L'ATTENZIONE ![]()
![]()
La morte prematura di Bettino Craxi non può essere una "liberazione" per nessuno. Anzi. Si potrebbe dire esattamente il contrario. Perchè da oggi sarà possibile rileggere la storia del passato (sia quello recente che quello lontano) per capire gli errori commessi da alcuni ma anche le furbizie usate da altri per impossessarsi del potere.
L'intolleranza di Francesco Saverio Borrelli verso l'Esecutivo (con la rampogna al guardasigilli Diliberto per aver osato esprimere il suo rammarico per la mancata concessione del passaporto a Paolo Pillitteri) è una conferma della situazione abnorme in cui è caduto questo Paese.
Senza parlare poi delle continue divergenze-convergenze politiche per governare il Paese.
Ma da tutto questo caleidoscopio di eventi incontrollati, si deve "estrarre" una profonda considerazione: il tentativo di distruggere i partiti, come associazioni di cittadini che perseguono identici obiettivi, è miseramente fallito sconfitto dagli egoismi personali, dall'odio, dall'intolleranza. L'illusione di gestire la politica senza partiti non poteva che lasciare il segno.
Si va avanti, ormai, tra ribaltoni e ribaltini, tra fughe e rientri clamorosi, tra accordi alla luce del sole e sottobanco. Il tutto dimostrato, ampiamente, dalla disaffezione degli elettori per le urne e dalla crescita esponenziale del partito trasversale dell'astensione.
Eppure i nuovi profeti politici non si vergognano neppure di far rivoltare nelle tombe uomini come Berlinguer, Togliatti, Nenni, Turati, De Gasperi, Spadolini, La Malfa ...Anzi, hanno scoperto la foglia di fico del ripiudo di se stessi, del loro passato. Ripercorrono le orme di Giuda Iscariota, anche se dubitiamo assai che alla fine penseranno di immpiccarsi ad un albero del proprio giardino o di un parco comunale.
Le bandiere rosse con la scritta PSI viste ai funerali di Craxi, al di là dell'essere craxiani o semplicemente socialisti, hanno rappresentato il giusto rigurgito che può riportare in auge i valori della solidarietà, della tolleranza, della contrapposizione senza odio.
I socialisti hanno detto chiaramente che il socialismo appartiene a loro, così come si è venuto evolvendo dal pensiero e l'azione di Filippo Turati, Giacomo Matteotti, Sandro Pertini, Pietro Nenni e recentemente da Bettino Craxi.
L'ideologia non è "acqua fresca"! Il passato non si può rinnegare, si deve accettare stabilendo la sua evoluzione, i suoi errori, ma riconoscendo la forza della costruzione di un percorso.
Pensare di rifarsi una verginità ripudiando il proprio passato è un atto di vigliaccheria che non merita neppure di essere oggetto di una riflessione.
Dalla morte di Craxi i socialisti sappiano riappropriarsi della loro storia, che va esaminata senza infingimenti e senza farsi condizionare da nessuno!
Francesco Canosa
L'ATTENZIONE ![]()
![]()
Posizione del PSE sul disastro provocato
dalla petrolieria Erika

Il Gruppo Socialista (PSE) del Comitato delle regioni dell'Unione Europea deplora la catastrofe ecologica, economica e sociale causata dal naufragio della petroliera Erika il 12 dicembre scorso nelle acque internazionali del Golfo di Guascogna.
Il Gruppo Socialista ha espresso solidarietà alle collettività locali e regionali le cui coste sono state invase dalla marea nera.
Al di là degli aiuti nazionali ed europei, degli atti di solidarietà e degli interventi delle assicurazioni, il peso delle conseguenze finanziarie di questo tipo di catastrofi ricade quasi totalmente sulle collettività locali e regionali, nonché sulle popolazioni litorali.
Il Gruppo Socialista si augura che le istituzioni europee, e in particolare la Commissione Europea, esaminerà, nel modo più preciso possibile, le risposte che l'Unione potrà dare per quanto riguarda la prevenzione di simili catastrofi.
Lo scopo non è quindi quello di sollecitare i fondi strutturali, ma quello di fare della prevenzione.
