L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Sesso e carriera: binomio fasullo!

 

 

ISex and the city" è l'ultimo serial americano approdato sui nostri teleschermi. Si tratta di una storia allucinante di sesso e di carriere fasulle che narra l'impegno di alcune donne che usano il sesso per fare carriera.

Un serial deprimente che offende l'onestà fisica ed intellettiva delle donne, delle quali noi, personalmente, continuiamo ad avere la stima di sempre per le loro capacità di gestire, nello stesso tempo, l'impegno per la carriera e per la famiglia.

E' scandaloso sostenere che il sesso aiuta a fare carriera. Infatti, non è difficile dimostrare che è esattamente il contrario. Prendiamo le protagoniste del serial: sono giovani e belle e quindi capaci di irretire gli uomini, soprattutto quelli che hanno raggiunto una ... certa età.

Usando il sesso per loro diventa tutto più facile.

Ma a cosa serve? A raggiungere un obiettivo immediato! Non certo a fare carriera, nel senso più completo del termine. Per fare carriera, per progredire, per raggiungere i cosiddetti alti gradi nella gerarchia del potere occorre lavorare duramente, imparare, studiare, confrontarsi, avere in altri termini una vita difficile. Solo così si può raggiungere l'apice della carriera.

Offrire sesso quando si è giovani e belle è molto facile, ma questo non aiuta ad imparare. Anzi è vero il contrario: la facilità con cui si può ottenere il successo immediato è solo un effimero motivo di soddisfazione temporanea.

Anche se può apparire irriguardoso per le donne (e ce ne scusiamo in anticipo se dovesse essere così considerato) vogliamo portare un esempio che potrebbe chiarire il nostro pensiero: la donna che fa la prostituta è sempre più giovane. Può fare il mestiere più antico del mondo senza dover essere nè bella nè intelligente perchè ha dalla sua parte un corpo giovane. Quando gli anni cominceranno a ... pesare, finirà inesorabilmente anche la carriera di prostituta.

Cosa dire, poi, di quelle donne-oggetto che appaiono sempre più in televisione la cui unica capacità ... professionale è quella di mostrare il corpo, il più nudo possibile!

Insomma, nessuno nega che la donna possa sfruttare le sue armi (solo se deve "corrompere" un uomo non certamente un'altra donna!), ma da qui a credere che l'arma del sesso dia garanzie per fare una brillante carriera ce ne corre!

Potrà essere utile all'inizio per sfondare. Ma poi...

D'altra parte se le donne non arrivano a mete altissime ci sarà pure un motivo! Che non è certo l'ostracismo degli uomini i quali se sono "deboli" con la "carne giovane" possono esserlo anche con la "carne" meno giovane!

La verità è un'altra: a certi livelli si fa carriera con la capacità professionale, la dedizione, l'esperienza, l'ostinazione.

Se questi doti non si conquistano con il sacrificio non si conquisteranno certamente con il godimento del sesso!

E' una mentalità negativa che la donna deve cancellare dalla sua mente anche perchè se la mantenesse ora che si appresta a fare la "militare" si rischierebbe una ... profonda trasformazione delle caserme. E Dio non voglia!

 

Francesco Canosa

 

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L'ATTENZIONE

Gli schieramenti per le regionali in Toscana

 

 

 

Toscana Democratica L'Ulivo

Claudio Martini (Ds)

(candidato presidente)

Anna Annunziata (Ds), Nino Frosini (Pcidi), Erasmo D'Angelis (Dem), Lucia Franchini (Dem), Alberto Monaci (Ppi), Riccardo Nencini (Sdi), Marisa Nicchi (Ds), Francesco Pifferi (Rin), Fabio Roggiolani (Verdi).

 

 

 

Per la Toscana

Altero Matteoli (An),

(candidato presidente)

Marcello Pera (FI), Francesco Bosi (Ccd), Carlo A. Dringoli (Fi), Stefania Fuscagni (Cdu), Leonello Mansani (Ps), Alessandro Mazzerelli (Mat), Riccardo Migliori (An), Romano Redini (Lega Nord), Roberto Tortoli (Fi).

 

 

 

Lista Emma Bonino

Gianfranco Dell'Alba,

(candidato presidente)

Antonio Bacchi, Massimo Lensi, Massimo I. Bulckaen, Filippo De Martino, Vittorio Giugni, Massimo Moretti, Giuseppina Nibbi, Marco Perduca, Giancarlo Scheggi.

