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La Garfagnana guarda al turismo con nuove strategie

Dall'inviato
Marilena Milani

Francesco Pifferi
La Garfagnana si può definire un'area a vocazione turistica con elementi e risorse naturali e culturali di elevato valore ma non ancora adeguatamente utilizzate.
Noi non la conosciamo in maniera approfondita. Ma ci è bastato vederla qualche volta per restare incantati dalla maestosità delle sue cime, dall'incantevole paesaggio, dalla profonda sensazione che suscitano le sue vallate.
Parlare di Garfagnana, per noi, significa evocare qualcosa di irreale che è possibile toccare con mano, sentire il profumo della natura, godere dell'ospitalità della gente.
Non ci si può fidare delle guide turistiche! sono riduttive! occorre visitare questa zona, anche se fugacemente, per sentirsi innamorati e per desiderare di ritornarci.
Soprattutto oggi che le popolazioni locali si sono "aperte" ai turisti offrendo loro, con nuovo orgoglio, il patrimonio ed il senso della continuità storica.
E questo ha voluto significare la ricerca di nuove strategie di offerta turistica, una riabilitazione del patrimonio edilizio, la riscoperta della sua autenticità.
Ma cosa si sta facendo in concreto per imprimere questa svolta alla Garfagnana?
Impossibile prescindere dall'attività della Comunità Montana ed è per questo che abbiamo chiesto di incontrare il suo presidente, Francesco Pifferi, che è anche consigliere regionale.
Allora, presidente, cosa bolle in pentola?
Il tentativo più importante che stiamo facendo è quello diretto alla riabilitazione del patrimomnio, alla riscoperta della sua autenticità anche se non perdiamo di vista il rispetto per il passato.
Si punta, quindi, sull'utilizzo dell'offerta "fisica"?
Non solo. Il patimonio è la base su cui costruire un rapporto tra la popolazione locale ed i turisti. Ma su di essa noi andiamo a poggiare la cultura nella sua dimensione immateriale, che è fatta di lingua, costumi, folclore, tradizioni musicali ed artistiche, danze.
Ma la Garfagnana offre anche altro!
Non c'è alcun dubbio. Possiamo vantarci dei nostri prodotti tipici regionali, delle specialità gastronomiche, dell'artigianto, degi mestieri e delle antiche competenze.
Lei crede che il potenziale della Garfagnana sia sufficiente ad attrarre turisti?
Debbo premettere che negli ultimi anni si è assistito all'affermarsi di alcuni comportamenti sostanziali che stanno imprimendo al turismo precise indicazioni.
Quali?
Intanto la consapevolezza dei propri diritti che si traduce nella richiesta di sempre maggiori garanzie circa la qualità dell'offerta turistica. Poi il desiderio di conoscere i diversi aspetti tipici delle località visitate; una ricerca sempre più convinta di turismo ambientale.
Come pensa che si possa "offrire" tutto questo ai turisti?
Noi abbiamo fatto un esame del rapporto domanda-offerta ed abbiamo raggiunto la convinzione che potessimo offrire ai turisti quello che desiderano. In questo ambito è nata l'iniziativa chiamata "Bed & Breakfast" che possiamo definire come un vero e proprio progetto in grado di poter coniugare le aspettative di una sempre maggior quota di utenza turistica attraverso il coinvolgimento di diversi attori presenti sul territorio, ma soprattutto grazie ad una forte connotazione territoriale in grado di tipicizzare l'offerta legando assuieme cultura, storia, tradizioni ed un ambiente di alta valenza naturale.
Agli obiettivi di carattere generale (offerta del prodotto tipico locale, l'ambiente, la cultura, etc) che cosa ritenete di poter offrire come valore aggiunto?
Posso sintetizzare la risposta in quattro filoni innovativi:
*-porre al centro della proposta progettuale alcuni degli elementi di debolezza quali la presenza di un patrimonio edilizio spesso trascurato a fronte di una strutturale carenza di posti-letto, riconsiderandoli in termini positivi e trasformandoli in elementi di economia;
*-realizzare spazi di ospitalità attraverso il recupero del patrimonio edilizio sottoutilizzato o addiritura abbandonato;
*-definire una via concertata tra pubblico e privato per lo sviluppo sostenibile del territorio;
*-creazione di un prodotto turistico originale e competitivo basato sulla gestione unitaria di ospitalità diffusa a livello territoriale.
Ambizioni possibili!?
