L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Itaiani cretini o ipocriti?

 

 

 

 

Ci ha colpito non poco la dichiarazione di Luciano Violante, presidente diessino della Camera dei Deputati, secondo cui l'Italia sta rischiando di avviarsi sulla strada della "cretinizzazione".

Per dare più forza alla denuncia, Violante ha indicato anche i responsabili, che ha chiamato per nome, ovvero "le trasmissioni televisive e le notizie stupide".

La dichiarazione ha fatto il giro delle redazioni ma è stata "trattata con sufficienza", meritando piccoli spazi.

Premesso che a Violante vorremmo ricordare che ci sono altri responsabili (i politici in prima fila) vorremmo tradurre la parola "cretini" in "ipocriti". Così siamo su un terreno più elegante e "degno" di un paese "diverso" che ha le idee confuse per scelta non per deficienza.

Gli esempi sono sotto gli occhi di tutti. Basta saperli "leggere" nella maniera più appropriata.

Prendiamo la questione dei Savoia: mentre si discute della modifica della Costituzione, si ritengono ancora valide le norme transitorie inserite nella Costituzione nel 1947 trasformandole così, di fatto, in norme definitive, anzi eterne!

E allora, non avendo fatto il proprio dovere di dare una scadenza a quelle norme transitorie, si cerca di aggirarle pensando di dare un "passaporto diplomatico" ad un erede dei Savoia per farlo venire in Italia.

E questo accade mentre eminenti leaders politici partecipano a sconce esibizioni di gay, dichiarando la loro solidarietà senza spiegare se lo fanno perchè si sentono a loro simili, se sperano di aver qualche voto alle elezioni, se lo fanno solo per esibizionismo.

Si trasforma così una parata carnevalesca in una parata militar-politica alla quale qualche amministrazione comunale ha pensato di partecipare addirittura con il gonfalone.

L'ipocrisia, questa sì, ci sembra non aver limiti in questo paese dove tutto ed il contrario di tutto diventa lecito se lo vogliono alcuni.

Che cosa importa se la sera non si può uscire di casa per paura dei criminali? Che cosa importa se non si è sicuri in casa per paura dei criminali?

Sono debolezze dei cittadini indifesi che devono pensare di essere difesi dallo Stato anche se non lo sono.

E allora, apriamo le frontiere a tutti, onesti e disonesti; accettiamo soprusi e violenze in nome della solidarietà; rinunciamo ai nostri diritti perchè ci governa (a livello nazionale o locale) deve difendere i diritti di chi calpesta i nostri; alla fine contro l'orgoglio dei gay rischiamo di sentirci emarginati e senza orgoglio perchè siamo persone normali e vorremmo vivere normalmente.

Forse Violante ha esagerato nel temere il "rischio cretinizzazione del Paese", ma questo Paese ipocrita non l'ha neppure ascoltato. La grande stampa in prima fila, che ha dedicato pagine intere al gay pride e poche righe al presidente della Camera.

Una volta si diceva "che Dio ce la mandi buona...!"

Oggi come dovremmo dire?

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Dalla Toscana la spinta per i Parlamenti regionali

L'ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Toscana

Da sinistra: Carlo Melani, Riccardo Nencini, Virgilio Luvisotti, Mario Ricci. Assente Denis Verdini

 

Se i tempi saranno rispettati la Toscana avrà entro 18 mesi il nuovo Statuto e con esso la nuova denominazione.

A fianco alla classica dicitura "Consi-glio regionale" scriverà anche quella di "Parlamento toscano".

I motivi di tale modifica sono stati illustrati con una conferenza stampa ed un convegno.

Secondo Riccardo Nencini (presidente del Consiglio regionale) la modifica è necessaria perchè tende a riconoscere a questo organismo la sua vera funzione, che è quella legislativa, oltre all'altra, di diversa importanza, che è quella deliberativa. In sostanza si tratta di procedere ad una coerente valorizzazione dell'Assemblea. Non si tratta, è stato spiegato, di un tentativo di federalismo alla Bossi, anzi esso si presenta in maniera esattamente contraria. "Quello della Lega - spiega Nencini - è uno schiaffo all'unità d'Italia, noi invece puntiamo a una valorizzazione dell'identità toscana all'interno di un quadro nazionale unitario".

