L'ATTENZIONE ![]()
![]()
Abbiamo due punti di riferimento a cui guardare in questo momento: Milano e Firenze.
Nella capitale lombarda si sta consumando l'ultimo atto per arrivare alla privatizzazione delle farmacie che dovrebbe portare nelle casse comunali da 200 a 300 miliardi di lire.
Nel capoluogo fiorentino siamo ancora alle buone intenzioni che vedono, come a Milano, una forte contrapposizione tra maggioranza ed opposizione (non solo!) sia su cosa privatizzare sia su come fare.
A nessuno è sfuggito, ad esempio, lo scontro polemico tra Sabatino Cerrato (Ds) presidente della II Commis-sione e Francesco Colonna assessore all'economia proprio su questo tema. La polemica è scoppiata dopo una dichiarazione di Colonna sulla ipotesi di privatizzazione della società che gestisce l'aeroporto fiorentino di Peretola. Cerrato ha sostenuto che le dichiarazioni dell'assessore erano a ... titolo personale!
Certo, se gli assessori concordassero le dichiarazioni con il loro mandante (il Sindaco), sarebbe meglio!
E proprio il Sindaco (Leonardo Domenici) nel corso di un convegno che si è svolto a Scandicci nei giorni scorsi ha sollecitato "i consigli comunali ad assumere sempre più decisamente il ruolo di garanti dei cittadini rispetto ai processi di privatizzazione in atto nella gestione di acqua, gas, rifiuti e trasporti".
Rispetto alla discussione sulla creazione di una holding per la gestione dei servizi, il sindaco di Firenze ha ricordato che quello in atto è un percorso importante. "Il confronto va sviluppato su come si delinea il percorso di costruzione della Holding e non tanto se Firenze può o meno parteciparvi. Nella gestione dei servizi pubblici gli enti locali devono sapersi aprire ai privati ha precisato il primo cittadino di Firenze - . La specificità della nostra area è che esiste una base industriale importante e qualificata da cui partire. Oggi dobbiamo definire i tempi di questo percorso di liberalizzazione, costruendo realtà competitive sul piano nazionale e sapendo attirare capitali e know how".
Citando l'esempio della possibile dismissione dell'Afam (la società di gestione delle farmacie) Domenici ha ricordato che il processo deve consentire la trasformazione delle farmacie in un primo presidio socio-sanitario, potenziando di fatto il servizio offerto e la sua qualità.
Ma come? Affidandolo ai privati che sono impegnati, e non potrebbe essere altrimenti, a fare utili di gestione?
E poi visto che le farmacie comunali rappresentano soltanto il 15% del sistema farmaceutico fiorentino non esiste già, nei fatti, una diversificazione tra pubblico e privato?
E la Centrale del Latte? Con quale criterio si può privatizzare e farleperdere, con un colpo solo, i suoi legami con il territorio e la sua funzione sociale?
Temi caldi, come si vede.
Meglio essere prudenti!
Francesco Canosa
L'ATTENZIONE ![]()
![]()
Agricoltura in Toscana: le proposte del PPI

Nella foto, da sinistra, Valerio Poi, Silvano Bernardini, Olivo Ghilarducci
"Proseguire la concertazione con le associazioni di categoria". È questo l'impegno che i Popolari toscani ritengono fondamentale nelle politiche agricole che la Regione attiverà nella prossima legislatura. A dirlo è stato il capogruppo PPI in Consiglio regionale, Olivo Ghilarducci, durante il convegno "Il Partito Popolare per l'agricoltura toscana", svoltosi a Firenze venerdì 11 febbraio.
Un'iniziativa che i Popolari hanno voluto, come ha ricordato il responsabile regionale PPI per l'agricoltura, Silvano Bernardini, "per fare un quadro delle politiche adottate a livello comunitario, statale e regionale per lo sviluppo del mondo agricolo e per iniziare a parlare delle scelte operative che la Regione dovrà andare a realizzare".
Della situazione del comparto agricolo in Europa e in Italia ha parlato Valerio Poi, responsabile nazionale del PPI per la cooperazione, con una relazione che ha messo in evidenza anche i punti deboli delle politiche di settore. "Gli anni novanta ha infatti ricordato Poi ci hanno consegnato un'agricoltura italiana in difficoltà, caratterizzata dall'andamento negativo dei redditi e del saldo della bilancia alimentare, sintomo di una preoccupante perdita di competitività dell'intero sistema". Per Poi tale situazione deriva prevalentemente dall'impreparazione con cui l'Italia ha affrontato la liberalizzazione del mercato, introdotta dagli accordi dell'Uruguay Round, e che i benefici della svalutazione hanno tenuto nascosta per un certo tempo.