Non c'è niente di certo e di definitivo. Una cosa, comunque, è certa: l'impegno fin qui dimostrato da tutte le componenti dello scenario prospettato è stato esemplare. Si tratta, quindi, di proseguire sulla strada intrapresa. In fondo ad essa io vedo i risultati che ci siamo prefissi.
Presidente Pifferi, quali "armi" sono state usate per convincere tutti i protagonsiti a partecipare a questa intelligente scommessa?
Attraverso la riqualificazione dell'ambiente urbano e del patrimonio edilizio è possibile pervenire ad una concreta realizzazione di reddito per i singoli proprietari. Inoltre, sarà possibile attivare flussi turistici anche nella bassa stagione, nonchè promuovere il territorio nel panorama del mercato turistico nazionale ed internazionale.

"Sostenere le imprese per aggangiare la Toscana all'Europa" é quanto ha sostenuto Riccardo Nencini, Presidente del Consiglio Regionale, intervenendo ai lavori di presentazione del "rapporto IRPET" sul commercio estero della Toscana.
Nencini ha parlato ad un qualificato uditorio insieme all'assessore regionale Ambrogio Brenna ed al presidente dell'Irpet Luigi Morelli;
Nencini ha avanzato concrete proposte operative per sostenere le imprese toscane, sia all'interno della regione che sui mercati esteri. " In Toscana - ha detto Nencini - occorre creare Osservatori provinciali sui programmi di finanziamento comunitari. Si tratta di circa 300 programmi, spesso sconosciuti alle imprese, che devono invece essere facilitate nella informazione ed aiutate nella presentazione delle richieste di finanziamento. Sul territorio regionale, inoltre, é opportuno definire, a titolo sperimentale, delle aree a fiscalità zero per imprese costituite da giovani e/o tecnologicamente avanzate". Sul piano internazionale la Regione - ha proseguito Nencini- "deve ricercare con altre Regioni europee ed euromediterranee accordi di partenariato e gemellaggi con finalità economiche. Dovranno anche essere aperti, d'intesa con gli operatori, 'osservatori commerciali' nei paesi esteri in cui il prodotto toscano ha spazio di penetrazione".
Le politiche della Regione a sostegno delle esportazioni, che costituiscono tradizionalmente un elemento trainante e decisivo per lo sviluppo della nostra economia, devono puntare- ha concluso Nencini- " sulla qualità del prodotto toscano, sull'arte del saper fare che da sempre é stato il miglior biglietto da visita di questa regione".
In quanto al rapporto, illustrato da Alessandro Cavalieri, si ricava che nell'ultimo biennio le esportazioni toscane sono rimaste sostanzialmente stabili con una leggera tendenza alla flessione: -0,7% nel 1999 contro un +0,3% dell'anno precedente; si tratta di un risultato che si può definire di difficile tenuta delle posizioni in linea con la media italiana, a fronte di condizioni del quadro internazionale sicuramente difficili.
Accanto alla stagnazione delle vendite all'estero si è registrato un piccolo incremento delle importazioni con un conseguente lieve peggioramento del saldo commerciale; il risultato netto è stato un diminuito apporto dell'interscambio con l'estero alla formazione del reddito regionale.
La mancata espansione delle esportazioni toscane durante il 1998 ed il trascinamento dei fattori di difficoltà che l'avevano determinata anche nella prima parte dell'anno appena trascorso non hanno rappresentato un fenomeno inaspettato, considerando le condizioni avverse del quadro mondiale che hanno interessato il periodo compreso fra la fine del 1997 e l'inizio del 1999. La congiuntura ed il ciclo economico internazionale, che nelle previsioni di due anni fa sembrava dovesse imboccare una netta ripresa soprattutto nei paesi dell'Unione Europea, ha invece visto chiari segnali di miglioramento solo alla fine del 1999, di un'intensità ancora inferiore alle attese, mentre sono parzialmente usciti dalla crisi molte economie dell'area asiatica, la principale causa del raffreddamento degli scambi internazionali.
Ripetendo un esercizio già fatto nel rapporto dell'anno scorso nello stimare gli effetti della crisi asiatica sull'interscambio tra Toscana ed Estremo Oriente, si valuta che il suo contribuito alla contrazione dell'export complessivo regionale sia stato dell'ordine di quasi 1 punto percentuale nel 1997, di oltre 3 punti nel 1998, di nuovo di quasi un punto nel 1999; un impatto che in buona parte si è scaricato sui settori tipici del sistema produttivo toscano, in particolare sui comparti del sistema moda.
