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Luciano Ghelli (PdCI): "prepararsi da subito
alle prossime elezioni politiche del 2001"
Le recenti elezioni amministrative hanno rappresentato un contributo importante per la presenza dei Comunisti Italiani in Toscana.
La "squadra" di amministratori può contare su di un assessore regionale, due consiglieri regionali (di cui un presidente di Commissione), 6 assessori provinciali, 35 assessori comunali, 15 consiglieri provinciali e 117 consiglieri comunali.
Una soddisfazione e, nello stesso tempo, una spinta a migliorare il rapporto con l'elettorato.
Questo è il punto essenziale: come si muoverà il PdCI nel prossimo futuro?
Ecco un "quadro" così come è uscito
dalla nostra intervista esclusiva a Luciano Ghelli, consigliere regionale
e presidente del suo gruppo.
Consigliere Ghelli, lei pensa che alle elezioni politiche del 2001 il suo partito ed il centro-sinistra nel complesso, reggeranno il confronto con il centro-destra?
Io sono convinto che ciò sia possibile, a condizione che ci scrolliamo di dosso quel peso che può essere definito una vera e propria "sindrome della sconfitta". Certo, alcune cose non sono andate nel verso giusto, ecco perchè occorre riflettere e correggere la strategia. Ed occorre farlo fin da subito.
Questa è una giusta critica. Ma i fatti!
Io sono abituato ad essere molto concreto nelle mie cose.
Ecco perchè sono pronto a fare alcune proposte con la speranza che il centro-sinistra ne prenda atto nella maniera più convinta possibile.
Sentiamo...
In primo luogo ritengo che si debbano costituire "Comitati per il centro-sinistra" in tutta la Toscana per gestire una serie di iniziative da programmare.
Per esempio?
Si potrebbero organizzare "feste del centro-sinistra" sulla scorta di quanto si fa con le feste dell'Unità.
Per muoversi bene sul territorio, occorre cominciare dalle sedi decisionali. Per esempio dalla Regione. Qual è la sua idea in proposito?
Potrebbe sembrare il classico "uovo di Colombo". Credo sia necessario costituire un "Gruppo Federato" tra tutti i partiti del centro-sinistra che hanno vinto le recenti amministrative per "guidare" in manera adeguata l'attuazione del programma di governo.
Senza fughe in avanti e senza primogeniture!
Per esempio, prevedendo che questo "gruppo" abbia un presidente a rotazione tra i vari partiti, assegnando pari dignità a tutti.
E l'identità dei singoli partiti?
Il "Gruppo Federato" dovrebbe essere abilitato soltanto a gestire il programma, salvaguardando le identità dei singoli partiti.
Proposta ambiziosa! Lei crede che un partito come i DS possa accettare di condividere alla pari la gestione del programma?
Debbo ricordarle che i DS hanno conseguito alle ultime elezioni un 36% che non consente certamente di governare in solitudine.
Questo deve far capire che nella coalizione non c'è un partito-guida che fa da "albero maestro" circondato da tanti "cespugli".
Questa è una logica sbagliata che non porta da nessuna parte. Anzi porta alla probabile sconfitta del centro-sinistra alle prossime politiche del 2001.
Però, lei non perde occasione per sostenere che il suo partito è la sinistra nel centro-sinistra...
Che c'è di strano! Il mio partito è sicuramente un partito di sinistra e può essere una delle gambe per far marciare il centro-sinistra.
Ovvio, quindi, che io ribadisca, quando se ne presenta l'occasione, la nostra collocazione all'interno della coalizione.
Forse pensa così di indebolire il centro?
Niente affatto! Penso che il centro debba essere forte per suo conto e la sinistra debba essere forte allo stesso modo.
Ghelli, parliamo del PPI. Le va?
Premesso che non ho alcun titolo per parlare di cose interne al PPI, posso sicuramente esprimere un giudizio politico sui rapporti con quel partito.
E cioè?
E' mia ferma convinzione che la maggioranza debba recuperare il rapporto con il PPI.
Non c'è alcun dubbio che si debba arrivare, ed al più presto possibile, ad un chiarimento serio e trasparente.