L'ingresso nel sistema de-ll'Euro ha però riportato alla luce queste difficoltà , dovuto in gran parte al protezionismo delle politiche di sostegno dei prezzi, ad una Politica Agricola Comunita-ria (PAC) chiusa, dove "gli scambi extracomunitari interessano soltanto l'8% del sistema, a fronte di una realtà in cui i valori di scambio sono sempre più influenzati dagli andamenti mondiali". Le scelte di Agenda 2000 soltanto in parte hanno cambiato il modo di fare sostegno all'agricoltura, tenuto conto che nei prossimi anni sarà ancora il sostegno dei prezzi a farla da padrone, assorbendo ben il 75% delle risorse finanziarie disponibili, a discapito di quegli interventi (come l'incentivazione alla multifunzionalità delle aziende) che costituirebbero il vero strumento per accrescere la competitività del settore. "La nuova PAC ha aggiunto Poi ha anche il limite che garantisce eccessivamente le produzioni continentali (cereali, latte, car-ne,) penalizzando quelle mediterranee e tipiche." Una scelta che, chiaramente, non gioca a favore dell'Italia, visto che su cinquecento produzioni tipiche riconosciute ben un centinaio vengono dal nostro territorio.
A parziale compensazione delle scelte criticabili operate dall'UE, l'Italia, secondo Poi, ha saputo adottare decisioni importanti per il futuro del settore agricolo, come il mantenimento del Ministero delle Politiche Agricole, la riforma dell'AIMA, la legge sull'imprenditoria agricola giovanile, quella pluriennale di spesa in agricoltura, l'applicazione al settore agricolo della programmazione negoziata (accordi di programma e patti territoriali, per cui sono già disponibili circa 500 miliardi). Scelte di innovazione, queste, che possono contribuire con forza al rilancio della competitività del comparto, che troverà sicuri benefici anche dalla prossima concentrazione in un unico soggetto degli enti ministeriali di ricerca.
E per il futuro? A parere del dirigente nazionale del PPI è fondamentale porre mano ad una riforma fiscale per l'agricoltura, "che premi le imprese a discapito, semmai, delle rendite parassitarie". Due, però, sono le strategie da perseguire con convinzione per ridare davvero competitività al sistema. La prima è quella che riguarda la politica di filiera, ovvero la promozione di una sistema di imprese che sappia dare, in termini di valore aggiunto, quanto verrà perso in termini di protezione dei prezzi. Una politica che affronti i differenziali dei costi di filiera (che oggi penalizzano la redditività delle nostre imprese rispetto a quelle degli altri paesi europei) e i relativi problemi distributivi, ma anche il problema della comunicazione e dell'educazione alimentare dei consumatori. Che non si concentri esclusivamente sui prodotti di nicchia, sulla tipicità di alcune produzioni ("Un mercato che rischia l'inflazione", ha precisato Poi) ma che tenga conto anche della produzione cosiddetta continentale, che solo per la Toscana rappresenta il 40% della produzione agricola vendibile.
L'altra strategia da attivare è quella delle politiche rurali di distretto, dell'allargamento della sfera operativa e di riferimento dell'impresa agricola, "che porti alla multifunzionalità e alla pluriattività dell'impresa". È necessario, infatti, secondo Poi, proseguire nella direzione dell'ampliamento delle attività che l'impresa agricola svolge sul suo terreno (come il caso dell'agriturismo o della silvicoltura) e di quelle integrative che trovano realizzazione fuori dal fondo stesso. È una strada, questa, che produce crescita per l'impresa, e che trova oggi terreno fertile anche in una nuova cultura ambientalista, che nella multifunzionalità individua lo strumento con cui il settore può produrre valore sociale ed ambientale.
Due strategie che necessitano però anche di una forte iniziativa legislativa. "Va in questa direzione ha concluso Valerio Poi lo sforzo che il PPI sta facendo in sede parlamentare per un rapido varo della nuova legge sull'orientamento agricolo ".
