L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Il consumatore?

Un pollo da spennare!

 

 

 

Una volta si diceva che l'Italia è "il bel Paese". Però non si specificava il significato della frase.

Adesso lo abbiamo capito!

L'Italia è il Paese dello stallone, del pressapochismo, delle idiozie, ma soprattutto delle polemiche che non portano da nessuna parte.

Si polemizza sulla riforma elettorale, sul raduno gay, su un intervento chirurgico, sul maggioritario e sul proporzionale, e perchè no ... sul sesso degli angeli.

Ma ci si dimentica troppo spesso dei problemi reali che affliggono le famiglie, non solo in termini di valori, sempre più miserevoli, ma anche di sopravvivenza.

Perchè i "polemisti" per professione o per costrizione non chiedono ad una massaia come va la vita! Come riesce a fare la spesa! Come deve superare la gimkana degli aumenti! Come deve fare per arrivare a fine mese senza ... affondare prima!

I "polemisti", i politici, gli amministratori (di cosa?) se guardassero solo un poco oltre il proprio naso si renderebbero conto delle difficoltà che una famiglia normale deve superare. E quando parliamo di famiglia normale non ci riferiamo agli stipendi dei politici, degli amministratori, dei privilegiati che non devono neppure "marcare" il cartellino!

La famiglia che consuma è sotto torchio, continuamente.

Deve subire angherie da tante provenienze: in primo luogo dallo Stato che non ha nè volto nè pietà. Poi da tutte le forme di concentrazione del potere economico che non guarda in faccia a nessuno.

Sono aumentati i gestori telefonici? Si mettono d'accordo per guadagnare loro.

Le banche? Nella cosiddetta libera concorrenza stabilizzano i costi ed i ricavi copiandosi o mettendosi d'accordo.

Le assicurazioni? Studiano le tariffe con una sorta di cartello.

La benzina? Dio ci liberi dalle Compagnie petrolifere!

Gli Ordini professionali? Fissano tariffe uniformi eliminando la libera concorrenza.

Per non parlare degli idraulici, dei riparatori di caldaie, di una massa enorme di categorie che, in nome della libera concorrenza, trova sempre un accordo al proprio interno per far pagare di più al consumatore.

E l'antitrust che fà? Studia!

Intanto il consumatore viene spennato come un pollo. Ed alla fine resterà ... nudo senza la possibilità di mettere le mani in tasca e tirare fuori quattrini, che non ha più, per soddisfare le bramosie degli altri.

Invece di parlare di gay, di maggioritario, di poli ed altre amenità varie, non sarebbe male che dai palazzi dei poteri (politici ed economici) si cominciasse a pensare al consumatore, come cittadino, e quindi con tanti diritti da difendere, che non siano calpestati dai doveri da rispettare!

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Alberto Monaci (PPI) chiede una "verifica" nella

maggioranza di governo in Toscana

Alberto Monaci, capogruppo del PPI in Consiglio regionale toscano, è molto perplesso nei confronti della coalizione che ha vinto le elezioni e della Giunta regionale formata da Claudio Martini.

Le sue perplessità le ha già esposte in sede di dibattito in aula in occasione della prima seduta del Consiglio, ed oggi le ribadisce, nella convinzione di avere il diritto, come componente della maggioranza, di "capire" dove vuole andare la politica della coalizione.

Lo abbiamo intervistato lasciandogli ampia libertà di parola e pubblicando, come è nostro costume, tutto quello che ha detto senza alcun commento nè tanto meno con modifiche.

Insomma, chi legge l'intervista di Monaci può essere certo che quanto detto rappresenta il suo pensiero.

Ci siamo dati appuntamento nella hall di un grande albergo ed abbiamo parlato del passato (quello politico di Monaci) e del futuro (quello della coalizione).

Un colloquio franco che riportiamo qui di seguito.

 

 

Consigliere Monaci Lei ha stupito alcuni osservatori per il comportamento tenuto in aula in occasione della prima seduta del Consiglio regionale. La Sua astensione ha generato qualche polemica. Perchè l'ha fatto?

Il voto d'astensione non aveva riferimenti specifici, ma riguardava il disaccordo del nostro gruppo sull'impianto dell'accordo istituzionale, alla cui stesura non avevamo neppure partecipato.

 

Ma l'astensione ha riguardato anche il voto per l'elezione del Presidente del Consiglio!

E' stata solo una ovvia conseguenza. Il nostro atteggiamento riguardava la non condivisione dell'accordo. Tanto è vero che il PPI non ha neppure partecipato alle riunioni di maggioranza per definire l'accordo istituzionale.

