L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Più potere alla Guardia di Finanza

per contrastare la criminalità

 

 

Da giovane ho prestato il servizio militare nella Guardia di Finanza per sei anni, imparando a rispettare la Patria, la Famiglia, il Prossimo.

Ho imparato anche che esiste un forte sottobosco di illegalità, spesso superficialmente prese in considerazione.

Una cosa ho ancora presente nella memoria, dopo tanti anni: se un finanziere decideva di prendere moglie questa veniva sottoposta a "esame", in particolare "morale", prima di poter avere il desiderato nulla-osta. Non solo ma lo stesso finanziere doveva dimostrare di essere una persona onesta e qualsiasi "ricchezza" (magari un'utilitaria!) doveva avere una provenienza certa e lecita.

Se portiamo queste vecchie regole ai tempi nostri e le applichiamo a tutti ed in particolare agli immigrati senza lavoro, sicuramente raggiungeremmo risultati sorprendenti.

Per esempio, fare posti di blocco e verificare la provenienza delle automobili dei conducenti! verificare la presenza di persone sospette negli alberghi! farsi un giro per ristoranti, bar, pub, discoteche!

Chi viene trovato in possesso di "ricchezze" deve saperne dimostarre la legittima provenienza. Altrimenti quelle "ricchezze" vengono sequestrate.

Chi meglio della Guardia di Finanza può svolgere un simile compito?

Certo, lo possono fare anche Polizia e Carabinieri, Vigili Urbani che nel fare multe agli automobilisti indisciplianti possono approfondire alcune notizie sui soggetti fermati per controllo.

In sostanza, se una persona è dedita alla fine "arte" del delinquere perchè lo fa? Per danaro! mi pare ovvio.

Le stesse prostitute perchè fanno quel mestiere antico? Alcune costrette dai magnacci, altre solo per necessità finanziaria. Ora, se si ferma una donna prostituta che guida una supermacchina si può anche capire la provenienza del danaro. Ma se si ferma un disoccupato (italiano o immigrato, non importa) con una supermacchina, beh qualche dubbio può anche venire sulla provenienza di quell'auto.

O no?!

E, allora come si chiede ai cittadini (onesti!) di dimostrare la capacità reddituale per concedergli esenzioni o sconti vari su tasse e servizi, così (a maggior ragione) lo si può chiedere a chi non sembra proprio essere nelle condizioni di possedere "ricchezze" varie.

Questo è il garantismo. Non quello fatto di parole vuote che servono ad arrestare delinquenti per poi lasciarli liberi di continuare nella loro ... professione.

 

Francesco Canosa

 

D'Alema: "c'è troppa mischia nella politica"

 

Per il presidente del Consiglio D'Alema il sistema della politica è caratterizzato da una "accentuata conflittualità" e non sempre c'è un rapporto tra l'asprezza del conflitto e la rilevanza della questione per cui si confligge.

Lo ha sostenuto ad un convegno sulla competitività delle regioni dell'Italia centrale usando la metafora di una partita di rugby: una "mischia" e tutti ad "azzuffarsi intorno al nulla".

E sui risultati nell'economia ha aggiunto: "il Paese ha bisogno di un sistema politico all'altezza".

Il discorso di D'Alema manca però di efficacia: non ha detto, secondo lui, chi è responsabile di questa situazione...


 

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L'ATTENZIONE

Una proposta degli ingegneri toscani

per una normativa relativa alla sicurezza

dei fabbricati

 

Da sinistra: Paolo Berti, Sergio Polese, Franco Angotti, Gianni Mattioli,

Claudio Del Lungo, Gianni Biagi, Mario Preti e Giovanni Morabito

 

 

Composizione della Commissione della Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Toscana

Ing. Paolo Berti - Presidente;

Ing. Paolo Mingrino -vicepresidente;

Ing. Piero Pregliasco -vicepresidente;

Ing. Antonio Cinelli - segretario;

Prof. Franco Angotti -consigliere;

Ing. Luca Stefano Vannucchi - consigliere

 

Obiettivi alla base della proposta di legge regionale

Consapevole delle responsabilità che ricadono sui tecnici e sul ruolo che compete agli Ordini Professionali in tema di sicurezza e dell'ambiente, la Federazione regionale degli Ordini degli Ingegneri della Toscana ha preso l'iniziativa di studiare una proposta di legge regionale ponendosi i seguenti obiettivi:

*-portare a livello politico-regionale, più vicino alle esigenze del cittadino, la "questione sicurezza";

*-creare una cornice legislativa incentivante nei confronti della proprietà immobiliare;

*-produrre, in tempi brevi, un effettivo miglioramento della sicurezza dei fabbricati, semplificando al massimo la burocrazia;

*-elevare la cultura della sicurezza del cittadino il quale deve rendersi conto che non conviene abusare della sicurezza al solo scopo di perseguire miglioramenti funzionali;

*-preparare un adeguato numero di tecnici specializzati che siano in grado di diagnosticare le patologie delle costruzioni esistenti e di proporre i rimedi più idonei.

 

Appuntamento delle grandi occasioni nell'auditorium della Banca Toscana per discutere sul tema della sicurezza dei fabbricati, sia per quanto riguarda progettazione e costruzione, sia per le conseguenze che ne possono derivare dal rischio sismico e dal rischio idrogeologico.

Da parte nostra, avendo seguito i lavori con molta attenzione non solo ne abbiamo ricavato utili informazioni, ma abbiamo capito l'importanza degli argomenti e la loro concatenazione, tanto da decidere di dedicare queste due pagine al convegno ed al tema principale e le prossime due (6 e 7) al rischio sismico ed al rischio idrogeologico.

Alla riunione, organizzata con molta diligenza dalla Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Toscana, hanno partecipato oltre 400 professionisti che hanno potuto ascoltare non solo le relazioni tecniche ma anche gli impegni politici da parte del governo (grazie alla presenza del sottosegretario ai LL.PP. Gianni Mattioli), della Regione Toscana (presente l'assessore all'ambiente Claudio Del Lungo), del Comune di Firenze (presente l'assessore all'urbanistica Gianni Biagi).

