L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Un sistema proporzionale con sbarramento

 

 

Il dibattito, molto acceso, tra fautori del maggioritario e del proporzionale, nasconde furbizie da entrambi le parti.

D'altronde non potrebbe essere altrimenti in un paese, come il nostro, dove domina la furbizia, anche la più deteriore. Sembra quasi di risentire il ritornello di un vecchio compagno di scuola che ci suggeriva di "diventare furbo" perchè tanto il mondo si divide in due tronconi: da una parte i furbi dall'altra i fessi.

Ma se siamo tutti furbi, come si fa a dominare i ... fessi che non ci sono?

E' come fanno gli automobilisti che al semaforo, da furbi, cercano di mettere sempre davanti agli altri il muso della propria automobile finendo così per incasinare il traffico.

Se i furbi, però, sono intelligenti e non solo .. furbastri, possono capire che gli altri non sono ... fessi, ma soltanto persone educate, democratiche, che vorrebbero vivere in pace. E, se possibile, anche avere un minimo di voce in capitolo.

Per un paese, come il nostro, dove la tendenza al regime è di casa, dove la furbizia è senza intelligente, ma arrogante e presuntuosa, dove il buonismo è una evidente forma di furbizia deteriore, non ci sembra ci possa essere posto per un maggioritario che esprima due posizioni politiche e nient'altro.

Lo stesso Pierferdinando Casini, che pure ha firmato per il referendum anti-proporzionale, ha un pentimento, riconoscendo di aver forzato il partito che ha un'anima proporzionalista. Non solo, ma il proporzionale, soprattutto se supportato da un adeguato sbarramento (3,5/4%) può consentire una dialettica necessaria per un popolo come quello italiano. Si capisce, quindi, perchè è nato un movimento trasversale in sua difesa. Fausto Bertinotti (Rifondazione comunista) ha dichiarato di non aver nulla in contrario a firmare insieme a Silvio Berlusconi una proposta di legge elettorale alla tedesca. E non si capisce perchè Antonio Martino (che è stato ministro di Berlusconi) si sia schierato contro il proporzionale che sostiene "non può rappresentare la democrazia". Martino, però, sembra aver perso la misura del confronto ma soprattutto di non aver capito che qui si parla di italiani non di inglesi!

D'altra parte la proliferazione dei partitini non è colpa del proporzionale ma del maggioritario zoppo.

Il proibitissimo volume "Sistema Proporzionale (ma alla tedesca)" pare prossimo all'uscita dagli scaffali polverosi. Grazie a un fronte di volenterosi o interessati cavalieri: da Giulio Andreotti, a Bertinotti, Boselli, La Malfa, da D'Onofrio e Urbani a Zecchino e Tremonti.

Intanto cresce il fronte anti-maggioritario, e se Villoni teme che si ricreino strutture elefantiache con i partiti sopra il 5%, per i Ds la grande paura è l'eventuale rinascita del centro politico.

Il 21 maggio prossimo gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere se abolire o mantenere il 25 % di quota proporzionale prevista dall'attuale legge elettorale per la Camera dei deputati, il cosiddetto "Mattarellum".

Se il quorum sarà raggiunto e vinceranno i sì non sarà più possibile reintrodurre un sistema elettorale proporzionale come quello tedesco. Forse!

 

Ketty Canosa

 

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L'ATTENZIONE

L'altra faccia dell'America

 

 

Dopo il ritiro dal-la corsa alla Casa Bianca degli altri concorrenti, George W. Bush, figlio d'arte, fra i repubblicani e Albert Gore, altro figlio d'arte, fra i democratici, restano i soli a sfidarsi per l'elezione a Presidente degli Stati Uniti d'America, al posto di Bill Clinton. Si va verso la più lunga e combattuta campagna elettorale, in cui però i contendenti non potranno non tenere conto dell'eredità concettuale che i concorrenti che si sono ritirati, tra i più credibili John McCain da una parte e Bill Bradley dall'altra, hanno lasciato, specialmente in materia di riforma dei finanziamenti elettorali.

