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L'altra faccia dell'America
Dopo il ritiro dal-la corsa alla Casa Bianca degli altri concorrenti, George W. Bush, figlio d'arte, fra i repubblicani e Albert Gore, altro figlio d'arte, fra i democratici, restano i soli a sfidarsi per l'elezione a Presidente degli Stati Uniti d'America, al posto di Bill Clinton. Si va verso la più lunga e combattuta campagna elettorale, in cui però i contendenti non potranno non tenere conto dell'eredità concettuale che i concorrenti che si sono ritirati, tra i più credibili John McCain da una parte e Bill Bradley dall'altra, hanno lasciato, specialmente in materia di riforma dei finanziamenti elettorali.
La gigantesca macchina elettorale si è dunque messa in moto e per farlo ha già macinato 250 milioni di dollari (500 miliardi di lire, secondo "Usa Today), proprio per affermare quella democrazia americana che nacque da una rivoluzione di base ma che non degenerò mai, come quella francese e quella russa, nel terrore e nell'oppressione, ma che ha portato gli americani ad una crescita ideologica che li ha tenuti lontano dallo scontro tra democrazia e totalitarismo, libertà e dittatura, liberismo e collettivismo, fascismo e comunismo.
Per ideologia gli americani intendono le visioni in cui versano e, non essendoci discussione sul sistema, un sistema che li ha resi liberi e prosperosi, accettano di buon grado questa interminabile verifica popolare, da cui sono già emerse vincenti due visioni. Quella di Bush, di un conservatorismo compassionevole e quella di Gore di un liberismo sociale, in cui il primo intende ridurre il peso dello Stato ed il peso fiscale, sull'altro fronte Gore riscopre il liberalismo rooseveltiano: il mercato, la competizione d'accordo, ma anche intervento del pubblico dove il privato non riesce.
Due Americhe, dunque, che si scontreranno in una lunghissima campagna elettorale e che, come è stato già notato, distrae la superpotenza dalle sue responsabilità planetarie, mentre brucia una montagna di risorse economiche che sicuramente potrebbero essere utilizzate per potenziare una società complessa e variegata come è appunto quella americana.
Perchè, è bene dirlo a chiare note, c'è un'altra America, che viene tenuta nascosta, che è quella della miseria, che rappresenta una realtà contraddittoria, in cui il 20-25% della popolazione vive al disotto della soglia di sopravvivenza, dove una forte percentuale di abitazioni verrebbero chiuse e demolite anche in paesi non propriamente democratici, un paese dove sei milioni di lavoratori sono senza nome, clandestini, ma che garantiscono competitività alle aziende e contribuiscono a tenere bassa l'inflazione.
Metà dei dipendenti dei negozi cinesi o coreani di Manhattan sono immigrati illegali; i lavapiatti dei ristoranti e le ragazze delle lavanderie sono clandestini ispanici o cinesi.
Le autorità lo sanno e lasciano perdere perché questa forza lavoro a basso costo sta diventando la valvola di salvezza dell'economia americana e la formula perfetta contro l'inflazione. E' grazie a quei 6-7 miloini di clandestini che l'America può continuare il suo boom ed anche le piccole e piccolissime aziende riescono ad essere sempre più competitive.
Mentre l'Europa sta assumendo un atteggiamento rigido contro l'immigrazione clandestina, l'America adotta il permissivismo, con il risultato che il livello di disoccupazione dei "lavoratori regolari" invece di essere salito è drasticamente sceso. L'Illinois è diventata la zona maggiormente popolata dai "senza nome" e "senza documenti" e mentre questi nuovi arrivati spingono la "locomotiva America" si spera in una legge che prima o poi sarà una grande sanatoria per la posizione di questo esercito di "illegali".
Da qualche giorno questi "lavoratori disperati" riceveranno un dollaro in più all'ora, il loro salario minimo votato dalla Camera passerà in due anni da 5,15 a 6,15 dollari!
Ma i "dati" dell'altra America, quella che non capisce nè i repubblicani nè i democratici, non possono essere taciuti.
*-Il 21% dei bambini vive nella povertà.
*-Il sitema di istruzione sta arrivando a livelli da terzo mondo ed il bilancio dedicato alla scuola è diminuito di un terzo ed è passato dal 9,8% dal 1980 al 6,8% di oggi.