E quanto a identità i toscani non scherzano: nel 1786 lo Stato toscano fu il primo al mondo ad abolire la pena di morte, ricorda Nencini nella veste di storico. Il cambio del nome, al di là della questione puramente nominalistica ("Che pure - prosegue Nencini - ha la sua importanza"), vuole invece testimoniare il particolare momento che stanno vivendo le Regioni: "i nuovi Statuti, che proprio il consiglio regionale elaborerà, dovranno avere una forte impronta federalista". Inoltre, quasi in contemporanea con il nuovo nome, si insedierà in Toscana una sorta di Seconda Camera: il consiglio regionale delle Autonomie locali, con dentro sindaci e presidenti di provincia.

Certo, non tutto sarà facile. Come ha spiegato Mario Ricci (Rifondazione Comunista) consigliere segretario dell'Ufficio di Presidenza della To-scana, perchè ci sono problemi da superare.

E, comunque, al di là delle perplessità, Ricci ha promesso un impegno insieme agli altri componenti il Consiglio regionale per raggiungere un risultato finale positivo.

Una questione, non di poco conto, come ha ricordato Carlo Melani (vice-presidente del Consiglio regionale) è quella di capovolgere il concetto degli articoli 117 e 118 della Costituzione, riscrivendoli in modo tale che al primo posto vengano indicate le Regioni come responsabili dei servizi e poi lo Stato per quelli restanti. Oggi, invece, si parla dello Stato in primis e poi delle Regioni.

Sarà facile? vincerà il concetto di federalismo rispetto a quello di centralismo?

Qualche dubbio è giusto averlo. Anzi, più di uno! Basta guardare che cosa sta accadendo per la modifica di una parte della Costituzione, sulla quale tutti si dicono d'accordo, ma la ... processione non cammina!

Paese strano, l'Italia, dove nella Costituzione valgono ancora le norme transitorie, dopo l'abisso di ben 53 anni!

 

 

 

Le Regioni in movimento

 

 

La Toscana si muove. Anche altre Regioni cercano di muoversi.

D'altra parte, se qualcuno traccia la strada poi è più facile percorrerla per tutti.

Fino a quando non si avrà un fronte comune delle Regioni per dare, finalmente, una svolta allo Stato in senso federalista.

In occasione dell'insediamento del Consiglio regionale della Lombardia, il suo presidente Attilio Fontana ha promesso che il suo impegno e quello del Consiglio avverrà "con gli strumenti propri di una istituzione legislativa e come fonte politico-istituzionale".

Un dialogo soprattutto sulle identità della Lombardia.

Non credo che la modifica debba limitarsi ad un mero adeguamento dello Statuto stesso alle più recenti riforme costituzionali, ma debba assumere la valenza di una vera e propria ridefinizione della formula istituzionale della nostra Regione, basata sul principio della devoluzione di poteri.

Credo, per concludere, che il Consiglio della Regione Lombardia che è il Parlamento del Popolo Lombardo debba essere cosciente dell'importante ruolo che dovrà rivestire in questa legislatura quale punto di riferimento per tutte le Regioni che vorranno impegnarsi per cambiare il nostro paese.

Da parte sua Antonio La Forgia (presidente del Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna) parlando del federalismo e della stesura del nuovo Statuto regionale che sia, e che appaia limpidamente, disegnato per affidare alla rappresentanza ed al governo democratici il compito, la missione - ha detto citando l'economista Amartya Sen - di promuovere uno sviluppo che sia misurato dalla espansione delle libertà di cui godono gli esseri umani, ciascun essere umano, uomo o donna, nella sua propria irrinunciabile autonomia e nella propria, irrinunciabile, differenza ed unicità."

La Forgia ha insistito sulla vecchia proposta della Bicamerale e sulla necessità che dallo Statuto emerga una nuova Regione, veramente federalista che sappia esprimersi sul terreno legislativo come un vero e proprio Parlamento.

