L'ATTENZIONE

Editoriale

 

L'Italia... una nuova Repubblica

fondata sull'odio

 

 

C'era una volta l'Italia, una Repubblica fondata sul lavoro. Poi venne la Seconda Repubblica che aveva nelle intenzioni quella di distruggere la Prima. E così fù, seppure senza ottenere i risultati che si era prefissati.

Fù il primo atto di odio verso il passato e verso se stessi che a quel passato si era appartenuti, anche se si pensò bene di rinnegare quel passato.

Ma la strada dell'odio e della contrapposizione era stata già tracciata: bastava seguirla senza perdere di vista i binari su cui scorrazzare.

Così venne "I care" di Veltroni e l'accusa di Berlsuconi che disse di considerare il "tempio del lavoro" (leggi Lingotto di Torino) il "tempio dell'odio".

Eravamo ad una svolta.

Poi i dibattiti in Parlamento, nelle sedi televisive (in attesa di quelle giudiziarie, dove per ora vengono ospitati solo alcuni personaggi).

Poi venne l'Austria di Haider e l'Italia di Fini. Le accuse al vetriolo al leader che si dichiara liberale e Governatore della Carinzia, che ha portato il suo partito al governo dell'Austria insieme ai popolari. Le accuse di Schoereder (noto come Cancelliere tedesco) che voleva cancellare AN e Fini dall'Italia, ripetendo quello che già aveva detto D'Alema, cioè che una vittoria del centro-destra avrebbe portato l'Italia fuori dall'Europa.

La difesa di Fini da parte di D'Alema che accusava il Cancelliere di essersi ingerito nella politica interna italiana (mentre era ritenuto leggittimo ingerirsi in quella interna austriaca).

E poi due perle dell'ultim'ora:

*-il Capo dello Stato cancella dal suo tour di visite nel nord il Friuli, reo di non aver condannato Haider;

*-il capogruppo de "i Democratici" in Palazzo Vecchio Giovanni Fittante ha dichiarato che "la questione del governo austriaco formato da una coalizione a cui partecipa il partito guidato da Joerg Haider deve sempre tenere desta l'attenzione democratica. Il razzismo e la xenofobia non sono opinioni, sono dei veri e propri crimini che nessuna maschera democratica può nascondere. Ecco perchè ritengo grave ogni indulgenza, come quella mostrata dal Sindaco di Trieste, che ha invitato Haider a visitare la risiera di San Saba. Il Sindaco Illy ha mostrato superficialità e questo deve capirlo, perciò invito tutti i democratici a boicottare per almeno sei mesi la marca di caffè di cui il Sindaco è proprietario".

Minacce eccessive, a dir poco, che alimentano ancora di più il clima d'odio che ha instaturato questa cosiddetta Seconda Repubblica.

Francesco Canosa

 

 

Tu sei, io no!

Il Popolo si chiede, perplesso, che cosa possa unire sotto la stessa alleanza Polo di centro-destra e Radicali.

Giusta osservazione.

Il Popolo non si chiede, però, che cosa possa unire Popolari e Comunisti Italiani.

Osservazione non fatta!

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L'ATTENZIONE

Si fa presto a dire "fate figli"! Ma come si crescono?

"Andate e moltiplicatevi!". Fuor di metafora biblica, negli ultimi tempi gli appelli ad incrementare le nascite si sono letteralmente moltiplicati nel nostro paese.

Accanto a quella di Giovanni Paolo II, tante altre sono state le voci di chi ha esortato gli italiani a fare più figli, non ultimo lo stesso Presidente del Consiglio D'Alema.

Sembra quindi che la questione non sia più esclusivo campo d'intervento del mondo cattolico, coerente nel proporre un modello di vita - quello della famiglia e della procreazione - secondo i principi di un preciso progetto di fede, ma che essa sia rientrata nei temi centrali anche di quello laico, e quindi delle stesse istituzioni.

Un realtà, quest'ultima, che si sta sempre più allarmando di fronte al persistere di una situazione che indica nel-l'Italia uno dei fanalini di coda europei per quanto riguarda la natalità ed il saldo negativo esistente fra nascite e morti. E sebbene i flussi migratori che hanno interessato in modo sempre più massiccio il bel paese nell'ultimo decennio abbiano contributo a mitigare gli effetti di questo trend, la preoccupazione rimane, e ci si comincia ad attrezzare per invertire la rotta.

