L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Federalismo, tasse, cittadini

 

 

 

Per uno come me (e parlo in prima persona!) che ha impegnato forze e risorse negli anni antecedenti il 1970 per l'attuazione di quell'articolo della Costituzione che prevedeva la costituzione delle Regioni, parlare di federalismo è come fargli sentire una musica dolce ed accattivante.

Ma occorre considerare anche che i tempi sono cambiati.

Prima del 1970, quindi più di 30 anni addietro, la gente era molto più vicina alla politica, i partiti svolgevano un ruolo di supporto alle esigenze dei cittadini, i politici avevano un sicuro bagaglio culturale e di esperienze che potevano offrire adeguate garanzie. Certo non erano stinchi di santi! ma sicuramente conoscevano il sottile legame che unisce la politica ai cittadini.

Oggi, purtroppo, si è voluto togliere potere alle segreterie dei partiti, si sono chiuse le sezioni (luoghi di incontri e di dibattiti), si è inventata la politica-non-politica fatta da coloro che si "sono prestati" alla politica. Con il risultato, non certo edificante, di assistere a balletti di ogni genere, con ritmi fuori tempo, con un divario abissale tra la musica e la sua interpretazione.

Anzi, c'è di peggio: i "prestati alla politica" si sono accorti di quanto sia gratificante avere uno stipendio a fine mese e così, solo perchè hanno raccolto un mucchio di voti, sono diventati stipendiati dei cittadini!

Ma allora, sono politici o non-politici?

La domanda è pertinente perchè è legata ad altre amenità (si fa per dire!) quali la nomina di super-dirigenti (che alla prova dei fatti dimostrano di essere fallimentari, altrimenti non si cambierebbero in Toscana ben 8 direttori generali di USL su 10!), di super-direttori generali, che di super, in verità hanno solo lo stipendio!

Se facciamo un piccolo conto, come si suol dire "il conto della serva", ci accorgiamo che in fondo all'anno non ci sono miliardi che bastano per pagare sindaci, presidenti, assessori, consiglieri, direttori generali, che formano un ampio esercito che si affianca a quello (anche se meno remunerato) del classico impiegato.

Assessori e consiglieri saranno mai disponibili a ridurci l'ICI, la Tarsu, e così via, avendo di mira il loro stipendio?

Si chiederanno, egoisticamente, se è prudente far pagare ai cittadini meno tasse, senza correre il rischio di vedersi decurtato il loro stipendio conquistato con interrogazioni, interpellanze, mozioni, che il più delle volte sono soltanto deprimenti esercitazioni scritte o verbali.

Il cittadino vota sempre di meno? E perchè dovrebbe votare? se i suoi problemi non vengono presi in considerazione, se i suoi diritti vengono calpestati, se non ottiene mai giustizia per le sue esigenze sacrosante!

Questo mi fa paura del federalismo: la nuova arroganza che dal centro si possa trasferire in periferia, i nuovi appetiti che vengono dalla ricerca non di un posto di lavoro in fabbrica ma da uno stipendio con giacca e cravatta in una bella aula consiliare. La mia speranza è di essere smentito per credere ancora in quei valori che hanno condizionato la mia vita prima del 1970.

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

La Regione Toscana e la Comunità Somala

 

 

Alberto Monaci (capogruppo PPI in Consiglio regionale) ha rivolto al presidente della Giunta Claudio questa domanda: "Quale risposta della Regione all'appello delle Comunità Somale?"

E Monaci spiega la questione in questo modo:

"Le Associazioni delle Comunità Somale della Toscana stanno provando di tutto per convincere lo Stato Italiano a rivedere le nuove disposizioni in materia d'ingresso e di soggiorno dei loro connazionali in Italia, introdotte con apposito decreto Ministeriale degli Affari Esteri del 1° febbraio 1999; prima con l'appello, rivolto al presidente della Regione Toscana, ai parlamentari della regione, ed ad altre istituzioni varie, poi lo sciopero della fame, quindi la manifestazione di piazza, a Firenze, in San Givanni, le Comunità Somale hanno inteso protestare contro il provvedimento che ha bloccato la concessione dei permessi di soggiorni temporali per motivi umanitari, istituiti nel 1992 con decreto ministeriale, in ragione della situazione politica in cui versava quel paese, teatro di una guerra tribale non ancora completamente superata. Prova ne é, per le Comunità Somale, che lo stesso Ministero, nell'affermare, nel provvedimento del '99, "non più attuale il carattere di eccezionalità che ha determinato la disciplina del decreto interministeriale", contestualmente,- atricolo 2 dello stesso- decreti " privi di validità, per l'ingresso in Italia, i passporti somali rilasciati o rinnovati dopo il 31 gennaio 1991", sancisce, di fatto, il persistere di una situazione politica non affidabile in Somalia.

