L'ATTENZIONE

Editoriale

 

Haider, una scossa per l'Unione europea

 

 

Nessun democratico può avere in simpatia un filo-nazista. Ci mancherebbe altro! Ma da qui a tentare di isolare l'Austria, che è sempre stato partner affidabile dell'Unione europea, ce ne corre!

Non ha torto l'Austria quando si lamenta per l'ingerenza nei fatti interni da parti degli altri paesi.

Nessuno ha il diritto di andare a ficcare il naso negli affari altrui. Si teme per la democrazia, si dice, ma allora il pericolo non è solo Haider, ritenuto un estremista di destra, è anche il Partito popolare che vorrebbe governare con lui ed anche il Capo dello Stato, che è dispsoto a favorire la nascita del nuovo governo;

Andiamo piano, allora, prima di scatenare un conflitto istituzionale!

Cosa che ha capito perfettamente Romano Prodi che è stato molto prudente nel commentare la notizia, al contrario dei governi dei 14 paesiche hanno dato un ultimatum all'Austria.

Insomma, l'Unione europea, in quanto tale, esiste per la parte economica e non certamente per quella politica. Quandociò avverrà ed avremo uno Statuto Politico dell'Unione Europea ... beh! allora, sarà un'altra cosa!

Dunque, prendiamo questa vicenda austriaca come uno scossone all'addormentato

 

Vignetta apparsa sul Corriere della Sera

 

carrozzone comunitario e procediamo sulla strada della vera integrazione politica.

Così, anche il nostro Paese imparerà ad essere più demomcratico, nella realtà, non nelle parole!

E, a proposito, di parole, quelle non ci mancano, insieme all'arroganza. Prendiamo la questione Arcobaleno: il Governo aveva ironizzato sulle notizie di stampa che annunciavano lo scandalo ed aveva dichiarato che la missione veniva considerata "un fiore all'occhiello" per il nostro Paese. Salvo poi a rendersi conto di quanto era accaduto.

Di fronte a questa indecenza gli italiani non potevano reagire diversamente. Si sono chiesti perplessi: "dove è finita la nostra solidarietà? su quali conti correnti? in quali mani mafiose?"

Domande senza risposte, anche perchè non si ha neppure la fiducia necessaria nella magistratura (largamente incrinata dopo Tangentopoli) e sul suo lavoro e ci si auto-convince che è meglio non dare così da non far arricchire funzionari o politici criminali, mentre chi ha bisogno continua a soffrire.

Se questa è la "protezione civile", grazie! Perché allora ci possiamo dare anche una risposta sul perché terremotati continuano a vivere nei container, a morire di freddo, mentre i politici vivono in case di lusso (o perlomeno confortevoli) e mangiano pranzi preparati da illustri cuochi! Chi sbaglia non ha il coraggio di ammetterlo? Perché? Il muro contro muro tra maggioranza ed opposizione da cosa nasce? L'odio D'Alema-Berlusconi dove ci porterà?



Francesco Canosa

 

 

Italia, da Terzo Mondo?

 

Emma Bonino, ha chiesto all'ONU di inviare in Italia "osservatori" sulla nostra campagna referendaria.

Secondo l'esponente radicale "l'Italia può essere paragonato a Timor, Haiti, Nicaragua in quanto vengono violati i diritti civili del conoscere per deliberare".

L'iniziativa, purtroppo, non appare fuori luogo dal momento che negli ultimi 9 mesi la Corte di Strasburgo ha condannato per ben 500 volte l'Italia per violazioni dei diritti dei cittadini nei processi penali.

C'è da precisare, tuttavia, che gli osservatori potrebbero venire in Italia solo se richiesti dal Governo.

Cosa impensabile!

 

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L'ATTENZIONE

Il ruolo dei Presidenti dei Consigli provinciali e comunali

 

Napoli, fine gennaio

Dall'inviata

Donatella Della Queva

 

Napoli ci accoglie sotto la pioggia. Ci dà un senso di tristezza rinunciare a fare una salutare passeggiata per via Caracciolo, sul lungomare, tra le strade della città campana.

