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La Regione Toscana e la Comunità Somala
Alberto Monaci (capogruppo PPI in Consiglio regionale) ha rivolto al presidente della Giunta Claudio questa domanda: "Quale risposta della Regione all'appello delle Comunità Somale?"
E Monaci spiega
la questione in questo modo:
"Le Associazioni delle Comunità Somale della Toscana stanno provando di tutto per convincere lo Stato Italiano a rivedere le nuove disposizioni in materia d'ingresso e di soggiorno dei loro connazionali in Italia, introdotte con apposito decreto Ministeriale degli Affari Esteri del 1° febbraio 1999; prima con l'appello, rivolto al presidente della Regione Toscana, ai parlamentari della regione, ed ad altre istituzioni varie, poi lo sciopero della fame, quindi la manifestazione di piazza, a Firenze, in San Givanni, le Comunità Somale hanno inteso protestare contro il provvedimento che ha bloccato la concessione dei permessi di soggiorni temporali per motivi umanitari, istituiti nel 1992 con decreto ministeriale, in ragione della situazione politica in cui versava quel paese, teatro di una guerra tribale non ancora completamente superata. Prova ne é, per le Comunità Somale, che lo stesso Ministero, nell'affermare, nel provvedimento del '99, "non più attuale il carattere di eccezionalità che ha determinato la disciplina del decreto interministeriale", contestualmente,- atricolo 2 dello stesso- decreti " privi di validità, per l'ingresso in Italia, i passporti somali rilasciati o rinnovati dopo il 31 gennaio 1991", sancisce, di fatto, il persistere di una situazione politica non affidabile in Somalia.
All'appello ha risposto prontamente il capogruppo del PPI in Consiglio Regionale, Alberto Monaci, con uin'interrogazione urgente presentata al Presidente Martini, per sapere "se ed in che modo la Regione risponderà a questo appello, e se intenda attivarsi presso il Governo per favorire una revisione del Decreto del Ministero degli Esteri 1° febbraio 1999 consentendo il ripristino dei permessi di soggiorno temporaneo per motivi umanitari ai cittadini somali fintantoché non emergano elementi certi relativi ad un effettivo ritorno alla normalità della situazione politica in Somalia".
Per Monaci, infatti, sulla situazione politica nella Somalia non ci sono ancora certezze, benché il 2 maggio scorso sia partita, a Gibuti, la Conferenza sulla Pace in Somalia, "alla quale, però, -spiega Monaci- non hanno aderito tutte le componenti che attualmente controllano il territorio somalo; pertanto non vi sono, ad oggi, certezze riguardo ai tempi per un effettivo ritorno alla normalità della Somalia, permanendo ancora forti rischi riguardo alla sicurezza interna delle popolazioni".
Valutazioni, queste, che hanno spinto Monaci a chiedere
alla Giunta quale sia la posizione della Regione sull'appello promosso dalle
associazioni delle Comunità Somale toscane.

L'assenza ingiustificata della Conf-commercio non ha reso meno importante l'iniziativa promossa da Confeser-centi, Confartigianato e Cna per la salvaguardia dei "centri storici".
Non solo per la qualificata partecipazione di quelli che possono essere i protagonisti di tale iniziativa, ma anche per gli impegni assunti dal Governo regionale della Toscana, presente all'incontro con il Presidente Claudio Martini e due assessori (Susanna Cenni ed Ambrogio Brenna) diligenti ed attenti al dibattito al quale hanno portato il loro significativo contributo assumendo impegni precisi per la salvaguardia dei piccoli esercizi, soprattutto nei "centri storici" dove rappresentano la punta dell'iceberg della qualità della vita.
Bene hanno fatto, quindi, i due presidenti nazionali di Confesercenti (Marco Venturi) e Confartigianato (Goriano Nieddu) -Spallanzani era assente per altri impegni - a stabilire, con questa iniziativa, un principio di collaborazione più stretta per diventare protagonisti delle sviluppo del Paese insieme alla triade che oggi domina il campo, cioè Governo, Confindustria e Organizza-zioni sindacali.
"Tutti insieme - ha detto Venturi - nel suo intervento conclusivo - avremo più forza per far capire le nostre esigenze che sono, in definitiva, le esigenze dei cittadini. Per un'insegna di negozio che si spegne - ha aggiunto Venturi - muore un po' delle comunità e per gli enti locali si tratta di una sconfitta, anche se solo indicativa".
Insieme, secondo Venturi, si ottiene di essere ascoltati, si combatte meglio la criminalità, si salva la vita delle piccole e medie imprese.
E per dare più forza alle sue dichiarazioni Venturi ha invitato le altre organizzazioni a predisporre per il prossimo autunno una grande manifestazione nazionale per chiedere chiarezza di comportamenti al Governo, soprattutto in materia di fisco, "non per una sua riduzione pura e semplice - che non ci interessa - ha concluso Venturi - ma per attuare una vera politica fiscale che vada incontro alle famiglie ed alle piccole e medie imprese";
Un "programma" che ha trovato un immediato consenso anche da parte delpesidente dell'Unioncamere Toscana Pier Francesco Pacini il quale, tra l'altro, ha sollecitato la costituzione dell'Osservatorio regionale sul commercio, con una particolare specificità per i centri storici.
