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Gli schieramenti per le regionali in Toscana
Toscana Democratica L'Ulivo
Claudio Martini (Ds)
(candidato presidente)
Anna Annunziata (Ds), Nino Frosini (Pcidi), Erasmo D'Angelis (Dem), Lucia Franchini (Dem), Alberto Monaci (Ppi), Riccardo Nencini (Sdi), Marisa Nicchi (Ds), Francesco Pifferi (Rin), Fabio Roggiolani (Verdi).
Per la Toscana
Altero Matteoli (An),
(candidato presidente)
Marcello Pera (FI), Francesco Bosi (Ccd), Carlo A. Dringoli (Fi), Stefania Fuscagni (Cdu), Leonello Mansani (Ps), Alessandro Mazzerelli (Mat), Riccardo Migliori (An), Romano Redini (Lega Nord), Roberto Tortoli (Fi).
Lista Emma Bonino
Gianfranco Dell'Alba,
(candidato presidente)
Antonio Bacchi, Massimo Lensi, Massimo I. Bulckaen, Filippo De Martino, Vittorio Giugni, Massimo Moretti, Giuseppina Nibbi, Marco Perduca, Giancarlo Scheggi.
Partito della Rifondazione Comunista
Niccolò Pecorini,
(candidato presidente)
Gabrio Avanzati, Carlo Balducci, Andrea Brundi, Gino G. Buratti, Emma Buzzigoli, Angiolo Gracci, Giovanna Locampo, Stefano Masangui, Alessandra Visani.
Partito Umanista
Paolo Vecchi,
(candidato presidente)
Tiziana Santinelli, Renato Colli, Oliver Turquet Bravard De La Boissene,
Silvia Nocera, Patrizia Moradei, Tamara Gigli, Lorenzo Lucchesi, Ivo Pessina,
Fabrizio Cheli.
Promemoria per il prossimo governo regionale da Assindustria e Confesercenti toscana
La Confindustria toscana ha elaborato un documento pro-memoria per il prossimo governo regionale. La Confesercenti toscana, a sua volta, si è incontrata con il candidato del Polo di centro-destra Altero Matteoli per uno scambio di idee.
Qui di seguito il documento della Confindustria; nel box la sintesi dell'incontro della Confesercenti con Matteoli.
Otto punti per il prossimo Governo regionale
Centralità dell'impresa, allargamento del mercato, innovazione, potenziamento delle infrastrutture, sistema formativo collegato alle aziende e una Regione più snella e leggera, per consentire alla Toscana di competere con i primi in Europa.
Sono otto le priorità che Confindustria Toscana mette in evidenza per la prossima legislatura regionale. Il documento elaborato dalla Federazione, presieduta da Alessandro Barberis, e consegnato agli schieramenti politici che scenderanno in campo per il confronto elettorale del 16 aprile, è un vero e proprio manifesto nel quale gli imprenditori indicano un obiettivo generale, quattro scelte strategiche e otto condizioni indispensabili per la sua realizzazione.
L'obiettivo generale è quello di portare la Toscana a competere con le aree più forti d'Europa. "La nostra regione deve avere l'ambizione di stare al passo con i primi della classe ha detto Barberis ai candidati e l'Unione europea rappresenta l'ambito di riferimento minimo, perché ormai la competizione si gioca su scala mondiale". Negli ultimi dieci anni, invece, la Toscana ha perso posizioni sia in Italia che in Europa, dove è passata dal 40esimo al 42esimo posto per ricchezza prodotta.
Le quattro opzioni strategiche sono: la scelta dell'innovazione, la centralità dell'industria in materia di sviluppo, la flessibilità e la mobilità, il rispetto dei valori che tutelano l'ambiente, puntano al miglioramento degli standard di sicurezza, nella società e in fabbrica.
Per imboccare questa strada, a giudizio di Confindustria Toscana, è indispensabile che il nuovo Governo regionale affronti alcuni temi di grande attualità:
1) Il sistema logistico. La Toscana ha un ritardo infrastrutturale pesante. Gli industriali "vedono" una Regione più mobile. Le grandi opere contenute nell'accordo Stato-Regione sono un buon inizio ma non bastano. Project financing e nuove competenze regionali nel trasporto pubblico ferroviario e stradale sono opportunità da sfruttare con un vero e proprio progetto per la mobilità e la logistica, legato anche allo sviluppo del commercio elettronico. Non solo le grandi arterie (l'autostrada Livorno-Civitavecchia, la Due Mari, l'adeguamento della FI-PI-LI, il completamento della variante di valico e la soluzione del nodo fiorentino) ma un'attenzione diffusa all'adeguamento del sistema viario locale dell'intera regione. Ma il capitolo deve comprendere anche ferrovie, aeroporti, interporti, porti, sistemi di infrastrutturazione veloce.
