L'ATTENZIONE 

Editoriale
Globalizzazione: nuovi motivi
di scontri
Ieri Seattle, poi Genova, oggi Bologna, domani Bruxelles. Da una tappa
all'altra mentre si spostano i grandi della terra per decidere il futuro
economico di miliardi di persone, si sposta anche la protesta contro il
rischio del futuro: la globalizzazione.
Perchè?
I governanti sostengono di voler cavalcare il nuovo, i contestatori
da parte loro ritengono che la nuova politica economica determinerà
un ulteriore allargamento della forbice tra paesi ricchi e paesi poveri.
Chi ha ragione?
Certo è che gli stati capitalisti, con la globalizzazione, hanno
stretto rapporti sempre più fitti, ponendosi sotto l'ombrello protettivo
degli U.S.A.. Tuttavia le contraddizioni fondamentali si sono acuite, mentre
nuove si sono imposte. Il capitalismo, più si allarga e sviluppa
le sue forze produttive, meno riesce a soddisfare i bisogni della gran parte
degli esseri umani. Se nelle periferie dei centri imperiali le masse sono
sempre più alla fame, nei paesi "ricchi" avanzano vecchie
e nuove miserie, si accrescono lo sfruttamento e l'alienazione che il modello
consumistico porta con sé.
Se il capitalismo vince il mondo perde la pace e diventa più
instabile.
Questo, almeno, il significato che si è voluto dare alla rivolta
di Seattle ha ha dato la sveglia a tutto l'Occidente. Essa ha segnato, malgrado
i suoi profondi limiti, uno spartiacque. E' finita la belle époque
mentre lo spettro della rivolta si aggira di nuovo, non solo nei paesi semi-coloniali,
dove tra tante difficoltà la fiaccola della rivoluzione non si è
mai spenta, ma pure nel cuore dei paesi imperialisti.
Come rispondere alla mondializzazione? al nuovo colonialismo che devasta
i paesi più poveri? E' difficile scrivere una ricetta, anche perchè
gli oppositori possono contare solo sulla forza della protesta, non su quella
della proposizione. A loro, ci pare, non resta che impostare battaglie di
resistenza per vincere la grande sfida col capitalismo globale; accusare
i governi occidentali di essere "imperialisti", ma spetta proprio
a questi raccogliere le sfide e ricercare soluzioni complessive che non
danneggino ancora di più i paesi poveri.
In questa prospettiva andrà guardato, con attenzione, il "campo
antimperialista" che interesserà l'Italia nella prima settimana
di agosto per fare un bilancio, tracciare la rotta futura consolidando la
prospettiva di un fronte comune.
In quella occasione si dovrebbe capire tutti insieme il significato
della rivolta di Seattle e della globalizzazione e come "gestirla".
Francesco Canosa
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L'ATTENZIONE 

Alessandro Corsinovi nominato
presidente
del Dipartimento Europa
dell'UPI

Si è svolta a Torino, presso il Centro Congressi
la riunione di insediamento del Diparti-mento Europa dell'UPI, (Unione delle
Province d'Italia) cioè 1'organizzazione che raggruppa tutte le province
italiane.
Del Dipartimento Europa fanno parte numerosi Presidenti
di Provincia, assessori e consiglieri di varie provincie italiane in rappresentanza
di tutte le componenti politiche .
Alla Presidenza del nuovo organismo, voluto dagli organi
dirigenti delle provincie, è stato chiamato Alessandro Corsinovi,
45 anni, fiorentino, consigliere della provincia di Firenze ed esponente
nazionale del CCD .
Compito del nuovo organismo sarà quello di approfondire
i problemi che le provincie si trovano davanti in attuazione delle disposizioni
comunitarie per un ruolo sempre maggiore delle autonomie locali nel nuovo
assetto istituzionale dei poteri in Europa.
I1 Presidente Corsinovi ha elencato alcune proposte di
lavoro che il Dipartimento Europa dell'UPI fornirà all'Ufficio di
Presidenza dell'UPI supporto per le problematiche del settore: il passaggio
dalla lira all'Euro nella gestione delle attività amministrative
degli enti locali; seguire per conto delle Provincie la preparazione, anno
per anno, della Legge Comunitaria; maggiore coinvolgimento delle provincie
nella gestione dei fondi europei, corretta attuazione dei regolamenti per
i fondi strutturali; un rapporto stretto con i rappresentanti italiani nel
Comitato Europeo delle Regioni, una politica coordinata dei gemellaggi tra
le provincie d'Europa, far conoscere agli amministratori provinciali come
funzionano le istituzioni Europee.