 

 

 

Partito della Rifondazione Comunista

Niccolò Pecorini,

(candidato presidente)

Gabrio Avanzati, Carlo Balducci, Andrea Brundi, Gino G. Buratti, Emma Buzzigoli, Angiolo Gracci, Giovanna Locampo, Stefano Masangui, Alessandra Visani.

 

 

 

Partito Umanista

Paolo Vecchi,

(candidato presidente)

Tiziana Santinelli, Renato Colli, Oliver Turquet Bravard De La Boissene, Silvia Nocera, Patrizia Moradei, Tamara Gigli, Lorenzo Lucchesi, Ivo Pessina, Fabrizio Cheli.

 

Promemoria per il prossimo governo regionale da Assindustria e Confesercenti toscana

 

La Confindustria toscana ha elaborato un documento pro-memoria per il prossimo governo regionale. La Confesercenti toscana, a sua volta, si è incontrata con il candidato del Polo di centro-destra Altero Matteoli per uno scambio di idee.

Qui di seguito il documento della Confindustria; nel box la sintesi dell'incontro della Confesercenti con Matteoli.

 

Otto punti per il prossimo Governo regionale

 

Centralità dell'impresa, allargamento del mercato, innovazione, potenziamento delle infrastrutture, sistema formativo collegato alle aziende e una Regione più snella e leggera, per consentire alla Toscana di competere con i primi in Europa.

Sono otto le priorità che Confindustria Toscana mette in evidenza per la prossima legislatura regionale. Il documento elaborato dalla Federazione, presieduta da Alessandro Barberis, e consegnato agli schieramenti politici che scenderanno in campo per il confronto elettorale del 16 aprile, è un vero e proprio manifesto nel quale gli imprenditori indicano un obiettivo generale, quattro scelte strategiche e otto condizioni indispensabili per la sua realizzazione.

L'obiettivo generale è quello di portare la Toscana a competere con le aree più forti d'Europa. "La nostra regione deve avere l'ambizione di stare al passo con i primi della classe ­ ha detto Barberis ai candidati ­ e l'Unione europea rappresenta l'ambito di riferimento minimo, perché ormai la competizione si gioca su scala mondiale". Negli ultimi dieci anni, invece, la Toscana ha perso posizioni sia in Italia che in Europa, dove è passata dal 40esimo al 42esimo posto per ricchezza prodotta.

Le quattro opzioni strategiche sono: la scelta dell'innovazione, la centralità dell'industria in materia di sviluppo, la flessibilità e la mobilità, il rispetto dei valori che tutelano l'ambiente, puntano al miglioramento degli standard di sicurezza, nella società e in fabbrica.

Per imboccare questa strada, a giudizio di Confindustria Toscana, è indispensabile che il nuovo Governo regionale affronti alcuni temi di grande attualità:

 

1) Il sistema logistico. La Toscana ha un ritardo infrastrutturale pesante. Gli industriali "vedono" una Regione più mobile. Le grandi opere contenute nell'accordo Stato-Regione sono un buon inizio ma non bastano. Project financing e nuove competenze regionali nel trasporto pubblico ferroviario e stradale sono opportunità da sfruttare con un vero e proprio progetto per la mobilità e la logistica, legato anche allo sviluppo del commercio elettronico. Non solo le grandi arterie (l'autostrada Livorno-Civitavecchia, la Due Mari, l'adeguamento della FI-PI-LI, il completamento della variante di valico e la soluzione del nodo fiorentino) ma un'attenzione diffusa all'adeguamento del sistema viario locale dell'intera regione. Ma il capitolo deve comprendere anche ferrovie, aeroporti, interporti, porti, sistemi di infrastrutturazione veloce.

 

2) Il mercato. Riduzione della presenza pubblica nell'economia e allargamento degli spazi per le imprese. Tra i settori da lasciare alla libera concorrenza del mercato quello delle utilities, la sanità, la cultura. Per superare ritardi e resistenze, un programma di privatizzazioni da concordare anche con gli Enti Locali, che definisca obiettivi, modalità e tempi di realizzazione.

 

3) La politica di sviluppo. Il primo obiettivo è la crescita dimensionale. Poi, l'innovazione finanziaria, a proposito della quale gli industriali denunciano un ritardo della Toscana ed anticipano un'imminente iniziativa. Infine, l'innovazione di mercato, con una nuova politica per la globalizzazione, con meno promozione pubblica e più incentivazione dei progetti dei privati.

