L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Parole, parole, parole...

 

 

Ricordate la canzone di Mina "Parole, parole, parole..."?

Vi siete mai chiesto perchè è bella? E' vero, è cantata bene, ma c'è di più, è lo specchio di una realtà nella quale gli italiani ci stanno benissimo.

Un esempio? Dieci, mille esempi si possono dare: basta osservare come si muove il mondo politico a livello nazionale dove le polemiche sono ogni giorno "roventi", dove si accusa e si chiede scusa, dove si attacca e ci si difende, con la conseguenza che, in fondo, le cose restano sempre allo stesso modo. Anzi, peggiorano.

A chi attribuire questo spettacolo indecoroso che viviamo ogni giorno? Allo Stato? A noi stessi?

Difficile dare una risposta.

Perchè nessuno vuole vedere con chiarezza quello che ci circonda. Ci lamentiamo delle tasse, ma non disdegniamo macchine di grossa cilindrata, case al mare, vacanze in luoghi esotici. Ci lamentiamo delle tante spese e intanto riempiamo le spiagge, i luoghi di vileggiatura marini e montani.

I giovani si lamentano di non avere un impiego ma rifiutano i lavori umili (che devono essere riservati agli immigrati!) e intanto riempiono festosi e spendaccioni le discoteche.

I meridionali si lamentano che la loro economia non decolla e intanto non fanno niente per contrastare la criminalità, anzi ... la sopportano dando la colpa allo Stato.

Una direttrice di uffici postali "guida" furti e rapine nei luoghi dove viene inviata per lavoro e nessuno se ne accorge per troppo, lungo tempo!

Un poliziotto esasperato dall'arroganza di giovani bulli napoletani perde la testa e ne uccide uno (che pur sempre lo ha sfidato!).

Nel canale di Otranto muoiono, in comunione, finanzieri ed immigrati illegali senza che nessuno sappia fare qualcosa se non dire ... parole, parole, parole...

Gli industriali vogliono gli immigrati a lavorare perchè li pagano poco e li possono tartassare come vogliono.

I disoccupati meridionali non vogliono un lavoro al nord perchè poco pagati e non vogliono fare sacrifici. Meglio al sud, da disoccupati, che al nord da occupati.

E i ministri parlano, parlano parlano...

Ed i segretari di partito parlano, parlano, parlano...

L'ICI è incostituzionale? Chi se ne frega! Bisogna pagare!

La Tarsu è alta? Chi se ne frega! Bisogna pagare!

Una piccola impresa chiude i conti in perdita? Chi se ne frega, deve comunque pagare l'Irap.

I diritti, le esigenze dei cittadini, il rispetto delle norme? Un optional sulla carta che non trova una difesa adeguata nè nella maggioranza che governa (a Roma, come nei piccoli comuni) nè nell'opposizione che fa parole, parole, parole...

Illuminante l'arroganza di quell'avvocatessa diventata tale grazie al concorso-truffa di Catanzaro, che vive tranquilla, che va dalla parrucchiera a farsi bella, che tanto, dice lei, "siamo tanti, non ci faranno niente" e poi, da esperta truffatrice dice, con ironia, "ci difenderemo da soli, non siamo avvocati?"

Che bel Paese, il nostro!

Francesco Canosa

 

Torna al sommario

 


 

 

L'ATTENZIONE

La Regione Toscana si dà un nuovo statuto

 

Con una comunicazione di Piero Pizzi, presidente della Commissione Statuto, l'As-semblea del Consiglio regionale della Toscana, presieduta da Riccardo Nencini, ha avviato il dibattito per dotarsi di un nuovo statuto e di una nuova legge elettorale regionale.

La Commissione era stata costituita per affrontare ildelicato lavoro preparatorio diretto a ridefinire l'identità regionale, in una sorta di laboratorio politico di grande interesse.

Non c'è dubbio che il nuovo concetto di federalismo abbia indotto a rinnovare lo Statuto regionale del 1970, già in parte modificato nel 1998.