Quindi Lei non conosceva neppure i termini dell'accordo?

Esattamente. Di cosa si parlava l'ho appreso in aula ascoltando l'intervento di Paolo Cocchi, capogruppo dei DS.

 

E la posizione rispetto al presidente eletto?

Nessuna remora di carattere personale. La questione Nencini è entrata, di fatto, nella decisione globale dell'astensione dal voto. Debbo sottolineare, comunque, che nel corso della preparazione del programma Riccardo Nencini ha avuto qualche rigurgito anti-cattolico che, evidentemente, fa parte del suo bagaglio culturale, visto anche l'intervento sulla questione del raduno gay di Roma. Mi sembra, tra l'altro, che confonda la laicità con il laicismo.

 

Perchè Lei non l'ha gradito?

No. Nessuno ha chiesto al Consiglio regionale della Toscana di esprimersi sulla manifestazione. Pertanto vorrei capire se il loquace neo-presidente ha parlato da segretario regionale dello SDI e si è dimenticato che, nel frattempo, ha assunto il ruolo istituzionale che deve tener conto delle sensibilità di tutti i cittadini della Toscana.

 

Ci è sembrato che anche Luciano Ghelli (PdCI) abbia criticato l'accordo, ma poi ha votato...

... avrà avuto le sue buone ragioni, che non possono essere le mie.

 

Nencini è stato votato addirittura dal centro-destra! Cosa che si è verificata per la prima volta!

Debbo ricordarle che fatta la Giunta si è passati all'accordo con il centro-destra, da cui è scaturita l'assegnazione della presidenza della Commissione Statuto all'opposizione.

 

Solo questo ha fatto dire sì al centro-destra?

Il Polo ritiende di aver ottenuto che a metà legislatura o al momento dell'approvazione del nuovo Statuto si debba arrivare ad una verifica dell'accordo istituzionale.

 

Che vuol dire?

Una possibile assegnazione al centro-destra della presidenza del Consiglio regionale.

 

Perchè non avete partecipato alle riunioni?

Noi avevamo chiesto la riconferma di Angelo Passaleva alla guida del Consiglio, per la sua esperienza ed il suo grande equilibrio dimostrato in tanti anni di presidenza.

Di fronte al no, abbiamo deciso di ritirarci dalle trattative.

 

Allora, cosa farete? Resterete nella maggioranza?

Certamente sì. Perchè abbiamo partecipato alla costruzione del programma di Toscana Democratica e siamo convinti della necessità di rispettarlo dopo che gli elettori ci hanno dato la loro fiducia.

Non ci riconosciamo nella Giunta, questo è vero.

Cosa farà il PPI in questa direzione?

Noi abbiamo chiesto al presidente Martini una "verifica" a tutto campo. Non per amore di poltrone, ma perchè riteniamo la giunta deludente e quindi incapace di rispondere alle esigenze dei cittadini così come sono emerse nel corso degli incontri per la campagna elettorale.

Noi puntiamo ad un governo pluralista a livello di culture e di politica, che sia capace di cogliere le varie sensibilità e farle diventare elementi di spinta per aggredire le difficoltà e dare speranza alle componenti sociali che rischiano di entrare in una depressione sociale che genera incertezze ed impoverisce non solo le capacità produttive ma anche la condizione morale indispensabile per affrontare sfide e costruire sulle speranze.

 

Lei sostiene, ci pare, che questa sia una "giunta d'apparato"!

E' una giunta che non dà la sensazione di scommettere sul futuro. Così manca anima e fantasia al progetto elettorale.

 

Un giudizio negativo che potrebbe coinvolgere anche un assessore PPI, cioè Angelo Passaleva!

Il PPI si trova ad avere una presenza in giunta che è sottoposta ad una verifica che il partito ha chiesto a Claudio Martini.

Noi non vogliamo "ricucire lo strappo", come ha scritto qualche suo collega, ma recuperare fiducia nell'essere della coalizione che deve rappresentare, sempre e comunque, l'elemento centrale della coalizione stessa.

Ecco perchè il PPI ripropone a Martini ed all'intera coalizione i punti fondanti dell'accordo elettorale onde evitare che si corra il rischio di viaggiare a ... vista.

Noi vogliamo essere un elemento etico-culturale che fa maturare la coscienza civile, quindi una classe dirigente che sia in grado di cogliere il nuovo senza rinunciare agli aspetti essenziali di quella che è stata la cultura che ha generato la Carta Costituzionale e che ha dato passioni ed energie ai grossi movimenti politici di massa in questi ultimi 50 anni di democrazia.

