L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Manuale Cencelli: quando era una cosa seria!

 

 

 

In occasione del varo del governo Amato è riemerso il famoso "manuale Cencelli" trattato con ironia e sufficiente spocchia da chi quel "manuale" non lo conosce in maniera adeguata.

Infatti, mentre il vecchio "manuale" rappresentava il bilancino per spartire le poltrone tra i diversi partiti che componevano la maggioranza, quello rispolverato (in maniera inadeguata) non ha niente a che fare con la logica del vecchio "manuale" ma è una bruttissima fotocopia fatta con una vecchia macchina che ha impresso sul foglio tante macchie.

In pratica la spartizione delle poltrone oggi non è più un affare tra pochi partiti ma tra una schiera di partiti e partitini che vogliono raccogliere quanto più è possibile sperando così di "ingrassare" (o ingrossare?) le proprie file.

Se poi questo partitino non è neppure espressione del voto popolare, ma si è formato da una scissione con un altro partito rinnegandone idee e comportamenti, allora l'appetito diventa voracità.

Se, inoltre, si condisce il "manuale" odierno con le pretese di certi personaggi che cercano di sguazzare sulle ceneri dei partiti per interessi solo personali, allora il quadro è completo!

Ecco perchè oggi è fuori luogo parlare di "manuale Cencelli". Piuttosto si deve parlare di ritorno agli antipodi della vita dell'uomo, a quando cioè la caccia era l'unico sistema per procurarsi da vivere. Con la variante che ai primordi si cacciavano le bestie mentre adesso si cacciano le teste dei nemici politici, cercando di fare terra bruciata attorno a loro per piazzare la propria ... sedia.

Appare del tutto ridicola, quindi, l'accusa rivolta nei giorni scorsi ad Amato, accusato di non aver saputo arginare l'assalto alle poltrone e, quindi, "di non aver saputo resistere alle mafie partitocratiche".

Chi ha fatto questa denuncia da una parte ha fatto finta di non sapere che i partiti della coalizione possono formare una sorta di squadra di calcio, dall'altra ha fatto finta di non sapere che "questi partiti" non sono più "partiti" nel senso esatto della parola perchè non hanno più ideologie, linee-guida, rapporto con l'elettore, disciplina.

Forse è giunto il momento di riassegnare ai partiti il loro ruolo storico (altro che passi indietro come proclama Valter Veltroni!), la loro funzione sociale, ed ai cittadini la garanzia che il loro voto ha un significato reale che è quello di mandare in Parlamento uomini che siano in grado di rappresentarli e di "pagare" se non mantengono gli impegni assunti nella campagna elettorale.

Altro che maggioritario o proporzionale!

Altro che manuale Cencelli!

Occorre ripensare l'Istituzione-Paese per riacquistare la credibilità perduta a livello internazionale.

 

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

I pro e i contro ai quesiti dei referendum

 

 

Premesso che il dovere civico ci impone di partecipare al voto, abbiamo pensato di offrire ai nostri lettori un quadro dei referendum sui quali siamo chiamati a dire SI o NO, esaminando tutti i questiti, uno per uno, illustrando le conseguenze del voto secondo il punto di vista dei rispettivi sostenitori..

 

Servizio di Francesco Pacini

 

SI

 

DISCIPLINA DEI LICENZIAMENTI

L'abrogazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, rimuovendo l'attuale impossibilità (di fatto) di licenziare, per le imprese con più di 15 dipendenti, senza la cosiddetta "giusta causa", incentiverebbe le piccole imprese ad operare quelle nuove assunzioni oggi scoraggiate proprio dalla difficoltà di interruzione del rapporto di lavoro.

Al lavoratore licenziato (che continuerebbe a non poterlo essere per motivi politici, religiosi, sindacali, ecc.) sarebbe corrisposto un indennizzo economico.

 

TRATTENUTE ASSOCIATIVE E SINDACALI

Da un lato gli enti pubblici cesserebbero di essere gli "esattori" dei sindacati, dall'altro si riaffermerebbe il principio per cui l'iscrizione al sindacato è frutto di una volontà chiara e periodicamente rinnovata del cittadino.

Verrebbe così interrotto quel meccanismo che vede, ad esempio, il pensionato recarsi al patronato per avere assistenza su una pratica e, consapevolmente o meno, autorizzare l'Inps a versare al sindacato una quota della propria pensione.