Le modifiche introdotte nella Costituzione (e le norme transitorie contenute nella predetta legge) impongono alla Regione di rivedere il proprio Statuto in quanto hanno ampliato i poteri del Presidente della Giunta (il Presidente dirige la politica della Giunta; è eletto a suffragio diretto "salvo che lo Statuto disponga diversamente"; nomina e revoca i componenti della Giunta; la sfiducia comporta le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio); non contengono più la precisazione che sia necessariamente il Consiglio l'organo competente ad approvare i regolamenti regionali; hanno ampliato l'autonomia statutaria, visto che l'oggetto non è più solo l'organizzazione interna della Regione, bensì "la forma di governo e i principi fondamenlllli di organizazione e funzionamento"; il procedimento di approvazione dello Statuto non prevede più l'approvazione con legge dello Stato, ma soltanto una doppia decisione del Consiglio Regionale a maggioranza assoluta con eventualità del ricorso alla Corte Costitu-zionale da parte del Governo e di richiesta di referendum da parte di un cinquantesimo degli elettori della RegiGne o un quinto dei componenti il Consiglio; i limiti dello Statuto sono stati attenuati perché è venuto meno l'obbligo di essere in armonia con le leggi della Repubblica ed è rimasto soltanto l'obbligo di armonia con la Costituzione.

Inoltre, il quadro della riforma in senso federalista dovrà essere completato con l'approvazione del progetto di legge costituzionale attualmente all'esame della Camera dei Deputati che riscriverà l'art. 117 della Costituzione, sulla base del principio che spetta alla Regione la piena potestà legislativa nelle materie non espressamente attribuite al potere legislativo dello Stato.

E' auspicabile anche che in tale sede si proceda alla creazione della seconda camera delle Regioni.

La Commissione avrà l'opportunità, ferme restando le esigenze connesse alla necessità di essere supportata da una assistenza giuridica di elevato livello, con contributi anche esterni, di avvalersi delle risultanze di una ricerca in corso presso il Consiglio regionale, insieme al Dipar-timento di Diritto Pubblico della Facoltà di Giurispru-denza di Firenze cui partecipano funzionari e dirigenti del Consiglio e della Giunta, nonché personale del Dipar-timento.

Tema della ricerca è l'individuazione del ruolo delle assemblee elettive e, in particolare, del Consiglio Regio-nale, tenendo conto, da un lato, dell'ampliarsi delle competenze degli organi comunitari e, dall'altro, dei nuovi compiti degli esecutivi, dei dirigenti e degli altri Enti Locali.

La conclusione dei lavori è prevista per la fine dell'anno, con successiva pubblicazione degli atti della ricerca da parte del Consiglio Regionale.

Poiché la redazione del nuovo Statuto comporta, anche, la risoluzione di non pochi problemi giuridici conseguenti all'interpretazione della legge costituzionale n. 1/99, la Commissione dovrà essere affiancata da un gruppo tecnico composto da esperti con il compito di preparare i lavori e fornendole le varie ipotesi tecniche per le successive scelte politiche.

***

 

Il programma di lavoro approvato dalla Commissione è il seguente:

1.Programmare per fine Settembre, inizio Ottobre, un seminario di studio nel corso del quale acquisire i contributi tecnici dei responsabili dei quattro gruppi di lavoro, di cui parlavo in precedenza, in cui la ricerca è strutturata e quelli politico-istituzionali dei Presidenti della Giunta e del Consiglio, dei gruppi consilian, delle Commissioni permanenti.

L'occasione sarà utile per invitare uno o più esponenti di spicco a livello nazionale, direttamente interessati alle questioni istituzionali.

2.Costituire, subito dopo il seminario, un gruppo tecnico di lavoro per la redazione di un documento da prendere a base per tutta la prima fase di attività, previa una eventuale legittimazione anche a livello consiliare. A tal proposito si può fin d'ora prevedere l'esigenza che il Consiglio debba essere direttamente chiamato in causa per esprimere propri indirizzi in fasi successive dei lavori della Commis-sione.