Franco Sepinacci


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Marisa Nicchi, grande impegno per la libertà civili

 

Firenze, luglio 2000

Servizio di Elena Carbone

 

Può capitare alle volte, incontrandola per i corridoi di Palazzo Panciatichi, di vederla sfrecciare, quasi freneticamente, per raggiungere un posto diverso da dove si trova.

Può capitare che ti passa davanti agli occhi e non ti vede, tanto è assorta nei suoi pensieri.

Nella sua mente c'è un continuo turbinio di cose da fare, da elaborare, da concretizzare.

Pensa ai bambini, alle mamme, alle coppie, alle famiglie di qualsiasi tipo, all'educazione, alla procreazione.

A tutto ciò che può essere considerato un diritto per la persona, un diritto individuale che tuttavia non offenda l'impostazione collettiva della società.

Anche se hai fissato un appuntamento ti devi adattare ai cambiamenti.

Un'intervista da farsi in redazione, si trasferisce nel suo ufficio e poi, pur di farla, in una sala qualsiasi di Palazzo Panciatichi.

Questa è Marisa Nicchi, diessina, 46 anni portati splendidamente, un sorriso comunicativo.

 

Cosa bolle nella ... sua testa in questo periodo?

Sto lavorando alla preparazione di un provvedimento organico a sostegno della titolarità dei diritti dei cittadini, con cui questi potranno esprimere la loro libera soggettività.

 

Temi particolari?

Quelli ormai noti: i servizi sociali ed educativi, la casa, il lavoro, i rapporti con la società nel suo complesso.

 

Proposta personale, di partito ...

Niente di tutto ciò. Queste sono proposte di tipo trasversale, che coinvolgono tutti i partiti.

D'altra parte non potrebbe essere diversamente, visto che sono temi sui quali tutti siamo impegnati, anche se in modo diverso.

 

Ma il suo partito la segue in queste iniziative, che sono di superamento di vecchi concetti ideologici legati ai diritti civili?

La sinistra deve essere impegnata nelle grandi battaglie per i diritti civili, anche attraverso una correzione di rotta dell'etica delle responsabilità, lasciandole alla coscienza del singolo.

Ecco perchè sono convinta della necessità che lo Stato faccia un passo indietro su queste problematiche, adattandosi alle nuove indicazioni che vengono dalla società.

 

Lei guarda avanti, non c'è alcun dubbio. Lo provano diverse iniziative, ultima delle quali la mozione sulla fecondazione assistita...

Intanto la chiamerei col suo nome: riproduzione artificiale.

Le tecnologie, è inutile nasconderselo, sono destinate a scardinare i tradizionali modelli biologici e sociali di genitorialità ed aprono la strada a quella che è stata definita una "falsa parità" tra i soggetti in campo.

Oltretutto, occorre tener presente che le tecnologie possono essere anche delegate a provvedere a tutelare la salute della donna e del nascituro.

Partendo da queste considerazioni, appare chiara la necessità di provvedere alla indicazione, da parte del Consiglio regionale, delle linee-guida per l'esercizio delle attività sanitarie inerenti la fecondazione medicalmente assistita.

 

Sulla questione del nuovo concetto di famiglia lei si è espressa più volte per la libertà dei singoli. Può dirci di qualche atto particolare che confermi questa posizione?

Mi basta citarne uno: la legge regionale 96/96 sulla casa, che dà diritto alle nuove famiglie (non solo alle giovani coppie) ad un alloggio, indipendentemente dal fatto che sia una famiglia tradizionale o meno.

 

Quale significato ha attribuito al gay-pride?

Esclusivamente quello di determinate persone che hanno voluto rivendicare il diritto ad essere come sono.

 

Nella precedente legislatura lei si è impegnata, insieme ai suoi colleghi della VI Commissione, per l'approvazione di una risoluzione relativa alla vita dei bambini nell'area urbana.

Con quali risultati?

Debbo dire, con sincerità, che all'ottimo dettato della risoluzione non è corrisposto un altrettanto ottimo impegno degli enti locali.

