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Dalla Toscana la spinta per i Parlamenti regionali

L'ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Toscana
Da sinistra: Carlo Melani, Riccardo Nencini, Virgilio Luvisotti, Mario Ricci. Assente Denis Verdini
Se i tempi saranno rispettati la Toscana avrà entro 18 mesi il nuovo Statuto e con esso la nuova denominazione.
A fianco alla classica dicitura "Consi-glio regionale" scriverà anche quella di "Parlamento toscano".
I motivi di tale modifica sono stati illustrati con una conferenza stampa ed un convegno.
Secondo Riccardo Nencini (presidente del Consiglio regionale) la modifica è necessaria perchè tende a riconoscere a questo organismo la sua vera funzione, che è quella legislativa, oltre all'altra, di diversa importanza, che è quella deliberativa. In sostanza si tratta di procedere ad una coerente valorizzazione dell'Assemblea. Non si tratta, è stato spiegato, di un tentativo di federalismo alla Bossi, anzi esso si presenta in maniera esattamente contraria. "Quello della Lega - spiega Nencini - è uno schiaffo all'unità d'Italia, noi invece puntiamo a una valorizzazione dell'identità toscana all'interno di un quadro nazionale unitario".
E quanto a identità i toscani non scherzano: nel 1786 lo Stato toscano fu il primo al mondo ad abolire la pena di morte, ricorda Nencini nella veste di storico. Il cambio del nome, al di là della questione puramente nominalistica ("Che pure - prosegue Nencini - ha la sua importanza"), vuole invece testimoniare il particolare momento che stanno vivendo le Regioni: "i nuovi Statuti, che proprio il consiglio regionale elaborerà, dovranno avere una forte impronta federalista". Inoltre, quasi in contemporanea con il nuovo nome, si insedierà in Toscana una sorta di Seconda Camera: il consiglio regionale delle Autonomie locali, con dentro sindaci e presidenti di provincia.
Certo, non tutto sarà facile. Come ha spiegato Mario Ricci (Rifondazione Comunista) consigliere segretario dell'Ufficio di Presidenza della To-scana, perchè ci sono problemi da superare.
E, comunque, al di là delle perplessità, Ricci ha promesso un impegno insieme agli altri componenti il Consiglio regionale per raggiungere un risultato finale positivo.
Una questione, non di poco conto, come ha ricordato Carlo Melani (vice-presidente del Consiglio regionale) è quella di capovolgere il concetto degli articoli 117 e 118 della Costituzione, riscrivendoli in modo tale che al primo posto vengano indicate le Regioni come responsabili dei servizi e poi lo Stato per quelli restanti. Oggi, invece, si parla dello Stato in primis e poi delle Regioni.
Sarà facile? vincerà il concetto di federalismo rispetto a quello di centralismo?
Qualche dubbio è giusto averlo. Anzi, più di uno! Basta guardare che cosa sta accadendo per la modifica di una parte della Costituzione, sulla quale tutti si dicono d'accordo, ma la ... processione non cammina!
Paese strano, l'Italia, dove nella Costituzione valgono ancora le norme transitorie, dopo l'abisso di ben 53 anni!
Le Regioni in movimento
La Toscana si muove. Anche altre Regioni cercano di muoversi.
D'altra parte, se qualcuno traccia la strada poi è più facile percorrerla per tutti.
Fino a quando non si avrà un fronte comune delle Regioni per dare, finalmente, una svolta allo Stato in senso federalista.
In occasione dell'insediamento del Consiglio regionale della Lombardia, il suo presidente Attilio Fontana ha promesso che il suo impegno e quello del Consiglio avverrà "con gli strumenti propri di una istituzione legislativa e come fonte politico-istituzionale".
Un dialogo soprattutto sulle identità della Lombardia.
Non credo che la modifica debba limitarsi ad un mero adeguamento dello Statuto stesso alle più recenti riforme costituzionali, ma debba assumere la valenza di una vera e propria ridefinizione della formula istituzionale della nostra Regione, basata sul principio della devoluzione di poteri.
Credo, per concludere, che il Consiglio della Regione Lombardia che è il Parlamento del Popolo Lombardo debba essere cosciente dell'importante ruolo che dovrà rivestire in questa legislatura quale punto di riferimento per tutte le Regioni che vorranno impegnarsi per cambiare il nostro paese.
Da parte sua Antonio La Forgia (presidente del Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna) parlando del federalismo e della stesura del nuovo Statuto regionale che sia, e che appaia limpidamente, disegnato per affidare alla rappresentanza ed al governo democratici il compito, la missione - ha detto citando l'economista Amartya Sen - di promuovere uno sviluppo che sia misurato dalla espansione delle libertà di cui godono gli esseri umani, ciascun essere umano, uomo o donna, nella sua propria irrinunciabile autonomia e nella propria, irrinunciabile, differenza ed unicità."
La Forgia ha insistito sulla vecchia proposta della Bicamerale e sulla necessità che dallo Statuto emerga una nuova Regione, veramente federalista che sappia esprimersi sul terreno legislativo come un vero e proprio Parlamento.