 

4) I distretti industriali. Gli industriali auspicano un rafforzamento dei legami tra distretti e tra questi e l'esterno, con particolare attenzione alla ricerca, alla finanza e alla commercializzazione. Un esempio: l'integrazione tra i distretti della moda in una grande regione della Moda, del Bello, dell'Alta Qualità della vita.

 

5) La tecnologia. La Regione dovrà promuovere l'informatizzazione della società: nella P.A., nelle imprese, nella scuola, nelle famiglie. La rete regionale dell'Alta tecnologia, che è stata un'esperienza importante, può oggi essere superata. Nuovo obiettivo: un'industria per il trasferimento della tecnologia. Confindustria propone la creazione di un portale per facilitare l'incontro della domanda e dell'offerta di tecnologia e misure di sostegno diretto alla domanda delle imprese e alla promozione della ricerca. Banche e Università dovranno essere coinvolte più direttamente.

 

6) Il lavoro. Più flessibilità e meno vincoli: le imprese sono convinte che questa sia l'unica ricetta praticabile per cercare di creare nuova occupazione. L'obiettivo deve anche essere quello di riequilibrare il mercato, tra province con tassi di disoccupazione a due cifre, come Massa Carrara, e zone dove è ormai diventato difficile trovare manodopera specializzata, come l'area metropolitana fiorentina, con progetti di mobilità geografica.

 

7) La formazione. Curricula ricchi di esperienze in azienda. Una "fabbrica delle competenze professionali" per arrivare a un sistema di formazione di qualità elevata, in grado di modificarsi con i tempi dell'innovazione tecnologica. Agevolazioni fiscali per le imprese che investono in risorse umane. Regolamentare e programmare anche sul versante della formazione il flusso degli immigrati.

 

8) La riforma della Regione. Da ente amministrativo a ente di governo: la Regione dovrà completare questo passaggio delicato e importante. Ecco le raccomandazioni degli industriali: programmazione economica attraverso i Dpef; meno pressione fiscale e incentivo allo sviluppo con lo strumento dell'Irap; meno costi burocratici, con valutazione preventiva dei costi e dei benefici per le imprese dei nuovi provvedimenti; più efficienza, con la piena applicazione degli sportelli unici.

 

"Per cercare di concretizzare questa idea di Toscana, nel corso della legislatura avanzeremo proposte operative ­ ha sottolineato Barberis ­ e manterremo aperto il confronto con la Giunta regionale e i gruppi consiliari sui provvedimenti d'interesse per le imprese".

La Federazione degli industriali ha anche annunciato l'intenzione di realizzare un'analisi di benchmarking per monitorare la competitività della Toscana rispetto alle altre regioni d'Europa.

 

Qual è la Toscana che il commercio si attende?

Si è svolto nei giorni scorsi un confronto sui temi della piccola e media impresa toscana tra i vertici regionali e provinciali della Confesercenti Toscana e il candidato a Presidente della Regione Toscana per il Polo Altero Matteoli.

Ha introdotto i lavori il Presidente regionale della Confesercenti Massimo Vivoli, che ha sottolineato le questioni essenziali per l'associazione, cioé equilibrio tra grande e piccola distribuzione, iniziative di sostegno e di difesa dei centri storici, accessibilità concreta alle città come succede per gli ipermercati, promozione del turismo, adeguati incentivi per lo sforzo di modernizzazione delle imprese.

Ha poi preso la parola Matteoli, che è entrato subito nel merito dichiarandosi un federalista convinto e evidenziando la necessità di una classe dirigente che risponda ad una crescita comune tra politici, imprenditori, professionisti e rappresentanti delle categorie in genere. "E' il momento di crescere insieme", ha asserito Matteoli, esprimendosi anche sulla concertazione, che "non significa ascoltare tutti e fare come ci pare".

Ha quindi proseguito rispondendo alle problematiche poste da Vivoli in tema di grande distribuzione; di fisco, punto su cui, ha detto Matteoli, "ci battiamo a livello nazionale per ridurre il fisco e le sue voci"; di approdi turistici e di possibili soluzioni per la questione delle terme di Montecatini; di sicurezza e accesso al credito, necessitando l'una di un coordinamento da parte della Regione, essenziale per rispondere all'eccesso di criminalità creatasi con l'immigrazione clandestina e l'aumento di reati minori, l'altro che deve tendere a evitare il dilagare dell'usura e incentivare le banche toscane a partecipare alle iniziative degli imprenditori.