E' vero, siamo qui per lavoro. Ma l'occasione di poter disporre di qualche ora di libertà ed utilizzarla come turisti in una città splendida come Napoli non avremmo voluta perderla!

E così ci siamo dovuti accontentare dello splendore del Maschio Angioino, all'interno del quale abbiamo seguito un altro dibattito sulla legge 265 (approvata nell'agosto scorso) che modifica la 142 del 1990 sulla riforma degli enti locali.

Quella 265/99 di cui ci stiamo occupando continuamente per la prevista introduzione nel nostro Paese di Aree e Città Metropolitane (tra cui l'Area Firenze-Prato-Pistoia e la Città Metropolitana di Firenze ed il suo hinterland).

L'appuntamento napoletano, organizzato dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione Locale, doveva affrontare il tema del rapporto dei Segretari comunali e provinciali con gli enti ai quali appartengono.

Un folto gruppo di Segretari (almeno 200) hanno seguito con attenzione i lavori, che hanno visto relazioni di docenti, del ministero delle Funzione pubblica (rappresentato da Silvana Riccio, che ha spiegato l'iter che ha portato alla 265/99), Andrea Piraino (docente di diritto costituzionale) che ha illustrato "la nuova autonomia organizzativa e funzionale del Consiglio nel rapporto con la Giunta ed il Sindaco"; mentre Eugenio Scalise, presidente del Consiglio provinciale di Firenze (nonchè Coordinatore nazionale dei presidenti dei Consigli provinciali) ha fatto un'interessante disamina del ruolo del Presidente del Consiglio alla luce delle recente normativa.

"La figura del Presidente del Consiglio - ha spiegato subito Scalise - è relativamente nuova. Essa è nata contestualmente all'elezione diretta del Sindaco con la legge 81/93. Ma la nuova "figura" era apparsa subito controversa perchè qualcuno riteneva che le funzioni del Presi-dente del Consiglio dovessero limitarsi alla sola presidenza delle sedute".

La discussione che si stava di conseguenza sviluppando sul ruolo del Presidente del Consiglio cadeva nello stesso periodo in cui i consigli si sentivano svuotati di ruolo e di rappresentatività, specialmente in rapporto ai Sindaci e ai Presidenti di provincia che avevano acquistato una forte visibilità con l'elezione diretta e un maggior potere dovuto particolarmente alla nomina degli assessori.

Si evidenziava così la crisi di identità dei consiglieri comunali e provinciali, messa in evidenza dal fatto che i consigli da una parte avevano perso con la L. 142/90 il potere gestionale e con la L. 81 anche quello importantissimo di elezione del sindaco, del presidente della provincia e degli assessori, e dall'altra non riuscivano ad interpretare ancora il nuovo ruolo di indirizzo politico-amministrativo e di controllo, accentuò notevolmente il dibattito sul ruolo delle assemblee elettive e sul rapporto fra Consigli ed Esecutivi.

E comunque - ha spiegato Scalise -nel silenzio della legge diversi statuti provinciali cominciarono a coprire il vuoto decidendo per l'istituzione del Presidente del Consiglio. Per alcuni, infatti, doveva certamente trattarsi di un errore che andava quanto prima corretto.

Da più parti si sosteneva infatti che anche in ragione dell'elezione diretta e del contratto stipulato con gli elettori i Sindaci e i Presi-denti di Provincia dovevano essere dotati dei poteri e dei mezzi necessari per rispondere ai bisogni delle comunità locali, ma ad un Ese-cutivo forte doveva corrispondere un consiglio di alto profilo, dotato di autonomia e non diretto dal capo del-l'Esecutivo verso il quale avrebbe dovuto esercitare l'indirizzo ed il controllo.

Per portare avanti le ragioni dei consigli nacque il coordinamento dei Presidenti dei Consigli comunali, in seno all'ANCI, ed il coordinamento dei Presidenti dei Consigli provinciali, prima fuori dall'U.P.I. e successivamente dentro l'U.P.I., come Commissione, formalmente istituita, dei Presidenti dei Consigli provinciali.

