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Esperti a confronto per l'applicazione del Dlgs 528/99 per la "sicurezza sui cantieri"
Organizzato dal Coordinamento delle Professioni Tecniche
si è svolto il 9 maggio, al Palaffari di Firenze, il convegno "Sicurezza
nei cantieri: cosa cambia con il Decreto Legislativo 528/99". Un'iniziativa,
questa, che ha fatto seguito all'analogo incontro che il Coordinamento promosse
nell'aprile dello scorso anno proprio per valutare l'applicazione delle
ultime norme sulla sicurezza nei cantieri edili introdotte nella legislazione
italiana. 
Su tutte, quelle contenute nel decreto legislativo 494/96, che, a far data dal 18 aprile scorso, hanno avuto importanti integrazioni e modifiche dal citato Decreto legislativo 528/99.

Incontro tecnico, dunque, come dimostrato anche dalla presenza di pubblico da grandi occasioni prevalentemente composto da addetti ai lavori (ingegneri, architetti, geometri, ma anche geologi e agronomi, figure professionali che proprio il 528/99 va a coinvolgere nel sistema sicurezza), ma che non ha tralasciato di affrontare la sicurezza nei luoghi di lavoro nella sua dimensione di problema sociale estremamente sentito da tutta l'opinione pubblica.
Tre relazioni tecniche ed una tavola rotonda (cui hanno partecipato professionisti, rappresentanti delle associazioni di categoria, dei sindacati ed un magistrato) per quattro ore d'intensa discussione, per cercare di capire, come ha ricordato aprendo i lavori Loris Corti, coordinatore del Comitato per la Sicurezza dei Cantieri, "quale sia la corretta applicazione di una legislazione che negli ultimi tre-quattro anni ha letteralmente investito il settore dell'edilizia, introducendo nuovi compiti, nuovi regole, nuove figure nell'ambito della sicurezza".
Sulle modifiche apportate dal nuovo decreto al 494 del 1996 (modifiche fortemente richieste dagli ordini professionali) ha parlato, entrando nei dettagli, l'avvocato Gaetano Viciconte.
"La maggior parte dei problemi emersi dal 494/96 - ha precisato Viciconte - erano relativi agli obblighi cui erano tenute le figure professionali individuate come parte in causa nel processo di sicurezza delle opere edili. Il nuovo decreto pone dei chiarimenti in questo senso". Innanzi tutto l'introduzione della possibilità di delega completa da parte del committente dell'opera al Responsabile dei Lavori, delega che, una volta formalmente definita anche in termini di prerogative decisionali e finanziarie, esonera il primo dalle responsabilità passate al secondo. Un passo avanti importante, questo, secondo Viciconte, specie nel caso di committenze pubbliche, "nelle quali si evidenziavano problemi in presenza di committenti-amministratori che non avevano gli strumenti per valutare la competenze tecniche dei coordinatori che dovevano nominare o delle stesse imprese esecutrici".

C'è però un punto debole, in questo passaggio del 528 per Viciconte: quello relativo alla pluralità di soggetti fra i quali il decreto consente al committente di individuare il responsabile dei lavori, pluralità che la normativa comunitaria sovrastante non consente.
"Nell'applicazione di questa norma ha precisato l'avvocato ritengo che ci si debba attenere alla fonte superiore, cioè alla direttiva europea". Fra le altre novità spiccano poi le precisazioni relative ai casi in cui sia obbligatoria la nomina dei coordinatori (per la progettazione e l'esecuzione dell'opera) e la conseguente predisposizione del Piano di sicurezza e Coordinamento: come primo discrimine è introdotto il fatto che l'opera sia eseguita da più imprese.
Per quanto riguarda poi il coordinatore per l'esecuzione, il decreto nega esplicitamente che questi possa coincidere con il datore di lavoro delle im-prese. "Si va così ad evitare ha ri-cordato Viciconte che controllore e controllato coincidano nella stessa persona". Le nuove norme affidano a questa figura (cui possono accedere, ora, anche geologi, agronomi e periti agrari) maggiori responsabilità, specie nell'ambito dell'esercizio del potere d'ispezione, da attuare attraverso la verifica del rispetto alle indicazioni contenute sia nel PSC che nel POS (il Piano Operativo di Sicurezza, lo strumento che ogni impresala l'obbligo di predisporre e che definisce i sistemi di sicurezza reagitivi alle strumentazioni usate e all'organizzazione del lavoro impostata dall'azienda in quel preciso cantiere). Con le nuove norme il coordinatore per l'esecuzione si rapporta in ultima istanza con gli stessi organi ispettivi (Aziende sanitarie e Commis-sioni Provinciali per il Lavoro), quando il committente non intervenga a fronte di palesi violazioni da questi riscontrate. Di rilievo, per Viciconte, infine, il fatto che "si sia evidenziato con chiarezza l'obbligo di trasmissione del Piano di Sicurezza e Coordinamento dell'opera da parte del committente a tutte le imprese invitate a presentare le offerte per l'esecuzione dei lavori".
