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I pro e i contro ai quesiti dei referendum
Premesso che il dovere civico ci impone di partecipare al voto, abbiamo pensato di offrire ai nostri lettori un quadro dei referendum sui quali siamo chiamati a dire SI o NO, esaminando tutti i questiti, uno per uno, illustrando le conseguenze del voto secondo il punto di vista dei rispettivi sostenitori..
Servizio di Francesco Pacini
SI
DISCIPLINA DEI LICENZIAMENTI
L'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, rimuovendo l'attuale impossibilità (di fatto) di licenziare, per le imprese con più di 15 dipendenti, senza la cosiddetta "giusta causa", incentiverebbe le piccole imprese ad operare quelle nuove assunzioni oggi scoraggiate proprio dalla difficoltà di interruzione del rapporto di lavoro.
Al lavoratore licenziato (che continuerebbe a non poterlo essere per motivi politici, religiosi, sindacali, ecc.) sarebbe corrisposto un indennizzo economico.
TRATTENUTE ASSOCIATIVE E SINDACALI
Da un lato gli enti pubblici cesserebbero di essere gli "esattori" dei sindacati, dall'altro si riaffermerebbe il principio per cui l'iscrizione al sindacato è frutto di una volontà chiara e periodicamente rinnovata del cittadino.
Verrebbe così interrotto quel meccanismo che vede, ad esempio, il pensionato recarsi al patronato per avere assistenza su una pratica e, consapevolmente o meno, autorizzare l'Inps a versare al sindacato una quota della propria pensione.
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
Sarebbe affermata la "separazione delle carriere", impedendo ai magistrati con funzioni requirenti di passare a funzioni giudicanti e viceversa (passaggio oggi possibile), assicurando così una maggiore neutralità del giudizio (esiste differenza di "forma mentis" fra chi deve essere soggetto terzo fra accusa e difesa e giudicare in autonomia e chi, invece, è parte in causa nel procedimento) e recuperando una posizione di parità per la difesa rispetto ad accusa e giudice (che spesse volte si danno del "tu").
CONSIGLIO SUPERIORE MAGISTRATURA
Abolendo il voto di lista per la elezione dei membri togati del CSM e trasformando la preferenza unica da semplice meccanismo di selezione nell'ambito della lista a vera e propria norma generale per la scelta dei candidato, si sgancerebbe l'elezione di quest'ultimo dall'appartenenza ad una corrente (ed alla relativa lista), legandola, invece, al consenso raccolto in base al suo prestigio e alle sue capacità personali.
In sostanza, si otterrebbe un primo importante passo nella direzione di una piena sottrazione dei rappresentanti dei magistrati alla lottizzazione delle correnti politiche e di una loro effettiva indipendenza e libertà di giudizio.
INCARICHI EXTRAGIUDIZIARI
Sarebbe impedito ai magistrati di assumere incarichi non giudiziari incompatibili con l'esercizio efficiente ed imparziale delle loro ordinarie funzioni giudiziarie.
Si eliminerebbe il rischio di intrecci di interessi, non sempre limpidi, fra magistratura, partiti politici ed altri centri di potere; fonte spesso di inevitabili sospetti e di discredito per i magistrati in essi coinvolti.
ABOLIZIONE QUOTA PROPORZIONALE
Si agevolerebbe la realizzazione, in tempi brevi, di un effettivo bipolarismo, a tutto vantaggio della stabilità dei governi e del principio dell'alternanza.
I partiti sarebbero costretti a coalizzarsi o a fondersi, in quanto non potrebbero più contare sulla rendita di deputati data loro, anche con percentuali di consenso popolare esigue, dall'attuale legge elettorale.
RIMBORSI ELETTORALI
Si renderebbe giustizia agli Italiani che, con analogo referendum del 1993, avevano detto no al finanziamento pubblico dei partiti. Bocciando il sistema dei rimborsi elettorali (4000 lire per ogni voto ottenuto) si impedirebbe ai partiti di pesare sul bilancio dello Stato, costringendoli a reperire finanziamenti dai privati e, soprattutto, dalle erogazioni volontarie dei cittadini.