E' dunque con piacere che il PSE ha accolto la dichiarazione del commissario Loyola De Palacio fatta il 18 gennaio scorso quando sono satate annunciate le prime misure della Commissione europea in materia di sicurezza marittima nelle acque territoriali. L'Europa dovrà infatti dotarsi di strutture adeguate in modo che eventi simili si possano scongiurare.
A tale proposito il Gruppo Socialista si trova pienamente d'accordo con la risoluzione adottata dal Parlamento europeo nei giorni scorsi che rivendica un'intensificazione dei controlli sulla presenza di "bandiere ombra", sullo stato di solidità delle navi, sulle società di classificazione, sulle autorità marittime, facendo in modo di garantire il principio "chi inquina paga" e il divieto alle "bandiere ombra".
Il Gruppo Socialista fa sapere che questa catastrofe è stata l'ennesima dimostrazione dell'esigenza di migliorare, a livello europeo, l'informazione e il coordinamento tra gli Stati membri e le loro collettività locali e regionali, al fine di prevenire tali catastrofi nel mare e di armonizzare le esigenze e le sanzioni.
Il Gruppo Socialista è molto chiaro anche sulla problematica delle "bandiere ombra" e chiede che di ciò ne sia tenuto conto durante le negoziazioni di adesione con Malta e Cipro.
..
Socialisti perseguitati per i "Moti del pane"
La storia dei socialisti è stata caratterizzata da una dura lotta per l'affermazione dei principi di solidarietà dei cittadini e per il rispetto dei diritti dei lavoratori.
Una storia cominciata ancora prima della costituzione del Partito Socialista Italiano, avvenuta nel 1892, per contrastare la politica del Regno Sabaudo che fin dalla costituzione del Regno d'Italia teneva in soggezione il Mezzogiorno d'Italia, troppo lontano dalla capitale Torino, sia per ubicazione geografica che per mentalità e capacità economiche.
Se nell'immediato dopo-unità il brigantaggio era stato espressione di malcontento dei contadini meridionali, nel 1898 si assiste ai così detti moti del macinato, sostenuti da una spontanea e determinata sollevazione popolare tesa a protestare contro il rincaro del prezzo del pane.
Preceduto da un'annata di pessimo raccolto e di rincaro della vita, il '98 dovette assistere all'esplosione della collera popolare accumulatasi nella seconda metà del secolo.
In aprile le masse affamate scesero in piazza a Faenza, Bari, Palermo, Napoli, Pesaro e Ferrara. Nei primi giorni del mese successivo il fermento si estese a Molfetta, Bene-vento, Rimini e Ravenna, interessando entro breve tempo gran parte dell'Italia. La protesta, ormai generalizzata, si incanalò verso il suo tragico epilogo nella città di Milano a partire dal 6 maggio.
La politica governativa oltre ad usare le armi in piazza usava i Tribunali militari per condannare (senza alcuna posisbilità di difesa) quelli che considerava nemici. Tra questi Filippo Turati, il quale, pur essendosi prodigato non per incitare gli operai alla rivolta ma per placarli e indurli a subire la violenza, furono inflitti 12 anni di carcere per "eccitamento all'odio di classe".
La sua compagna Anna Kuliscioff fu condannata per propaganda socialista a due anni.
Davanti al tribunale di guerra di Firenze, fu processato e condannato il deputato socialista Pescetti.
Intanto il Tribunale di Milano condannava i militanti socialisti Labriola e Fasulo latitanti, Wonderling, Del Giudice, Giliberti, Giudicepietro, Meraviglia, tutti studenti, D'Ignazio e Di Giacca, sarti, Oriente, meccanico, rei di aver manifestato alla commemorazione dello studente Muzio Mussi ucciso dalla polizia a Pavia.
La "triste litania" dei processi militari continuava anche nel mese di agosto. A Firenze ("dove pare che non ci fosse ragione al mondo di proclamare lo stato di assedio") vennero portati in tribunale "i fatti" di Sesto, i fatti di Prato, i fatti di Arezzo, i tumulti di Pistoia, le bande di Empoli e, per non andare più oltre i fatti di Firenze. Fatti, si badi bene, che erano manifestazioni contro l'arroganza del potere.
I Moti del pane del 1898 sono l'inizio di una lunga sequela di orrori nei confronti di esponenti socialisti.