Dopo Viciconte è intervenuto Vasco Checcacci, dirigente dell'Area Servizi e Prevenzione della Regione Toscana, che ha illustrato le iniziative che la Regione ha adottato nell'ambito della sicurezza nei cantieri. Oltre a intervenire in sede nazionale con richieste di modifica del Dlgs. 494/96, la Regione ha legiferato in materia, prima con la LR 52/99, relativa alle procedure tecniche per le opere di edilizia (autorizzazioni ecc.), poi con la LR 8/2000, che attiva un monitoraggio per la sicurezza nei cantieri. "Inoltre ha detto Chec-cacci lo stesso Piano Sanitario Regionale contiene interventi mirati, oltre alla definizione delle percentuali di budget ad uso della prevenzione". Importante, poi, l'opera di comunicazione ed informazione svolta dalla Regione nel campo delle disposizioni sulla sicurezza, attraverso il sito internet e la predisposizioni di opuscoli informativi, andati letteralmente a ruba.
"Una legislazione che non si conosce ha detto Checcacci per sottolineare proprio il ruolo che in questo settore deve avere la comunicazione è peggio di una legislazione
che non c'è".
A concludere gli interventi programmati quello dell'Ingegner Alessandro Mat-teucci, dell'Azienda Sanitaria n. 10 di Firenze, che, oltre a dentrare nel dettaglio dei PSC e POS ("Nella definizione dei primi occorre garantire soprattutto la chiarezza, di modo che siano leggibili e comprensibili da ogni singolo lavoratore che opera nel cantiere; per quanto riguarda quella dei secondi, divenuti obbligatori anche per imprese con meno di dieci addetti, è essenziale che realmente siano relativi a quel dato cantiere"), si è soffermato sulla fondamentale questione dei controlli. "Nel 1999 su circa ottomila cantieri aperti nel nostro territorio ha detto i controlli effettuati sono stati circa settecento. Le violazioni riscontrate, non moltissime, per lo più riguardavano proprio mancate applicazioni delle norme introdotte dal decreto 494/96, causate spesso da una difficile o errata interpretazione".
"Proprio per questa ragione ha aggiunto - Matteucci occorre che la funzione di controllo venga vissuta, dal settore, come un'occasione di confronto fra professionisti, e non come una fonte esclusiva di sanzioni e di difficoltà per gli operatori dell'edilizia".
***
Sicurezza, dunque, come terreno di confronto e non di contrapposizione.
Ne ha discusso anche la tavola rotonda che ha fatto seguito alle tre relazioni, alla quale hanno partecipato l'architetto Sturma, in rappresentanza del coordinamento delle professioni tecniche, Carlo Lancia dell'ANCE Toscana, Pietro Bartolini dell'Associazione Industriali, Piero Ciampolini della CNA, Daniele Verdesca, dell'Associazione "Ambiente e Lavoro Toscana", il magistrato Tindari Baglione, i sindacalisti Mauro Livi (CGIL), Stefano Nuti (CISL), Ernesto D'Anna (UIL).
E dal confronto sono emerse proposte interessanti per sviluppare il sistema della sicurezza, come maggiore formazione per i professionisti ("Da attuare già nelle scuole superiori e nelle università" ha detto Verdesca), il ricorso a veri e propri piani territoriali per la qualità del lavoro, con il coinvolgimento di tutti i soggetti in causa ("Amministrazioni locali, associazioni di categorie, imprenditori, come sta accadendo nell'Empo-lese", ha ricordato Ciampolini), l'estensione della formazione dei responsabili della sicurezza dei lavoratori anche per aziende che impiegano pochi addetti ("Un discorso che deve coinvolgere sindacato e industriali", ha detto D'Anna).
Particolare interesse ha poi destato l'intervento di Tindari Baglione, magistrato, che ha sollecitato una depenalizzazione per tutte quelle violazioni che nei cantieri non comportino morti o feriti.
"Forti sanzioni pecuniarie ha detto il dottor Baglione al posto del sequestro del cantiere o del blocco dei lavori quando le violazioni alla sicurezza riscontrate non siano causa di danno ai lavoratori".
Una strategia questa di indubbia validità se si vuole proteggere sia la vita che la paga del lavoratore.
Francesco
Pacini
Nel 4° trimestre 1999 la produzione industriale della Toscana ha evidenziato segnali di recupero, con un incremento rispetto allo stesso periodo del 1998 del +1.9%, che è al tempo stesso il primo segno positivo dopo cinque rilevazioni consecutive in rosso e il miglior risultato degli ultimi tre anni.
