L'ATTENZIONE

Editoriale

Cosa avrebbe detto Palmiro Togliatti?

 

Gli anticomunisti del periodo post-bellico, quando non si andava per il sottile nelle relazioni umane, mutuarono le sigle della romanità SPQR (senatus popolusque Romamus) in Sparò Pallante Quattro Revolverate e URSS (Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche) Urge Ripetere Senza Sbagliare.

Cinismo puro! Direbbe qualche anima nobile. Di fatto, le cose si ripetereno dopo una cinquantina d'anni, con il rifiuto del Pci e la negazione di quella dottrina politico-filosofica.

Togliatti, che era già morto di morte naturale, questa volta veniva ucciso dal revisionismo politico.

Moriva il PCI; nasceva il PDS.

Levatrice del nuovo partito il simpatico Achille Occhetto che al congresso di Torino dei DS non ha meritato neppure la pantomima riservata al nemico numero 1 Silvio Berlusconi.

Morto il PDS, ucciso politicamente Occhetto!

Avanza il nuovo: nasce il partito dei DS, che celebra il suo primo congresso all'insegna della droga. Voi direte: sei pazzo? non si è parlato mica solo di droga?

E' vero! Si è parlato anche d'altro. Ma la stampa ha dedicato ampie paginate alla mozione sulla droga presentata dai giovani e votata dai vecchi.

E allora? Cosa sta accadendo? I DS sono stati uccisi anche loro?

Forse sì, perchè rinnegando rinnegando si può finire a rinnegare se stessi, come Giuda rinnegò Gesù Cristo.

E nessuno può dire che nei nuovi DS non ci sia religiosità, visto che D'Alema è un estimatore del Papa (è andato anche a prendersi una benedizione personale insieme alla sua famiglia), e le chiese sono piene di fedeli che non provengono solo dall'Azione Cattolica!

E allora c'è da domandarsi: morto il Pci, morto il Pds, morto il Ds, morta la Cosa 2, che cosa ci troviamo di fronte?

Per carità di patria, non risponderemo la droga. Sarebbe troppo riduttivo. Diciamo che ci troviamo di fronte neonati che ancora non sanno cosa li aspetta. Non sono neppure post-comunisti, perchè hanno cancellato nel ventre materno ogni riferimento al comunismo.

E cosa sono?

Una volta, quando essere prostituta era perseguibile dalla morale, una di ... quelle che voleva sposarsi andava a farsi ricostruire la vagina del ginecologo-chirurgo cosicchè la prima notte di matrimonio poteva dimostrare a suo marito di essere ... vergine.

I comunisti rinnegati, diventati pidiessini, quindi diessini, sono andati dal ginecologo-chirurgo a rifarsi una verginità?

Benissimo! Problemi loro. Quelli che hanno avuto l'idea di farlo. E tutti quei vecchi militanti che si chiamavano compagni, che si emozionavano con le canzoni dell'Internazionale, cosa faranno adesso? Andranno a scuola d'inglese per capire il significato di "I Care" e le parole delle canzoni di Sting!



Francesco Canosa

 

 

.Insurrezione comunista.

 

 

 

Dopo l'attentato a Palmiro Togliatti il nostro Paese fu pervaso da disordini di piazza.

Si temeva il peggio, quando si seppe che Stalin aveva rinunciato all'Italia.

Così l'insurrezione comunista potè sgonfiarsi.

Da quel momento l'Italia, grazie anche alla politica di Alcide De Gasperi, entrò a pieno titolo nella sfera d'influenza dell'occidente.


 

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L'ATTENZIONE

Centrale del latte di Firenze tra privatizzazione e missione sociale

 

Si torna a parlare di "privatizzazione", si torna a parla della Centrale del Latte di Firenze, Pistoia e Livorno.

Spesso si parla a sproposito di argomenti che non si conoscono in maniera approfondita oppure perché si vuole dare ad un discorso limpidamente economico un aspetto politico.

Fare chiarezza, quindi, ancora una volta, appare quanto mai opportuno per dare così un contributo adeguato al dibattito che si è riaperto.