Il candidato del Polo ha infine polemizzato sul fronte della formazione professionale, sottolineando la poca utilità dei corsi esistenti e la poca rispondenza degli stessi a servire ad inserirsi nel mondo del lavoro, e auspicando piuttosto una concertazione con le categorie, perché "occorre costruire un programma che formi davvero chi deve trovare un'occupazione, e che si realizzino sbocchi reali: la formazione professionale non deve servire ai formatori e ai sindacati".

 

Stefania Ligorio

 


 

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L'ATTENZIONE

 

Accordo Coldiretti-INCA per mutui alle imprese agricole

 

L'agricoltura sta riconquistando, seppure a fatica, il ruolo che le compete che è, senza dubbio, primario nello sviluppo economico del Paese.

Da registrare due fatti molto importanti: l'approvazione da parte del Consiglio regionale toscano di una legge sulla disciplina dei servizi di sviluppo agricolo e rurale e la firma di un accordo tra la Coldiretti e l'Inca per nuove forme di concessione di mutui a favore dell'imprenditoria agricola, giovanile e femminile.

Infine, va segnalata l'interessante iniziativa della Coldiretti per l'istituzione di un registro nazionale per difendere le produzioni agricole.

 

Disciplina dei Servizi di sviluppo agricolo e rurale

La proposta di legge regionale si pone come la naturale evoluzione del sistema regionale dei servizi di sviluppo agricolo nato dagli orientamenti delle politiche comunitarie e nazionali e dall'esperienza maturata dall'applicazione delle leggi regionali in materia.

Alle finalità proprie del modello classico di sviluppo agricolo vengono quindi ad aggiungersi gli obiettivi di sviluppo rurale, in linea con gli attuali orientamenti dell'Unione Europea per la Politica Agricola Comune, da inquadrarsi nell'azione complessiva di programmazione economica e territoriale della Regione.

Si configura pertanto un nuovo sistema regionale dei servizi per lo sviluppo agricolo e rurale che, particolarmente attento alla innovazione del settore ed alla qualificazione delle produzioni, persegue nel complesso l'affermarsi di un modello di sviluppo economico sostenibile dei territori rurali basato sulla conciliazione tra le esigenze di miglioramento delle condizioni di vita delle comunità rurali ed il mantenimento dell'equilibrio delle caratteristiche dell'ambiente, la tutela del territorio e delle risorse culturali.

Un primo elemento di continuità, in riferimento ai precedenti programmi di sviluppo, è la conferma della partecipazione finanziaria diretta dei destinatari ai costi dei servizi, crescente e proporzionale al tempo di permanenza delle aziende nel sistema dei servizi stessi.

Contenuti innovativi, pur nella conferma del ruolo centrale assolto sino ad oggi dalle Organizzazioni Professionali Agricole, si riscontrano nell'introduzione di ulteriori soggetti abilitati ad attuare gli interventi previsti dalla legge.

La proposta di legge ribadisce l'impegno della Regione Toscana a dare adeguata risposta alle esigenze formative funzionali allo sviluppo agricolo-rurale nell'ambito della generale programmazione in materia di formazione professionale.

Il passaggio in termini operativi dalla legge 32/90 alla nuova normativa, anche al fine di disporre di un tempo adeguato alla formulazione di un piano pluriennale, è regolato con la previsione di uno o più programmi straordinari che, pur annuali, operino nell'ambito della nuova legge.

 

 

Accordo Coldiretti-Inca

L'imprenditoria giovanile e femminile in agricoltura possono trarre grandi vantaggi da un sistema creditizio in grado di sostenere l'adeguamento e la modernizzazione del settore.

I conduttori di imprese agricole con età inferiore ai 45 anni rappresentano il 14,7% del totale, ma numerose ricerche hanno dimostrato che la più elevata propensione all'investimento e all'innovazione si registra proprio in imprese condotte da giovani agricoltori.

L'occupazione femminile presenta in agricoltura una progressiva tendenza di crescita in termini percentuali e le recenti statistiche evidenziano che raggiunge una percentuale sul totale degli occupati del 34,2%.

Partendo da queste motivazioni la Coldiretti ha stipulato un accordo volto ad individuare iniziative e percorsi di sviluppo per il sostegno al ricambio generazionale e all'imprenditoria femminile in agricoltura.