3.Nel frattempo sono stati stabiliti contatti con le associazioni rappresentative degli Enti locali (ANCI, UNCEM, URPT) e con la Presidenza del Consiglio delle Auto-nomie locali recentemente eletto, per iniziare un dialogo metodologico, che non escluda comunque prime valutazioni già attinenti al merito, per le dovute forme di raccordo con il sistema delle autonomie, la cui partecipazione alla costruzione del nuovo Statuto dovrà essere sollecitata, convinta e co-struttiva.

Un primo incontro si svolgerà il 31 luglio p.v..

4.Programmare, nel mese di settembre, incontri specifici e distinti con i Presidenti delle Amministrazioni provinciali e con i Sindaci dei Comuni capoluogo.

5. Definire un calendario di consultazioni in ogni Pro-vincia, con le forze sociali e le categorie economiche che nel lasso di tempo di due mesi, consenta alla Commis-sione di esporre un primo "pacchetto" di problematiche, come definite nel documento di cui parlavo in precedenza, e di acquisire intanto contributi preliminari, quale premessa indispensabile per passare poi ad un primo esame del nuovo Statuto.

6 Programmare alcuni convegni a livello nazionale e regionale in modo da affrontare alcuni temi specifici (es.: legge elettorale regionale, forma di governo regionale, nuovo ruolo del Consiglio, ecc.).

 

***

Alla luce di quanto sopra esposto, e tenendo conto del dibattito svoltosi in Commis-sione, nel redigere il nuovo Statuto si dovranno seguire alcune linee-guida per il perseguimento di obiettivi che sono da ritenere condivisi dalle forze politiche qui presenti (anche se opereremo ulteriori verifiche):

-Una migliore definizione del ruolo del Consiglio, sia in rapporto alle competenze degli altri organi consiliari, sia per migliorarne il fimzionamento. Ciò significa individuare strumenti che consentano di accrescere l'efficienza operativa del Consi-glio e delle Commissioni, anche per rispondere ad esigenze di rapidità decisionale di cui a volte si lamenta la carenza. Il Consiglio è la sede dove si decidono le regole che governano la società. Il potere normativo quindi deve restare prerogativa del Consiglio.

-Individuare gli strumenti più adeguati per un deciso salto di qualità nella produzione legislativa. La nostra produzione legislativa dovrà sempre più caratterizzarsi per chiarezza, organicità, semplificazione delle procedure. Si tratta di una questione non solo tecnica, anzi: il raggiungimento di questo obiettivo rappresenterebbe un segno forte di un diverso fuodo di essere del Consiglio anche nei confronti dei cittadini per i quali una eccessiva e confusa produzione legislativa contribuisce, insieme ovviamente ad altri fattori, al loro distacco dalla politica e dalle istituzioni;

-Definire con chiarezza le funzioni consiliari di indirizzo e di controllo; è noto che tali funzioni, pur previste anche abbastanza nettamente dallo Statuto in vigore, siano state svolte in forma residuale rispetto alla funzione legislativa ed a quella ispettiva tradizionale data dalle interpellanze e dalle interrogazioni;

-Valorizzazione di tutti gli istituti della partecipazione delle autonomie locali e con le varie espressioni della società civile, sia nella fase di formazione delle volontà regionali, sia per dare applicazione diffusa e convinta ai principi della sussidiarietà orizzontale e verticale.

Sarà questo uno dei capitoli più delicati nella riscrittura dello Statuto, considerando quanto, una volta sviluppati e sanciti in quella sede questi principi, si dovrà essere coerenti e conseguenti nei successivi comportamenti; peraltro, e su questo si è già registrato un pieno accordo, è pienamente condiviso il rifiuto di un centralismo regionale che si aggiunga o sostituisca quello statale. Quanta parte della nostra legislazione dà vita a quei lacci e lacciuoli che ostacolano lo sviluppo economico?

Quanta parte delle funzioni svolte a Firenze potrebbero essere utilmente svolte in periferia? Quanti adempimenti richiesti ai cittadini potrebbero essere tolti per semplificare la vita a tutti? Il principio di sussidiarietà dovrebbe essere uno dei pilastri del nuovo Statuto.

-Infine, lo Statuto dovrà prevedere gli strumenti che consentano al Consiglio di essere protagonista nel processo di integrazione europea,

uno dei quali potrà essere individuato nel collegamento permanente tra Consiglio e Unione Europea.

