma anche impiegati nell'educazione civica attraverso lezioni nelle scuole fiorentine, soprattutto dove ci sono ragazzi che crescono e si avvicinano ai motorini ed alle macchine.

Non solo, ma Cioni ha chiesto agli uffici competenti di fornirgli una "mappa" che sia il risultato di una sovrapposizione delle zone interessate agli incidenti di alcuni anni per capire dove è più urgente intervenire.

 

Parcheggi e mobilità

 

Ma gli incidenti non derivano solo dall'indisciplina degli utenti della strada e dalla fatalità, sono anche conseguenza della mancanza di spazi per il traffico con strade troppo occupate da macchine parcheggiate, quindi dall'esigenza di avere aree attrezzate allo scopo. Ma sopratutto di averle in tempi brevi e certi.

Lo sa - dice Cioni - che il parcheggio inaugurato nei giorni scorsi in via Pisana è stato previsto nel 1989?

Di chi è la colpa? Spesso essa consiste nel fatto che c'è chi chiama e chi non risponde!

Ma la mobilità va favorita anche con le infrastrutture quali il treno e la tramvia che interessano l'area vasta.

Non è concepibile - sostiene il vice-sindaco - che Firenze debba utilizzare solo i treni che fermano in Santa Maria Novella, quando ci sono altre quattro stazioni che potrebbero essere attrezzate all'interno ed all'esterno per favorire la mobilità.

E poi, chi l'ha detto che occorre solo la tramvia o solo la micro-metropolitana?

La prima è sicuramente utile per l'hinterland, la seconda per le aree interne alla città.

Si deve ormai parlare di sistema intermodale integrato. Con tempi certi, indicando tappe, percorsi e scadenze, superando veti, ritardi, divieti che non portano da nessuna parte.

 

Venditori ambulanti

 

Tema molto caldo perchè sentito in maniera particolare dai cittadini. Tema, comunque, sul quale la riflessione deve andare per gradi, senza che nessuno pretenda di veder risolto il problema con una bacchetta magica.

Sulle strade fiorentine, soprattutto quelle centrali, si contavano circa 450 venditori abusivi (di cui una buona metà arriva dalla periferia della regione), in parte prigioneri del racket che vanno combattuti, in parte pronti ad inserirsi nella comunità fiorentina attraverso il lavoro.

La creazione del mercato multietnico - sostiene Cioni - va in questa direzione. Firenze ha il dovere di aiutare gli immigrati volenterosi ed onesti ad inserirsi.

Ecco perchè a loro favore si devono prevedere anche corsi di lingua italiana e corsi di formazione.

Essi sono pur sempre una risorsa che sarà utile a non far saltare il patto generazionale che esiste nella città e nel Paese.

Dunque, due facce della stessa medaglia: la fermezza nei confronti di illegali e avviati alla criminalità, aiuto concreto per gli altri.

 

Vincere il degrado

 

Ma Firenze deve anche guardare al suo futuro in maniera diversa, superando il vecchio legame alla Firenze dei Medici, senza perderne la validità storica e culturale, ma pensando di essere una città moderna ed inserita nel reticolo della nuova globalizzazione.

Un impegno particolare dovrà essere quello di mettere in campo tutte le forze disponibili per salvare dal degrado alcune aree (per esempio leggi San Salvi dove potrebbe sorgere un vero parco metropolitano con strutture per la cultura e del tempo libero), mentre già l'assessore all'ambiente Vincenzo Bugliani (Verdi) ha avviato un adeguato programma di recupero delle Cascine e dell'Arno.

 

Privatizzazioni

 

Una volta - sostiene il vice-sindaco - esisteva concretamente il problema del farmaco e del latte. Oggi non più.

Sono attività dalle quali il Comune deve uscire per investire le risorse incamerate in altre iniziative che si chiamano cablaggi, telematica, o più semplicemente "investimento per il futuro".

La sfida vera è quella di rendere compatibile la città antica con la modernità.

