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Toscana: approvato piano
di sviluppo economico per il 2000
All'ultimo tuffo, il Consiglio regionale della Toscana, è riuscito ad approvare il "Piano regionale dello Sviluppo Economico" per il 2000.
Si tratta di un provvedimento molto importante che non poteva essere ignorato.
Il sistema produttivo della Toscana ha costituito motivo di dibattito e di approfondimenti per le caratteristiche strutturali che presenta, particolarmente se comparate con le prestazioni che dimostra di realizzare, le ridotte dimensioni aziendali, la bassa capitalizazione, lo scarso numero di imprese leader, sembrano connotare anche i settori dei servizi, dal commercio, al turismo, ai servizi alle imprese.
Gli approfondimenti portano invece alla scoperta di una Toscana peculiare, diversificata e molteplice, sia negli aspetti della produzione sia nella distribuzione della ricchezza, che talvolta sorprende per la qualità e la quantità dei risultati in campo economico e sociale che è in grado di realizzare.
Le caratteristiche del sistema toscano, insieme al rispetto del tradizionale equilibrio tra ambiente ed attività umane, esigono un approccio altrettanto peculiare nella identificazione delle finalità e degli obiettivi di una politica di sviluppo sostenibile di livello regionale, in grado di porsi in linea e quindi di corrispondere alle esigenze ed alle prospettive di sviluppo attuale del sistema economico.
Gli obiettivi di fondo individuati dal PRS riguardano tutti i grandi temi dello sviluppo economico e sociale della Toscana, l'occupazione, la competitività dei sistemi di impresa e dei distretti, le relazioni di sistema, il grande tema della innovazione, i criteri della sostenibilità dello sviluppo, le esigenze di semplificazione, di sinergia e di coordinamento tra i soggetti e tra gli strumenti.
Il Piano dello sviluppo economico rappresenta lo strumento di attuazione di un processo di revisione degli strumenti della programmazione economica a livello regionale che, evitando ogni intreccio di tipo dirigistico, potrà consentire un soddisfacente livello di operatività su obiettivi, strumenti ed azioni delle politiche regionali, con finalità di maggiore equilibrio, efficacia e sinergia delle azioni. Il Piano è anche lo strumento di sintesi e di indirizzo dell'intervento che assume valenze di rilievo anche sotto il profilo della gestione amministrativa degli interventi, realizzando una evoluzione in temmini di semplificazione e snellimento delle procedure.
Il ruolo degli Enti locali e della progettazione locale troverà ulteriori conferme di pari passo con il processo di delega e di attuazione del trasferimento di funzioni dall'Amministra-zione centrale alle Regioni e agli Enti locali, in questo quadro il Piano dello sviluppo economico rappresenta la sintesi delle compatibilita e delle sinergie, nel contesto degli interventi di promozione e supporto dello sviluppo economico.
Il piano stabilisce anche un ulteriore punto relativamente al rapporto di cooperazione funzionale con il sistema delle Camere di commercio.
Tale ruolo si esplica nella cooperazione con le Province per promuovere ed aggregare le componenti socioeconomiche del territorio nonché nella cooperazione con i Comuni per la istituzione degli sportelli unici per le attivita produttive.
Il Piano definisce altre importanti ed innovative iniziative da realizzare con Unioncamere, in particolare lo studio relativo al rilancio delle borse valori a livello locale, all'interno delle iniziative rivolte a favorire la maggiore strutturazione delle p.m.i.