L'occasione era quella di presentare una proposta di legge elaborata dalla Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Toscana, che Del Lungo si è impegnato a sostenere nella prossima legislatura della Regione Toscana dopo le elezioni del prossimo 16 aprile. Una pdl che ha trovato il consenso anche del sottosegretario Mattioli, visto che i compiti nel futuro saranno assegnati a Regioni e Comuni.

Infatti, il disegno di legge di iniziativa governativa sulla sicurezza dei fabbricati sarà una sorta di legge-quadro e quindi prevede, di fatto, la mobilitazione di Regioni, Comuni ed Ordini professionali.

A Firenze si è parlato dei crolli di Foggia e di Roma, delle poche conoscenze sul patrimonio edilizio nazionale, ma sopratutto di cosa si deve fare "per prevenire disastri e proteggere l'incolumità dei cittadini" come ha sostenuto il moderatore della tavola rotonda Franco Angotti.

Hanno portato un contributo Paolo Spinelli (dell'Università di Firenze) che ha parlato della "sicurezza strutturale"; Claudio Cherubini (del Politecnico di Bari) che si è occupato della "sicurezza geologico-geotecnica" e del crollo di Foggia; Alberto Moretti (dell'Università di Pisa) che si è soffermato sulla "sicurezza impiantistica elettrica"; Claudio Morosi (direttore Consiag) che ha parlato della "sicurezza impiantistica termotecnica".

Abbiamo sentito l'introduzione di Paolo Berti (presidente della Federazione regionale degli ingegneri) che ha spiegato anche il contenuto della proposta di legge; quindi Giuseppe Padellaro (presidente del Collegio degli Ingegneri della Toscana), Franco Angotti (presidente dell'Ordine degli ingegneri della provincia di Firenze) che ha anche moderato i lavori della tavola rotonda.

Nell'ambito della quale Mattioli ha spiegato che il primo atto sarà quello di fare una "investigazione cartacea" per mettere ordine nei documenti del fabbricato. I Comuni, da parte loro, dovranno provvedere (lo prevede il ddl governativo e la pdl regionale), come si è impegnato anche Gianni Biagi, ad una corretta individuazione delle aree a rischio prioritarie tenendo conto dei seguenti fattori e criteri:

a) particolari caratteristiche del sottosuolo;

b) inclusione tra quelle assoggettate a vincoli derivanti da condizioni di fragilità, con particolare riferimento a fattori sismici o idrogeologici;

c) esposizione a volume di traffico intenso;

d) presenza di insediamenti definibili come centri storici;

e) altri fattori e criteri individuabili dai Comuni stessi, in relazione a peculiari situazioni territoriali.

 

Fascicolo del fabbricato

Il fascicolo del fabbricato disciplinato dalla legge deve contenere, nella prima parte, tutte le possibili informazioni di tipo identificativo relative all'edificio, riguardanti la situazione autorizzativa, progettuale, urbanistica, edilizia, catastale, e, nella seconda parte, relativa alla sicurezza, la valutazione strutturale con riferimento alle specifiche normative tecniche in vigore, e la valutazione impiantistica relativa alla rispondenza a norma degli impianti a rischio di incendi od esplosioni. Le suddette informazioni devono decorrere, ove sia possibile, dalla fase della costruzione dell'edificio.

Il proprietario dell'immobile, ovvero, in caso di proprietà condominiale, l'amministratore dello stesso, è tenuto a provvedere alla formazione del fascicolo del fabbricato, mediante affidamento dell'incarico a professionisti aventi i requisiti previsti dalla stessa legge.

Questo fascicolo, completo di tutti gli elaborati tecnici previsti dalla legge, deve rimanere depositato presso il proprietario o, in caso di proprietà condominiale, presso l'amministratore dell'immobile, ed essere esibito a richiesta degli organi amministrativi di controllo.

La pdl prevede, inoltre, l'adeguamento e l'aggiornamento del fascicolo del fabbricato nonchè l'accesso agli atti per gli interessati.

Stabilisce che entro 10 anni dall'entrata in vigore della legge tutti i fabbricati, individuati ai sensi della stessa legge, dovranno essere dotati del fascicolo del fabbricato.

Gli immobili ivi indicati devono essere classificati in apposite tipologie determinate in base: a) all'epoca di costruzione; b) al sistema costruttivo; c) alla rilevanza di interventi di risanamento o ristrutturazione edilizia che abbiano comportato mutamento nella destinazione d'uso ovvero siano stati oggetto di incremento di volumetria, superiore al 20 per cento, rispetto a quella originaria; d) particolare consistenza in termini volumetrici o dimensionali.

La Regione, entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge provvede, su proposta del Comitato tecnico-scientifico, alla individuazione delle tipologie dei fabbricati, sulla base dei criteri stabiliti, in conformità con i criteri eventualmente dettati dalle vigenti norme statali. Fermo restando il termine previsto per il completamento degli adempimenti disciplinati dalla legge, i Comuni, entro 12 mesi dalla pubblicazione della deliberazione regionale, sulla base delle tipologie dei fabbricati ivi individuate, definiscono le modalità di graduazione temporale ai fini della predisposizione del fascicolo del fabbricato, tenendo conto altresì della data di ultimazione del fabbricato.

 

Tecnico competente

Il soggetto obbligato dalla legge provvede agli adempimenti relativi alla seconda parte del fascicolo del fabbricato mediante affidamento dell'incarico esclusivamente a soggetti iscritti al competente Albo professionale da almeno cinque anni, in possesso di esperienza specifica nel settore delle strutture o degli impianti, abilitati all'effettuazione delle verifiche richieste ai fini della legge, ed al rilascio delle certificazioni tecniche ove previste da specifiche normative tecniche in vigore.