 

 

Un Consiglio regionale su Firenze

 

Per dare concretezza al concetto di modernità Graziano Cioni guarda ad una sinergia più profonda tra le Istituzioni, nell'interesse dei cittadini.

Ritiene che si ponga la questione di un diverso utilizzo dello "strumento-Quartiere", ma anche di impegni precisi per favorire lo sviluppo dell'area vasta.

La città non potrà essere più se stessa: deve uscire dalle proprie mura, guardare altrove (all'hinterland ed oltre), programmarsi in maniera più ampia.

Insomma Firenze deve diventare la città-regione al di là di sterili atteggiamenti campanilistici.

Un primo passo, forse, lo avremo con la prevista convocazione di una riunione del Consiglio regionale della Toscana dedicato a Firenze.

 

Francesco Canosa


 


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Finanziamenti per la formazione

Sono quasi 1300 miliardi in sette anni (per la precisione 1271 miliardi di contributi pubblici, cui si aggiungono 13,5 miliardi di cofinanziamento di privati, per un totale di 1285 miliardi di lire), circa 182 miliardi l'anno, i finanziamenti che il nuovo Fondo sociale europeo assegna alla Toscana sulla base del nuovo programma operativo regionale per l'Obiettivo 3 nel periodo 2000-2006.

Grazie a queste risorse sarà possibile creare nuove opportunità nei settori dell'occupazione, della formazione, dell'istruzione, dell'orientamento e delle pari opportunità, opportunità che si stima potranno coinvolgere, nelle diverse iniziative, poco meno di 300 mila persone in tutta la Toscana.

Rispetto al precedente periodo di programmazione di questo fondo, la Toscana vede un incremento di quasi 700 miliardi. La nostra regione si aggiudica così l'8 per cento del totale delle risorse del Fondo (nel precedente periodo di programmazione, 1994-99, l'assegnazione per la Toscana era il 6 per cento del totale) e vede passare da 112 a 182 miliardi il finanziamento annuo.

Al di là dell'entità del finanziamento "strappato" nella trattativa a Bruxelles, va detto che l'Unione europea ha riconosciuto alla Toscana un ruolo di "apripista" per la tempestività dimostrata nella presentazione dei documenti necessari per la nuova programmazione e ha apprezzato il carattere innovativo di molti dei progetti presentati.

Non a caso il documento toscano è stato utilizzato, in fase di negoziato, come punto di riferimento da tutte le altre regioni.

La Regione, cui compete l'attività di gestione del piano operativo e il ruolo di responsabile dei pagamenti, ha scelto di destinare circa il 65 per cento dei finanziamenti alle Province.

Il restante 35 per cento verrà gestito direttamente dalla Regione.

Coerentemente con le indicazioni programmatiche del nuovo Obiettivo 3, la Regione ha inserito nel suo piano operativo alcuni traguardi generali:

1) le politiche attive del lavoro per combattere la disoccupazione;

2) la lotta all'esclusione sociale, l'istruzione e la formazione permanente;

3) l'adattamento ai mutamenti socioeconomici per sviluppare versatilità e imprenditorialità della forza lavoro;

4) il potenziamento della presenza delle donne nel mercato del lavoro.

Ciascuno di questi obiettivi si concretizza, come d'abitudine nei documenti comunitari, in altrettanti "assi", all'interno dei quali sono state individuate le misure e le azioni che possono essere ammesse al finanziamento.

 

Asse A (politiche attive del lavoro):

organizzazione dei nuovi servizi per l'impiego; inserimento e reinserimento di giovani e adulti; inserimento e reinserimento di uomini e donne che sono stati fuori dal mercato del lavoro da oltre 6 o 12 mesi. Stanziamento totale nei sette anni, circa 400 miliardi di lire.

 

Asse B (pari opportunità nell'accesso al mercato del lavoro):

 

inserimento di gruppi svantaggiati. Totale 63,5 miliardi di lire.

 

Asse C (formazione professionale, istruzione, orientamento, formazione continua):

adeguamento del sistema della formazione professionale e di quello dell'istruzione; prevenzione della dispersione scolastica e formativa; formazione superiore; formazione permanente.

