L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Due milioni di"apostoli"?

 

Calato il sipario, spente le luci della ribalta, i due milioni di giovani convenuti a Roma, nel campus di Tor Vergata, hanno raggiunto le loro case, i loro paesi.

Sono passati ormai una ventina di giorni ed i mass-media hanno già archiviato quell'immenso fatto di cronaca e si sono messi in attesa della XVI GMG prevista a Toronto (Canada) per l'estate del 2002. Mentre i critici stanno rivolgendo le loro attenzioni ad altre manifestazioni.

Ma loro, quei giovani, cosa fanno? Sono ritornati alla solita routine dimenticando Roma?

Siamo convinti del contrario! Siamo certi che ognuno di loro ha portato con sé un bagaglio struggente di pensieri, di meditazioni, di speranze. Siamo certi che loro stanno ancora raccontando ai familiari, agli amici, ai conoscenti, la loro meravigliosa avventura. E basta che qualcuno ascolti con attenzione, che immagini di essere stato lui stesso protagonista di quelle giornate per alimentare i racconti, per chiedere altri particolari.

Racconti che diventano così "favole" nuove senza tempo, senza età.

E quei giovani raccontano l'incontro con il Papa Giovanni Paolo II, l'emozione che ha colpito i singoli e la massa, la vita intensa di pochi giorni che li ha "segnati" sicuramente per tutta la vita.

E fino a quando avranno memoria, essi cercheranno di non disperdere il patrimonio spirituale di quelle giornate romane e soprattutto cercheranno di farle "vivere" ad altri, a coloro che non hanno potuto o non hanno voluto partecipare in maniera diretta.

Li vediamo nelle loro terre mentre "raccontano": i loro occhi sono illuminati dalla fede, ogni tanto si increspano per l'emozione, sorridono, cercano di trasmettere la loro emozione così come aveva fatto il Papa con loro.

Essi sono pronti a trasferire il dialogo che hanno vissuto con il Papa al loro rapporto con i loro conoscenti.

Chiudiamo gli occhi e facciamo il giro del mondo e li immaginiamo come novelli "apostoli" che cercano di trasmettere le loro emozioni. Li vediamo come "stelle del mattino" (come li ha definiti il Papa) che si sono uniti per professare la pace non per alimentare l'odio. Un programma, un vero programma di vita!

Chi non "crede" ascolterrà scettico o non ascolterà affatto, ma questo non impedirà a questi giovani di trasmettere un messaggio di pace, di fraternità. I poveri di spirito resteranno poveri di spirito!

Due milioni di "apostoli" possono diventare venti, duecento milioni, due miliardi ... se ognuno saprà continuare a raccontare anche se non sempre sarà ascoltato perchè contro la fede c'è un nemico invisibile: l'indifferenza!

Quell'indifferenza che genera il vuoto morale e spirituale.

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Pieraldo Ciucchi:

"una proposta di socialismo liberale per la sinistra"

Le difficoltà che stanno vivendo tutti i partiti in questo momento non hanno risparmiato neppure lo SDI a causa delle profonde divisioni che esistono tra i socialisti del partito guidato da Enrico Boselli e le altre formazioni che si riconoscono nel socialismo italiano.

Per avere un quadro della situazione abbiamo intervistato Pieraldo Ciucchi, segretario provinciale fiorentino dello SDI e Presidente del Gruppo dello stesso SDI al Consiglio regionale.

 

Prima delle ferie abbiamo pubblicato la notizia secondo la quale Lei chiedeva al segretario Boselli di convocare gli Stati Generali di tutti i Socialisti italiani. Cosa è accaduto?

 

La proposta che avevo avanzato nello scorso mese di giugno, con la quale invitavo Enrico Boselli a lanciare gli Stati Generali dei Socialisti italiani sulla base di una collocazione autonoma dello SDI e delle altre formazioni socialiste e laiche alle prossime elezioni politiche, avrebbe oggi consentito a tutti i socialisti, anche grazie allo spessore, alla tenuta internazionale e alla credibilità del socialista Amato, di ritrovarsi insieme per un nuovo inizio, con la forza della tradizione, per offrire alla sinistra un progetto di socialismo liberale. Non averla accolta rischia di diventare un brutto affare per lo SDI, soprattutto se il centro-sinistra dovesse scegliere un candidato premier che non sia Giuliano Amato.