Vero è che tante sono le componenti che concorrono a formare la scelta di avere figli, di vario ordine, non soltanto economico, anche se, come testimoniano serie ricerche statistiche (vedere: Drudi, Filippucci, Zacchia Rondinini: "L'evoluzione del costo dei figli, un'analisi per varie tipologie familiari" ­ Atti del Convegno internazionale "Il costo dei figli", Bologna, 27-28 settembre 1996), soprattutto nel corso dell'ultimo decennio proprio l'aspetto economico è cresciuto di peso nell'assunzione di tale decisione. Con una forte approssimazione si stima che un figlio comporti una spesa aggiuntiva di un milione al mese, anche se questa varia a seconda dell'età dell'erede, della composizione numerica ed anagrafica del nucleo familiare, del reddito di cui si dispone, della capacità di modificare il tenore di vita che si aveva prima dell'arrivo del nuovo venuto.

Con tale molteplicità di fattori, del cui "peso" difficilmente è possibile fare una misurazione, è evidente quanto complessa possa essere la discussione intorno alla strategia più funzionale ad avviare un processo di incremento della natalità in Italia, tenuto conto, inoltre, del ruolo che svolgono so-prattutto le aspettative che i potenziali genitori esprimono nei confronti del proprio futuro e di quello del contesto sociale nel quale dovranno crescere gli eventuali figli.

Se sul primo aspetto incidono elementi come le previsioni sulla crescita economica del paese, quindi anche le prospettive professionali che ognuno intravede, sul secondo premono un'infinità di fattori che, in questi anni, hanno prodotto buone dosi di pessimismo.

In proposito è interessante considerare quanto affermato dal Professor Bianchi di Castel-bianco, psicologo dell'infanzia: "Mettiamo al mondo figli cui non auguriamo di far parte della società nella quale viviamo".

La complessità ­ anzi, la difficoltà - dell'analisi dei fattori che concorrono a formare la scelta della procreazione non può essere scusante per l'inattività delle istituzioni, che, infatti, consapevoli della "crisi delle culle" nazionale, hanno iniziato a realizzare interventi di natura diretta, come con la legge 448 del 23 dicembre 1998 che, negli articoli 65 e 66, ha istituito, rispettivamente, gli assegni ai nuclei familiari a reddito basso con almeno tre figli e gli assegni di maternità, ripresi dall'ultima legge finanziaria. Sembra finalmente che si sia acquisita la consapevolezza di intraprendere quelle strade che già altri paesi europei (Svezia e Gran Bretagna su tutte) hanno sperimentato, con buoni successi, visto che lì il tasso di fecondità per donna è cresciuto dall'1,1% al 2%.

Anche se importante, l'iniziativa diretta (erogazione di contributi mensili a determinate tipologie di nuclei familiari e di cittadini) non è esaustiva di un bisogno, che si estende, nella maggior parte dei casi, alla necessità di quelle condizioni che aiutano a crescere uno o più figli. Condizioni che sono rappresentate dal potenziamento quantitativo e qualitativo del sistema di servizi per l'infanzia e l'adolescenza (asilo, scuola, babysitting), dalle agevolazioni economiche e fiscali per la casa, dall'estensione dei nuovi modelli di lavoro (part time e telelavoro) e delle garanzie per la madri lavoratrici, solo per fare alcune esempi.

Soltanto dalla realizzazione di un simile pacchetto di interventi durevoli e di lungo periodo può passare, davvero, il processo di "svecchiamento" dell'Italia, che, per dare i frutti sperati, ha bisogno di qualcosa in più rispetto alle azioni "tampone".


Francesco Pacini.

 

Mamme e figli

 

Un Paese alla deriva, con una navigazione di piccolo cabotaggio. E' questa l'immagine dell'Italia che emerge dal rapporto "Italia 2000" dell'Eurispes.

Incertezza, disillusione, confusione, caratterizzano il Paese che si è introdotto in questo 2000. "Un Paese che continua a soffrire per gli impedimenti non rimossi" e in cui "è caduta la pretesa di orientare lo sviluppo e di costruire il futuro, di stabilire regole per tutti e proporre utopie". L'Italia "inciampa nei problemi e ben più di rado nelle soluzioni" e "appare in balia di una classe politica balbettante, inadeguata" ed "incapace di elaborare un minimo di progettualità".

Cresce il desiderio di diventare genitori attraverso la procreazione artificiale o l'adozione (3000 adozioni ogni anno), diminuiscono i matrimoni, aumentano i single e i divorzi.

Il quadro della famiglia tratteggiato dall'Eurispes mostra "una sorprendente variegazione di modelli per composizione e ampiezza". Quattro i modelli di famiglia prevalenti nel Paese.

