L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Borsa e superenalotto

 

 

 

Non vi daremo cifre, perchè sono aride e dopo un certo numero di zeri non significano più niente per chi ... non sa contare!

Vi diremo, invece, ed è un fatto incontrovertibile, che il popolo italiano è ormai pervaso dalla febbre del gioco.

Una febbre che non conosce limiti: la troviamo per il gioco del calcio, del lotto, nel superenalotto, nelle carte, al casinò.

E, da un po' di tempo si è estesa ad altri due aspetti della vita: il rapporto coniugale, la borsa valori.

Voi vi chiederete perchè noi vediamo questi aspetti della vita. Ma è presto detto, basta seguirci.

Prendiamo l'ultima indagine dell'Istat. Essa ci racconta di famiglie sempre meno famiglie, di coppie che si separano anche per motivi futili, come è quello del mancato accordo sulla divisione dei compiti domestici (chi deve lavare i piatti, chi spolverare ...). E da quando le donne hanno deciso di prendere in mano lo scettro del comando le cose sono precipitate. Anche giustamente, se vogliamo. Perchè le donne sono decisioniste, non ammettono deroghe, vogliono avere ragione e basta! Così di coppie che si sciolgono come neve al sole, si deve attribuire la paternità (pardon la maternità) alla donna che dice addio al partner per sette volte su dieci.

Perchè accade?

Semplice! Perchè ormai ci si sposa per gioco. Un esempio? Prendete Claudia Pandolfi (quella bella ragazza che fa la parte di Alice nello sceneggiato televisivo Un medico in famiglia) dopo un paio di mesi di matrimonio ha abbandonato il legittimo consorte ed è corsa nelle braccia del suo nuovo amore!

Come darle torto? Ha scelto di vivere come le piace!

Tanto, avrà detto la bella Claudia, la vita è un gioco!

E poi, guardate cosa sta succedendo in Borsa. Cani e gatti sono diventati tutti esperti di titoli azionari, di fondi comuni di investimento, guardano il televideo, ascoltano la televisione, si abbonano ad Internet. Cercano notizie ogni momento sulla quotazione di quel titolo, di quell'altro. Parlano di calcio, pasta asciutta e titoli in un calderone senza sapore.

E credono pure di essere furbi. E non capiscono che quel gioco li può portare sul lastrico. E soprattutto non capiscono che la Borsa oggi, in particolare quella della cosiddetta new economy, è in buona parte di cartapesta che si può sciogliere con qualche goccia d'acqua.

Se è già difficile capire un titolo azionario di un'impresa industriale che è solidamente poggiata su impianti, capitali, know-how, figuriamoci un titolo telematico che non ha altra base che l'abilità di chi lo ha messo in circolazione a far credere che il mondo è quadrato e non più tondo.

Povera Borsa! ridotta al rango di un botteghino del lotto o di una ricevitoria del totocalcio! frequentata da cani e gatti che una volta si chiamavano abitanti del "parco buoi".

Giocare, giocare, giocare: ormai questo è il tema dominante che potrebbe essere inserito nella nostra Costsituzione al posto della parola "lavoro". Insomma, si potrebbe dire che "l'Italia è una Repubblica fondata sul gioco".

 

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Alta Velocità e Riassetto Produttivo:

un binomio vincente

 

Arturo Papini, segretario regionale Uiltrasporti

"Guai se l'Alta Velocità dovesse significare per Firen-ze soltanto l'attraversamento di treni che da una città sono diretti ad un'altra! Sarebbe la sconfitta della strategia che vuole dare all'AV un ruolo di stimolo non solo all'avvicinamento di due località, ma anche, se non soprattutto, quello di favorire un'adeguata ristrutturazione dei servizi stanziali".

Questo grido d'allarme viene da Arturo Papini, segretario regionale toscano della Uil-trasporti.

Papini è convinto che i due temi: Alta Velocità e Rias-setto Produttivo formino un binomio inscindibile per dare credibilità e concretezza allo sviluppo del sistema ferroviario in modo moderno.