All'appello ha risposto prontamente il capogruppo del PPI in Consiglio Regionale, Alberto Monaci, con uin'interrogazione urgente presentata al Presidente Martini, per sapere "se ed in che modo la Regione risponderà a questo appello, e se intenda attivarsi presso il Governo per favorire una revisione del Decreto del Ministero degli Esteri 1° febbraio 1999 consentendo il ripristino dei permessi di soggiorno temporaneo per motivi umanitari ai cittadini somali fintantoché non emergano elementi certi relativi ad un effettivo ritorno alla normalità della situazione politica in Somalia".

Per Monaci, infatti, sulla situazione politica nella Somalia non ci sono ancora certezze, benché il 2 maggio scorso sia partita, a Gibuti, la Conferenza sulla Pace in Somalia, "alla quale, però, -spiega Monaci- non hanno aderito tutte le componenti che attualmente controllano il territorio somalo; pertanto non vi sono, ad oggi, certezze riguardo ai tempi per un effettivo ritorno alla normalità della Somalia, permanendo ancora forti rischi riguardo alla sicurezza interna delle popolazioni".

Valutazioni, queste, che hanno spinto Monaci a chiedere alla Giunta quale sia la posizione della Regione sull'appello promosso dalle associazioni delle Comunità Somale toscane.


 

 

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L'ATTENZIONE

 

Mobilitazione per salvare i centri storici

L'assenza ingiustificata della Conf-commercio non ha reso meno importante l'iniziativa promossa da Confeser-centi, Confartigianato e Cna per la salvaguardia dei "centri storici".

Non solo per la qualificata partecipazione di quelli che possono essere i protagonisti di tale iniziativa, ma anche per gli impegni assunti dal Governo regionale della Toscana, presente all'incontro con il Presidente Claudio Martini e due assessori (Susanna Cenni ed Ambrogio Brenna) diligenti ed attenti al dibattito al quale hanno portato il loro significativo contributo assumendo impegni precisi per la salvaguardia dei piccoli esercizi, soprattutto nei "centri storici" dove rappresentano la punta dell'iceberg della qualità della vita.

Bene hanno fatto, quindi, i due presidenti nazionali di Confesercenti (Marco Venturi) e Confartigianato (Goriano Nieddu) -Spallanzani era assente per altri impegni - a stabilire, con questa iniziativa, un principio di collaborazione più stretta per diventare protagonisti delle sviluppo del Paese insieme alla triade che oggi domina il campo, cioè Governo, Confindustria e Organizza-zioni sindacali.

"Tutti insieme - ha detto Venturi - nel suo intervento conclusivo - avremo più forza per far capire le nostre esigenze che sono, in definitiva, le esigenze dei cittadini. Per un'insegna di negozio che si spegne - ha aggiunto Venturi - muore un po' delle comunità e per gli enti locali si tratta di una sconfitta, anche se solo indicativa".

Insieme, secondo Venturi, si ottiene di essere ascoltati, si combatte meglio la criminalità, si salva la vita delle piccole e medie imprese.

E per dare più forza alle sue dichiarazioni Venturi ha invitato le altre organizzazioni a predisporre per il prossimo autunno una grande manifestazione nazionale per chiedere chiarezza di comportamenti al Governo, soprattutto in materia di fisco, "non per una sua riduzione pura e semplice - che non ci interessa - ha concluso Venturi - ma per attuare una vera politica fiscale che vada incontro alle famiglie ed alle piccole e medie imprese";

Un "programma" che ha trovato un immediato consenso anche da parte delpesidente dell'Unioncamere Toscana Pier Francesco Pacini il quale, tra l'altro, ha sollecitato la costituzione dell'Osservatorio regionale sul commercio, con una particolare specificità per i centri storici.

In quanto alla relazione introduttiva svolta da Massimo Vivoli, c'è da sottolineare il richiamo alle problematiche di interesse comune (oltre ai centri storici, il turismo, il fisco, la sicurezza, i trasporti, le infrastrutture) ed alla necessità di dialogo e collaborazione nella certezza che la piccola impresa rappresenta un reale valore per lo sviluppo dell'economia.