Corsinovi ha anche lanciato la proposta che 1'UPI si faccia
carico attraverso il Dipartimento Europa di predisporre i contenuti per
la presentazione di un "manifesto Europeo delle autonome provinciali".
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L'ATTENZIONE 

Toscana: trend positivo per
il mercato immobiliare

Da sinistra: Aldo Danesi, Mario Breglia, Marcello Bucci, Tea Albini,
Paolo di Biagio
Ogni tanto qualche buona notizia arriva sicuramente gradita!
E' il caso del "mercato immobiliare" che sembra
aver imboccata la strada della ripresa, sia in Toscana che nel resto dell'Italia.
Almeno questo è il risultato a cui è pervenuta
una ricerca presentata nei giorni scorsi a Firenze da Banca Toscana, a&c
Consulting e Scenari immobiliari, con la partecipazione di Aldo Danesi (BT),
Mario Breglia (Scenari), Marcello Bucci (Anci) che ha coordinato i lavori,
Tea Albini (assessore comunale al patrimonio) e Paolo di Biagio (per a&c).
Nel 1999 si sono consolidati i segnali di ripresa avvertiti
nel secondo semestre del '98, facendo chiudere l'anno con un incremento
dell'11% per abitazioni scambiate, con un fatturato attorno ai 9.500 miliardi
di lire.
Insieme all'aumento delle transazioni c'è stato
anche un aumento (attorno all'8%) dei prezzi. E per il 2000 si avrà
lo stesso trend di crescita, ovvero più operazioni e prezzi più
alti.
Aspetto negativo è quello relativo alla vetustà
degli immobili.
"Si costruisce poco - ha detto Breglia - e si continua
a speculare sull'esistente. Un esempio clamoroso? A Napoli, nel '99, è
stata costruita solo una palazzina con 8 alloggi!"
In Toscana va meglio, ma la carenza dell'offerta è
molto presente.
C'è un motivo per questa carenza?
In parte la responsabilità è degli Enti locali
che non aiutano il mercato, in parte, come ha rilevato l'assessore Albini
"si tratta di una vera e propria carenza di spazi". A Firenze,
ad esempio, sono disponibili solo 6/7 piccole aree da adibire a costruzione
di civili abitazioni. "Il Comune di Firenze - ha spiegato l'assessore
- adesso deve occuparsi della gestione e della valorizzazione del patrimonio
immobiliare, se necessario, anche attraverso un progetto di alienazione,
sopratutto per quanto riguarda il patrimonio non-strumentale che non dà
reddito".
Se si pensa che Palazzo Vecchio possiede almeno 4.700 alloggi
in proprietà e 4.200 in gestione, oltre a 3.500 beni (piccoli fondi,
terreni, case coloniche) si capisce la delicatezza e l'importanza del problema.
Tuttavia, come ha sottolineato Breglia, occorre che gli
Enti locali modifichino il proprio atteggiamento rispetto al patrimonio
immobiliare, che deve essere considerato elemento di sviluppo per tutta
l'economia della città. Ovvia considerazione se si pensa alla necessità
delle infrastrutture viarie e di trasporto, alla viabilità, ai parcheggi,
e soprattutto alle nuove richieste di mercato che sono rivolte a grandi
spazi nei pressi dei caselli autostradali e delle stazioni ferroviarie.
Ma perchè il mercato immobiliare è cresciuto?
L'analisi fatta prima da Paolo di Biagio e poi da Aldo
Danesi, seppure da due diverse angolazioni, ha portato alle stesse conclusioni.
Ha detto di Biagio che "elementi di spinta sono stati
sia le nuove misure fiscali che l'arretramento del concetto di vincolismo.
E poi, il comparto ha dimostrato di non essere più "residuale"
o "marginale" ma di aver acquisito le caratteristiche di tipo
"industriale" e di "servizio".
Di Biagio si è doluto, comunque, che non si è
adeguatamente concretizzata la speranza che era emersa dopo l'approvazione,
da parte del Consiglio regionale della Toscana, della legge (la 2/99) che
introduceva i Fondi Immobiliari.