Il primo importante risultato, a livello legislativo, viene ottenuto con l'approvazione del Decreto-legge 4.12.95, n. 514 che diceva: "Il Consiglio provinciale è convocato e presieduto dal Presidente della Provincia o, se previsto dalla legge o dallo statuto, dal Presidente eletto dall'assemblea".

Con lo stesso Decreto-legge, si riconosceva per la prima volta anche lo stato giuridico dei Presidente del Consiglio che fino a quel momento non avevano avuto nessun riconoscimento e nessuna indennità. Alcuni erano in carica dalle elezioni comunali del 1993. Seguirono numerosi altri decreti senza che nessuno riuscisse ad essere convertito in legge. Alla fine del 96, dopo la nota sentenza della Corte costituzionale che impediva la reiterazione dei Decreti-legge, la materia rimase di nuovo scoperta e si dovette ricorrere al decretone di fine anno per mantenere in vita le norme.

La legge 28.2.1997. n. 30 di conversione in legge del decretone di fine anno metteva finalmente un punto fer-mo con l'affermazione per i Consigli Provinciali dell'obbligatorietà dell'elezione del Presidente, andando addirittura oltre a quanto previsto dalla L.81 per i Consigli Comunali che demandava agli statuti l'opzione tra Pre-sidente dell'assemblea e Consigliere anziano.

E siamo all'oggi.

Infatti, la legge 265/99 porta a compimento questo intenso e lungo lavoro. La 265 è una legge molto importante perché rafforza l'autonomia dei Comuni e delle Province, esalta l'autonomia statutaria e regolamentare degli enti locali, pone meno limiti alla capacità organizzativa, concede più libertà nei processi decisionali e più possibilità di coinvolgimento dei cittadini nelle scelte amministrative. Non è il federalismo che gli enti locali invocano, ma è un tassello importante ed anche una spinta in tale direzione. L'art. 11, c. 3 prevede: "I Consigli provinciali e i Consigli comunali dei comuni con popolazione superiore a quindicimila abitanti sono presieduti da un presidente eletto tra i consiglieri nella prima seduta del Consiglio. Al Presidente del Consiglio sono attribuiti, tra gli altri, i poteri di convocazione e direzione dei lavori e delle attività del Consiglio.

Quando lo statuto non dispone diversamente, le funzioni vicarie di Presidente del Consiglio sono esercitate dal consigliere anziano ai sensi dell'art. 1, comma 2-ter, della legge 25.3.93, n. 81.

Nei comuni con popolazione sino a quindicimila abitanti lo statuto può prevedere la figura del Presidente del Consiglio". E' finalmente superato positivamente il dilemma se lasciare la scelta agli statuti o fissare la previsione per legge, è prevista la possibilità di estendere anche ai Comuni con popolazione fino a 15.000 abitanti la figura del Presidente del Consi-glio. Il quale non ha solo poteri di convocazione e direzione del Consiglio, ma anche poteri relativi alle altre attività del Consiglio. Infatti la legge non limita più le funzioni del Presidente alla convocazione e alla direzione dei lavori, ma estende "i poteri" anche alle altre attività. Prende atto delle funzioni che di norma già venivano esercitate e cioè: responsabilità del funzionamento del Consiglio, coordinamento dei lavori delle Commissioni consiliari, convocazione e presidenza della Conferenza dei Capigruppo, predisposizione dell'ordine del giorno e del programma dei lavori del Consiglio, rapporti con il Presidente della Provincia e con gli assessori, rapporti con i Gruppi consiliari ed i singoli consiglieri, rapporti con il Segretario generale, convocazione del Consiglio e direzione dei lavori.

Inoltre l'art. 11, c. 6 prevede: "Il Presidente del Consiglio comunale e provinciale assicura una adeguata e preventiva informazione ai Gruppi consiliari e ai singoli consiglieri sulle questioni sottoposte al Consiglio". Il generico diritto dei consiglieri ad essere informati trova un responsabile.