La gigantesca macchina elettorale si è dunque messa in moto e per farlo ha già macinato 250 milioni di dollari (500 miliardi di lire, secondo "Usa Today), proprio per affermare quella democrazia americana che nacque da una rivoluzione di base ma che non degenerò mai, come quella francese e quella russa, nel terrore e nell'oppressione, ma che ha portato gli americani ad una crescita ideologica che li ha tenuti lontano dallo scontro tra democrazia e totalitarismo, libertà e dittatura, liberismo e collettivismo, fascismo e comunismo.

Per ideologia gli americani intendono le visioni in cui versano e, non essendoci discussione sul sistema, un sistema che li ha resi liberi e prosperosi, accettano di buon grado questa interminabile verifica popolare, da cui sono già emerse vincenti due visioni. Quella di Bush, di un conservatorismo compassionevole e quella di Gore di un liberismo sociale, in cui il primo intende ridurre il peso dello Stato ed il peso fiscale, sull'altro fronte Gore riscopre il liberalismo rooseveltiano: il mercato, la competizione d'accordo, ma anche intervento del pubblico dove il privato non riesce.

Due Americhe, dunque, che si scontreranno in una lunghissima campagna elettorale e che, come è stato già notato, distrae la superpotenza dalle sue responsabilità planetarie, mentre brucia una montagna di risorse economiche che sicuramente potrebbero essere utilizzate per potenziare una società complessa e variegata come è appunto quella americana.

Perchè, è bene dirlo a chiare note, c'è un'altra America, che viene tenuta nascosta, che è quella della miseria, che rappresenta una realtà contraddittoria, in cui il 20-25% della popolazione vive al disotto della soglia di sopravvivenza, dove una forte percentuale di abitazioni verrebbero chiuse e demolite anche in paesi non propriamente democratici, un paese dove sei milioni di lavoratori sono senza nome, clandestini, ma che garantiscono competitività alle aziende e contribuiscono a tenere bassa l'inflazione.

Metà dei dipendenti dei negozi cinesi o coreani di Manhattan sono immigrati illegali; i lavapiatti dei ristoranti e le ragazze delle lavanderie sono clandestini ispanici o cinesi.

Le autorità lo sanno e lasciano perdere perché questa forza lavoro a basso costo sta diventando la valvola di salvezza dell'economia americana e la formula perfetta contro l'inflazione. E' grazie a quei 6-7 miloini di clandestini che l'America può continuare il suo boom ed anche le piccole e piccolissime aziende riescono ad essere sempre più competitive.

Mentre l'Europa sta assumendo un atteggiamento rigido contro l'immigrazione clandestina, l'America adotta il permissivismo, con il risultato che il livello di disoccupazione dei "lavoratori regolari" invece di essere salito è drasticamente sceso. L'Illinois è diventata la zona maggiormente popolata dai "senza nome" e "senza documenti" e mentre questi nuovi arrivati spingono la "locomotiva America" si spera in una legge che prima o poi sarà una grande sanatoria per la posizione di questo esercito di "illegali".

Da qualche giorno questi "lavoratori disperati" riceveranno un dollaro in più all'ora, il loro salario minimo votato dalla Camera passerà in due anni da 5,15 a 6,15 dollari!

Ma i "dati" dell'altra America, quella che non capisce nè i repubblicani nè i democratici, non possono essere taciuti.

*-Il 21% dei bambini vive nella povertà.

*-Il sitema di istruzione sta arrivando a livelli da terzo mondo ed il bilancio dedicato alla scuola è diminuito di un terzo ed è passato dal 9,8% dal 1980 al 6,8% di oggi.

*-43 milioni di cittadini statunitensi non hanno nessuna assicurazione sanitaria e diventeranno 50 milioni entro il 2004.

*-Mancano alloggi per almeno 5 milioni di persone. Oramai il 36% degli homeless è costituito da nuclei familiari con bambini.