Oltre il 20% è costituito da single, il 18% sono coppie senza figli, il 50% hanno bambini e il 7% sono famiglie con un solo genitore e uno o più bambini.

Ma ci sono anche le coppie omosessuali che chiedono riconoscimenti sociali e la stessa considerazione di quelle eterosessuali.

E la famiglia come sta? Male, grazie. Anzi malissimo. I mariti non capiscono le mogli. Le mogli disprezzano i mariti. Entrambi ignorano i figli, che a loro volta guardano i genitori come fossero strani pesci esotici confinati in un acquario. Ed è solo l'inizio. Andando al cinema nelle ultime stagioni abbiamo scoperto che l'incesto dilaga, che il sesso è una giungla dove vige la legge del più forte, che i figli dei vari naufragi famigliari, da bravi minorenni sottratti a ogni autorità, collezionano nefandezze e atrocità.

Tutte le famiglie felici si somigliano, diceva Tolstoj; ogni famiglia infelice lo è a modo suo. Più di cento anni dopo è ancora vero. Ma certo l'autore di Anna Karenina non poteva prevedere gli abissi della società tardocapitalista. Da uno di questi abissi esce il film-rivelazione dell'anno: American Beauty. Ogni società ha le famiglie che si merita (e viceversa). Come scrive la Nobel Wislawa Szymborska, "l'abisso non ci divide, l'abisso ci circonda".

E da tutto questo cosa emerge dal futuro? Sicuramente un baby-sboom che ci fa ipotizzare un caleidoscopico italiano fatto di piccoli senegalesi e filippini, cinesi e marocchini, albanesi ed etiopi. Mentre le coppie nostrane continuano a fare pochi bambini sono i figli degli immigrati i nuovi cittadini di un paese sempre più multietnico. Ci salveranno dall'estinzione? Il tasso di natalità delle donne italiane è il più basso d'Europa (solo 1,2 figli per donna). Si pensi che il tasso medio di natalità delle comunità musulmane nel nostro paese è oggi di 3,8 figli a coppia, vicino a quello che l'Italia conobbe solo agli inizi del Novecento.

La scuola riflette bene questa impennata di presenze e registra una crescita clamorosa che va dai 7 mila alunni del 1986 ai 100 mila di questo anno scolastico.

Perchè questo baby-sboom? Un sondaggio ci dice che le nuove madri non amano i figli più di se stesse e hanno trovato una "sostituta" per educare, intrattenere, far giocare: mamma tv. La mamma di oggi è egoista (30%), materialista (17%), narcisista (49%), assetata di denaro (54%). Ma non è tutto, una su quattro se potesse tornare indietro non farebbe più figli e un 4% di madri ammette di non aver piu voglia di dialogare con i figli. Lei non ama più pulire la casa (17%), cucinare per la famiglia (10%), portare i figli a scuola (9%), rinunciare a vedere le amiche per prendersi cura di marito e figli (8%) e soprattutto odia trascurare il proprio fisico a causa del superlavoro casalingo (26%).

F.C.

 

 

Gaia Checcucci (AN): "un calcolo economico"

Negli ultimi tempi si è sentito spesso parlare della necessità di trovare forme di incentivi o comunque strumenti per incoraggiare le donne "a tornare a fare figli".

Trovo che questa espressione, seppur un po' semplicistica e semplificatoria, esprima bene l'obiettivo che una vera politica per la famiglia (e non solo della famiglia) deve porsi.

Come giovane donna e come rappresentante politica di un partito di destra, considero la famiglia il punto di partenza per realizzare quella tanto decantata "sussidiarietà" che deve far tornare la società civile e le sue libere e spontanee forme di aggregazione, in primis quelle naturali e spirituali come la famiglia, al centro di ogni intervento politico ed economico che lo Stato si prefigga.

La famiglia è, e deve essere, il punto di partenza.