Infine sempre sui compiti del Presidente del Consiglio l'art. 25, c. 1 stabilisce: "Agli amministratori che, in ragione del loro mandato, si rechino fuori dal capoluogo del comune ove ha sede il rispettivo ente, previa autorizzazione del capo dell'amministrazione, nel caso di componenti degli organi esecutivi, ovvero del Presidente del Consiglio, nel caso di consiglieri, sono dovuti".

Questo punto apparentemente secondario è invece molto importante perché è indice del grado di autonomia del Consiglio rispetto all'Esecu-tivo. La norma accoglie una precisa richiesta che la Commissione dei Presidenti dei Consigli provinciali aveva avanzato, proprio per marcare l'autonomia del Consiglio. La proposta iniziale del Governo prevedeva invece che tutte le autorizzazioni, anche quelle per i consiglieri, dovessero essere rilasciate dal capo dell'amministrazione.

Nel quadro della rafforzata autonomia degli Enti Locali, la L. 265 riconosce in modo estremamente chiaro anche l'autonomia organizzativa, funzionale e contabile dei consigli rispetto all'Esecutivo (con l'art. 11, c. 2); prendendo così atto di ciò che si era via via affermato nelle esperienze più avanzate dei Comuni e delle Province. Gli statuti ed i regolamenti di molti comuni e province prevedevano già un alto grado di autonomia organizzativa dei consigli: uffici del consiglio con personale dipendente dalla Presidenza del Consiglio, risorse finanziarie, personale di supporto ai Gruppi Consiliari, disponibilità di locali ed attrezzature.

In sostanza, con l'entrata in vigore della 265, sotto il profilo strettamente gestionale delle attività del Consiglio da parte del Presidente e sul versante dell'autonomia, per molti enti locali non vi saranno significativi cambiamenti perché le esperienze concrete hanno anticipato la legge.

Secondo Scalise, "molto importante può essere, invece, la "lettura" dello spirito della legge che i Presidenti dei Consigli devono saper fare. Essi devono sentirsi più di ieri punto di riferimento e di garanzia per i consiglieri, devono saper cogliere e guidare il grande processo di adeguamento normativo e regolamentare che la legge richiede: forme di garanzia e di partecipazione delle minoranze; partecipazione popolare con particolare attenzione ai referendum che d'ora in avanti possono essere non solo consultivi, ma anche abrogativi e propositivi; per quanto riguarda le sole province, nuove possibilità di funzionamento dei circondari; previsione di norme sulla decadenza dalla carica di consigliere; previsione di norme in materia di indennità di funzione ai consiglieri; adeguamento del numero degli assessori; modalità relative alla presentazione del documento programmatico da parte del sindaco e del presidente della provincia e partecipazione del consiglio alla definizione e alla verifica".

Ma il lavoro sullo statuto potrebbe non limitarsi ai soli temi richiesti dalla legge e sulla base delle specificità locali potrebbe riguardare l'aggiornamento dell'intero impianto, tenendo conto non solo dell'evoluzione legislativa degli ultimi anni ma anche dei cambiamenti sociali e delle nuove domande dei cittadini.

Ma Scalise "avverte" l'uditorio: "subito dopo la fase degli adeguamenti statutari, occorre mettere mano alle modifiche dei regolamenti, partendo naturalmente dal regolamento del consiglio, e proseguendo sicuramente con quello sulla partecipazione e i referendum, viste le importanti novità introdotte dalla L. 265. Anche, e forse ancor di più, in questa seconda fase sarà determinante il lavoro che saprà svolgere il Presidente del Consiglio. Naturalmente egli deve poter contare sull'apporto e la disponibilità del Segretario generale, la cui professionalità e competenza è indispensabile quando si affrontano materie come lo statuto ed i regolamenti".

Si stabilisce così un "feeling operativo" tra Presidenti e Segretari avendo come scopo finale quello di far funzionare al meglio la macchina politico-burocratica di Comune e Provincia.

Le premesse ormai ci sono tutte. Occorrerà verificare come Presidenti e Segretari sapranno colloquiare.

 


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L'ATTENZIONE

Dapo Seattle, Davos. E domani?