Questa performance conferma inoltre le positive previsioni formulate dagli imprenditori nel corso della precedente indagine congiunturale. Nonostante ciò, il buon risultato dell'ultimo trimestre 99 non è bastato per compensare la negativa situazione congiunturale attraversata nei precedenti periodi, cosicché, nel complesso, il 1999 si chiude con un bilancio leggermente negativo per la produzione industriale (0.5%).
A conferma del miglioramento dello stato di salute attraversato dall'industria regionale vi sono inoltre anche altri fattori. In particolare, il fatturato è cresciuto nel quarto trimestre 99 di un robusto +5.9% su base annua e il grado di utilizzo degli impianti si è collocato su un valore pari a 79.7%, che rappresenta anche in questo caso il livello più elevato raggiunto da tale indicatore dalla prima metà del 98. Sia gli ordini interni che quelli esteri sono inoltre tornati a crescere rispetto al trimestre precedente, con un incremento più marcato per i primi (+1.5%) rispetto ai secondi (+1.0%). L'unica nota negativa, in questo quadro, è così rappresentata dall'andamento occupazionale che, dopo una contrazione nel terzo trimestre '99 (0.6% rispetto al precedente periodo), ha subìto un nuovo arretramento nel quarto trimestre (0.4%).
Alcuni dettagli
*- Sotto il profilo dimensionale, la fascia delle imprese medio/grandi (da 100 a 499 addetti) conferma la propria performance congiunturale positiva, grazie ad incrementi consistenti sia in termini di produzione (+3.3%) che di fatturato (+11.3%). Sotto tale aspetto la vera novità è tuttavia rappresentata dal fatto che, oltre a queste, sono in crescita anche le imprese di dimensioni inferiori (ed in particolare quelle comprese fra 10 e 19 addetti, con una produzione in crescita del +2.4%), vale a dire quelle in cui maggiormente si rispecchia il modello distrettuale toscano imperniato prevalentemente sulla piccola e piccolissima impresa.
*- Per quanto riguarda i settori di attività, il quarto trimestre 99 è stato particolarmente positivo per la lavorazione dei minerali, per il comparto del legno-arredamento e per quello della chimica-gomma, tutti con consistenti incrementi produttivi (oltre il 6%) e di fatturato (attorno al 10%). Stazionario è invece l'andamento del comparto alimentare, mentre si confermano le difficoltà evidenziatesi già nel corso delle precedenti rilevazioni per il complesso delle manifatturiere varie (2.3% in termini di produzione). Anche in questo ambito vi è tuttavia una rilevante novità (da porre in relazione con quanto detto a proposito del profilo dimensionale), dal momento che le difficoltà in cui versava nel corso delle indagini precedenti il sistema moda sembrano essersi notevolmente smorzate, come testimoniano le marginali contrazioni dei volumi produttivi (0.2%) e degli ordini esteri (0.6%), e i pur leggeri incrementi del fatturato (+0.6%), degli ordini interni (+0.6%) e degli occupati (+0.2%).
*- L'articolazione territoriale della situazione attraversata dall'industria toscana nel quarto trimestre 99, infine, evidenzia una certa diffusione dello stato di generale miglioramento del quadro congiunturale, con molte province che sono tornate ad evidenziare un risultato positivo. Solo Prato, infatti, registra un seppur lieve regresso dei volumi produttivi, mentre Arezzo, Firenze, Lucca, Pisa, Pistoia e Siena realizzano contenuti incrementi. In questo quadro sono state così le province della Costa (Livorno, Massa Carrara e Grosseto) a mettere a segno le migliori performance produttive, grazie ad una più consistente crescita della produzione industriale.
Indicazioni di pre-consuntivo per il 1° trimestre 2000
Le favorevoli aspettative manifestate dagli imprenditori
relativamente all'andamento del 1° trimestre dell'anno in corso sembrano
confermare gli andamenti sopra descritti. Il 26.6% degli imprenditori ha
infatti previsto di riportare, rispetto al 4° trimestre 99, un ulteriore
aumento dei propri volumi produttivi, contro un 13.2% di risposte in diminuzione.
Il saldo ampiamente positivo fra le due percentuali (+23) rispecchia pertanto
una prevalenza di imprenditori "ottimisti" sulle prospettive di
ripresa di breve periodo dell'apparato manifatturiero regionale e si colloca
su un livello solo leggermente inferiore rispetto a quello della precedente
indagine, rappresentando in ogni caso uno dei valori più elevati
raggiunti nel corso delle rilevazioni effettuate a partire dal 1997. L'industria
toscana sembra pertanto essersi finalmente avviata lungo un percorso di
crescita da tempo atteso, in linea peraltro con quanto si sta realizzando
a livello nazionale. Le prossime indagini ci diranno in quale misura queste
favorevoli aspettative saranno in grado di concretizzarsi e di consolidare
quei segnali di ripresa produttiva evidenziati dall'industria toscana fra
la fine del 99 e l'inizio del corrente anno.