2) Il mercato. Riduzione della presenza pubblica nell'economia e allargamento degli spazi per le imprese. Tra i settori da lasciare alla libera concorrenza del mercato quello delle utilities, la sanità, la cultura. Per superare ritardi e resistenze, un programma di privatizzazioni da concordare anche con gli Enti Locali, che definisca obiettivi, modalità e tempi di realizzazione.
3) La politica di sviluppo. Il primo obiettivo è la crescita dimensionale. Poi, l'innovazione finanziaria, a proposito della quale gli industriali denunciano un ritardo della Toscana ed anticipano un'imminente iniziativa. Infine, l'innovazione di mercato, con una nuova politica per la globalizzazione, con meno promozione pubblica e più incentivazione dei progetti dei privati.
4) I distretti industriali. Gli industriali auspicano un rafforzamento dei legami tra distretti e tra questi e l'esterno, con particolare attenzione alla ricerca, alla finanza e alla commercializzazione. Un esempio: l'integrazione tra i distretti della moda in una grande regione della Moda, del Bello, dell'Alta Qualità della vita.
5) La tecnologia. La Regione dovrà promuovere l'informatizzazione della società: nella P.A., nelle imprese, nella scuola, nelle famiglie. La rete regionale dell'Alta tecnologia, che è stata un'esperienza importante, può oggi essere superata. Nuovo obiettivo: un'industria per il trasferimento della tecnologia. Confindustria propone la creazione di un portale per facilitare l'incontro della domanda e dell'offerta di tecnologia e misure di sostegno diretto alla domanda delle imprese e alla promozione della ricerca. Banche e Università dovranno essere coinvolte più direttamente.
6) Il lavoro. Più flessibilità e meno vincoli: le imprese sono convinte che questa sia l'unica ricetta praticabile per cercare di creare nuova occupazione. L'obiettivo deve anche essere quello di riequilibrare il mercato, tra province con tassi di disoccupazione a due cifre, come Massa Carrara, e zone dove è ormai diventato difficile trovare manodopera specializzata, come l'area metropolitana fiorentina, con progetti di mobilità geografica.
7) La formazione. Curricula ricchi di esperienze in azienda. Una "fabbrica delle competenze professionali" per arrivare a un sistema di formazione di qualità elevata, in grado di modificarsi con i tempi dell'innovazione tecnologica. Agevolazioni fiscali per le imprese che investono in risorse umane. Regolamentare e programmare anche sul versante della formazione il flusso degli immigrati.
8) La riforma della Regione. Da ente amministrativo a ente di governo: la Regione dovrà completare questo passaggio delicato e importante. Ecco le raccomandazioni degli industriali: programmazione economica attraverso i Dpef; meno pressione fiscale e incentivo allo sviluppo con lo strumento dell'Irap; meno costi burocratici, con valutazione preventiva dei costi e dei benefici per le imprese dei nuovi provvedimenti; più efficienza, con la piena applicazione degli sportelli unici.
"Per cercare di concretizzare questa idea di Toscana, nel corso della legislatura avanzeremo proposte operative ha sottolineato Barberis e manterremo aperto il confronto con la Giunta regionale e i gruppi consiliari sui provvedimenti d'interesse per le imprese".
La Federazione degli industriali ha anche annunciato l'intenzione di realizzare un'analisi di benchmarking per monitorare la competitività della Toscana rispetto alle altre regioni d'Europa.
Qual è la Toscana che il commercio si attende?

Si è svolto nei giorni scorsi un confronto sui temi della piccola e media impresa toscana tra i vertici regionali e provinciali della Confesercenti Toscana e il candidato a Presidente della Regione Toscana per il Polo Altero Matteoli.
Ha introdotto i lavori il Presidente regionale della Confesercenti Massimo Vivoli, che ha sottolineato le questioni essenziali per l'associazione, cioé equilibrio tra grande e piccola distribuzione, iniziative di sostegno e di difesa dei centri storici, accessibilità concreta alle città come succede per gli ipermercati, promozione del turismo, adeguati incentivi per lo sforzo di modernizzazione delle imprese.
Ha poi preso la parola Matteoli, che è entrato subito nel merito dichiarandosi un federalista convinto e evidenziando la necessità di una classe dirigente che risponda ad una crescita comune tra politici, imprenditori, professionisti e rappresentanti delle categorie in genere. "E' il momento di crescere insieme", ha asserito Matteoli, esprimendosi anche sulla concertazione, che "non significa ascoltare tutti e fare come ci pare".