Sul fatto che sia la qualità l'obiettivo primario da perseguire per costruire la competitività della produzione agricola concordano anche i Popolari toscani. "La qualità ha infatti ricordato Bernar-dini deve essere l'obiettivo sia per le aziende che operano sui prodotti di nicchia che per quelle che lavorano sulla produzione continentale". Su come raggiungerla, Bernardi-ni ha idee chiare. "Per quanto riguarda, ad esempio ha infatti precisato la produzione vinicola, occorre provvedere nei prossimi anni, attraverso una politica di incentivi, al reimpianto di almeno 2500 viti".
Importante, poi, intervenire sul sostegno alle strutture
di servizio all'agricoltura, "non penalizzando ha spiegato il
dirigente regionale dei Popolari - per esempio, il ruolo esercitato dalle
centrali del latte proprio nella funzione di aiuto al raggiungimento della
qualità nelle produzioni". "Le strategie che la coalizione
di Toscana Democra-tica ha deciso di adottare ha aggiunto Bernardini
col programma elettorale vanno verso il potenziamento delle produzioni di
qualità. Ma per realizzarle occorre che si provveda anche agli operatori
un migliore accesso al sistema del credito" 
Al convegno hanno portato il loro contributo anche le stesse associazioni di categoria.
Per Pierangioli, presidente della Cia Toscana, "l'agricoltura toscana, per crescere, deve abbandonare quell'atteggiamento di chiusura verso le altre realtà produttive, costruendo con loro, specie con la cooperazione, forme di collaborazione". Sulle politiche che la Toscana ha adottato per l'agricoltura il giudizio di Pierangioli è positivo, so-prattutto sul fatto che "qui, prima che altrove, sono state introdotte innovazioni sul piano delle politiche di sviluppo e di ammodernamento della burocrazia, sebbene ancora permangano difficoltà riguardo al decentramento amministrativo".
Per Mazzarosa, presidente di Confagricoltura toscana, occorre che le politiche pubbliche di sostegno all'agricoltura "premino soprattutto quelle imprese che creano reddito, occupazione e che dimostrano di sapere stare sul mercato". I principali problemi da risolvere riguardano "la sburocratizzazione delle pratiche amministrative, oggi ancora troppo lente" e "le difficoltà relative alla certificazione dei prodotti tipici, che penalizzano realtà come quella toscana che coprono una parte importante di questa fetta di mercato". "Occorre poi ha concluso il presidente di Confagricoltura toscana predisporre maggiori servizi di formazione e di consulenza tecnica per gli operatori agricoli, se si vuole davvero consentire all'agricoltura toscana di reggere il confronto col mercato globalizzato".
Dal direttore della Coldiretti toscana, Sangiorgi, è arrivata la richiesta agli amministratori "di un perseguimento dello sviluppo rurale che non metta in secondo piano lo sviluppo vero e proprio delle imprese agricole". Critico Sangiorgi, riguardo alla semplificazione amministrativa, che "di fatto, è avvenuta solo a parole". "Occorre - ha affermato il direttore della Coldiretti che i prossimi amministratori regionali assumano come prioritario l'impegno di un effettivo rafforzamento del ruolo dell'agricoltura toscana".
A concludere il convegno ci ha pensato il capogruppo Ghilarducci, che ha rinnovato l'impegno dei Popolari "a continuare ad amministrare mantenendo l'impegno del costante confronto con le categorie, affinché il governo dell'agricoltura toscana sia adeguato ad una realtà che rappresenta uno dei motori di sviluppo della regione".
Franco Sepinacci.
Principale normativa per l'agricoltura
FONTE COMUNITARIA
Reg CEE 2081 del 14 luglio 1992
Protezione delle Indicazioni Geografiche e delle Denominazioni d'Origine dei prodotti agricoli ed alimentari
Reg. CE n. 1257 del 17 maggio 1999
Sostegno allo sviluppo rurale da parte del Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e di Garanzia (FEAOG)
FONTE NAZIONALE
normativa XIII legislatura (dal 1996)
L. 380/96
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 17 maggio 1996, n. 273, recante rifinanziamento degli interventi programmati in agricoltura di cui al decreto-legge 23 dicembre 1994, n. 727, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 febbraio 1995, n. 46
L. 574/96
Nuove norme in materia di utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e di scarichi dei frantoi oleari
L. 14/97
Conversione in legge del decreto-legge 13 dicembre 1996, n. 629, recante differimento di termini in materia di adempimenti contributivi per il settore agricolo
L. 206/97
Norme in favore delle produzioni agricole danneggiate da organismi nocivi
L. 228/97
Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 19 maggio 1997, n. 130, recante disposizioni urgenti per prevenire e fronteggiare gli incendi boschivi sul territorio nazionale, nonche' interventi in materia di protezione civile, ambiente e agricoltura
L. 110/98
Ratifica ed esecuzione della Convenzione internazionale per la protezione dei ritrovati vegetali, adottata a Parigi il 2 dicembre 1961 e riveduta a Ginevra il 10 novembre 1972, il 23 ottobre 1978 ed il 19 marzo 1991
L. 193/98
Modifica all' articolo 7 della legge 10 febbraio 1992, n. 164, recante nuova disciplina delle denominazioni di origine dei vini
L. 423/98
Interventi strutturali e urgenti nel settore agricolo, agrumicolo.