*-La minaccia all'ambiente è, evidentemente, sempre più grave. Il bilancio dell'EPA (una specie di ministero dell'ambiente) è stato tagliato di 71 miliardi di dollari dal 1980.

*-Il 46% dei lavori, in espansione, hanno paghe che sono la metà di quello che è considerato essere il salario di sussistenza negli USA.

Basta? Ma certo. Guardiamo all'America per i lustrini dei contendenti alla Casa Bianca, ma non perdiamo di vista la terza America, quella dei poveri e dei diseredati.

 

Angelina Aino

 

 

 

 

Lagos alla guida del Cile

 

Dopo Salvatore Allende (ucciso dalle opposizioni nel 1973)

è arrivato

un altro presidente socialista:

è Ricardo Lagos, 62 anni.

"Questa è la festa della democrazia" ha detto Lagos ai cileni che lo applaudivano sotto il palazzo presidenziale da dove lui si è impegnato ad essere il "presidente di tutti", a lottare per la pacificazione, ricordando che un altro socialista (Allende) è stato ucciso dalla barbarie di alcuni cileni.

Lagos ha promesso il massimo impegno per combattere la povertà che interessa il 22% della popolazione ("Santiago è la capitale ma non è il Cile" ha detto tra l'altro) ed ha assicurato che la giustizia farà il suo corso per inchiodare Augusto Pinochet alle sue responsabilità per i crimini commessi durante i suoi 17 anni di governo dopo l'uccisione di Allende.


 


 

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L'ATTENZIONE

 

L'impegno dei comunisti per il nodo ferroviario di Firenze

Folta partecipazione al convegno del P.d.C.I sui trasporti, svoltosi a Firenze presso la sala Eurostar della stazione F.S. di S.M.N..Tra le presenze l'On Antonino Cuffaro, Sottosegretario alla Ricerca Scientifica, l'Ing.Mauro Moretti, responsabile della Divisione Infrastruttura delle F.S., l'Ing. Giancarlo Cimoli A.D. di F.S. impossibilitato a partecipare per improvvisi e imprevisti impegni ha inviato una lettera di saluto, il prof. Carnevale preside della facoltà di ingegneria dell'università di Firenze, l'Ing. Emilio Maestrini direttore dell'Unità Tecnologie Materiale Rotabile, Luciano Ghelli segretario regionale P.d.C.I. rappresentanti delle OO.SS. Filt/Cgil-Fit/Cisl/Uiltraspoti, il prof. Ivano Bertini, Marco Rizzo coordinatore nazionale della presidenza del P.d.C.I. che ha concluso i lavori.

 

L'On.Eduardo Bruno, che ha introdotto i lavori, dopo essersi soffermato sui grandi temi nazionali del trasporto, ha affrontato l'argomento più vicino a Firenze ed alla Toscana, cioé l'attraversamento di Firenze dell'alta capacità e la non più dilazionabile necessità di realizzazione del Polo Tecnologico di Osmannoro oltre alla conferma e potenziamento del ruolo dell'Unità Tecnologie Materiale Rotabile di Firenze.

"Questi ultimi temi, ha detto Bruno, faranno parte del programma dei Comunisti italiani nelle prossime elezioni regionali. Oggi intendiamo attenerci al tema del convegno, cioè al nodo ferroviario di Firenze e in modo particolare al Polo tecnologico dell'Osmannoro".

E' noto che il progetto Alta Velocità fin dal suo esordio ha suscitato polemiche e contrapposizioni.

Di quel progetto i Comunisti somo stati i più determinati e fermi oppositori, poiché si trattava di linee separate non interconnesse con la rete storica; un progetto concepito più come grande affare per lobbies affaristiche che per contribuire a risolvere i tanti problemi della mobilità nel nostro Paese.