"A nessuno può sfuggire - ha detto tra l'altro Vivoli - la drammaticità della perdita di presenza in alcune aree di piccoli negozi, dove manca addirittura un benzinaio, un gommista, che ha portato al tentativo di costituire botteghe polifunzionali dove far coesistere ufficio postale e tabaccaio, alimentari e telegrafo".

Non c'è alcun dubbio - secondo Vivoli - che "se in una città si spengono le luci delle imprese c'è un generale impoverimento, si perdono occupati e si chiudono botteghe. Quella via, quell'immobile, quel quartiere varranno di meno, i servizi progressivamente saranno più scarsi e più cari, la stessa amministrazione comunale avrà minori introiti e minore attratttiva".

"Tenere accese le luci delle nostre attività- ha detto Vivoli - è tenere accesa la vita dei paesi e dei quartieri, è garanzia di una presenza affidabile, relazioni sociali e servizi di qualità, vie e piazze più sicure, insomma una migliore qualità della vita, uno stile di vita".

Cosa fare?

*-Intanto procedere alla costituzione dell'osservatorio regionale sul commercio perchè è indispensabile conoscere e capire la realtà e le possibili evoluzioni di un settore, per poter procedere all'attività di programmazione dello stesso;

*-attuare i programmi integrati anche attraverso la razionalizzazione dei sistemi di fruizione dell'area interessata in termini di arredo urbano nelle sue diverse articolazioni;

*-dare concertezza all'idea della "vetrina Toscana". Su questo tema, Stefano Acerbi (presidente Confartigianato Toscana) ha sostenuto che "partendo dalla considerazione che i centri storici rappresentano i punti di maggior pregio del patrimonio artistico e culturale regionale, siano da proporre come vetrina delle vetrine per la promozione dei prodotti e dei servizi toscani;

*-per i centri minori e più disagiati attivare incentivi ed agevolazioni fiscali.

Ilvo Ducci (presidente regionale CNA), da parte sua, ha sostenuto, tra l'altro, che "l'approccio strategico al governo della città, la chiarezza degli obiettivi, la comune volontà di perseguirli valorizzando il "saper fare" individuale è congeniale alle migliaia di imprese artigiane che sono parte integrante del sistema di offerta delle città stesse".

 

Elena Carbone

 

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L'ATTENZIONE

 

Il "corridoio tirrenico" una priorità per la Toscana

 
 
 
Dall'inviato
Marilena Milani
 
Mentre andiamo in macchina il ministro dei Lavori Pub-blici, Nerio Nesi, sta incontrando una delegazione toscana di Comunisti Italiani, cioè suoi compagni di partito.
Si tratta di un incontro per capire quale futuro si prospetta per il corridoio tirrenico che attende ormai da troppi anni di essere definito.
Parliamo, in sostanza, del completamento del tratto autostradale che da Genova dovrebbe portare a Civita-vecchia.
Tale "corridoio" da una parte potrebbe spostare una parte del traffico dall'A-1 e dall'altra potrebbe imprimere una spinta vigorosa allo sviluppo delle aree costiere della Toscana oggi penalizzate proprio dalla mancanza di una via "veloce" verso la capitale e quindi verso il Sud.
Sul "corridoio" si sono spesi fiumi di parole che hanno visto numerosi convegni, dibattiti, prese di posizione.
Oggi se ne riparla.
Essendo Nesi iscritto al PdCI, ed avendo dichiarato che il "corridoio tirrenico" non è una priorità abbiamo sentito proprio alcuni suoi compagni di partito.
Nino Frosini (che è Pre-sidente della Commissione Lavoro al Consiglio regionale) è stato molto netto nel giudizio: "il corridoio tirrenico è una necessità per tutta la Toscana ed in particolare per le aree costiere. Ritengo che debba essere rilanciato il concetto di priorità".
A Grosseto abbiamo sentito il segretario di federazione Nedo Barzanti, il quale pur non esprimendo un concetto di "necessità" sul completamento del corridoio, ha sostenuto che "la strozzatura Rosignano-Civitavecchia è un problema che va affrontato e risolto". Ed insieme a questo problema occorrerà affrontare anche l'ammodernamento della Livorno-Grosseto, la questione del tracciato, il problema della viabilità locale.
Barzanti ha espresso anche la prepoccupazione di "ingolfare" il raccordo anulare di Roma e pensa che probabilmente sarebbe necessario aprire un "varco" verso Orte.
Inoltre, per Barzanti c'è un'altra questione aperta, che ritiene una vera priorità, ovvero il completamento dei lavori di allargamento della Grosseto-Siena, sempre più difficile da percorrere.
Da Grosseto a Livorno.
Qui incontriamo Simone Bartoli, segretario provinciale del PdCI.
"Noi abbiamo una posizione chiara - dice Bartoli - ed è quella del completamento della variante Aurelia e quindi del tratto da Maroccone e Chioma (in provincia di Livorno) e poi l'adeguamento dell'Aurelia a Grosseto, con l'abolizione degli incroci a raso e dove mancano costruire le quattro corsie";
Il problema c'è, dunque, e come!
Lo riconosce anche Patrizio Andreoli, segretario del Pdci in Val di Cornia, il quale ha espresso la convinzione che la prima, vera priorità, che è è diventata una "priorità storica", è quella del completamento dell'Aurelia.
In quanto all'autostrada Andreoli ha espresso un giudizio positivo "a condizione che abbia un percorso collinare che sia quindi sostenibile e compatibile con la conformazione dell'area interessata.".
Andreoli si è soffermato su un altro aspetto molto importante: il pedaggio.
"Non c'è alcun dubbio - ha detto convinto - che i residenti non potranno essere sottoposti al pagamento di un simile balzello.
Chi sostiene il contrario ha un comportamento sicuramente demagogico".
"Il programma della vecchia maggioranza presieduta da Vannino Chiti, oggi sottosegretario, e quello della nuova maggioranza, presieduta da Claudio Martini - dice Luciano Ghelli, capogruppo del PdCI in Consiglio regionale toscano - sono molto espliciti in proposito: il corridoio tirrenico è una priorità alla quale non si può rinunciare".
"Sono convinto - continua Ghelli - che Martini saprà farsi valere in sede nazionale per ottenere la definizione di un progetto di viabilità ritenuto ormai indispensabile per lo sviluppo dell'economia regionale".
Ghelli è convinto che nessuno può "giocare" su questi problemi. "Dalla loro soluzione si misura la capacità di governo di una maggioranza".