NO
DISCIPLINA DEI LICENZIAMENTI
L'unico obiettivo del quesito è quello di indebolire le tutele individuali e contrattuali dei lavoratori, per lasciare spazio a forme nuove di arbitrio e di subordinazione nei confronti del datore di lavoro. La libertà di licenziamento non libererebbe il lavoro e l'impresa, ma solo quest'ultima. Essa non incrementerebbe le assunzioni per lavori veri, ma renderebbe l'Italia il Paese dell'UE con minori garanzie per i lavoratori in caso di licenziamento.
TRATTENUTE ASSOCIATIVE E SINDACALI
Il quesito ha l'unico scopo di colpire l'associazionismo sindacale. La trattenuta che gli enti fanno a favore del sindacato avviene tramite una delega liberamente sottoscritta e che si può liberamente disdettare. L'iscrizione al sindacato è libera e volontaria e non è motivata da altri interessi che non siano la libertà di associazione garantita dalla Costituzione repubblicana.
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE
Un esito positivo al quesito avrebbe l'effetto opposto a quello invocato dai proponenti: renderebbe il Pubblico Ministero più corporativo, allontanandolo dalla cultura della giurisdizione e penalizzando fortemente la funzione giurisdizionale nel suo complesso. L'unico reale (e taciuto) motivo alla base di questo referendum è che la separazione delle carriere è lo snodo tecnico indispensabile per separare le sorti del PM da quelle del giudice, agevolando la realizzazione di un controllo politico sul primo.
CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA
Lo scopo dell'abolizione del voto di lista è colpire l'associazionismo giudiziario e la sua articolazione in gruppi culturalmente differenziati. Ma è stata proprio la dialettica politico-culturale delle "correnti" a contribuire al rafforzamento del ruolo di tutela dell'indipendenza della funzione giudiziaria esercitati dal CSM, in piena conformità con la sua funzione costituzionale. Colpendo l'associazionismo si ridimensionerebbe il ruolo politico di garanzia dell'indipendenza che la Costituzione ha affidato al Consiglio Superiore della Magistratura.
INCARICHI EXTRAGIUDIZIARI
Attualmente, salvo gli arbitrati obbligatori previsti dalla legge, tutti gli incarichi lucrosi (ma non solo quelli) sono vietati ai magistrati. Il problema posto col quesito, pertanto, non esiste più da tempo. Vietando per legge ai magistrati di assumere qualsiasi incarico extragiudiziario (come l'insegnamento o l'assistenza ai Giudici presso la Corte costituzionale), si impoverirebbe culturalmente l'intero corpo dei magistrati, ai cui membri verrebbero negate anche quelle attività che contribuiscono ad incrementare la loro formazione professionale.
ABOLIZIONE QUOTA PROPORZIONALE
Eliminando la quota proporzionale alla camera si eliminerebbe, di fatto, il pluralismo politico, costringendo l'elettorato ad un bipolarismo che avrebbe nell'astensionismo l'unica alternativa. Aumenterebbe poi il potere di ricatto dei "cespugli", ancora più necessari per far prevalere una coalizione sull'altra.
RIMBORSI ELETTORALI
Abolendo il finanziamento pubblico dei
partiti si darebbe via libera alla politica fatta esclusivamente da chi
può permettersela. Si disconoscerebbe il ruolo riconosciuto ai partiti
dalla Costituzione, agevolando la commistione di interesse fra i partiti
e le lobbies, disposte, queste ultime, ad aprire i cordoni della borsa in
cambio di favori e di sostegno concreto (in sede legislativa, ad esempio)
ai propri particolari interessi.

Per il terzo anno consecutivo Firenze ha ospitato la "Giornata Internazionale della Libertà di Informa-zione", iniziativa promossa da dieci anni da Onu e Unesco.