In quanto alla relazione introduttiva svolta da Massimo Vivoli, c'è da sottolineare il richiamo alle problematiche di interesse comune (oltre ai centri storici, il turismo, il fisco, la sicurezza, i trasporti, le infrastrutture) ed alla necessità di dialogo e collaborazione nella certezza che la piccola impresa rappresenta un reale valore per lo sviluppo dell'economia.
"A nessuno può sfuggire - ha detto tra l'altro Vivoli - la drammaticità della perdita di presenza in alcune aree di piccoli negozi, dove manca addirittura un benzinaio, un gommista, che ha portato al tentativo di costituire botteghe polifunzionali dove far coesistere ufficio postale e tabaccaio, alimentari e telegrafo".
Non c'è alcun dubbio - secondo Vivoli - che "se in una città si spengono le luci delle imprese c'è un generale impoverimento, si perdono occupati e si chiudono botteghe. Quella via, quell'immobile, quel quartiere varranno di meno, i servizi progressivamente saranno più scarsi e più cari, la stessa amministrazione comunale avrà minori introiti e minore attratttiva".
"Tenere accese le luci delle nostre attività- ha detto Vivoli - è tenere accesa la vita dei paesi e dei quartieri, è garanzia di una presenza affidabile, relazioni sociali e servizi di qualità, vie e piazze più sicure, insomma una migliore qualità della vita, uno stile di vita".
Cosa fare?
*-Intanto procedere alla costituzione dell'osservatorio regionale sul commercio perchè è indispensabile conoscere e capire la realtà e le possibili evoluzioni di un settore, per poter procedere all'attività di programmazione dello stesso;
*-attuare i programmi integrati anche attraverso la razionalizzazione dei sistemi di fruizione dell'area interessata in termini di arredo urbano nelle sue diverse articolazioni;
*-dare concertezza all'idea della "vetrina Toscana". Su questo tema, Stefano Acerbi (presidente Confartigianato Toscana) ha sostenuto che "partendo dalla considerazione che i centri storici rappresentano i punti di maggior pregio del patrimonio artistico e culturale regionale, siano da proporre come vetrina delle vetrine per la promozione dei prodotti e dei servizi toscani;
*-per i centri minori e più disagiati attivare incentivi ed agevolazioni fiscali.
Ilvo Ducci (presidente regionale CNA), da parte sua, ha sostenuto, tra l'altro, che "l'approccio strategico al governo della città, la chiarezza degli obiettivi, la comune volontà di perseguirli valorizzando il "saper fare" individuale è congeniale alle migliaia di imprese artigiane che sono parte integrante del sistema di offerta delle città stesse".
Elena Carbone
Il "corridoio tirrenico" una priorità per la Toscana
Dopo 1500 anni al Colosseo tornano
pubblico e spettacoli

L'ultimo spettacolo al Colosseo si è tenuto 1.500 anni fa, e per far ritornare l'Anfiteatro Flavio a essere un luogo d'intrattenimento c'è voluto il Giubileo: il 20 luglio infatti andrà in scena 'Edipo re', nell'allestimento del Teatro Nazionale Greco. Niente gladiatori e belve feroci, dunque, che per secoli hanno intrattenuto il popolo romano dalle gradinate del monumento simbolo della città: la rassegna estiva programmata al Colosseo è all'insegna del teatro e della musica classica. Infatti alla tragedia di Sofocle seguirà, il 23 luglio, la "Missa solemnis pro Jubileo Domini nostri tertio millennio", commissionata dal sindaco di Roma Francesco Rutelli al compositore Franco Mannino, che la dirigerà personalmente. L'orchestra e il coro sono quella del Teatro dell'Opera di Roma; si aggiungono per l'occasione trenta percussionisti: una prima assoluta.
Mannino ha voluto dedicare il suo ultimo lavoro a Madre Teresa di Calcutta. "La Missa - racconta il compositore - ha richiesto una lunga elaborazione dovuta alla complessità dell'articolazione in vari stili musicali". Infatti il maestro non si è ispirato solo alla tradizione musicale occidentale, ma a quelle di tutto il mondo.
Il Kirie, per esempio, è eseguito con strumenti africani, il Gloria con strumenti indiani, il Credo con strumenti cinesi e giapponesi, il Sanctus con strumenti sudamericani, e solo l'Agnus dei si rifà al filone musicale europeo. Ci sono inoltre alcuni interludi in stile gregoriano, che rappresenta l'immutabilità del credo religioso.
Quella che in due anni e mezzo Mannino ha voluto realizzare è "una messa del tutto rispondente allo spirito ecumenico del Giubileo". "Ho voluto - spiega il maestro - esclusivamente strumenti originali e caratteristici per appagare questa esigenza. Ho cercato soltanto l'autentico aspetto spirituale della musica così come viene interpretata dalle diverse razze".
Dopo la "Missa" di Mannino riprenderà la stagione teatrale, curata dall'Inda, l'Istituto del Dramma Antico che organizza da 80 anni gli spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa.
Verranno rappresentati 'Edipo re' un 'Antigone' messo in
scena dal Dramatic Arts Center di Teheran, e 'Edipo a Colono', del Teatro
Cameri di Tel Aviv.