A fronte di una politica quale quella portata avanti dalla sinistra che ha come riferimento l'uomo singolo a sé stante, la destra crede certamente nell'individuo, ma crede soprattutto nell'individuo inserito nel contesto naturale di questi affetti e di quei legami che la famiglia per prima rappresenta. E'per questo che sia a livello sociale, che sotto l'aspetto economico, dobbiamo innanzi tutto rafforzare il ruolo - straordinario - che il nucleo familiare svolge e che meglio ancora potrebbe svolgere se non fosse penalizzato e vessato da una politica che lo affligge. Nel programma e nelle battaglie portate avanti dalla destra vi è innanzitutto questo proposito perché solo così facendo si potrà chiedere alle giovani coppie di "tornare a fare figli". Non credo che l'abbassamento del tasso di natalità sia dovuto soltanto ad un cambio di impostazione culturale e sociale che conduce alla scelta di non fare figli. Penso piuttosto che il decidere di non fare figli sia purtroppo la conseguenza di un "calcolo economico" che seppur a malincuore scoraggia dal mettere al mondo una creatura che poi si avrebbe difficoltà a mantenere e crescere (tutti sappiamo quanto costano i bambini!). Io credo che un Paese che indirettamente "costringe" i giovani a rinunciare ai figli per un discorso prettamente economico sia la dimostrazione che soltanto a parole i nostri governi bianco-rossi vogliono davvero portare avanti una politica a sostegno della famiglia e quindi della società civile nel suo insieme.

Gaia Checcucci Consigliere comunale di AN in Palazzo Vecchio

 

 

 

 

 


Iole Vannucci (CDU): "famiglie penalizzate"

Il 26/7/1996 il Consiglio Regionale della Toscana approvò un programma abitativo speciale per giovani coppie dopo aver preso atto della gravità della situazione in cui si trovano in Toscana i giovani che intendono "mettere su famiglia".

Alla luce di queste considerazioni la presenza di 550 alloggi in Toscana da dare in affitto a giovani coppie non rappresentava certo la panacea, ma un messaggio significativo.

Si trattava ora, dopo oltre tre anni, di definire le caratteristiche degli utenti destinatari di questo programma speciale: le giovani coppie, appunto.

Con una mia proposta, depositata nel febbraio 1997 individuavo i possibili fruitori in quelle coppie di giovani infratrentacinquenni che si fossero sposati (con matrimonio civile o religioso) o che avessero intenzione di contrarre matrimonio entro l'anno, considerando fattore preferenziale la presenza di figli o la certificazione di figli in arrivo.

La proposta invece predisposta dalla Giunta, e approvata dalla maggioranza del Consiglio Regionale, ha stravolto la delibera originaria prevedendo l'attribuzione dei 550 alloggi a qualsiasi tipo di giovane famiglia, intendendo con questo termine coppie etero-omossesuali, legate da un senplice vincolo di convivenza (semplicemente autocertificato), comprese anche le famiglie monoparentali.

Ritengo che, mentre per quest'ultime sarebbe opportuno e doveroso un programma abitativo speciale a parte, trattandosi di situazioni di debolezza sociale che devono essere tutelate, dall'altra parte invece il programma per le giovani coppie rappresentava l'occasione per promuovere in Toscana il nascere di nuove famiglie capaci di assumersi le proprie responsabilità di fronte alla società, e cioe le famiglie fondate sul matrimonio.

Si è invece adottato un provvedimento confuso, dove si annacquano le caratteristiche della famiglia autentica, costituzionalmente garantita, riconoscendo uguali diritti anche a chi non intende assumere responsabilità o obblighi nei confronti della Società con l'assunzione di legami duraturi.

Iole Vannucci Consigliere regionale toscano CDU

 

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L'ATTENZIONE

 

Una proposta di legge degli ingegneri toscani

in materia di sicurezza dei fabbricati

 

La foto, da sinistra: Paolo Mingrino, Franco Angotti, Paolo Berti, Claudio Del Lungo, Giovanni Barca

 

Come sta l'Italia dei fabbricati? Male. Anzi, malissimo. Secondo un'indagine del Censis al fenomeno sono interessate, a vario titolo, ben 10 milioni di persone! Nel mirino sono finite costruzioni degradate per vetustà e per ragioni costruttive, abitazioni saltuarie, abitazioni potenzialmente a rischio fra quelle costruite negli anni 50/60, abitazioni abusive. In totale gli immobili insicuri - come ha riferito nel corso di una confeenza stampa Franco Angotti, consigliere della Federazione regionale degli ordini degli Ingegneri toscani - superano abbondantemente la cifra di 4 milioni di unità.

E il problema insicurezza non riguarda solo l'immobile a se stante. Infatti, secondo una ricerca condotta dall'Istituto Maintenance, Construction et Securité dell'Ecole Polytécnique Federale di Losaanna, le cause di crollo degli edifici (in Italia ed all'estero) sono riconducibili a cedimenti strutturali (15%), infiltrazioni d'acqua (4%), errori compiuti durante gli interventi di ristrutturazione (15%) ed esplosioni (66%). A questo devono aggiungersi altri due fattori di rischio: quello sismico e quello idrogeologico, come ha ricordato l'assessore regionale toscano all'ambiente Claudio Del Lungo, presente alla conferenza insieme al funzionario regionale Giovanni Barca.