Io spero che le cose cambino perchè i bambini hanno diritto a vivere in una città che li riconosca, li rispetti, li aiuti a crescere.

Purtroppo, le nostre città continuano ad essere luoghi per adulti e chissà che l'inquinamento ambientale non sottragga la città anche a loro!

La battaglia è ancora aperta e spero di vedere al più presto i risultati.

 

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L'ATTENZIONE

 

Verso il nuovo PRS della Toscana

 
L'assessore Marco Montemagni
 
 
L'avvio del nuovo Programma Regio-nale di Sviluppo della Toscana (di cui si cominciano ad intravvedere le linee, ancorchè provvisorie, ma utili per la prevista fase di concertazione) si colloca in un momento storico caratterizzato da un elevato grado di novità e complessità. Sono in corso in questi anni, a vari livelli, cambiamenti strutturali di grande rilievo, generatori di conseguenze non facilmente prevedibili, in campo sociale ed economico: modifiche radicali della struttura della popolazione, migrazioni, cambiamenti del sistema economico a livello planetario genericamente riassunti con il termine di globalizzazione, innovazioni radicali nei sistemi di trasmissione delle informazioni, nuova economia, privatizzazioni e liberalizzazioni, riforma dello stato sociale; introduzione della moneta unica europea - prestissimo anche a livello di circolante - federalismo, riforme dell 'ordinamento dello Stato, con aumento significativo di potere delle Regioni anche nel campo dell' economia.
E' un elenco, impressionante ed incompleto, di cambiamenti in atto.
Inoltre, a un livello meno rilevante sul piano storico, ma con conseguenze notevoli sulla costruzione e gestione di un programma di sviluppo, una valutazione ormai largamente accolta della situazione congiunturale consente di collocare il punto (inferiore) di svolta di un ciclo quasi esattamente nel momento di avvio del Programma, con la conseguenza che anche la previsione delle macrovariabili di riferimento non può procedere quasi in alcuna misura per estrapolazione.
La formulazione del quadro di riferimento analitico, che fornisce la base per l'elaborazione delle scelte di governo che costituiscono la sostanza del Programma, parte proprio dall'esame delle modificazioni in atto.
Nel passaggio tra le agitate vicende dell'ultimo decennio, la Toscana ha mostrato la capacità di mantenere un livello di benessere comparativamente alto e sufficientemente diffuso. Questa situazione di "buona società in cui vivere" è frutto di diverse circostanze, molte delle quali costituiscono preziose eredità (la natura, la storia, la cultura, l'arte), mentre altre sono il risultato diretto delle scelte compiute dalle istituzioni pubbliche; ma molte altre ancora provengono dall'attività economica che, in forme diverse e mutevoli, ma sempre con un forte radicamento ai luoghi, e quindi anche ai 'fondamentali" di lunghissimo periodo sopra ricordati, ha originato le risorse economiche che hanno consentito di mantenere alto il livello di benessere, anche se non senza problemi e conflitti nell'impiego di risorse naturali e nella compresenza, su uno stesso spazio, delle attività produttive e delle attività di consumo.