Direttamente alle Camere di Commercio si potrà affidare il ruolo di governo delle condizioni connesse al marchio regionale di certificazione del processo per qualificate produzioni artigiane e industriali, a seguire l'analoga iniziativa già realizzata nel settore dell'agricoltura con la legge regionale del 154.1999. Le camere di commercio potranno altresi, previa stipula di apposita convenzione, essere chiamate a svolgere eventuali attività amministrative non discrezionali sui procedimenti di competenza della Regione e degli enti locali
Fare sistema
La Toscana è, anzitutto, un insieme di relazioni che opera in molteplici sistemi di relazioni, da qui il primo criterio direttore, fare sistema che è una delle priorità dell'azione a livello regionale, nella direzione di affermare politiche in grado di rafforzare l'immagine di una identità della Toscana e ad attuare interventi
*-di carattere intersettoriale come quelli mirati all'integrazione cultura-turismo-ambiente,
*-per reti di imprese, come nei casi dei network locali di sub-fornitura ai fini del radicamento territoriale dell'impresa committente o del networking di imprese toscane con imprese di altri paesi ai fini dell'internazionalizzazione;
*-che attivano operazioni cooperative fra più attori istituzionali, economici e sociali a livello locale o a scala di area vasta,
*-che ricercano l'integrazione fra più filiere produttive, sul modello dell'approccio dello sviluppo rurale in termini di interdipendenza fra agricoltura, turismo, artigianato, ambiente o della maggiore integrazione a sistema, quali i progetti di committenzasubfornitura e produzione-distribuzione;
*-che consolidano le sinergie fra grandi sistemi regionali, come quelle fra la costa e il suo hinterland o quelle fra la ricerca e l'impresa,
*-che consentano di integrare le risorse territoriali, la ricerca e l'innovazione con le risorse umane, con l'obiettivo di accrescere la competitività del mercato e delle risorse ambientali nel lungo periodo
Innovare per uno sviluppo sostenibile
L'asse delle strategie di sviluppo della programmazione regionale mira alla crescita dell'occupazione in una prospettiva di sviluppo sostenibile puntando sui processi innovativi e di valorizzazione e sostegno dei tradizionali comparti produttivi che hanno fatto il destino produttivo della Toscana.
Il vettore di un nuovo ciclo di sviluppo non potrà che essere l'innovazione: in primo luogo perché dall'innovazione dipende la competitività delle produzioni regionali; in secondo luogo perché la sostenibilità dello sviluppo impone un ventaglio di innovazioni che va dai processi produttivi ai comportamenti soggettivi; in terzo luogo perché il governo di questi processi implica profondi rinnovamenti nei modelli organizzativi e decisionali delle istituzioni. Si tratta di perseguire un'innovazione di sistema, che presuppone, anzitutto, un impegnativo sforzo di coerenza nella progettazione nell'implementazione delle politiche.
I processi innovativi non sono, certo, assenti dalle dinamiche economico-sociali della Toscana. Le nuove conoscenze sullo sviluppo regionale dimostrano che importanti cambiamenti si sono ormai realizati e che non si presenta come un compito particolarmente impegnativo quello di assecondare il cambiamento possibile sostenendo le tendenze in atto ma l'innovazione di sistema rappresenta una sfida che richiede il massimo di convergenza delle scelte, delle risorse, dei comportamenti.
Il secondo criterio direttore si esprime nella formula: innovare per una Toscana dello sviluppo sostenibile le cui implicazioni operative non sono di difficile identificazione, anche in termini di obiettivi d'intervento da privilegiare nelle politiche finalizate a conseguire:
*-processi produttivi orientati alla creazione di nuovo ambiente e nuovo sviluppo;
*-innovazioni dei processi produttivi che riducano i consumi di risorse e d'energia o le pressioni ambientali, anche mediante il ricorso all'uso di risorse energetiche rinnovabili;
*-innovazioni organizzative, gestionali e di prodotto che creino nuovi mercati e quindi nuova occupazione,
*-processi di crescita dimensionale delle imprese, la integrazione aziendale, le fusioni, gli accordi, i consorzi tra imprese, compresa l'agevolazione del passaggio generazionale, finalizzato al mantenimento della attività della impresa e dei valori espressi di occupazione,
*-l'aumento dell'occupazione, mediante la valorizzazione delle potenzialità latenti di crescita di nuovi settori ad alta intensità di lavoro, come quelli connessi alla tutela dell'ambiente e dei beni culturali o alla affermazione della presenza toscana nel campo di tecnologie pervasive, come quelle multimediali, e il sostegno alle imprese finalizzato alla salvaguardia dell'occupazione,
*-il rafforzamento delle attività di ricerca e sviluppo stimolando l'iniziativa in Toscana dei grandi soggetti nazionali della ricerca scientifica e dell'impresa avanzata, compresi i raccordi reticolari tra ricerca ed impresa per favorire la qualificazione dell'apparato produttivo toscano nell'alta tecnologia,
*-il potenziamento del vettore innovativo che passa per l'innovazione formale così intimamente connesso a gran parte delle produzioni regionali e che può agevolmente coniugarsi a finalità di sviluppo sostenibile (dalla durabilità dei prodotti al riciclaggio dei materiali, alla riduzione degli imballaggi, ecc ),
*-il rafforzamento delle interrelazioni tra linee di incentivazione e comportamenti delle imprese, particolarmente negli aspetti della sicureza degli ambienti di lavoro, della tutela ambientale e del rispetto della normativa a tutela e promozione del lavoro, oltre che dei contratti collettivi di lavoro, ai sensi dell'art 5, comma 3 della legge regionale "Disciplina degli interventi regionali in materia di attività produttive"
*-il maggiore impegno sulle forme innovative della finanza e delle attivita di promozione rispetto a quelle tradizionali che già il mercato largamente garantisce,
*-la maggiore innovazione nei comportamenti istituzionali per lo snellimento dei meccanismi amministrativi e nei comportamenti d'impresa per l'ampliamento della sfera dai rapporti collaborativi e per la riduzione dell'impatto sui costi delle imprese.