 

la redazione


 

 

Torna al sommario

 


 

 

 


L'ATTENZIONE

 

Ponte Oeresund e Ponte sullo stretto di Messina

Il ponte é la realizzazione di un progetto davvero avveniristico; a tagliare il nastro sono state la regina danese Margaret ed il sovrano svedese Carl Gustav.

Il ponte tunnel sullo stretto di Oeresund cambia la geografia dell'area scandinava ed assottiglia un'altra frontiera in Europa. D'ora in poi, specialmente in inverno, le agitate acque scandinave non saranno più d'ostacolo alle comunicazioni tra Svezia e Danimarca. Una passerella gettata tra il Baltico ed il Mare del Nord. Sedici chilometri di lunghezza, l'opera é articolata in tre parti: una di oltre otto chilometri, un'isola artificiale di circa quattro chilometri, come il tunnel sotterraneo che sfocia in Danimarca. Un maxi progetto i cui lavori sono durati quattro anni.

Il ponte sospeso é stato assemblato per moduli ed é diviso in tre parti: una centrale a tiranti e due viadotti laterali d'accesso. La campata principale é di cinquecento metri, a cinquantacinque metri sul livello del mare.

La perla del progetto, però, é rappresentata dal tunnel sottomarino: la più lunga galleria sommersa esistente al mondo é formata da venti elementi calati in fondo al mare, cinque gli assi di scorrimento, due le sezioni per il traffico ferroviario, altri due per quello stradale ed una quindi per la attività di servizio e di eventuale soccorso.

Dopo la tragedia del Monte Bianco, un'attenzione particolare é stata riservata al problema sicurezza. Le pareti del tunnel nello stretto di Oeresund sono state rivestite di materiale isolante che, secondo i tecnici, é in grado di resistere per più di due ore a temperature superiori a mille e trecento gradi.

Per fronteggiare eventualmente lo sprigionarsi di fumo, il grande tunnel é provvisto di ottanta maxi ventole di areazione, resistenti ad alte temperature e capaci di mettersi automaticamente in funzione appena la qualità dell'aria dovesse cominciare a danneggiarsi.

Da Copenaghen il ponte sbocca sull'isola artificiale di Peter Olm, creata con due milioni di tonnellate di pietre pescate nello stretto. E' costato circa due miliardi e mezzo di Euro il ponte tra Copenaghen e Malmoe stato uno dei più grandi cantieri degli ultimi anni, in Europa. I lavori sono cominciati solo nel 1995, per causa della resistenza degli ambientalisti svedesi e danesi, preoccupati per gli effetti negativi sulla flora e sulla fauna marina.

Il consorzio che gestisce il ponte fu costretto a spendere quasi duecento cinquanta milioni di Euro in più del preventivato per rispettare gli standard ambientali; spese che sono andate ad appesantire il maxi debito contratto con il finanziamento internazionale per costruire la struttura. Per i primi profitti reali bisognerà attendere trenta anni.

Claus Dynesen, tecnico che ha seguito la costruzione del ponte, spiega che nella realizzazione dell'opera "non si doveva alterare la salinità delle acque marine, non si doveva modificare lo scambio d'acqua tra Baltico e Mare del Nord, "per questo ci siamo sforzati di ostacolarlo al minimo ed abbiamo contenuto allo 0,5% l'effetto barriera della struttura. Dreniamo una certa quantità d'acqua dal fondo -continua Dynesen- in modo da decongestionare il fondale e compensare così quello 0,5% di acqua bloccata. Alla fine lo scambio d'acqua non sarà modificato".

Aperto in anteprima ai ciclisti agli inizi di giugno, l'asse di comunicazione sullo stretto di Oeresund unisce ora fisicamente danesi e svedesi che però non saranno i soli a servirsene. I primi "viaggiatori", a piedi o in bici, dichiarano di essere veramente emozionati nel dover mettere per primi i piedi su un'opera di così grande rilevanza sociale e commerciale.