L. 441/98
Norme per la diffusione e la valorizzazione dell' imprenditoria giovanile in agricoltura
L. 290/99
Proroga di termini nel settore agricolo
L. 307/99
Disposizioni in materia di interventi del Fondo di solidarieta' nazionale in favore delle aziende agricole danneggiate da fitopatologie di eccezionale gravita'
L. 410/99
Nuovo ordinamento dei consorzi agrari
L. 499/99
Razionalizzazione degli interventi nei settori agricolo, agroalimentare, agroindustriale e forestale
FONTE REGIONALE
principali leggi dal 1997 in poi
L.R. 29 gennaio 1997, n. 9
"Valorizzazione ed alienazione dei beni del patrimonio agricolo - forestale".
L.R. 5 Marzo 1997, n. 15
"Salvaguardia e valorizzazione delle attività rurali in via di cessazione"
L.R. 16 luglio 97, n.49
"Disposizioni in materia di controlli per le produzioni agricole ottenute mediante metodi biologici".
L.R. 16 luglio 97, n. 50
"Tutela delle risorse genetiche autoctone".
L.R. 14 gennaio 1998, n.1
"Aiuti per lo svolgimento di attività di miglioramento genetico delle specie animali di interesse zootecnico"
L.R. 6 febbraio 1998, n. 9
"Attribuzione delle funzioni amministrative in materia di agricoltura, foreste, caccia, pesca, sviluppo rurale, agriturismo, alimentazione conferita alla Regione dal decreto legislativo 4 giugno 1997, n. 143"
L.R. 9 febbraio 1998, n.11
"Norme per lo snellimento e la semplificazione dell'attività amministrativa in materia di agricoltura, foreste, caccia e pesca"
L.R. 22 Aprile 1998, n. 23
"Misure di aiuto per favorire l'accesso dei giovani alle attività agricole, di servizio per l'agricoltura e di supporto al territorio rurale"
L.R. 15 dicembre 1998, n. 93
"Interventi straordinari per l'acquacoltura"
L.R. 22 marzo 1999, n.16
"Raccolta e commercio dei funghi epigei spontanei"
L.R. 15 aprile 1999, n.25
"Norme per la valorizzazione dei prodotti agricoli ed alimentari di qualità ottenuti con tecniche di produzione integrata e tutela contro la pubblicità ingannevole"
L.R. 1 luglio 1999, n. 36
Disciplina per l'impiego dei diserbanti e geodisinfestanti nei settori non agricoli e procedure per l'impiego dei diserbanti e geodisinfestanti in agricoltura.
L.R. 2 novembre 1999, n. 57
Modifica della LR 29.05.80, n. 77 relativa a norme concernenti le associazioni di produttori agricoli nella Regione e le relative unioni.
L.R. 19 novembre 1999, n. 60
Agenzia Regionale Toscana per le Erogazioni in Agricoltura (ARTEA).
L.R. 22 dicembre 1999, n. 68
Modifiche ed integrazioni alla L.R. 22 marzo 1999, n. 16 "Raccolta e commercio dei funghi epigei spontanei".
L.R. 18 gennaio 2000, n. 5 * Legge forestale della Toscana
L.R. 25 gennaio 2000, n. 7 * Disciplina per la realizzazione di superfici vitate
L.R. 8 febbraio 2000, n. 14 * Istituzione dell'anagrafe regionale della aziende agricole, norme per la semplificazione dei procedimenti amministrativi ed altre in materia di agricoltura.