Ne abbiamo già scritto diverse volte, da qualche anno a questa parte, ed ora non ci resta che ripeterci, pur nella considerazione che è cambiata ancora una volta la guida di Palazzo Vecchio, azionista di maggioranza della Centrale del Latte.

Cominciamo col dire che il prodotto "latte", quello cioè che proviene dal mondo zootecnico, rappresenta un elemento di grande importanza per lo sviluppo rurale di alcune aree della Toscana e quindi va "valorizzato" in maniera adeguata. L'altro prodotto "latte", quello cioè che conosciamo sulle nostre tavole è il risultato di una lavorazione della materia prima e rappresenta, a sua volta, un elemento fondamentale nell'alimentazione umana, in particolare dei bambini e degli anziani. Quindi assume, senza dubbio, il carattere di "prodotto di qualità".

Fatta questa breve premessa, occorre ricordare che la Centrale "lavora" oltre 110 milioni di litri di latte ogni anno ed utilizza il 50% della produzione di latte della Toscana, che è in grado di offrire prodotti sicuramente "freschi" e richiesti dal mercato locale, che può sviluppare la propria presenza sul territorio, come ha già dimostrato di saper fare con l'integrazione della Centrale di Livorno e quella di Pistoia e l'acquisto della Centrale di Lucca.

In effetti, la Centrale ha fatto in concreto (seppure non in maniera completa) quello che la Regione ha promesso più volte di fare, senza esserne capace: la costituzione di un polo regionale del latte per confrontarsi con l'agguerrita concorrenza (nazionale oggi, internazionale domani).

La Centrale "punta" ai 200 miliardi di fatturato e lo fa seguendo la logica della qualità, come è comprovato dalla realizzazione di un nuovo e moderno laboratorio di analisi (dove operano una diecina di esperti) che ha al suo attivo la bellezza di circa 500.000 analisi all'anno, sia sulla materia prima (latte che arriva dalla zootecnia) sia sui prodotti finiti. Non solo, ma la Centrale ha diversi prodotti di alta qualità (uno per tutto il Latte Mugello) e quello biologico (Podere Centrale).

Cosa si può "vedere" nel suo futuro?

Nell'ultima assemblea del marzo del '99, il presidente Franco Cervelin, si impegnò per la presentazione di un "piano industriale" adeguato che prefigurasse obiettivi e strategie per il futuro immediato. Quell'impegno è stato mantenuto e sui tavoli degli interessati c'è una bozza del "piano industriale" relativo al periodo 2000/2004. Non appena sarà esaminato ed approvato, potrà diventare operativo.

Intanto una prima considerazione: quali sono gli obiettivi di fondo?

Il presidente Cervelin è categorico nell'elencarli: consolidamento del rapporto Centrale/consumatore; conferma della vocazione alla qualità; sviluppo della politica di espansione; perseguimento della redditività aziendale.

Il Piano prospetta un'adeguata razionalizzazione degli attuali siti produttivi, ipotizzando di arrivare, se si presenteranno le dovute occasioni, ad un unico stabilimento.

L'ipotesi, articolata nel migliore dei modi, potrebbe realizzarsi entro i prossimi anni.

Da cosa dipende il perseguimento di uno o di un altro modello di razionalizzazione?

I fattori che entrano in gioco sono diversi. C'è la scelta politica della proprietà, ma ci sono altri due elementi di assoluto rilievo: l'aumento di capitale (di cui si parla ormai da troppo tempo) e lo spostamento della sede da via Circondaria in area Mercafir, con la costruzione di uno stabilimento moderno e supertecnologico.

Sulla scelta politica, tenuto conto che l'azienda non ha mai dato e non dà pensieri finanziari alla proprietà pubblica, ma un grande prestigio nei confronti della cittadinanza, sembra quasi ovvia la conclusione che essa non può che essere indirizzata verso una pseudo-privatizzazione. Nel senso che appare quanto mai giusto che alla formazione del capitale sociale partecipino soggetti privati toscani, interessati allo sviluppo dell'azienda, ma lasciando la maggioranza nelle mani pubbliche.