"Alla trasformazione di quel progetto - ha detto Bruno - orientandolo verso una diversa concezione, quella dell'Alta Capacità, noi Comunisti abbiamo contribuito in modo determinante fin dall'inizio della Legislatura. Alta Capacità invece che Alta Velocità non è solo un cambiamento nominalistico e di facciata, ma rappresenta un mutamento di sostanza della filosofia di fondo del vecchio progetto".

 

 

Inoltre, Bruno ha sostenuto che il nodo di Firenze non può che essere al crocevia dell'area metropolitana, e deve dare una risposta al sistema produttivo ed infrastrutturale. Appare, quindi, quanto mai opportuno prevedere un'ulteriore verifica con la conseguente decisione di pensare a Castello per evitare un deprecabile impatto ambientale se si volesse insistere su Santa Maria Novella.

Parlando del Polo Tecnologico Bruno lo ha definito "fulcro della ricerca applicata dei trasporti ferroviari e terrestri. La realizzazione del Polo tecnologico fa parte degli accordi sottoscritti tra Ministero dei Trasporti, Ferrovie, Regione Toscana, Provincia e Comune di Firenze. Il Polo tecnologico, deve essere fortemente collegato con strutture europee aventi analoghe competenze e dovrà contenere tre distinte funzioni:

1. attività di ricerca applicata con compiti di supporto e propulsione nel campo dello sviluppo dell'innovazione nei sistemi di trasporto ferroviari e terrestri della U.E., dei paesi dell'EST Europeo e dei Paesi dell'Area del Mediterraneo, con i quali si possono sviluppare proficui rapporti di collaboramone e buone prospettive di allargamento del mercato.

2. attività di supporto al trasporto e alle infrastrutture, di assistenza e prestazione di servizi integrati per treni nazionali ed internazionali di qualità;

3. attività di Certificazione ed Omologazione di materiali, veicoli e componenti con elevata garanzia di "correttezza, riservatezza, trasparenza e indipendenza" devono costituire funzioni proprie del futuro centro sperimentale.

Questa Struttura tecnica -secondo Bruno - dovrà essere collocata all'interno di un Organismo indipendente di natura pubblica con dimensioni nazionali ed europee che per noi corrisponde alla Authority dei trasporti di cui sosteniamo il collocamento a Firenze.

I tempi di realizzazione del Polo tecnologico? Intanto occorrerà aumentare il fondo di dotazione fermo a 60 miliardi. "Purtroppo - ha concluso Bruno - in sede di approvazione della Finanziaria la maggioranza non ha accolto il mio emendamento che prevedeva il totale finanziamento dell'opera. Della quale cosa non posso che rammicarmene".

In margine al convegno Moretti, rispondendo ad una domanda di un giornalista, ha sostenuto che "non è esclusa l'ipotesi che la TAV possa acquistare l'area della Cen-trale del Latte per la costruzione della stazione ferroviaria".

Concludendo i la-vori Marco Rizzo, corodinatore nazionale del PdCI si è detto perplesso sul progetto di AV ed ha auspicato "un nuovo piano generale". (f.c.)


 

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L'ATTENZIONE

 

 

"Grandi manovre" attorno alla new economy

 