 

La Sua richiesta appare coerente con il sentimento della base socialista.

Però, come poteva Boselli, una volta entrato nel governo, orientare lo SDI fuori dall'alleanza di centro-sinistra?

 

Non vedo la contraddizione nel sostenere un socialista a cui il centro-sinistra ricorre dopo aver bruciato Prodi e D'Alema e contestualmente rilanciare un autonomo progetto socialista che, fra l'altro, avrebbe definitivamente ricomposto la diaspora di questi anni.

Sono dell'opinione che l'essersi riparati in questi mesi dietro il solo scudo di Amato possa aver rappresentato un grave errore politico e che la rinuncia a proiettare tutti i socialisti verso una prospettiva di autonomia possa, alla fine, aver costituito un elemento d'indebolimento della stessa candidatura di Amato e dello SDI che, se dovesse saltare Amato, rischia di essere relegato ancor più ad un ruolo marginale e subalterno.

 

Certo, sarebbe un paradosso che lo SDI sia costretto a rinunciare ad Amato e magari dover sottostare ad una alleanza con Di Pietro?

 

Su Amato, la partita pare ancora aperta. Chi lavora per rimuoverlo non si rende conto che contribuisce a porre sul centro-sinistra il sigillo del "caravanserraglio"; in tal caso, io penso che i socialisti democratici dovrebbero trovare la forza e il coraggio di lasciarli perdere.

 

 

E con Di Pietro come la mettete?

 

Appunto lasciarli perdere.

Non a caso, al segretario toscano dei DS che si dichiara addirittura "felice se Di Pietro si ricandidasse nel Mugello per il centro-sinistra" ho risposto che "se sbagliare è umano, perseverare sarebbe addirittura diabolico". Che a forza di rincorrere "lucciole" questa sinistra è arrivata al minimo storico, priva d'identità, di ideali. di progetto". Sembra che per i dirigenti D.S. ogni pretesto sia buono pur di non affrontare la questione di fondo che è quella di avviare una rigenerazione della sinistra nel segno di una decisa svolta socialdemocratica.

 

 

Presidente Ciucchi, ci pare di capire che la strada dell'autonomia socialista stia molto più a cuore a Lei che a Boselli!

 

A me sta certamente a cuore, essa è la chiave di volta, per diversi buoni motivi.

Gli Stati Generali all'insegna dell'autonomia avrebbero reso un buon servizio ad Amato, tale da indurlo a caratterizzarsi oltremodo nel avviare quel processo di "mitterandizzazione" della sinistra italiana e ad affermare in Italia il socialismo che non c'è.

Se poi Amato dovesse saltare, a maggior ragione l'autonomia socialista diventa una prerogativa irrinunciabile in considerazione del fatto che la prospettiva che l'Italia si affidi ad un governo di moderati si renderebbe più concreta.

 

In tal caso ...

 

Dovremmo preoccuparci fin d'ora del cosa fare: se i moderati dovessero prevalere, dovremmo incominciare a porci il problema di come controllare politicamente le scelte, con quali proposte essere protagonisti nei due processi che inevitabilmente seguirebbero!

 

Quali processi ha in mente?

 

Il primo, il processo di ammodernamento del sistema politico-economico del Paese, restaurazione dello Stato di diritto troppo sfregiato in questi anni, ricostruzione di un forte "senso dello Stato" nella vita della Nazione, edificazione ponderata di un funzionante ed equilibrato Stato federale ecc.ecc.

Il secondo, il processo di rigenerazione della sinistra che esploderà dopo la rovina dei partiti che oggi la rappresentano, rigenerazione che non può non passare attraverso un riesame equo della tragedia di Tangentopoli, cioè facendo tutti i veri conti con la storia.

I socialisti hanno ancora un grande ruolo da assolvere, costruire e affermare in Italia il socialismo che non cè, quello che noi definiamo socialismo liberale che è la ripresa e lo sviluppo ­ nel nuovo contesto italiano ­ delle intuizioni e dei valori dell'autonomismo della storia socialista, dall'antica lezione di Turati, a Saragat , all'ultimo Nenni a Bettino Craxi.