*-43 milioni di cittadini statunitensi non hanno nessuna assicurazione sanitaria e diventeranno 50 milioni entro il 2004.
*-Mancano alloggi per almeno 5 milioni di persone. Oramai il 36% degli homeless è costituito da nuclei familiari con bambini.
*-La minaccia all'ambiente è, evidentemente, sempre più grave. Il bilancio dell'EPA (una specie di ministero dell'ambiente) è stato tagliato di 71 miliardi di dollari dal 1980.
*-Il 46% dei lavori, in espansione, hanno paghe che sono la metà di quello che è considerato essere il salario di sussistenza negli USA.
Basta? Ma certo. Guardiamo all'America per i lustrini dei contendenti alla Casa Bianca, ma non perdiamo di vista la terza America, quella dei poveri e dei diseredati.
Angelina Aino
Lagos alla guida del Cile

Dopo Salvatore Allende (ucciso dalle opposizioni nel 1973)
è arrivato
un altro presidente socialista:
è Ricardo Lagos, 62 anni.
"Questa è la festa della democrazia" ha detto Lagos ai cileni che lo applaudivano sotto il palazzo presidenziale da dove lui si è impegnato ad essere il "presidente di tutti", a lottare per la pacificazione, ricordando che un altro socialista (Allende) è stato ucciso dalla barbarie di alcuni cileni.
Lagos ha promesso il massimo impegno per combattere la povertà che interessa il 22% della popolazione ("Santiago è la capitale ma non è il Cile" ha detto tra l'altro) ed ha assicurato che la giustizia farà il suo corso per inchiodare Augusto Pinochet alle sue responsabilità per i crimini commessi durante i suoi 17 anni di governo dopo l'uccisione di Allende.

Folta partecipazione al convegno del P.d.C.I sui trasporti, svoltosi a Firenze presso la sala Eurostar della stazione F.S. di S.M.N..Tra le presenze l'On Antonino Cuffaro, Sottosegretario alla Ricerca Scientifica, l'Ing.Mauro Moretti, responsabile della Divisione Infrastruttura delle F.S., l'Ing. Giancarlo Cimoli A.D. di F.S. impossibilitato a partecipare per improvvisi e imprevisti impegni ha inviato una lettera di saluto, il prof. Carnevale preside della facoltà di ingegneria dell'università di Firenze, l'Ing. Emilio Maestrini direttore dell'Unità Tecnologie Materiale Rotabile, Luciano Ghelli segretario regionale P.d.C.I. rappresentanti delle OO.SS. Filt/Cgil-Fit/Cisl/Uiltraspoti, il prof. Ivano Bertini, Marco Rizzo coordinatore nazionale della presidenza del P.d.C.I. che ha concluso i lavori.
L'On.Eduardo Bruno, che ha introdotto i lavori, dopo essersi soffermato sui grandi temi nazionali del trasporto, ha affrontato l'argomento più vicino a Firenze ed alla Toscana, cioé l'attraversamento di Firenze dell'alta capacità e la non più dilazionabile necessità di realizzazione del Polo Tecnologico di Osmannoro oltre alla conferma e potenziamento del ruolo dell'Unità Tecnologie Materiale Rotabile di Firenze.
"Questi ultimi temi, ha detto Bruno, faranno parte del programma dei Comunisti italiani nelle prossime elezioni regionali. Oggi intendiamo attenerci al tema del convegno, cioè al nodo ferroviario di Firenze e in modo particolare al Polo tecnologico dell'Osmannoro".
E' noto che il progetto Alta Velocità fin dal suo esordio ha suscitato polemiche e contrapposizioni.
Di quel progetto i Comunisti somo stati i più determinati e fermi oppositori, poiché si trattava di linee separate non interconnesse con la rete storica; un progetto concepito più come grande affare per lobbies affaristiche che per contribuire a risolvere i tanti problemi della mobilità nel nostro Paese.
"Alla trasformazione di quel progetto
- ha detto Bruno - orientandolo verso una diversa concezione, quella dell'Alta
Capacità, noi Comunisti abbiamo contribuito in modo determinante
fin dall'inizio della Legislatura. Alta Capacità invece che Alta
Velocità non è solo un cambiamento nominalistico e di facciata,
ma rappresenta un mutamento di sostanza della filosofia di fondo del vecchio
progetto".