 

Da Seattle a Davos per protestare contro la globalizzazione del mercato. Un "popolo" variegato fatto di ambientalisti, comunisti, sindacalisti, contestatori generici che sfogano la propria rabbia verso quella che definiscono "World Terroristic Organization cioè la World trade Oraganization. Ma quali sono le radici della protesta?

Molte associazioni di consumatori sono contro la globalizzazione del mercato perchè temono un calo nella qualità dei beni prodotti dovuta alla produzione su larga scala.

I sindacati di molti paesi credono che la mobilità delle imprese alla ricerca delle migliori condizioni produttive possa provocare licenziamenti in massa e riduzione delle tutele legali mentre le associazioni ambientaliste da Greenpeace al Wwf chiedono leggi appropriate che impediscano la libera corsa alla spoliazione delle risorse naturali.

Inoltre si teme che le multinazionali facciano largo utilizzo di semi e alimenti ottenuti attraverso manipolazione genetica. Quindi paura generalizzata.

Ma cos'è la World Trade Organization? Le origini risalgono al periodo tra il 1986 e il 1994 durante i negoziati Uruguay Round ma la data ufficiale di nascita è il 1°gennaio 1995.

Ne fanno parte 135 paesi.

Vediamo adesso le funzioni della World Trade Organization:

amministrazione degli accordi sul libero commercio, forum per i negoziati commerciali, arbitraggio delle dispute commerciali, monitoraggio delle politiche nazionali sul commercio, assistenza tecinca nei Paesi in via di sviluppo, cooperazione con il Fondo monetario internazionale e con la Banca Mondiale.

A Seattle successe il finimondo per la protesta contro la politica di globalizzazione del WTO.

La ripetizione si è avuta a Davos nei giorni scorsi.

Sulla scia delle proteste anti-globalizzazione scatenate lo scorso dicembre a Seattle i contestatori dell'ordine economico, malgrado il divieto della polizia, hanno protestato ancora una volta.

"Non vogliamo che Davos diventi una piccola Seattle - affermava il capo dell'amminstrazione cantonale -. Questo deve restare un posto sicuro in grado di accogliere i grandi della politica e dell'economia mondiale".

Capi di stato e di governo, governatori di banche centrali, grandi finanzieri, economisti si danno appuntamento sulle alpi svizzere per scambiare opinioni su flussi di capitali, tassi d'interesse, questioni geopolitiche. Tutto fra ricevimenti e cene di gala. Quest'anno al forum è arrivato anche Bill Clinton.

Economisti, politici e uomini d'affari si erano già sbilanciati in previsioni ottimistiche sul futuro del mercato globalizzato, nel grande centro congressi della cittadina svizzera erano iniziati gli incontri sui temi dello sviluppo e della crescita economica quando il fondatore del meeting Klaus Schwab è finito nel mirino del Wall Street Journal.

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L'ATTENZIONE

 

 

Dalle CdC la "Borsa rifiuti recuperabili"

 

Si chiama "Borsa Rifiuti Recuperabili" ed è un servizio gratuito offerto alle imprese della nostra regione da 'Toscana - Ambiente e Servizi" (società consortile delle Camere di Commercio toscane) e che si avvale di una banca dati telematica di scala nazionale realizzata in Internet da Ecocerved (la società per l'ambiente del sistema camerale italiano) nell'ambito del progetto Simea (Sistema Informativo dei Mercati Ambientali).

Finora ha consentito 87 "incroci" tra le domande di imprese impegnate nel recupero rifiuti e le offerte di aziende che hanno scarti di vario genere o macchinari obsoleti da smaltire.

Tutto ciò, a partire da una base di 150 aziende inserzioniste e con risparmi sia per le aziende che offrono rifiuti sia per quelle che li utilizzano. Per non parlare dei notevoli benefici per la collettività: minor inquinamento e sfruttamento di discariche, minor dispendio di materie prime.