Ha quindi proseguito rispondendo alle problematiche poste da Vivoli in tema di grande distribuzione; di fisco, punto su cui, ha detto Matteoli, "ci battiamo a livello nazionale per ridurre il fisco e le sue voci"; di approdi turistici e di possibili soluzioni per la questione delle terme di Montecatini; di sicurezza e accesso al credito, necessitando l'una di un coordinamento da parte della Regione, essenziale per rispondere all'eccesso di criminalità creatasi con l'immigrazione clandestina e l'aumento di reati minori, l'altro che deve tendere a evitare il dilagare dell'usura e incentivare le banche toscane a partecipare alle iniziative degli imprenditori.
Il candidato del Polo ha infine polemizzato sul fronte della formazione professionale, sottolineando la poca utilità dei corsi esistenti e la poca rispondenza degli stessi a servire ad inserirsi nel mondo del lavoro, e auspicando piuttosto una concertazione con le categorie, perché "occorre costruire un programma che formi davvero chi deve trovare un'occupazione, e che si realizzino sbocchi reali: la formazione professionale non deve servire ai formatori e ai sindacati".
Stefania Ligorio
L'agricoltura sta riconquistando, seppure a fatica, il ruolo che le compete che è, senza dubbio, primario nello sviluppo economico del Paese.
Da registrare due fatti molto importanti: l'approvazione da parte del Consiglio regionale toscano di una legge sulla disciplina dei servizi di sviluppo agricolo e rurale e la firma di un accordo tra la Coldiretti e l'Inca per nuove forme di concessione di mutui a favore dell'imprenditoria agricola, giovanile e femminile.
Infine, va segnalata l'interessante iniziativa della Coldiretti per l'istituzione di un registro nazionale per difendere le produzioni agricole.

Disciplina dei Servizi di sviluppo agricolo e rurale
La proposta di legge regionale si pone come la naturale evoluzione del sistema regionale dei servizi di sviluppo agricolo nato dagli orientamenti delle politiche comunitarie e nazionali e dall'esperienza maturata dall'applicazione delle leggi regionali in materia.
Alle finalità proprie del modello classico di sviluppo agricolo vengono quindi ad aggiungersi gli obiettivi di sviluppo rurale, in linea con gli attuali orientamenti dell'Unione Europea per la Politica Agricola Comune, da inquadrarsi nell'azione complessiva di programmazione economica e territoriale della Regione.
Si configura pertanto un nuovo sistema regionale dei servizi per lo sviluppo agricolo e rurale che, particolarmente attento alla innovazione del settore ed alla qualificazione delle produzioni, persegue nel complesso l'affermarsi di un modello di sviluppo economico sostenibile dei territori rurali basato sulla conciliazione tra le esigenze di miglioramento delle condizioni di vita delle comunità rurali ed il mantenimento dell'equilibrio delle caratteristiche dell'ambiente, la tutela del territorio e delle risorse culturali.
Un primo elemento di continuità, in riferimento ai precedenti programmi di sviluppo, è la conferma della partecipazione finanziaria diretta dei destinatari ai costi dei servizi, crescente e proporzionale al tempo di permanenza delle aziende nel sistema dei servizi stessi.
Contenuti innovativi, pur nella conferma del ruolo centrale assolto sino ad oggi dalle Organizzazioni Professionali Agricole, si riscontrano nell'introduzione di ulteriori soggetti abilitati ad attuare gli interventi previsti dalla legge.
La proposta di legge ribadisce l'impegno della Regione Toscana a dare adeguata risposta alle esigenze formative funzionali allo sviluppo agricolo-rurale nell'ambito della generale programmazione in materia di formazione professionale.
Il passaggio in termini operativi dalla legge 32/90 alla nuova normativa, anche al fine di disporre di un tempo adeguato alla formulazione di un piano pluriennale, è regolato con la previsione di uno o più programmi straordinari che, pur annuali, operino nell'ambito della nuova legge.
Accordo Coldiretti-Inca

L'imprenditoria giovanile e femminile in agricoltura possono trarre grandi vantaggi da un sistema creditizio in grado di sostenere l'adeguamento e la modernizzazione del settore.
I conduttori di imprese agricole con età inferiore ai 45 anni rappresentano il 14,7% del totale, ma numerose ricerche hanno dimostrato che la più elevata propensione all'investimento e all'innovazione si registra proprio in imprese condotte da giovani agricoltori.