Nella seconda parte dell'anno la situazione nei paesi asiatici è apparsa in via di miglioramento; il dato medio annuale segnala già un recupero per i NICs, mentre i primi dati per il 2000 riportano all'attenzione degli operatori la crescita del mercato giapponese. Se per il 1998, quindi, gran parte delle difficoltà erano state attribuite alla crisi asiatica, per il 1999 il quadro è più composito. L'andamento certamente non brillante, imputabile alla prima parte dell'anno, registra flessioni significative nei paesi Peco e del Mercosur, la difficoltà a smuovere il mercato tedesco, mentre i contributi maggiori sono venuti ancora una volta dal Nord America e dall'Unione Europea, dove stanno assumendo sempre maggiore rilievo la Francia, il Belgio, la Spagna, il Portogallo, in alternativa al tradizionale "blocco" dell'area del marco, apparso meno orientato del passato agli acquisti di prodotti toscani.
A livello settoriale la stagnazione o la contrazione dei settori del sistema moda è stata evidente a conferma delle flessioni già registrate nell'anno precedente: le variazioni negative più significative si sono segnalate in importanti comparti quali quelli dei tessuti (-9,3%), calzature (-1,2%), concia delle pelli (-10,3,3%), pelletteria (-8,7%).
Hanno dato segni di ripresa, invece, già nella media 1999, i comparti rivolti alla produzione di beni intermedi e strumentali, quali la metallurgia (+2,7), i macchinari (+1,2%) e, con un vero e proprio boom (+22,7%), la meccanica di precisione; sono questi i settori che insieme ai prodotti agro-alimentari, in linea con il trend espansivo degli ultimi anni, hanno in parte compensato il negativo risultato dei settori più tipici.
Lotta agli incendi
Anghiari: la battaglia e Leonardo
L'amministrazione comunale e l'Ass. Pro Anghiari hanno ricordato lo storico avvenimento del 29 maggio 1440 (vittoria dei fiorentini sulle truppe milanesi di Filippo Maria Visconti) con una serie di manifestazioni (29 giugno-1 luglio) che si concludono oggi.
In tale ambito si è discusso anche della necessità
di proseguire le ricerche in Palazzo Vecchio a Firenze del famoso affresco
della battaglia di Anghiari realizzato da Leonardo da Vinci. Un tema che
sta appassionando ormai da circa un trentennio esperti di tutto il mondo.
La fama di Anghiari, è il caso di ricordarlo, deriva proprio da quella battaglia vinta dai fiorentini guidati da Michelotto Attendolo e Giampaolo Orsini sui milanesi condotti da Niccolò Piccinino.
La battaglia viene così ironicamente ricordata dal Machia-velli: "Ed in tanta rotta e in si lunga zuffa che durò dalle venti alle ventiquattro ore, non vi morì che un uomo, il quale non di ferite ne d'altro virtuoso colpo, ma caduto da cavallo e calpesto spirò".
Ma, ricorda Piero Bargellini che se il bilancio guerresco risultava così modesto, non altrettanto scarso fu il bilancio politico della battaglia d'Anghiari, che i Fiorentini celebrarono come una grande e decisiva vittoria. Infatti, il Machiavelli sottolinea, questa volta con maggior senso storico, che "la vittoria fu molto più utile per la Toscana che dannosa per il duca (di Milano), perché se i Fiorentini perdevano la giornata, la Toscana era sua; e perdendo quello, non perdè altro che le armi e i cavalli del suo esercito, i quali con non molti danari si possono ricuperare".
Ma, a parte quello che si disse e si dice, la battaglia sarebbe stata sicuramente dimenticata dalla storia se i Magistrati di Firenze, per decorare le sale di Palazzo Vecchio con pitture che ricordassero le principali imprese della Repubblica, affidassero a Leonardo da Vinci, in competizione con Michelan-gelo, di dipingere la Battaglia d'Anghiari, di cui, una volta elaborati i cartoni, fu tradotta in parete la parte mediana, cioè il combattimento intorno alla bandiera.
Nel maggio del 1503, Leonardo da Vinci ebbe l'incarico di eseguire, nella Sala del Consiglio del Palazzo della Signoria, un grande affresco dove fosse raffigurata, e degnamente celebrata, la vittoria conseguita dal Fiorentini sui Milanesi.
Dell'opera rimangono tuttavia solo alcuni disegni preparatori e parziali copie successive.