In quanto alla questione trasferimento c'è un elemento basilare che potrebbe determinare una svolta, anche rapida: accanto all'area attuale della Centrale andranno ad insediarsi cantieri dell'Alta Velocità, con tutte le conseguenze che tali insediamenti possono comportare. Facciamo una semplice riflessione, come giornalisti, ma anche come semplici cittadini: una volta avviati i cantieri non c'è dubbio che polvere e fumo prodotti dai lavori finiranno per interessare la Centrale del Latte che potrebbe restarne danneggiata, ipotizzando costi elevatissimi!

E allora?

L'intervento sanitario costringerebbe la Centrale a non produrre latte!

Cosa fare?

Noi riteniamo che l'Alta Velocità si debba fare carico di questo problema e favorire il suo insediamento nell'area attualmente della Centrale facendo in modo che questa possa spostarsi in area Mercafir costruendo un nuovo stabilimento (costo stimato di 75 miliardi di lire). In tal modo non ci sarebbero problemi nè per i lavori di cantiere nè per la produzione del latte.

Siamo nel giusto? Speriamo di avere ragione prima che accada qualcosa di negativo quando potrebbe essere oltremodo dannoso per la città!

Oltretutto si lascerebbe impregiudicata la "missione" della Centrale, "un'azienda attenta al perseguimento dei necessari livelli di efficienza ed economicità - come sottolinea il presidente Cervelin - che garantiscano l'autosufficienza gestionale, l'espansione del mercato ed una redditività coerente con le performances del settore e con gli obiettivi di radicamento e di sinergia con il territorio di riferimento", che nella visione di Cervelin va verso cinque direzioni: il consumatore, il mondo zootecnico toscano, il mondo del lavoro, il sistema lattiero/caseario, la società circostante (alla quale la Centrale si è "legata" anche la convenzione con il Meyer e l'ingresso nella Fondazione del Teatro del Maggio Musicale), impulso all'agricoltura biologica, attenzione all'ambiente con l'introduzione di automezzi a metano per il trasporto del latte nei centri storici.

 


F.C.

 

 

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L'ATTENZIONE

I tralicci dell'Enel "interpretati" sotto l'aspetto artistico

 

EIl traliccio dell'alta tensione da simbolo di modernità al tempo dei futuristi ad elemento di difficile interazione con l'ambiente.

E' per questo che Terna, la società del gruppo Enel per la trasmissione dell'energia elettrica, ha bandito un concorso internazionale di architettura per dare nuove forme a questa struttura che caratterizza il paesaggio.

I modelli e i progetti del concorso "Sostegni per l'Am-biente" sono ospitati al Cen-tro per l'Arte Contempo-ranea Luigi Pecci di Prato fino al 3 febbraio.

La mostra è stata presentata giovedì 13 gennaio, nella sala della biblioteca, a una platea di amministratori, artisti ed addetti ai lavori.

Enel già da qualche anno sta rivedendo i criteri progettuali delle proprie linee elettriche sulla base della loro interazione con l'ambiente: ogni qual volta viene costruito un nuovo elettrodotto l'azienda cerca infatti di razionalizzare le linee dell'area interessata, accorpando e riducendo le linee esistenti.

Allo scopo, però, di ricercare forme che rendano queste strutture meno intrusive, sottraendole alla sola funzionalità e aprendo per la prima volta al design, un settore di infrastrutture fino ad oggi espressione progettuale di carattere essenzialmente tecnico.

Al concorso hanno partecipato importanti architetti e designers di valenza internazionale quali Aldo Aymo-nino, Achille Castiglioni, Michele De Lucchi, Norman Foster, Giorgetto Giugiaro, Corrado Terzi e Jan-Michel Wilmotte.

Per la progettazione Enel non ha posto alcuna specifica limitazione né di forma, né sull'uso dei materiali.

Le specifiche hanno riguardato solo la normativa applicabile, l'altezza mi-nima dal suo-lo dei conduttori ecc.

I progetti sono stati sottoposti ad una prima verifica di fattibilità tecnico-economica da parte di una commissione Enel.

Tutte le proposte sono risultate idonee.