Al fine di innalzare il livello di sicurezza del fabbricato, ovvero di garantire il conseguimento della conformità dello stesso alle normative tecniche specificamente vigenti, il professionista incaricato dell'effettuazione delle verifiche, ove ne ravvisi la necessità, propone al proprietario o all'amministratore dell'immobile, con apposita relazione tecnica, le ulteriori indagini e gli eventuali interventi da predisporre ed effettuare, ovvero gli altri provvedimenti da assumere ai fini della predisposizione e regolarizzazione del fascicolo del fabbricato.

I Comuni provvedono, inoltre, all'applicazione delle prescrizioni regionali dettate dal Piano di indirizzo territoriale regionale (P.I.T.). L'incarico per la redazione del "fascicolo" sarà affidato a professionisti esperti (con la garanzia degli Ordini professionali) mentre Stato, Regione e Comuni daranno contributi finanziari per le spese che i proprietari dovranno sostenere. In sostanza tutti si devono sentire impegnati in questa grande opera per aumentare la sicurezza di vivibilità dei cittadini nelle case.

In Toscana, ha riferito Del Lungo, ci sono ben 1.546.000 fabbricati, di cui 440.000 costruiti prima del 1919, 165.000 tra tale data ed il 1945, altri 576.000 dal '45 al '71; e solo 365.000 nel ventennio '71/'91 (data dell'ultimo censimento).

Tenuto conto che la normativa sulla sicurezza riguarda solo le costruzioni dal '90 ad oggi, si capisce quanto pericolo si possa annidare nella quasi totalità dei vecchi fabbricati.

Analizzando Firenze, l'assessore Biagi ha riferito che nel capoluogo e nella sua provincia su 470.000 abitazioni solo 36.000 sono state costruite negli ultimi 20 anni!

E Sergio Polese (Presidente del Consiglio nazionale Inge-gneri), da parte sua, ha dichiarato che "gli ingegneri si sentono impegnati nella cultura della sicurezza e della prevenzione" tanto è vero che dopo i crolli di Roma e Foggia è stato istituito un numero verde per dare informazioni ai dubbi dei cittadini, servizio che si cercherà di rendere permanente.

Polese ha ribadito quanto detto da Mattioli, cioè che "gli Ordini devono essere garanti delle capacità dei professionisti" ed in tal senso ha visto con favore l'indicazione della pdl della Federazione toscana degli Ordini degli Ingegneri che prevede la "formazione" degli ingegneri per assolvere ai compiti che saranno previsti dalla nuova normativa nel migliore dei modi.

E' stato critico, però, sul ddl governativo nel punto dove si prevede un intervento conoscitivo solo per alcuni fabbricati.

Mario Preti (Presidente dell'Ordine degli Architetti di Firenze e Prato), da parte sua, ha suggerito al sottosegretario di collocare la legge all'interno di un quadro programmatico del settore, suggerendo di cercare un accordo con le Compagnie di assicurazioni per stabilire una sorta di bonus-malus sulle polizze assicurative dei fabbricati, a seconda del loro grado di sicurezza certificato dai tecnici.

Si è detto poi preoccupato per la vendita parcellizzata del patrimonio immobiliare pubblico, sostenendo che in tal modo diventerebbe più difficile procedere alla messa in sicurezza del fabbricato dovendo confrontarsi con molti proprietari.

E Giovanni Morabito (Presidente dell'Ordine dei Geologi della Toscana) ha voluto tranquillizzare i toscani affermando che "tutti i Comuni hanno le proprie mappe conoscitive del territorio sia sotto l'aspetto geologico che geotecnico".

Ha sostenuto l'importanza del ruolo dei geologi che devono essere chiamati a "mettere nelle mani degli ingegneri e degli architetti relazioni corrette geologiche e geotecniche", che devono essere considerate dei veri e propri "modelli geologici del terreno". Ha rivendicato, quindi, la presenza dei geologi nei "gruppi di lavoro" previsti dal ddl governativo.

e.c.

 

 

Rischio sismico

 

L'Italia investe troppo poco per la prevenzione dei rischi naturali preferendo indirizzare le risorse in eventuali ricostruzioni.

I costi per gli interventi post-calamità potrebbero forse sembrare meno onerosi rispetto a quelli necessari per adeguare i centri storici delle città italiane alla normativa vigente. Ma non è così. Con uno stanziamento di soli 20 miliardi il Comitato delegato dal CNR non è in grado di mettere a punto un piano scientifico in grado di aumentare la sicurezza di molti paesi e città.

Riducendo la vulnerabilità degli abitati diminuirebbe il rischio sismico che grava almeno sul 70% della popolazione italiana e si potrebbe fare molto anche per chi vive in zone vulcaniche. Un pericolo questo che in Italia non viene mai preso nella giusta considerazione, nonostante la continua minaccia del Vesuvio sui numerosi paesi sorti negli ultimi decenni sulle sue pendici.

La determinazione del rischio è legata a tre fattori principali:

 

Pericolosità

Esprime la probalilità che, in un certo intervallo di tempo, un'area sia interessata da terremoti che possono produrre danni. Dipende dal tipo di terremoto, dalla distanza tra l'epicentro e la località interessata nonché dalle condizioni geomorfologiche. La pericolosità è indipendente e prescinde da ciò che l'uomo ha costruito.  

 

Esposizione

È una misura dell'importanza dell'oggetto esposto al rischio in relazione alle principali caratteristiche dell'ambiente costruito.

Consiste nell'individuazione, sia come numero che come valore, degli elementi componenti il territorio o la città, il cui stato, comportamento e sviluppo può venire alterato dall'evento sismico (il sistema insediativo, la popolazione, le attività economiche, i monumenti, i servizi sociali). 

 

Vulnerabilità

Consiste nella valutazione della possibilità che persone, edifici o attività subiscano danni o modificazioni al verificarsi dell'evento sismico. Misura da una parte la perdita o la riduzione di efficienza, dall'altra la capacità residua a svolgere ed assicurare le funzioni che il sistema territoriale nel suo complesso esprime in condizioni normali.

Ad esempio nel caso degli edifici la vulnerabilità dipende dai materiali, dalle caratteristiche costruttive e dallo stato di manutenzione ed esprime la loro resistenza al sisma.

