L'ATTENZIONE

Editoriale

Spiritualismo e materialismo

Ore 23.45 del 24 dicembre scorso in una parrocchia di Firenze. Ha inizio la celebrazione liturgica per il Santo Natale. La chiesa è stracolma, molte persone sono costrette a restare in piedi. Per qualcuna non c'è posto! Durante l'omelia il parroco esprime la sua gioia per la grande partecipazione, ma nello stesso tempo ammonisce i fedeli affinché quella spiritualità e quell'amore che li ha trascinati in chiesa nella notte di Natale siano sempre presenti in loro.

La stessa notte il Papa a Roma ha dato inizio al Giubileo con l'apertura della prima porta santa.

Anche lì tantissima partecipazione sia per chi ha seguito l'evento in prima persona a Roma sia per chi lo ha seguito attraverso la televisione.

Da quel momento ogni manifestazione del Papa nei giorni successivi ha suscitato interesse a grandissmi livelli. E Roma è andata in tilt, soprattutto a causa di un'organizzazione poco brillante da parte dell'amministrazione capitolina che evidentemente non solo ha sbagliato i "conti" con l'annuncio delle presenze, ma si era anche "dimenticata" delle folle oceaniche che hanno sempre accompagnato il Pontefice in tutte le sue visite pastorali in ogni parte del mondo!

Al di là di manchevolezze e responsabilità conseguenti, noi ci poniamo oggi una domanda molto precisa: "cosa si cela dietro tutto questo bisogno di spiritualismo? "

Possiamo fare varie ipotesi. Ci sono i fedeli "veri", cioè coloro che sono vicini al Signore sempre, poi ci sono quelli che si fanno trascinare dalla curiosità (vedi il grande successo che ha ottenuto il nuovo film su Gesù trasmesso il mese scorso con una audience altissima), infine ci sono quelli che hanno paura e quindi si avvicinano a Dio e alla chiesa quasi in "segno di pace".

Il Papa sta scommettendo molto su questo Giubileo e questo lo induce ad andare avanti con dignità nella sua opera nonostante la malattia che lo ha colpito.

In effetti appare quasi rinvigorito da una forza nuova e dalla felicità di aver avuto la fortuna di arrivare all'evento che egli considera come il coronamento del Pontificato. Le sue stesse parole, pronunciate per far sopire il dibattito accesosi (ma la bufala era veramente una bufala?) sulle sue dimissioni, fanno trasparire la sua volontà di andare avanti nel progetto del Giubileo: "Mai Dio ci comanda di fare qualcosa al di sopra delle nostre forze!".

A stonare in tutto questo clima spirituale è la stessa condanna dell'uomo: una corsa sfrenata al successo, al modo migliore per ottenere più beni materiali possibili, la necessità di quantificare sempre.

Tutto ciò contrasta nettamente con il bisogno di amore che lo stesso uomo chiede quando si rivolge a Dio. Perché l'uomo in effetti è solo, solo con il suo egoismo a tentare di divincolarsi in una società che gli chiede solo il meglio. Due facce della stessa medaglia: bisogno di spiritualismo e bisogno di materialismo.

Antoine De Saint-Exupéry nel suo libro "Il piccolo Principe" scrive: "...I grandi amano le cifre. Quando voi gli parlate di un nuovo amico, mai si interessano alle cose essenziali. Non si domandano mai &laqno;Qual è il tono della sua voce? quali sono i suoi giochi preferiti? fa collezione di farfalle?" Ma vi domandano: &laqno;Che età ha? Quanti fratelli? Quanto pesa? Quanto guadagna suo padre?». Allora soltanto credono di conoscerlo".

Oggi, che si assiste ad un "appiattimento" ideologico politico si dovrebbe sperare di migliorare la presenza spirituale dell'uomo sulla terra. Eppure, il materialismo continua a dominare la scena. E non solo quello economico, ma anche l'esasperazione della sessualità, l'esaltazione della materia "corpo" a scapito dell'anima, come ci mostrano, drammaticamente, il profilare di calendari con donne nude.

Sarebbe terribile perdere di vista l'obbiettivo di vivere una vita sana e ricca di amore, fratellanza e solidarietà, come Gesù ci ha insegnato.