Totale 368,5 miliardi di lire.

 

Asse D (qualificazione della forza lavoro, sviluppo dello spirito imprenditoriale sviluppo della formazione continua, flessibilità del mercato del lavoro e della competitività delle imprese);

adeguamento delle competenze della pubblica amministrazione; sviluppo e consolidamento dell'imprenditorialità nei nuovi bacini di impiego; miglioramento delle risorse umane nel settore della ricerca e dello sviluppo tecnologico. Totale 269,3 miliardi di lire.

 

Asse E (miglioramento accesso delle donne al mondo del lavoro):

totale 131 miliardi di lire.

 

Asse F (misure di supporto tecnico e accompagnamento):

totale 38 miliardi.

 

La Regione ha già emanato i primi 5 bandi relativi alla parte dei fondi di sua competenza, che sono già pubblicati sul Bollettino ufficiale, per un totale di circa 71 miliardi di lire per il triennio. Sono bandi aperti, la cui validità va dai due ai sei anni, e riguardano, in particolare: diplomi universitari, servizi per l'impiego, formazione permanente, istruzione, educazione.

Per quanto riguarda le Province, dopo l'approvazione da parte della giunta regionale della ripartizione dei finanziamenti, si sta già lavorando sugli schemi dei bandi che dovranno essere predisposti in tempi brevi.

 

Bandi trimestrali

Il presidente della Regione Claudio Martini ha riferito che la cadenza dei bandi è trimestrale e non annuale, come accade in altre regioni, per consentire una velocizzazione nelle procedure di avvicinamento ai finanziamenti.

Ha spiegato anche come gli interventi saranno molto ampi, e copriranno dalla formazione per recuperare gli antichi mestieri alla formazione per le nuove figure professionali, soprattutto nella new economy.

 

Messa in rete delle scuole

Progetti da trasformare in multimedialità

L'assessore Paolo Benesperi, da parte sua, dopo aver ripercorso l'iter che ha portato alla predisposizione del programma presentato alla stampa, ha dato due importanti notizie:

*-sono stati predisposti finanziamenti per 1,8 miliardi di lire per la messa in rete di quelle scuole che ne faranno richiesta;

*-inoltre chi ha realizzato progetti di matematica, fisica, chimica o seconda lingua, può consegnarli alla Regione per la loro trasformazione multimediale.

 

 

 


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Massimo Vivoli (Confesercenti Toscana):

"i comuni devono impegnarsi per la riforma del commercio"

 
 
Nel corso del recente confronto tra la Giunta Regionale e le forze sociali relativamente alla stesura del Piano Regio-nale di Sviluppo, sono emerse, in un contesto pur caratterizzato da problemi seri e complessi e da evidenti punti di crisi, chiare indicazioni per il possibile avvio in toscana di una fase di ripresa e di sviluppo economico.
Fatta questa breve premessa occorre chiedersi adesso come sta procedendo l'iter visto anche che la Giunta è cambiata e quindi sono venuti a mancare gli interlocutori precedenti.
Per avere un quadro della situazione abbiamo intervistato Massimo Vivoli, presidente della Confesercenti regionale, che ha avuto una parte molto attiva nel confronto con la precedente Giunta regionale guidata da Vannino Chiti.
 
Presidente Vivoli, intanto facciamo un passo indietro: che cosa è venuto fuori dal suddetto confronto?
 
E' stato evidenziato il ruolo del terziario e in particolare del commercio e del turismo per l'economia della nostra regione. Non solo, ma a noi pare che sia stato, nell'occasione, anche confermato il maggiore interesse e la più puntuale attenzione da parte della Regione a questi nostri settori.
 
E' solo un'impressione o ci sono elementi che possono comprovare questa affermazione?
 