 

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

Sarebbe affermata la "separazione delle carriere", impedendo ai magistrati con funzioni requirenti di passare a funzioni giudicanti e viceversa (passaggio oggi possibile), assicurando così una maggiore neutralità del giudizio (esiste differenza di "forma mentis" fra chi deve essere soggetto terzo fra accusa e difesa e giudicare in autonomia e chi, invece, è parte in causa nel procedimento) e recuperando una posizione di parità per la difesa rispetto ad accusa e giudice (che spesse volte si danno del "tu").

 

CONSIGLIO SUPERIORE MAGISTRATURA

Abolendo il voto di lista per la elezione dei membri togati del CSM e trasformando la preferenza unica da semplice meccanismo di selezione nell'ambito della lista a vera e propria norma generale per la scelta dei candidato, si sgancerebbe l'elezione di quest'ultimo dall'appartenenza ad una corrente (ed alla relativa lista), legandola, invece, al consenso raccolto in base al suo prestigio e alle sue capacità personali.

In sostanza, si otterrebbe un primo importante passo nella direzione di una piena sottrazione dei rappresentanti dei magistrati alla lottizzazione delle correnti politiche e di una loro effettiva indipendenza e libertà di giudizio.

 

INCARICHI EXTRAGIUDIZIARI

Sarebbe impedito ai magistrati di assumere incarichi non giudiziari incompatibili con l'esercizio efficiente ed imparziale delle loro ordinarie funzioni giudiziarie.

Si eliminerebbe il rischio di intrecci di interessi, non sempre limpidi, fra magistratura, partiti politici ed altri centri di potere; fonte spesso di inevitabili sospetti e di discredito per i magistrati in essi coinvolti.

 

ABOLIZIONE QUOTA PROPORZIONALE

Si agevolerebbe la realizzazione, in tempi brevi, di un effettivo bipolarismo, a tutto vantaggio della stabilità dei governi e del principio dell'alternanza.

I partiti sarebbero costretti a coalizzarsi o a fondersi, in quanto non potrebbero più contare sulla rendita di deputati data loro, anche con percentuali di consenso popolare esigue, dall'attuale legge elettorale.

RIMBORSI ELETTORALI

Si renderebbe giustizia agli Italiani che, con analogo referendum del 1993, avevano detto no al finanziamento pubblico dei partiti. Bocciando il sistema dei rimborsi elettorali (4000 lire per ogni voto ottenuto) si impedirebbe ai partiti di pesare sul bilancio dello Stato, costringendoli a reperire finanziamenti dai privati e, soprattutto, dalle erogazioni volontarie dei cittadini.

 

NO

 

DISCIPLINA DEI LICENZIAMENTI

L'unico obiettivo del quesito è quello di indebolire le tutele individuali e contrattuali dei lavoratori, per lasciare spazio a forme nuove di arbitrio e di subordinazione nei confronti del datore di lavoro. La libertà di licenziamento non libererebbe il lavoro e l'impresa, ma solo quest'ultima. Essa non incrementerebbe le assunzioni per lavori veri, ma renderebbe l'Italia il Paese dell'UE con minori garanzie per i lavoratori in caso di licenziamento.

 

TRATTENUTE ASSOCIATIVE E SINDACALI

Il quesito ha l'unico scopo di colpire l'associazionismo sindacale. La trattenuta che gli enti fanno a favore del sindacato avviene tramite una delega liberamente sottoscritta e che si può liberamente disdettare. L'iscrizione al sindacato è libera e volontaria e non è motivata da altri interessi che non siano la libertà di associazione garantita dalla Costituzione repubblicana.

 

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE

Un esito positivo al quesito avrebbe l'effetto opposto a quello invocato dai proponenti: renderebbe il Pubblico Ministero più corporativo, allontanandolo dalla cultura della giurisdizione e penalizzando fortemente la funzione giurisdizionale nel suo complesso. L'unico reale (e taciuto) motivo alla base di questo referendum è che la separazione delle carriere è lo snodo tecnico indispensabile per separare le sorti del PM da quelle del giudice, agevolando la realizzazione di un controllo politico sul primo.

 

CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

Lo scopo dell'abolizione del voto di lista è colpire l'associazionismo giudiziario e la sua articolazione in gruppi culturalmente differenziati. Ma è stata proprio la dialettica politico-culturale delle "correnti" a contribuire al rafforzamento del ruolo di tutela dell'indipendenza della funzione giudiziaria esercitati dal CSM, in piena conformità con la sua funzione costituzionale. Colpendo l'associazionismo si ridimensionerebbe il ruolo politico di garanzia dell'indipendenza che la Costituzione ha affidato al Consiglio Superiore della Magistratura.