Elena Carbone




Le foto, da sinistra: Gabriele Toccafondi, Monica Sgherri, Massimo Piero, Luca Pettini
Le regionali si avvicinano e la tensione pre-elettorale si fa sentire persino nei corridoi di Palazzo Vecchio.
Lo abbiamo constatato di persona nei giorni scorsi chiedendo ad alcuni consiglieri una valutazione sui rapporti tra Giunta e Consiglio comunale, con riferimento in particolare ad interrogazioni, interpellanze e relative risposte degli assessori.
Ebbene, una battuta piuttosto velenosa del capogruppo Ppi Gianni Conti all'indirizzo di "alcuni giovani consiglieri dell'opposizione", ha provocato le secche repliche di questi ultimi, facendo irritare il consigliere di Forza Italia, Massimo Pieri.
Il consigliere Conti, infatti, rispondendo alle domande, ha prima sostenuto che "il rapporto tra Consiglio e Giunta, sul piano della correttezza, delle risposte e della disponibilità da parte della Giunta c'è". Anche se "noi ci troviamo in prevalenza con delle risposte un po' evasive, non esaustive dei problemi".
Ad ogni modo, ha proseguito, "bisogna darsi una regolata come consiglieri: troppi colleghi fanno delle interpellanze e interrogazioni sul nulla, puntando più alla quantità che alla qualità, il che vuol dire deprezzare il valore di tali strumenti.
Porre domande "facili, facili, come diceva Totò," ha commentato Conti "significa fargli il solletico, perché sono quisquilie". E per esemplificare la cattiva abitudine, ha detto: "ci sono alcuni giovani consiglieri dell'opposizione, i quali cercano di dar fastidio alla Giunta chiedendogli i criteri con cui si sono assegnati gli alberi di Natale alle scuole!".
La frase non è piaciuta per nulla ai consiglieri di Forza Italia Massimo Pieri e Graziano Grazzini e a quello di Azione per Firenze (la lista di Scaramuzzi) Gabrie-le Toccafondi.
Grazzini si è limitato a rispondere "l'amico Gianni Conti è troppo impegnato nelle processioni di questuanti del centro-sinistra alla casa madre DS per occuparsi dei suoi elettori di un tempo. Si era ripromesso di fare il pungolo della maggioranza e si è ritrovato anche lui a fare il censore dell'opposizione".
Ma chi l'ha presa peggio è stato Massimo Pieri che insieme a Toccafondi si era interessato della vicenda sollevata dal consigliere di Forza Italia del Quartiere 2, Antonio Fanfani, da cui era nata un'interrogazione.
Di che si trattava? Ebbene gli alberi di Natale che ogni anno venivano donati dall'amministrazione alle scuole materne, quest'anno nel Quartiere 2 erano stati dati solo alle materne pubbliche, negandoli alle private.
Poi, dalla risposte degli assessori Eugenio Giani e Sergio Paderi si è capito che la mancanza di fondi aveva portato a privilegiare gli asili nido, le materne e le elementari pubbliche, sacrificando quelle religiose parificate.
Dunque, hanno sostenuto Pieri e Toccafondi, una interrogazione basata su motivi concreti e in difesa delle scuole private, altro che quisquilie. A dimostrarlo, dicono, sono le sollecite risposte degli assessori.
Per Pieri, la frase di Conti dimostra che "c'è una certa insofferenza" per "il modo di muoversi e l'attenzione dell'opposizione". "Ma io penso che una forte opposizione si debba contraddistinguere proprio per il suo ruolo di controllo e vigilanza sugli atti della Giunta". "Risposte come quella di Conti -ha rincarato- sono dettate proprio dal fatto che noi facciamo un'opposizione forte. E tentare di limitare la possibilità di espressione attraverso strumenti quali mozioni, interpellanze e interrogazioni sarebbe andare verso un regime strisciante in guanti bianchi". "Si dà forse fastidio? -conclude il consigliere di Forza Italia- certo, senza la nostra attività la maggioranza e la giunta potrebbero vivere di rendita... ma in democrazia si dovrebbere essere contenti di essere stimolati dall'opposizione".
Al di là della polemica con Conti, Pieri ammette però di non potersi lamentare a titolo personale "perché le risposte sono state date", ma con un certo atteggiamento snobbistico e indifferente.
Anche Toccafondi dice di ricevere le risposte, "però a volte mi rispondono fischi per fiaschi, e questo accade su interrogazioni precise".