Il primo a pagare la sua militanza, come abbiamo visto, fu
Filippo Turati
nato a Canzo (Como) nel 1857 e morto esule a Parigi nel 1932. Nel 1884 conobbe Anna Kuliscioff con cui si legò sentimentalmente e intellettualmente. Spinto da lei allo studio del marxismo e al socialismo, nell'estate del 1889 costituì la Lega socialista milanese con l'intento di porre fine all'isolamento della classe operaia e di dar vita a un nuovo partito. Fondata, quindi, la Critica sociale (1891), nel 1892 fu tra i promotori del congresso di Genova che portò alla nascita del Partito dei Lavoratori Italiani (dal 1895 Partito Socialista Italiano) attraverso la scissione dall'anarchismo e dal radicalismo borghese. Eletto deputato nel 1896, nel 1898 fu condannato a dodici anni di reclusione in occasione dei moti di Milano, ma fu amnistiato l'anno successivo.
Un altro socialista perseguitato fu sicuramente
Giacomo Matteotti
nato a Fratta Polesine, Rovigo nel 1885, morto a Roma 1924. Deputato socialista, nell'ottobre del 1922 fu nominato segretario del Partito Socialista Unificato. Avverso alla politica di compromessi praticata anche da molti compagni, fu tra gli oppositori più efficaci e decisi del governo Mussolini che attaccò più volte alla Camera sino al duro discorso del 30 maggio 1924 con cui denunciò le violenze e i brogli commessi per vincere le elezioni del 6 aprile. Assalito pochi giorni dopo (10 giugno) da una banda di sicari fascisti (A. Dumini, A. Volpi, A. Poveromo, A. Putato, A. Malacria e G. Viola), fu ucciso e sepolto alla Quartarella, località deserta della campagna romana. Il cadavere fu ritrovato il 16 agosto successivo. La notizia del delitto suscitò un'ondata di orrore e di indignazione che parve mettere in pericolo le basi dello stesso governo, ma le opposizioni non seppero agire con sufficiente energia e Mussolini poté in poco tempo superare la grave crisi. Solo nel 1947 fu celebrato il processo contro i superstiti esecutori materiali del delitto (Dumini, Poveromo e Viola), che furono condannati a 30 anni di reclusione.
Un altro perseguitato, anche se più fortunato di Matteotti fu
Sandro Pertini
nato a Stella (Savona) il 25 settembre 1896 e morto a Roma il 25 febbraio 1990. Nel 1917 partecipa alla prima guerra mondiale operando in prima linea. Iscritto al PSI, dopo il congedo si dedica alla attività politica. Pubblica a sue spese l'opuscolo Sotto il barbaro dominio fascista, per il quale viene arrestato il 27 maggio 1925 e, sottoposto a processo, condannato a otto mesi di carcere.
Nel 1926 il Tribunale Speciale lo condanna a cinque anni di confino. Riesce a sottrarsi alla cattura ed organizza con Parri e Carlo Rosselli l'espatrio di Turati in Corsica. Esule in Francia, a Parigi e a Nizza, sino al 1929, ne viene espulso, quando la polizia scopre la sua stazione radio, attraverso la quale inviava messaggi in Italia. Condannato a 11 anni di reclusione, nel 1931 incontra nel carcere di Turi, Antonio Gramsci, al quale si lega di fraterna amicizia.
Alla caduta del fascismo, a Roma, combatte contro i tedeschi a Porta S. Paolo. Catturato e condannato a morte, riesce ad evadere nel 1944. Giunto a Milano, diviene segretario del Partito socialista nell'Italia occupata e guida le brigate partigiane socialiste. È uno dei capi della sollevazione popolare del 25 aprile 1945. Dirige l'Avanti! fino al 1946 e dal 1950 al 1952. È eletto alla Costituente e, nel 1948, al Senato, dove diviene presidente del Gruppo socialista. Dal 1953 al 1978 è ininterrottamente membro della Camera della quale diviene Presidente il 5 giugno 1968. Riconfermato alla Presidenza il 25 maggio 1972 e il 4 luglio 1976, è eletto Presidente della Repubblica l'8 luglio 1978.

Bettino Craxi
nasce a Milano il 24 febbraio 1934, muore in Tunisia il 19 gennaio 2000.