 

INCARICHI EXTRAGIUDIZIARI

Attualmente, salvo gli arbitrati obbligatori previsti dalla legge, tutti gli incarichi lucrosi (ma non solo quelli) sono vietati ai magistrati. Il problema posto col quesito, pertanto, non esiste più da tempo. Vietando per legge ai magistrati di assumere qualsiasi incarico extragiudiziario (come l'insegnamento o l'assistenza ai Giudici presso la Corte costituzionale), si impoverirebbe culturalmente l'intero corpo dei magistrati, ai cui membri verrebbero negate anche quelle attività che contribuiscono ad incrementare la loro formazione professionale.

 

ABOLIZIONE QUOTA PROPORZIONALE

Eliminando la quota proporzionale alla camera si eliminerebbe, di fatto, il pluralismo politico, costringendo l'elettorato ad un bipolarismo che avrebbe nell'astensionismo l'unica alternativa. Aumenterebbe poi il potere di ricatto dei "cespugli", ancora più necessari per far prevalere una coalizione sull'altra.

 

RIMBORSI ELETTORALI

Abolendo il finanziamento pubblico dei partiti si darebbe via libera alla politica fatta esclusivamente da chi può permettersela. Si disconoscerebbe il ruolo riconosciuto ai partiti dalla Costituzione, agevolando la commistione di interesse fra i partiti e le lobbies, disposte, queste ultime, ad aprire i cordoni della borsa in cambio di favori e di sostegno concreto (in sede legislativa, ad esempio) ai propri particolari interessi.

 

 

 

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L'ATTENZIONE

 

Stampa, tra repressione e autocensura

Per il terzo anno consecutivo Firenze ha ospitato la "Giornata Internazionale della Libertà di Informa-zione", iniziativa promossa da dieci anni da Onu e Unesco.

Nella sede della Presidenza della Giunta Regionale To-scana l'ISF (Informazione senza Frontiere), l'associazione costituita da ARCI, ACLI e Federazione Nazio-nale della Stampa Italiana per un'informazione libera, ha organizzato una giornata di studio e riflessione sullo stato di libertà della comunicazione nel mondo.

Al centro dei lavori, coordinati da Vincenzo Striano, presidente di ISF e dal presidente dell'Associazione stampa toscana e nonchè segretario dello stesso ISF, Pino Rea, la presentazione del rapporto 1999 sullo stato dell'informazione nel mon-do, prodotto dall'Internatio-nal Press Institute (un'associazione di operatori della comunicazione provenienti da oltre cento paesi che opera a difesa della libertà dei media) ed edito, nella versione in lingua italiana, dallo stesso ISF, e l'analisi della situazione di comunicazione indipendente nei Balcani. Un rapporto, quello dell'IPI, che è soprattutto, come ha ricordato Barbara Trionfi, membro dell'organizzazione, "un'indispensabile radiografia dello stato della democrazia e del progresso nel mondo, di cui proprio la libertà dell'informazione è elemento indispensabile e fondante".

Dalla pubblicazione (suddivisa in sei distinte sezioni che analizzano lo stato dell'informazione rispettivamente in Africa, nelle Ame-riche, in Asia, nell'Au-stralia ed in Oceania, in Europa e nelle aree Medio Oriente-Nord Africa) si evince, in tutta la sua drammaticità, il quadro della situazione.

 

 

Dalla morte di ben 86 operatori della comunicazione alla chiusura di giornali indipendenti in moltissimi paesi soggetti a regimi dittatoriali (nei giorni scorsi, in Iran, sono state chiuse ben 15 testate, nda), dalla manipolazione dell'informazione, frutto della concentrazione della stessa in poche mani, alle tantissime denunce per diffamazione intentate contro gli operatori dei media, al solo scopo di intimorire o tacitare voci libere, il 1999 ha confermato come uno dei diritti fondamentali dell'uomo ­ quello ad essere informato - sia ancora fortemente limitato, quando non addirittura negato. Come nei Balcani (alla cui situazione la "Giornata" ha dedicato una tavola rotonda), dove la violazione della libertà di informazione, prima, durante e dopo il conflitto del Kossovo, è diventata una strategia del regime di Milosevic per conservare il potere. Lo ha ricordato il belgradese Ivica Bizetic, giornalista del quotidiano indipendente di opposizione "Danas", che ha voluto sollecitare l'occidente a sostenere l'attività dei media serbi indipendenti, "oggi ­ ha detto ­ l'unica vera forma di opposizione a Milosevic". Un appello che non dovrebbe cadere nel vuoto: fra gli aiuti occidentali previsti per l'area balcanica, infatti, già sono disponibili 300 milioni destinati, presumibilmente, alla costituzione di un'agenzia di informazione per l'Europa sud-orientale. (f.p.)