Del Lungo ha ricordato che, purtroppo, del patrimonio edilizio italiano si sa poco, eccetto il numero dei fabbricati e l'età media. E' probabile che lo Stato deleghi ogni intervento conoscitivo alle Regioni, le quali devono lottare per fronteggiare altri due gravi rischi, quello sismico che coinvolge almeno il 60% del territorio italiano, e quello idrogeologico che è altrettanto "invadente".

L'assessore ritiene che la Regione, una volta approvata la legge, potrebbe anche prevedere incentivi, come una riduzione dell'ICI.

Magari partendo da subito, visto che nel 2000 sono previsti forti investimenti sopratutto nella ristrututrazione dei fabbricati. Secondo una proiezione del Censis nel 2000 si dovrebbero investire, a livello nazionale, qualcosa come 95.mila miliardi di lire, di cui 42.mila per nuove costruzioni e 53.mila per ristrutturazioni. Questa seconda ipotesi andrebbe colta al volo per imporre la redazione di un "fascicolo" conoscitivo del fabbricato nel momento in cui viene richiesta la concessione edilizia.

Cosa fare per fronteggiare queste calamità?

A livello nazionale si sta facendo poco, anche se i recenti crolli con morti multiple a Roma e Foggia potevano consigliare il Parlamento a legiferare in materia di sicurezza dei cittadini.

Infatti, a fianco a norme tecnico-scientifiche relative a fabbricati nuovi non esiste alcun riferimento a fabbricati esistenti.

Cosa alla quale hanno pensato gli ingegneri toscani rendendosi parte diligente e predisponendo una proposta di legge regionale (che una volta approvata potrebbe aprire un vasto fronte di interesse a livello nazionale) che è stata presentata alla stampa mercoledì scorso dal presidente della Federazione regionale Paolo Berti, insieme ai vice-presidenti ed ai consiglieri. La pdl ha avuto un contributo particolare dall'Ordine degli Ingegneri di Firenze, grazie al fatto che il suo presidente (Franco Angotti) ed Antonio Cinelli fano parte anche della Federazione regionale come consigliere (Angotti) e segretario (Cinelli) .

Le finalità della pdl sono state illustrate dal presidente Berti il quale ha sottolineato, in particolare, come attraverso l'istituzione del fascicolo del fabbricato, la Regione promuoverebbe la formazione di un quadro conoscitivo dello stato degli immobili esistenti sul territorio regionale, nonché di quelli di nuova costruzione; l'innalzamento del livello di sicurezza degli immobili che necessitino, secondo le risultanze delle verifiche tecniche previste dalla presente legge, dei relativi interventi di manutenzione; la diffusione delle conoscenze atte a sensibilizzare i cittadini sulle finalità perseguite dalla proposta di legge, l'approfondimento e la formazione professionale nella materia, anche mediante l'aggiornamento, attraverso specifiche occasioni formative rivolte agli operatori interessati.

L'iniziativa - ha sottolineato Berti - è nata anche dalla consapevolezza delle responsabilità che ricadono sui tecnici e sul ruolo che compete agli Ordini Professionali, specie delle professioni tecniche, in tema di tutela della sicurezza e dell'ambiente.

Da qui la giusta ambizione di raggiungere alcuni fondamentali obbiettivi, quali:

*-portare a livello politico­regionale, più vicino alle esigenze del cittadino, la questione "sicurezza";

*-creare una cornice legislativa incentivante nei confronti della proprietà immobiliare;

*-produrre, in tempi brevi, un effettivo miglioramento della sicurezza dei fabbricati, semplificando al massimo la burocrazia;

*-elevare la cultura della sicurezza del cittadino il quale deve rendersi conto che non conviene abusare della sicurezza al solo scopo di perseguire miglioramenti funzionali;

*-preparare un adeguato numero di tecnici specializzati che siano in grado di diagnosticare le patologie delle costruzioni esistenti e di proporre i rimedi più idonei.

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Questa sera ne sapremo sicuramente di più seguendo i lavori di un convegno (che si svolgerà nell'Auditorium della Banca Toscana) per la presentazione ufficiale della pdl.