Paolo Bedoni, presidente della Coldi-retti, e Riccardo Margheriti (accompagnato dal direttore generale Pier Luigi Corsi), presidente dell'INCA, nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Firenze, hanno presentato l'iniziativa chiamata "Finanzia il futuro" e rivolta a giovani di età compresa tra i 18 e i 40 anni, organizzati sotto qualsiasi forma societaria di persone e/o capitali (in questo caso dovranno detenere il 51% delle quote), nonché come imprese individuali.

Margheriti (per la parte politica) e Corsi (per quella tecnica) hanno spiegato la filosofia dell'accordo, che giova ricordarlo è il primo in assoluto in Italia, affermando che l'Istituto è pronto a partecipare al rischio d'impresa dell'agricoltura non solo in Toscana ma anche oltre i confini regionali.

Hanno parlato di mutui a lungo termine e si sono dichiarati disponibili ad ogni tipo di collaborazione.

"La partecipazione italiana al processo di unione economica e finanziaria con l'avvio dell'EURO ­ ha sostenuto da parte sua Bedoni - ha costituito certamente un risultato positivo per l'intero sistema economico nazionale e tra gli effetti favorevoli va segnalata la riduzione del costo del denaro. Il recente aumento dei tassi annunciato dalla Banca europea non deve spaventare se si traduce in misure più incisive per combattere l'inflazione, anche con la riduzione del costo del carburante agricolo. L'agricoltura, da parte sua ha svolto in questi anni una funzione calmieratrice impossibile da sostenere in una situazione di costi di sistema crescenti".

"Si è verificata comunque nel tempo una riduzione strutturale dei tassi ­ ha continuato Bedoni - che consente, anche in agricoltura, il superamento di un 'gap' competitivo nei confronti degli altri Paesi dell'Unione Europea che impediva alle imprese agricole nazionali di esprimere a pieno il proprio potenziale di crescita ed innovazione. Il credito ha assunto un ruolo centrale per sostenere lo sforzo di ammodernamento del settore, per cui si rende necessario individuare strumenti finanziari innovativi". "Quella di oggi - ha sostenuto Bedoni - è una prima iniziativa per arrivare a costruire un rapporto nuovo tra imprese agricole e sistema bancario, al quale chiediamo un rinnovato impegno per risolvere l'annoso problema della rinegoziazione dei mutui".

"Negli ultimi 15 anni - ha ricordato Bedoni - sono stati stipulati mutui nel settore agricolo a tassi oscillanti tra il 10% e il 20%. La situazione debitoria pregressa incide pesantemente sul sistema produttivo e il costo del mancato riallineamento ai livelli attuali di mercato sottrae importanti risorse allo sviluppo delle imprese e alla crescita economica e occupazionale del Paese".

Scopo dell'iniziativa "Finanzia il futuro" è il finanziamento dell'acquisto "ex novo" della proprietà o del subentro nell'azienda di famiglia: finanziamento dei piani di riconversione colturale e delle strutture necessarie all'avviamento dell'azienda, ivi comprese le opere murarie di costruzione e di riattamento di fabbricati, nonché quelle relative ai macchinari, all'impiantistica e alla progettazione. L'importo fi- nanziabile, normalmente fino all'80% dei costi dell'investimento, può arrivare in casi particolari (in presenza di adeguate garanzie e fonti di reddito attuali o prospettiche) al 100%. La restituzione dell'importo finanziato, con rate semestrali, viene distribuita su un periodo di tempo lunghissimo. La durata dell'operazione, infatti, può arrivare fino a 35 anni nel caso di imprenditori che non hanno ancora raggiunto i 30 anni d'età. Il tasso è commisurato alla durata del finanziamento (ed è legato all'Euribor 6 mesi o all'Irs). Tra le norme particolari, previste dall'iniziativa, va segnalata, nel caso di finanziamento erogato a imprenditrici, la possibilità, a seguito di maternità, di richiedere la posticipazione del pagamento di un massimo di tre semestralità senza ulteriori oneri aggiuntivi.

 

Coldiretti: un registro internazionale per difendere le produzioni tipiche

 

Le difficoltà che si stanno manitestando, anche all'interno dell'Unione Euro-pea, nel garantire la necessaria trasparenza nell'informazione ai consumatori sui contenuti degli alimenti, rendono evidente l'esigenza di un'azione più incisiva, sul piano comunitario ed internazionale.

Troppi sono i casi in cui si utilizzano denominazioni universalmente riconosciute per nascondere prodotti che nulla hanno a che fare con le aspettative dei consumatori. Un'azione sistematica e capillare di banalizzazione che rischia di incrinare il rapporto di fiducia tra produzione e commercializzazione.

