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I bambini, la famiglia, il rispetto

Negli ultimi anni tanti sono stati i tentativi, fatti a più riprese dai vari parlamenti che si sono succeduti, per modificare, con una normativa più consona all'evoluzione della società, il diritto di famiglia.
I cambiamenti sono risultati però del tutto inadeguati alle esigenze delle donne che ormai, pur conservando il ruolo naturale che madre natura ha riservato loro nell'ambito della famiglia, si sono inserite anche nel mondo del lavoro, riuscendo a coniugare le due parti con immani sacrifici e tanta abnegazione.
Questo annoso ed insoluto problema, già da qualche tempo, è diventato uno dei cavalli di battaglia che entra nei progammi dei vari candidati e che però, una volta eletti disattendono regolarmente, non soltanto per disimpegno, ma anche perchè una nuova impostazione del diritto di famiglia è una materia così vasta che per riorganizzarlo, invade campi diversi come il lavoro, la scuola, le politiche sociali, il bilancio, il tesoro e tante altre branche del parlamento.
Puntualmente, anche all'apertura di questa campagna elettorale arrivano i "provvedimenti palliativi" fatti ad "hoc" per buttare la cenere negli occhi degli elettori senza però alleviare concretamente i disagi a cui le donne lavoratrici vanno incontro.
L'ultima novità viene dal Fisco con il pacchetto Visco. Sono stati ufficializzati gli emendamenti al collegato fiscale che propongono nuovi sgravi per 2.670 miliardi nei prossimi tre anni. In sostanza il Fisco consentirà di dedurre fino a tre milioni dal reddito per i contributi versati per baby sitter e colf e di detrarre le spese sostenute per l'assistenza infermieristica o la fisioterapia.
Indubbiamente, questo, un piccolo contributo per chi è costretto a demandare ad altri la crescita e l'educazione dei propri figli, ma che sicuramente non risolve il complesso e costoso problema, anche perchè chi ha bisogno di una collaboratrice domestica, oggi, spende in media dalle 13 alle 15 mila lire l'ora, che rappresentano un gravoso esborso economico che sicuramente non si ripaga con il modesto sgravio di 3 milioni dal presunto reddito.
Anche questo nuovo provvedimento non canbierà molto nelle famiglie italiane: le mamme lavoratrici continueranno ad alzarsi presto la mattina, riordinare velocemente la casa, vestire i figli per distribuire i più piccoli presso i nonni più vicini ed i più grandicelli a scuola, correre al lavoro per timbrare il cartellino in orario, svolgere diligentemente le sei o otto ore di lavoro, uscire in tempo per raccattare i figli, intanto fare la spesa, rincasare, seguire i compiti dei bambini, cucinare, lavare, stirare, riordinare e poi stanca e assonnata accorgersi che esiste anche il marito con cui pianificare l'andamento della famiglia!
I bambini e la scuola

Le statistiche sono allarmanti: da una ricerca fatta dal-l'Istituto di Ortofonologia di Roma risulta che per 4 bambini su 10 la scuola è un vero incubo e la colpa pare non sia solo dei docenti, ma, in primo luogo, dei genitori. Il primo distacco traumatico inizia alla materna, con il primo vero allontanamento dai genitori, ma i primi veri danni psicologici pare arrivino alle elementari: aumentano le paure con veri e propri attacchi di panico, i cui sintomi sono mal di pancia, mal di testa, rialzo della temperatura, provocati dal netto rifiuto di andare a scuola:
i bambini che alle elementari hanno avuto questi disturbi psicologici, alle medie di-mostrano ribellione e aumento di aggressività e spesso si organizzano in mini bande per trasformarsi da bulletti in mini delinquenti.
Non è la scuola a scatenare questo disagio, ma per il 70% dei bambini monitorati dietro a ciò c'è la famiglia con una scarsa o eccessiva attenzione.
Così il rifiuto della scuola si trasforma in panico, con pallore, tremore, mal di pancia o mal di testa , malesseri spesso riconosciuti dai pediatri, senza poer riscontrare una patologia in atto.