Posso rispondere con assoluta certezza sostenendo che questa mia considerazione trova concrete conferme nell'approvazione, nella passata legislatura, della nuova normativa regionale in materia di commercio, alla quale credo di poter affermare la Confesercenti ha dato un suo fattivo contributo di idee e proposte, e nella manifestata volontà della nuova Giunta, e in particolare dell'Assessore Susanna Cenni, di dare coerente seguito alle scelte fatte con detta normativa.
 
Ma quali sono gli obiettivi che vi siete prefissati?
 
In particolare l'obiettivo di recuperare e rilanciare i centri storici delle nostre città e i centri minori della Toscana, attraverso la modernizzazione e la valorizzazione del tessuto commerciale composto dai negozi di vicinato ma anche dalle botteghe artigiane, ci pare centrale in questa fase e determinante per la piena attuazione della riforma del commercio.
 
E' tutto pronto oppure occorre mettere a punto nuovi strumenti?
 
In verità occorre affrontare la fase più delicata e decisiva quella nella quale si passa dalle affermazioni alle realizzazioni. Una fase nella quale determinante risulta il ruolo dei Comuni chiamati a fare scelte chiare e ad utilizzare a pieno e al meglio gli strumenti che il decreto Bersani e la normativa regionale mettono a loro disposizione.
 
Come si salvano i centri storici?
 
Potrei rispondere con un vecchio slogan: tenendo accese le luci, le insegne dei negozi. In tal modo si tiene accesa la vita stessa della comunità.
 
Qual è il ruolo dei Comuni?
 
Bisogna pensare che per un'insegna di negozio che si spegne muore un pò di comunità e per gli enti locali si tratta di una sconfitta. A nessuno può sfuggire, infatti, la drammaticità della perdita di presenza in alcune aree di piccoli negozi, dove manca addirittura un benzinaio, un gommista, località dove si è tentato di aprire negozi polifunzionali facendo coesistere ufficio postale e tabaccaio, alimentari e telegrafo.
Quindi il Comune gioca il ruolo primario nella salvaguardia dei negozi e della vita della comunità.
 
E poi!
 
Non è difficile rendersi conto dell'importanza dell'azione del Comune.
Basti pensare, in tal senso, al nuovo e più stretto rapporto che è stato disegnato tra la programmazione commerciale e la pianificazione urbanistica, ma anche a strumenti ed opportunità quali:
*- i programmi per la tutela e la valorizzazione dei centri storici,
*- i programmi integrati per la rivitalizzazione della rete distributiva,
*- l'individuazione di aree di vulnerabilità,
*- il protocollo Vetrina Toscana.
Tutti strumenti questi che tra l'altro trovano significative forme di incentivazione economica rivolte, non solo alle attività commerciali, ma anche agli stessi comuni che intendano utilizzarli, e per i quali abbiano svolto l'indispensabile fase di concertazione con le associazioni di categoria.
 
Lei pensa che i Comuni sapranno e vorranno rispondere a questi interrogativi? Se considera che molti di essi ancora oggi non hanno neppure costituito l'ufficio del Difensore civico comunale, può rendersi conto della mancanza di sensibilità!
 
Purtroppo non posso che condividere queste preoccupazioni.
Al momento, pur con i dovuti e significativi distinguo, non possiamo non esprimere la nostra preoccupazione per come molti comuni stanno operando.
E' una preoccupazione che abbiamo espresso più volte alla Regione, e che abbiamo resa pubblica in una manifestazione che ci ha visti a fianco di CNA e Confartigianato nel corso di un affollato convegno che abbiamo tenuto nel Palaffari di Firenze, con la presenza e la partecipazione attiva della nuova Giunta regionale che è venuta con il Presidente Claudio Martini e i due assessori competenti, Ambrogio Brenna e Susanna Cenni.
 
Cosa pensate di fare per stimolare i Comuni ad assumersi le loro responsabilità?
 
Partendo dalla predetta preoccupazione, abbiamo avanzato la richiesta di un tavolo tecnico regionale per il monitoraggio e la verifica dell'applicazione della nuova normativa su tutto il territorio toscano, e che ci vedrà impegnati nelle prossime settimane in una intensa campagna di sensibilizzazione e di confronto con tutti i soggetti interessati.
 