Oltre a relazioni ed interventi, è prevista una tavola rotonda alla quale parteciperanno anche il sottosegretario al Ministero dei LL.PP. Gianni Mattioli, e l'assessore regionale Del Lungo, quello di Palazzo Vecchio all'urbanistica Gianni Biagi, Paolo Emmi del Consiglio superiore dei LL.PP. ed i presidenti del Consiglio nazionale Ingegneri (Polese), degli Architetti (Preti) e dei Geologi della Toscana Morabito). I lavori saranno coordinati da F.Angotti.


Un aspetto nel corso della conferenza stampa

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Sintesi dell'articolato

 

Fascicolo del fabbricato

Il fascicolo del fabbricato disciplinato dalla legge deve contenere, nella prima parte, tutte le possibili informazioni di tipo identificativo relative all'edificio, riguardanti la situazione autorizzativa, progettuale, urbanistica, edilizia, catastale, e, nella seconda parte, relativa alla sicurezza, la valutazione strutturale con riferimento alle specifiche normative tecniche in vigore, e la valutazione impiantistica relativa alla rispondenza a norma degli impianti a rischio di incendi od esplosioni. Le suddette informazioni devono decorrere, ove sia possibile, dalla fase della costruzione dell'edificio.

Il proprietario dell'immobile, ovvero, in caso di proprietà condominiale, l'amministratore dello stesso, è tenuto a provvedere alla formazione del fascicolo del fabbricato, mediante affidamento dell'incarico a professionisti aventi i requisiti previsti dalla stessa legge.

Questo fascicolo, completo di tutti gli elaborati tecnici previsti dalla legge, deve rimanere depositato presso il proprietario o, in caso di proprietà condominiale, presso l'amministratore dell'immobile, ed essere esibito a richiesta degli organi amministrativi di controllo.

Copia del fascicolo del fabbricato deve essere depositata, entro 30 giorni dalla sua formazione presso il Comune territorialmente competente, unitamente ad apposita scheda, suscettibile di trattamento informatizzato, contenente una sintesi delle informazioni oggetto del fascicolo stesso.

La pdl prevede, inoltre, l'adeguamento e l'aggiornamento del fascicolo del fabbricato nonchè l'accesso agli atti per gli interessati.

Stabilisce che entro 10 anni dall'entrata in vigore della legge (secondo l'assessore Del Lungo, "anche prima"), tutti i fabbricati, individuati ai sensi della stessa legge, dovranno essere dotati del fascicolo del fabbricato.

Gli immobili ivi indicati devono essere classificati in apposite tipologie determinate in base :

a) all'epoca di costruzione;

b) al sistema costruttivo;

c) alla rilevanza di interventi di risanamento o ristrutturazione edilizia che abbiano comportato mutamento nella destinazione d'uso ovvero siano stati oggetto di incremento di volumetria, superiore al 20 per cento, rispetto a quella originaria;

d) particolare consistenza in termini volumetrici o dimensionali.

La Regione, entro 12 mesi dall'entrata in vigore della legge provvede, su proposta del Comitato tecnico-scientifico, alla individuazione delle tipologie dei fabbricati, sulla base dei criteri stabiliti, in conformità con i criteri eventualmente dettati dalle vigenti norme statali. Fermo restando il termine previsto per il completamento degli adempimenti disciplinati dalla legge, i Comuni, entro 12 mesi dalla pubblicazione della deliberazione regionale, sulla base delle tipologie dei fabbricati ivi individuate, definiscono le modalità di graduazione temporale ai fini della predisposizione del fascicolo del fabbricato, tenendo conto altresì della data di ultimazione del fabbricato.

 

Tecnico competente

Il soggetto obbligato dalla legge, provvede agli adempimenti relativi alla seconda parte del fascicolo del fabbricato mediante affidamento dell'incarico esclusivamente a soggetti iscritti al competente Albo professionale da almeno cinque anni, in possesso di esperienza specifica nel settore delle strutture o degli impianti, abilitati all'effettuazione delle verifiche richieste ai fini della legge, ed al rilascio delle certificazioni tecniche ove previste da specifiche normative tecniche in vigore.

Al fine di innalzare il livello di sicurezza del fabbricato, ovvero di garantire il conseguimento della conformità dello stesso alle normative tecniche specificamente vigenti, il professionista incaricato dell'effettuazione delle verifiche, ove ne ravvisi la necessità, propone al proprietario o all'amministratore dell'immobile, con apposita relazione tecnica, le ulteriori indagini e gli eventuali interventi da predisporre ed effettuare, ovvero gli altri provvedimenti da assumere ai fini della predisposizione e regolarizzazione del fascicolo del fabbricato.