Nel 1957 è eletto nel Comitato centrale del PSI. E' eletto per la prima volta Deputato il 19 maggio 1968.
Segretario del PSI nel luglio 1976, in sostituzione dell'On. Francesco De Martino e riconfermato fino a Tangentopoli (1992).
Il 21 luglio 1983 riceve dal Presidente della Repubblica l'incarico di formare il Governo. Accetta con riserva e la scioglie il 4 agosto successivo, presentando nello stesso giorno al Capo dello Stato la lista dei Ministri. Il primo Governo a guida socialista nella storia italiana ottiene la fiducia alla Camera dei Deputati il 12 agosto con 361 voti favorevoli e 243 contrari e al Senato della Repub-blica il 13 agosto con 185 voti favorevoli e 120 contrari. Dopo tre anni di intensa attività, durante i quali viene concluso con la S. Sede lo storico accordo di revisione del Concordato, alcuni contrasti nella maggioranza del pentapartito causano la crisi, che si risolve con il reincarico. Il Governo entra in carica il 1° agosto 1986, ma dura soltanto fino al 17 aprile 1987 perché la frattura della maggioranza sembra insanabile.
Nominato rappresentante personale del Segretario delle Nazioni Unite per proporre soluzioni sul debito dei paesi in via di sviluppo si vede approvare la relazione all'unanimità nel 1990 e subito dopo nominato Consigliere speciale per lo sviluppo, la pace e la sicurezza.
Firenze: commemorazione di Craxi in Consiglio regionale

Una commemorazione dell'On. Bettino Craxi scomparso ad Hammamet per un attacco cardiaco, era stata chiesta dal capogruppo SDI in Consiglio regionale della Toscana Vincenzo Caciulli.
"A posteriori sostiene Caciulli - ogni elogio suona inevitabilmente retorico e vuoto. Bettino Craxi leader della sinistra riformista e democratica, uomo di governo e di stato, grande e discusso politico. Sono queste le immagini che si riflettono nei diversi commenti. Amici, avversari e nemici, che appaiono divisi solo da sottili distinguo. Più sincera di tutte mi appare l'affermazione contenuta nell'occhiello del fondo del "Foglio" che presumo essere di Giuliano Ferrara: una vita politica tragica, spesa tutta contro i farisei. Nel mare della politica italiana degli anni Settanta e Ottanta, dominata da DC e PCI, da un vischioso consociativismo, da culture politiche anestetizzanti, quella fu la grande peculiarità di Craxi.
Nel ciclone di Tangentopoli i farisei ripresero la plancia del comando.
Nessuna testimonianza a posteriori può sanare una tragedia umana e politica se non contiene anche l'assunzione dell'impegno primo del leader dei socialisti: la lotta ai farisei della politica in nome degli ideali e delle necessità del paese.
Dio solo sa quanto, in questo momento, l'Italia ha bisogno di quell'insegnamento di Bettino Craxi".
La commemorazione, avvenuta martedì scorso, è stata fatta da Patrizia Dini (Pds), vice-presidente del Consiglio regionale. Ecco il testo integrale:
"Abbiamo il compito, stamani, dinnanzi a voi cari colleghi e care colleghe di ricordare uno statista, di fede politica socialista, scomparso sei giorni fa.
Le circostanze e il luogo dove è av-venuta la scomparsa rendono il fatto di per sé straordinario.
Bettino Craxi ave-va scelto di sottrarsi alla giustizia italiana, di vivere in terra tunisina dopo la condanna riportata in sede giudiziaria nel suo Paese.
Dunque è morto fuori dal suo Paese e oggi forse la cosa più difficile è parlarne senza che scattino pregiudizi di varia natura legati a questo o a quell'aspetto dell'importante esperienza politica e personale di questo dirigente politico.
La sua esperienza politica aveva preso le mosse nella sua città, Milano, dove negli anni sessanta e all'inizio degli anni settanta aveva svolto importanti esperienze di amministratore pubblico locale. Ma Craxi compare sulla scena nazionale nel ruolo di dirigente del partito socialista, il più importante della corrente autonomista, dirigente ed espressione di quella parte del suo partito che rivendicava un ruolo ben distinto nella sinistra tra tutte le forze presenti e fin ad allora strette alleate del suo partito.