"Nessuno - ha detto Papini - può contestare il principio che quando si parla di polo tecnologico ci si riferisce alla doppia attività, quella del materiale trainato e quella del materiale trainante. Ecco perchè - a giudizio del sindacato - occorrerà pensare con grande impegno alla costruzione del Polo tecnologico, che deve raccogliere in sè il sistema produttivo oggi dislocato all'Osmannoro, a Pontassieve, a Porta al Prato e nella struttura fiorentina di via Spartaco Lavagnini".

Un tema, questo, che vede impegnato il Pdci a livello locale e nazionale, tanto è vero che l'on. Eduardo Bruno si sta battendo in Parlamento per far approvare un disegno di legge sulla "ristrutturazione dell'autotrasporto e lo sviluppo dell'intermoalità prevede al suo interno un "capitolo" specifico per lo sviluppo del Polo tecnologico ad Osmannoro e la proposta per la creazione a Firenze dell'Authority dei trasporti.

Il tutto rivolto non solo allo sviluppo del "sistema-ferrovia", ma anche per salvaguardare l'occupazione, garantire i diritti dell'utenza, aprire un processo di unificazione dei trattamenti a livello europeo. In questo ambito si colloca, di diritto, la struttura fiorentina della FS che si trova in via Spartaco Lava-gnini (con i suoi 600 occupati) che potrebbe svolgere un ruolo essenziale nel nuovo Polo tecnologico.

Graziano Fantoni, responsabile RSU

 

"Una struttura, o meglio un 'cervello tecnico' delle Fer-rovie dello Stato - ci ha detto Graziano Fantoni, della RSU Uiltrasporti - nata agli inizi del 1900, quando le forze politiche di allora decisero di accrescere il ruolo del trasporto su ferro nella società prevalentemente agricola di quei tempi, a Firenze".

Già da allora, in questo palazzo i migliori ingegneri ferroviari italiani dell'epoca progettavano locomotive a vapore e carrozze, che con le loro caratteristiche hanno segnato un'epoca lasciando agli appassionati della materia ferroviaria un archivio di rara bellezza, e che con i suoi disegni evidenzia tutta la creatività tecnica e la genialità posseduta anche allora dai ferrovieri del Plesso Lavagnini .

"Che tale palazzo abbia visto accrescere nel tempo il proprio ruolo all'interno delle Ferrovie dello Stato - ha detto ancora Fantoni - lo testimonia anche l'architettura dell'immobile che, come si può facilmente vedere dall'esterno, presenta ampliamenti volumetrici realizzati secondo gli stili del periodo".

Dalla fine del secondo conflitto mondiale gli ingegneri ed i tecnici del Servizio materiale rotabile e trazione hanno dato vita a rotabili eccezionali per prestazioni ed affidabilità progettando locomotive che in alcuni casi espletano egregiamente il loro servizio anche dopo 40-50 anni di vita.

Ma le conoscenze ed i compiti del Servizio materiale rotabile e trazione divenuto successivamente A.S.A. Materiale e Trazione andavano al di là della "sola" progettazione.

"Per quasi un secolo - aggiunge Fantoni - i suoi tecnici, che in tempi recenti ammontavano a circa 600 unità, hanno provveduto all'ingegnerizzazione dei processi di manutenzione ciclica e corrente, al coordinamento organizzativo delle Officine Grandi Riparazioni (come quella di Firenze Porta al Prato) e dei Depositi Locomotive e delle Squadre Rialzo, alla loro progettazione alla loro realizzazione ed al loro attrezzaggio.

Hanno provveduto a coordinare e formare il personale di macchina, a redigere normative e regolamenti di esercizio, hanno acquistato dall'industria privata i rotabili necessari all'esercizio, imponendo a costruttori ostili le proprie scelte, ne hanno testato la sicurezza, la qualità, l'affidabilità, e assicurato i ricambi necessari alle riparazioni, coordinando a livello nazionale circa 36.000 unità, circa un terzo della ferrovia".