Ma come occorrerà muoversi?

La pdl prevede una corretta individuazione delle aree a rischio prioritario, che si articolerà in questo modo:

I Comuni provvedono, entro 24 mesi dall'emanazione della deliberazione regionale in considerazione dei seguenti fattori e criteri:

a) particolari caratteristiche del sottosuolo;

b) inclusione tra quelle assoggettate a vincoli derivanti da condizioni di fragilità, con particolare riferimento a fattori sismici o idrogeologici;

c) esposizione a volume di traffico intenso;

d) presenza di insediamenti definibili come centri storici;

e) altri fattori e criteri individuabili dai Comuni stessi, in relazione a peculiari situazioni territoriali.

I Comuni provvedono, inoltre, all'applicazione delle prescrizioni regionali dettate dal Piano di indirizzo territoriale regionale (P.I.T.).

 

Pronto Ingegnere

Antonio Cinelli ha illustrato ai giornalisti l'indagine statistica relativa alle chiamate al numero verde (800017324) del Consiglio nazionale degli Ingegneri, attivato per ricevere segnalazioni e richieste informative da parte dei cittadini sulla sicurezza dei fabbricati.

Cinelli ha riferito che in poco tempo sono arriv ate migliaia di trelefonate a dimostrazione dell'importanza che riveste il problema. Le chiamate dalla Toscana sono state 138, pari al 4,56% del totale; al primo posto Firenze con 54 chiamate. I motivi delle chiamate riguardavano i seguenti argomenti: cedimenti, consulenza, denuncia abusi, denuncia inadempimenti, fascicolo fabbricato, fessurazioni, impianti, infiltrazioni, rumori, vibrazioni.

 

f.c.



 

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L'ATTENZIONE

 

 

Luigi Morelli: "Vorrei che sipotesse 'vivere' Firenze di sera!

Firenze di Sera

Morelli, può dirci, in estrema sintesi, quali sono gli obiettivi che persegue in Palazzo Vecchio il suo partito (SDI)?

Il nostro programma, presentato agli elettori lo scorso anno, era molto chiaro e ben articolato. Tuttavia i fatti che avvengono ci possono indurre a modificare le priorità.

E quali sono quelle attuali?

Ne posso indicare alcuni: il sostegno all'imprenditoria locale, l'usufruibilità della città in particolare modo di sera, la trasparenza e la dinamicità delle partecipazioni societarie del Comune, nonchè l'ammodernamento della burocrazia.

Cominciamo dalla prima priorirà...

Sostenere l'attività produttiva significa innanzitutto regole chiare e trasparenti nei rapporti con l'Amministrazione. Gli imprenditori hanno sicuramente dei doveri ma devono poter contare sulle certezze per le loro inizative quindi ottenere risposte chiare e rapide alle loro necessità.

Per quanto riguarda il godimento della città, questa deve essere usufruibile e quindi anche praticabile non solo dai turisti ma anche dai fiorentini. Senza contare che le diverse attività serali della città hanno diritto di sopravvivenza e non devono essere emarginate scoraggiando l'accesso alla città.

Perchè?

Non c'è alcun dubbio che se i cittadini si "impossessano" della loro città la criminalità viene emarginata.

Parliamo delle partecipate...

Vorrei essere molto chiaro in proposito. Dove sono state costituite società per azioni, queste hanno il dovere di operare entro logiche di mercato.

Sull'ipotesi delle dismissioni (non parlerei di privatizzazioni) sono convinto che la strada debba essere perseguita con decisione. Certo bisogna salvaguardare quelle situazioni dove vi è un interesse sociale prevalente. Per esempio nel caso di vendita delle farmacie municipali, si potrebbe percorrere la strada della convenzione con tutte le farmacie presenti sul territorio per coprire quegli aspetti fino ad ora tutelato dall'AFAM.

La Centrale del Latte? Si può vendere, facendo attenzione all'acquirente che dia sicure garanzie di non "tradire" la vocazione sul territorio dell'azienda.

Burocrazia: male antico?

I vari interventi legislativi hanno dato già buoni frutti e stiammo avviando ulteriori importanti interventi.

Occorre cambiare ancora, soprattutto in termini culturali, per esempio individuando le aree di demotivazione del personale e rimuoverle con strumenti idonei.

 

L'Irpet e l'economia

Parliamo dell'Irpet: cosa prevede il programma triennale 2000-2001?