Il nostro obiettivo, quindi, è quello di andare dalla gente per interpretarla e farla tornare, a sua volta, a decidere ed a scegliere democraticamente il proprio futuro. Senza "consegnarsi" a nessuno e senza dare deleghe in bianco.

Noi vogliamo contestare ed essere contestati, e, se necessario, anche sostituiti.

 

Un clima difficile. Come vi muoverete?

Il clima dovrà rassenerarsi. Le difficoltà incontrate dal PPI sono state avvertite anche da altri partiti della coalizione.

Siamo quindi in attesa di trovare il punto di "vela" per poter esaminare, tutto insieme, il cammino da percorrere.

 

 

Francesco Canosa

 



 

 

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L'ATTENZIONE

 

Tripudio tricolore al Mugello

 

 

Dagli inviati Claudio Guidotti e Nicola Canosa

Scarperia

L'Autodromo Internazionale del Mugello ci ha ormai abituato ad eventi speciali ed ogni edizione del gran premio di motociclismo che si corre sul circuito toscano inevitabilmente diventa teatro di avvenimenti di particolare interesse.

Il Mugello ha visto quest'anno gli italiani nuovamente grandi protagonisti del Motomondiale, nel bene e nel male; hanno ritrovato nel Gran Premio casalingo la giusta mobilità dei propri polsi destri. Battute a parte, chi ha assistito al Gran Premio d'Italia, svoltosi lo scorso fine settimana, ha potuto godere dell'ennesimo spettacolo offerto dalle tre classi, nessuna esclusa, che sullo splendido tracciato toscano hanno dato vita a gare esaltanti, che resteranno per molto tempo nella memoria degli appassionati, soprattutto, appunto, degli italiani. Le premesse sviluppatesi nei giorni di prove facevano presagire che la domenica qualcosa di grande sarebbe successo, e l'esigenza di molti dei "nostri" di ritrovare maggiore fiducia in se stessi ben figurando soprattutto in questa occasione, ha fatto il resto.

Il dominio assoluto di Roberto Locatelli nella 125, che dalla pole in partenza non ha mai ceduto la posizione, fino a concludere con più di 6 secondi di vantaggio sul secondo, ha "cucinato" ben bene gli animi degli astanti, deliziati poi dagli scontri susseguitisi per i gradini più bassi del podio, dove l'hanno spuntata un sempre più consistente Mirko Giansanti, secondo, e il suo compagno di squadra Masao Azuma, su un gruppo di otto piloti giunti sotto la bandiera a scacchi complessivamente in un secondo e due decimi. Peccato per il "mugellano" Simone Sanna, secondo sulla griglia di partenza, costretto al ritiro nel corso del decimo giro, e per il tamponamento ad opera di Manuel Poggiali su Lucio Cecchinello che ha messo fuori scena entrtambi. Assenti dalla lotta le Derbi, afflitte in gara da problemi tecnici, con la disperazione del giapponese Ui, vincitore quest'anno dei gran premi di Giappone e di Francia.

Nella 250 il "padrone di casa" Marcellino Lucchi con la sua Aprilia ha dominato le prove, mentre in gara non è riuscito a scrollarsi la coppia composta da Nakano e Jacque. Dopo aver fatto il vuoto dietro di loro, la peggio è toccata proprio all'italiano, scivolato a dieci giri dal termine, lasciando via libera al duetto della Yamaha, che comunque ha dato vita ad una bagarre risoltasi solo dopo l'ultimo passaggio sulla linea di traguardo, con il giapponese davanti al francese. Al terzo posto il giapponese della Honda del team Gresini, Daijiro Kato, seguito dall'attesissimo Melandri, sempre più consistente e sempre più vicino ai ritmi costanti dei più accreditati alla vittoria finale. Bene anche Franco Battaini, lontano più di mezzo minuto dai primi al termine dei ventuno giri, ma comunque ottimo quinto.