Ben diversa l'opinione di Luca Pettini, consigliere di PdCI, che sulla vicenda del Quartiere 2 dice "gli alberi di Natale si danno alle scuole pubbliche, perché il Comune gestisce soldi pubblici e l'articolo 34 della Costituzione dice che le scuole private sono libere ma senza oneri per lo Stato".
Sul piano generale, poi, per Pettini, premesso che il suo partito essendo di maggioranza ovviamente di interrogazioni e interpellanze ne presenta di meno, "in generale le risposte ci sono state e abbastanza convincenti".
Infine, secondo Monica Sgherri consigliera di Rifon-dazione Comunista, strumenti come le interrogazioni e le interpellanze sono tanto "più essenziali oggi perché al Consiglio comunale, eccetto poche competenze su Bilan-cio e Varianti urbanistiche, spettano principalmente atti di indirizzo e controllo e allora interpellanze e interrogazioni dovrebbero muoversi solo in quel senso."
Ecco, "questo salto di qualità non lo si avverte sufficientemente nè dal punto di vista quantitativo e qualitativo delle interrogazioni presentate, né dal livello delle risposte della Giunta". E invece l'impegno della Giunta, sottolinea la Sgherri, dovrebbe tradursi in risposte puntuali agli atti di controllo.
L.S.
..
Calcio in costume a Firenze
E' con queste premesse che si apre oggi (19 febbraio) presso lo stadio militare del Campo di Marte la seconda edizione del torneo di Carnevale del calcio storico fiorentino, che quest'anno non sarà un'esibizione, ma una vera e propria competizione (con tanto di premio) anche se a carattere sperimentale. Le partite tra Bianchi, Azzurri, Verdi e Rossi, i 4 colori del calcio in costume, sono riservate infatti a calcianti esordienti o che abbiano preso parte ad una sola partita in prima squadra (nel torneo estivo). Vale a dire, giovani.
L'altra novità, come hanno sottolineato nei giorni scorsi il direttore e il vicedirettore del calcio storico fiorentino, Aleandro Cosi e Gianfranco Franchi, sarà il terreno: il bel manto erboso del campo militare, invece della faticosissima sabbia. Questi due fattori, più il clima fresco al contrario di quanto accade nel torneo principale dell'estate, dovrebbero velocizzare moltissimo il gioco.
Il torneo, ha spiegato l'assessore comunale allo sport Eugenio Giani, dovrebbe favorire il ricambio generazionale dei calcianti in seno alle squadre anche per il torneo estivo. Infatti spesso si preferisce far giocare gli anziani, più esperti, perché non si osa rischiare gli esordienti senza averne verificato prima le capacità in una partita ufficiale. Assessore e direttore hanno annunciato ai calcianti che puniranno senza esitazioni chiunque sgarrerà dal regolamento.
Altro cambiamento introdotto è la dimensione del campo 72x36 metri (invece che 80x40), per le esigenze televisive di Canale 10, che le trasmetterà in diretta. Si comincia oggi, alle 15, con l'incontro Bianchi/Rossi; segue, alle 16, il match Azzurri/Verdi. Ci sarà anche una rappresentanza del Corteo storico della Repubblica fiorentina, con i bandierai degli Uffizi e i Musici. Le finali, a cui assisterà pur il Sindaco di Firenze, sono fissate per il 26 febbraio. Al termine, la squadra vincitrice riceverà in premio una riproduzione della Nike (la Vittoria) di Fidia. L'ingresso a tutte le partite è gratuito.
L.S.
La Toscana e l'Unione europea
Una regione che anno dopo anno si è ritagliato un posto di rilievo sempre maggiore in Europa, sfruttando al meglio tutte le opportunita' che quest'ultima ha messo a disposizione per lo sviluppo socio-economico.
Dalla crescita in termini di incarichi e responsabilità a livello europeo alla capacità di utilizzo delle risorse comunitarie, fino alla riorganizzazione della struttura regionale e all'apertura dell'ufficio di Bruxelles, tutto questo è documentato in "Toscana Europa 2000", il rapporto sull'attuazione delle politiche comunitarie predisposto dalla giunta: consuntivo di risultati raggiunti ma anche illustrazione degli impegni che attendono la prossima legislatura.