L'occupazione femminile presenta in agricoltura una progressiva tendenza di crescita in termini percentuali e le recenti statistiche evidenziano che raggiunge una percentuale sul totale degli occupati del 34,2%.
Partendo da queste motivazioni la Coldiretti ha stipulato un accordo volto ad individuare iniziative e percorsi di sviluppo per il sostegno al ricambio generazionale e all'imprenditoria femminile in agricoltura.
Paolo Bedoni, presidente della Coldi-retti, e Riccardo Margheriti (accompagnato dal direttore generale Pier Luigi Corsi), presidente dell'INCA, nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Firenze, hanno presentato l'iniziativa chiamata "Finanzia il futuro" e rivolta a giovani di età compresa tra i 18 e i 40 anni, organizzati sotto qualsiasi forma societaria di persone e/o capitali (in questo caso dovranno detenere il 51% delle quote), nonché come imprese individuali.
Margheriti (per la parte politica) e Corsi (per quella tecnica) hanno spiegato la filosofia dell'accordo, che giova ricordarlo è il primo in assoluto in Italia, affermando che l'Istituto è pronto a partecipare al rischio d'impresa dell'agricoltura non solo in Toscana ma anche oltre i confini regionali.
Hanno parlato di mutui a lungo termine e si sono dichiarati disponibili ad ogni tipo di collaborazione.
"La partecipazione italiana al processo di unione economica e finanziaria con l'avvio dell'EURO ha sostenuto da parte sua Bedoni - ha costituito certamente un risultato positivo per l'intero sistema economico nazionale e tra gli effetti favorevoli va segnalata la riduzione del costo del denaro. Il recente aumento dei tassi annunciato dalla Banca europea non deve spaventare se si traduce in misure più incisive per combattere l'inflazione, anche con la riduzione del costo del carburante agricolo. L'agricoltura, da parte sua ha svolto in questi anni una funzione calmieratrice impossibile da sostenere in una situazione di costi di sistema crescenti".
"Si è verificata comunque nel tempo una riduzione strutturale dei tassi ha continuato Bedoni - che consente, anche in agricoltura, il superamento di un 'gap' competitivo nei confronti degli altri Paesi dell'Unione Europea che impediva alle imprese agricole nazionali di esprimere a pieno il proprio potenziale di crescita ed innovazione. Il credito ha assunto un ruolo centrale per sostenere lo sforzo di ammodernamento del settore, per cui si rende necessario individuare strumenti finanziari innovativi". "Quella di oggi - ha sostenuto Bedoni - è una prima iniziativa per arrivare a costruire un rapporto nuovo tra imprese agricole e sistema bancario, al quale chiediamo un rinnovato impegno per risolvere l'annoso problema della rinegoziazione dei mutui".
"Negli ultimi 15 anni - ha ricordato Bedoni - sono stati stipulati mutui nel settore agricolo a tassi oscillanti tra il 10% e il 20%. La situazione debitoria pregressa incide pesantemente sul sistema produttivo e il costo del mancato riallineamento ai livelli attuali di mercato sottrae importanti risorse allo sviluppo delle imprese e alla crescita economica e occupazionale del Paese".
Scopo dell'iniziativa "Finanzia il futuro" è il finanziamento dell'acquisto "ex novo" della proprietà o del subentro nell'azienda di famiglia: finanziamento dei piani di riconversione colturale e delle strutture necessarie all'avviamento dell'azienda, ivi comprese le opere murarie di costruzione e di riattamento di fabbricati, nonché quelle relative ai macchinari, all'impiantistica e alla progettazione. L'importo fi- nanziabile, normalmente fino all'80% dei costi dell'investimento, può arrivare in casi particolari (in presenza di adeguate garanzie e fonti di reddito attuali o prospettiche) al 100%. La restituzione dell'importo finanziato, con rate semestrali, viene distribuita su un periodo di tempo lunghissimo. La durata dell'operazione, infatti, può arrivare fino a 35 anni nel caso di imprenditori che non hanno ancora raggiunto i 30 anni d'età. Il tasso è commisurato alla durata del finanziamento (ed è legato all'Euribor 6 mesi o all'Irs). Tra le norme particolari, previste dall'iniziativa, va segnalata, nel caso di finanziamento erogato a imprenditrici, la possibilità, a seguito di maternità, di richiedere la posticipazione del pagamento di un massimo di tre semestralità senza ulteriori oneri aggiuntivi.
Coldiretti: un registro internazionale per difendere le produzioni tipiche
Le difficoltà che si stanno manitestando, anche all'interno dell'Unione Euro-pea, nel garantire la necessaria trasparenza nell'informazione ai consumatori sui contenuti degli alimenti, rendono evidente l'esigenza di un'azione più incisiva, sul piano comunitario ed internazionale.