Sono queste le motivazioni che hanno spinto la Coldiretti ad elaborare una proposta per la tutela delle produzioni tradizionali ad "indicazione geografica" da presentare nel quadro dei prossimi negoziati dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), che è stata trasmessa al ministro del Commercio estero Pietro Fassino e al ministro per le Politiche agricole e forestali Paolo De Castro.

Questi i tre livelli della proposta della Coldiretti, che si fonda sull'esigenza di modifica dell'attuale Accordo sugli aspetti commerciali delle proprietà intellettuali (accordo TRIPS):

1.una definizione univoca ed esplicita delle "indicazioni di origine" che evidenzi chiaramente il prodotto con il luogo di origine;

2.l'istituzione presso l'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) di un sistema multilaterale di notifica e registrazione delle indicazioni geografiche, un registro multilaterale riconosciuto da tutti i Paesi membri;

3.la garanzia di una protezione oggettiva per le indicazioni geografiche registrate attraverso il divieto di qualunque pratica che sfrutta abusivamente il prestigio e che possa indurre i consumatori in errore sulla vera origine dei prodotti.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Luci ed ombre nel futuro dell'artigianato toscano

 

Come sta l'artigianato toscano? Bene, grazie! se guarda al futuro con ottimismo. Piuttosto maluccio se guarda al presente. Insomma il comparto soffre una malattia abbastanza diffusa di questi tempi, dovuta a diverse incertezze di cui non si vede ancora con chiarezza la soluzione.

Così i dati presentati martedì scorso presso la sede di Unioncamere Toscana dall'Osservatorio regionale sull'artigianato, possono essere letti con una lente sfuocata che ci fa vedere sopratutto quello che vorremmo vedere.
L'ottimismo, comunque, non dispiace. Visto che le imprese stanno assumendo altri addetti. Infatti, nel 1999 si è assistito ad una decisa inversione di tendenza rispetto al calo degli occupati registrato nel 1998: +3.687 nel 1999 contro il -314 del 1998. E allora accettiamo l'iniezione di ottimismo e prepariamoci ad affrontare il futuro che sarà, più che nel passato, un terreno di sfida a livello mondiale.
Linea giusta? Perseguibile, come hanno indicato tutti i conferenzieri, da Pierfrancesco Pacini (presidente Unioncamere Toscana) a Paolo Baglioni (funzionario della Regione Toscana), da Fabio Banti (vice-presidente della Confartigianato Toscana) a Marco Baldi (vice-presidente della CNA Toscana).
Tutti hanno discusso ed apprezzato sulla pregevole indagine messa a punto dai ricercatori Mauro Grassi (Irpet) e Riccardo Perugi (Unioncamere). Una rilevazione che ha riguardato un campione di oltre 6.000 imprese appartenenti a 24 diversi settori produttivi del mondo artigiano in tutta la regione.
L'elaborazione e l'analisi dei dati sono state eseguite congiuntamente da Unioncamere e Irpet.
"I risultati conseguiti - ha detto con soddisfazione Pacini - sono il frutto di un'attenta collaborazione tra Istituzioni ed associazioni che arricchisce la nostra regione di un enorme patrimonio informativo in via continuativa, a supporto della operatività degli interventi e della legislazione di valorizzazione da parte della Regione e delle Camere di Commercio in questo rilevante comparto dell'economia regionale".
Pur misurando le parole, Pacini ha sostenuto che "questa prima analisi ci porta a dire che la crisi del settore si sta allentando e, in linea con il miglioramento della congiuntura generale, l'andamento negativo del settore manifatturiero, così come era stato osservato nella prima metà del 1999 si è attenuato, mentre si consolida la ripresa dell'edilizia".
Nel settore manifatturiero la performance peggiore l'accusa il settore tessile con un calo del fatturato del 10%, mentre quella migliore appare quella della cantieristica con un +7,3%. Un cambiamento lo si rileva nel comparto dei servizi che denuncia un lieve peggioramento, specie nei servizi alla persona e nelle riparazioni.
"Siamo nel complesso sempre sui segni meno - ha detto Pacini - ma questi riducono la loro intensità, per cui mentre nel 1998 il fatturato era diminuito dell'l,7% nel corso del 1999 si assiste ad un decremento di appena lo 0,6% e le previsioni relative al primo semestre del 2000 indicano un segno positivo, ancorchè limitato ad un modesto +0,4%".
Analisi dei settori
Illustrando i dati elaborati, Perugi si è soffermato sui singoli settori spiegando che all'interno del comparto manifatturiero il sistema moda (25% di "peso" in campo artigiano in termini di volume d'affari) ha accusato nel corso del '99 una diminuzione nel fatturato pari al 4,2%, che appare comunque dimezzata rispetto al -8,1% registrato a consuntivo nel '98.
Il settore della pelletteria risulta ormai aver concluso la crisi congiunturale (i ricavi segnano nel '99 un incoraggiante +0,3%), mentre il tessile continua ad evidenziare sensibili difficoltà produttive (-10,3% la diminuzione del fatturato nel periodo considerato). Buona la performance della metalmeccanica che, nel complesso, vede crescere i ricavi del 2,3% dopo la lieve contrazione (-0,3%) registrata nel 1998.
Situazione di ristagno, invece, per la categoria delle imprese appartenenti agli altri comparti manifatturieri, il cui fatturato passa da una crescita del +0,6% (98) a una del +0,2% (nel 99).
Andamenti positivi generalizzati interessano il settore dell'edilizia (costruzione di edifici, installazione di servizi e lavori edili di completamento registrano andamenti positivi del fatturato compresi tra 1'1 e il 2 per cento in più rispetto al '98), mentre nel comparto terziario il pur positivo risultato dei servizi alle imprese (+1,4% il fatturato nel '99) non riesce a compensare le diminuzioni registrate per i trasporti (-1,3%), i servizi alla persona (-1,3%) e le riparazioni (-2%), valori questi ultimi tutti in ulteriore diminuzione rispetto a quelli registrati a consuntivo nel 1998.
 