"Quelli che ci lasciamo alle spalle sono stati anni di risultati significativi - spiega l'assessore alle politiche comunitarie, Paolo Giannarelli - Oggi la Toscana si appresta ad entrare in una nuova fase delle politiche comunitarie. E vi entra più forte, grazie alle esperienze maturate, più attrezzata, grazie alle scelte organizzative fatte nel corso di questa legislatura, e con un peso maggiore, che gli consentira' di gestire al meglio
la riforma dei fondi strutturali, ma anche le sfide della globalizzazione e dell'ulteriore integrazione e dell'allargamento dell'Unione".
I fondi strutturali
Il rapporto riassume il funzionamento dei quattro fondi operanti in Toscana - il Fesr (Fondo europeo per lo sviluppo regionale), il Feoga (Fondo europeo orientamento e garanzia in agricoltura, sezione garanzia), il Fse (Fondo sociale europeo) e lo Sfop (Strumento finanziario per l'orientamento della pesca) - delineando il loro peso sull'economia toscana. Ricordiamo che solo per quanto riguarda il Fesr, il primo ciclo di utilizzo (1989-93) ha portato contributi pubblici per 267 miliardi di lire, a cui si sono aggiunti 710 miliardi di investimenti privati, mentre il secondo ciclo (1994-99) registra contributi pubblici per 1.846 miliardi, con investimenti per 2.850 miliardi da parte delle imprese toscane, per un totale di 4.696 miliardi nei sei anni.
In questo secondo ciclo si calcolano in circa 100 mila i posti di lavoro creati o salvaguardati grazie ai programmi comunitari. Per quanto riguarda il Fse - finalizzato alla formazione, al diritto allo studio e agli aiuti all'occupazione - nel 1994-99 sono stati messi a disposizione circa 684 miliardi di lire che, tra altre cose, hanno consentito di finanziare 11 mila corsi di formazione per 130 mila allievi.
Il rapporto passa in rassegna anche i risultati raggiunti nei vari programmi e obiettivi comunitari (quest'ultimi fino ad oggi, cioe' prima della riforma, finanziati con le risorse di diversi fondi). Così, per quanto riguarda l'agricoltura, sono esaminati i tre programmi sull'obiettivo 5a per il miglioramento dell'efficienza delle strutture agrarie (dotazione 193 miliardi), per la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli (90 miliardi) e della silvicoltura (6 miliardi); gli otto sottoprogrammi dell'obiettivo 5b, con una dotazione complessiva di circa 620 miliardi di lire e investimenti attivati per 1.205 miliardi; le cosiddette misure di accompagnamento, che hanno erogato aiuti per 602 miliardi.
Documentati anche gli sforzi considerevoli sul piano degli investimenti per lo sviluppo delle aree depresse, sia a declino industriale che rurale: interventi che hanno interessato un totale di un milione e 776 mila abitanti, attivando un investimento pubblico che a fine 2001 ammonterà a 2.305 miliardi di lire (due terzi dei quali destinati alle aree a declino industriale). Contributi di cui hanno già beneficiato 3.150 imprese, con un investimento medio superiore a 1.200 milioni di lire per ciascuna di esse e 413 progetti realizzati o in via di realizzazione per la riqualificazione territoriale e la creazione di strutture di servizio. Rilevanti anche i risultati dei programmi di iniziativa comunitaria (Pic), finalizzati alla diversificazione produttiva nelle aree interessate alla ristrutturazione dell'industria siderurgica (Resider II), tessile (Retex) e carbonifera (Rechar II), o alla crescita della piccola e media impresa, così come, su un altro terreno, quelli di iniziative come Horizon, per l'inserimento lavorativo dei portatori di handicap, Now, per la promozione delle pari opportunità nell'occupazione, Adapt, per una maggiore efficienza del mercato del lavoro.
Nei vari obiettivi, programmi e sottoprogrammi il rapporto riporta le dotazioni e gli investimenti attuati, la distribuzione dei finanziamenti e le quote di cofinanziamento, le percentuali al 31 dicembre 1999 delle risorse già impegnate e spese rispetto a quelle disponibili.
I nuovi fondi strutturali
Anche per il terzo ciclo, quello 2000-2006, sono notevoli i finanziamenti riservati alla Toscana. Qualche cifra: il nuovo programma di sviluppo delle aree rurali - con risorse che si aggiungono a quelle tradizionalmente riservate al sostegno dei prezzi agricoli - consentirà investimenti per 1.698 miliardi; 1.509 miliardi saranno disponibili per le zone industriali e rurali in difficoltà; 1.144 miliardi saranno attivabili per la formazione, l'inserimento nel mercato del lavoro, la promozione di nuova imprenditorialità.