 

 

 

 

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Psicologia e fumo

 
 

Quando l'uomo imparerà a rispettare se stesso, allora il mondo potrà cambiare in meglio. Ma fino a quando l'uomo si comporta da masochista procurerà danni a sè ed agli altri.
Inoltre, la mancanza di adeguato intuito dell'uomo, preso singolarmente, spinge la collettività, attraverso le istituzioni, a provare qualche strada per aiutare anche chi non lo vuole o non è capace di farlo da solo.
Scopo di queste due pagine è quello di offrire alcuni elementi di riflessione sulla gravità del fumo, con la speranza che almeno qualcuno ne sappia fare tesoro e rivedere il proprio modello di vita. In particolare le donne che stanno superando gli uomini e che dimostrano così di non essere più intelligenti dell'uomo, come si vorrebbe far credere.
Se così fosse (cioè più intelligenti) non solo eviterebbero di fumare ma indurrebbero gli uomini a fare la stessa cosa, saggia, in difesa della salute che è un bene sempre più prezioso.
 

Richiamo UE: il fumo porta l'impotenza

 
Attenti alle &laqno;bionde», potrebbero rovinarvi la vita sessuale. Sarà questo il tenore di un nuovo avviso ai fumatori allo studio di Bruxelles nell'ambito di una direttiva sulla vendita del tabacco: il legame tra fumo è impotenza era noto da tempo, ma presto questo messaggio sarà anche stampato su ogni pacchetto di sigarette venduto nell'Unione.
Il testo esatto del previsto avviso è ancora in fase di elaborazione. Tuttavia, secondo le prime indiscrezioni sulla stampa britannica, potrebbe trattarsi di un semplice &laqno;Il fumo causa l'impotenza». Secondo il ministro per la Salute pubblica britannica, Yvette Cooper, &laqno;pochi fumatori sono a conoscenza di tutti i danni legati al fumo». &laqno;Il fatto che il fumo può provocare l'impotenza dovrebbe costituire una ragione in più per incoraggiare a smettere», ha osservato il ministro al tabloid d'Oltremanica Daily Mail.
La stessa Associazione medica britannica, con l'appoggio del Governo Blair e di alcuni europarlamentari del Regno, ha promosso una campagna a favore del previsto avviso sui pacchetti di sigarette.
Secondo una ricerca 120.000 giovani fumatori sono diventati impotenti in Gran Bretagna proprio a causa delle sigarette.
 

Cancro da fumo

 
Quello al polmone è il tumore più frequente e solo in Italia causa circa 90.000 morti ogni anno. Però è anche vero che quando viene diagnosticato in fase precoce, ossia quando la massa tumorale è molto piccola (meno di due centimetri), l'intervento chirurgico può portare alla guarigione nel 60-80% dei casi. Quindi, affinando i metodi di diagnosi precoce si potrebbe aumentare la possibilità di identificare la malattia durante lo stadio iniziale», commenta Gabriella Sozzi, direttore dell'Unità operativa di biologia molecolare dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano. Le principali novità all'orizzonte nell'ambito della diagnosi precoce riguardano l'impiego di un tipo particolare di TAC, detta "a spirale", e di alcuni test genetici.

 

Infermieri e medici che fumano in ospedale!

Un lettore ha scritto ad un giornale
"Vado tutti i giorni a trovare mia sorella che è ricoverata nella rianimazione dell'ospedale di Legnano, con tracheostomia. Venerdì scorso mia nipote ha visto un'infermiera fumare tra i letti di rianimazione. L'ha guardata sbalordita, ma non ha avuto il coraggio di dirle niente.
L'infermiera è scappata via. Il giorno dopo, la rianimazione puzzava di fumo.
Sono andato a protestare dal primario. Mi ha risposto: &laqno;Che cosa vuole che faccia? Che li picchi?». Abbiamo, allora, deciso di denunciare il tutto alla direzione sanitaria. Questa volta hanno promesso di provvedere. L'indomani in rianimazione c'era un forte odore di deodorante e tutti noi visitatori ci siamo guardati. Con lo stesso sospetto.
Che con il deodorante si volesse nascondere il puzzo del fumo?
 