Tornano a Firenze le chiavi dell'antica Porta San Gallo
Da sinistra: Martin Schwartschild (esecutore testamentario), Joseph Roth e John Montefiore-Vita
Sul tavolo le chiavi
Le nuove frontiere dell'investigazione
Si è svolto in Calabria un convegno nazionale organizzato dal Libero Sindacato Polizia (LI.SI.PO.) sul tema "Le nuove frontiere delle investigazioni di fronte allo sviluppo tecnologico e alle nuove forme di criminalità".
Al convegno ha portato il saluto ed un significativo contributo Giuseppe Chiaravalloti, presidente della Regione Calabria ed ex-magistrato.
Dagli interventi è emersa la considerazione che l'uso delle tecnologie informatiche e telematiche nei diversi settori della società, ha portato alla nascita ed allo sviluppo di una nuova criminalità, definita come "criminalità informatica", verso la quale si stanno indirizzando anche le diverse organizzazioni criminali già esistenti, allettate dalla possibilità di veloci arricchimenti e proprio da questo scaturisce la necessità di approfondire la conoscenza di tale fenomeno, al fine di reprimerne gli effetti.
Ogni relatore ha dato un notevole contributo al dibattito, proprio in relazione alle specifiche esperienze professionali, nella considerazione che siamo in presenza di crescenti investimenti delle organizzazioni criminali e della necessità che gli apparati dello Stato, siano posti nelle condizioni di rispondere al meglio a questa nuova sfida della criminalità. Nel suo intervento, il segretario nazionale del Libero Sindacato Polizia (LI.SI.PO.), Luigi Ferone, ha affermato, fra l'altro: "Siamo in presenza di crescenti investimenti delle organizzazioni criminali internazionali, in Italia ed in Europa, nelle attività di criminalità informatica specie in assenza di controlli internazionali efficaci e di una ancor più efficace politica, internazionale ed interna, di repressione del fenomeno, anche se com'è certo il problema della sicurezza delle comunicazioni e delle nuove forme di criminalità telematica, è al centro dell'interesse nazionale. Vero che esistono norme, anche se è lecito esprimere dubbi sulla relativa efficacia deterrente, ma purtroppo mancano ancora Nuclei di Polizia Giudiziaria specializzati, ove si accentui la lodevole eccezione del servizio centrale operativo (ex SCO) della Polizia di Stato, ora divenuto Nucleo operativo della Polizia delle telecomunicazioni. Spesso si fa strada l'illusione ha continuato Ferone che si tratti di crimine di second'ordine, di scarsa rilevanza sociale ed economica, ma i fatti dimostrano, invece, che si tratta di una nuova forma di criminalità, pericolosissima ed in netta espansione. La multimedialità impone che il problema della consumazione dei reati telematici, non sia più considerato come un problema "di settore", riguardante cioè solo l'industria informatica audiovisiva, musicale e cinematografica. In gioco è la sopravvivenza di tutta l'industria della comunicazione e dei singoli operatori del quotidiano, basti pensare ai minori che usano il computer e "navigano" per ore e da soli, potenziali vittime del simulmondo. La pirateria è già pronta alle nuove sfide tecnologiche, mentre le strutture pubbliche ancora stentano, ammantate di formalismo burocratico, di cinico immobilismo, e tutto questo non giova certamente, nella lotta alla criminalità a questa nuova forma di criminalità".
Il segretario Nazionale del LI.SI.PO. ha concluso, sostenendo che è necessaria l'istituzione di nuove strutture agili ed immediatamente operative, rafforzando, al tempo stesso, con mezzi e nuove risorse le strutture esistenti e sul piano internazionale, appare evidente, la necessità della creazione di un Ufficio internazionale presso l'Interpol, che sia in grado di supportare le Forze di Polizia statali, nel traffico internazionale, con il più efficace interscambio di dati relativi alla criminalità telematica.
Il convegno è stato presieduto dal Procuratore della Repubblica di Cosenza, dr. Alfredo Serafini.
Hanno tenuto relazioni: il Dott. Luciano D'Eemmanuele, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, il Dott. Arcibaldo Miller, Sost. Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, il Dott. Eugenio Facciolla, Sost. Procuratore D.D.A. di Catanzaro, il Magg. Vincenzo Mazzucco, della Direzione Investigativa Antimafia di Napoli, il Cap. Oreste Liporace, del Comando Generale dei Carabinieri, il Dott. Stefano Dodaro, Dirigente la Squadra Mobile di Cosenza.