"La competenza e l'impegno dei lavoratori del Plesso Lavagnini - ha detto Papini- ha consentito di correggere le numerose anomalie presenti sui primi treni ad alta velocità riducendo i disservizi che ingiustamente erano stati attribuiti alle F.S. anzichè alle industrie costruttrici, e di permettere la realizzazione dei Treni ad Alta Frequentazione che senza l'esperienza degli stessi ferrovieri difficilmente avrebbero potuto entrare in esercizio".

Le capacità dell'UTMR di Firenze (ovvero la struttura di via Spartaco Lavagnini)? Eccole: qui è stata messa a punto la progettazione dei "treni interregio", destinati ai trasporti regionali. Treni che viaggiano già a Roma, tra la stazione Termini e l'aeroporto con grande soddisfazione degli utenti.

 

f.c.

 


 

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L'ATTENZIONE

 

Toscana-Palestina-Israele: accordo di cooperazione

Un progetto trilaterale di cooperazione decentrata mirato a valorizzare i beni culturali e il turismo in Israele e in Palestina, promosso dalla Regione Toscana insieme alle città palestinesi e israeliane, è stato siglato a S. Rossore, alla vigilia della ripresa delle trattative tra le delegazioni dello Stato d'Israele e dell'Autorità palestinese: un piccolo contributo dei poteri locali per consolidare la costruzione della pace in Medio Oriente, una pace che per essere duratura ha bisogno di rafforzarsi dal basso.

Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Vannino Chiti, firmando il progetto, che l'Unione Europea ha approvato in tempi rapidissimi.

La firma è arrivata dopo due giorni di lavori, ai quali hanno preso parte, per la delegazione palestinese, i sindaci di Anabta, Nablus e Tuulkarem, e per la delegazione israeliana, i sindaci di Acco, Haifa e Taibe, oltre ai rappreentanti dell'Ulai, l'Anci israeliana.

La delegazione toscana era composta da rappresentanti dei Comuni di Borgo S.Lorenzo, Fiesole, Firenze, Livorno. Pisa e Quarrata , oltre che delle Province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia e Siena. Agli incontri hanno preso parte anche rappresentanti di Cna, Confindustria, Internazionale Marmi e Macchine, Ospedale Meyer, Timesis e Universita' di Pisa.

"E' il mio ultimo atto come presidente della Regione - ha detto Chiti - e sicuramente uno di quelli che mi hanno dato maggiori soddisfazioni, perchè dimostra che la pace si costruisce non solo con i grandi atti tra gli Stati, ma anche a partire dal basso, da iniziative come questa che coinvolgono popolazioni ed enti di governo locale in vista di un obiettivo di sviluppo concreto come la valorizzazione dei beni culturali e del turismo, offrendo studio e lavoro alle generazioni di domani". Chiti ha ricordato i Pegasi d'Oro a Yasser Arafat ed alla memoria di Isaac Rabin, i soggiorni estivi di scambio per i giovani israeliani e palestinesi.

"Esempi di dialogo e cooperazione - ha detto - in cui la Toscana ha saputo svolgere un ruolo importante sulla scia della sua tradizione di terra di pace e di cultura sovranazionale. Oggi questo progetto diventa realta' a supporto del processo di pace, un tassello importante che abbiamo saputo aggiungervi."

"Questo è un giorno importante per noi - ha detto il sindaco palestinese di Nablus, Ghassan Shakah - per superare antiche diffidenze e imprimere una spinta dal basso al processo di pace nel rispetto del diritto del popolo palestinese ad avere uno Stato indipendente e di quello degli amici israeliani di avere garantita la sicurezza in un clima di reciproca cooperazione. Dobbiamo lavorare insieme per dare maggiore prosperità alla nostra gente.

E la Toscana ha saputo costruire questo ponte per farci lavorare insieme".