Legacoop Toscana serra le fila per difendere i suoi soci (che sono ben 1.380.000!) e le sue cooperative (933) che nel 1999 hanno saputo fatturare per oltre 8.500 miliardi (che rappresenta il 5% del prodotto interno lordo regionale) dando lavoro a circa 30.000 addetti.
Lo fa, quindi, con dati di fatto che non sono criticabili neppure da chi non vede con simpatia una struttura cooperativistica che conta al suo interno forze di lavoro intelletuali come medici, veterinari, archeologi, ma anche lavoratori extracomunitari e lavoratrici altamente scolarizzate che hanno deciso di puntare sul settore dei servizi.
"E questo - ha detto nella sua introduzione ai lavori dell'Assemblea dei presidenti di cooperative, il presidente regionale Giorgio Bertinelli - è un segno evidente della vitalità della forma cooperativa che mantiene ed aggiorna i valori della solidarietà ed è capace di dare risposte positive ai segmenti più critici del mercato del lavoro su cui rischia di consumarsi una vera e propria rottura generazionale nonchè un indebolimento della società toscana".
Certo, c'è chi sospetta della trasparenza dell'attività delle cooperative, come il leader del CCD, Pierferdinando Casini che, proprio a Firenze, nei giorni scorsi, si è scagliato contro le cooperative.
"Un attacco - ha detto Claudio Martini, candidato-presidente per il centro-sinistra alle regionali toscane intervenuto ai lavori dell'Assemblea - che lascia perlomeno perplessi sia per le falsità dette da Casini che per il tentativo del centro-destra di cercare di aprirsi un varco nell'elettorato solo attraverso tecniche distruttive del centro-sinistra".
Martini ha quindi sostenuto la necessità di dare una risposta forte alla pratica del catastrofismo nell'interesse generale della Toscana che vede di fronte a sè nuovi scenari per uno sviluppo nella qualità delle proprie attività economiche e sociali.
"La Regione - ha detto Martini - guarda in avanti in positivo, cioè è pronta ad affrontare la nuova fase nel processo di modernizzazione attraverso l'innovazione tecnologica sempre più presente nel mercato globale, del quale ormai fa parte integrante anche la Toscana".
E Martini ha "visto" nella cooperazione un elemento portante dell'economia regionale e quindi un punto-base su cui poggiare sviluppo e crescita.
In sintesi, si può dire, che Martini vede per la Toscana una vera e propria "politica di sistema" che tenga conto delle forze in campo. E in tale ambito si è impegnato a proseguire sulla strada della concertazione, superando quelle sacche di incomprensione (come aveva messo in evidenza Bertinelli) derivate ad accordi bilaterali non più coerenti con la politica della concertazione.
D'altra parte non si può dimenticare che nel giro di un paio d'anni la Toscana si troverà a gestire una nuova realtà.
Infatti, grazie al federalismo, dal prossimo 2002 non ci saranno più risorse "vincolate" e quindi sarà più facile "girare" risorse da un settore produttivo ad un altro anche se, come ha avvertito Martini, "si avranno responsabilità più alte". E quindi un ben diverso confronto tra le parti.
Tema tracciato nel suo intervento anche da Gianfranco Simoncini, responsabile regionale toscano dell'ANCI, che ha ribadito l'impegno della sua organizzazione a migliorare il rapporto tra le Isti-tuzioni e il mondo cooperativo, ritenendo quest'ultimo uno dei fattori per procedere al riordino dello "stato sociale".