Diventa segretario nazionale nel '76 e appena giunto alla segreteria teorizza il "primum vivere" rivendicando spazio tra le due forze maggiori, l'una al governo (la DC), l'altra all'opposizione del governo del Paese. Ereditava in quel momento un partito che raccoglieva consenso elettorale fermato ad una percentuale ad una cifra e si adoperò secondo una proposta politica che seguendo l'orientamento del socialismo europeo poneva da un lato a tutte le forze della sinistra italiana il problema della modernizzazione e alle forze democratiche più in generale il problema della governabilità del Paese.
Capo del governo per quattro anni (1983-1987) pose il problema delle riforme istituzionali al primo posto nell'agenda politica. Fu certamente una figura che appartiene al socialismo europeo e internazionale. Il capo dello Stato lo ha ricordato così: "leader politico, membro del Parla-mento e presidente del Consiglio, ha svolto un ruolo importante nella vita politica del Paese e ha contribuito in modo significativo alla difesa dell'Occidente e al consolidamento della pace".
Amico e sostenitore nell'area del Medi-terraneo del popolo palestinese è stato salutato da Yasser Arafat che ne aveva potuto apprezzare l'impegno e la forza a fianco dei popoli del Mediterraneo.
Ed è come ambasciatore di pace nel mondo che nell'ultima fase della sua esperienza politica nel '90 che diviene il rappresentante dell'ONU per i problemi dello sviluppo. Dalla politica nel Medi-terraneo all'impegno internazionale il suo contributo è apprezzato finché la sua attività non è resa impraticabile dalle vicende giudiziarie che lo hanno interessato.
Su chi esattamente fu Craxi e su come si sviluppò il partito socialista negli anni ottanta c'è molto da dire. Ma il fatto che Craxi sia stato uno degli uomini politici di maggiore personalità del dopoguerra collegato all'epilogo della vicenda politica di cui è stato protagonista rende impossibile in un ricordo come questo sviluppare le argomentazioni.
Il campo della discussione è ingombro di sentimenti contrastanti tra le diverse parti politiche e non consente di esprimere qui giudizi netti. C'è, tra i commentatori politici, chi ha parlato di doppia eredità, riferendosi ad un merito di Craxi: quello di aver testimoniato il riformismo che oggi è l'unica identità riconosciuta e riconoscibile della sinistra italiana, negli anni in cui quella parola era non solo minoritaria ma maledetta e velleitaria. E si ricorda quando al Cremlino si ammainò lo stendardo sovietico con la falce e il martello, Craxi fece esporre la bandiera rossa del Psi a via del Corso, proprio per ricordare l'esistenza di un pezzo di sinistra italiana che poteva mantenere il colore delle sue insegne e innalzarle perché aveva regolato da tempo i conti con quel mondo.
Eppure proprio in quei giorni si stava aprendo per quella fase politica un dramma: la prima ondata di Tangentopoli investì direttamente il Psi. La vicenda giudiziaria diventa un fatto politico e Craxi gioca fino all'ultimo la battaglia in prima persona.
Di fronte alla sua scomparsa, al dolore e alla dignità mostrata dalla famiglia Craxi proviamo rispetto.
Ai suoi compagni, al partito che intendeva ricordarne l'esperienza porgiamo queste semplici parole, non vogliamo né possiamo qui avviare una riflessione storica che è ancora troppo carica di componenti di lotta politica.
Come per ogni statista e dirigente politico divenuto capo di Stato o di governo chiediamo ai consiglieri di porgere un estremo saluto con un minuto di silenzio".
..
Dibattito a Firenze sulla città metropolitana

Nella foto l'assessore Eugenio Giani, con la delega alla Città Metropolitana
Con la creazione di un gruppo di lavoro composto da dieci rappresentanti di tutte le zone del territorio fiorentino, si è aperta la fase di riflessione e confronto che darà una prima risposta sull'opportunità o meno di istituire la Città metropolitana fiorentina.
Ai sindaci e agli altri componenti del gruppo di lavoro (fra cui presidente e vicepresidente della Provincia) spetta adesso il compito di trovare un'intesa sulle funzioni dell'istituzione che dovrebbe prendere il posto della Provincia e di elaborare una prima bozza di statuto.