Troppi sono i casi in cui si utilizzano denominazioni universalmente riconosciute per nascondere prodotti che nulla hanno a che fare con le aspettative dei consumatori. Un'azione sistematica e capillare di banalizzazione che rischia di incrinare il rapporto di fiducia tra produzione e commercializzazione.
Sono queste le motivazioni che hanno spinto la Coldiretti ad elaborare una proposta per la tutela delle produzioni tradizionali ad "indicazione geografica" da presentare nel quadro dei prossimi negoziati dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che è stata trasmessa al ministro del Commercio estero Pietro Fassino e al ministro per le Politiche agricole e forestali Paolo De Castro.
Questi i tre livelli della proposta della Coldiretti, che si fonda sull'esigenza di modifica dell'attuale Accordo sugli aspetti commerciali delle proprietà intellettuali (accordo TRIPS):
1.una definizione univoca ed esplicita delle "indicazioni di origine" che evidenzi chiaramente il prodotto con il luogo di origine;
2.l'istituzione presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) di un sistema multilaterale di notifica e registrazione delle indicazioni geografiche, un registro multilaterale riconosciuto da tutti i Paesi membri;
3.la garanzia di una protezione oggettiva per le indicazioni
geografiche registrate attraverso il divieto di qualunque pratica che sfrutta
abusivamente il prestigio e che possa indurre i consumatori in errore sulla
vera origine dei prodotti.
Luci ed ombre nel futuro dell'artigianato toscano
Come
sta l'artigianato toscano? Bene, grazie! se guarda al futuro con ottimismo.
Piuttosto maluccio se guarda al presente. Insomma il comparto soffre una
malattia abbastanza diffusa di questi tempi, dovuta a diverse incertezze
di cui non si vede ancora con chiarezza la soluzione.
Svizzera: verso la liberalizzazione
del mercato dell'energia elettrica
Locarno. Dall'inviato Elena Carbone

Sta per partire la prima fase per la liberalizzazione in Svizzera del mercato dell'energia elettrica. Si ipotizza che entro il 2007/2008 le oltre 1.200 aziende elettriche (produttrici e distributrici) si dovranno confrontare sul libero mercato.
In pratica, cadranno le attuali regole monopolistiche territoriali secondo le quali le aziende produttrici ubicate in un'area potevano distribuire l'energia solo nella loro area. Quando saranno cadute le barriere il mercato svizzero sarà unico e non ci saranno più limitazioni di sorta.
Anche se in ritardo, la Svizzera pensa di inserirsi nel meccanismo indicato dall'Unione europea nel 1999, quando ha iniziato l'apertura del mercato dell'elettricità. Da parte sua la Svizzera ha un notevole ritardo sulla tabella di marcia dell'apertura. Non è ancora pronta la rispettiva legge federale (LMEE). È ormai certo che il dibattito alle Camere federali sulla proposta di legge non potrà iniziare prima del prossimo autunno. Mancando il quadro e il riferimento legislativo federale, è difficile o persino controproducente legiferare a livello cantonale e regionale.
È praticamente scontato che in Svizzera l'avvio dell'apertura del mercato non avverrà prima dell'anno 2001 e non si concluderà prima del 2007/2008.
La liberalizzazione è una sfida, ma anche una grande "chance" per l'economia e per i cittadini, assicurano all'ESI (Elettricità Svizzera Italiana - associazione che raggruppa 25 aziende in Ticino e Grigioni italiano) che ponendosi di fronte alla novità in modo critico si appresta ad affrontare il nuovo mercato con decisione. Addirittura, l'ESI ha indetto un "premio" per l'innovazione nel settore, mettendo in palio un fondo di 50.000 franchi svizzeri destinato a "menti geniali che mettono in pratica le loro idee innovative a beneficio dell'economia e della società".
Comunque l'Unione delle centrali svizzere di elettricità (UCS) è profondamente delusa dell'idea di aprire il mercato in soli sei anni; giudica tale accorciamento dei tempi irresponsabile. Teme ingenti perdite economiche e un inasprimento dell'obbligo di ristrutturare e sopprimere posti di lavoro in seno all'economia elettrica. L'indebolimento del settore - sostiene - favorirà la vendita di impianti di produzione a imprese straniere. Intanto nel Canton Ticino alcune aziende si stanno preparando ad una fusione per affrontare meglio il nuovo mercato.
E le tariffe? Chissà! Nessuno può dire oggi se scenderanno. Potrebbero anche salire!