Secondo la ricerca, il 15% di questi bambini è ricorso a psicofarmaci. Diversi i motivi che scatenano la paura della scuola. Nel 10% dei casi questo stato ansioso è dovuto a difficoltà di apprendimento, mentre nel 15% il ragazzo non riesce ad instaurare un rapporto sereno con i propri compagni, solo nel 6% si deve essenzialmente all'ansia di inserimento nella scuola, mentre il 5%, addirittura, si annoia a scuola poichè non riesce a trovare interesse in nulla. Il restante 30% va diviso tra insegnanti e scuola come Istituzione.
Una scuola "vecchia", incapace di gestire il bambino per 5 ore al giorno, per sei giorni alla settimana, per 10 mesi all'anno, il tutto per otto anni.
Gli insegnanti, invece, sono spesso professionalmente frustrati, con troppe responsabilità, avrebbero bisogno di maggiore comunicabilità ed un diverso dialogo con i genitori.
Oltre al pesante disagio, ciò che preoccupa di più è il fenomeno del bullismo. Sono 22 su 100 i bambini che dalla prima alla terza elementare hanno subito esperienza di prepotenze, con atti di prevaricazione da parte dei coetani o dei più grandi. In quarta e quinta elementare il fenomeno sale a trenta e arriva a 45 alunni su cento nelle scuole medie. Spesso gli alunni subiscono in silenzio, mentre una francia si unisce al gruppo dei prepotenti, per poi non riconoscere più in nessun modo l'autorità dell'adulto.
MPS propone donazioni per bambini tramite internet
L'istituto di credito Monte dei Paschi di Siena e il Futurshow, il salone italiano dell'information technology, hanno realizzato un sito per raccogliere donazioni online.
Si chiama www.spazioaiuto.msn.it ed è stato lanciato nel corso del Futurshow.
I fondi raccolti durante la manifestazione verranno donati a War Child, un'organizzazione internazionale che promuove iniziative per i bambini coinvolti nelle guerre.
Le donazioni raccolte dal nuovo sito contribuiranno alla creazione del centro di accoglienza e riabilitazione per bambini del progetto "Pavarotti&Friends Liberian Children's village".
Istituto Kindergarten Tosco Dati Firenze
Nei bambini la mente è più ricettiva e maggiormente predisposta ad imparare che negli adulti. Per questo è opportuno acquisire l'utilizzo delle tecnologie informatiche fin da piccoli; lo impongono i tumultuosi cambiamenti che vediamo scorrere ogni giorno sotto i nostri occhi.
Questa è la logica che ha indotto TD Group Spa - una delle più dinamiche imprese toscane del settore del terziario avanzato - e la scuola elementare Kindergarten di Firenze a realizzare assieme un corso di informatica offerto agli alunni della scuola in età compresa tra i sette ed i dieci anni. Un'iniziativa formativa alla quale partecipa attivamente anche l'AVIS; la notissima associazione di volontari del sangue non soltanto fornisce materiali multimediali realizzati specificatamente per ragazzi in età scolare, ma tiene ai bambini anche alcune lezioni durante le quali si associa lo studio del computer con la valorizzazione del mondo del volontariato con particolare riguardo ai volontari del sangue.
Il percorso formativo impostato dal Kindergarten e da TD Group Spa tocca tutti i più importanti aspetti del rapporto del bambino con il computer: dalla conoscenza materiale della "macchina" si passa infatti alla scoperta delle mille possibilità offerte dal sistema operativo; da questo si giunge poi ai più importanti applicativi per la scrittura, il disegno ed il gioco; per finire con lo scoprire l'accesso ai segreti del mondo di Internet.
Si tratta di un'esperienza importante per il Kindergarten; ed altrettanto importante è per TD Group Spa che, benché da anni impegnata fortemente nel settore della formazione sia dei giovani che degli adulti, fino ad ora non aveva mai avuto allievi così piccoli.
L'apprezzamento sia da parte degli alunni che delle loro
famiglie è tale da aver già indotto la scuola elementare Kindergarten
e Td Group Spa a dare all'iniziativa un forte sviluppo: il prossimo anno
infatti il corso di informatica (quest'anno partito in forma sperimentale)
sarà riproposto potenziato e verrà avviato fin dall'inizio
dell'anno scolastico.