Questa la decisione presa dai sindaci dell'hinterland fiorentino e dal vicepresidente della Provincia di Firenze, Riccardo Conti, durante una riunione organizzata il 25 gennaio a Palazzo Vecchio dal sindaco del comune capoluogo, Leonardo Domenici.
Come ci ha spiegato al termine dell'incontro l'assessore comunale di Firenze competente in materia di Area metropolitana, Eugenio Giani, la nota positiva dell'incontro è che nessuno si è opposto per partito preso alla nascita del nuovo ente e, anzi, è prevalso un "atteggiamento costruttivo", anche di quei sindaci che sembravano osteggiare il progetto. Questo, però, a due condizioni, precisa Giani: che si proceda con gradualità e che la si costruisca dal basso in un processo che salvaguardi l'identità di tutti i Comuni, anche i più piccoli.
Proprio per questo, ha osservato Giani, faranno parte del gruppo di lavoro, oltre a Domenici e Giani, sindaci scelti in maniera da rappresentare tutte le zone del territorio intorno a Firenze (la Piana, il versante Valdarno, l'area collinare, ecc.) e il presidente della Comunità Montana. Unica eccezione, il Comune di Empoli, che ha già istituito il proprio circondario e, qualora, nascesse la Città metropolitana fiorentina darebbe vita a una nuova Provincia.
Adesso il Gruppo di lavoro dovrà esaminare quali funzioni assegnare al nuovo ente e stilare una prima ipotesi di statuto, che sarà presentata in un successivo incontro allargato a tutti i Comuni.
"Oggi il bilancio di parte corrente del Comune è di 900 miliardi -dice Giani- mentre la Provincia gestisce solo circa 250 miliardi", cioè l'ente sovraordinato ha meno risorse e poteri. Con la città metropolitana al posto della Provincia, si eliminerebbe questa anomalia. Tra le funzioni papabili, secondo Giani: reti infrastrutturali (strade, trasporti), protezione civile, servizi a rete. Il nuovo ente consentirebbe anche alla futura Holding dei servizi di avere un unico interlocutore in fase di programmazione.
Ma cosa ne pensano i consiglieri provinciali di Firenze?
Secondo Eugenio D'Amico (Rif.Com.) "bisogna capire che cosa deve essere e che ruolo avranno i consigli comunali e provinciali. Non deve comunque essere un nuovo ente burocratico perché, prima di ciò bisognerebbe invece ridare autorevolezza alla Provincia".
Per Davide Filippelli (I Democratici) "sì ad un'Area metropolitana vasta, perché in questa macro area, densamente antropizzata e con diverse identità territoriali, si concentrano risorse e interessi, si intrecciano relazioni e contatti che, senza il necessario coordinamento, provocano congestioni e diseconomie. No a scorciatoie nella direzione dell'istituzione della Città metropolitana, che in questa fase "si potrebbe porre in antitesi con la creazione dell'Area Metropolitana vasta".
Decisamente contrario alla città metropolitana è Sergio Gatteschi, capogruppo dei Verdi, che ritiene che "la Provincia abbia un ruolo da svolgere nella sua interezza". Per Alessandro Corsinovi (CCD), va colta l'occasione "per riproporre una seduta congiunta del Consiglio comunale di Firenze e del Consiglio provinciale per discutere subito di queste cose perché sia chiaro che noi non accettiamo ne tolleriamo che la COMET possa sostituirsi alle assemblee elettive".
Michele Gesualdi (presidente della Provincia) si è
detto favorevole alla delimitazione vasta dell'Area metropolitana, comprendente
le province di Firenze, Prato e Pistoia. Mentre è sembrato più
cauto sulla Città metropolitana.
F.C.
o
.
Salute: la menopausa
La "menopausa" corrisponde al periodo della vita durante il quale si ha l'involuzione senile della donna.
Fenomeni principali sono la cessazione delle mestruazioni e delle capacità generative.
Generalmente l'involuzione avviene con molta gradualità e spesso non comprende la libido e l'orgasmo che possono permanere inalterati.