Ketty Canosa

 

 

.Morire in servizio.

 

Un'altra vittima del dovere, un altro Poliziotto morto nell'espletamento di un servizio di Polizia.

Dopo l'Ispettore Luigi VITULLI, assassinato poche settimane or sono a Trieste, un altro servitore dello Stato, Antonio LIPPIELLO, è morto nell'adempimento del proprio dovere, al servizio della collettività.

Tutti e due questi servitori dello Stato e della collettività lasciano una moglie e dei figli ancora piccoli.

Chi penserà a loro?

Sarebbe giusto, più che giusto, che fosse lo Stato, per difendere il quale sono morti, a farsi carico dei problemi della famiglia e non seguire la rigida via della burocrazia che prevede lunghissimi tempi di attesa per una misera pensione e, nel frattempo, come vivranno le mogli ed i figli di questi caduti per lo Stato, per tutti noi?

Aspettando qualche ultra modesta elargizione della Prefettura ed affidandosi ai parenti?

Il Libero Sindacato Polizia (LI.SI.PO.), ritiene tutto ciò vergognoso, anzi ingiurioso, come pure è vergognosa la diversità di trattamento che questo Stato riserva a feriti e caduti per servizio.

I POLIZIOTTI NON SONO UGUALI NEPPURE QUANDO VENGONO UCCISI.

GRAZIE ALLA LEGGE 407/98, I POLIZIOTTI MORTI O FERITI NELL'ADDEMPIMENTO DEL DOVERE NON SONO TUTTI UGUALI.

Questa legge, che avrebbe dovuto sanare precedenti disparità di trattamento, ha invece finito per creare una odiosa discriminazione tra i feriti per mano mafiosa o terroristica e quelli per mano di criminali da strada o per fatti non direttamente riconducibili alla criminalità organizzata.

Qualcuno ci spieghi perché un poliziotto ferito da un balordo da strada, a differenza di un suo collega ferito da un mafioso o da un terrorista, NON HA DIRITTO alla speciale elargizione di cui all'art.1 della legge 407/98; NON HA DIRITTO alla liquidazione degli importi riferiti ai fatti accaduti dopo il 1969; NON HA DIRITTO all'esenzione del pagamento dei ticket sanitari, anche per infermità non direttamente conseguenti agli eventi.

E ci spieghino anche perché una vedova o un figlio di un Poliziotto ucciso da un balordo da strada, a differenza delle vedove e dei figli dei caduti per mano mafiosa o terroristica, NON HANNO DIRITTO di assunzione presso la Pubblica Amministrazione con preferenza su ogni altra categoria; NON HANNO DIRITTO all'assistenza economica per la frequenza di corsi scolastici universitari, all'integrazione del trattamento pensionistico e all'astensione dei benefici di guerra.

E ci spieghino ancora: qual è la differenza tra le pallottole di un mafioso e quelle di un delinquente comune?

Qual è la differenza tra il sangue versato da un Poliziotto ucciso da un mafioso, e quello versato da un Poliziotto per mano di un delinquente da strada?

 

 

IL SEGRETARIO REGIONALE

(Andrea CHIANDOTTO)

 


 

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L'ATTENZIONE

Il voto il 16 aprile? Pro e contro il "rischio" astensione

La scelta del 16 aprile, Domenica delle Palme, quale data delle prossime elezioni nelle 15 Regioni a statuto ordinario, oltre che in 6 Province e 478 Comuni, contribuirà a peggiorare la piaga dell'astensionismo?

Si tratta di una data a rischio o di una data come un'altra?

Su questi interrogativi abbiamo sentito il parere di alcuni esponenti politici incontrati nelle sedi della Regione Toscana e della Provincia di Firenze.

Ecco i risultati del rapido sondaggio, a futura memoria delle analisi e discussioni post-elettorali.

Secondo il consigliere regionale Lorenzo Zirri (FI-Pp), "sì", il giorno scelto è a rischio astensioni, "ed è anche una data irrispettosa della cultura e delle tradizioni del popolo italiano".