L'altro aspetto, molto importante per la crescita del comparto,
come ha spiegato Aldo Danesi, va ricercato nelle nuove opportunità
offerte al mercato dal più basso livello di tassi e dai nuovi strumenti
finanziari (come i fondi immobiliari) messi a disposizione, nonchè
dall'immissione sul mercato di un gran numero di immobili da parte di banche
e compagnie di assicurazioni che non li hanno più ritenuti utili
alla propria attività.
Il fatto che i tassi siano diminuiti in maniera consistente
da una parte ha allontanato i risparmiatori dalla vecchia politica dei Bot,
dall'altra ha fatto crescere il ricorso ai mutui bancari ed al leasing immobiliare.
Nel 1999, ha spiegato Danesi, il 66% delle operazioni di
compravendita di immobili delle famiglie italiane si è fatto carico
della richiesta di un mutuo, facendo oltretutto salire il valore medio
per singolo mutuo da 100 a 124 milioni. Alla fine del '99 l'indebitamento
nazionale complessivo era di 120.mila miliardi di lire, contro 94.mila del
'98 e 80.mila del '97.
In Toscana l'indebitamento era di 9.141 miliardi, contro
7.000 del '98.
Per quanto riguarda il leasing immobiliare, questo ha avuto
un'impennata negli ultimi due anni raggiungendo la cifra di 15.000 miliardi
di lire, con un incremento del 70% nel '98 e di un altro 39% nel '99.
f.c.
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L'ATTENZIONE 

Telelavoro per lo sviluppo
dell'Amiata
-
- Il corso di formazione per "esperto nella Produzione
di Sistemi Multimediali con Strumenti di Telelavoro" che si svolgerà
sull'Amiata ci ha "incuriositi" sia per la qualità del
corso sia, soprattutto, perchè ci consente di parlare di un'area
alla quale siamo sempre stati legati per la nostra professione, particolarmente
nei periodi della dismissione delle miniere e della ricerca di sbocchi
nuovi per l'occupazione locale. Il Monte Amiata, come si sa, per cause
varie, non ha beneficiato del processo di industrializzazione goduto da
altre aree negli anni 60/70. Anche l'agricoltura, che rappresentava, negli
anni passati, il settore produttivo che assorbiva la quasi totalità
della forza lavoro locale ha subito un impatto negativo a causa dei profondi
processi di cambiamento che hanno caratterizzato il mondo agricolo.
- Ma l'Amiata non si è arresa!
-
- Alessandro Gennari
-
- Vediamo in questa intervista ad Alessandro Gennari, presidente
della Comunità Montana, cosa sta accadendo.
- In primo luogo, come si presenta oggi quest'area?
- L'Amiata rappresenta un'area della Toscana caratterizzata
da uno straordinario patrimonio naturale, storico e artistico con grandi
potenzialità umane dove sono presenti insediamenti artigianali radicati
nelle tradizioni locali, piccole e medie imprese con elevate capacità
professionali, attività agricole di qualità e risorse turistiche
molto importanti, che suscitano grande attenzione.
- Quali sono state queste "attenzioni"?
- Posso citarne alcune, tra cui l'individuazione dell'area
Grossetana del Monte Amiata quale Sistema Economico Locale (SEL 31). Ciò
ha consentito di beneficiare di un programma per lo sviluppo sostenibile
esercitato dai soggetti del territorio, istituzionali e privati. Devo segnalare
anche l'individuazione da parte della G.R.T. dell'ambito territoriale rappresentato
dal SEL Amiata Grossetano quale ambito sub-regionale di riferimento per
l'attivazione sperimentale di "Agenda 21 Locali"; nonchè
la stipula di un protocollo di intesa tra Regione Toscana, Amministrazione
Provinciale di Grosseto, Comunità Montana e Comuni del Comprensorio
con il quale le istituzioni si impegnano a sviluppare iniziative coordinate
di programmazione per lo sviluppo dell'area.
- Forse nasce da siffatto contesto l'iniziativa finalizzata
a creare le condizioni per rendere flessibile una nuova organizzazione
del lavoro?