La trasformazione del climaterio non interessa solo le ovaie, ma, attraverso l'asse diencefalo-ipofisario, tutte le ghiandole endocrine e il sistema vegetativo.
La menopausa provoca anche un aumentato rischio per due patologie dalle gravi conseguenze: le malattie cardiovascolari o l'osteoporosi.
Per esse, oltre alla terapia ormonale sostitutiva (attualmente il trattamento più efficace per tutti i disturbi della menopausa), è possibile attuare anche un'efficace prevenzione.
Questa si basa sull'abolizione del fumo, su una moderata e costante attività fisica e, soprattutto, su un regime dietetico adeguato. La dieta, infatti, può correggere i maggiori effetti negativi della menopausa: la tendenza all'aumento dei lipidi, della pressione arteriosa e del peso.
Si può fare una casistica sintetica dei disturbi:
*-neurovegetativi (vampe di calore, tachicardia, aumento di peso);
*-psicoaffettivi (depressione, ansia) e della sessualità;
*-disturbi da modificazioni dei sistemi urinario e genitale (vaginiti e cisti frequenti, incontinenza urinaria).
I primi due gruppi di sintomi iniziano precocemente, ma possono scomparire, anche se in modo diverso in ciascuna.
Gli ultimi, invece, compaiono più tardi e peggiorano col tempo. In qualche modo tutti dipendono dalla diminuzione di estrogeni ma, per quelli neurovegetativi e psicoaffettivi, influiscono fattori di tipo sociale, culturale, psicologico e familiare.
La diminuzione di ormoni estrogeni che si accompagna alla menopausa provoca una caratteristica alterazione dei lipidi nel sangue: diminuisce l'HDL colesterolo (il colesterolo buono) e aumenta l'LDL (colesterolo cattivo). Questo fatto, soprattutto insieme ad altre situazioni come diabete, obesità e ipertensione, costituisce il più importante fattore favorente le malattie cardiovascolari.
La dieta adatta a correggere queste alterazioni tipiche della menopausa deve essere: a basso contenuto di grassi animali; a basso contenuto di zuccheri raffinati, preferendo quelli complessi; ad alto contenuto di fibre vegetali.
Se è presente anche peso in eccesso, la dieta dovrà prevedere un apporto di calorie commisurato alle energie consumate e tale da produrre dimagrimento.
Alimenti da evitare sono: carni grasse (salsicce, frattaglie, maiale, vitello e manzo grasso); insaccati; latte intero; burro; panna; formaggi grassi; dolci e tuorlo d'uovo.
Alimenti consentiti sono: pesce; carni magre; latte scremato; yogurt magro; frutta e verdure fresche, formaggi magri freschi; pasta e riso; oli vegetali (oliva, mais, soia, sesamo); succhi di frutta; albume d'uovo; patate.
La dieta può contrastare anche l'aumentato riassorbimento osseo che si verifica con la menopausa e che provoca perdita di calcio e osteoporosi.
A tale scopo è utile fare uso di alimenti ricchi di calcio (latticini, meglio se magri; cereali; verdure, soprattutto carciofi, cavolfiori e radicchio verde; frutta) ed evitare sostanze che ne ostacolano l'assorbimento intestinale (crusca; pane ed alimenti integrali; i farmaci antiacidi e la colestiramina, medicina usata nell'ipercolesterolemia e nell'ostruzione biliare).
Salute: l'endometriosi
L'endometriosi, come molte altre malattie, non è abbastanza conosciuta, anche se colpisce il 7-10% delle donne in età fertile. Inoltre, altro problema molto grave è la mancanza di un'adeguata informazione per questa malattia, che, purtroppo, risulta essere cronica, molto subdola e spesso neppure adeguatamente curata dai medici. Il ritardo che si è accumulato nella conoscenza di questa malattia trova riscontro nel fatto che soltanto da 6 mesi è stata costituita un'Associazione Italiana Endometriosi (Onlus).
L'Associazione, formata da e per donne con endometriosi, vuole dare sostegno a tutte le donne affette da endometriosi, ma anche sensibilizzare l'opinione pubblica verso questa malattia, così diffusa ma poco conosciuta.