Esso comprende in primo luogo una parte di approfondimento, aggiornamento ed estensione delle conoscenze sull'economia e sulla società della Toscana, che si concretizza nella stesura di una serie di Rapporti: Rapporto generale sulla situazione economica regionale, Rapporto previsivo, Rapporto sull'Agricoltura (collaborazione con Arsia), Rapporto sul-l'Artigianato (in collaborazione con Unioncamere, nell'ambito dell'Osserva-torio dell'Artigianato), Rapporto sulle imprese di capitale (in collaborazione con Cassa di Risparmio di Firenze), Rapporto sul turismo (in collaborazione con il Servizio Turismo della Regione), Rap-porto sul commercio estero, Rapporto sulla realtà sociale, Rapporto sulla finanza locale (allargato quest'anno alla finanza regionale). Rapporto sull'ambiente (in collaborazione con Arpat). Nel 2000 sarà prodotto anche un Rapporto sui Sistemi Economici Locali in forma sperimentale. Rientra in questa parte anche la predisposizione di quadri di analisi strutturale dello sviluppo della Toscana, come contributo alla messa a punto del Piano regionale di sviluppo.

L'Irpet "scriverà" solo Rapporti?

Direi proprio di no. A questa parte più consolidata e costante dell'attività di ricerca dell'Irpet si affiancano poi varie ricerche specifiche. Tra quelle più significative previste per il 2000, sembra opportuno ricordare un'ampia e approfondita ricerca sul "sistema della moda"; varie ricerche relative alla proiezione internazionale della Toscana (valutazione dei progetti di cooperazione, marketing territoriale e immagine della Toscana), ricerche su aspetti specifici del turismo (tra cui una indagine sul turismo nelle aree protette).

Queste ed altre ricerche sul sistema economico-sociale dela Toscana utilizzano in modo significativo dati statistici e modelli analitici che l'Irpet ha prodotto in passato e sui quali è opportuno proseguire una attività di ricerca di base che sola può consentire di mantenere il buon livello qualitativo delle applicazioni.

Non le pare troppo complessa questa attività dell'Istituto?

Non c'è alcun dubbio che la quantità e la frammentazione dell'attività dell'Irpet possa porre problemi al mantenimento di un elevato standard qualitativo, pertanto un obiettivo da perseguire sarà quello di ricondurre l'attività ad una selezione più attenta delle ricerche.

.Elena Carbone.

 

 

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L'ATTENZIONE


Finanziamenti a rischio per la provincia di Livorno

 

 

Perdita d'investimenti, riflessi pesanti sull'occupazione, forte compromissione delle azioni di marketing per attrarre nuove attività industriali.

Sono alcuni dei riflessi negativi più eclatanti che potrebbero abbattersi sulla Provincia nel caso in cui diventasse realtà la prospettata esclusione di Livorno dalle cosiddette "Aree in deroga".

Ciò sta a significare che, nonostante la Provincia di Livorno continui a far parte del gruppo di aree che la Regione Toscana ha proposto alla Commissione Europea per l'ammissione all'Obiettivo 2 (di cui fanno parte le zone del centro-nord Italia soggette a declino industriale) le imprese di alcune aree del territorio labronico rischiano di poter contare su quote di finanziamento molto più basse rispetto alle esperienze precedenti, con la totale esclusione dalle agevolazioni per le aziende che non rientrano nella definizione comunitaria di PMI.

"Siamo molto preoccupati per quanto si sta verificando ­ sottolinea Umberto Paoletti (nella foto), Direttore del-l'Associazione fra gli Industriali della Provincia di Livorno ma auspichiamo che anche il Comune di Rosi-gnano (la cui realtà economica è coinvolta in prima battuta dall'Osser-vatorio Bersani) e l'area Livorno Collesalvetti (dove è partita con slancio la reindustrializzazione, con particolare riferimento al polo della componentistica per auto) siano reinserite nelle 'Aree in deroga'".

Mentre in un primo momento la Regione Toscana aveva avanzato al Ministero del Tesoro una proposta che includeva nelle "Aree in deroga" i Comuni di Livorno, Collesalvetti, Rosignano, Piombino e Campiglia il governo italiano, invece, ha presentato una proposta che include solamente il Comune di Piombino e parte della Val di Cornia.

Oltretutto, la nuova mappatura delle "Aree Obiettivo 2" per il periodo 2000/2006 risulta ancora all'esame della Commissione Europea e questo notevole ritardo determina un congelamento dell'apertura dei bandi relativi alle varie forme di finanziamento per gli investimenti delle imprese.

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