Ricordiamo che, con la riforma dei fondi, dal primo gennaio 2000, ad ognuno di essi corrisponderà un solo obiettivo comunitario e opererà su tutto il territorio, con l'eccezione del Fesr, che funzionerà solo nei territori precedentemente inseriti nei vecchi obiettivi 2 e 5b e in alcune nuove zone (area metropolitana fiorentina, Versilia), ovvero su un territorio di 829 mila abitanti, in parte sottoposto ad un regime di "phasing out" (ovvero di uscita progressiva). Gli elenchi nazionali di queste zone sono ancora all'esame della Commissione.
Opereranno anche quattro programmi di iniziativa comunitaria, Interreg III, per la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale, Urban II, per la rigenerazione socio-economica di citta' e quartieri in crisi, Leader Plus, per il sostegno allo sviluppo rurale tramite la programmazione dal basso, e Equal, per la promozione dell'occupazione, dell'imprenditorialita' e delle pari opportunità.
La struttura regionale
Quelli trascorsi sono stati anche anni di ampio rinnovamento e consolidamento delle strutture regionali attive sui temi delle politiche comunitarie. In particolare, il rapporto segnala la nascita, a fine 1996, della "cabina di regia regionale", con compiti di studio, ricerca, consulenza, coordinamento, rapporti con strutture tecniche; la definizione del ruolo dell'"autorità ambientale regionale per i regolamenti comunitari", con il compito di garantire la corretta applicazione delle
normative comunitarie in materia di ambiente e di introdurre obiettivi
e criteri di sostenibilità nella gestione dei fondi; il consolidamento
del "servizio attività internazionali", in una nuova dimensione
internazionale delle politiche regionali perseguita anche con la creazione
di una rete di collaborazione con le regioni di altri paesi; la costituzione
dell'ufficio di collegamento a Bruxelles e poi, dal 1999, l'inaugurazione
di una sede comune con altre quattro regioni (Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo),
con un ruolo di rappresentanza istituzionale e di servizio operativo (del
quale usufruiscono anche 8 enti locali e 13 associazioni economiche toscane
che hanno già siglato un'apposita intesa).
..
o
.
Si accorciano i tempi per le concessioni
edilizie
Interventi di ristrutturazione urbanistica o di nuova edificazione: si dimezzano i tempi di attesa per il rilascio della concessione e dell'autorizzazione edilizia.
Una legge regionale entrata in vigore nei primi giorni di febbraio prevede l'intervento del Difensore civico che deve nominare un commissario "ad acta", se il comune non rispetta i tempi previsti per la conclusione del procedimento.
Niente più attese di sette o otto mesi e in alcuni casi anche un anno per ottenere l'autorizzazione o la concessione, la nuova legge fissa un termine di poco più di 60 giorni, scaduto il quale il cittadino può chiedere l'intervento del Difensore civico.
In base alla legge regionale infatti il comune deve entro i 60 giorni successivi alla presentazione della domanda, esaminare la documentazione e nei seguenti 15 giorni rilasciare il provvedimento definitivo. Scaduti questi termini l'interessato potrà dare al comune un termine di altri 15 giorni, poi rivolgersi al Difensore civico comunale, "ove costituito, ovvero al Difensore civico regionale, il quale nomina, entro i quindici giorni successivi, un commissario 'ad acta' che nel termine di sessanta giorni adotta il provvedimento che ha i medesimi effetti della concessione edilizia".
Già numerose, prima dell'entrata in vigore della legge, le richieste di intervento arrivate. "Abbiamo già avviato una serie di contatti e incontri -dice il Difensore civico della Regione Toscana, Romano Fantappié- con i responsabili degli uffici comunali per conoscere i tempi medi di risposta e le difficoltà organizzative e operative nonché per capire il numero di richieste che potranno pervenirci".
La legge regionale, aggiunge Fantappié "favorisce
da un lato una più celere definizione dei procedimenti e dall'altro
offre opportune garanzie al cittadino sull'effettivo rispetto dei termini
fissati. In questo contesto si inserisce l'azione del Difensore civico che,
non dobbiamo dimenticare, è chiamato a svolgere essenzialmente un
ruolo di mediazione. La nostra azione quindi sarà mirata, prima ancora
di usare gli strumenti coercitivi in nostro possesso, a portare l'amministrazione
a rispettare i termini del procedimento".
..