I cugini scandinavi che, notoriamente hanno avuto sempre diatribe campanilistiche, con quest'opera metteranno in soffitta i modi di dire che definivano gli svedesi troppi impettiti e glaciali e genialoidi ed imprevedibili i danesi.

Questo ponte ora accomuna veramente i due popoli ed é quindi ora che ogni dualismo venga abbandonato. Oltre all'aspetto culturale, il ponte tunnel dovrebbe accelerare lo sviluppo in una zona transfrontaliera tra Svezia e Danimarca, già da tempo ritenuta a se stante. Facilitando i collegamenti il ponte sull'Oeresund accrescerà la vitalità economica di una regione che, tra quelle europee é all'ottavo posto in termine di prodotto interno lordo. Terza città svedese, Malmoe vede ora una via d'uscita alla crisi economica derivata dalla chiusura dei cantieri navali. D'altra parte il livello medio dei salari danesi potrebbe far aumentare il pendolarismo tra gli svedesi, mentre gli affitti più contenuti potrebbero fare di Malmoe una sorte di quartiere dormitorio di Copenaghen.

La capitale danese diventa inoltre uno snodo marittimo, stradale, ferroviario ed aereo in grado di rivaleggiare con i grandi centri tedeschi, con Amburgo in particolare.

Da più parti ci si augura che questo ponte tunnel si traduca in un'apertura verso quell'Europa unita alla quale, cinque anni dopo l'adesione, una maggioranza di svedesi guarda ancora con diffidenza.

Ci sono tre milioni di abitanti a Oeresund, artefici del venti per cento della ricchezza prodotta da Svezia e Danimarca. Un polo imprenditoriale pronto a spiccare un salto di qualità. Il settore delle tecnologie e quello farmaceutico sono i punti di forza della produttività della regione, con trentamila persone al lavoro su due versanti dello stretto, la chiamano già la "Medicon-Valley", proprio per l'enorme potenziale della ricerca medica e nel campo delle bio-tecnologie. Alcune multinazionali hanno scelto l'Oeresund per impiantarvi la propria sede nordica, mentre tutto ciò veniva considerato un progetto utopistico solo qualche anno fà. Il nuovo ponte comincerà ad avere valore in danaro tra qualche tempo: é previsto che sarà attraversato da undicimila auto al giorno, più tir ed autobus ed il costo del pedaggio sarà all'incirca di 30 Euro. Ma l'intraprendenza dei paesi nordici non si ferma qui: si pensa già ad un'altra avventura che vedrà protagonista un ponte tra il sud-est della Danimarca ed il nord della Germania.

 

 

In Italia continua il tormentone per il Ponte sullo Stretto di Messina

Mentre al Nord (dell'Europa) si fanno le cose in grande e si vincono anche le ataviche resistenze che hanno sempre diviso danesi e svedesi, in Italia si continua a sfogliare la margherita, per decidere se è utile o meno fare il Ponte sullo Stretto di Messina.

Italia fantasiosa, non c'è dubbio, e nello stesso tempo lenta, lentissima per capire i problemi. In questo nostro Bel Paese (ma cosa vuol dire Bel Paese?) si disserta di tutto, a cominciare sul sesso degli angeli. Si parla di conflitto di interessi, di sicurezza mancata, di prostituzione e delinquenza dilagante, di cartelle del fisco troppo pazze, di immigrati...

Ma non si parla di cose serie, concrete, per far crescere l'economia e la ... civiltà di questo Paese.

Negli ultimi secoli l'unica opera che è degna di tale nome è la Salerno-Reggio Calabria. Per il resto siamo alla "Grande Incompiuta": parliamo del centro siderurgico di Gioia Tauro, del mega-porto della stessa città, del mancato decollo di Sibari, battezzata fettolosamente la "Venezia del Sud".

E venendo più sù, parliamo della telenovelas dell'autostrada Genova-Civitavecchia, della Due Mari.

Ma l'elenco sarebbe infinito e, se lo facessimo, siamo sicuri annoieremmo i nostri lettori.

Ritorniamo allora al tema principale: il Ponte sullo Stretto, che può rappresentare il punto di partenza di una nuova politica infrastrutturale che, al Sud come al Nord, fornisca ai cittadini ed agli operatori gli strumenti essenziali per reggere la sfida della globalizzazione.