Nella sede della Presidenza della Giunta Regionale To-scana l'ISF (Informazione senza Frontiere), l'associazione costituita da ARCI, ACLI e Federazione Nazio-nale della Stampa Italiana per un'informazione libera, ha organizzato una giornata di studio e riflessione sullo stato di libertà della comunicazione nel mondo.

Al centro dei lavori, coordinati da Vincenzo Striano, presidente di ISF e dal presidente dell'Associazione stampa toscana e nonchè segretario dello stesso ISF, Pino Rea, la presentazione del rapporto 1999 sullo stato dell'informazione nel mon-do, prodotto dall'Internatio-nal Press Institute (un'associazione di operatori della comunicazione provenienti da oltre cento paesi che opera a difesa della libertà dei media) ed edito, nella versione in lingua italiana, dallo stesso ISF, e l'analisi della situazione di comunicazione indipendente nei Balcani. Un rapporto, quello dell'IPI, che è soprattutto, come ha ricordato Barbara Trionfi, membro dell'organizzazione, "un'indispensabile radiografia dello stato della democrazia e del progresso nel mondo, di cui proprio la libertà dell'informazione è elemento indispensabile e fondante".
Dalla pubblicazione (suddivisa in sei distinte sezioni che analizzano lo stato dell'informazione rispettivamente in Africa, nelle Ame-riche, in Asia, nell'Au-stralia ed in Oceania, in Europa e nelle aree Medio Oriente-Nord Africa) si evince, in tutta la sua drammaticità, il quadro della situazione.


Dalla morte di ben 86 operatori della comunicazione alla chiusura di giornali indipendenti in moltissimi paesi soggetti a regimi dittatoriali (nei giorni scorsi, in Iran, sono state chiuse ben 15 testate, nda), dalla manipolazione dell'informazione, frutto della concentrazione della stessa in poche mani, alle tantissime denunce per diffamazione intentate contro gli operatori dei media, al solo scopo di intimorire o tacitare voci libere, il 1999 ha confermato come uno dei diritti fondamentali dell'uomo quello ad essere informato - sia ancora fortemente limitato, quando non addirittura negato. Come nei Balcani (alla cui situazione la "Giornata" ha dedicato una tavola rotonda), dove la violazione della libertà di informazione, prima, durante e dopo il conflitto del Kossovo, è diventata una strategia del regime di Milosevic per conservare il potere. Lo ha ricordato il belgradese Ivica Bizetic, giornalista del quotidiano indipendente di opposizione "Danas", che ha voluto sollecitare l'occidente a sostenere l'attività dei media serbi indipendenti, "oggi ha detto l'unica vera forma di opposizione a Milosevic". Un appello che non dovrebbe cadere nel vuoto: fra gli aiuti occidentali previsti per l'area balcanica, infatti, già sono disponibili 300 milioni destinati, presumibilmente, alla costituzione di un'agenzia di informazione per l'Europa sud-orientale. (f.p.)
Psicologia e fumo
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Condanne a produttori di sigarette... e a fumatori!
Lo sconcerto del consumatore passa
dalla mostra sulle biotecnologie di Genova alla sentenza di Firenze alle
difficoltà per fare la spesa!
Il 24, 25 e 26 maggio si terrà a Genova
Prima mostra-convegno (TeBio) internazionale sulle biotecnologie
TeBio si propone come "occasione per informarsi sulle biotecnologie"; ma a monte ci sono anni di silenzio mentre venivano condotte sperimentazioni coltivando piante geneticamente modificate a due passi da casa nostra, e da anni consumiamo alimenti che le contengono senza possibilità di saperlo. Da anni nei laboratori vengono manipolati geneticamente gli animali, per la zootecnia e per la ricerca scientifica, senza alcun limite etico e senza considerare le enormi sofferenze a cui sono sottoposti e i rischi che i risultati di questo tipo di "ricerca" comporta.
Oggi ce ne parlano semplicemente perché le multinazionali sono pronte a lanciare il tutto su vasta scala.
E' in sostanza un momento di pubblicità pura e semplice, mascherata da informazione.