Anche i DS dovranno valutare dove hanno sbagliato anche loro...
f.c.
Fin dalle prime battute in Consiglio regionale, Franco Banchi ha fatto sentire la voce del suo partito attraverso la rivendicazione della tradizione e dei valori che rappresenta.
L'attenzione gli ha rivolto alcune domande realizzando un'intervista "aperta" e "trasparente" che offre ai propri lettori quale contributo al dibattito sempre aperto sulla politica del nostro Paese.
Consigliere Banchi, vogliamo cominciare dalla strategia
politica del CDU in generale?
In chiave europea, visto che siamo dalla prima ora aderenti al PPE, marchiamo una netta alternativa alla Sinistra.
Però non ci basta essere "contro". Vogliamo perseguire un progetto che riunisca tutte le componenti cristiano-democratiche di centro in nome di principi quali la dignità della persona umana, la difesa e la valorizzazione della famiglia, il rispetto e la vera incentivazione della creatività dei corpi intermedi, la tutela delle libertà nella scuola e nella formazione professionale, la realizzazione di un'economia umanizzante, che riesca a coniugare mercato e solidarietà.
In questo contesto ribadiamo il superamento del "Polo per le libertà" a favore di una più ampia e strategicamente vincente "Casa delle libertà".
Tema affascinante e nello stesso tempo difficile da sviluppare per alcune resistenze note. E in Toscana, come si presenta lo scenario?
Occorre partire da una considerazione storico-geografica e culturale insieme: esistono tante "terre toscane", diverse, ma complementari.
Guai, dunque, a pensare ad un'omogeneizzazione dirigistica e burocratica della no-stra Regione.
Purtroppo, chi ci ha governato in tutti questi anni non lo ha capito.
Affermazione pesante! Può dare un esempio per dimostrare la bontà di quello che sostiene?
Come è possibile constatare, anche a livello elettorale e politico cominciano ad acuirsi le differenze non solo tra provincia e provincia, ma anche tra area ed area.
In sostanza, si può sostenere che non esiste più una To-scana indistintamente "ros-sa". Rileviamo una Regione molto meno ingessata e significativamente "plurale".
E', a mio parere, l'anticamera di un'auspicabile e prossima alternativa.
Parole e fatti non sempre coincidono. Come pensa che si possa realizzare tale disegno?
Si deve partire da un cambiamento di mentalità. Come diceva un poeta, occorre "cominciare a vedere l'erba dalla parte delle radici".
Cosa vuol dire?
Parlare meno tra noi nelle chiuse stanze del palazzo ed ascoltare di più e meglio i "mondi vitali", cioè quel vero e proprio patrimonio di gruppi, associazioni, categorie che sorregge, di fatto, la so-cietà toscana.
Per usare un'immagine, un partito in crescita e grintoso come il CDU dovrebbe essere "la sentinella" avanzata su questa frontiera.
Lei può indicare quali possono essere i temi prioritari di azione?
Quelli da cui il gruppo CDU in Regione è già partito fin dall'inizio della legislatura: parlo, ad esempio, del rapporto uomo-ambiente, dato che la qualità del vivere è da anteporre ad ogni parametro di quantità.
Al riguardo, è da citare la nostra iniziativa tesa a regolamentare in modo univoco e rispettoso della vita delle comunità la collocazione delle antenne per la telefonia mobile.
Altro punto nodale: la trasparenza amministrativa, cioè contribuire a fare del palazzo una "casa di vetro".
Cito a proposito la nostra interrogazione a risposta scritta sul sistema delle farmacie pratesi e, come centro-destra, l'iniziativa che ci ha visto chiedere una Commis-sione d'inchiesta sull'espletamento di alcuni appalti pubblici in campo ospedaliero.
Con riferimento alla sanità, continua la battaglia del CDU per portare il governo regionale a comprendere l'importanza dei "piccoli ospedali", come, ad esempio, il Serri-stori di Figline.
Sarebbe miope lasciar morire questo, come altri patrimoni umani, professionali e, perché no, economici delle comunità locali.
Abbiamo datio la notizia della sua nomina a vice-presidente di una delle più importanti commissioni consiliari? Qual è il suo impegno?