Attraverso la creazione di gruppi di supporto (gruppi di auto-aiuto) sparsi nelle varie regioni, l'AIE si propone di affiancare i trattamenti tradizionali, per permettere alle pazienti di affrontare la malattia condividendo dubbi e paure con persone in grado di comprendere.
L'avvento di Internet ha permesso all'AIE la creazione di un sito, in cui è possibile trovare non solo i sintomi, le cause e i trattamenti dell'endometriosi, ma anche storie di altre donne e suggerimenti su come affrontare la malattia giorno per giorno.
L'endometriosi consiste nella presenza di tessuto endometriale (l'endometrio riveste la cavità dell'utero) al di fuori dell'utero, più frequentemente nell'addome.
Le formazioni endometriosiche non sono in genere maligne o cancerose (si tratta di tessuto normale situato in sede anomala), ma provocano dolore, prima e durante le mestruazioni e prima o dopo i rapporti sessuali, sterilità, sanguinamento intenso o irregolare.
Ancora non è stata trovata una cura sicura, e gli strumenti di diagnosi utilizzati per la conferma della sospettata endometriosi sono l'ecografia e la laparoscopia, che si sostanzia in un intervento chirurgico minore a cui segue l'esame istologico dei tessuti prelevati.
Anche in Toscana si sta creando un movimento, con la costituzione di un gruppo di auto-aiuto che fa capo a Serena Pesci (Fi) e Cinzia Bertini (Gr).
Per informazioni sull'AIE, rivolgersi a
Associazione Italiana Endometriosi Onlus (Presidente Jacqueline Veit)
Casella Postale 114
20014 Nerviano (MI)
Tel. (+39) 0338-9525589
e-mail assoc@gb-tech.it
Per informazioni sulle riunioni del
gruppo di auto-aiuto in Toscana
Tel. (+39) 0339-8877492
Il ruolo dei gruppi di auto-aiuto
Per far fronte alle richieste di intervento sul crescente disagio psicologico di chi è alle prese con disturbi fisici e/o mentali è sempre più frequente ricorrere al self-help ("auto-aiuto") in gruppo.
E' una forma di sostegno emotivo che si realizza con la reciproca collaborazione di persone che condividono lo stesso tipo di problema.
Per rendersi conto di questa problematica basta vedere che cosa succede negli USA dove i gruppi di auto-aiuto sono diventati ormai la norma.
L'auto-aiuto, come molti sanno, si fonda sul valore dell'ascolto empatico. E' infatti accertato che esprimere il proprio vissuto emotivo a un ascoltatore che non giudica nè critica, ma che ha un atteggiamento di comprensione e accettazione, è di per sé terapeutico. La comprensione nasce dal fatto che chi ascolta, nel gruppo di self-help, vive (o ha vissuto) in prima persona i sentimenti e le situazioni a cui fa riferimento chi chiede aiuto.
La forza dell'auto-aiuto in gruppo è data dalla possibilità di trovare insieme soluzioni concrete al problema che ciascuno - di volta in volta - presenta.
A1 di là del sentirsi compresi e accettati, i partecipanti si avvantaggiano dello scambio di esperienze personali. La creatività nella ricerca delle possibili soluzioni, e la volontà di impegnarsi nella risoluzione del problema, vengono amplificate e rafforzate dalla situazione di gruppo.
La conduzione di un gruppo di auto-aiuto richiede la presenza di un operatore addestrato (possibilmente, un terapeuta), ma poggia il suo successo sulla partecipazione collettiva dei soggetti interessati.
In sostanza, è lo stesso gruppo a risultare "terapeutico" e a dare sostegno a ogni singolo partecipante. Comunque è indispensabile avere chiare le finalità e adoperare un ventaglio di tecniche che soltanto un conduttore con esperienza specifica può padroneggiare. I gruppi di auto-aiuto negli Stati Uniti coinvolgono circa sette milioni di persone. Anche in Europa vivono un momento di boom, e in Italia cominciano a diffondersi come valido strumento di prevenzione e di intervento su varie forme di disagio.
Accanto a gruppi di self-help "storici" come Weight Watchers (per chi ha problemi di peso) o gli Alcolisti Anonimi (per gli alcool-dipendenti), si sono costituiti altri gruppi per problemi specifici: dipendenza dal fumo, sieropositività, disturbo da attacchi di panico ecc.
red.cul.