Nel senso che, se "siamo stati attenti alla Pasqua ebraica, non vedo perché nell'anno giubilare si debba votare nella Domenica delle Palme". Insomma, per Zirri, "è un fatto gravissimo".

Della stessa opinione è Alessandro Corsinovi, consigliere provinciale CCD, che dice "la Domenica delle Palme non si è mai votato in questo Paese, per rispetto della stragrande maggioranza dei cittadini che partecipano alle funzioni religiose".

Il fatto è che "gli attuali governanti del centro-sinistra vorrebbero trasformarla nella Domenica del trionfo dell'Ulivo giocando sull'abbinamento mediatico" con la festività, che da noi prevede i ramoscelli d'ulivo al posto delle palme. "Dimenticando però -aggiunge Cor- sinovi- che in molte Regioni non c'è un vero Ulivo".

E' dunque una "scelta ridicola" e sarebbe stato "più opportuno anticipare o posticipare, soprattutto per evitare i ballottaggi (nelle comunali e provinciali, ndr) a ridosso della Pasqua".

Al problema degli eventuali ballottaggi del 30 aprile si rifà pure il consigliere regionale di AN, Enrico Bosi, che giudica il giorno scelto "una data che scontenta i partiti, i cittadini e la Chiesa".

Anche per Luca Stellati, della segreteria regionale di Rifondazione Comu-nista, c'è il pericolo del calo di votanti, ma solo nel senso che "tutti i giorni ormai sono a rischio".

Passando alla maggioranza, cambiano di segno le valutazioni.

Solo i Verdi, rappresentati in Regione da Tommaso Franci, ammettono apertamente il problema, dicendo anzi di averlo segnalato.

Quest'anno infatti le regionali sono per la massima parte sganciate dalle comunali e questo favorisce ulteriormente l'astensionismo.

Anche se, osservano, il fenomeno non dovrebbe colpire la Toscana, visto che qui la Regione è un ente conosciuto e riconosciuto dai cittadini.

Per il PdCI risponde Grazia Paoletti, responsabile regionale programmazione economica: "non credo, perché la gente che lavora è ancora in città; il problema è semmai di rimotivare le persone in generale alla politica e su questo dobbiamo tutti sentirci responsabili... per far capire che la politica non è una tecnica e gioco di poltrone, ma organizzazione delle condizioni di vita".

Dal canto suo, Davide Filippelli, consigliere provinciale dei Democratici, non ritiene che la data possa pregiudicare l'afflusso alle urne e "d'altra parte -dice- andare oltre sarebbe stato prolungare troppo una fase di attesa" con l'inevitabile rallentamento dell'attività amministrativa.

Infine, per i DS, sia il consigliere regionale Massimo Bellandi, che il presidente del Consiglio provinciale Eugenio Scalise lo considerano un falso problema.

"Non credo che l'astensionismo sia riferibile alle date" sostiene infatti Bellandi, a cui fa eco Scalise che non considera la Domenica delle Palme un giorno così particolare e ha sottolineato come i Comuni e le Province interessate sono pochissimi.

"E poi -conclude- non vedo quali alternative ci possano essere che diano più garanzie di quella data".

 


L.S.

 

 

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L'ATTENZIONE

Formazione professionale: un trampolino per il lavoro

 

E' una vera e propria rivoluzione quella che a poco a poco sta prendendo corpo nel campo della formazione professionale.

Una riorganizzazione profonda che ruota attorno all'innalzamento dell'obbligo formativo a 18 anni stabilito dalla legge 144/99 e che coinvolgerà l'istruzione scolastica, la formazione professionale vera e propria e quei rapporti di lavoro a contenuto formativo che vanno sotto il nome di apprendistato. Mancano ancora diversi tasselli al completamento del nuovo sistema e non sono stati finora varati i provvedimenti previsti dalla 144 che dovranno dare concretezza al nuovo sistema definendo i percorsi educativi necessari per arrivare al diploma o alla qualifica professionale. In parte a causa del ritardo della riforma scolastica, ancora in discussione in Parlamento.