Analisi dimensionale
Dal punto di vista dimensionale -ha detto Perugi - anche il 1999 conferma una sensibile divergenza nella crescita tra le imprese di dimensione più piccola e quelle più grandi: così il fatturato delle micro-imprese (quelle da 1 a 3 addetti) appare in decisa diminuzione (-3,1% rispetto al '98), con punte più accentuate nel manifatturiero (-5,6) rispetto all'edilizia (0,3%) e al terziario (-1,7). Negativo anche il consuntivo delle imprese artigiane con 4-5 addetti, che accusano una diminuzione del fatturato pari all'1,6% (anche in questo caso è il manifatturiero ad accusare la contrazione più vistosa segnando -2,9%). I1 dato diventa positivo nelle aziende con 6-9 addetti, che segnano un incremento complessivo nei ricavi pari al 2,3% (più marcato nell'edilizia, +4,6%). In crescita, infine, anche le imprese con oltre 9 addetti, il cui fatturato aumenta mediamente, nel periodo considerato, dello 0,7% (con una punta del +6,1% nell'edilizia).
 
 
Previsioni per primo semestre 2000
La decelerazione della crisi del comparto artigiano registrata nel corso del 1999, stando alle previsioni degli imprenditori del settore, dovrebbe trasformarsi in ripresa nel corso del 2000: dopo una lunga fase segnata da andamenti complessivamente negativi l'anno in corso dovrebbe infatti chiudersi con un dato, anche se lievemente, positivo. Le stime degli imprenditori artigiani portano infatti a ipotizzare, già nel primo semestre, una crescita del fatturato pari allo 0,4% (rispetto al secondo semestre del l999).
Le previsioni degli artigiani toscani sono state spesso improntate a ottimismo, segno di una radicata "cultura della ripresa" basata sulla fiducia nel futuro, sulle capacità di reazione e sulle prospettive di sviluppo delle proprie aziende. Una conferma delle loro aspettative offrirebbe dunque un elemento concreto per individuare l'inizio dell'attesa inversione di tendenza rispetto al lungo periodo di crisi attraversato dal settore.
Evidente il recupero del manifatturiero (+0,9% la previsione di crescita del fatturato) con valori finalmente positivi nel sistema moda (+0,2%) e un consolidamento della ripresa nel complesso delle attività collegate alla metalmeccanica (+2,1%) e a quelle delle "altre manifatturiere" (+1,0%). Si distinguono, in particolare, pelletteria (+4,8%), cantieristica (+4,3%), vetro (+3,3%), carta-editoria (+2,4%) e prodotti in metallo (+2,3%) che risultano essere i più dinamici.
Ma anche i settori che riportano un segno negativo registrano comunque una evidente attenzione delle proprie difficoltà rispetto al periodo precedente: così ad esempio per il tessile, che segna un -0,7%, dopo che il 1999 si era tuttavia chiuso con un dato negativo addirittura a due cifre.
La ripresa, anche in questo caso, sembra dunque più vicina.
Stazionario, dopo una decisa fase espansiva, il quadro dell'edilizia, il cui fatturato si attesta nelle previsioni sul -0,1%.
In leggera diminuzione anche il comparto dei servizi (-1,1%), condizionato soprattutto dalla performance non soddisfacente del settore riparazioni (-3,1%).
Nel primo semestre del 2000 si conferma inoltre la maggiore dinamicità delle imprese artigiane più grandi (oltre 9 addetti), le quali realizzano incrementi di fatturato nell'ordine del 2,3%, mentre in quelle di minori dimensioni (1-3 addetti) si registra una nuova diminuzione complessiva dei ricavi (-1,7).