Oltre questo lodevole impegno politico che cosa ritiene che debba fare ancora la Confesercenti?
 
Abbiamo pensato, in concreto, alla costituzione del Centro di Assistenza Tecnica regionale attraverso il quale dare nuovo impulso alla modernizzazione delle attività commerciali di piccole e medie dimensioni, e con il quale collaborare operativamente con i comuni e le Camere di Commercio nella realizzazione di iniziative di sostegno e promozione dei centri commerciali naturali, e più in generale della tradizionale rete commerciale presente sul territorio.
 
A quanto pare Regione ed Unioncamere hanno già dichiarato la loro disponibilità. Manca sempre quella dei Comuni!
 
Abbiamo certo piena cognizione delle difficoltà presenti, e dei forti interessi incombenti che possono ostacolare il raggiungimento di questi obiettivi, ma se il nuovo interesse e la maggiore attenzione che abbiamo registrato da parte della Regione, e che ci fa ben sperare per una migliore definizione dei criteri relativi alla realizzazione degli outlet, è un patrimonio acquisito dalle forze politiche che, oltre alla Regione, governano gran parte dei comuni e delle province della toscana, allora forse le possibilità di raggiungere gli obiettivi indicati sono davvero tante e concrete.
 

 

Elena Carbone

 

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L'ATTENZIONE


La Toscana e i suoi castelli

In occasione delle Giornate europee del patrimonio, oggi e domani 24 settembre, la Toscana apre le porte dei suoi più bei castelli. Due giorni di ingressi liberi e visite guidate gratuite, nella maggior parte dei casi a prenotazione, a un'ottantina tra castelli e fortificazioni per compiere un viaggio irripetibile trai i luoghi che più hanno caratterizzato la nostra regionre dal Medioevo al Rinascimento.

Alcuni castelli che apriranno i loro battenti nel primo week-end di autunno sono stati restaurati grazie anche ai finanziamenti dell'accordodi programma governo-regione per i beni culturali del periodo 1994-1999.

E altri saranno interessati dai nuovi progetti che si stanno mettendo a punto per le erogazioni comunitarie della fase 2000-2006.

"Le Giornate del patrimonio - sottolinea l'assessore alla cultura della Regione Toscana Mariella Zoppi - saranno perciò anche l'occasion migliore per fare il punto sui risultati dei progetti cofinanziati dall'Unione Europea e per metterne a punto di nuovi. E saranno anche la conferma della strategia di intervento della Regione Toscana nel settore dei beni culturali, considerati come una risorsa di eccezionali potenzialità, una nuova opportunità per attrarre investimenti e generare occupazione, benessere e sviluppo, un volano per orientare la domanda di cultura e di turismo non solo sulle grandi città d'arte, ma anche sui piccoli centri e sulla Toscana rurale".

Durante il convegno in Lunigiana che ha preceduto le due giornate europee è stato inaugurato, dopo sei anni di lavori e due miliardi di investimenti (700 milioni dei quali ancora da spendere entro il 2002), il castello di Terrarossa, trasformato in albergo, dotato di una cinquantina di camere già arredate, di una sala conferenze, di un bar.

Una Toscana tutta da scoprire, dunque, quella che viene proposta nelle giornate del patrimonio: dagli splendidi castelli della Lunigiana che sorvegliavano l'accesso della Via Francigena a quelli della Garfagnana, a lungo abbandonati dagli Estensi tanto da provocare le lamentele di Ludovico Ariosto; dalla Fortezza vecchia di Livorno al Borgo murato di Vicopisano disegnato dal Brunelleschi; dal Castello di Sambuca Pistoiese che salutava i pellegrini in cammino verso Santiago de Compostela a quello dell'Imperatore a Prato, unica testimonianza dell'architettura imperiale sveva nel centro-nord; dalle eleganti ville fortificate dei Medici nella loro terra natale del Mugello al castello di Porciano di Stia, in Casentino, fino alle austere Fortezze degli Orsini a Sorano e a Pitigliano.


 

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