- Nell'Amiata in tempi brevi è cambiato il modello
di sviluppo a cui fare riferimento. Si potrebbe parlare quasi di una riconversione,
di un qualcosa che però non si è realizzato. Dopo la crisi
mineraria l'ambizioso Progetto Amiata non è riuscito a sviluppare
questa montagna né con l'industria nè con il suo indotto
ed ha fallito nei sui obiettivi principali e nelle scelte di campo. Piano
piano questa zona ha però trovato il suo tipo di sviluppo, la sua
vocazione più vera.
- Oggi è nella direzione della sostenibilità
che l'Amiata si sta indirizzando, con uno sviluppo concreto e sempre più
rapido delle produzioni tipiche di qualità, con il Parco Faunistico
del Monte Amiata, i tanti agriturismi aperti negli ultimi anni, un numero
sempre più elevato di giovani che decidono di lavorare nel settore
agricolo, la nascita di piccole attività artigianali e di agenzie
di servizi in campo ambientale e turistico sono la prova dell'evolversi
della mentalità della zona. Oggi non si abbandona più l'Amiata
ma si resta e si decide di lavorare in modo moderno e imprenditoriale,
consapevoli delle potenzialità che ci sono.
- Ottimo "terreno" su cui "coltivare"
il telelavoro!
- Il progetto intende realizzare un'iniziativa formativa
complessa che si concluda con l'avviamento di tre telecentri, come centri
dotati di apparecchiature informatiche e strumenti telematici a disposizione
dei lavoratori locali, autonomi o dipendenti, offrendo loro la possibilità
di lavorare a distanza (telelavorare) per realtà aziendali dislocate
in qualsiasi luogo, col fine di evitare il loro pendolarismo e/o la loro
migrazione verso zone maggiormente industrializzate. A disposizione delle
imprese, delle associazioni e degli enti pubblici locali, quale supporto
telematico ed informatico comune, per mantenere e accrescere la propria
competitività e far fronte alla necessità burocratico-amministrativa
di miglioramento della qualità di collegamento e comunicazione con
i propri interlocutori (clienti, fornitori, rete vendita), come occasione
per creare nuovi posti di lavoro e sostenere iniziative imprenditoriali
focalizzate su "attività on line".
- Lei ritiene che ci troviamo di fronte a progetti concreti.
Perchè?
- La diffusione dell'informazione tecnologica tende con
questo progetto ad essere uno strumento di sviluppo e sostegno economico
in aree disagiate attraverso la messa a punto di strutture in grado di
attuare le seguenti attività:
- *-telelavoro: favorire il lavoro nelle aree tradizionalmente
votate al pendolarismo, risolvere problemi dovuti ai picchi stagionali
di lavoro, facendolo svolgere in telelavoro da persone residenti vicino
ad un Telecentro, creare occupazione (promuovendo la nascita di nuove piccole
imprese o liberi professionisti) per persone con competenze informatiche,
multimediali, linguistiche
- *-formazione: attuare dentro il Tele-centro attività
di formazione sulle tecnologie di rete, informatiche, multimediali, utilizzare
le attrezzature telematiche del Telecentro per svolgere formazione a distanza
per i residenti del luogo;
- *-servizi: utilizzare il Telecentro come laboratorio
attrezzato di ricerca e/o sviluppo (multimedialità, rilevazione
via satellite, monitoraggi in rete, sviluppo software); offrire servizi
di bank-office (copisteria, fax), video-conferenza, collegamenti modem
per telelavoratori mobili, noleggio accessori per computer, telefoni cellulari;
centro telemati-co/informatico attrezzato utile a piccole imprese che devono
realizzare commesse per grandi clienti o aziende partners e non sono in
grado di allestire un proprio laboratorio tecnologico per problemi di costi,
organizzativi o di personale specializzato;
- *-consulenza: offrire consulenze informatiche/telematiche
alle imprese intenzionate ad operare in rete (intranet) o su internet;
offrire consulenza e formazione sull'utilizzo dei software per il lavoro
di gruppo, avviare le aziende al lavoro di gruppo avvalendosi del Telecentro
come un esempio di tale attività e un riferimento su internet;
- *- pubblica utilità: svolgere funzioni di laboratorio
didattico tecnologico per le scuole; rappresentare un Internet-Point per
coloro che sono interessati a conoscere Internet e i suoi servizi; rappresentare
un Info-Point per i giovani o i cittadini interessati a reperire informazioni
su rete o intenzionati ad utilizzare la Posta Elettronica sporadicamente.