Anche per il presidente dell'Ulai, l'associazione che riunisce i sindaci israeliani, Avi Rabinovich, "quello odierno e' un passo avanti molto importante verso la realizzazione del processo di pace. Una pace fatta finora di tante belle parole, ma che potrà concretizzarsi solo grazie al rapporto tra cittadini e popoli. Un rapporto che viene sancito oggi in Toscana".

La firma del "network agreement", a San Rossore, fa seguito ad una visita che una delegazione toscana, guidata dal presidente della Regione, ha fatto in Israele e in Palestina nelle scorse settimane, incontrando, tra gli altri, il presidente palestinese Yasser Arafat, il ministro israeliano della cooperazione Shimon Peres e i rappresentanti degli enti locali dei due popoli. La "rete" formalizzata oggi consentira' a comunita' toscane, arabe ed israeliane di svolgere un lavoro comune, sulla base di un programma che e' stato gia' approvato e finanziato dall'Unione europea con una prima tranche di 600 milioni.

Obiettivo principale del programma è dimostrare che comunità locali appartenenti a popoli diversi e a lungo in guerra tra loro possono sedersi ad uno stesso tavolo e collaborare su interessi comuni, e che anzi il dialogo può essere piu' facile a questo livello. Il "network" ha comunque anche finalita' operative immediate, con la progettazione, l'organizzazione e la gestione trilaterale di otto progetti, di cui due, relativi allo sviluppo delle attivita' turistiche e alla valorizzazione dei beni culturali, partiranno entro l'anno.

La firma odierna è il risultato di otto anni di attivita', che hanno consentito di investire gia' cinque miliardi di risorse per progetti cofinanziati dalla Regione, ma soprattutto di un impegno che ha saputo esprimersi anche nei momenti di stallo del processo di pace, consolidando rapporti con comunità sia arabe che israeliane.

Da segnalare la realizzazione di numerose attivita' di formazione professionale per giovani palestinesi - ad esempio, corsi per meccanici, elettricisti, orto-olivicoltori, addetti nei settori della zootecnia e della lavorazione del latte - l'attivazione di progetti di pianificazione territoriale, la partecipazione di artigiani alla Mostra dell'artigianato di Firenze.

Nel corso del 1999, ad esempio, sono state avviate iniziative di sviluppo dell'olivicoltura a Nablus, Ramallah e Hebron, di consolidamento di laboratori di formazione professionale, di addestramento per donne impiegate nell'artigianato tessile e per imprese del settore lapideo, di formazione pediatrica, in collaborazione con l'ospedale Meyer di Firenze, a Nablus e Betlemme, di supporto alla pianificazione urbanistica e al recupero del centro storico a Nablus.

La Regione Toscana ha anche costituito un "tavolo di coordinamento" che riunisce tutti i soggetti toscani, pubblici e privati, interessati ad una presenza in Medio Oriente.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

I campi elettromagnetici sotto la lente dell'OMS

 