Inoltre, Bruno ha sostenuto che il nodo di Firenze non può che essere al crocevia dell'area metropolitana, e deve dare una risposta al sistema produttivo ed infrastrutturale. Appare, quindi, quanto mai opportuno prevedere un'ulteriore verifica con la conseguente decisione di pensare a Castello per evitare un deprecabile impatto ambientale se si volesse insistere su Santa Maria Novella.
Parlando del Polo Tecnologico Bruno lo ha definito "fulcro della ricerca applicata dei trasporti ferroviari e terrestri. La realizzazione del Polo tecnologico fa parte degli accordi sottoscritti tra Ministero dei Trasporti, Ferrovie, Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze. Il Polo tecnologico, deve essere fortemente collegato con strutture europee aventi analoghe competenze e dovrà contenere tre distinte funzioni:
1. attività di ricerca applicata con compiti di supporto e propulsione nel campo dello sviluppo dell'innovazione nei sistemi di trasporto ferroviari e terrestri della U.E., dei paesi dell'EST Europeo e dei Paesi dell'Area del Mediterraneo, con i quali si possono sviluppare proficui rapporti di collaboramone e buone prospettive di allargamento del mercato.
2. attività di supporto al trasporto e alle infrastrutture, di assistenza e prestazione di servizi integrati per treni nazionali ed internazionali di qualità;
3. attività di Certificazione ed Omologazione di materiali, veicoli e componenti con elevata garanzia di "correttezza, riservatezza, trasparenza e indipendenza" devono costituire funzioni proprie del futuro centro sperimentale.
Questa Struttura tecnica -secondo Bruno - dovrà essere collocata all'interno di un Organismo indipendente di natura pubblica con dimensioni nazionali ed europee che per noi corrisponde alla Authority dei trasporti di cui sosteniamo il collocamento a Firenze.
I tempi di realizzazione del Polo tecnologico? Intanto occorrerà aumentare il fondo di dotazione fermo a 60 miliardi. "Purtroppo - ha concluso Bruno - in sede di approvazione della Finanziaria la maggioranza non ha accolto il mio emendamento che prevedeva il totale finanziamento dell'opera. Della quale cosa non posso che rammicarmene".
In margine al convegno Moretti, rispondendo ad una domanda di un giornalista, ha sostenuto che "non è esclusa l'ipotesi che la TAV possa acquistare l'area della Cen-trale del Latte per la costruzione della stazione ferroviaria".
Concludendo i la-vori Marco Rizzo, corodinatore nazionale del PdCI si è detto perplesso sul progetto di AV ed ha auspicato "un nuovo piano generale". (f.c.)
"Grandi manovre" attorno alla new economy
Sta aumentando sempre più in Europa il numero di coloro che
fanno shopping on line, un mercato che è cresciuto del 100% in un
anno: i navigatori comprano invogliati dai prezzi convenienti e dalla possibilità
di fare confronti tra boutiques.
Stefania Ligorio
Dall'odio all'amore per un meraviglioso
felino: il gatto

Una mostra sul gatto ci ha dato l'occasione per ammirare i pregevoli dipinti di Nanda Ambrogi, ed ora ci offre anche la possibilità di leggere uno scritto di Francesca Rosi che "racconta" con estrema delicatezza, la trasformazione di un sentimento per questo felino, dall'odio all'amore.
La "storia" inizia con una dichiarazione che non lascia alcun dubbio: "Odio i gatti! Odio tutti gli animali, ma i gatti in particolare mi fanno rabbia" sentenzia convinta Letizia, la nostra protagonista.
Già. Sembra quasi di rivevere il triste periodo del medioevo quando il gatto veniva assimilato al diavolo ed alle streghe e veniva seviziato ed ucciso insieme al padrone per scacciare il pericolo dell'inferno.
Poi, come la storia ci insegna, nel 1800 il gatto divenne popolare anche per merito della ricerca scientifica applicata alla medicina, la quale nello studio degli "animali portatori di malattie" ritenne di escludervi il gatto. Ecco che il gatto venne così accolto anche nei salotti più esclusivi, anche perchè era caduto il tabù della maledizione.
Si decideva di tornare indietro di secoli quando dal punto di vista mitologico religioso il rapporto uomo/gatto nascondeva un sottile legame esoterico. E' assai probabile, infatti, che il gatto sia stato adorato prima che addomesticato.
Ma torniamo al racconto di Francesca Rosi.