Ecco perchè appare quanto mai necessario conoscere lo "stato" del fabbricato attraverso il "fascicolo" che si vuole introdurre nella nostra normativa, sia nazionale che regionale.

 

La Toscana

Per quanto concerne la Toscana il territorio regionale è pertanto dichiarato soggetto a rischio sismico per circa l'80% del territorio pari a circa il 75% della popolazione e al 70% delle abitazioni. La prima classificazione sismica è avvenuta nel 1927 e comprendeva 70 Comuni nelle zone della Lunigiana e Garfagnana, il Mugello, l'Alta Val Tiberina e l'Amiata. Successivamente due Regi Decreti Legge del 1935 e del 1937 hanno provveduto a declassare una ventina circa dei comuni precedentemente classificati (la Val Tiberina e tre comuni limitrofi a Massa). Fino al 1962 non vi sono state modifiche all'elenco. La Legge 25 novembre 1962 n.1684 introduce due nuovi comuni tra quelli classificati, ne riclassifica altri due e provvede ad escludere gli unici due comuni del Pistoiese dall'elenco di quelli sismici.

Il DM del 1982 ha classificato soggetti a rischio sismico 182 Comuni della Toscana su un totale di 287, di cui circa 130 risultano inseriti per la prima volta nell'elenco.

 

Rischio idrogeologico

Non sono solo gli incendi e il fuoco il problema per le foreste mediterranee: anche l'attività agricola e insediamenti urbanistici mal progettati stanno rovinando un patrimonio, già ridotto al 17% di quello originario.

Finora è stato distrutto l'85% del bosco e ogni anno ne viene distrutto un 1% in più. Con il conseguente pericolo di deforestazione. A ciò contribuisce anche il taglio di legna da ardere.

Risultato? sono molte le foreste da proteggere con la massima attenzione, pena la loro distruzione.

Tra queste anche quella del Gennargentu in Sardegna, da non molto diventata parco nazionale. Cosa che non basta comunque a garantirne un'adeguata protezione.

In un recente studio promosso dal Fondo Mondiale per l'ambiente sono state individuate ben 300 aree forestali critiche all'interno di tutta la regione mediterranea.

Guai a chi non ferma il deserto: è il messaggio di agronomi e specialisti di tutto il mondo. Senza vegetazione, senza coltivazioni e cicli di raccolti la vita sulla terra finirebbe. Ma già adesso il deserto è in agguato. Stando agli ultimi dati le zone più a rischio sono quelle già minacciate dal deserto che avanza, là dove il suolo è di per sé fragile, la vegetazione rara e il clima poco favorevole.

Circa il 70% dei 5,2 miliardi di ettari di terre aride sfruttate in parte per l'agricoltura si sono ulteriormente degradati. Così la desertificazione attacca circa il 30% dei continenti.

Non piace a nessuno. Tutti riconoscono la sua lacunosità ma si stenta a cambiarlo, pur in presenza di tragedie immani. L'approccio italiano al problema del dissesto idrogeologico e alla conseguente difesa del suolo torna prepotentemente alla ribalta in occasione degli immancabili eventi luttuosi ma, di fatto, negli ultimi decenni non ha subito cambiamenti radicali.

Il territorio nazionale si è confermato come uno dei più vulnerabili, anche per la sua orografia; l'urbanizzazione incontrollata e abusiva ha aumentato i pericoli, e a tutto questo si risponde con la frammentazione delle competenze; risorse insufficienti e ripartite in mille rivoli; mancanza di una politica generale di intervento.

In quasi mezzo secolo alluvioni, terremoti, frane e quant'altro hanno fatto 3500 vittime, mente lo Stato ha dovuto sostenere una spesa di 140 mila miliardi solo per risarcire le vittime delle catastrofi naturali. I danni e l'enormità dei disastri, però, non hanno provocato, come era auspicabile, un cambio di rotta nelle politiche del territorio, non a caso, nessuno è in grado di quantificare la reale spesa pubblica in materia di prevenzione del rischio idrogeologico: forse qualche migliaio di miliardi; a fronte di un fabbisogno che negli ultimi anni '70 era stato stimato in 10 mila miliardi e 30 anni di lavoro, poi cresciuto a dismisura fino agli attuali 200 mila miliardi e 40-50 anni di lavoro.

 

Il deserto in Italia

Circa il 27% del territorio italiano è esposto al rischio della desertificazione. Le regioni più esposte sono Sicilia, Sardegna, Calabria, Basilicata e Puglia, in particolare la Sicilia Sud occidentale e orientale; le zone costiere che si affacciano sul golfo di Taranto e alcune zone costiere della Sardegna meridionale e occidentale. Responsabili di questo fenomeno sono da un lato l'effetto serra con l'aumento medio delle temperature, dall'altro la cattiva gestione del suolo, l'abbandono, gli incendi boschivi, l'eccessivo sfruttamento delle risorse idriche.

Il sottosegretario ai lavori pubblici Willer Bordon ha profilato come rimedi non solo una migliore gestione delle acque ma anche un'incentivazione della cura del terreno e della lotta alla cementificazione, all'erosione e agli incendi.

Dunque, cosa fare? Le strade si conoscono, basta avere la volontà di percorrerle. Adesso ne abbiamo due: il ddl governativo e la pdl regionale elaborata dalla Federazione degli Ordini degli Ingegneri della Toscana e presentata ufficialmente nei giorni scorsi a Firenze ai tecnici, alle autorità politiche ed amministrative.

 

New Orleans scomparirà tra un secolo?

Un dettagliato rapporto compilato dall'US Geological Survey (Usgs) ha rivelato che New Orleans sta sprofondando al ritmo di 1 metro ogni secolo, ovvero circa 8 volte più velocemente delle altre zone litoranee della Terra. In media la città e i suoi dintorni si trovano già quasi 3 metri sotto il livello del mare. "Siamo di fronte alla più grande perdita costiera del Nord America. New Orleans potrebbe scomparire entro il prossimo secolo", ha affermato Chip Groat, direttore dell'Usgs. Non sarebbero i fattori climatici ma gli interventi umani di prevenzione contro le alluvioni periodiche del Mississipi e il mancato accumulo di sedimenti i responsabili di questa situazione.