 

Lo Sdi della Toscana come si appresta a giocare la propria partita politica nei prossimi mesi?

 

Questo lo stabiliranno gli organi. Personalmente, sono dell'opinione che dovremmo, intanto, cominciare a prendere atto che il gruppo dirigente nazionale dello SDI manca di coraggio politico, che si sta troppo "romanizzando", che non è più tollerabile accettare che il candidato socialista nei collegi toscani venga "paracadutato" da Roma, che è politicamente sospetto l'atteggiamento adottato verso quanti, anche in Toscana, in questi anni hano giocato tutto sulla "loro pelle" pur di assicurare ai socialisti una presenza autonoma nelle istituzioni siano esse europee, regionali, locali.

Ne deriva che in Toscana dovremmo predisporci a combattere una "battaglia all'arma bianca" in tutti i 43 collegi elettorali di Camera e Senato e con una lista socialista nel proporzionale.

 

Ciò significherebbe la vostra uscita dal centro-sinistra?

 

Nel centro-sinistra si sta se ci sono le condizioni; già il nostro disagio è reale, causato dallo strapotere dei DS, che confondono il loro partito con la coalizione, come dimostra il caso del rimpasto della Giunta di Firenze.

Del resto, nei prossimi giorni sono stato chiamato a visitare alcuni collegi definiti a rischio per il centro sinistra dove mi viene riferito esservi seri problemi nei rapporti politici con i DS.

 

Ma non rischiereste di fare la stessa fine di Martelli che è stato "autoesplulso"?

 

La differenza con Martelli sarebbe che noi rimarremo nella sinistra con ancor più accentuata autonomia.

La strada dei socialisti non è la stessa di Berlusconi.

 

Quali sono i tempi e la forma nei quali ritiene questa "offensiva" politica all'insegna dell'autonomia socialista possa essere lanciata?

 

Il tempo stringe, ma ci vuole ancora un po'di pazienza; occorrerà anzitutto valutare se ai socialisti democratici della Toscana saranno preservati quegli ambiti di autonomia tali da consentirgli di renderli protagonisti di una partita nazionale nella quale dovranno sempre più trovar posto "i socialisti, i liberali, i giacobini" piuttosto che "gli ulivisti, i prezzemolisti, i gattisti". Vedremo la piega delle decisioni che il centro-sinistra nazionale andrà ad assumere, verificheremo il grado di attenzione e di prerogative politiche che i DS vorranno riservare ai socialisti toscani.

Intanto, sarebbe bene incominciare a prepararci seriamente per la "battaglia autonoma dei socialisti della Toscana".

 

la redazione


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Franco Banchi: "potenziare l'ospedale Meyer

nel reparto di gastroenterologia pediatrica"

Franco Banchi

 

L'orrida estate che ha visto come protagonisti passivi i bambini non ci ha "consegnato" soltanto dolore e raccapriccio, ma anche la speranza che si possano e si debbano cercare strumenti nuovi perchè l'infanzia non solo non venga violata, ma aiutata a crescere in maniera adeguata.

Pensare ai bambini, significa pensare alle generazioni di domani, a quelle che dovranno sostenere il peso della società compreso la popolazione anziana.

Per amore verso l'infanzia, ed un po' per egoismo (sperando che l'aiuto che diamo loro oggi, ce lo possiamo ritrovare domani!) va segnalata ogni iniziativa che porta in questa direzione.

Per esempio, quella del capogruppo CDU (Franco Banchi) in Consiglio regionale toscano che ha presentato un'interrogazione per chiedere alla Giunta una più forte ed incisiva azione a favore dei bambini e che ha illustrato alla stampa,nel corso di una conferenza insieme alla dottoressa Presotto, in rappresentanza dei genitori di bambini affetti da MICI.

Abbiamo intervistato Franco Banchi per saperne di più.

Qual è il contenuto dell'interrogazione?

Ritengo che la Giunta regionale debba adoperarsi sugli organi competenti per migliorare l'assistenza ai piccoli pazienti affetti da "MICI", cioè dalle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali.

Come?