Il pregio estetico e l'interazione con l'ambiente rurale e le aree suburbane è quindi stato giudicato da una giuria di esperti nominati dai Ministeri dell'Am-biente, dei Lavori Pubblici, per i Beni e le Attività Cul-turali insieme ad esponenti del mondo della cultura e di Enel.

Pur nella complessiva positiva valutazione dei progetti in gara, sono risultati vincitori a pari merito il progetto degli Studi Castiglioni-De Lucchi e dello Studio Foster and Partners. Un'indagine sulla percezione dei progetti in gara, condotta dall'ISPO del prof Renato Manheimer, ha dato risultati sostanzialmente in linea con le valutazioni della giuria.

Nel corso della presentazione, diretta da Fulvia Fazio, responsabile Enel Immagine e Comunicazione, il prof. Italo Moscati Presidente del Pecci ha ricordato come queste strutture che al loro apparire sono state protagoniste di movimenti artistici, ritornano di nuovo a interpretare il linguaggio dell'arte. Una immagine raccolta dal Soprintendente Lolli Ghetti che ha auspicato di non perdere l'occasione di vedere, nell'area fiorentina dove maggiore è la sensibilità al problema, la prima installazione dei nuovi sostegni. L'amministratore delegato di Terna, ing. Sergio Mobili, si è dichiarato disponibile a recepire queste indicazioni quando sarà terminata l'ingegnerizzazione delle strutture, in modo da consentirne l'applicazione pratica in un'area pilota.

Considerando che il Sindaco di Scandicci, Giovanni Dod-doli, si era già dichiarato entusiasta di adottare tali sostegni sul territorio del suo comune, potrebbe non passare molto tempo per vedere queste belle e nuove strutture nella campagna fiorentina, in sostituzione di quelle della linea a 380.000 volt, che tanto ha fatto discutere.

Le strutture sono, infatti, di notevole eleganza: dalla tensostruttura tiranti e puntoni di De Lucchi Castiglioni alla "farfalla reticolare" di Foster alla grande T di Giugiaro che prevede colorazione degradante verso l'azzurro, per un miglior inserimento nel paesaggio tutte prevedono accoglienza per i volatili e grande attenzione per l'ambiente che le circonda, come mostrano i video virtuali complementari alla mostra.

 

Elena Carbone

 

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L'ATTENZIONE

 

 

Quale futuro per l'Afam?

 

 

Troppo interessante il tema per lasciarselo sfuggire. L'occasione data dalla presentazione di una interessante indagine fatta elaborare dall'Afam (Azienda Farmacie Munici-palizzate di Firenze) sul consumo dei farmaci e sulla clientela della 21 farmacie comunali di Firenze, ci ha consentito di sentire dalla viva voce del presidente Roberto Petrini e dal direttore Alberto Schiaretti, il loro punto di vista sulla ventilata "privatizzazione" dell'Afam.

Intanto ci è stato riferito che da oltre un anno l'azienda ha inviato al Comune di Firenze una bozza per il nuovo statuto che prevede la privatizzazione.

Quindi è stato sostenuto che tra le due ipotesi: quella milanese che vorrebbe cedere le 84 farmacie comunali a privati, privilegiando gli attuali gestori singolarmente, con una procedura lunga e complessa; quella bolognese, dove è stata prima costituita una spa e poi è stato messo sul mercato l'80% del capitale che, attraverso una gara internazionale è finita nella mani di un'azienda tedesca.

Scegliere un "modello" sarà molto complicato anche perchè sono molto distanti tra di loro per procedure e rendimento finale.

Ma l'altro nodo da sciogliere, che è ancora più intricato, ed è puramente politico, riguarda la percentuale di capitale da destinare al mercato privato: passerà l'ipotesi di una vendita di un pacchetto minoritario (quindi con un incasso limitato) oppure di un pacchetto maggioritario (quindi con un incasso consistente). Inoltre, si lascerà la gestione in mano a privati o si terrà conto della "missione sociale" che svolgono queste farmacie?