Lo stato della Louisiana è intervenuto con un piano di emergenza, Coast 2050, che include la protezione degli acquitrini costieri che circondano New Orleans e la piantagione di nuovi alberi sulle isole-barriera per minimizzare i processi di erosione. Gli sforzi per arginare la perdita del territorio vanno avanti ormai da 8 anni e sono stati già spesi 400 milioni di dollari, ma la situazione non sembra essersi modificata.

 

L'incubo dell'acqua

Sono circa 100 milioni le persone che abitano nelle cosiddette "città d'acqua" e che combattono costantemente con due fenomeni, uno geologico e l'altro climatico.

Da un lato l'erosione e la subsidenza (tendenza del terreno ad abbassarsi per lo sfruttamento delle risorse sotterranee e le dinamiche della crosta terrestre), dall'altro la variabilità climatica, con alluvioni e alte maree.

Venezia combatte con le maree: se il livello del mare si alzerà di mezzo metro entro la fine del secolo, vedrebbe sommersi molti dei ponti di collegamento.

Shangai sarebbe completamente sommersa se all'incubo degli abituali tifoni, si aggiungessero le alte maree e l'aumento del livello del mare.

Anche Alessandria d'Egitto rischia di scomparire in caso di aumento del livello del mare.

Amsterdam vede un abbassamento del suolo causato dall'emungimento delle acque dolci sotterranee e dalle alte maree, e se aumentano il livello del mare e gli altri fenomeni correlati all'effetto serra rischia di essere colpita da una forte inondazione.

 

 

 

 


 

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L'ATTENZIONE

 

Mercafir: alla presidenza arriva Alberto Tirelli

 

Prima l'Assemblea dei soci, poi una conferenza stampa, hanno indicato le nuove strategie per la Mercafir.

Sul tappeto molti nodi da sciogliere, alcuni dei quali si trascinano da troppi anni.

Oggi, dice l'assessore alle partecipate Francesco Colonna, il clima è cambiato e le cose si potranno fare.

Quindi le prospettive di sviluppo possono essere considerate reali.

Occorrerà verificare, non c'è alcun dubbio, se i fatti seguiranno le parole e gli impegni presi saranno onorati.

Comunque c'è da avere fiducia.

Ma vediamo con ordine che cosa è accaduto nel corso dell'Assemblea, alla quale ha partecipato anche il presidente uscente Gian Carlo Brundi, che tanta parte ha avuto, insieme al CdA, al management ed al personale tutto, nel raggiungimento dell'ottimo risultato di esercizio che sarà ufficializzato nel prossimo mese.

 

La relazione del vice-presidente

Gilberto Bacci, vice presidente, ha svolto un'articolata relazione nella quale ha indicato risultati e prospettive.

Ha anticipato qualche dato relativo al bilancio '99, indicando un risultato economico positivo con un utile di circa 400 milioni di lire.

"Un significato rilevante - ha detto Bacci - se si tiene conto del fatto che nel mese di di- cembre abbiamo concordato di elevare il corrispettivo annuo per la concessione del servizio nei confronti del Comune di Firenze da 120 a 500 milioni di lire (con la previsione del prolungamento della concessione di sevizio fino al 2029), nel quadro di un accordo strategico di medio periodo e che sono stati eseguiti lavori straordinari per oltre 1.300 milioni di lire".

Sempre nell'ambito dell'accordo con il Comune, è stato definito il percorso per dare concreto avvio alla ristrutturazione del Mercato Ortofrutticolo.

Tale accordo prevede, da parte del Comune, il finanziamento necessario alla costruzione della tettoia per i produttori agricoli (1.648 milioni di lire) mentre nel bilancio 2000 si appresta a formalizzare uno stanziamento di 9.701 milioni di lire per la parte principale della ristrutturazione.

Comunque il Comune si vedrà restituiti tali importi una volta che la Mercafir avrà nuove risorse per effetto dell'annunciato aumento di capitale con l'entrata di nuovi soci.

Bacci ha anche riferito che il mercato delle carni è stato messo a norma con un investimento diretto della società di oltre 500 milioni di lire; che è stato ottenuto il rinnovo del Bollo CEE; che è stata predisposta la sala per il sezionamento, in un rinnovato positivo rapporto con le autorità sanitarie locali e ministeriali.

Inoltre, il CdA si è impegnato per fornire un proprio contributo di analisi sulla realtà del Centro Alimentare Poliva-lente comparata a quella dei principali centri operanti in Italia.

C'è da dire che lo studio di settore ha permesso di dimostrare che la realtà fiorentina si posiziona sulla fascia alta fra le strutture maggiormente significative a livello nazionale, ovvero Milano, Bologna, Verona, Padova e Fondi.

Certo Firenze può fare meglio. Ma come. Bacci è stato chiaro: "con più investimenti e più spazio".

In quanto alla prospettiva per il tarsferimento in area Mercafir della Centrale del Latte Bacci ha indicato tre condizioni tecniche, sotto il profilo ambientale:

*-la ricostruzione di un nuovo padiglione per il mercato ittico, visto che l'attuale sarà inglobato nell'area del nuovo stabilimento;

*-l'attribuzione al Centro Alimentare, in tempi e modi diversi, di aree confinanti, situate su via dell'Olmatello e via Allende, in modo da compensare lo spazio che verrà utilizzato dalla Centrale;

*-l'esecuzione di tutte le opere di modifica delle urbanizzazioni e degli assetti stradali che le precedenti oeprazioni comportano.

Tema, quest'ultimo, ripreso dal consigliere Paolo Imperlati il quale ha chiesto (ed ottenuto) all'assessore Colonna di impegnarsi per una soluzione della viabilità, oltre a farsi parte diligente per rimuovere antiche regole burocratiche che rendono ogni iter molto complesso.