Sta aumentando sempre più in Europa il numero di coloro che fanno shopping on line, un mercato che è cresciuto del 100% in un anno: i navigatori comprano invogliati dai prezzi convenienti e dalla possibilità di fare confronti tra boutiques.
Le istituzioni europee si pongono l'obiettivo di incrementare questo tipo di commercio, mantenendolo all'interno di regole precise. La prima direttiva europea in questo senso è del 1999: il testo si propone come base giuridica, come legislazione armonica e unitaria, ma ancora nascono problemi in ordine alla legislazione da applicare in caso di controversie.
L'UE infatti punta all'autoregolamentazione in un quadro giuridico nuovo, in modo da evitare un mondo virtuale senza leggi. La questione più seria è legata all'applicazione della legislazione nazionale, visto che non esiste ancora una legislazione comunitaria in questa materia.
E' un tema molto importante attorno al quale l'Unione Europea dovrà assumere una decisione al più presto per mettersi in condizione di sostenere, seppure partendo con un notevole handicap, la concorrenza statunitense.
Le associazioni dei consumatori,da parte loro, hanno già espresso una profonda insoddisfazione sulla direttiva e richiedono una regolamentazione più severa a vantaggio dei consumatori, anche se questo fa temere danni per le piccole e medie imprese.
Se per molte di loro internet è una vetrina per ampliare la clientela, per molte è ancora una possibilità eventuale.
Almeno così è apparso nel dibattito svoltosi a Firenze, nel convegno organizzato dalla Confesercenti di Firenze in collaborazione con la Cassa di Risparmio di Firenze, sul tema della E-Commerce, al quale ha partecipato anche il Ministro dell'Industria Enrico Letta.
Entrando subito nel merito, Letta ha sottolineato come il rapporto tra la vicenda europea e quella americana sull'uso del commercio elettronico e sulla diffusione di internet possa individuarsi, tenendo conto anche della globalità del commercio, con un 70 per l'USA, 15 per l'UE, e 15 per il resto del mondo.
Rapporto che si rovescia se si guarda all'uso della telefonia mobile, dove l'UE totalizza 60, contro il 30 dell'USA e il 10 del resto del mondo.
"Abbiamo un ritardo immenso - ha detto Letta - ma c'è la possibilità di recupero. E' un messaggio di allarme, ma anche di incoraggiamento".
Il vertice europeo di Lisbona che si terrà tra due settimane è uno dei momenti fondamentali di sforzo e incoraggiamento individuati da Letta, proprio perché "se non c'è un percorso continentale sarà difficile riprendere il gap con l'America".
L'obiettivo individuato dal ministro con una metafora è quello di far sì che esistano molte Ferrari, ma che accanto a queste sia possibile diffondere l'uso di utilitarie di livello medio alto. Questo si rende possibile attraverso un ambiente libero, perché l'E-commerce necessita più liberalizzazione e più concorrenza; con l'applicazione stringente del principio di sussidiarietà, l'e-commerce richiede una logica istituzionale di sussidiarietà; attraverso un assetto istituzionale che recepisca e affronti in modo serio questa realtà, comprendendo che è "attorno a questa materia che si articola la sfida per recuperare il gap"; e diffondendo certezze essenziali per gli operatori, spesso ingannati dalla paura di intraprendere il commercio elettronico, che "è il futuro, è lo strumento del futuro", ha sottolineato Letta.
Circa il ruolo delle istituzioni pubbliche, se è vero che queste "non devono per forza intervenire e non esistono risposte scontate per l'approccio delle pubbliche istituzioni", per Letta resta però fondamentale distinguere, per uno specifico intervento pubblico, tra uso di E-commerce e business to business, perché sarà qust'ultimo a stravolgere i canoni classici di operazione.
Al termine del suo intervento, il ministro ha infine evidenziato lo sguardo che l'estero rivolge all'Italia come paese modello per le piccole e medie imprese, e come siano alte le aspettative per le soluzioni adottate in questa materia.
Nel corso del convegno hanno preso parola tra gli altri, Franco Malinconi, presidente della Confesercenti di Firenze, secondo cui "dobbiamo avere la consapevolezza che informatica e telematica possono diventare il cuore della sfida del nostro Paese alla disoccupazione e alla bassa crescita dell'economia, mettendo in campo una capillare operazione di potenziamento tecnologico infrastrutturale" e Stefania Ippoliti Van Straten che ha auspicato "uno sforzo congiunto tra il Governo, gli Enti locali, le Camere di Commercio, le centrali del credito e della ricerca, gli imprenditori e le associazioni verso la progettazione del nuovo sistema commerciale".
 