A mio giudizio occorre la predisposizione di un ambulatorio per ogni medico.

Lei si riferisce ad una struttura specifica?

Parlo dell'ospedale pediatrico Meyer di Firenze che, purtroppo, nel reparto di gastroenterologia dispone di soli tre medici ed un'unica stanza per la visite, tanto da determinare lunghe ed estenuanti attese.

Perchè ha pensato proprio al Meyer?

Perchè si può prevedere che nel prossimo futuro questa struttura potrà diventare un punto di riferimento sia regionale che nazionale per la cura delle patologie infiammatorie della mucosa e della parete dell'intestino.

Lei si riferisce in particolare a malattie gastroenteroloigiche. Perchè?

Si ha l'impressione che la colite ulcerosa e il "morbo di Crohn", siano in aumento. Nel mondo sono ormai migliaia i giovani sotto i 18 anni che soffrono di queste malattie.

Una statistica, per difetto, ci informa che in Toscana si contano un centinaio di casi, destinati a quadruplicarsi nel breve volgere di qualche anno.

Il tema ci sembra tanto affascinante, sotto l'aspetto scientifico, quanto sconosciuto alla grande massa della popolazione!

Questo è vero. Perciò è nata questa iniziativa che non porta soltanto la mia firma, ma di tutte le forze consiliari presenti in Regione.

L'interrogazione, infatti, è stata firmata da Consiglieri di ben 9 gruppi.

Inoltre, della questione ho interessato direttamente Federico Gelli, presidente della Commissione regionale sanità.

Vogliamo parlare della "colite ulcerosa"...

Questa malattia è caratterizzata da un'importante infiammazione del grosso intestino, il colon, localizzata principalmente nel tratto terminale (retto-sigma).

Il sintomo principale è costituito dalla diarrea, con feci miste a sangue e muco. Le scariche possono essere anche molto numerose, in relazione alla gravità della malattia. In casodi localizzazione rettale (proctite) può comparire anche stipsi.

Le cause non sono note. Si riconosce nello stress il fattore scatenante, ma verosimilmente l'origine della malattia è multifattoriale.

Cos'é il "morbo di Crohn"?

Si tratta di un'infiammazione cronica che può colpire, in teoria, tutto il "tratto alimentare" ma in genere si localizza nell'ultima parte dell'intestino tenue (ileo) o nel colon o in entrambi (ileo-colite di Crohn). I tratti colpiti sono interessati da un'infiammazione che investe tutto lo spessore della parete intestinale, che presenta così gonfiore ed ulcerazioni. Questa malattia si presenta di regola tra i 18 ed 30 anni e attorno ai 65 anni, ma vengono colpiti anche bambini.

Le cause della sua insorgenza sono ignote, tuttavia si può affermare che non è collegata all'alimentazione e non ha origine psicosomatica.

I sintomi più comuni sono: dolore addominale, febbricola, diarrea, lesioni del cavo orale, anemia ferropriva, astenia e calo di peso.

E' possibile che si presentino anche disturbi extra-intestinali, quali artriti, lesioni oculari e cutanee, calcolosi renale ed epatocolangiopatie. (a.a.)

 

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L'ATTENZIONE

 

Stabilimenti termali: diritto alla salute o business?