Ma le potenzialità della Bor-sa Rifiuti sono assai maggiori e non adeguatamente sfruttate. Basti pensare che solo in Toscana ammontano a circa 15/20 mila le imprese che hanno disponibilità di residui recuperabili; e che, sull'altro versante, non mancano le imprese di recupero e riciclaggio interessate, so-prattutto se si allarga lo sguardo oltre i confini nazionali: alla Germania, l'Au-stria, la Slovenia. Senza trascurare che a questa sorta di mercato telematico dei rifiuti recuperabili potrebbero far capo con grandi vantaggi anche le imprese municipalizzate impegnate nella raccolta differenziata dei rifiuti, come il nostro Quadrifoglio.

Una ragione di ciò è che, anche se il progetto è nato diversi mesi fa, sono ancora poche le Camere di Commer-cio che hanno aderito all'iniziativa e aperto lo sportello per aiutare le imprese interessate (soprattutto quelle sprovviste di collegamento a Internet) a registrare le proprie inserzioni. Si parla di poco più di 20 camere di commercio, e sparse a macchia di leopardo, lungo la penisola. Anche se il numero è in costante aumento e il problema non riguarda la Toscana, dove ben 6 camere di commercio si sono attivate: quelle di Firenze, Siena, Arezzo, Livorno, Pistoia e Massa Carrara.

Ma il motivo forse più importante è che molte aziende non sono a conoscenza di questa nuova opportunità.

Proprio per questo, nei giorni scorsi la Camera di Commercio di Firenze ha organizzato nella propria sede un incontro sulla nuova banca dati, accessibile sia via Internet, sia tramite gli appositi sportelli nelle sedi camerali.

Ad illustrarne vantaggi e modalità d'adesione erano presenti per la Camera di Commercio fiorentina, il segretario generale Fran-cesco Barbolla e il responsabile ambiente Luigi Nutini, con loro l'amministratore delegato di Toscana - Ambiente e Servizi, Claudio Uberti e il responsabile del progetto di Ecocerved, Gior-gio Libralesso.

"L'ambizione di questa iniziativa -ha detto Barbolla, aprendo l'incontro- è di trasformare ... quella che era un semplice avviamento allo smaltimento in un'occasione di riutilizzo e risparmio". A sua volta, Uberti, forniti i dati sopra menzionati sul numero di imprese toscane che hanno disponibilità di residui e potrebbero essere interessate alla Borsa rifiuti ("dati ufficiali ricavati dalle denunce del Mud, il cosiddetto 740 verde" ha precisato Uberti), ha detto che più che di residui o scarti si dovrebbe parlare di prodotti da mettere sul mercato sia nazionale che internazionale.

Inoltre ha sostenuto che favorire il libero incontro tra domanda e offerta dei rifiuti potrebbe essere utile a migliorare sia la logistica che i tempi di smaltimento e consentire l'identificazione, almeno per certi prodotti, di canali che rappresentino addirittura una fonte di reddito per imprese finora costrette a spendere per lo smaltimento.

Ma è stato Giorgio Libralesso a illustrare per filo e per segno le caratteristiche della Borsa Telematica, nata sull'onda del Decreto Ronchi sul recupero dei rifiuti che ha posto come obiettivi fondamentali il risparmio di materia prima, la valorizzazione di materie recuperabili e l'alleggerimento delle discariche, affinché quelle attuali durino il più possibile.

Lo schema di funzionamento della Borsa rifiuti, ha spiegato Libralesso, è molto semplice. Sia le imprese che hanno scarti da smaltire sia quelle di recupero che cercano determinate tipologie di materiale da recuperare inseriscono i dati relativi al tipo e quantità di prodotti-rifiuto di cui intendono rispettivamente 'disfarsi' o 'rifornirsi'.

Lo possono fare o per via telematica direttamente sul sito Internet www.ecocerved:it/simea/index.html o tramite gli sportelli camerali.

La Camera di Commercio si limita a controllare che si tratti di imprese regolarmente registrate, ma poi online è garantito l'anonimato delle imprese. In modo che la scelta e il contatto avvenga solo sulla base dell'offerta o della domanda che fa al caso proprio. Solo al momento dell'accordo le imprese, in piena autonomia, riveleranno le proprie identità e definiranno le condizioni economiche.