Altro che informazione! Vi hanno mai detto che in Italia ci sono oltre 200 siti di coltivazione di piante geneticamente modificate? O che buona parte dei prodotti da forno che consumiamo (merendine, biscotti ecc.) contiene già soia o mais modificati, prodotti negli USA? E perché se ne parlerebbe proprio adesso? Vi hanno mai detto che materie prime e alimenti 'modificati' sono messi in vendita anche quando i danni alla salute umana e all'ambiente sono praticamente accertati? O che produrre questi nuovi alimenti 'tecnologici' non creerà nuovi posti di lavoro e non risolverà la fame nel mondo, ma servirà solo ad arricchire i colossi multinazionali proprietari dei brevetti?
Secondo i promotori della manifestazione, l'intento è quello di "trasferire i risultati della ricerca a livello industriale".
"La logica del profitto rischia oggi, con TeBio, di prevalere definitivamente sul diritto alla salute e all'informazione dei popoli" sostengono associazioni ambientaliste e dei consumatori (tra cui Lav, WWF, Adiconsum) che contestano la manifestazione. Ed aggiungono "a chi cerca di tranquillizzare dicendo che "informarsi è naturale", rispondiamo con l'insegnamento che ci viene da Seattle: RIBELLARSI è NATURALE!"

...e intanto a Firenze!
Si deve registrare una sentenza scandalosa che trova una concreta motivazione nei comportamenti , a dir poco, leggeri, del Ministero della Sanità.
Questi i fatti, in rapida sintesi:
un consumatore acquista una "barretta dietetica" leggendo attentamente la composizione essendo allergico al "burro d'arachidi". Dopo aver constatato l'assenza del pericolo ingrediente, la mangia tranquillamente.
Ma gliene incoglie male: appena ingerita la barretta si sente male, viene assalito da una crisi di soffocamento, trasportato all'ospedale e salvato.
Motivo che ha scatenato l'allergia? Il burro di arachidi contenuto nella barretta, sentenzia il medico.
Ma come? Sull'etichetta non c'era scritto? E allora?
Il consumatore si rivolge all'avvocato Bianca Maria Giocoli che intenta causa per risarcimento nei confronti del distributore italiano (il prodotto è americano) e del negoziante.
Alla fine entrambi vengono assolti perchè hanno dimostrato di aver inviato al Ministero della Sanità le etichette in lingua originale (inglese) sulle quali era indicato il "burro d'arachidi" e di averle ricevuto in restituzione con la correzione in "grassi vegetali". Perchè? Semplice: a giudizio del Ministero la parola "burro" è riservata in Italia solo ai prodotti derivati dal latte!
Per noi la storia si ferma qui: ma non sarebbe sbagliato chiamare sul banco degli imputati proprio il Ministero o quanto meno indurre il Parlamento e rivedere la norma.
...e inoltre, ormai occorre una "laurea" per fare la spesa!
Questo per non vanificare la diligenza del consumatore e per salvaguardarlo nell'integrità fisica e psicologica.
Già, perchè adesso la questione non è più soltanto di protezione della salute!
Infatti, chi va nel negozio a fare acquisto di alimentari deve mettere in conto una scelta lunga e complessa. Le donne, che sono quelle "impegnate" in questo compito poco gradito, sostengono che ormai per fare la spesa occorre tanto tempo ed un adeguato titolo di studio (una laurea?).
Perchè? Semplice: bisogna leggere l'etichetta con molta cognizione di causa. Non basta distinguere le varie voci che compongono il prodotto, occorre anche sapere (magari portandosi dietro una voluminoso enciclopedia medica!) quale significato hanno quelle parole.
Non solo: bisogna leggere la provenienza e capire se il prodotto arriva da un'area inquinata o salubre; se può contenere o meno scorie radioattive; se è geneticamente modificato; se è stato coltivato in campi agricoli nazionali o stranieri...
Alla fine, proviamo a porre una drammatica domanda a noi stessi ed agli altri: chi salverà il consumatore dagli appetiti dei produttori disonesti?