 
Sulla salute, si dice spesso, si specula facilmente. E fin qui, non abbiamo detto niente di nuovo! La questione si pone, invece, se a speculare sia lo Stato.
Faremo un ragionamento molto semplice: una volta gli stabilimenti termali erano frequentati quasi del tutto da persone anziane, malandate, bisognose di cure e, perchè no, dell'ambiente di per sé salutare che viene offerto dai parchi degli stabilimenti.
Lo Stato, bontà sua, ha scoperto che le cure termali dovevano essere considerate "un di più" per i lavoratori e decideva così di autorizzare la spesa per una "sola cura" da farsi, però (badate bene!) durante le ferie e non per motivi di malattia!
Lo Stato ha preso una grossa cantonata. Sapete perchè? Oggi alcuni stabilimenti vedono tra i clienti numerosi bambini che hanno bisogno di cure "vere" perchè colpiti da asma, o altre patologie, a causa dello smog delle città, dell'aria che respirano, nonchè dello stress.
Questi bambini saranno gli adulti malati di domani! Saranno i lavoratori che dovranno assentarsi dal posto di lavoro per malattia! Saranno coloro che peseranno sul bilancio delle aziende e dello Stato sui quali ricadranno le conseguenze delle loro patologie.
In sostanza, lo Stato si accorgerà, forse un pò tardi, dell'errore che ha commesso di non considerare le cure termali alla stessa stregua di quelle mediche ambulatoriali oppure ospedaliere.
Quando capirà lo Stato che il suo comportamento è una palese violazione del "diritto alla salute" sancito dalla Costituzione?
Un esempio incredibile della leggerezza con cui si pensa alla salute del cittadino lo abbiamo descritto nel box qui sotto. E meno male che almeno il personale addetto alle Terme è molto vicino ai pazienti! A questo proposito dobbiamo sagnalare l'impegno e la disponibilità degli impiegati delle Terme di S. Albino (dall'accettazione alla cassa, dal reparto visite mediche ai reparti di cura) ai quali va il nostro pubblico ringraziamento.
Dunque, diritto alla salute.
Oppure lo Stato pensa che le Terme ed il loro entourage sia solo un business per alberghi, ristoranti, negozi e quant'altro "gira" attorno alle terme?
Non vorremmo che vincesse questa "logica" perchè si darebbe adito alle troppe voci di interessi oscuri per certi capitali a caccia di esercizi alberghieri oggi e, forse domani, della gestione privatistica delle stesse terme.
"Un rischio che si corre"- è il commento di Sirio Bussolotti, ex-sindaco di Cetona, presidente di una Commissione al Consiglio regionale, già responsabile regionale DS per la sanità.
Cosa si può e si deve fare?
Secondo Bussolotti ci sono almeno due cose da fare: "stabilire dal punto di vista scientifico la validità delle cure termali al fine di testare quelle utili che devono essere poste a carico del SSN, soprattutto riferite alla prevenzione ed alla riabilitazione; quindi rivedere il concetto termale in parte come servizio sociale, in parte come fitness per la persona".
Una battaglia, questa, che la Toscana deve portare avanti essendo la regione più ricca di presenze termali sul territorio, con stabilimenti ex-Efim e stabilimenti privati.
Per un quadro d'assieme che può dare in maniera completa la misura della presenza termale in Toscana offriamo ai nostri lettori una cartografia già pubblicata dalla nostra editrice nel 1991 a corredo di una pubblicazione sulle terme in Toscana e di un convegno organizzato, in collaborazione con la Regione Toscana, dal titolo "Terme-Salute-Ambiente".
 
 
a.a.
 

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L'ATTENZIONE


Dove li metttiamo i napoletani che il sindaco di Capri rifiuta e quelli che sporcano Scalea, l'ex-perla del Tirreno?

 

 

Incredibile, ma vero! Il sindaco di Capri ha dichiarato al Corriere della Sera che lui vedrebbe molto volentieri "una denapolizzazione dell'isola" perchè se i napoletani hanno come "punto di riferimento Capri" qui "si abbassa il livello...". Insomma, per essere molto chiari il signor Costantino Federico i napoletani a Capri non li vuole! E dove li mandiamo? Ma ovunque, quel che importa che stiano alla larga da questa ex-splendida isola. Eh sì, perchè Capri ormai ha perso lo smalto antico e gli stessi napoletani che vi approdavano una volta con la bombetta non esistono più.

Lo ha scritto Emilio Fede che Capri è cambiata, non per colpa dei napoletani, ma dell'amministrazione locale che farebbe bene a passare la mano dopo dieci anni di guida di Federico.

Lo hanno scritto anche i giornali inglesi Times e Indipendent che hanno riferito come la Grotta Azzurra, uno degli antichi e nobili simboli di Capri sia piena di ... liquami. E Federico che fà?

Attacca Fede (che lo querela sentendosi diffamato), mette alla gogna i napoletani senza alcuna distinzione, attacca Anacapri alla quale chiede i danni per il passaggio dei camion sul suo territorio!

E allora dove li mandiamo questi napoletani?