Ad ogni modo, è certo che al centro dei nuovi percorsi educativi vi sarà il sistema dei crediti, che consentirà la realizzazione di percorsi integrati con la possibilità di passaggi dal canale dell'istruzione scolastica a quello della formazione professionale o dell'apprendistato, e viceversa, secondo determinate regole.

Intanto si moltiplicano i corsi e gli interventi innovativi in tutto il territorio nazionale. Sia quelli rivolti alla riqualificazione dei lavoratori, che quelli per la creazione di nuove figure professionali destinati ai giovani.

 

Firenze

A Firenze, ad esempio, la Provincia promuove con il sostegno della Commissione Europea un corso di formazione per 'Regista di produzione multimediale'.

Figura professionale fondamentale per la realizzazione di Cd-rom e siti internet, che dovrà conoscere e padroneggiare sia gli aspetti teorici che quelli tecnico-pratici della multimedialità e i cui compiti principali sono: redigere le sceneggiature che costituiscono il canovaccio per la trasformazione di testi tradizionali in prodotti multimediali con suoni, immagini e video e coordinare il lavoro di specifiche figure professionali come grafici, esperti di una materia, tecnici ecc.

Alla realizzazione del corso, che si svolgerà da gennaio a luglio del 2000, partecipano Istituto Tecnico A. Volta di Bagno a Ripoli, Scuola Superiore di Tecnologie Industriali di Firenze, Criat-Università di Firenze e Dipartimento di Scienze dell'Educazione e Dipartimento di Sistemi e Informatica.

Il corso, riservato a 15 disoccupati selezionati dopo un colloquio personale, è gratuito e a frequenza obbligatoria. Sono previste 500 ore di lezioni teoriche e di specializzazione e 150 di esercitazione/produzione; inoltre uno stage di 680 ore presso aziende pubbliche e private.

Le domande di iscrizione con i curricula allegati dovranno pervenire entro il 17 gennaio 2000 alla segreteria organizzativa istituita presso la Provincia di Firenze, via Cavour 37, Firenze, anche via fax 055-2760542.

Per ulteriori informazioni, rivolgersi allo 055/2760536.

 

Taranto

Nel frattempo a Taranto, nell'ambito di un piano di potenziamento del porto che ha avuto un primo via libera dal Ministero del Tesoro come contratto di programma, sono stati destinati 2,5 miliardi alla riqualificazione degli operatori portuali. La notizia assume un grosso rilievo almeno per due motivi: da una parte si tenta una qualificazione particolare del lavoro in un'area ex-agricola che ha conosciuto un lungo periodo di industrializzazione siderurgica ed un potenziamento dell'attività portuale, dall'altra si deve dare atto alle industrie (in questo caso all'Evergreen) che guardano con sempre maggiore interesse alla formazione professionale come aspetto significativo per il miglioramento qualaitativo del lavoro.

Inoltre, appare quanto mai opportuno sottolineare la crescente attenzione al Sud per la formazione che può rappresentare un adeguato trampolino di lancio per la creazione di nuovo lavoro.

 

l.s./f.c.

 

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L'ATTENZIONE

 

 

I negozi come vetrine dell'economia toscana

 

Non succederà più di recarsi in un negozio della Costa toscana e non trovarvi i prodotti tipici della zona.

Con questo esempio l'assessore regionale al commercio Mauro Ginanneschi ha dato il senso del progetto Vetrina Toscana: il protocollo d'intesa siglato l'11 gennaio a Firenze, nella sede della Giunta, da Confcommercio, Confesercenti, Comitato regionale consumatori e utenti, Cgil, Cisl e Uil, per la qualificazione e promozione in rete dei negozi di vicinato che daranno spazio ai prodotti toscani e la creazione di uno specifico marchio di qualità, denominato appunto 'Vetrina Toscana'. Protocollo che ha il sostegno anche dell'Unione nazionale Pro-loco e delle associazioni di categoria dell'artigianato.

L'accordo prevede che i piccoli commercianti che vogliano fregiarsi del marchio si dovranno impegnare, oltre che a riservare un apposito spazio nelle proprie vetrine per i prodotti tipici locali, a rispettare determinati standard di servizio al cliente. Tra questi in particolare, la capacità di fornire spiegazioni sulle caratteristiche dei prodotti in vendita e sul territorio di origine e i sistemi produttivi locali. Cosa che richiederà tra l'altro la realizzazione di appositi corsi di formazione.