Per questo, gli elementi di crisi manifestatisi nel sistema economico regionale nell'ultimo decennio sono oggetto di una valutazione attenta, al fine di cogliere l'opportunità di una fase congiunturale più favorevole per individuare, valorizzare e rendere operanti al meglio i motori dello sviluppo regionale; i quali sono necessariamente differenti per settore produttivo e per tipologia di aree territoriali, dovendo anche essere orientati a realizzare l'obiettivo di un riequilibrio tra le diverse aree.
In questa prospettiva, poi, i rapporti, non sempre esenti da contraddizione e conflitto, tra crescita economica e occupazione e tra crescita e ambiente sono oggetto di particolare analisi.
Alcune principali condizioni dello sviluppo sono infine esaminate, con riferimento sia a elementi strutturali (infrastrutture, istruzione e formazione, innovazione nell'attività produttiva, apertura verso l'esterno, finanza), sia alle opportunità offerte dai cambiamenti in atto (new economy, cambiamenti istituzionali, federaIismo fiscaIe).
Il futuro "Piano Regionale di Sviluppo" punta ancora le sue carte sulla "Toscana delle Toscane", per il periodo 2001-2005, e traccia, tra l'altro, il processo di attuazione dei cambiamenti individuati, attraverso un'attenta analisi delle risorse proprie e statali, dei fondi strutturali comunitari, le risorse del sistema pubblico regionale e quelle dei privati.
Individua, inoltre i sistemi con cui raggiungere gli scopi prefissi, tra cui i programmi ed i proggetti comunitari, i proggetti speciali, i programmi d'iniziativa regionale, i programmi di sviluppo sostenibile (PLSS) ed i piani di sviluppo delle Comunità montane.
Il tutto attraverso un'attento monitoraggio del rapporto di gestione e la valutazione dei risultati, quali la valutazione dell'impatto ambientale e di quello economico-sociale, la valutazione degli effetti delle politiche e gli indicatori della stessa.
Il Piano, inoltre, fa riferimento al quadro di crescita generale, che abbraccia tutte le forme di sviluppo e di crescita, da quelle tradizionali come la crisi ed il rilancio dell'economia, i settori produttivi, la cultura, le infrastrutture , lo sviluppo della piccola e media impresa, a quelle più innovative che vanno dal federalismo fiscale al marketing territoriale, dalla formazione alla new economy. Intravede, inoltre, gli obiettivi e le strategie da percorrere per approdare a nuovi e significativi risultati, tra cui il federalismo, l'europeismo, la solidarietà, le politiche del lavoro, lo sviluppo sostenibile, la sicurezza, la cura dei giovani toscani, l'efficienza burocratica, l'informazione e la conoscenza, le politiche di coordinamento, lo sviluppo delle zone montane e la valorizzazione della risorsa marina
Il Programma Regionale di Sviluppo della Toscana (2001-2005) rappresenta dunque, oltre che un'attenta valutazione della situazione politico- sociale-economica-ambientale attuale della regione, soprattutto un prezioso strumento di lavoro in cui sono tracciate tutte le strategie per uno sviluppo reale e sostenibile del territorio, tale da proiettare la Toscana verso obiettivi più vasti, soprattutto in ambito europeo.
 