La protagonista - Letizia - deve andare fuori città per una vacanza e prima di partire consegna le chiavi del suo appartamento alla vicina di casa, Adua.
Qui si "incontra" con un gatto.
"Gli occhi da belva mi scrutano ogni tanto, forse controllano i miei movimenti. La signora Adua parla ancora, ma io devo andare, così, bruscamente, prendo la maniglia della valigia e mi muovo. Il gatto peloso schizza come una saetta verso la porta aperta e scompare. Andando verso la macchina controllo se mi ha lasciato qualcuno dei suoi peli sui miei pantaloni di lana blu".
Finalmente in macchina, la protagonista si sente meglio... libera dalla irritante presenza di un gatto!
Ma non sa ancora cosa l'aspetta!
Quando arriva dalla sua amica Rossy si trova a contatto con un cane ed alcuni gatti, di cui una è incinta.
Si sente controllata, spiata, prova un moto di antipatia, pensa, con orrore, che troverà peli di gatto in ogni dove...
Si chiede, perplessa, come possa la sua amica vivere "con tutti questi inquilini pelosi, indolenti e fannulloni" e ripete il suo ritornello: "Odio i gatti!"
Poi un contatto più diretto. Seduta sul letto insieme alla sua amica, vede arrivare la gatta incinta e sistemarsi sulla coperta. Rossy l'accarezza mentre la gatta fa le fusa. Poi prende la mano di Letizia e la porta leggermente sulla testa della gatta, "la quale sembra non avvertire la differenza della carezza".
"Rimane beata a farsi accarezzare. Devo riconoscere che è molto morbida, non ha il pelo corto e ispido come gli altri gatti maschi che girano per casa. La gatta mi guarda con occhi dolci e un pò sognanti, che non sono verdi come quelli della mia amica, ma hanno la stessa luce (anche Rossy è incinta ndr). Senza sforzo, ma con estrema meraviglia, mi accorgo che sto continuando ad accarezzarla con piacere".
E' il primo passo di Letizia per allontanare l'odio e scoprire l'amore per i gatti.
Più tardi, vivrà un'altra, incredibile esperienza.
La gatta sparisce, poi si sentono lamenti, Rossy e Letizia la cercano e la trovano vicino alla catasta di legna dove sta per partorire.
"Mi sento stringere lo stomaco, povera bestia. Odio sentire soffrire qualcuno, anche un gatto. Cosa possiamo fare? Se dobbiamo assisterla è meglio portarla dentro.
Si prepara una "lettiga" artificiosa, una cuccia imbottita di pezzi di lana e carta, che poggiamo nel salotto davanti al caminetto spento. E comincia il parto: uno, due .... cinque gattini. Rossy corre a prendere la macchina fotografica e m'immortala sorridente con la famigliola pelosa, di cui m'improvvisa madrina. Sono le dieci di sera, non mi ero accorta che era passato tutto questo tempo, me lo ricorda il mio stomaco che brontola".
L'incantesimo è rotto. Letizia sente di non odiare più i gatti. Stanca va a letto, ma non riesce a prendere sonno.
"Un balzo sui piedi mi distrae dai miei pensieri, ma non m'impaurisce. Scruto l'oscurità e riconosco la flessuosa Silvestra. Mi guarda, è ferma, forse aspetta che io le permetta di stare. Mi muovo e lei ha uno scatto nervoso, impercettibile. Le sorrido e la chiamo, tirando fuori dalla coperta una mano. Silvestra viene ancora più vicina e fa per accomodarsi sulla mia pancia, quando si gira verso la porta. Sento, con sorpresa che se se ne andasse mi dispiacerebbe. Come se mi leggesse nel pensiero, la principessa in bianco e nero, ritorna a guardarmi. Si rilassa, si acciambella, ma sembra non trovare un posto dove stare. Fa le fusa. Mi faccio coraggio e l'accarezzo. Ha il pelo morbido. Metto tutte e due le mani sull'animale e struscio avanti e indietro. E' piacevole, quasi sensuale, ormai i miei occhi si sono abituati all'oscurità e vedono la gatta che sembra dormire.".
Ecco Letizia è felice, serena. Pensa al suo ex-marito, dal quale è separata da alcuni anni, si lascia andare ai ricordi. "E' tanto che non lo faccio - dice a se stessa - di solito riempio il mio tempo con mille attività. Questa vacanza ci voleva".