Forse giova ricordare a qualcuno che sono passati ben 29 anni da quando fu approvata la legge che istituiva la società per lo Stretto di Messina, che ha generato progetti e studi che sono costati al contribuente ben 140 miliardi di lire, a cui vanno aggiunti 50 miliardi che l'Eni spese per un progetto di tunnel sottomarino. E come se non bastasse tutta questa spesa, che ha portato all'immobilismo, si devono fare i conti con una cervellottica proposta di referendum consultivo per conoscere l'opinione di calabresi e siciliani su questo ipotetico ponte.

E' evidente che non ci potrà essere referendum che smuova la situazione. Siamo solo in presenza di un nuovo tormentone estivo (in compagnia delle dichiarazioni sulla prostituzione e sulle droghe e sulla balneabilità delle acque): l'importante è parlarne e mai passare all'azione!

C'è un'altra proposta: chiudere la società per lo Stretto per "fallimento di iniziativa" e fare una gara per assegnare i lavori a chi la vince, nella trasparenza.

Se non si sa come fare, basta fare un salto in Svezia e chiedere informazioni. Tutto sommato per alcuni nostri politici viaggianti sarebbe anche un'ulteriore occasione di vacanza!

 

Jean Marie Caribbe


 

Torna al sommario

 

 

 


 

 

 

L'ATTENZIONE

 

Osservatorio sull'artigianato in Toscana

 

 