Il prezzo dei rifiuti messi in vendita è facoltativo e oltre alla classificazione del tipo di materiale secondo il codice CER, l'inserzionista deve compilare ulteriori note che integrano la descrizione del prodotto.

L'accesso al sistema informativo telematico è gratuito e può essere proficuo anche per aziende ed enti pubblici. Anche se finora nella banca dati vi è 1 solo inserzionista pubblico. Secondo Libralesso questo sistema permetterà ad alcune imprese fornitrici di rifiuti recuperabili di risparmiare sui costi di smaltimento, ad altre addirittura di guadagnarci qualcosa.

Ma i vantaggi ci sono anche per chi acquista i rifiuti perché potrà individuare rapidamente dove approvigionarsi di materia prima e spendere meno scegliendo le aziende più vicine e che offrono alle condizioni più vantaggiose.

 


L.S.

 

 

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L'ATTENZIONE


Il decreto Bersani due anni dopo

Semplificazione, modernizzazione e programmazione: sono queste la basi sulle quali dovrà poggiare nell'immediato futuro l'organizzazione del commercio in Italia.

Questi sono i temi, infatti, su cui si è articolata la relazione introduttiva di Massimo Vivoli (presidente regionale toscano della Confesercenti) al convegno organizzato dalla stessa Associazione insieme ad Unioncamere Toscana, che si è svolta presso l'Auditorium del Consi-glio regionale, con la massiccia partecipazione di am-ministratori locali provenienti da ogni parte della Toscana, dell'Anci, del-l'Urpt e della Regione To-scana tra cui l'assessore alle attività produttive Mauro Ginanneschi; nonchè del vice segretario nazionale Confesercenti Mauro Bussoni.

"Semplificazione - ha detto Vivoli - al fine di consentire una maggiore facilità di accesso all'attività commerciale e una sua più semplice gestione; modernizzazione della rete distributiva; programmazione che si presenta nuova nei modi e nelle finalità".

Ci troviamo di fronte a quella chiave di lettura che ha indotto la Confesercenti a "confrontarsi" con la Regio-ne alla quale, come ha detto Vivoli "è stata data la disponibilità vera alla concertazione, uno strumento. quest'ultimo, previsto opportunamente dal Bersani stesso, nella consapevolezza che una riforma di questa portata non può trovare piena attuazione se non trova ai vari livelli un confronto vero e costruttivo tra i diversi attori coinvolti, ovvero: la Regione, i comuni, le provincie, le camere di commercio e le parti sociali, nella chiara ed ovvia distinzione dei ruoli e delle re-sponsabilità".

Il giudizio positivo complessivo ha avuto, comunque, due "limiti": il tempo a disposizione, la scarsa disponibilità di dati sulla consistenza e sulle caratteristiche della rete commerciale in Toscana.

Per rimediare a quest'ultimo aspetto Massimo Vivoli ha suggerito di attivare l'Osser-vatorio Regionale sul commercio, non senza averne definito chiaramente compiti e funzionamento.

Ma il punto più dolente è il "regolamento" sul quale continua il confronto con la Regione.

A giudizio della Confesercenti gli aspetti più rilevanti su cui intervenire possono essere sintetizzati nei se-guenti:

*-Comuni a prevalente economia turistica e città d'arte.

A tale proposito viene chiarito, prioritariamente, come la valenza di questa classificazione sia legata esclusivamente alla possibilità o meno di prevedere deroghe ai normali orari delle attività commerciali, non condizionando comunque vocazioni e caratterizzazioni più o meno spinte verso il turismo.

 

*-Vendite straordinarie.

In particolare, per quanto concerne le vendite promozionali, abbiamo scontato l'atteggiamento iniziale del Ministero, che sosteneva la non competenza delle regioni a normare la materia.

Oggi l'atteggiamento è cambiato, e per questo stiamo definendo con la Regione un testo che disciplini la materia, potremo così uscire da un vuoto normativo che sta creando grande confusione e impossibilità di controllo, anche e soprattutto nell'interesse degli stessi consumatori.

 

*-Grande distribuzione.