Un altro grande tema trattato dall'As-semblea è stato quello delle privatizzazioni, con riferimento particolare alle partecipate del Comune di Firenze.
"Noi riteniamo - ha detto con molta decisione Bertinelli - che il Comune debba assumere decisioni concrete e trasparenti su questo tema. Non ci interessano le notizie di stampa che riferiscono punti di vista di questo o quel politico. Noi pensiamo che l'Ammini-strazione comunale abbia il dovere, rispetto alla società amministrata, di far conoscere i suoi intendimenti. Da troppo tempo sentiamo dichiarazioni di vario genere che non ci possono soddisfare. Noi riteniamo che tutti hanno il diritto di conoscere gli esatti orientamenti del Comune".
Bertinelli ha fatto anche qualche nome (Centrale del Latte, Farmacie) in quanto a privatizzazione, spiegando, con chiarezza, che il mondo cooperativo, come soggetto economico, non può che essere interessato a tutto ciò che arriva sul mercato.
Come ha dimostrato con l'acquisizione della INSO e della IMEG, la prima, società di costruzioni di General Electric

acquistata dal Consorzio Etruria, e la seconda rilevata da un pool di imprese, tra le quali ci sono anche cooperative escavatrici del marmo.
Bertinelli richiamando questi eventi recenti ha fatto riferimento ad impegni assunti nel passato e non dimenticati.
"Un anno addietro - ha detto il presidente regionale di Legacoop-
nel corso del congresso, lanciammo l'idea che le coop potessero intervenire
per sostenere progetti di alto rilievo sociale. Ad oggi nessun atto politico
delle istituzioni è andato in quella direzione e la cooperazione
si è dovuta
muovere da sola.
Oggi, comunque, voglio confermare la nostra disponibilità a fare la parte che ci compete per partecipare a progetti socialmente rilevanti a favore dei settori più deboli della società".
Da qui l'augurio di Bertinelli che "la prossima Giunta (e Martini ha sentito benissimo, perchè poi si è impegnato in questa direzione) possa definire alcuni interventi anche sperimentali su cui poterci impegnare attivamente".
E d'altra parte, la cooperazione può dare un contributo adeguato alla crescita della regione, visto che opera, ormai, a tutto campo nell'attività economica sociale, con le sue cooperative agricole, nel consumo, nell'industria, nell'artigianato e nel commercio.
L'Assemblea è stata sicuramente un momento molto significativo per fare il punto della situazione, valutare il lavoro svolto ed impostare l'attività dei prossimi mesi.
Non c'è alcun dubbio che insieme alla promozione ed allo sviluppo delle imprese cooperative, che costituiscono un importante strumento di emersione e ricomposizione del lavoro, di emancipazione, di integrazione sociale ed etnica, sia emersa molto forte l'iniziativa politico-sindacale per affermare il generale rispetto delle regole e di controlli sul lavoro, anche al fine di evitare il crescente spiazzamento dal mercato di imprese sane, poichè, come è noto, la moneta cattiva scaccia quella buona.
E, purtroppo, come ha ricordato Bertinelli, non si devono registrare solo gli attacchi di Casini alla cooperazione, ma devono essere ricordati almeno due episodi incredibili verificatisi in Campania dove la Coop Toscana Lazio ha investito circa 400 miliardi per costruire due ipermercati che danno lavoro a circa 1.000 persone.
"Ebbene - ha denunciato Bertinelli - su ricorso della Confcommercio il Consi-glio di Stato ha fatto chiudere l'ipermercato di Avellino con accuse alla Regione di aver sbagliato l'impostazione dell'iter burocratico, mentre l'altro ipermercato di Afragola è soggetto a chiusure incomprensibili.
Un attacco, quindi, alla cooperazione ma sopratutto allo stesso sviluppo del mezzogiorno d'Italia".
In attesa di conoscere come finirà in Campania, torniamo alla Toscana, dove la cooperazione, pur incontrando alcune difficoltà operative, si muove, comunque, su un terreno democratico ed aperto al confronto.
Da qui l'appello di Bertinelli a Martini, quando lo invita a "prestare particolare attenzione alle politiche agricole ed abitative e di continuare sulla strada intrapresa dalla precedente Giunta nella riorganizzazione della rete distributiva. Mi preme sottolineare - ha detto ancora Bertinelli - un punto che considero centrale per lo sviluppo di un proficuo rapporto con la Regione. Mi riferisco al ruolo che la Regione intende riconoscere alla cooperazione.