Bacci, infine, rivolgendosi all'Assem-blea, ha ricordato "la funzione pubblica che riveste il Centro Alimentare ed il suo ruolo di motore economico che svolge per Firenze e che potrebbe svolgere per la Toscana".

Già oggi il mercato ha un forte "peso" nell'economia regionale. Basta ricordare le 200.000 tonnellate di prodotti ortrofrutticoli freschi movimentati, le 8.000 tonnellate di prodotti carnei; le 2.000 di prodotti ittici; la presenza di oltre 100 aziende con circa 2.000 addetti; 100 piccoli produttori agricoli locali che trovano nel mercato lo sbocco principale per la propria produzione; la rete di acquirenti "fedeli" che supera i 1.000 dettaglianti ed ambulanti, 250 grossisti, 350 esercizi pubblici, 70 supermercati; 5 ipermercati; 105 discount. Il tutto per un giro d'affari sui 500 miliardi di lire annue.

 

La nomina del presidente

Dopo la relazione di Bacci l'Assemblea ha nominato presidente Alberto Tirelli, che, come i nostri lettori sanno per averlo scritto più volte, è stato assessore alla casa a Palazzo Vecchio.

Nel corso della conferenza stampa, Tirelli ha elengantemente ascoltato domande dei giornalisti e risposte dello stesso Bacci e dell'assessore Colonna, limitandosi ad annunciare il suo impegno per lo sviluppo della società che dovrà passare lungo due direttrici, cioè la definizione dei lavori di ristrutturazione, l'entrata in area Mercafir della Centrale del Latte. Senza perdere di vista, ovviamente, le strategie per lo sviluppo in senso moderno della società ed il suo confronto con la realtà regionale e nazionale.

Tirelli, che ha larga esperienza politica, si è detto convinto di poter contare sulla collaborazione fattiva del management (coordinato diligentemente dal direttore generale Carlo Dianzani) e del personale, così come è stato per il passato per gli altri presidenti.

La sua aspirazione, non potrebbe essere altrimenti, sarà quella di creare un grande "polo alimentare" che possa dare lustro a Firenze ed alla Toscana.

Sarà possibile?

L'assessore Colonna ha assunto impegni precisi perchè ciò possa avvenire. Ha parlato di "clima nuovo", di "un rapporto più concreto tra il Comune - socio di maggioranza della Mercafir - e il CdA; ha auspicato di poter proseguire sulla strada dell'intesa anche con le altre istituzioni per dare a Firenze uno strumento moderno di progresso economico e sociale.

Alla domanda se condividesse l'idea di Luca Mantellassi (pesidente della Camera di Commercio di Firenze) che vorrebbe vedere un "esecutivo d'èlite" tra le varie istituzioni per coordinare l'attività delle partecipate, Colonna ha risposto che la strategia comune è nei fatti. E comunque, da parte nostra, riteniamo che la proposta di Mantellassi non andrebbe ignorata, ma sviluppata a livello istituzionale.

Non dobbiamo dimenticare che allo stesso Mantellassi è stato chiesto di partecipare all'aumento di capitale della Mercafir.

Una strategia comune di controllo delle partecipate renderebbe più facile tale impegno da parte della Camera di Commercio.

Da parte sua, interrogato dai giornalisti, il presidente della Centrale del Latte, Franco Cervelin, ha sostenuto che il trasferimento della Centrale avrà un costo attorno agli 80 miliardi di lire, costo che potrebbe essere sostenuto dalla TAV, alla quale verrebbe così consegnata un'area significativa per la costruzione della nuova stazione.

D'altra parte la Centrale ha bisogno di nuovi spazi per nuovi mercati. Solo così potrà ulteriormente migliorarsi ed andare oltre i già importanti 180 miliardi di fatturato (a livello di gruppo).

 

Marilena Milani

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Banca Toscana: un consolidamento

per un rapido sviluppo

 