Stefania Ligorio

 
 
L'Italia tra old e new economy
Da Forza Italia giunge un primo, timido segnale di interesse per Internet. E contenuto nella proposta di legge a firma Berlusconi-Tremonti che, oltre a proporre soluzioni innovative per lo sviluppo della new economy nel nostro paese, segna alcuni punti fermi: "Il cyberspazio è il terreno del trionfo dellindividuo e di conseguenza è l'optimum per la destra libertaria - afferma Tremonti - Internet è quanto di più anti-giacobino possa esistere ed è ovvio che avvantaggi noi. La struttura delle vecchia società sta alla nuova come un vecchio calcolatore sta a Internet. Quello era verticale, rigido, piramidale.
La Rete è orizzontale, flessibile, anarchica, federale".
E giunto il momento di recuperare il terreno perduto, di appropriarsi di uno spazio che appartiene alla destra quasi naturalmente, di offrire all'Italia un progetto davvero innovativo per raccogliere le sfide della globalizzazione.
In un forum organizzato da Forza Italia si è parlato non solo di old e new economy, ma anche dello spettro degli anni Settanta, dell'Italia dell'austerity e dell'inflazione, che torna ad affacciarsi sulla nostra economia, con l'aumento della benzina, dello strapotere del dollaro e dell'inflazione in ripresa. Un'analisi è stata riservata alla svolta in Confindustria, con l'elezione di Antonio D'Amato, alfiere delle piccole e medie imprese ribellatesi alle grandi famiglie del capitalismo italiano; e dell'alleanza Fiat-General Motors che prelude al tramonto dell'era Fiat nel nostro paese.
 
 
Festa internet a Firenze
 
Per tre giorni, dal 17 al 19 marzo, Firenze torna ad essere la capitale di Internet. Alla stazione Leopolda, infatti, si svolge la seconda edizione della Festa di Internet, organizzata dall'Associazione per Internet e dal Comune di Firenze.
La tre giorni, che si conclude domenica 19 marzo con un concerto in Piazza Signoria, protagonisti Carmen Consoli, Articolo 31, Bluvertigo e Shola Ama, è anche l'occasione per rilanciare proprio su Internet la Campagna 'Sdebitarsi ­ Un Millennio senza debiti' e l'Appello a tutte le città del mondo che il Sindaco di Firenze ha lanciato una settimana fa.
Per tre giorni, sugli schermi dei computer di tutto il mondo collegati con la festa Internet di Firenze verrà lanciato l'appello alle città del mondo e ai governanti per cancellare il debito dei paesi poveri.
Saranno il sindaco di Firenze, nonché presidente nazionale dell'associazione dei comuni d'Italia, Leonardo Domenici, Ann Pettifor, coordinatrice internazionale della campagna Jubilee 2000 e Liliana Cori del coordinamento nazionale della campagna "Sdebitarsi, un millennio senza debiti", a lanciare via internet i loro appelli.
Il primo cittadino di Firenze si rivolgerà a tutti i sindaci d'Italia e delle città del mondo per chiedergli di aderire alla raccolta firme per la petizione di Jubilee 2000 e per sollecitare i governi a cancellare il debito dei paesi poveri.
I vari messaggi verranno lanciati più volte nel corso dei tre giorni di festa Internet di Firenze, soprattutto prima dei concerti previsti. Durante il concerto finale di domenica 19 marzo, in piazza della Signoria, con Carmen Consoli, i Blue Vertigo Shola Ama e Articolo 31 il Wwf toscano raccoglierà le firme.
Va ricordato, inoltre, che chi vuole firmare la petizione per Sdebitarsi, può andare negli uffici relazione con il pubblico in quelli anagrafici, nei consigli di quartiere, nelle biblioteche comunali, nonché nelle biglietterie dei musei comunali di Firenze e troverà i moduli della raccolta firme.
"Cancellare il debito dei paesi più poveri - ha ricordato Leonardo Domenici - è un atto di civiltà e di fratellanza. Una città come Firenze, da sempre in prima fila nella difesa della pace e dei diritti dei popoli, non poteva che essere in prima fila in questa campagna. Spero che in tutta Italia e in tutto il mondo le città si impegnino a raccogliere le firme e stringano patti di fratellanza con le realtà piccole e grandi dei paesi più poveri". All'appello lanciato da Firenze, che nei giorni scorsi è stato inviato a tutte le città amiche e gemellate del capoluogo toscano, ha già aderito la città di Nazareth.
150 computer in rete, due chilometri di cavo telefonico, mezzo chilometro di pannelli, 200 tavoli e 600 sedie: sono solo alcuni degli eccezionali numeri di Festainternet.
Sui 5.000 metri quadrati di superficie disponibile sono stati allestiti 36 stand, diversi cybercafé a tema, un palco per gli spettacoli musicali previsti nelle ore serali. Tre punti di ristoro per accogliere i diecimila visitatori attesi ogni giorno.
Al Kw bar, allestito da Kataweb, sono previste, tra le altre cose, le performances di due barman campioni mondiali di freestyle che offriranno i nuovi Chupa Chups Cocktails. Un altro punto di ristoro sarà lo spazio gestito dall'enoteca Acqua al Due mentre nel cyber-restaurant saranno serviti menù a tema su Internet.
I visitatori di Festainternet troveranno anche una libreria e uno spazio ­ con sedici computer -dedicato alla creatività giovanile con la presenza di Tmc2, Vitaminic, Fringe Festival ed E-vision.
Su vari maxi-schermi saranno proiettate le immagini diffuse da sei proiettori collegati a satelliti e a Internet.
La sera sarà invece dedicata alla musica con le esibizioni di dj impegnati in spettacoli multimediali in cui i suoni saranno accompagnati da immagini e filmati.
Oltre al divertimento, ci sarà anche la possibilità di conoscere meglio la rete con corsi gratuiti di navigazione on line e con una lezione per l'uso di Linux, il sistema operativo offerto gratuitamente sulla rete che si pone come l'alternativa a Windows di Microsoft.
 