Donne: più fumatrici, ma anche più vulnerabili

La salute del gentil sesso va in fumo più facilmente. I polmoni delle signore, infatti, sono più vulnerabili agli effetti nocivi delle sigarette rispetto a quelli degli uomini. Questa maggiore sensibilità era già stata indicata da varie ricerche, ma adesso scienziati della Pennsylvania State University di Philadelphia (USA), ne hanno probabilmente svelato la ragione.
La causa sarebbe in un gene, chiamato GRPR (gastrine-releasing peptide receptor), che fa produrre una proteina capace di facilitare il legame tra le cellule e un determinato ormone (il GRP, appunto).
Quando si realizza questo legame le cellule interessate possono andare incontro a una crescita incontrollata che può condurre alla formazione del tumore.
Tale gene negli adulti è normalmente inattivo. I ricercatori americani hanno però scoperto che il fumo può indurre il suo "risveglio", soprattutto nelle donne. Quest'ultimo dato, insieme alla maggiore diffusione al fumo tra le donne, contribuisce a spiegare perché il tumore al polmone si declina sempre di più al femminile. Vediamo, però, come si può, oltre che spegnendo le sigarette, prevenire e curare oggi questa patologia.
 

Condanne a produttori di sigarette... e a fumatori!

 
Chi l'ha detto che la responsabilità dell'insorgere del cancro sia solo colpa del produttore di sigarette? Come si fa a dire che oggi, con la massa di informazioni che esiste, un individuo non sappia dei pericoli che corre fumando? Così come sa del pericolo alcolismo e droga!
Non c'è dubbio che esiste una corresponsabilità.
Ecco perchè ci sembra più corretta la sentenza di un tribunale francese rispetto a quella di un tribunale americano.
 
Usa
Il fumo fa male, molto male, ed anche agli stessi produttori: lo ha stabilito, anzi lo ha deciso, un tribunale della California, che ha condannato Philip Morris ed R J Reynolds Tobacco, i due principali colossi americani del settore, a risarcire la bellezza di venti milioni di dollari - più o meno la stessa cifra in Euro - ad una donna, Leslie Whyteley, che sta morendo a causa del fumo.
La Whyteley, che oggi ha quarant'anni, fuma da quando ne aveva quindici.
Secondo il suo avvocato, i fatti sono chiari: lei era preda del vizio, ingannata dalle compagnie del tabacco, secondo le quali nulla era provato, sui danni causati dal fumo. Non si tratta solo della più pesante sanzione mai inflitta ai produttori, ma anche della prima volta che i produttori di fumo vengono accusati dei mali incorsi ad una fumatrice caduta nel vizio dopo la comparsa sui pacchetti della frase: "attenzione, può nuocere gravemente alla salute".
 
Francia
Sull'onda degli indennizzi miliardari ottenuti dai fumatori americani per malattie da tabacco, anche un francese ci ha provato: la vedova di un uomo morto per cancro a 50 anni ha chiesto 300 milioni alla Seita, l'equivalente francese dell'ex monopolio italiano.
Il tribunale transalpino ha però deciso di ripartire le responsabilità: fino a 20 anni di età del fumatore (che aveva cominciato a fumare a 15) la Seita è stata considerata pienamente responsabile dei danni alla salute.
Per il periodo successivo, invece, il fumatore deve essere ritenuto corresponsabile, in quanto la nocività delle sigarette era di dominio pubblico.

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L'ATTENZIONE


Lo sconcerto del consumatore passa dalla mostra sulle biotecnologie di Genova alla sentenza di Firenze alle difficoltà per fare la spesa!

 

Il 24, 25 e 26 maggio si terrà a Genova

Prima mostra-convegno (TeBio) internazionale sulle biotecnologie

 

TeBio si propone come "occasione per informarsi sulle biotecnologie"; ma a monte ci sono anni di silenzio mentre venivano condotte sperimentazioni coltivando piante geneticamente modificate a due passi da casa nostra, e da anni consumiamo alimenti che le contengono senza possibilità di saperlo. Da anni nei laboratori vengono manipolati geneticamente gli animali, per la zootecnia e per la ricerca scientifica, senza alcun limite etico e senza considerare le enormi sofferenze a cui sono sottoposti e i rischi che i risultati di questo tipo di "ricerca" comporta.