Ottimismo moderato, ma sempre ottimismo. D'altra parte non si può essere mai sicuri di niente. Però i dati presentati dall'Osservatorio regionale sull'artigianato pongono le basi per una speranza di un futuro positivo.
Già il primo semestre del 2000 mostra segni di ripresa, che andranno ancora meglio nel secondo semestre.
E poi, non si tratta di indicazioni teoriche, esse provengono da una rilevazione che ha riguardato un campione di oltre 6mila imprese appartenenti a 24 diversi settori produttivi del mondo artigiano in tutta la regione, in rappresentanza delle oltre 100mila esistenti.
L'indagine è stata presentata nel corso di una conferenza stampa nella sede di Unioncamere Toscana a Firenze ed ha visto la presenza di Ilvo Ducci, presidente Cna Toscana e rappresentante per l'artigianato nel consiglio di amministrazione di Unioncamere Toscana; Claudio Caponi, segretario generale Confartigianato Toscana; Paolo Baglioni, Regione Toscana; Francesco Barbolla, Segretario Generale Unioncamere Toscana.
La presentazione dei risultati è stata curata da Mauro Grassi (Irpet) e Riccardo Perugi (Unioncamere Toscana).
Vediamo un po' da vicino le indicazioni emerse.
Nella prima metà del 2000 l'andamento complessivo del fatturato delle aziende artigiane toscane segna un +0.5% rispetto al corrispondente periodo del 1999. Naturalmente si registrano situazioni diversificate da settore a settore, ma il quadro generale induce a valutazioni sostanzialmente positive. Scendendo nei dettagli, tornano a "tirare" le attività connesse all'artigianato manifatturiero, il cui fatturato cresce complessivamente dell'1.6%. Nell'area moda, in forte crisi negli ultimi anni, spiccano le performance della pelletteria (+5.7%) e della concia (+7.0%), mentre su valori più modesti, ma ancora significativi, si attestano la maglieria (+2.4%) e il tessile (+1.1%). Senza dubbio buono l'andamento delle attività del comparto metalmeccanico, dove risaltano i prodotti in metallo (+2.4%), la meccanica (+3.2%) e la cantieristica (+5.5%). Bene anche le attività della carta-editoria (+5.7%) e, sia pure con ritmi di crescita più contenuti, vetro (+2.2%) e legno-mobili (+2.3%). Pochi i settori con segno negativo: le aree di maggiore sofferenza sono circoscritte alla ceramica (­6.8%) e al settore orafo (­2.8%), ma per entrambi è peraltro atteso, nelle aspettative degli operatori, un sensibile recupero nella seconda parte dell'anno. Pesantemente negativo, invece, l'andamento complessivo del settore dei servizi. Stabile il trend dell'edilizia, che chiude il semestre su valori sostanzialmente in linea con i livelli raggiunti lo scorso anno.
Dal punto di vista territoriale, nel primo semestre del 2000 sono tornate positive, per quanto riguarda il fatturato complessivo delle aziende artigiane, le variazioni relative tanto a Firenze (+1.1%) che a Prato (+2.2%), grazie in particolare alla performance del proprio apparato manifatturiero (rispettivamente +2.0% e +4.2%). Indici di crescita tangibili anche a Grosseto (+2.1%), dove spicca l'incremento del 3.4% nei servizi, unico segno positivo registrato in tutta la Toscana per questo settore, Siena (+2.9%) con una punta nell'edilizia (+4.1%), e Pisa (+1.8%) dove pure si rilevano andamenti tra loro diametralmente opposti tra il manifatturiero (+3.8%) e i servizi (­3.9%). Si conferma invece negativa la situazione a Pistoia (­1.2%), appesantita soprattutto dal risultato insoddisfacente dei servizi (­2.1%) e del manifatturiero (­1.3%), mentre si aggrava la posizione di Lucca (­2.1%), trascinata dal risultato negativo a due cifre rilevato per i servizi (­10.4%).
In termini dimensionali si assiste invece alla conferma della "regola" secondo la quale sono le imprese artigiane più piccole a conseguire i risultati peggiori (­2.7% la diminuzione del fatturato per quelle fino a tre addetti). La situazione migliora con l'aumentare delle dimensioni delle imprese: così la contrazione del fatturato si riduce allo 0.9% per le aziende della classe 4-5 addetti e la variazione diventa positiva per quelle con 6-9 addetti, fino a segnare un +3.1% per quelle più strutturate (oltre 10 addetti).
In quanto all'occupazione, ancora una volta gli addetti complessivi del settore artigiano toscano crescono più del fatturato: nel primo semestre del 2000 si registra infatti, rispetto alla fine dell'anno scorso, un incremento della base occupazionale pari all'1.3% (TAV. 3), con un andamento nel complesso abbastanza omogeneo sia per il manifatturiero (+1.0%) che per l'edilizia (+2.0%) e i servizi (+1.0%). Gli incrementi più sensibili si registrano ad Arezzo (+3.3) e Livorno (+3.4%), i cui consuntivi sono influenzati positivamente soprattutto dai sensibili incrementi registrati nell'edilizia e nel comparto manifatturiero. In linea con l'insoddisfacente andamento del fatturato appare invece la contrazione della base occupazionale rilevata a Lucca (­1.3%), mentre nelle altre province si registrano ovunque incrementi, compresi tra il +0.5% di Siena e il +2.6 di Massa, con l'unica eccezione di Prato, dove la diminuzione degli addetti (­0.2%) è comunque estremamente contenuta.
Dal punto di vista dimensionale sembra invece ribaltarsi quanto rilevato circa l'andamento del fatturato: in questo caso, infatti, sono le imprese più piccole a dimostrare maggiore dinamicità e propensione a crescere. In quelle fino a tre addetti l'occupazione cresce infatti del 2.7%, percentuale che scende al +0.9% in quelle con 4-5 addetti. In leggera contrazione, invece, il numero degli occupati nelle aziende con 6-9 addetti (­0.6%), e situazione stabile in quelle più grandi. Un fenomeno, questo, che presenta un andamento uniforme in tutti i settori ed è tanto più verificabile nell'edilizia, dove nelle imprese più piccole i posti di lavoro crescono del 4.2% e in quelle con 6-9 addetti diminuiscono del 3,4%, così come in quelle con oltre dieci addetti (­2.8%).
Le previsioni formulate dalle aziende del settore artigiano della Toscana indicano un chiaro rafforzamento della ripresa nella seconda parte dell'anno in corso, che sarà caratterizzata da una sensibile accelerazione dei ritmi di crescita (+4.0% l'incremento stimato per il fatturato rispetto al primo semestre del 2000). Da rilevare che, secondo le attese, la fase espansiva si estenderà in maniera marcata a tutti i settori e dunque riguarderà non solo le attività del manifatturiero (per le quali si prevede un incremento del fatturato nell'ordine del 4.4%) e dell'edilizia (+2.1%), ma anche e in maniera tangibile quelle dei servizi (+4.3%). Il segno positivo è atteso per tutti e 24 i comparti produttivi dell'artigianato oggetto dell'indagine, con l'unica eccezione del settore riparazioni dove, per quanto contenuto, si rileva ancora un andamento negativo (­0.4%).
Livelli di crescita sostenuti sono previsti, nel manifatturiero, soprattutto per le attività della concia (+7.1%), legno-mobili (+5.7%), maglieria (+5.6%), meccanica (+5.6%), settore orafo (+5,5%), pelletteria (+5.7%) e vetro (+5,7%). Le forti dinamiche attese invece per i servizi alle imprese (+7.9%) e per i servizi alla persona (+7.1%) sembrano inoltre confermare che la ripresa economica appare trainata tanto dalla domanda delle imprese che da quella delle famiglie, testimoniando un consolidamento complessivo della stessa.
 