Si stabilisce inoltre che l'adesione al marchio e al protocollo costituiscono condizione indispensabile per usufruire dei finanziamenti previsti dalle leggi regionali di sostegno al commercio e gestiti da Fidi Toscana.

L'idea di fondo del progetto, ha spiegato Ginanneschi, è quella di costituire una rete di esercizi in grado di coniugare "l'esigenza di garantire adeguati livelli di qualità e omogeneità" all'obiettivo di "mantenere ed esaltare i valori tipici e tradizionali che rappresentano, da sempre, una attrattiva per consumatori e turisti".

Un esempio? Potranno vendere i prodotti locali caratteristici, artigianali e agroalimentari, concorrendo in questo modo a valorizzare il territorio e l'offerta turistica, ma anche le piccole imprese agricole e manifatturiere locali. E' in questo senso che Ginanneschi ha parlato di "sistema integrato" e di sostegno allo sviluppo di quei nuovi e piccoli distretti (definiti dalla legge Bersani 'sistemi produttivi locali') che non sono in grado di competere sul piano internazionale se non radicandosi al territorio e all'offerta turistica.

Qualche riserva sull'accordo è stata avanzata da Alberto Bruni, segretario generale di Confcommercio Toscana, che ha manifestato una soddisfazione soltanto "moderata". Soprattutto perché tutto ciò "non basta: ci vuole anche un impegno delle amministrazioni locali", senza il quale il protocollo rischia di restare soltanto sulla carta.

Dello stesso parere su questo punto Massimo Vivoli, presidente regionale Confesercenti, che però è sembrato nel complesso più soddisfatto. Per Vivoli infatti l'accordo segna "una spinta positiva sul piano della concertazione", anche se restano da risolvere le difficoltà nei rapporti con gli Enti locali a cui spetta l'attuazione concreta degli indirizzi regionali.

Vivoli ha inoltre osservato che "bisogna approfondire con accordi operativi precisi, la cooperazione tra mondo del commercio e mondo delle imprese".

Positivo il giudizio di Grazia Simone, presidente del Comitato regionale consumatori e utenti, che ha ricordato che "la Bersani ha dato un nuovo ruolo ai consumatori" aprendogli la porta della partecipazione "ai tavoli della concertazione".

Una nota negativa è venuta infine dal segretario regionale Cisl Toscana, Mauro Scotti, che, pur apprezzando gli intenti dell'operazione, ha evidenziato l'assenza nell'accordo di riferimenti al contratto di lavoro del commercio e alla legge 626 per la sicurezza nei luoghi di lavoro.

 

L.S.

 

 

Investimenti nel commercio

 

 

Sono 342 miliardi e 479 milioni gli investimenti attivati grazie a poco piu' di 10 miliardi di contributi in conto interesse erogati a favore delle imprese che, ad oggi, hanno visto finanziata la domanda di agevolazione secondo quanto previsto dagli incentivi riservati alle imprese commerciali e gestiti da Fidi Toscana: Sirio, Astro e Antares.

Le domande presentate sono 2.271, quelle che ad oggi sono state gia' finanziate 1.093, quelle accolte 1.690.

L'adesione al protocollo di qualita' Vetrina Toscana è uno dei requisiti ai quali le imprese devono sottostare per poter usufruire dei finanziamenti previsti che, come si ricorderà, sono legati ad altrettanti provvedimenti regionali, nazionali o comunitari.

Gli strumenti che la Regione mette a disposizione delle imprese attraverso la Fidi Toscana prevedono forme di incentivazione agli investimenti delle piccole e medie imprese attraverso contributi in conto interessi, che puntano cioè ad abbattere i tassi sugli importi concessi dagli istituti di credito.

La scelta è stata quella di incoraggiare l'adesione al protocollo, offrendo alle imprese che intendono fare parte della rete la possibilita' di beneficiare di contributi regionali, statali e comunitari per qualificare i propri esercizi. Grazie a queste agevolazioni le imprese possono fare investimenti per rinnovare, ampliare i negozi o dotarsi di piu' moderne attrezzature.