Umbertide (Perugia)
Dall'inviata Elena Carbone
Per trovare una risposta concreta alle indicazioni contenute nelle linee-guida del Ministero della Sanità per le attività di riabilitazione, il cui provvedimento risale a maggio del 1998, siamo dovuti andare in Umbria e precisamente a Umbertide, in provincia di Perugia.
In questa cittadina, collocata sulla Via Tiberina, pulita, ben tenuta, accogliente, dove nessuno poteva aspettarselo, si trova l'unico esempio in Italia di una Clinica di Riabilitazione nata dall'incontro di interessi convergenti tra pubblico e privato, così come previsto dalle predette linee-guida ministeriali.
Un incontro fortunato visto che dopo appena un anno di vita la Clinica si amplia ed offre un servizio che va, non solo, oltre gli angusti limiti comunali, ma anche al di fuori di quelli regionali.
Stiamo parlando della "Clinica di Riabili-tazione Prosperius Tiberino", costituita sotto forma di società per azioni, al cui capitale partecipano l'USL n. 1 di Città di Castello, il comune di Umbertide e l'Isti-tuto Prosperius di Firenze.
Sistemato in un primo momento in quello che era stato, nel passato, il "punto nascita" dell'ospedale locale, con appena 20 posti-letto, la Clinica è cresciuta subito.
E' bastato un anno di intensa attività, caratterizzata da serietà ed alta professionalità, per far decollare questo importante servizio.
A quelle regioni, che si vantano di essere all'avanguardia nell'assistenza e nella cura dei malati, dobbiamo indicare questa realtà perchè ne facciano tesoro.
Anche perchè il futuro ad Umbertide è già presente. Nei giorni scorsi, infatti, il Consiglio di Amministrazione ha deliberato un consistente investimento. "Si tratta di una cifra oltre i 6 miliardi di lire- ci ha detto Alessandro Truffarelli, direttore generale della Usl n.1 - che ci consentirà di fare lavori per portare la capienza dei posti-letto dagli attuali 40 a circa 80, oltre a dotare la Clinica di altri servizi, tra cui una grande palestra e due piscine terapeutiche. I lavori - assicura Truffarelli - cominceranno subito e saranno conclusi entro maggio del prossimo anno".
Ci sembra di ascoltare una "favola", vista l'amara
esperienza che abbiamo del funzionamento di molte istituzioni. 
Eppure ... è così! Anzi. Truffarelli ci informa che la Clinica acquisterà una TAC che servirà di dotazione sia per la Clinica stessa che per l'Ospedale.
Una conferma, soddisfatta, viene anche dal sindaco di Umbertide, Gianfranco Becchetti, il quale, con molta praticità, vede una crescita complessiva della real-tà comunale: 37 persone (fino ad oggi) hanno trovato occupazione nella Clinica, l'indotto ha avuto un buon incremento grazie al fatto che solo il 30% dei pazienti proviene dall'hinterland ed il resto dall'Umbria e dalle altre regioni.
"Umbertide - dice Becchetti - può promuoversi come località turistica, visto quello che offre: qualità della vita, iniziative culturali, teatro, cucina. Ma anche la possibilità di raggiungere, con facilità, località come Perugia, Gubbio, Assisi, Città di Castello. E poi - conclude Becchetti - vorrei segnalare anche il turismo rurale che qui è in forte espansione".
Tornando alla Clinica il sindaco ci tiene a farci conoscere una interessante particolarità dello statuto della società che gestisce la Clinica di Riabilitazione: "la parte pubblica - dice Becchetti - indica obiettivi e strategie, la parte privata gestisce gli investimenti ed il know-how" per realizzare gli obiettivi.
Su questo tema si è sviluppato un ampio lavoro di elaborazione e confronto che ha prodotto una serie di protocolli specifici che analizzano le varie patologie ed il percorso delle varie fasi di cura.