Oggi ce ne parlano semplicemente perché le multinazionali sono pronte a lanciare il tutto su vasta scala.

E' in sostanza un momento di pubblicità pura e semplice, mascherata da informazione.

Altro che informazione! Vi hanno mai detto che in Italia ci sono oltre 200 siti di coltivazione di piante geneticamente modificate? O che buona parte dei prodotti da forno che consumiamo (merendine, biscotti ecc.) contiene già soia o mais modificati, prodotti negli USA? E perché se ne parlerebbe proprio adesso? Vi hanno mai detto che materie prime e alimenti 'modificati' sono messi in vendita anche quando i danni alla salute umana e all'ambiente sono praticamente accertati? O che produrre questi nuovi alimenti 'tecnologici' non creerà nuovi posti di lavoro e non risolverà la fame nel mondo, ma servirà solo ad arricchire i colossi multinazionali proprietari dei brevetti?

Secondo i promotori della manifestazione, l'intento è quello di "trasferire i risultati della ricerca a livello industriale".

"La logica del profitto rischia oggi, con TeBio, di prevalere definitivamente sul diritto alla salute e all'informazione dei popoli" sostengono associazioni ambientaliste e dei consumatori (tra cui Lav, WWF, Adiconsum) che contestano la manifestazione. Ed aggiungono "a chi cerca di tranquillizzare dicendo che "informarsi è naturale", rispondiamo con l'insegnamento che ci viene da Seattle: RIBELLARSI è NATURALE!"

...e intanto a Firenze!

Si deve registrare una sentenza scandalosa che trova una concreta motivazione nei comportamenti , a dir poco, leggeri, del Ministero della Sanità.

Questi i fatti, in rapida sintesi:

un consumatore acquista una "barretta dietetica" leggendo attentamente la composizione essendo allergico al "burro d'arachidi". Dopo aver constatato l'assenza del pericolo ingrediente, la mangia tranquillamente.

Ma gliene incoglie male: appena ingerita la barretta si sente male, viene assalito da una crisi di soffocamento, trasportato all'ospedale e salvato.

Motivo che ha scatenato l'allergia? Il burro di arachidi contenuto nella barretta, sentenzia il medico.

Ma come? Sull'etichetta non c'era scritto? E allora?

Il consumatore si rivolge all'avvocato Bianca Maria Giocoli che intenta causa per risarcimento nei confronti del distributore italiano (il prodotto è americano) e del negoziante.

Alla fine entrambi vengono assolti perchè hanno dimostrato di aver inviato al Ministero della Sanità le etichette in lingua originale (inglese) sulle quali era indicato il "burro d'arachidi" e di averle ricevuto in restituzione con la correzione in "grassi vegetali". Perchè? Semplice: a giudizio del Ministero la parola "burro" è riservata in Italia solo ai prodotti derivati dal latte!

Per noi la storia si ferma qui: ma non sarebbe sbagliato chiamare sul banco degli imputati proprio il Ministero o quanto meno indurre il Parlamento e rivedere la norma.

 

...e inoltre, ormai occorre una "laurea" per fare la spesa!

Questo per non vanificare la diligenza del consumatore e per salvaguardarlo nell'integrità fisica e psicologica.

Già, perchè adesso la questione non è più soltanto di protezione della salute!

Infatti, chi va nel negozio a fare acquisto di alimentari deve mettere in conto una scelta lunga e complessa. Le donne, che sono quelle "impegnate" in questo compito poco gradito, sostengono che ormai per fare la spesa occorre tanto tempo ed un adeguato titolo di studio (una laurea?).

Perchè? Semplice: bisogna leggere l'etichetta con molta cognizione di causa. Non basta distinguere le varie voci che compongono il prodotto, occorre anche sapere (magari portandosi dietro una voluminoso enciclopedia medica!) quale significato hanno quelle parole.

Non solo: bisogna leggere la provenienza e capire se il prodotto arriva da un'area inquinata o salubre; se può contenere o meno scorie radioattive; se è geneticamente modificato; se è stato coltivato in campi agricoli nazionali o stranieri...

Alla fine, proviamo a porre una drammatica domanda a noi stessi ed agli altri: chi salverà il consumatore dagli appetiti dei produttori disonesti?

 

 

 

 

 

 

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