Il Consiglio di Amministrazione della Banca Toscana presieduto dal Prof. Paolo Mottura (nella foto), su proposta del Direttore Generale Francesco Arrigoni, ha approvato il progetto di bilancio 1999 che verrà sottoposto all'assemblea dei Soci il prossimo 17 aprile in prima convocazione. In quell'occasione verrà inoltre proposto un dividendo di 120 lire, con un pay-out in linea con l'esercizio precedente.
L'esercizio appena concluso ha rappresentato un passaggio di rilievo per le realizzazioni effettuate e le iniziative avviate per dare prospettiva ad uno sviluppo sostenibile nel tempo. Questo aspetto gestionale insieme all'ampliamento della complessiva intermediazione del risparmio con clientela e alla contrazione della profittabilità a seguito dell'evoluzione del segmento finanziario, sono gli elementi che hanno caratterizzato l'esercizio chiuso il 31-12-1999.
L'attività di provvista diretta ed indiretta ha presentato un aumento del 7,65% raggiungendo i 41.860 miliardi. La componente diretta ha registrato a fine anno un accrescimento del 4,98% in virtù del dinamismo delle obbligazioni e dell'operatività a vista, con una consistenza risultata pari a 19.324 miliardi. Riguardata in termini di valori medi, la crescita della raccolta diretta è stata pari al 4,29%.
Una maggiore vivacità ha contraddistinto la raccolta indiretta (+10,4%) che, con un ammontare di 22.536 miliardi, è giunta a un'incidenza del 116,62% rispetto alla provvista diretta (+5 punti percentuali in un anno). A sua volta, il risparmio gestito - pari a 9.988 miliardi - si è rivelato il comparto più dinamico, con un incremento del 19,84% alimentato dalla commercializzazione di fondi comuni e di prodotti assicurativi di società del Gruppo di appartenenza.
Nei confronti dell'economia dei territori serviti la Banca Toscana - determinata nel valorizzare il ruolo di interlocutore di riferimento in particolare nei riguardi delle piccole e medie imprese e delle famiglie - ha assicurato finanziamenti per 14.869 miliardi, in crescita del 7,59% su base annua (+9,89% lo sviluppo dell'esposizione media). Da aggiungere che l'andamento degli impieghi a clientela, realizzato in presenza di un contenuto livello di rischiosità (2,15%), è stato sostenuto in buona misura dall'espansione dell'operatività a più protratta scadenza.
Nella formazione della redditività aziendale, l'evoluzione dei tassi d'interesse ha limitato la capacità di produrre reddito della tradizionale intermediazione del denaro, cosicché il margine d'interesse ha registrato una flessione del 9,49% risultando pari a 703 miliardi. Nel contempo, nonostante l'aumento (+12,05%) registrato dai proventi da servizi non finanziari offerti alla clientela - e tra questi dal comparto del risparmio gestito - l'insieme dei ricavi netti da servizi, pari a 450 miliardi, è diminuito del 13,48% a causa delle non favorevoli condizioni del mercato finanziario e di positivi eventi non ripetibili verificatisi nel 1998.
Ne è conseguito un margine d'intermediazione di 1.153 miliardi (-11,09%) che ha assorbito un carico di spese amministrative - pari a 867 - in lieve riduzione (-0,46%) in ragione di più contenuti oneri per il personale.
L'utile netto si è così attestato su 101 miliardi contro i 141 dell'esercizio precedente.
L'elemento forte caratterizzante l'esercizio, è costituito, nell'ambito di una strategia rivolta ad una significativa riduzione dei costi, dalla revisione completa del sistema previdenziale aziendale. Per tale prioritario obiettivo i benefici derivanti dalla cosidetta "fiscalità differita" sono stati destinati a copertura degli oneri straordinari pluriennali conseguenti al citato riassetto previdenziale oltre ad altri significativi accantonamenti.
Nell'ottica poi di ottimizzare le modalità di contatto con la clientela sono stati implementati, oltre alla tradizionale rete commerciale composta da 329 sportelli (+9 unità aperte nell'anno), i canali distributivi alternativi. In questo ambito, nel 1999 è stata attivata una rete di promotori finanziari agenti e reso operante, anche con funzionalità dispositive, l'operatività tramite l'utilizzo di strumenti elettronici (Internet Banking e TVBanking). La clientela retail inoltre ha usufruito, tramite il Call Center, di servizi anche al di fuori dell'orario di sportello avvalendosi del servizio di banca telefonica denominato "Banca Toscana in linea".
 
 

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L'ATTENZIONE


8 marzo: saper mettere a frutto le capacità della donna

La "festa" dell'8 marzo nasce da un episodio triste e il vero significato del dono floreale è, in un certo senso, quello di chiedere scusa alle donne per i soprusi e le violenze che hanno subito da parte degli uomini.

Agli inizi del secolo, infatti, ventinove operaie di una fabbrica americana decisero di fare sciopero per chiedere al padrone migliori condizioni di lavoro e salario, ma non vennero ascoltate; anzi, per tutta risposta furono rinchiuse dentro la fabbrica. Purtroppo, all'interno dell'edificio, scoppiò un'incendio e le ventinove operaie morirono carbonizzate.

Era l'8 marzo di circa un secolo fa.

Oggi la festa della donna ha perso la caratteristica di una denuncia per ricorrenza, ma rappresenta ancora l'occasione per le donne di incontrarsi e dibattere i problemi che purtroppo limitano il loro ruolo nella società.

Infatti, caduta l'enfatizzazione che le donne negli anni 70 avevano riservato a questa manifestazione con la creazione del "movimento femminista", ora ci troviamo di fronte ad una donna molto più matura e consapevole, più "cresciuta" socialmente, che sottolinea quali sono i problemi cui si confronta nella vita quotidiana. Problemi vetusti e nuovi, che, nonostante l'impegno del ministro delle Politiche sociali, Livia Turco a dibatterli in Parlamento, sono stati affrontati con palliativi (ultima in ordine di tempo l'approvazione da parte della Camera della legge sui permessi parentali, che prevede permessi anche ai padri per accudire i figli o familiari malati, legge che indubbiamente migliora la situazione della coppia nella gestione di figli, ma che non incentiva le coppie giovani a crearsi una famiglia completa).

Emergono ancora inefficienze legislative per quanto concerne le violenze sessuali sulle donne, ma anche sui bambini, le diverse opportunità di carriera a causa della maternità, la carenza delle strutture di sostegno all'infanzia e di conseguenza alla mamma che lavora, la difficoltà ad ottenere il part-time.

Il vecchio Continente, purtroppo è ancora troppo legato ad una cultura storicizzata che raramente guarda al moderno, per cui anche le esigenze femminili vengono emarginate nei fatti pur essendo sempre molto dibattute. E' questo un controsenso perché oggi ci troviamo di fronte ad una donna che ha potuto sviluppare il suo intelletto e dimostrare le indiscusse capacità d'intuito, ma che ancora viene "tarpata" a causa della differenza genetica tra i due sessi.

In Italia ogni donna deve confrontarsi ancora con l'arretratezza delle scuole, con gli orari inflessibili degli uffici e del commercio, con tutta la burocrazia che complica abitualmente anche il gesto più semplice.

Pur correndo il rischio di essere tacciati di esterofilia, non possiamo non sottolineare che le donne italiane sono ben lontane dal raggiungere il traguardo di quelle americane che la sera, al rientro dal lavoro, senza bisogno di spostarsi ulteriormente, risolvono tutte le necessità familiari grazie ad una tecnologia all'avanguardia: si collegano con banche, negozi, uffici amministrativi, ospedali, farmacie e gestiscono le esigenze familiari semplicemente cliccando sui computer!

Forse si tratta di un comportamento troppo cibernetico ed arido per il carattere estroverso e comunicativo degli italiani, ma sicuramente funzionale: l'impegno deve essere quindi quello di trovare un punto di incontro tra le due mentalità favorendo al meglio la volontà tutta al femminile di realizzazione nel mondo del lavoro ma anche in quello della famiglia, figli compresi.