 
Ginevra, marzo 2000
Gli effetti potenziali che i campi elettromagnetici (CEM) possono avere sulla salute pubblica hanno costituito un argomento di interesse scientifico sin dalla fine del XIX secolo e, negli ultimi 40 anni, a detti effetti è stata dedicata particolare attenzione. Tra le più comuni fonti di campi elettromagnetici sono comprese le linee elettriche, gli impianti elettrici domestici, gli elettrodomestici e gli strumenti a motore, i monitor dei computer, le apparecchiature per telecomunicazioni e trasmissioni, i telefoni portatili e le loro basi.
Le valutazioni relative ai potenziali effetti nocivi sulla salute sono caratterizzate da numerosi elementi d'incertezza. In particolare, esistono diversi studi epidemiologici i quali sembrano suggerire l'esistenza di legami molto labili tra l'esposizione ai CEM e le patologie degli esseri umani. Tuttavia, le prove maggiori sarebbero quelle relative ad una possibile correlazione tra l'aumento del rischio di leucemia nei bambini e l'esposizione ai campi elettrici e magnetici a frequenze elettriche (50/60 Hz) delle abitazioni. Altre prove scientifiche, inclusa un'ampia serie di studi condotti sugli animali, non corroborano tale conclusione e molti degli studi epidemiologici stessi peccano di una valutazione inadeguata dell'esposizione.
I comitati di esperti che hanno riesaminato dette prove, le hanno parimenti giudicate debolmente fondate e, quindi, scarsamente persuasive. Nessun comitato di alto livello ha riscontrato, a conclusione dei propri studi, l'esistenza di un reale rischio relativo ai campi di basso livello.
Tuttavia, a tale riguardo esistono numerosi interrogativi scientifici oltre che un elevato grado di preoccupazione da parte dell'opinione pubblica.
In tutto il mondo, di fronte alle incertezze che ancora caratterizzano gli studi scientifici, si è registrata una fervida attività, interna ed esterna ai governi, per l'adozione di "approcci precauzionali" nella gestione dei rischi sanitari. In qualità di ente internazionale della sanità, l'OMS abitualmente non consiglia ai governi l'adozione di politiche che vadano al di là delle conoscenze provate. Tuttavia, nella dichiarazione firmata a Londra nel 1999, in occasione della Terza Conferenza Ministeriale sull'Ambiente e la salute, l'OMS è stata sollecitata a tenere in considerazione "la necessità di applicare in maniera rigorosa il Principio Precauzionale nella valutazione dei rischi e di adottare un approccio maggiormente preventivo e proattivo in relazione ai rischi potenziali".
Sono state sviluppate diverse politiche di promozione della cautela che, di fronte alle incertezze degli studi scientifici, possano ridurre le preoccupazioni insorte circa i risvolti di sanità pubblica, occupazionale e ambientale.
Per i paesi dell'Unione Europea, i Trattati di Roma sanciscono che "la politica ambientale comunitaria sarà basata sul principio precauzionale". Un recente esempio di adozione del principio precauzionale consiste nella decisione della Commissione Europea di vietare la carne bovina proveniente dal Regno Unito nell'intento di limitare i rischi di trasmissione dell'encefalopatia spongiforme bovina (ESB).
Ove esista incertezza riguardo all'esistenza o alla gravità di rischi per la salute, la Commissione può adottare misure protettive senza dover aspettare il manifestarsi della reale esistenza o della gravità dei rischi suddetti.
Il 2 febbraio 2000, la Commissione Europea ha approvato una comunicazione importante sul Principio precauzionale, fornendo delle direttive per l'applicazione del principio stesso. Secondo detta comunicazione, le misure basate sul principio precauzionale devono essere adattate al livello di protezione prescelto, la loro applicazione non deve essere discriminante, cioè esse devono prevedere le stesse disposizioni per situazioni assimilabili; devono essere in linea con misure simili adottate in precedenza, cioè devono essere paragonabili, in quanto agli obiettivi e alla loro natura, con misure già adottate in settori equivalenti nei quali siano disponibili tutti i dati scientifici, sulla base della valutazione dei potenziali costi e benefici delle misure adottate o della mancata adozione delle stesse (inclusa, ove del caso e possibile, un'analisi economica di costi e benefici); devono essere di natura provvisoria, vale a dire essere sottoponibili a revisione alla luce di eventuali nuovi dati scientifici ed in grado di attribuire la responsabilità della produzione delle prove scientifiche necessarie ad una valutazione del rischio maggiormente esaustiva.
Dal 1989, il Principio del prudente evitare ha subito un'evoluzione fino a significare attuazione di misure semplici, facilmente applicabili ed a basso costo, al fine di ridurre l'esposizione ai CEM, anche in assenza di rischi dimostrabili. Tuttavia, il significato dei termini "semplici", "facilmente applicabili" e "a basso costo" difettano di precisione.