La griglia di partenza della 500 ha proposto il tema della giornata, che si è rivelato tale successivamente, con i tre italiani che partecipano a questa categoria tutti in prima fila. Meglio di loro aveva fatto soltanto Alex Barros, ma la sua infelice partenza ha dato via libera ai tre duellanti. Dopo un primo giro che ha visto Valentino Rossi passare per primo sul rettilineo dei box, Loris Capirossi ha preso la testa della corsa, guidando il trenino tricolore che si è staccato piano piano dal resto del gruppo. Capirossi, Rossi, Biaggi: tre italiani nelle prime tre posizioni nella classe 500, nella gara italiana; un evento, se si fosse concluso positivamente, che non si ripeteva probabilmente dai primi anni settanta. L'entusiasmo del pubblico è esploso, e dalle colline delle tifoserie organizzate si sono levati anche dei fuochi d'artificio. Un boato ha sottolineato il sorpasso di Rossi al sedicesimo giro. Tutto poi si è giocato negli ultimi due giri e chi non ha commesso errori, ovvero Capirossi, si è visto scivolare davanti Rossi, nel corso del penultimo giro, mentre Biaggi ha "lasciato la pista" allo stesso modo mentre gli era ancora dietro, durante gli ultimi disperati attacchi nell'ultimo giro. Gloria quindi per Capirossi, per una vittoria meritatissima, mentre Biaggi e Rossi, come dire cane e gatto, rialzatisi entrambi e giunti rispettivamente al nono e al dodicesimo posto, hanno finalmente degli..."interessi in comune".

 

Le foto (Nikakono Lasa) dall'alto in basso: Loris Capirossi in trionfo per la vittoria nella 500; un duello Capirossi-Max Biaggi; altro duello Jacque-Nakano nella 250; Locatelli vincitore della 125

 

 

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L'ATTENZIONE

 

Fumare, perchè?

 

 

Superando il concetto che ognuno è libero di uccidersi come meglio crede (procurandosi un cancro, gettandosi sotto un treno, bevendo alcol smodatamente, drogandosi fino alla morte!) non si può negare neppure il diritto della società di ricercare modi per evitare che il fumo danneggi l'uomo ed insieme al singolo la collettività.
Da qui la correttezza delle iniziative che tendono ad evitare il propagarsi di un vizio che, soprattutto nell'età giovanile, crea danni letali alla salute.
In questo ambito si colloca adeguatamente "Sfumati 2000" la manifestazione che la Lega italiana per la lotta contro i tumori ha organizzato anche quest'anno in occasione della giornata mondiale senza tabacco che è caduta il 31 maggio scorso.
Come le Lega molte le aziende credono nell'iniziativa tanto da aver deciso di partecipare alla manifestazione offrendo i loro prodotti per la lotteria "I love chi non fuma 2000" che ha portato un buon contributo alla ricerca.
L'obiettivo é uno solo ma le strategie adottate sono sempre più numerose e coinvolgono sempre un maggior numero di persone e quest'anno in particolare l'attenzione é rivolta ai giovani che si trovano nella fascia a rischio.
A questo proposito nell'ambito della conferenza stampa che si é svolta il 30 maggio scorso, sono stati presentati i risultati di una ricerca svolta in alcuni licei ed istituti tecnici di Firenze su un campione di 605 ragazzi tra i 13 e i 24 anni.
I risultati hanno evidenziato che il 40,3% degli intervistati fuma e che l'età media dei fumatori, sia abituali che occasionali (che comunque sono considerati ad alto rischio),s i è abbassata e che le femmine fumano molto più dei coetanei maschi.

Nelle scuole dunque si fuma e l'indagine ha rilevato che questo avviene non solo nei bagni o nei corridoi ma in ogni ambiente, spogliatoi ed aule comprese.

Ma perché si comincia a fumare?
I ragazzi sentono molto la pressione sociale, l'insistenza di adeguamento al gruppo, serve a darsi "tono".
La maggior parte degli intervistati conosce la normativa in merito ma manca chi la faccia rispettare e spesso sono gli stessi insegnanti a fumare proprio in classe.
Come d'altra parte accade con i medici che fumano negli ospedali!
Ma il problema riguarda molta parte della popolazione italiana che troppo spesso sottovaluta la nocività del fumo. L'Assessore all'ambiente del Comune di Firenze Sergio Paderi ha sottolineato che per altri problemi come quello dell'inquinamento da benzene e dei danni che provoca la popolazione é sicuramente informata ma dei danni connessi alla presenza del monossido dicarbonio, una delle principali componenti del fumo di tabacco è sicuramente all'oscuro.
La Dott.ssa Terrone ha sottolineato l'importanza della stampa come mezzo per l'informazione: infatti la maggior parte delle persone che si presentano al centro di Viale Volta per partecipare ai gruppi di aiuto che la lega Italiana organizza ormai da molti anni, vengono a conoscenza della loro esistenza tramite la stampa.
Smettere di fumare si può! Ma occorre l'aiuto di personale specializzato che aiuti al superamento della mancanza "del piacere" e che segua la persona in un sistema di vita più sano che sempre si accompagna alla scelta e all'esigenza di dire basta al fumo. (r.c.)
 