Porre attenzione a questi argomenti è molto importante per evitare errori che potranno pesare sulle casse comunali e sui cittadini, come ad esempio sta accadendo con gli utili. Hanno detto Petrini e Schiaretti che il preventivo 2000 dell'azienda ipotizza 1300 milioni di utili e che, purtroppo, metà finirà nelle casse dello Stato (per tasse) non avendo il Comune avuta l'accortezza di predisporre un accordo di programma che prevedesse la destinazione degli utili ad iniziative di carattare sociale. Questo perchè finisce la moratoria fiscale prevista dallo Stato.

Comunque ne sapremo ancora e di più nell'immediato futuro.

In quanto alla ricerca da essa è emersa che tra i farmaci venduti al primo posto c'è il Tavor (che è un anti-depressivo!); il cliente delle farmacie è prevalentemente di sesso femminile; il 70% è rappresentato da residenti nelle vicinanze della farmacia; ogni volta che si acquista medicine si spende in media 23.000 lire.

Sono "fedeli" i clienti?

Non proprio. Anzi, il 50% ha dichiarato di essere pronto a "tradire" per l'acquisto di medicinali da banco se le trova in altre tipologie di punti-vendita.

Questo significa che la farmacia dovrà attrezzarsi sempre meglio per offrire al cliente non solo il prodotto-farmaco, ma anche un'assistenza adeguata nella scelta di questo tipo di medicine.

 

Le foto: Roberto Petrini (in alto) e Alberto Schiaretti

F.C.

 

 

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L'ATTENZIONE


Morire di droga! Un "vezzo" anche politico

 

 

L'argomento "droga" fa sempre discutere e soprattutto quando ci si sofferma a pensare quali potrebbero essere i rimedi migliori per arginare il problema che ormai dilaga a macchia d'olio nella società cosiddetta moderna.

Nei giorni scorsi durante il Congresso dei Ds è stata approvata una mozione per la legalizzazione delle droghe leggere e per la somministrazione controllata dell'eroina. La mozione ha suscitato subito molte reazioni, sia di assenso che di dissenso. Il presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito si è immediatamente espresso in questi termini: "siamo contenti che il maggiore partito di Governo abbia deciso di fare ciò che con successo è già ampiamente sperimentato in Svizzera, avviato da tempo in Gran Bretagna così come in alcuni Lander tedeschi, e così come si sta cominciando a sperimentare in questi giorni in Spagna". Questo per l'eroina.

Ma ci si consenta di dubitare che dal dire si passi al fare. Il presidente del Consiglio Massimo D'Alema, così come più volte ha detto di essere per la legalizzazione, altrettante volte ha risposto che nell'agenda del Governo non c'è niente del genere all'ordine del giorno.

E in effetti il presidente dell'Aduc deve rilevare che tra tutti gli esponenti dei Ds, il giorno dopo, c'è solo un gran silenzio, neanche una parola per difendere quello che hanno votato in congresso e il silenzio fa più rumore delle litanie di fazione o di interesse economico che cicaleggiano. Poi, quel silenzio è stato fragorosamente rotto dalla dichiarazione della ministra Turco chenegato l'esistenza di un progetto simile nell'agenda del governo.

Insomma, un modo poco elegante di tirare il sasso e nascondere la mano!

Da quando le indicazioni di un partito di governo vengono sconfessate dal governo stesso?

Da quando i governanti arrivano a governare senza il beneplacito del loro partito?

Domande inquietanti alle quali per ora non restano che risposte altrettanto inquietanti sul modo di intendere la politica di governo!

La frettolosa marcia indietro della Quercia forse deriva dalla paura di perdere la maggioranza?

I Popolari toscani hanno preso subito le distanze dalla mozione dei Ds con queste parole: "a noi Popolari dispiace che proprio nel congresso nazionale dei DS, che ha assunto come simbolo una frase di Don Milani (I care ndr) che richiama alla responsabilità individuale, sia stato approvato un ordine del giorno favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere ed alla distribuzione dell'eroina controllata. Continuiamo ad essere fermamente convinti che queste scelte, frutto di una falsa idea di modernità, sono gravemente dannose per una seria lotta alla droga, nel rispetto della dignità della persona e nel necessario aumento della responsabilità individuale.