Negli Stati Uniti, nessun ente nazionale ha esplicitamente raccomandato l'attuazione di una politica basata sul Principio del prudente evitare in relazione ai campi delle linee elettriche. Tuttavia, nelle sue recenti raccomandazioni al Congresso degli Stati Uniti, il National Institute for Environmental Health Sciences (NIEHS, o Istituto Nazionale delle Scienze per la Salute Ambientale) vi è andato molto vicino, suggerendo che "l'industria elettrica continui a tracciare percorsi delle linee elettriche in modo da evitare l'esposizione e prosegua lo studio dei modi per ridurre la creazione dei campi magnetici intorno alle linee di trasmissione e distribuzione, senza creare pericoli.
Il Principio del prudente evitare ed altre politiche precauzionali relative all'esposizione ai CEM hanno acquisito popolarità tra un numero crescente di cittadini, i quali ritengono che detti atteggiamenti offrano una maggiore protezione contro i rischi non provati scientificamente. Tuttavia, l'applicazione di questi tipi di approcci si rivela problematica.
La difficoltà principale risiede nella mancanza di prove certe dei rischi derivanti dall'esposizione continuata ai CEM al di sotto delle linee guida raccomandate. Un'altra difficoltà consiste nell'onnipresenza di condizioni di esposizione ai CEM nelle società moderne, a livelli notevolmente variabili e in una vasta gamma di frequenze. Non è semplice pensare una politica coerente ed equa in grado di ridurre al minimo l'esposizione dei CEM prodotti dalle radiofrequenze delle stazioni base dei telefoni cellulari, data la presenza di fonti ad alta potenza nella stessa area urbana.
Dalle considerazioni sopra riportate emerge che una politica precauzionale relativamente ai CEM dovrebbe essere adottata soltanto con estrema cautela e riflessione. La necessità di una simile politica, come specificato dalla Commissione Europea, non sembra esistere in caso di CEM relativi a elettricità o radiofrequenze; tuttavia, altre politiche correlate quali, ad esempio, quella del prudente evitare, possono essere giustificate. Una condizione indispensabile consiste nel fatto che tali politiche devono essere adottate soltanto a patto che la valutazione scientifica del rischio ed i limiti di esposizione definiti scientificamente non siano minati dall'adozione di approcci precauzionali arbitrari.
Ciò accadrebbe, ad esempio, se i valori limite venissero ridotti a livelli non correlabili ai rischi comprovati oppure vengono sottoposti ad aggiustamenti non opportuni ed arbitrari su valori limite comprensivi anche il campo dell'incertezza scientifica.
Non è possibile introdurre politiche precauzionali senza minare gli standard basati sui dati scientifici. Nel 1999, il governo neozelandese ha fissato i propri standard relativi all'esposizione alle RF, i quali fanno seguito alle direttive sui CEM della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Non-Ionizzanti. I ministeri della Sanità e dell'Ambiente hanno sottolineato che esso considerava le limitazioni ed i livelli di riferimento basilari dei propri standard in grado di "fornire una protezione adeguata".
Tuttavia, i ministeri puntualizzavano che le preoccupazioni della comunità in relazione all'esposizione alle RF avrebbero potuto essere ridotte "riducendo al minimo, a seconda del caso, l'esposizione alle RF non necessaria o incidentale rispetto al raggiungimento di obiettivi di servizio o necessità di processi, a patto che detta riduzione possa avere luogo facilmente ed a costi modesti". L'enfasi posta sulla riduzione dell'esposizione "a costi modesti", senza riferimenti in prospettiva a benefici per la salute né ad un'analisi costi-benefici, connota questa politica come una sorta di applicazione del Principio del prudente evitare e non del Principio precauzionale, definito dalla Commissione Europea.
Altre misure, non correlate ad approcci precauzionali, possono coadiuvare gli interventi per ridurre le preoccupazioni dell'opinione pubblica, che insorgono generalmente quando vengono proposti nuovi impianti elettrici.
Tra di esse, la partecipazione pubblica al processo decisionale relativo alla definizione del tracciato delle linee elettriche, all'ubicazione delle sottostazioni elettriche e dei trasmettitori a radiofrequenze. Inoltre, i singoli individui possono scegliere di adottare tutte le misure che ritengono adatte alla propria situazione e alle circostanze, quali ad esempio lo spostamento dei dispositivi elettrici vicini ai letti, (radio e sveglie), oppure lo spostamento dei letti dei bambini in zone della stanza con campo magnetico meno intenso.
Un'altra opzione potrebbe consistere nello spegnimento delle coperte elettriche prima di andare a dormire. Chi effettua lunghe conversazioni telefoniche utilizzando apparecchi cellulari, potrebbe utilizzare auricolari e microfono (o i kit viva voce) e tenere l'apparecchio telefonico lontano dal corpo.
Tali misure non dovrebbero essere consigliate dalle autorità nazionali sulla base di considerazioni sanitarie, ma potrebbero essere adeguate ai singoli individui, a seconda della percezione del rischio da parte di ognuno.