Per quanto riguarda infine la situazione del lavoro, nel primo semestre del 2000 si prevede un ulteriore allargamento della base occupazionale, come suggerisce una percentuale più consistente di imprese che hanno previsto un aumento degli addetti rispetto a quelle che prevedono al contrario una diminuzione (il saldo tra le prime e le seconde è infatti pari a +4,6). In crescita edilizia (+5,3), servizi (+3,4) e manifatturiero (+5), dove vengono stimati incrementi in quasi tutti i settori ad eccezione di abbigliamento (-1,8), concia (-0,6) e lapideo (-0,3) e al contrario punte positive significative per pelletteria (+12,8), cantieristica (+11,1), prodotti in metallo (+8,7), ceramica (+8,3), vetro (+7,7) e meccanica (+6,8).
 
f.c.
 

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L'ATTENZIONE


Svizzera: verso la liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica

 

 

Locarno. Dall'inviato Elena Carbone

Sta per partire la prima fase per la liberalizzazione in Svizzera del mercato dell'energia elettrica. Si ipotizza che entro il 2007/2008 le oltre 1.200 aziende elettriche (produttrici e distributrici) si dovranno confrontare sul libero mercato.

In pratica, cadranno le attuali regole monopolistiche territoriali secondo le quali le aziende produttrici ubicate in un'area potevano distribuire l'energia solo nella loro area. Quando saranno cadute le barriere il mercato svizzero sarà unico e non ci saranno più limitazioni di sorta.

Anche se in ritardo, la Svizzera pensa di inserirsi nel meccanismo indicato dall'Unione europea nel 1999, quando ha iniziato l'apertura del mercato dell'elettricità. Da parte sua la Svizzera ha un notevole ritardo sulla tabella di marcia dell'apertura. Non è ancora pronta la rispettiva legge federale (LMEE). È ormai certo che il dibattito alle Camere federali sulla proposta di legge non potrà iniziare prima del prossimo autunno. Mancando il quadro e il riferimento legislativo federale, è difficile o persino controproducente legiferare a livello cantonale e regionale.

È praticamente scontato che in Svizzera l'avvio dell'apertura del mercato non avverrà prima dell'anno 2001 e non si concluderà prima del 2007/2008.

La liberalizzazione è una sfida, ma anche una grande "chance" per l'economia e per i cittadini, assicurano all'ESI (Elettricità Svizzera Italiana - associazione che raggruppa 25 aziende in Ticino e Grigioni italiano) che ponendosi di fronte alla novità in modo critico si appresta ad affrontare il nuovo mercato con decisione. Addirittura, l'ESI ha indetto un "premio" per l'innovazione nel settore, mettendo in palio un fondo di 50.000 franchi svizzeri destinato a "menti geniali che mettono in pratica le loro idee innovative a beneficio dell'economia e della società".

Comunque l'Unione delle centrali svizzere di elettricità (UCS) è profondamente delusa dell'idea di aprire il mercato in soli sei anni; giudica tale accorciamento dei tempi irresponsabile. Teme ingenti perdite economiche e un inasprimento dell'obbligo di ristrutturare e sopprimere posti di lavoro in seno all'economia elettrica. L'indebolimento del settore - sostiene - favorirà la vendita di impianti di produzione a imprese straniere. Intanto nel Canton Ticino alcune aziende si stanno preparando ad una fusione per affrontare meglio il nuovo mercato.

E le tariffe? Chissà! Nessuno può dire oggi se scenderanno. Potrebbero anche salire!

 

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