Sulla costa jonica i napoletani hanno costituito delle vere e proprie colonie, come sulla costa tirrenica. La Calabria è diventata la loro meta preferita.

Ma anche qui, in verità, non li vogliono.

Ci dice una donna a Scalea "quelli (riferendosi ai napoletani) dicono di portarci ricchezza e civiltà. Quelli (sempre riferendosi agli stessi napoletani), ci portano sporcizia e inciviltà".

Le accuse, sia ben chiaro, non sono generalizzate, ma rivolte a quei napoletano che abitano a ridosso dell'ampia strada di grande traffico che gira in località Pantano attorno al paese. La donna, irritata con i napoletani e con l'amministrazione comunale, ci fa vedere sacchi di immondizia gettati per strada, sui marciapiedi, nel corso d'acqua che scorre lungo la strada. Abbiamo documentato questa denuncia e ne mostriamo le prove in alcune fotografie in questa pagina.

Poi, i residenti, stanchi di vedere quell'immondizia per tanti giorni sulla strada perchè nessuno ha capito il motivo del mancato ritiro da parte del servizio municipale hanno deciso di raccogliere quei sacchetti e buttarli a mare. Facendoli ritrovare così a quei napoletani che li avevano buttati per strada.

Di fronte all'incuria generalizzata si è arrivati così alla vendetta personalizzata.

Ma i napoletani sono quelli criticati ed aborriti dal sindaco di Capri e vilipesi dai residenti di Scalea?

Qualche dubbio ci viene insinuato sia dalla conoscenza diretta di napoletani "brave persone", sia dalla mancanza di adeguati interventi sia a Capri che a Scalea da parte delle rispettive amministrazioni comunali.

Perchè il dubbio?

Perchè a parte le conoscenze dirette a Scalea, abbiamo potuto verificare che a Chianciano passano le vacanze tanti napoletani: con loro abbiamo parlato, familiarizzato, ma non erano nè sboccati nè sporcaccioni!

E Chianciano è una "perla" di pulizia, della qual cosa sentiamo il dovere civico di dare atto all'Amministrazione Comunale.

Anche rispetto a Firenze, Chianciano è una perla. Agli amministratori fiorentini, non solo comunali, ma anche quelli del Consorzio Quadrifoglio (che dovrebbe preoccuparsi della pulizia della città) consigliamo di andare a Chianciano a chiedere come si tiene pulita una città che durante l'estate ha più abitanti di Firenze.

Ma torniamo a Capri.

In quella che è chiamata "l'isola azzurra" le responsabilità degli amministratori vengono da lontano e sono enormi: basti pensare che tra il 1971 ed il 1996 sono state presentate 3.396 richieste di condono a Capri e 2.589 ad Anacapri, a dimostrazione dello scempio urbanistico perpetrato a danno dell'ambiente.

E pensare, che le abitazioni civili arrivano a malapena a 3.719 unità a Capri ed a 2.458 ad Anacapri! La gravità della situazione ha fatto scattare l'allarme al WWF che ha parlato di profonde ferite causate dall'aggressione selvaggia all'Isola Azzurra.

"Al giorno d'oggi - ha detto tra l'altro Fulco Pratesi presidente del WWF nazionale - l'isola è tappezzata da un profluvio di ville, case e casupole che ha cancellato la campagne pianeggianti e si spinge ormai nei valloni e nelle zone fino a ieri considerate inaccessibili".

E dolorosamente Pratesi ricorda un famoso convegno del 1922 (quindi 80 anni addietro!) quando si affermò perentoriamente che la valorizzazione del turismo a Capri doveva passare necessariamente con la salvaguardia del suo territorio.

Quelle affermazionni sono diventate uno slogan, come tanti altri impegni che prendono politici ed amministratori.

Altro che colpa dei napoletani, caro sindaco di Capri!

Se c'è una cosa che ai napoletani non si può addebitare è la fine miserevole a cui è stata condannata Capri già tanti anni addietro, quando cioè si è fatto carta straccia dell'impegno solenne assunto nel convegno del 1922 e si è trasformata l'isola in una bengodi della speculazione edilizia.

Faccia il "mea culpa" a nome proprio e dei suoi predecessori!

f.c.

 

 

 

 

 

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