 
 

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L'ATTENZIONE


Dopo 1500 anni al Colosseo tornano pubblico e spettacoli

L'ultimo spettacolo al Colosseo si è tenuto 1.500 anni fa, e per far ritornare l'Anfiteatro Flavio a essere un luogo d'intrattenimento c'è voluto il Giubileo: il 20 luglio infatti andrà in scena 'Edipo re', nell'allestimento del Teatro Nazionale Greco. Niente gladiatori e belve feroci, dunque, che per secoli hanno intrattenuto il popolo romano dalle gradinate del monumento simbolo della città: la rassegna estiva programmata al Colosseo è all'insegna del teatro e della musica classica. Infatti alla tragedia di Sofocle seguirà, il 23 luglio, la "Missa solemnis pro Jubileo Domini nostri tertio millennio", commissionata dal sindaco di Roma Francesco Rutelli al compositore Franco Mannino, che la dirigerà personalmente. L'orchestra e il coro sono quella del Teatro dell'Opera di Roma; si aggiungono per l'occasione trenta percussionisti: una prima assoluta.

Mannino ha voluto dedicare il suo ultimo lavoro a Madre Teresa di Calcutta. "La Missa - racconta il compositore - ha richiesto una lunga elaborazione dovuta alla complessità dell'articolazione in vari stili musicali". Infatti il maestro non si è ispirato solo alla tradizione musicale occidentale, ma a quelle di tutto il mondo.

Il Kirie, per esempio, è eseguito con strumenti africani, il Gloria con strumenti indiani, il Credo con strumenti cinesi e giapponesi, il Sanctus con strumenti sudamericani, e solo l'Agnus dei si rifà al filone musicale europeo. Ci sono inoltre alcuni interludi in stile gregoriano, che rappresenta l'immutabilità del credo religioso.

Quella che in due anni e mezzo Mannino ha voluto realizzare è "una messa del tutto rispondente allo spirito ecumenico del Giubileo". "Ho voluto - spiega il maestro - esclusivamente strumenti originali e caratteristici per appagare questa esigenza. Ho cercato soltanto l'autentico aspetto spirituale della musica così come viene interpretata dalle diverse razze".

Dopo la "Missa" di Mannino riprenderà la stagione teatrale, curata dall'Inda, l'Istituto del Dramma Antico che organizza da 80 anni gli spettacoli classici al Teatro Greco di Siracusa.

Verranno rappresentati 'Edipo re' un 'Antigone' messo in scena dal Dramatic Arts Center di Teheran, e 'Edipo a Colono', del Teatro Cameri di Tel Aviv.

 


 

 

 

 

 

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