 


 
 

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L'ATTENZIONE


Tracciabilità di filiera: un'arma

per garantire la qualità dei prodotti?

 

Il Centro Studi per la Qualità del-l'Accademia dei Georgofili di Firenze sta mettendo a punto uno strumento essenziale per garantire la qualità dei prodotti nel settore dell'agroalimentare: la tracciabilità di filiera. In parole povere la capacità di risalire al percorso alimentare del prodotto: dal momento in cui arriva sulla tavola a quello, per esempio, in cui viene colto nel campo o munto nella stalla. Il Presidente dell'Accademia dei Georgofili, Franco Scaramuzzi, nell'introdurre la giornata dedicata alla discussione sull'argomento, ha voluto sottolineare l'importanza per l'Accademia di affrontare tematiche sempre nuove nel campo dell'agroalimentare. E' in quest'ottica quindi che si inquadra la discussione sulla "qualità dei prodotti come garanzia da offrire a produttori e consumatori".

Anche l'intervento di Claudio Peri, docente di Tecnologie Alimentari presso l'Università di Milano, nonché responsabile degli studi sulla qualità ai Georgofili, ha per prima cosa posto in risalto come la tracciabilità di filiera sia importante, anzi il tema cruciale, per la garanzia della qualità dei prodotti alimentari, perché permette la conoscenza del prodotto in maniera integrale. Cioè potrebbe diventare uno strumento in mano al legislatore, ma anche al produttore, per garantire la qualità del cibo venduto al consumatore. Una corretta applicazione della tracciabilità potrebbe evitare, o comunque consentirebbe di intervenire con prontezza, là dove si verificassero casi sul genere "mucca pazza". L'intento dell'Accademia dei Georgofili é quello di proporre una norma da far approvare alla Internatio-nal Standard Organization (ISO), sulla tracciabilità di filiera dei prodotti del comparto agroalimentare, cui le aziende che operano nel settore possano far riferimento volontariamente. Il prodotto che avrà controllato tutto il processo che lo porterà sulla tavola del consumatore potrà fregiarsi di un apposito logo da apporsi sull'etichetta: ciò gli consentirà una maggiore visibilità andando ad incontrare l'attenzione dell'acquirente, che inevitabilmente premierà la qualità.

La necessità che, almeno in una prima fase, l'adesione delle aziende alla specifica del prodotto sia puramente volontaria e non forzata per legge deriva dal fatto che certificare la tracciabilità di filiera non é affatto semplice e che per molti potrebbe diventare un procedimento troppo complesso che inevitabilmente favorirebbe l'evasione o la non corretta applicazione dell'obbligo.

Alla fine dei conti il professor Peri ha sottolineato come quello che "interessa conoscere con la traccibilità di filiera sono le responsabilità di chi é potuto intervenire lungo il percorso seguito dal prodotto". Così casi come la bottiglia di acqua minerale gassata scoppiata in mano ad un acquirente ignaro, potranno trovare un responsabile effettivo.

Anche l'esperto di legislazione alimentare Paolo Romano Marini, della Federolio di Roma, é stato concorde con quanto esposto dal collega Peri, precisando che "dal punto di vista giuridico sono tre le aree su cui insistere rigurdo alla tracciabilità di filiera": quella della sicurezza, quella della conformità del prodotto e sopratutto tutto quanto riguarda la comunicazione espressa dal prodotto marchiato nei confronti del consumatore. Tutto ciò, ha precisato l'esperto, nel corso degli interventi stando bene attenti a non confordere il marchio di tracciabilità di filiera con gli altri marchi, come ad esempio quelli di origine, che hanno comunque valenze diverse e peculiarmente discoste.

Tant'é che - ha precisato di nuovo il professor Peri - il mercato dei marchi specifici incide solo nel 15% della produzione nazionale, mentre il logo della tracciabilità di filiera vorrebbe andare a trovare la propria collocazione proprio nel restante 85%.

Il professor Enrico Strino, esperto di marketing dei prodotti alimentari di Perugia, ha infine messo in evidenza la valenza socio-economica della tracciabilità di filiera in quanto questa va a presidio della sicurezza del prodotto in un campo, quello agro-alimentare che é il terzo per importanza in Europa ed occupa circa 10 milioni di addetti. "Il consumatore oggi é incerto sulla sicurezza del prodotto - ha ribadito il professore a conclusione dell'intervento. Le aziende possono, con questa normativa, avviare una strategia di marketing che punti sulla qualità del prodotto".

Filippo Canali

 

 

 

 

 

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