A tutte un augurio di buona festa, auspicando comunque che l'8 marzo non sia una data a se stante, ma che possa raccogliere altre date, altri giorni, altre occasioni di vita, senza perdere di vista la data storica in memoria di quelle lavoratrici che per difendere i loro diritti persero la vita ma anche guardando al futuro ed alle nuove, moderne implicazioni del rapporto della donna con la società.

 

Iniziative in Italia

La Commis-sione Nazionale Parità organizza nelle principali città italiane, in occasione dell'8 marzo del 2000, una serie di conferenze rivolte in particolare alle giovani, in cui alcune donne che hanno conquistato spazi di visibilità e prestigio pubblico narrino la storia di questa grande rivoluzione senza odio né sangue che è stata la rivoluzione delle donne in questo secolo.

"Ci siamo accorte -dicono alla Commissione -che la grande storia delle donne del '900, con tutte le faticose conquiste e i cambiamenti che si sono verificati, è pressoché ignorata dalle giovani donne, come se tutti i diritti e la libertà che oggi fanno parte della loro vita, fossero lì da sempre. Questo è molto grave, perché la forza, la forza di dire, di agire, di partecipare, di condividere, non si può che attingere dalla storia da cui si proviene, non conoscerla è un rischio di debolezza.

L'iniziativa, che stiamo preparando, avrà come titolo "Ragazze, vi racconto la nostra storia". Saranno coinvolte le citta di Trieste, Venezia, Milano, Torino, Firenze, Roma, Napoli, Palermo e altre, i Provveditorati e le Università e le Amministrazioni delle stesse città, perché mettano a disposizione strutture, servizi e spazi così da dare il massimo rilievo alla manifestazione.

La nostra Commissione fornirà una scheda storica particolareggiata delle conquiste giuridiche più importanti e dei passaggi chiave di questo secolo; questo materiale servirà da trama, l'ordito sarà il racconto più personale che ogni conferenziera vorrà fare della sua storia, o della storia delle donne della sua famiglia o della sua città o regione o quant'altro.

Crediamo molto alla portata simbolica di un'iniziativa come questa: far raccontare la storia delle donne del '900 da una donna che non solo oggi gode di libertà, diritti e condizioni impensabili all'inizio di questo secolo, ma che si è spinta più in là nella costruzione di un'impresa, di un'ambizione, di una società migliore".

 

Due concetti

Non è ancora convinzione comune che esistano, rispetto ai problemi più diversi, ragioni proprie delle donne che solo le donne possono rappresentare.

Il fatto è che la straordinaria avanzata delle donne nel secolo è segnata da due limiti: le vittorie delle donne non sono state solo un effetto della loro iniziativa, della loro determinazione ma anche della logica bruta dei processi di trasformazione e di contraddittori calcoli maschili, che hanno saputo servirsi del lavoro femminile, della acculturazione delle donne, della liberazione sessuale; la riflessione sulla trasformazione dei ruoli sessuali ha investito solo le donne, non ha ancora sufficientemente messo a tema il ruolo maschile, se non in termini di reazione e di nuovo disagio. E' questo il compito che ci lascia il secolo.

Paola Gaiotti

 

Con un carico di conquiste e di nuove difficoltà, di fatiche e di speranze abbiamo lasciato il '900, troppo ottimisticamente definito da molti come il secolo delle donne. Abbiamo però la fiducia che il prossimo secolo appena cominciato potrà diventare, quantomeno, "anche" il nostro secolo.

Chiara Valentini

 

L'Unione Europea punta sulle donne

Pari opportunità nel mondo scientifico. E' quanto propone, nelle premesse, il Quinto Programma quadro dell'Unione Europea per la ricerca e lo sviluppo tecnologico, che stabilisce i finanziamenti da assegnare ai settori della ricerca.

L'intenzione di base è quella di mettere in piedi azioni volte ad incrementare la presenza delle donne nella scienza, attraverso corsi di formazione, Women's Studies e stages organizzati nelle facoltà tecnologiche.

Il Programma prevede uno stanziamento complessivo di 12 milioni di Ecu, di cui 2650 andranno a progetti che riguardano i settori della salute e dell'ambiente, la fabbrica cellulare, l'invecchiamento della popolazione e lo sviluppo integrato delle aree agricole e delle coste.

Alla creazione di una società dell'informazione "user-friendly" sono destinati 3925 milioni di Ecu.

 

Imprenditoria femminile

Chi intende mettersi in proprio o creare un'impresa usufruendo di finanziamenti pubblici ha a disposizione uno sportello di informazione, orientamento e accompagnamento attivo h. 24/24 collegandosi al sito www.osservatoriodon-na.igol.it.

Il sito, promosso dal Ministero per le pari opportunità, è stato creato dall'Osserva-torio per l'Imprenditoria Femminile e consente di avere accesso gratuito a tutte le leggi nazionali, regionali e provinciali che sostengono la nascita di nuove attività in tutti i settori.

Chi non possiede un computer e non conosce ancora internet, potrà chiamare il Numero Verde delle Pari Opportunità 800603603 per farsi indicare l'indirizzo dello sportello territoriale più vicino a casa sua. Presso gli sportelli gli utenti troveranno una postazione internet e personale specializzato che li guiderà nella loro ricerca.

 

Un assegno di maternità per tutte

Sarà complessivamente di un milione di lire (Lit. 200.000 per cinque mesi) l'assegno erogato dal 1° luglio 1999 dai Comuni, previsto nell'ambito della Finanziaria, destinato a tutte le neomamme, casalinghe, disoccupate o lavoratrici atipiche, con un reddito familiare inferiore ai 50 milioni.

 

Contro la violenza

Nell'ambito dell'iniziativa DAFNE (GUCE C60) la Commissione Europea invita le ONG, che operano negli stati membri, a presentare progetti nel campo dei "telefoni azzurri", al fine di combattere la violenza contro bambini, adolescenti, donne. Inoltre in GUCE C69 si invita le ONG ad avanzare programmi generali per attivare misure di protezione e prevenzione della violenza.

Per informazioni: europa.eu.int/comm/sg/daphne/fr/index.htm

 

 

Angelina Aino

(Ha collaborato Ketty Canosa)

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