Franco Sepinacci
Firenze, luglio 2000
Servizio di Elena Carbone

Può capitare alle volte, incontrandola per i corridoi di Palazzo Panciatichi, di vederla sfrecciare, quasi freneticamente, per raggiungere un posto diverso da dove si trova.
Può capitare che ti passa davanti agli occhi e non ti vede, tanto è assorta nei suoi pensieri.
Nella sua mente c'è un continuo turbinio di cose da fare, da elaborare, da concretizzare.
Pensa ai bambini, alle mamme, alle coppie, alle famiglie di qualsiasi tipo, all'educazione, alla procreazione.
A tutto ciò che può essere considerato un diritto per la persona, un diritto individuale che tuttavia non offenda l'impostazione collettiva della società.
Anche se hai fissato un appuntamento ti devi adattare ai cambiamenti.
Un'intervista da farsi in redazione, si trasferisce nel suo ufficio e poi, pur di farla, in una sala qualsiasi di Palazzo Panciatichi.
Questa è Marisa Nicchi, diessina, 46 anni portati splendidamente, un sorriso comunicativo.
Cosa bolle nella ... sua testa in questo periodo?
Sto lavorando alla preparazione di un provvedimento organico a sostegno della titolarità dei diritti dei cittadini, con cui questi potranno esprimere la loro libera soggettività.
Temi particolari?
Quelli ormai noti: i servizi sociali ed educativi, la casa, il lavoro, i rapporti con la società nel suo complesso.
Proposta personale, di partito ...
Niente di tutto ciò. Queste sono proposte di tipo trasversale, che coinvolgono tutti i partiti.
D'altra parte non potrebbe essere diversamente, visto che sono temi sui quali tutti siamo impegnati, anche se in modo diverso.
Ma il suo partito la segue in queste iniziative, che sono di superamento di vecchi concetti ideologici legati ai diritti civili?
La sinistra deve essere impegnata nelle grandi battaglie per i diritti civili, anche attraverso una correzione di rotta dell'etica delle responsabilità, lasciandole alla coscienza del singolo.
Ecco perchè sono convinta della necessità che lo Stato faccia un passo indietro su queste problematiche, adattandosi alle nuove indicazioni che vengono dalla società.
Lei guarda avanti, non c'è alcun dubbio. Lo provano diverse iniziative, ultima delle quali la mozione sulla fecondazione assistita...
Intanto la chiamerei col suo nome: riproduzione artificiale.
Le tecnologie, è inutile nasconderselo, sono destinate a scardinare i tradizionali modelli biologici e sociali di genitorialità ed aprono la strada a quella che è stata definita una "falsa parità" tra i soggetti in campo.
Oltretutto, occorre tener presente che le tecnologie possono essere anche delegate a provvedere a tutelare la salute della donna e del nascituro.
Partendo da queste considerazioni, appare chiara la necessità di provvedere alla indicazione, da parte del Consiglio regionale, delle linee-guida per l'esercizio delle attività sanitarie inerenti la fecondazione medicalmente assistita.
Sulla questione del nuovo concetto di famiglia lei si è espressa più volte per la libertà dei singoli. Può dirci di qualche atto particolare che confermi questa posizione?
Mi basta citarne uno: la legge regionale 96/96 sulla casa, che dà diritto alle nuove famiglie (non solo alle giovani coppie) ad un alloggio, indipendentemente dal fatto che sia una famiglia tradizionale o meno.
Quale significato ha attribuito al gay-pride?
Esclusivamente quello di determinate persone che hanno voluto rivendicare il diritto ad essere come sono.
Nella precedente legislatura lei si è impegnata, insieme ai suoi colleghi della VI Commissione, per l'approvazione di una risoluzione relativa alla vita dei bambini nell'area urbana.
Con quali risultati?
Debbo dire, con sincerità, che all'ottimo dettato della risoluzione non è corrisposto un altrettanto ottimo impegno degli enti locali.
Io spero che le cose cambino perchè i bambini hanno diritto a vivere in una città che li riconosca, li rispetti, li aiuti a crescere.
Purtroppo, le nostre città continuano ad essere luoghi per adulti e chissà che l'inquinamento ambientale non sottragga la città anche a loro!
La battaglia è ancora aperta e spero di vedere al più presto i risultati.
Verso il nuovo PRS della Toscana
L'affermazione dei nuovi diritti dei
cittadini
elemento unificante degli statuti regionali
La proposta avanzata dal Presidente Nencini in occasione della celebrazione del trentennale del Consiglio Regionale della Toscana. Dal regionalismo al federalismo:l'intervento di Lelio Lagorio, primo presidente della Toscana
I trenta anni della Regione Toscana sono stati celebrati con una seduta straordinaria del Consiglio regionale, in cui si sono ritrovati assieme i consiglieri della prima legislatura e gli attuali(siamo alla settima).