Si chiede che vengano ap-portate parziali modifiche ad alcuni articoli affinchè si possa rimediare ad alcune lacune che potrebbero vanificare la scelta fatta dal Consiglio Regionale di ga-rantire davvero un equilibrato sviluppo della rete commerciale, al riparo da artifici o espedienti vari.

"In particolare riteniamo - ha detto Vivoli - si debba intervenire sull'indice di sviluppo previsto nell'allegato C del Regolamento, riducendolo, poiché dai primi dati ufficiosi in nostro possesso, sembra che le stime sulle quali si trovò a suo tempo l'accordo, risultino significativamente sottodimensionate".

Ma come muoversi senza perdere tempo?

Vivoli ha richiamato non solo l'attenzione della Re-gione, ma anche dei Comuni invitandoli ad istituire da subito tavoli di concertazione con le parti sociali ed offrendo la propria disponibilità a collaborare, soprattutto con i piccoli Comuni che scontano la limitatezza di strumenti e di risorse a loro disposizione.

Dunque qualcosa si muove ed in senso positivo, come ha illustrato ai presenti l'assessore Ginanneschi, che ha svolto un ampio ed articolato intervento.

Dopo aver premesso di condividere impostazione e contenuto della relazione di Massimo Vivoli, l'assessore ha dichiarato di credere nel raggiungimento degli obiettivi della riforma Bersani, senza modificarla, ma procedendo alla sua attuazione.

Ha condannato chi volesse fare un elenco di Comuni buoni e cattivi nell'applicazione del decreto di riforma, ha insistito per una sua gestione corretta che deve vedere coinvolti tutti i soggetti interessati dalla Regione alle Province, dai Comuni alle Associazioni di categoria.

Ginanneschi ha riassunto in tre punti il suo intervento:

*-il ruolo del commercio, come componente economico dello sviluppo globale dell'economia regionale;

*-il ruolo del territorio che vede l'esigenza di una sua adeguata riqualificazione in tutti gli aspetti, dall'assetto urbanistico ai trasporti, dai parcheggi al verde;

*-il ruolo della programmazione a livello comunale nel clima della concertazione ormai coerente ai comportamenti della Regione Toscana.

 

In quanto al rispetto dei tempi (Vivoli aveva indicato qui un "limite") Ginanneschi ha sostenuto che la proroga concessa è limitata nel tempo e che il mancato rispetto dei 180 giorni non significa un fallimento, ma un'esigenza di approfondire una riforma così complessa come quella ipotizzata dal decreto Bersani.

"La ricerca di un equilibrio giusto - ha detto l'assessore - non è compatibile con ipotetiche fughe in avanti, ma necessita di un impegno vasto e costante dal quale non può essere escluso nessuno".

C'è da aggiungere, infine, che Mauro Ginanneschi, pur essendo un estimatore della concertazione, non ha dimenticato il suo carattere decisionista: ai Comuni è stata concessa una proroga di 90 giorni per adeguare i piani regolatori al decreto Bersani. Scaduto tale termine la Regione eserciterà il "potere sostitutivo" così come è previsto dalla legge.

Un avvertimento in piena regola di cui i Comuni non possono non tenerne conto!

Al dibattito è intervenuto anche Tommaso Franci (consigliere regionale dei Verdi) il quale ha soffermato la sua attenzione su due temi:

*-puntare all'abbattimento dell'Irap per le piccole imprese nelle aree montane;

*-correggere le regole nella grande distribuzione.

 

I lavori, coordinati da Massimo Biagioni, segretario regionale della Confesercenti, si sono conclusi, per la prima parte con l'intervento di Mauro Bussoni, vice-segretario nazionale dell'Associazione.

Nel pomeriggio, cordinata da Giulio Sbranti (vice-segretario regionale toscano della Confesercenti) si è sviluppata una sorta di tavola rotonda per un approfondimento seminariale con chiarimenti sulla legge.

Ricordiamo, tra gli altri, Roberto Pizzocolo (vice-segretario Unioncamere Toscana), Andrea Lulli (responsabile commercio Anci Toscana) e Riccardo Conti (presidente Unione delle Province della Toscana).

 

red.cul.

 

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