Oltretutto, di fronte all'emergenza ecstasy, è ancora più anacronistica la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. A questa scelta dei DS probabilmente non è estraneo anche il fine politico di riagganciare i Radicali di Pannella e della Bonino che continuiamo a considerare politicamente estranei ai nostri principi e, vedi anche i referendum, allo spirito dei partiti progressisti che costituiscono il centrosinistra".

L'assessore Siliani, nel commento pubblico a questa scelta del Congresso DS, afferma che "la Toscana c'era arrivata da due anni", ma non ricorda che la concretizzazione di questa scelta da parte della Giunta regionale fu stoppata proprio per la ferma iniziativa dei Popolari".

Come e dove collocare, quindi, la precisazione del ministro della solidarietà sociale, Livia Turco (Ds)?: "il programma del governo di cui faccio parte non prevede né la legalizzazione delle droghe leggere né la somministrazione controllata di eroina". "Come ministro con delega sulla droga, dunque, sono altri e consistenti i programmi che mi sento impegnata a portare avanti", ha detto Turco. "Abbiamo attuato il trasferimento alle regioni di 700 miliardi del fondo per la lotta alla droga per favorire la presa in carico dei tossicodipendenti, favorito il potenziamento dei servizi pubblici per le tossicodipendenze così come il sostegno alle comunità terapeutiche. Siamo impegnati a potenziare le strategie di riduzione del danno, a combattere le nuove droghe, a mettere in atto politiche di prevenzione e di attenzione ai giovani. Mi auguro, inoltre, che il ministro della Giustizia Diliberto voglia affrontare presto il problema dei tossicodipendenti in carcere. È questo il programma di governo sulla droga che io intendo applicare fino a quando il presidente D'Alema non dovesse decidere di negoziarlo con la maggioranza. Riguardo alla legalizzazione delle droghe leggere, si tratta di un provvedimento legislativo che impegna il Parlamento. I Ds, quindi, facciano pressione perché siano approvati i disegni di legge già presentati alle Camere", ha concluso il ministro.

Anche Carlo Leoni, responsabile del settore giustizia dei Ds, si dice stupito dalle reazioni sull'argomento ricordando che un testo analogo fu approvato al congresso del Pds nel 1997. &laqno;Si tratta dunque di una conferma di una posizione già maturata da tempo nelle nostre file; una scelta non ideologica antiproibizionista, ma una posizione ispirata a pragmatismo e tolleranza con l'obiettivo di salvare la vita di migliaia di giovani e dare un colpo alla criminalità», ha spiegato Leoni. &laqno;Gli atti di un congresso non impegnano né il governo né la coalizione, ma soltanto gli iscritti al partito».

Bella questa! Ma la politica di un partito non la fanno forse gli iscritti? E quella del governo non la fanno forse i partiti che lo sostengono?

Ma Leoni crede che siamo proprio rincintrulliti?

 

Elena Carbone

 

 

Evoluzione del fenomeno delle dipendenze

Negli ultimi anni si è evidenziato l'uso delle cosiddette nuove droghe, come l'ecstasy, e quello di bevande alcoliche nella popolazione giovanile. Queste nuove problematiche hanno stimolato l'attivazione di risorse per la prevenzione primaria e secondaria e la promozione di stili di vita sani. Il Dipartimento delle Dipendenze del comprensorio fiorentino in risposta a questo fenomeno ha attivato, già dal 1997, un Centro di ascolto (Caos 41), dove attraverso il lavoro di una équipe multiprofessionale viene svolto un lavoro di ascolto e orientamento per ragazzi di età compresa tra i 16 e i 25 anni.

Parallelamente, attraverso il progetto "Oltre la scuola" e i Centri di Informazione e Consulenza sono state aumentate le attività di prevenzione nei diversi contesti di vita.