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L'ATTENZIONE


Firenze: bambini di CHERNOBYL alla scuola Don Milani

 

I "bambini di Chernobyl" e il "risanamento"

Da anni, ormai, è in corso una grande campagna umanitaria, condivisa da sempre più organizzazioni am-bientaliste e di volontariato per salvaguardare il futuro di alcuni giovani ucraini e bielorussi:

i soggiorni per risanamento dei "bambini di Chernobyl".

Perché è importante che questi bambini facciano tale terapia, e quale benefici possono trarre da questi soggiorni?

La memoria torna a quel tragico 26 Aprile '86 quando in Ucraina esplode un reattore della centrale nucleare di Chernobyl, ed è subito tragedia! Interi villaggi cancellati, evacuati, svuotati.

Sulle città più prossime a Chernobyl si depositò una quantità di radioattività no-vanta volte superiore a quella liberata dalla bomba atomica di Hiroshima.

Ancora oggi, oltre tre milioni di persone vivono in territori ad alta contaminazione radioattiva, ed intere popolazioni delle nazioni principalmente colpite, sono a rischio.

Studi e ricerche sulle conseguenze dell'incidente di Chernobyl, hanno portato ad accettare che, ad oltre dieci anni dall'esplosione del reattore, i rischi sanitari per queste popolazioni restano altissimi, a causa dell'irradiazione prodotta dagli isotopi a lungo decadimento.

I bambini all'estero, quindi, vuol dire "iniziative ossigenatrici, in un mondo non contaminato, ma anche im-perdibili occasioni culturali e di svago per i bambini, che restituiscano loro il sorriso, aiutandoli ad eliminare la radioattività".

 

La testimonianza dei bambini fiorentini

Bambini di Chernobyl e fiorentini, insieme all amaestre

 

Nella nostra scuola, dall'11.03.00, sono arrivati 22 bambini con due insegnanti provenienti dalla Bie-lorussia, dove il 26 aprile 1986 è scoppiata una parte di centrale nucleare nel paese confinante: l'Ucraina.

Da quel giorno le radiazioni emanate dalla centrale nucleare hanno cambiato il paesaggio rendendo delle zone inabitabili.

L'Associazione Ita-liana "Solidali per crescere" sta aiutando i bambini sani e li ospita in Italia per prevenire alcune brutte malattie.

La metà dei bambini venuti a Firenze sono orfani e alcuni non sono potuti venire perché affetti da ma-lattie gravi causate dalle radiazioni.

Quelli sani sono qui da noi per prevenzione e seguono il programma "Chernobyl 2000".

Ci saluteranno il 15 aprile con una recita, dopo aver giocato con noi per 35 giorni ed es-sere stati ospitati da famiglie affettuose.

Speriamo che in futuro non succedano mai più fatti così brutti in nessuna parte del mondo perché il nostro motto è:

"Nucleare? No, Grazie!".

Martina, Jessica F., Simone P., Mario, Francesca, Elena, Elisa, Claudia della 5^A Scuola Elementare Don Milani - Firenze.

 

Il testo in russo scritto dalle maestre accompagnatrici dei bambini di Chernobyl

 

 

 

 

 

 

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