Torna al sommario

 


 

 

 

 

L'ATTENZIONE


Pari opportunità e dignità ai docenti

degli Istituti tecnici e professionali

 

 

 

 

L'on.le Valdo Spini: " mi interesserò senz'altro al vostro problema presso le commissioni competenti"

Pari opportunità e dignità ai docenti degli Istituti tecnici e professionali

 

Firenze, luglio 2000

 

Dopo la richiesta di discussione parlamentare delle proposte di legge n. 3126 e n. 2822 - presentate rispettivamente dal deputato Vincenzo Sica e dal senatore Giovanni Polidoro - il rappresentante nazionale dei docenti di dattilografia, stenografia e trattamento testi e degli insegnanti tecnico-pratici, prof. Agostino Del Buono, coinvolge altri parlamentari.

Così, a sostegno dei 3000 aderenti all'iniziativa promossa dal Del Buono, di cui numerosi sono anche della Toscana, arriva l'aiuto concreto dell'on.le Angela Napoli, componente, tra l'altro, della VII Commissione permanente della Cultura e del deputato fiorentino Valdo Spini.

L'onorevole Napoli ­ che da anni si occupa dei docenti di Dattilografia e tecnico-pratici ­ ha inoltrato una interrogazione parlamentare al Ministro della Pubblica Istruzione, chiedendo quali urgenti iniziative intende assumere al fine di consentire pari dignità e pari opportunità per i docenti appartenenti alla classe di concorso A075 e A076. Il Governo, continua l'onorevole, si era impegnato ad accelerare l'iter delle proposte di legge, giacenti in Parlamento, relative alla formazione-riconversione del personale docente di cui alla classe di concorso A075 ­ Dattilografia e Stenografia ­ sin dal mese di febbraio 1998 con l'approvazione, in VII Commissione della Camera dei deputati della risoluzione n. 7-00434, ma a tutt'oggi appare disatteso l'impegno assunto dal Governo.

E così, a lottare per le due proposte di legge che hanno come oggetto l'inquadramento nel ruolo dei docenti laureati e serve per sanare le discriminazioni e cancellare le ingiuste disparità tra gli insegnanti appartenenti alla stessa classe di concorso ma a livelli retributivi diversi, da oggi vi è anche Valdo Spini che si interesserà personalmente del problema.

Il prof. Del Buono, presidente nazionale dell'Assodolab ­ Associazione Nazionale Docenti di Laboratorio ­ sostiene che le funzioni svolte dai docenti laureati sono equivalenti alle funzioni svolte dagli insegnanti diplomati della scuola elementare, media inferiore e superiore, per cui auspica la discussione delle proposte di legge n. 3126 e n. 2822 che permetterà, da un lato il passaggio al VII livello retributivo, dall'altro la rimozione delle discriminazioni pregresse e la creazione di pari opportunità e dignità.

 

Maria Giovanna Russo


 

 

 

 

 

Torna al sommario