Un lavoro, giova dirlo, che consente di guardare con una tranquilla lungimiranza all'attività futura per realizzare gli obiettivi prefissati. Compiti complessi, a ben guardare, anche perchè in questo binomio ospedale-clinica si fondono, in maniera perfetta, le quattro fasi della riabilitazione, ovvero la prima fase, conosciuta come "acuta" che si svolge in ambito ospedaliero; c'è poi la fase "sub-acuta" o 'intensiva" che si svolge nella Clinica; quindi la terza fase, detta "estensiva-ambulatoriale" ed infine l'ultima di "mantenimento".
Come si distinguono esattamente le quattro fasi?
Ce lo spiega il dottor Marco Caserio, responsabile del "Tiberino" e della clinica di riabilitazione Prosperius di Firenze.
"Bisogna innanzitutto distinguere queste fasi di riabilitazione sanitaria dalle precedenti che sono di riabilitazione sociale e di fisioterapia. L'attività sanitaria di riabilitazione prevede gli interventi chirrugici, diagnostici, terapeutici e le altre procedure finalizzate a portare il soggetto affetto da menomazioni a contenere o minimizzare la sua disabilità.
Voglio ricordare, come esempio, il soggetto disabile a muoversi, camminare, parlare, vestirsi, mangiare, comunicare e relazionarsi efficacemente nel proprio ambiente familiare, lavorativo, educativo e sociale".
Nella Clinica di Umbertide si assiste ad una "presa in carico globale", o multidisciplinare, del soggetto disabile tramite il progetto riabilitativo individuale.
Questo si è potuto ottenere perchè la struttura è specializzata per questo scopo e non, come accade, in altre regioni, dove le vecchie strutture nate per la riabilitazione sociale e per anziani sono state utilizzate anche per la riabilitazione di pazienti sub-acuti.
Al Tiberino, invece, la presa in carico globale porta a questa conclusione, come spiega Caserio:
"1-fase della prevenzione danno secondario o acuta all'interno del reparto chirurgico;
2-fase di riabilitazione intensiva sub-acuta nell'immediato post-acuzie clinica di riabilitazione;
3-fase della riabilitazione estensiva o intermedia ambulatoriale (completamento del processo di recupero e del progetto di riabilitazione;
4-fase di mantenimento e/o prevenzione della progressione della disabilità (cronica-sociale)".
Linee-guida del Ministro della Sanità per le attività di riabilitazione
Il provvedimento, che porta la data del 7 maggio 1998, è la risultante dei lavori della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato e le Regioni.
L'obiettivo del documento è quello di fornire indirizzi per l'organizzazione della rete dei servizi di riabilitazione e criteri generali per gli interventi di assistenza riabilitativa attivabili all'interno dei livelli uniformi di assistenza previsti dal PSN, adottando quale riferimento un modello di percorso integrato socio-sanitario, ferma restando l'autonomia delle Regioni nell'adottare le soluzioni organizzative più idonee in relazione alle esigenze della propria programmazione.
L'intervento riabilitativo viene finalizzato verso quattro obiettivi:
*-il recupero di una competenza funzionale che, per ragioni patologiche, è andata perduta;
*-l'evocazione di una competenza che non è comparsa nel corso dello sviluppo;
*-la necessità di porre una barriera alla regressione funzionale cercando di modificare la storia naturale delle malattie cronico-degenerative riducendone i fattori di rischio e dominandone la progressione;
*-la possibilità di reperire formule facilitanti alternative.
L'intervento riabilitativo ha inizio nel momento stesso in cui il danno si instaura. Il termine è definito da un accurato bilancio tra la stabilizzazione degli esiti e la presenza di potenzialità di recupero.
Il primo stadio della riabilitazione in senso cronologico ha luogo al momento stesso in cui si verifica la menomazione e, pertanto, o in una fase acuta di malattia o all'accertamento di una patologia congenita o cronica.
Il secondo stadio della riabilitazione prende avvio in funzione delle disabilità che residuano non appena superata la fase acuta di malattia; concerne la fase post-acuta e riguarda sia le strutture ospedaliere che quelle extraospedaliere di riabilitazione, indipendentemente dal loro stato giuridico (pubblico o privato).
Il terzo stadio richiede interventi sanitari meno sistematici (in quanto afferenti ad una condizione di handicap stabilizzato) e pertanto praticabili anche in termini di trattamento ambulatoriale, finalizzati al mantenimento delle autonomie conseguite dal soggetto ed alla prevenzione delle possibili ulteriori involuzioni.