La prima seduta del neonato Consiglio regionale si svolse infatti il 13 luglio 1970 nella sala "Luca Giordano" del Palazzo Medici Riccardi in via Cavour, esattamente di fronte all'attuale sede del Consiglio.
L'anniversario ha rappresentato l'occasione per ricordare il processo che ha portato alla nascita della Regione e alla redazione del primo Statuto, e anche per fare il punto sui compiti che aspettano oggi l'assemblea.
Lo ha fatto per primo l'attuale presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini, che ha rilanciato l'idea di un federalismo cooperativo, che si basi su una nuova 'tavola dei diritti'.
"Nel momento in cui si profila la realizzazione di un federalismo "a due velocità", con le regioni come la Toscana che più delle altre saranno in grado di affermare la loro autonomia , é necessario -ha detto Nencini - che si trovi un elemento unificante all'interno degli Statuti di tutte le Regioni, con l'affermazione di principi e valori condivisi. Il regionalismo di trent'anni fa fu una conquista che si realizzò attraverso la stesura di statuti ordinari importanti, ma non troppo dissimili tra loro. Fu comunque un buon inizio. Ma oggi siamo chiamati a redarre statuti meno ordinari, che punteranno di più a valorizzare le entità regionali. Si tratta di valorizzare le differenze, sottolineando però i comuni denominatori, facendo in modo che le Regioni diventino parti integranti del nuovo stato che si sta costruendo". Nencini ha ricordato che "oggi, come trent'anni fa, il regionalismo e il federalismo non sono intesi come separazione e separatezza dello stato nazionale. Dalla redazione dello Statuto di allora - ha concluso il Presidente del Consiglio - traiamo due insegnamenti: utilizzare quel modello per farne uno più evoluto, ma che dia specificità alla Toscana, e scrivere una nuova e più evoluta tavola dei diritti. Penso ad esempio a un riferimento alla lotta contro la xenofobia, e al diritto alla conoscenza e alla formazione, che oggi spesso é l'unico mezzo che garantisce di trovare e mantenere un lavoro".
Dopo Nencini la parola é stata presa da Lelio Lagorio, che é stato il primo Presidente della Regione. Lagorio ha avvertito che "il compito di questa assemblea è di inserire una Toscana autonoma in una Repubblica federale, efficiente e giusta" é un compito difficile e ha ripercorso gli eventi che portarono alla scrittura del primo statuto regionale 30 anni fa: "Un'esperienza da cui forse si può trarre insegnamento anche oggi". Lagorio ha ricordato che la nascita della Regione fu preceduta da un decennio di dibattito acceso, dall'opera dell'Unione delle Province che redasse una prima bozza di statuto, dall'impegno delle Camere di Commercio che radiografarono la Toscana di allora. "Nonostante tutto questo -ha detto ancora Lagorio - le difficoltà davanti alle quali ci trovammo furono enormi, e potemmo solo fronteggiarle. Non ci si illuda oggi, che senza 'arare' il paese, senza un forte retroterra di dibattiti e di impegno sia possibile riformare".
Lagorio ha ricordato come sulle Regioni si riversò subito gran parte della domanda sociale, e come il governo centrale lavorò subito per contrastare la novità. "Tuttavia il regionalismo - ha concluso il primo Presidente della Regione - ebbe il merito di avvicinare settori antagonisti, di incrinare partiti e di rimettere in moto il sistema politico. Auguro ai consiglieri di oggi di essere più fortunati degli eroi del Risorgimento e dei loro colleghi di trent'anni fa".
Infine l'attuale presidente della Regione, Claudio Martini, ha ricordato il periodo della nascita della Regione attingendo alle sue memorie di studente di allora. "Il movimento studentesco - ha commentato - guardava alle istituzioni con freddezza: sapevano troppo di palazzo, mentre noi volevamo costruire il futuro nelle piazze e nelle fabbriche. Però molti giovani, tra i quali ero anch'io, guardammo alla nascita della Regione con interesse, non c'era distacco o indifferenza". Lo stesso sentimento che si avverte ripercorrendo i trenta anni di storia della Regione Toscana. " Anche oggi - ha detto Martini - la regione non viene percepita come 'mezzo ministero', ma come un ente che si occupa delle cose concrete di tutti i giorni, anche perché da noi il regionalismo non é stato solo una nuova bardatura democratica".
Anche Martini ha posto l'accento sulla necessità di dare corso a un federalismo cooperativo: "Non un federalismo che nasca dalla separazione e dall'autosufficienza - ha sottolineato il Presidente delle Giunta regionale - ma un federalismo che usi la massima autonomia per cooperare meglio con gli altri livelli sociali e politici".
Martini ha anche espresso la necessità di passare a una piena collaborazione con gli enti locali, basata sulla piena solidarietà e all'integrazione dei ruoli. Noi vediamo la Regione come federazione degli enti locali e territoriali - ha detto - senza alcun rapporto gerarchico. Vogliamo affermare in modo forte l'idea di autoriforma".
Martini e Nencini hanno poi consegnato una medaglia d'oro a numerosi consiglieri della prima legislatura presenti alla cerimonia.