L'Assessore Martini, come candidato alla presidenza della Giunta regionale ha pubblicamente dichiarato l'intenzione di promuovere politiche necessarie per accelerare lo sviluppo della Toscana valorizzando tutte le sue diverse risor-se. Ebbene, io sono convinto che la cooperazione può essere un importante fattore di sviluppo dell'economia toscana, sia concorrendo all'irrobustimento del sistema delle imprese, sia sostenendo e valorizzando le produzioni locali.
Ma perchè la cooperazione possa sviluppare appieno le proprie potenzialità occorre che la Regione la consideri, come già avvenuto all'interno di Unioncamere, uno dei comparti produttivi al pari di agricoltura, industria, artigianto e commercio, adeguando, quindi, conseguentemente il proprio impianto legislativo".
Bertinelli ha voluto concludere il suo intervento richiamando gli elementi essenziali per uno sviluppo equilibrato della regione: libertà di iniziativa, democrazia economica, solidarietà.
Francesco Canosa
Piattaforma dei Comuni per le "regionali"
Una legge per la disciplina degli impianti
di radiocomunicazione
Nella sua ultima seduta del primo marzo scorso, il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una proposta di legge che disciplina la materia degli impianti radiocomandati.
Il testo era stato approvato dalle commissioni quarta e sesta, in seduta congiunta, il 28 febbraio scorso.
"Gli impianti fissi per telecomunicazione e radiotelevisivi, oltre ad arrecare danni all'ambiente ed al paesaggio, producono campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici che possono nuocere alla salute" si legge nella nota di presentazione della pdl. Ecco perchè "per prevenire eventuali danni il Consiglio regionale ha approvato una legge che disciplina la corretta e ordinata localizzazione degli impianti, anche mediante l'accorpamento degli impianti di emissione su di un unico traliccio".
Le disposizioni regionali riguardano tutti gli impianti disciplinati dal decreto ministeriale 381 del 1998, che operano tra le frequenze comprese tra 100 Khz e 300 Ghz.
Con propria deliberazione, che deve essere adottata entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge, il Consiglio regionale detterà i criteri generali per al localizzazione degli impianti ed i criteri per l'identificazione e la perimetrazione delle "aree sensibili", di quelle aree cioé con particolare densità abitativa, di infrastrutture, di servizi, di specifico interesse storico-architettonico e paesaggistico-ambientale. Saranno anche emanate le norme tecniche per lo svolgimento delle funzioni disciplinate dalla legge.
E'stata inoltre decisa l'istituzione del "Catasto regionale degli impianti" presso l'ARPAT (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana) per stimare il livello dei campi elettromagnetici nel territorio.
Il rilascio delle autorizzazioni all'installazione degli impianti di telefonia mobile e di quelli radiotelevisivi spetta ai Comuni, che hanno anche la funzione di vigilanza e di controllo ed il compito della educazione ambientale e di informazione delle popolazioni interessate.
Qualora il Comune ravvisi che i livelli di campo sono superiori ai limiti ed ai valori previsti dal decreto ministeriale, ordina le necessarie azioni di risanamento per ricondurli nella norma.
Anche i titolari degli impianti già in esercizio sono tenuti, entro 90 giorni dalla pubblicazione della deliberazione regionale, a presentare domanda all'amministrazione comunale competente.
Secondo l'assessore all'ambiente Claudio Del Lungo si tratta di una legge "di grande rilievo, che ha comportato il lavoro di concerto di molti dipartimenti della Regione".
"Questa legge suggerisce - ha detto ancora Del Lungo - quello che all'estero viene già fatto: la concentrazione degli impianti. E non lascia più la gestione delle procedure amministrative solo in balìa dei Comuni".
Iole Vannucci (Cdu) ha invece annunciato il voto contrario del suo gruppo. "Anche in questo caso, come per la questione degli elettrodotti - ha commentato la consigliera - ci troviamo davanti a una sostanziale mancanza di coraggio da parte della Giunta, che avrebbe potuto fare qualche sforzo in più per abbassare i limiti e per tutelare meglio la salute dei cittadini".