Il documento si articola in tre grandi gruppi:
Il primo gruppo, a sua volta, si divide in progetto riabilitativo (che guarda all'individuo ed alle sue esigenze specifiche) e programma riabilitativo (che serve a definire le aree di intervento specifiche, gli obiettivi a breve termine, i tempi e le modlaità di erogazione degli interventi).
In quanto al secondo aspetto, vengono fissate le fasi dell'intervento riabilitativo, la tipologia degli interventi, i livelli organizzativi (erogazione tramite una rete ospedaliera ed extraospedaliera).
Il terzo capitolo è dedicato ai provvedimenti per l'applicazione delle linee-guida che forniscono indicazioni precise che possono essere così sintetizzate:
*-le Regioni provvedono a disciplinare l'attività riabilitativa;
*-le Regioni provvedono alla classificazione dei presidi di riabilitazione extraospedaliera pubblici e privati;
*-il Ministero della Sanità, congiuntamente alle Regioni, esercita una funzione di controllo dell'attività prodotta dai presidi di riabilitazione;
*-le Regioni individuano le quantità e le tipologie di prestazioni sanitarie che possono essere erogare nelle strutture pubbliche ed in quelle private provvisoriamente accreditate;
*-per l'accesso ai presidi ed ai centri di riabilitazione non è necessario il riconoscimento di invalidftà civile;
*-le Regioni, in sede di accreditamento definitivo, provvedono alla classificazione definitiva dei presidi di riabilitazione extraospedaliera;
*-il Ministero della Sanità entro quest'anno dovrà provvedere all'emanazione di percorsi diagnostico-terapeutici delle maggiori patologie di interesse riabilitativo.
Europarlamento contro Romano Prodi
Il Bolscioi "muore", aiutiamolo
a vivere!

Da Mosca arriva un grido d'allarme: il teatro Bolscioi, vanto della danza russa, sta morendo!
E' vivo nell'anima, cioè nella capacità professionale del corpo di ballo, ma è malato nel corpo, perchè sta cadendo a pezzi.
Il direttore del teatro ha lanciato un appello a tutto il mondo perchè possano arrivare aiuti concreti per sostenere le grandi spese necessarie a risanare lo stabile.
Per ora, però, non c'è stata alcuna mobilitazione. Neppure la stampa, compresa quella italiana, ha preso sul serio l'appello, tanto che dal teatro è partita l'idea di sottoporsi ad un tour massacrante in molti paesi europei per informare da vicino, tra uno spettacolo e l'altro, della situazione drammatica in cui è caduto il teatro.
Se qualcuno vuole contribuire con offerte volontarie può farlo inviando danaro tramite conto corrente postale che porta questo numero (molto lungo): 30003-03301-00037291909-97.
Chi lo desidera può rivolgersi, per informazioni, anche all'Ambasciata russa in Italia.
La cultura, si sa, è un patrimonio importante da salvaguardare e coinvolge tutte le nazioni per questo siamo rimasti colpiti dal fatto che nessun giornale, almeno italiano, abbia portato all'evidenza dell'opinione pubblica la difficile situazione finanziaria denunciata dal famoso Balletto del Teatro Bolscioi di Mosca.
Il Bolscioi, uno dei Teatri più celebri per il suo genere di tutto il mondo, fu costruito nel 1824 da Bove e Michajlow come luogo ufficiale per le rappresentazioni di opere liriche e balletti a Mosca, che già dal 1776 si svolgevano regolarmente altrove. Distrutto da un grave incendio nel 1853, fu ricostruito nel giro di tre anni e da allora, nonostante abbia conosciuto momenti di grave crisi non ha mai smesso l'attività.
Orgoglio dei moscoviti e di tutti i russi, il Balletto del Bolscioi nel periodo del regime fu sostenuto dal potere politico, che ne fece uno strumento di propaganda.
La maggiore libertà, ottenuta con la mutata situazione politica, ha però apportato gravi probemi finanziari dovuti anche ad una serie di contrasti interni.
Roberta Capanni