Seguire i lavori della VI Commissione, Ambiente e Territorio, sarà per me un grande onore, ma, vista la mole di lavoro, anche un notevole onere.
Tra gli obiettivi che mi propongo, assegno la priorità al metodo. La Commissione deve "aggredire" in modo documentato e completo i grandi problemi della To-scana; penso, solo come esempi, all'Alta Velocità, alle infrastrutture viarie ed alla questione dell'Arno.
Non saremo, lo assicuro, degli innocui passa-carte: studieremo, saremo promotori di convegni e, soprattutto, di progetti. La proliferazione di una miriade di comitati civici in difesa della salute, dell'ambiente e del territorio è la dimostrazione che chi ci ha governato fin ad oggi ha smarrito quel "circuito virtuoso" capace di collegare l'amministrazione regionale alle reali esigenze dei cittadini e delle loro comunità.
Dichiarandomi disponibile a recepire le istanze provenienti dal mondo dei comitati spontanei, non reputo serio e cotruttivo "cavalcare" la protesta per la protesta; preferisco, come personale stile di far politica, trasformare ogni protesta in proposta, anzi in ragionato e lucido progetto.
f.c.
La Guardia di Finanza ha compiuto 226 anni
da sinistra: col. Napolitano,
gen. Pittorru, col. Grasso
Chiusura positiva per il Salone dell'auto
di Torino
Torino
Dall'inviato Claudio Guidotti
Con l'ultimo concerto in programma, quello di Irene Grandi, si è conclusa domenica scorsa l'edizione 2000 del Salone dell'Auto di Torino, la numero 68. Il bilancio consuntivo della manifestazione di quest'anno non può essere che positivo, anche se gli organizzatori hanno registrato una diminuzione nel numero dei visitatori, un totale previsto di circa 500 mila, del 15%, dovuto senz'altro alla scelta dei giorni dell'esposizione (l'edizione precedente "cadeva a pennello" sulle festività del 25 aprile e 1° maggio).
Ma la dinamicità dell'evento di quest'anno ha soddisfatto veramente tutti.
La Promotor, organizzatrice anche del Motor Show di Bologna, ha esperienza da vendere in questo settore, ed è riuscita a muovere ed attirare i visitatori con le formule più attuali relative ai saloni dell'auto.
La musica è stata una delle grandi protagoniste,
con i concerti di alcuni dei più famosi ed apprezzati artisti, e
si rivela sempre più importante per attrarre quelle fasce di pubblico,
soprattutto di giovane età, che ai motori non ci pensano se non quando
sono imbottigliate nel traffico.
I visitatori hanno poi potuto avvicinarsi, con il Festival dell'Auto Sportiva, al mondo delle auto da corsa, potendo addirittura provare l'ebrezza di un giro accanto al pilota su auto da competizione.
Altri temi trattati con particolare attenzione sono stati quelli dell'ambiente, dell'educazione e della sicurezza stradale. Per quest'ultima, la Scuola di Guida Sicura della Seat, su uno dei piazzali adiacenti al Lingotto, ha coinvolto circa tremila persone con le sue dimostrazioni, mentre un'altro migliaio ha seguito i corsi di educazione stradale.
"Motor City", il padiglione dedicato quest'anno maggiormente al rispetto ambientale ed alle propulsioni alternative, ha accolto circa 11 mila visitatori che hanno potuto provare, sulla famosa pista che si trova sul tetto dell'ex stabilimento, una trentina di modelli della più recente produzione.
All'interno a farla da padrone lo stile e la tecnologia al servizio dello stile, italiano perlopiù, dove la domanda d'immagine che l'automobilista "moderno" chiede sempre più trova le risposte più disparate, sia nell'eleganza che nella praticità, sia nel lusso che nella sobrietà, mentre appaiono proprio pochi i promotori della pura ed economica "sostanza ad ogni costo".
Sicuramente la quantità di novità ospitate, gli importanti compleanni festeggiati (Alfa Romeo ecc.) e la rinnovata formula non prettamente espositiva, hanno riportato il salone torinese ad un livello di importanza degno delle più rinomate manifestazioni europee. Appuntamento per la prossima edizione nel 2002.