Per quanto riguarda la fase riabilitativa con gli inserimenti in comunità terapeutiche per tossicodipendenti pubbliche a diretta gestione dell'ASL 10 o private attraverso enti ausiliari, è stato attivato, dal 1999, uno specifico progetto finalizzato alla valutazione dei trattamenti, e quindi degli esiti, ma anche alla valutazione della spesa in termini di budget e quindi alla determinazione di una progettualità per il 2000. Le strategie d'azione del Dipartimento, orientate per legge alla prevenzione, cura e riabilitazione della dipendenza da sostanze psicoattive legali e illegali, sono state consolidate negli ultimi anni con l'implementazione di specifici ambulatori per tabagisti, i Gruppi Operativi Alcoldipendenze e il Centro Alcologico Integrato per etilisti e bevitori.

 

L'Italia nel mezzo

Evidenziate con un circoletto rosso. Nel rapporto annuale dell'Osservatorio europeo sulle droghe e la tossicodipendenza, Olanda e Italia sono accomunate da un tratto di pennarello e dalla stessa analisi: &laqno;Paesi ad alto rischio, piccoli, facilmente attraversabili, molto ben collegati». La geografia non si può cambiare: vicina all'Africa e alla Spagna (da dove arriva hashish e anche cocaina), confinante con i Balcani (principale via dell'eroina), piena di grandi porti mercantili (punto d'arrivo dei grandi carichi di cocaina). Destinata ad essere classificata come &laqno;Paese di transito», sempre e comunque.

 

Consumatori da supermarket

Li chiama &laqno;consumatori da supermarket»: scelgono polvere e pastiglie come le mamme i detersivi sugli scaffali dei magazzini. Li chiama &laqno;consumatori temporanei»: &laqno;Credono di poter mantenere il controllo sull'uso di quelle sostanze che non considerano stupefacenti ma soltanto psicostimolanti - dice Riccardo Carlo Gatti, autore di libri e ricerche sull'argomento - Invece tutto dà dipendenza. Soprattutto certi cocktail: chi consuma un tipo di droga, difficilmente resiste alla tentazione di provarne altri e di mescolare».

Lavora sui libri e in strada - è responsabile del Sert, il servizio riabilitativo territoriale dell'Asl Città di Milano - ma l'unica convinzione che Gatti ha maturato è che &laqno;siamo tutti a rischio».

 

Molte voci contrarie

 

Il mondo degli operatori contrario alla svolta antiproibizionista.

Il Forum delle Famiglie: è la resa incondizionata dello Stato &laqno;Eroina controllata, un'offesa per i giovani»

Caritas e comunità: proposta diseducativa.

L'Osservatore: sconcertante.

L'immunologo Aiuti: così si rischia di favorire la diffusione del virus.

 

Casse di risonanza

Era un anno fa. A Milano 9 morti ammazzati in 9 giorni: allarme microcriminalità, dibattiti, polemiche, interrogazioni parlamentari, proposte di legge e inchieste. Nello stesso periodo a Roma: 19 morti di eroina (ad essere precisi: in sette giorni), solo nel centro storico altre 12 persone strappate a forza di Narkan all'overdose. Una strage. E nessun dibattito a fare da megafono.

Congresso Ds: megafono al lavoro!

 

Le cifre

 

I SEQUESTRI : Il 1999 è l'anno del boom dei sequestri di stupefacenti. In particolare di ecstasy. Per la Direzione centrale per i servizi antidroga sono stati sequestrati oltre 71 mila chili di droga (58 mila nel '98)

ECSTASY: Le dosi intercettate dalle forze dell'ordine sono passate da 129 mila del '98 a 286 mila del '99: più 120%

EROINA: Sono aumentate del 74% le dosi di eroina sequestrate. Con 1.244 chili sottratti al mercato illegale (714 nel 1998)

COCAINA: Sequestrato il 34% di dosi in più di cocaina (3 tonnellate) rispetto al 1998

IN DEFICIT: In calo, invece, i sequestri di marijuana e Lsd: rispettivamente -48% e -95%

I MORTI: Le vittime di overdose sono calate quasi del 29%: si è passati dalle 1.080 del 1998 alle 768 dell'anno appena finito

GLI ARRESTI: Su 33.180 persone che hanno commesso reati di droga, 23.477 sono state arrestate (9.746 stranieri e 1.329 minori)

 

red.cul.

 

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