 

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L'ATTENZIONE


Dall'odio all'amore per un meraviglioso felino: il gatto

Una mostra sul gatto ci ha dato l'occasione per ammirare i pregevoli dipinti di Nanda Ambrogi, ed ora ci offre anche la possibilità di leggere uno scritto di Francesca Rosi che "racconta" con estrema delicatezza, la trasformazione di un sentimento per questo felino, dall'odio all'amore.

La "storia" inizia con una dichiarazione che non lascia alcun dubbio: "Odio i gatti! Odio tutti gli animali, ma i gatti in particolare mi fanno rabbia" sentenzia convinta Letizia, la nostra protagonista.

Già. Sembra quasi di rivevere il triste periodo del medioevo quando il gatto veniva assimilato al diavolo ed alle streghe e veniva seviziato ed ucciso insieme al padrone per scacciare il pericolo dell'inferno.

Poi, come la storia ci insegna, nel 1800 il gatto divenne popolare anche per merito della ricerca scientifica applicata alla medicina, la quale nello studio degli "animali portatori di malattie" ritenne di escludervi il gatto. Ecco che il gatto venne così accolto anche nei salotti più esclusivi, anche perchè era caduto il tabù della maledizione.

Si decideva di tornare indietro di secoli quando dal punto di vista mitologico religioso il rapporto uomo/gatto nascondeva un sottile legame esoterico. E' assai probabile, infatti, che il gatto sia stato adorato prima che addomesticato.

Ma torniamo al racconto di Francesca Rosi.

La protagonista - Letizia - deve andare fuori città per una vacanza e prima di partire consegna le chiavi del suo appartamento alla vicina di casa, Adua.

Qui si "incontra" con un gatto.

"Gli occhi da belva mi scrutano ogni tanto, forse controllano i miei movimenti. La signora Adua parla ancora, ma io devo andare, così, bruscamente, prendo la maniglia della valigia e mi muovo. Il gatto peloso schizza come una saetta verso la porta aperta e scompare. Andando verso la macchina controllo se mi ha lasciato qualcuno dei suoi peli sui miei pantaloni di lana blu".