- Non è, quindi, un progetto unidirezionale!
- Il Progetto è trasversale rispetto a tutti i settori
produttivi poiché la sua peculiarità è legata essenzialmente
alle diverse modalità di organizzazione del lavoro piuttosto che
ai contenuti tecnici legati alle diverse professioni. Pertanto Enti Pubblici,
Imprese Private, Attività di lavoro autonomo sono le categorie di
soggetti ai quali si riferisce l'iniziativa. Quindi con grande realtà
si può affermare che i dodici utenti del corso senz'altro potranno
trovare occupazione ed essere ragione di incremento di occupazione loro
stessi quali titolari di impresa in un segmento economico veramente innovatore.
Infine, debbo dire che il progetto bene si unisce alle attività
innovative del telemarketing e della promozione della imprenditoria locale
attraverso le moderne tecnologie informatiche sostenute e coofinanziate
dal GAL Amiata con l'attuazione del Programma di Azione Locale Leader II
approvato dalla G.R.T. con atto 361/99.
-
- m.m.
-
-
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L'ATTENZIONE 

Design, tecnologia, novità:
ecco
il cocktail del Salone
dell'auto di Torino


Torino
Dall'inviato Claudio Guidotti
Si concluderà domani il Salone dell'Automobile di
Torino, festeggiando i cento anni dalla prima edizione.
Al suo interno altri compleanni importanti sono stati celebrati,
uno su tutti quello dell'Alfa Romeo, che conta novanta candeline.
Si è trattato soprattutto di un "festival del
design", visto l'impegno di tutti i costruttori verso linee attraenti,
sinuose, che si richiamano alla storia dell'auto, che risultano piacevoli
e stuzzicano il bisogno di mostrarsi, di apparire, come un vestito o una
pettinatura. E d'altro canto il capoluogo piemontese ha raccolto e lanciato
i migliori designers e stilisti dell'auto, oggi apprezzati ed "usati"
in tutto il mondo.
Il fermento è notevole, con i livelli di vendita
che nel '99 hanno superato le previsioni, favoriti, soprattutto sui mercati
dell'Unione europea e degli Stati Uniti, dalle normative sempre più
restrittive in fatto di emissioni, che influenzano, più o meno direttamente,
la frequenza della sostituzione della vecchia auto con una di ultima generazione.
Quest'ultimo elemento, unito al caro-carburante, condizionerà probabilmente
lo sviluppo dei mercati, per primi ovviamente quelli occidentali ed è
la questione che preoccupa maggiormente tutta l'industria legata all'automobile.
In un periodo particolarmente felice per molti mercati,
compreso il nostro, anche a Torino nessun espositore ha perso l'occasione
per attirare l'attenzione sui propri prodotti. Come d'abitudine ormai per
questo genere di manifestazioni, la spettacolarizzazione e l'unione con
altri motivi d'attrazione come ad esempio concerti e la presenza di personaggi
del jet-set, non solo motoristico, ed altri avvenimenti a contorno, hanno
"colpito" anche la conservatrice capitale italiana dell'auto.
Una sessantina le novità in vetrina, soprattutto
nazionali, ma la regina del salone, che ha registrato quest'anno l'assenza
importante di Case come BMW, Ford, Nissan e Toyota, è stata senz'altro
la nuova 147 dell'Alfa, erede della 145 e della 146, che, riprendendo temi
stilistici cari agli alfisti del passato, si propone sinuosa e in grado
di attrarre nuove fasce di clientela. Tra le altre, con la stessa filosofia,
richiamandosi però ad argomenti ben diversi, la PT Cruiser della
Chrysler, già esposta in precedenza ma che finalmente verrà
commercializzata sul nostro mercato. Debutto mondiale per la rinnovata Elantra,
della coreana Hyundai, una delle poche Case la cui storia non permette grandi
ispirazioni, soprattutto guardando ai mercati occidentali; rileggendo il
design classico all'europea con particolarità molto personali, offre
una media leggermente più grande dell'attuale Lantra con linee completamente
rivisitate e il rapporto qualità prezzo ancora tra le armi più
affilate.
Si è vista finalmente anche la nuova Mercedes Classe
C, mentre una marea di restyling e modifiche sulla produzione attuale sono
state presentate da tutti gli espositori.