Angelina Aino
 
 

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L'ATTENZIONE


L'affermazione dei nuovi diritti dei cittadini

elemento unificante degli statuti regionali

 

La proposta avanzata dal Presidente Nencini in occasione della celebrazione del trentennale del Consiglio Regionale della Toscana. Dal regionalismo al federalismo:l'intervento di Lelio Lagorio, primo presidente della Toscana

 

I trenta anni della Regione Toscana sono stati celebrati con una seduta straordinaria del Consiglio regionale, in cui si sono ritrovati assieme i consiglieri della prima legislatura e gli attuali(siamo alla settima).

La prima seduta del neonato Consiglio regionale si svolse infatti il 13 luglio 1970 nella sala "Luca Giordano" del Palazzo Medici Riccardi in via Cavour, esattamente di fronte all'attuale sede del Consiglio.

L'anniversario ha rappresentato l'occasione per ricordare il processo che ha portato alla nascita della Regione e alla redazione del primo Statuto, e anche per fare il punto sui compiti che aspettano oggi l'assemblea.

Lo ha fatto per primo l'attuale presidente del Consiglio regionale Riccardo Nencini, che ha rilanciato l'idea di un federalismo cooperativo, che si basi su una nuova 'tavola dei diritti'.

"Nel momento in cui si profila la realizzazione di un federalismo "a due velocità", con le regioni come la Toscana che più delle altre saranno in grado di affermare la loro autonomia , é necessario -ha detto Nencini - che si trovi un elemento unificante all'interno degli Statuti di tutte le Regioni, con l'affermazione di principi e valori condivisi. Il regionalismo di trent'anni fa fu una conquista che si realizzò attraverso la stesura di statuti ordinari importanti, ma non troppo dissimili tra loro. Fu comunque un buon inizio. Ma oggi siamo chiamati a redarre statuti meno ordinari, che punteranno di più a valorizzare le entità regionali. Si tratta di valorizzare le differenze, sottolineando però i comuni denominatori, facendo in modo che le Regioni diventino parti integranti del nuovo stato che si sta costruendo". Nencini ha ricordato che "oggi, come trent'anni fa, il regionalismo e il federalismo non sono intesi come separazione e separatezza dello stato nazionale. Dalla redazione dello Statuto di allora - ha concluso il Presidente del Consiglio - traiamo due insegnamenti: utilizzare quel modello per farne uno più evoluto, ma che dia specificità alla Toscana, e scrivere una nuova e più evoluta tavola dei diritti. Penso ad esempio a un riferimento alla lotta contro la xenofobia, e al diritto alla conoscenza e alla formazione, che oggi spesso é l'unico mezzo che garantisce di trovare e mantenere un lavoro".

Dopo Nencini la parola é stata presa da Lelio Lagorio, che é stato il primo Presidente della Regione. Lagorio ha avvertito che "il compito di questa assemblea è di inserire una Toscana autonoma in una Repubblica federale, efficiente e giusta" é un compito difficile e ha ripercorso gli eventi che portarono alla scrittura del primo statuto regionale 30 anni fa: "Un'esperienza da cui forse si può trarre insegnamento anche oggi". Lagorio ha ricordato che la nascita della Regione fu preceduta da un decennio di dibattito acceso, dall'opera dell'Unione delle Province che redasse una prima bozza di statuto, dall'impegno delle Camere di Commercio che radiografarono la Toscana di allora. "Nonostante tutto questo -ha detto ancora Lagorio - le difficoltà davanti alle quali ci trovammo furono enormi, e potemmo solo fronteggiarle. Non ci si illuda oggi, che senza 'arare' il paese, senza un forte retroterra di dibattiti e di impegno sia possibile riformare".

Lagorio ha ricordato come sulle Regioni si riversò subito gran parte della domanda sociale, e come il governo centrale lavorò subito per contrastare la novità. "Tuttavia il regionalismo - ha concluso il primo Presidente della Regione - ebbe il merito di avvicinare settori antagonisti, di incrinare partiti e di rimettere in moto il sistema politico. Auguro ai consiglieri di oggi di essere più fortunati degli eroi del Risorgimento e dei loro colleghi di trent'anni fa".

Infine l'attuale presidente della Regione, Claudio Martini, ha ricordato il periodo della nascita della Regione attingendo alle sue memorie di studente di allora. "Il movimento studentesco - ha commentato - guardava alle istituzioni con freddezza: sapevano troppo di palazzo, mentre noi volevamo costruire il futuro nelle piazze e nelle fabbriche. Però molti giovani, tra i quali ero anch'io, guardammo alla nascita della Regione con interesse, non c'era distacco o indifferenza". Lo stesso sentimento che si avverte ripercorrendo i trenta anni di storia della Regione Toscana. " Anche oggi - ha detto Martini - la regione non viene percepita come 'mezzo ministero', ma come un ente che si occupa delle cose concrete di tutti i giorni, anche perché da noi il regionalismo non é stato solo una nuova bardatura democratica".

Anche Martini ha posto l'accento sulla necessità di dare corso a un federalismo cooperativo: "Non un federalismo che nasca dalla separazione e dall'autosufficienza - ha sottolineato il Presidente delle Giunta regionale - ma un federalismo che usi la massima autonomia per cooperare meglio con gli altri livelli sociali e politici".

Martini ha anche espresso la necessità di passare a una piena collaborazione con gli enti locali, basata sulla piena solidarietà e all'integrazione dei ruoli. Noi vediamo la Regione come federazione degli enti locali e territoriali - ha detto - senza alcun rapporto gerarchico. Vogliamo affermare in modo forte l'idea di autoriforma".

Martini e Nencini hanno poi consegnato una medaglia d'oro a numerosi consiglieri della prima legislatura presenti alla cerimonia.

 


 

 

 

 

 

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