 

f.c.

 

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L'ATTENZIONE


Sport estremi: dal "perchè" alla fiction televisiva

 

 

Giulia e Davide sono sposati da quattro anni. Giulia sapeva fin dall'inizio della passione di Davide per gli sport pericolosi, ma nota che, dopo il matrimonio, questa sua tendenza si è accentuata: va con gli amici a lanciarsi da ponti con la fune elastica, a volare con il deltaplano, a scalare montagne "proibite", a buttarsi con il paracadute.

E' come se volesse provare a se stesso e agli altri che può sopravvivere a tutto.

Giulia, però, non ce la fa a reggere la tensione e a rimanere sola a casa nei fine settimana in attesa delle sue trionfanti telefonate.

La crisi, così, esplode e i due non riescono a venirsi incontro.

Chi non condivide l'amore per gli sport "no limits" ha notevoli difficoltà a comprendere lo spirito che anima questa categoria di atleti. La gente comune li considera un pò matti, narcisisti, esibizionisti. Invece, accurati studi psicologici concludono che la loro personalità è ben equilibrata: nessuna tendenza inconscia al suicidio, nessun disturbo ma, al contrario, una struttura mentale razionale ed equilibrata, con una lucida consapevolezza dei rischi, ma anche delle proprie reali capacità.

Gli amanti degli sport estremi raccolgono una sfida che è innanzitutto intellettiva; un problema la cui soluzione ha origine nel cervello prima ancora che nei muscoli o nel senso di equilibrio, di destrezza. Piuttosto, la loro personalità è caratterizzata da un'alta soglia di sensibilità emotiva, nel senso che la quantità di stimoli che fa scattare in loro la percezione della paura (ma anche di altre emozioni) deve essere superiore alla norma.

Nel caso di Giulia e Davide va considerata una importante componente relazionale. Davide, infatti, si dedica a questi sport senza preoccuparsi dell'angoscia che suscita in sua moglie. E' probabile che ci sia un pizzico di aggressività in questo suo atteggiamento.

Giulia, infatti, ha rifiutato sin dall'inizio di condividere con lui le sue imprese e la reazione di Davide è stata quella di coltivare l'hobby che a lei non piace escludendola. Si limita, alla fine, a comunicarle di essere riuscito a farcela, quasi a volersi prendere una rivincita contro chi gli dimostra sfiducia e disistima.

Cosa fare per riequilibrare il rapporto di coppia? E' importante che Giulia smetta di continuare a cercare il contrasto ed a svalorizzare l'hobby del marito: questo non fa che spingerlo ad estremizzare i comportamenti ed a irrigidirsi nel suo atteggiamento. Lei dovrà tentare, piuttosto, di parlargli e comprendere quello che lui prova davvero nei momenti delle performance sportive. Se proverà a incontrarlo su questo campo, gli sport estremi potrebbero perdere la loro pericolosità per l'intesa di coppia.

***

E intanto Tandem (Media e Communication) ci informa che "Sportivi", il magazine dedicato agli sport estremi sul circuito nazionale Odeon TV, metterà in onda una nuova fiction, tutta italiana, chiamata "Estreme". Sono 12 puntate (la prima è stata vista alle ore 24 del 10 gennaio scorso) che avranno cadenza settimanale (ogni lunedì).

Di cosa si tratta?

Tre ragazze si conoscono tramite Internet, decidono di incontrarsi e vivere insieme una fantastica avventura: una settimana in un centro di sport estremi.

E' una storia di donne moderne, della loro amicizia e della conseguente solidarietà.

La regia è di Lorenzo Galanti; le protagoniste sono Valentina Ioni di Roma, Catrina Gonnelli di Firenze, Manuela Mezzadri di Parma; riprese e montaggio di Leonardo Conti; produttore esecutivo Andrea Dini; direttore di produzione Tiziana Torto; fotografo di scena Corrado Capobianchi; Ivan Pontarollo fondatore del centro dove si sono svolte le riprese.

 

red.cul.

 

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