Finalmente in macchina, la protagonista si sente meglio... libera dalla irritante presenza di un gatto!

Ma non sa ancora cosa l'aspetta!

Quando arriva dalla sua amica Rossy si trova a contatto con un cane ed alcuni gatti, di cui una è incinta.

Si sente controllata, spiata, prova un moto di antipatia, pensa, con orrore, che troverà peli di gatto in ogni dove...

Si chiede, perplessa, come possa la sua amica vivere "con tutti questi inquilini pelosi, indolenti e fannulloni" e ripete il suo ritornello: "Odio i gatti!"

Poi un contatto più diretto. Seduta sul letto insieme alla sua amica, vede arrivare la gatta incinta e sistemarsi sulla coperta. Rossy l'accarezza mentre la gatta fa le fusa. Poi prende la mano di Letizia e la porta leggermente sulla testa della gatta, "la quale sembra non avvertire la differenza della carezza".

"Rimane beata a farsi accarezzare. Devo riconoscere che è molto morbida, non ha il pelo corto e ispido come gli altri gatti maschi che girano per casa. La gatta mi guarda con occhi dolci e un pò sognanti, che non sono verdi come quelli della mia amica, ma hanno la stessa luce (anche Rossy è incinta ndr). Senza sforzo, ma con estrema meraviglia, mi accorgo che sto continuando ad accarezzarla con piacere".

E' il primo passo di Letizia per allontanare l'odio e scoprire l'amore per i gatti.

Più tardi, vivrà un'altra, incredibile esperienza.

La gatta sparisce, poi si sentono lamenti, Rossy e Letizia la cercano e la trovano vicino alla catasta di legna dove sta per partorire.

"Mi sento stringere lo stomaco, povera bestia. Odio sentire soffrire qualcuno, anche un gatto. Cosa possiamo fare? Se dobbiamo assisterla è meglio portarla dentro.

Si prepara una "lettiga" artificiosa, una cuccia imbottita di pezzi di lana e carta, che poggiamo nel salotto davanti al caminetto spento. E comincia il parto: uno, due .... cinque gattini. Rossy corre a prendere la macchina fotografica e m'immortala sorridente con la famigliola pelosa, di cui m'improvvisa madrina. Sono le dieci di sera, non mi ero accorta che era passato tutto questo tempo, me lo ricorda il mio stomaco che brontola".

L'incantesimo è rotto. Letizia sente di non odiare più i gatti. Stanca va a letto, ma non riesce a prendere sonno.

"Un balzo sui piedi mi distrae dai miei pensieri, ma non m'impaurisce. Scruto l'oscurità e riconosco la flessuosa Silvestra. Mi guarda, è ferma, forse aspetta che io le permetta di stare. Mi muovo e lei ha uno scatto nervoso, impercettibile. Le sorrido e la chiamo, tirando fuori dalla coperta una mano. Silvestra viene ancora più vicina e fa per accomodarsi sulla mia pancia, quando si gira verso la porta. Sento, con sorpresa che se se ne andasse mi dispiacerebbe. Come se mi leggesse nel pensiero, la principessa in bianco e nero, ritorna a guardarmi. Si rilassa, si acciambella, ma sembra non trovare un posto dove stare. Fa le fusa. Mi faccio coraggio e l'accarezzo. Ha il pelo morbido. Metto tutte e due le mani sull'animale e struscio avanti e indietro. E' piacevole, quasi sensuale, ormai i miei occhi si sono abituati all'oscurità e vedono la gatta che sembra dormire.".

Ecco Letizia è felice, serena. Pensa al suo ex-marito, dal quale è separata da alcuni anni, si lascia andare ai ricordi. "E' tanto che non lo faccio - dice a se stessa - di solito riempio il mio tempo con mille attività. Questa vacanza ci voleva".

 

 

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